giovedì 5 novembre 2015

#SENZA_TAGLI / Brasile, per i pensionati niente Carnevale (Julio Gonzalez)

Andare in pensione… per “la seconda volta”.
Flavio Emerson è un consulente di organizzazione industriale che vive a Rio di Janeiro e segue i suoi clienti viaggiando principalmente a Sao Paolo e nel Minas Gerais. Durante le feste nazionali passa alcuni giorni a bandiera BrasileParaty, una località di mare vicina a Rio, dove con un gruppo di amici si scatena in discussioni che spaziano dall’immancabile calcio, alle scuole di Samba per uno dei Carnevali più famosi al mondo, alla politica.

Flavio ha 70 anni e si sta preparando per ritirarsi tra due anni al massimo, quando finalmente andrà in pensione… per ”la seconda volta”!

Dopo gli studi di Ingegneria Meccanica, Flavio Emerson aveva trovato lavoro presso un Ente statale dove ha fatto una discreta carriera. In base al sistema pensionistico in vigore in Brasile agli inizi degli anni 2000, aveva potuto andare in pensione dopo 30 anni di servizio, a 55 anni di età. Da quel momento aveva cominciato a ricevere una pensione mensile. A quel tempo, però, Flavio era stato anche assunto da una società di consulenza dove lavora ormai da 14 anni. Tra un anno, in base alla normativa attuale, dopo 15 anni di lavoro e avendo più di 65 anni, potrebbe andare in pensione di nuovo e anche questa volta ricevere una seconda pensione mensile … anche se già formalmente in pensione da quindici anni!

Il sistema pensionistico brasiliano è da alcuni anni sotto osservazione da parte degli analisti, sia per le sue politiche che continuano a cambiare, sia per i costi che implica la sua gestione. La situazione di Flavio Emerson non è un’eccezione, ma una situazione frequente.

Il Brasile è un paese dove si può ufficialmente essere in pensione, e quindi ricevere una quantità mensile da parte del Governo, mentre si continua a lavorare come dipendente, o come consulente, sia nella stessa azienda, oppure in un’altra organizzazione. Questa prassi è il retaggio di una legge emanata negli anni ‘90 quando l’economia era in uno stato embrionale dopo che il Paese aveva recuperato una vita democratica. In quel momento infatti c’era la necessità di crescere e il Paese doveva mantenere ‘a bordo’ tutte le competenze e le esperienze per accompagnare la crescita. L’esempio di Flavio è abbastanza frequente tra i professionisti della sua generazione, ma il clima sta cambiando rapidamente e i “consulenti senior” o i dipendenti “di seconda vita” sono oggi più a rischio di licenziamento.

Il Brasile ha fatto passi da gigante negli ultimi anni. Nel 2010 la popolazione era di circa 190 milioni di persone; tre anni dopo, nel 2013, erano già in 200 milioni. Inoltre, è un paese giovane con il 60% dei brasiliani che ha meno di 29 anni e dove le condizioni di vita sono molto migliorate. L’aspettativa di vita si è alzata a 71,3 anni per gli uomini e a 78,5 per le donne e si prevede che arriverà a 80 anni nel 2040.

Nonostante l’economia del paese sia stata recentemente declassata dalle agenzie di rating e nonostante sia diversa a seconda della regione (il sud più ricco e il nord più modesto), il paese è riuscito a togliere dalla povertà circa 35 milioni di persone. Pochi Paesi in via di sviluppo hanno raggiunto questi traguardi.

Il suo sistema pensionistico è famoso tra i paesi emergenti per la sua generosità. E’ anche però famoso per i suoi costi, che, dicono gli addetti ai lavori, sono paragonabili a quelli dei Paesi più ricchi (9.1% del PIL nel 2014 secondo fonti dell’ABRAPP – Associacao Brasileira das Entidades Fechadas de Previdencia Complementar). Attualmente ci sono differenze nel trattamento pensionistico a seconda che si lavori nel settore privato o nel pubblico impiego. Relativamente all’età anagrafica, gli uomini che lavorano nel settore privato possono andare in pensione a 65 anni e le donne a 60, ammesso che abbiano almeno 15 anni di contributi. Nel settore pubblico le condizioni cambiano: 60 anni per gli uomini e 55 per le donne , con 10 anni di contributi. In alternativa si può accedere alla pensione anche solo considerando gli anni di contributi versati: nel settore privato 35 anni per gli uomini, e 30 anni per le donne, indipendentemente dell’età anagrafica. In media le persone vanno in pensione a 55 anni. In un paese la cui aspettativa di vita continua a crescere, il rischio di insolvenza è dietro l’angolo.

Negli ultimi anni ci sono stati diversi tentativi di controllare la spesa, stabilendo nuovi massimali per ogni “modalità” pensionistica e in generale l’opinione pubblica è consapevole che questa situazione dovrà cambiare. Il Brasile sta vivendo un momento molto complicato della sua vita economica: si prevede una inflazione al 10% alla fine del 2015. Il PIL è in contrazione e gli interessi per i mutui hanno superato il 55% (fonte:Wall Street Journal, Giugno 2015).

Flavio e i suoi amici di Paraty, raccontano che al giorno d’oggi la pensione massima che si può ricevere è di circa 1100 dollari americani al mese e questa quantità si raggiunge ormai solo in casi eccezionali. Per vivere dopo aver smesso di lavorare, le persone si aspettano di ricevere solo il 65% – ​​75% del loro ultimo reddito e così si stima che, con gli attuali trend economici, la pensione dello Stato potrà rappresentare solo il 20%, massimo il 30% del fabbisogno; il resto dovrà essere attinto dai propri risparmi e da assicurazioni private integrative, la cui proliferazione si è avuta negli ultimi anni.

Il gruppo “pensionati-due-volte” di Paraty commenta con preoccupazione che ai problemi del sistema pensionistico si aggiungeranno anche quelli legati alla Sanità Pubblica, anch’essa soggetta ad una sempre più alta richiesta di servizi da parte della popolazione che invecchia. La sensazione generale oggi è che tutte le persone dovranno rimanere economicamente attive il più a lungo possibile, non solo per realizzare i loro sogni, ma semplicemente per sopravvivere.

Flavio Emerson dovrà lavorare ancora due anni per ricevere il suo secondo assegno pensionistico, sperando che non cambi la legge. È consapevole che probabilmente la sua generazione sarà una delle ultime in Brasile ad avere questo beneficio. Il futuro appare incerto...

*** Julio GONZALEZ, manager internazionale, In Brasile per i senior non è tutto samba e carnevale, 'osservatoriosenior', novembre 2015, qui



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#LINK / Expo 15, bilancio? (Jerome Massiani)

Pochi stranieri, molti lombardi e un target di visitatori raggiunto a costo di forti sconti sui biglietti. Expo 2015 ha evitato il peggio grazie alla dedizione di chi ci ha lavorato. Rispetto alle aspettative, però, i benefici economici sembrano molto ridotti. E Roma 2024 merita una riflessione.

...

L’Expo 2015 ha chiuso i battenti, con ampia soddisfazione dei molti che l’hanno visitata, una macchina organizzativa funzionante e un target di visitatori apparentemente raggiunto. Il lavoro svolto con dedizione dall’équipe di Expo ha consentito all’Italia di evitare la figuraccia che diversi avevano temuto.

Cosa possiamo dire invece dei benefici economici? Già in fase di candidatura avevo espresso i miei dubbi sulle aspettative che si erano delineate. Le previsioni prospettavano, infatti, importanti ricadute in termini di spesa dei visitatori: 3,5 miliardi destinati ad attivare da 4 (Certet 2010) a 4,3 miliardi di valore aggiunto (Sda 2013); un contributo al Pil complessivo per l’Italia da 10 (Sda) a 30 miliardi (Certet).

Pur mettendo da parte qui le critiche metodologiche formulate in altre sedi, possiamo ora valutare le stime di previsione alla luce di alcuni risultati preliminari di un nostro studio, basato su una raccolta dati realizzata tra i visitatori di Expo.

Per quanto riguarda la biglietteria, l’attenzione si è focalizzata sul superamento della soglia dei 20 milioni. Tuttavia, oltre alla discussa trasparenza dei dati, si è assistito a uno slittamento fra obiettivo in termini di visitatori e quello in termini di visite (da 24 a 29 milioni nel dossier di registrazione). E l’obiettivo delle presenze ha sostituito quello del ricavo, con numerosi sconti. Le previsioni erano di ricavi per 520 milioni di euro con 29 milioni di visite (prezzo 2015, p. 364 del dossier di candidatura), con tariffa piena a 42 euro e “prezzo medio di 18 euro” (cap. 13) – ipotesi sostanzialmente confermata nel dossier di registrazione (p. 417) nonostante le mutate condizioni economiche.

La variabile chiave per sapere se gli obiettivi sono stati raggiunti sarà dunque il ticket medio – di cui finora si è poco discusso.

Più importante della biglietteria è però la spesa addizionale dei visitatori. La Lombardia è probabilmente quella che ha guadagnato di più da Expo, perché ha attivato flussi delle altre regioni. 
Ma per l’Italia nel suo complesso? Su questo punto, si possono esprimere varie perplessità. 
In primis, la proporzione di stranieri è stata inferiore a quella prevista. Risultati preliminari indicano un 16 per cento di stranieri (soprattutto francesi e svizzeri) contro previsioni tra il 20 e il 30 per cento, secondo un’indagine Eurisko del 2013. I non-europei, cinesi o altri, raggiungono quote insignificanti. L’Expo ha per lo più captato domanda nazionale o addirittura regionale (38 per cento di lombardi) e non i flussi internazionali. Ancor più importante è il fatto che, nei benefici, deve essere contabilizzata solo la componente addizionale della domanda, ovvero chi non sarebbe venuto in Italia senza l’Expo (o chi ha prolungato il suo viaggio in Italia per la manifestazione).

Esistono diversi metodi utilizzati in ambito internazionale per valutare tali fenomeni. Sulla loro base, il nostro studio mostra che solo il 50,5 per cento delle presenze straniere (e l’1 per cento di quelle italiane) appaiono addizionali. Mentre la spesa addizionale sarebbe di 960 milioni di euro per gli stranieri e di non più di 30 milioni per gli italiani, per un totale stimabile in circa 1 miliardo, con effetti indiretti e indotti fino a 1,36 miliardi di valore aggiunto, contro i 4 pronosticati. Ai risultati ridotti rispetto alle aspettative della spesa privata, si aggiungono poi interrogativi sugli effetti rispetto alla spesa pubblica, che pure dovranno essere approfonditi. (...)

*** Jerome MASSIANI, ricercatore di economia applicata, blog 'lavoce.info', Expo 2015, ma quanto ha reso davvero?, 'ilfattoquotidiano.it', 4 nopvembre 2015

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#LINK / Dieta, meglio vegetale (Roberto Gava)

(...) L’obiettivo di ogni medico è contribuire a realizzare una forte azione di prevenzione primaria capace di agire sulle cause principali delle patologie croniche occidentali. Per questo motivo abbiamo scelto di promuovere e diffondere il più possibile una alimentazione basata sui cibi a base vegetale (cereali non raffinati, legumi, verdure, frutta fresca e secca, semi oleaginosi e olio extravergine di oliva), che preveda il consumo di cereali integrali e/o legumi ad ogni pasto, con contenuti saltuari di prodotti di origine animale, preferendo le carni bianche e il pesce di piccola taglia, riservando invece ad occasioni sporadiche le carni rosse e abolendo quelle processate (cioè sottoposte a trattamenti di conservazione mediante l’uso anche combinato di nitrati, nitriti, sale, affumicatura o aggiunta di conservanti chimici). (...)

*** Roberto GAVA, farmacologo, tossicologo, cardiologo, omeopata, Una dieta a base vegetale per prevenire le malattie fin da bambini, blog 'ilfattoquotidiano,.it', 4 novembre 2015

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#VIDEO / Gazpacho, come prepararlo (Julia Moskin)

GAZPACHO, come prepararlo
Julia Moskin, 'New York Times'
internazionale.it, 2 novembre 2015
(video, 1min39)


Julia Moskin del New York Times prepara il gazpacho, la zuppa fredda della tradizione spagnola a base di verdure crude. 
In questa versione è servita in un bicchiere come aperitivo energico e rinfrescante.
(dalla presentazione)

mercoledì 4 novembre 2015

#LINK / Contro-democrazia, un trionfo pericoloso (Ilvo Diamanti)

(...) Il trionfo della contro-democrazia, però, sta logorando i suoi stessi protagonisti. La fiducia nei magistrati, infatti, fra i cittadini, dal 47%, nel 2003, è scesa al 35% nel giugno 2015. Tuttavia, anche se non è popolare (e neppure populista) affermarlo, io ritengo che una democrazia (rappresentativa) senza partiti non esista. Non sia "democratica". La politica, i politici: non possono essere rimpiazzati da magistrati, prefetti, imprenditori, giudici, avvocati, chirurghi. Scelti on demand perché " impolitici". Senza generare un senso di " vuoto". D'altronde, 7 persone su 10, in un sondaggio (Demos) di alcuni mesi fa, sostenevano che, in questo clima di confusione, " ci vorrebbe un uomo forte a guidare il Paese".

Matteo Renzi interpreta questi tempi inquieti. Li traduce "a modo suo". Per quanto "politico di professione" che rivendica il primato della politica, Renzi: decide (o dice di farlo) "da solo". È il premier di un governo "personale", il segretario di un partito che non c'è (più). Alla guida di un Paese dove non ci si fida di nessuno. Emblema di un presidenzialismo preterintenzionale, che sfida attori e vincoli della contro-democrazia. Specchio di una democrazia liquida. Fin troppo.

*** Ilvo DIAMANTI, sociologo, sondaggista, saggista, La contro-democrazia, 'la Repubblica', 3 novembre 2015

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#PIN / Leader e tu (MasFerrario)


#CIT / Sul fuoco dei sogni (Ugo Ricciarelli)

Ugo RICCIARELLI, 1954-2013, scrittore,
L’amore graffia il mondo, romanzo, Mondadori, 2012.

https://it.wikipedia.org/wiki/Ugo_Riccarelli

#RITAGLI / Occupy Roma (Ida Dominijanni)

Sempre più a corto di elettori e di lettori, politica istituzionale e media mainstream somigliano ormai a un mediocre fashion blog a caccia di modelli: figurini che cambiano col vento della moda. Per un paio di decenni, a sostegno della smania di riforma costituzionale, in passerella sfilavano di continuo i modelli istituzionali tedesco, francese, americano, perfino israeliano (pareva il più antidemocratico ma l’abbiamo superato con la recente riforma Boschi). Adesso, di fronte allo sfascio delle istituzioni locali, sfilano i modelli amministrativi. A Roma la vicenda Marino spalanca il sipario sullo stato terminale della politica? Nessun problema, basta fare un fischio al Modello Milano. Il quale sbarca a Fiumicino nella persona del commissario Tronca, si infila la fascia tricolore, va a farsi benedire dal papa et voilà, il gioco è fatto. (...)

Sono stata a Milano per qualche giorno poche settimane fa. Non ci capitavo dal 2010, ultimi mesi del ventennio berlusconiano, e ho percepito subito un cambiamento etico-estetico evidente: il centro storico pedonalizzato e tirato a lucido (ma pare che la situazione delle periferie sia parecchio diversa), i soldi che riprendono a girare, la metro che ti porta ovunque in pochi minuti, l’estetica tacchi a spillo della Milano da bere sostituita da una coolness discreta, le persone che ti sorridono invece di ringhiare come fanno quasi sempre a Roma. Ma nessuno, a Milano, attribuisce questo cambiamento all’Expo, o solo all’Expo, o in primis all’Expo. L’Expo, dicono, ha dato sicuramente una mano, e molti soldi, a rilanciare lo spirito mercantile di Milano. Ma prima dell’Expo c’è stata l’amministrazione Pisapia, e il risveglio sociale che l’ha resa possibile prendendo in mano i destini della città nella campagna elettorale della primavera 2011. Un risveglio siglato da quell’arcobaleno che spuntò dopo la pioggia nella manifestazione in Piazza del Duomo la sera prima del voto, simbolo e annuncio del cambio di stagione.

Rimuovere quell’arcobaleno dal quadro del “modello Milano”, e oscurarlo con l’Expo e i Tronca, ha il senso evidente di cancellare l’opera della politica, di una buona politica, nel cambiamento di una comunità, e l’obiettivo altrettanto evidente di esportare questa cancellazione a Roma, chiudendo (o coprendo) il tempo della cattiva politica con il tempo dei commissari e dei podestà. (...)

Come ha scritto Giovanni Orsina sul Corriere della Sera qualche giorno fa, da questo punto di vista i duellanti Renzi e Marino purtroppo si assomigliano. E la conclusione della vicenda Marino per mano di Renzi, aggiungo io, va nella stessa direzione antipolitica: fine della sindacatura tramite atto notarile senza dibattito in consiglio comunale, delegittimazione di ciò che resta dei partiti e segnatamente del Pd renziano e del suo modo di condurre la partita, consegna della città nelle mani di un prefetto anzi due, Tronca e Gabrielli. E probabilmente, nei prossimi mesi, sperimentazione sul campo della definitiva destrutturazione del campo politico: non più destra contro sinistra, ma basso contro alto (se va bene) o prefetti e dream team contro politici e partiti (se va male). (...)

Perché l’arcobaleno di Milano torni a spuntare su Roma, bisogna in primo luogo girare la macchina da presa. Puntarla non sui candidati, ma sulla parte migliore della cittadinanza. Non sulle liste, ma sulle pratiche che giorno per giorno disegnano una città di gran lunga migliore della sua descrizione mainstream: accogliente con i cittadini e con i migranti, pensante, creativa, pulita, visionaria. Vorrei vederle riunite in un “Occupy Roma” che ridisegni le piazze come luoghi pubblici, interponga i corpi e le vite fra il malaffare e la cattiva politica, rimetta in circolo desideri e idee, curi la depressione con l’immaginazione e la sciatteria con la cura. Non per esprimere un candidato ma per reinventare la città, e la politica. Roma l’ha già fatto una volta, ai tempi di Renato Nicolini e dell’estate romana. È poco? Sarebbe moltissimo, ai prefetti non piacerebbe, nessun candidato potrebbe prescinderne e la campagna elettorale ne verrebbe di sicuro civilizzata.

*** Ida DOMINiJANNI, giornalista, Occupy Roma, 'internazionale', 3 novembre 2015

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#SGUARDI POIETICI / Facciamo arcobaleno (Ester Monachino)

Un passero non ha il pensiero
della morte che macera
i giorni dell’uomo.
Si consegna alla vita
così com’é, così come viene;
e vive.

Scirocco virulento l’anima
strappa dal corpo. Le fioriture
sognano svoli di farfalla
fino all’estuario della terra;
e sognano, che è vivere.

Facciamo arcobaleno
leggiamo le parole delle radici
tocchiamo il suono che si sparge
dai pensieri (o le dissonanze).
Accogliamo ogni mistero
che è l’altrove, che è il vivere.

*** Ester MONACHINO, insegnante e poetessa, Facciamo arcobaleno, inedito, ‘la recherche.it’, 12 novembre 2012, http://bit.ly/1xdbQWl 

#MOSQUITO / Laicità, di una volta (Carlo Azeglio Ciampi)

Quando partecipavo a cerimonie ufficiali non ho mai voluto prendere la comunione. Mi sentivo di rappresentare tutti gli italiani, quindi ho sempre evitato di comunicarmi in pubblico. Mi ricordo che una volta mi trovavo a Loreto. L’officiante era il Vescovo. Al momento della comunione fece un cenno verso di me, io feci segno di no, non è che mi nascondessi ma l’imponeva il mio ruolo. 

*** Carlo Azeglio CIAMPI, 1920, presidente della Repubblica nel periodo 1999-2006, citato da Eugenio Scalfari, Ciampi, le tre vite del presidente. Autoritratto di un servitore dello Stato, recensione al libro di C. A. Ciampi, Da Livorno al Quirinale, Il Mulino, 2010, ‘la Repubblica’, 17 giugno 2010.

#SENZA_TAGLI / Carne (Giovanni De Mauro)

I francesi mangiano 89 chili di carne all’anno a testa, due volte più dei loro nonni e tre volte più dei bisnonni. Gli italiani 80 chili, gli statunitensi 125. In tutto il mondo vengono uccisi ogni anno 65 miliardi di animali per l’industria alimentare. La produzione di carne è quintuplicata tra il 1950 e il 2000.

I lavoratori del settore della carne sono spesso sfruttati, sottopagati ed esposti a rischi fisici e psicologici. Negli Stati Uniti ogni anno il 25 per cento dei lavoratori del settore della carne si ferisce o si ammala, con un tasso di infortuni che è il doppio della media del settore manifatturiero del paese. Il numero di maiali venduti in media da un allevamento statunitense è passato da 945 nel 1992 a 8.400 nel 2009, e il peso medio di un maiale abbattuto è passato da 67 chili nel 1970 a 100 oggi. In Francia, l’83 per cento degli ottocento milioni di polli d’allevamento vive senza mai vedere la luce del sole.

Per produrre un chilo di manzo servono 15.500 litri d’acqua, per un chilo di maiale 4.900 litri, per un chilo di pollo 4.000 litri (per un chilo di mele servono 700 litri d’acqua, 184 per un chilo di pomodori e 131 per un chilo di carote). L’allevamento di carne è responsabile del 14,5 per cento delle emissioni di gas a effetto serra, più dell’intero settore dei trasporti.

In tutto il mondo il 70 per cento dei terreni agricoli è usato per nutrire gli animali. Per produrre un chilo di carne servono tra i 7 e i 12 chili di cereali. Gli animali sono allevati in condizioni crudeli, sono maltrattati e hanno una vita sempre più breve. Nel tempo impiegato a leggere questo articolo, sono stati uccisi 190mila animali in tutto il mondo.

Ogni volta che mangiamo una bistecca dovremmo ricordare quanta sofferenza e violenza ci mettiamo in bocca. Più che per la nostra salute, è innanzitutto per ragioni ambientali, economiche ed etiche che dovremmo smettere di consumare carne.

*** Giovanni DE MAURO, direttore di 'Internazionale', Carne, 'internazionale.it', 20 ottobre 2015, qui

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#RITAGLI / Imparare, anche rubando (Annamaria Testa)

(...) Ma non è necessario essere (o aspirare a essere) un artista per trovare vantaggio nel rubare. In realtà si può (anzi, si dovrebbe) rubare ciò che può essere sì imparato, ma che è impossibile da insegnare perché il fatto stesso di insegnarlo sembra impedirne, paradossalmente, l’acquisizione.

Si tratta di tutto ciò che ha a che fare sia con l’espressione di un talento individuale, non necessariamente artistico, sia con l’esigenza di tener conto di molte variabili e di gestire l’incertezza, l’ambiguità e l’imprevisto.

Si tratta, insomma, di osservare un “fare”, che va intuito e ricostruito e reso proprio (appunto: va “rubato”) accostando pazientemente esempi e indizi. Non si tratta in alcun modo di ascoltare un “dire” astratto e teorico, che risulta nella maggior parte dei casi inutile, e in alcuni può essere addirittura fuorviante.

Così come si impara meglio se si sa imparare, si ruba molto meglio se si sa rubare

Mi spiego: posso raccontare e anche insegnare – l’ho fatto molte volte – che cos’è un processo creativo, come funziona e che cosa può favorirlo, ma la capacità di pensare in modo creativo è difficile da codificare, e può essere solo rubata osservando il modo in cui procede chi è, in qualsiasi campo, capace di pensare proprio in quel modo lì.

Ma lo stesso discorso vale per la capacità di prendere decisioni, per quella di negoziare o per quella di gestire le persone. Vale per tutto quanto riguarda il gusto e lo stile. Vale per l’arte di potare gli ulivi e per quella di sistemare vecchi mobili in una stanza ottenendo un insieme armonioso. Le regole possono essere apprese. Le capacità vanno rubate.

Così come si impara meglio se si sa imparare, si ruba molto meglio se si sa rubare: e questo vuol dire scegliere bene sia i soggetti sia, di volta in volta, l’oggetto del furto. E come si impara a rubare? Facile: osservando i ladri migliori.

*** Annamaria TESTA, pubblicitaria, Quel che non può essere insegnato va rubato, 'internazionale.it', 3 novembre 2015

LINK articolo integrale qui

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#VIDEO / La tomba delle lucciole (Isao Takahata)

La tomba delle lucciole
film di animazione, Isao Takahata
trailer, internazionale.it, 3 novembre 2015
(video, 1min50)
http://www.internazionale.it/video/2015/11/03/tomba-lucciole-takahata


Un capolavoro dell’animazione giapponese per la prima volta al cinema.
La tomba delle lucciole è uno dei grandi capolavori di Isao Takahata, autore tra le altre cose di classici televisivi dell’animazione come Heidi e Anna dai capelli rossi, realizzato nel 1988 per lo Studio Ghibli.

Il film racconta le vicissitudini di due fratelli, Seita di 14 anni e Setsuko di quattro, a Kobe nel giugno del 1945. 
In quelle ultime settimane della seconda guerra mondiale Kobe, come il resto del Giappone, è una città devastata in cui regna il caos e la fame sta diventando una minaccia peggiore dei bombardamenti. 
Il film, straziante e meraviglioso, uscirà in sala per due soli giorni, il 10 e l’11 novembre.
(dalla presentazione)

martedì 3 novembre 2015

#PIN / Chi ama la sintesi (MasFerrario)

#CIT / Desiderio degli uomini (Edward Dahlberg)

Edward DAHLBERG, 1900-1977, scrittore statunitense
citato da da Mardy Grothe, psicologo e saggista, consulente di management, Ossimori, paradossi e altre perle di saggezza, 2004, Orme, Milano, 2004.

#SORRISI_CONTAGIOSI / Malawi / Mali / Etiopia

Malawi
(tuitgirl.traconeras.net, via pinterest)

° ° °

Mali, United Nations Photo
(fickr.com, via piterest)

° ° °

Etiopia, Corrin Philip Hammer
(picasaweb.com, via pinterest)

#MOSQUITO / Vita, migliorerà se (Patrizia Valduga)

Migliorerà la nostra vita interiore, miglioreranno i nostri rapporti con noi stessi e, quindi, anche quelli con gli altri e tutta la nostra vita sociale: riusciremo a interpretare i segni sconosciuti che la realtà ha impresso in noi; ciò che ci assilla inutilmente e implacabilmente ci darà una tregua, non saremo più soli con il disordine che ci consuma, con la nevrosi che ci mangia vivi e non ci sentiremo mai più incompresi, insicuri, avviliti e disorientati. Perché? Perché finalmente smetteremo di comprare i costosi libri appena scritti e leggeremo soltanto, in edizioni supereconomiche, i grandi classici, che sono i soli essenziali, i soli nuovi per sempre. 

*** Patrizia VALDUGA, 1953, poetessa e traduttrice, rubrica ‘Se penso’, riproduzione integrale, ‘D la Repubblica delle Donne’, 20 dicembre 2008.


Patrizia Valduga
foto di Ornella Orlandini, qui

#LIBRI PREZIOSI / Contro le elezioni, di David Van Reybrouck (recensione di M. Ferrario)

David Van REYBROUCK, "Contro le elezioni. 
Perché votare non è più democratico", Feltrinelli, 2015
pagine 155, € 14,00, eBook 9,99

Scritto in modo piano, chiaro, argomentato offre un'analisi tagliente dello stato in cui versano i sistemi politici attuali: una evidente crisi di legittimità si somma a un deficit di efficienza ed efficacia. Il risultato è una sinergia pericolosa: lo stallo e la disaffezione al voto. 
Numeri univoci indicano il crescere del non voto, nei singoli Paesi a democrazia più matura e a livello europeo. Non si crede più che la democrazia, troppo spesso sfigurata da una tecnocrazia rivelatasi incapace di produrre risultati 'che incidono', al pari del tradizionale ceto politico che ha unito inconcludenza a corruzione, possa essere uno strumento valido per governare la complessità dell'oggi, tra l'altro con una visione equa e anticipatrice al domani. 

L'esame del presente è convincente. 
Interessante anche l'excursus storico che, risalendo alla Grecia classica e al modello ateniese, cerca di dimostrare come il sistema delle scelte per sorteggio sia stato in uso, sia pur circoscritto, in vari paesi europei, prima di cedere alla modalità vincente del voto attraverso elezioni. 
La proposta, benché meno drastica di quanto lascerebbe credere il titolo del saggio 'Contro le elezioni'), immagina un graduale inserimento dello strumento sorteggio nelle procedure e nelle prassi democratiche. L'ispirazione, supportata ormai anche da una messe di dati e casi recenti dai risultati confortanti (per l'Europa, almeno Irlanda, Islanda; fuori d'Europa, Canada e diversi stati USA) è quella della 'democrazia deliberativa': che è vista, se non sostitutiva della democrazia elettorale, quanto meno complementare. 

È un'ipotesi quanto mai discutibile: e l'autore peraltro non nasconde limiti e difficoltà, ma alla fine, pesati i pro e i contro, la scelta è auspicata come soluzione ottimale per evitare il collasso dei sistemi democratici, sempre più probabile. 

Un libro utile, leggibile senza difficoltà anche da non specialisti: che pone sul tavolo una questione, quella della caduta di efficacia e di legittimazione del modo attuale di (non)funzionamento dei sistemi politici, che dovrà comunque, prima o poi, essere affrontata. E già il poi rischia di essere tardivo. 

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

«
Nel 1972 c’erano 44 stati liberi. Nel 1993 si è arrivati a 72. Oggi si contano 117 democrazie elettive, fondate cioè sulla procedura delle elezioni, su un totale di 195 paesi. Tra queste, 90 sono considerate democrazie effettive. Mai nella storia ci sono state tante democrazie come oggi, e mai questa forma d’organizzazione dello stato ha avuto tanti sostenitori. Eppure l’entusiasmo sta venendo meno. Lo stesso World Value Survey ha fatto notare che, nel mondo intero, il bisogno affermato di leader forti, “che non necessitino di tenere conto di elezioni o di un Parlamento”, è considerevolmente aumentato negli ultimi dieci anni e che, al contrario, la fiducia nei parlamenti, nei governi e nei partiti politici ha raggiunto un livello storicamente basso. È come se avessimo aderito all’idea della democrazia, ma non alla sua pratica, per lo meno non alla sua pratica attuale. (David Van Reybrouck, Contro le elezioni, Feltrinelli, 2015)

Negli anni sessanta, più dell’85 per cento degli europei partecipava alle elezioni. Negli anni novanta, questa cifra era inferiore al 79 per cento. Nel corso del primo decennio del Ventunesimo secolo è scesa addirittura sotto il 77 per cento, il livello più basso dalla Seconda guerra mondiale. In termini assoluti, si tratta di milioni di europei che non vogliono più andare alle urne. Rappresenteranno presto un quarto degli elettori. Negli Stati Uniti, la situazione è ancora più critica: alle elezioni presidenziali la partecipazione è inferiore al 60 per cento, a quelle intermedie si aggira addirittura intorno al 40 per cento. L’astensionismo sta diventando la principale corrente politica in Occidente, ma non se ne parla. (David Van Reybrouck, Contro le elezioni, Feltrinelli, 2015)

I lavori di James Fishkin hanno segnato una vera svolta deliberativa nelle scienze politiche. Nessun ricercatore serio mette oggi più in discussione il forte impulso che può apportare la democrazia deliberativa al corpo gravemente malato della democrazia rappresentativa elettiva. (...) Chiunque dubiti del fatto che dei cittadini comuni, tirati a sorte, siano capaci di prendere decisioni sensate e razionali, dovrebbe leggere questi rapporti. Le conclusioni di Fishkin sono ancora una volta confermate. (David Van Reybrouck, Contro le elezioni, Feltrinelli, 2015)

... molto semplice: o la politica spalanca le porte, o queste non tarderanno a essere sfondate da cittadini in collera che, scandendo slogan come No taxation without participation, sfasceranno la mobilia della democrazia, strapperanno il fregio del potere e lo trascineranno in piazza. Purtroppo non è una finzione. Nel momento in cui termino questo libro, l’Ong Transparency International pubblica il suo Global Corruption Barometer. I risultati sono semplicemente scioccanti. In tutto il mondo, i partiti politici sono annoverati tra le istituzioni più corrotte del pianeta. In pressoché tutte le democrazie occidentali sono al primo posto nella classifica della corruzione. Le cifre dell’Unione europea sono assolutamente drammatiche. (David Van Reybrouck, Contro le elezioni, Feltrinelli, 2015)
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#MOSQUITO / Dio, e il male (Eugenio Scalfari)

 (...) non credo che esista un Aldilà dove le anime degli individui umani proseguono in qualche modo a vivere; non credo in nessuna divinità; non credo che le nostre persone siano composte da un corpo mortale e da un'essenza immortale chiamata anima; non credo che il nostro transito terreno abbia un "senso ultimo". Credo che abbia un senso nell'Aldiqua se l'individuo in questione ritiene di darselo, il che molto spesso non avviene. E questo è tutto circa la mia non credenza. (...)

Come non credente osservo: le potenzialità del Dio monoteista non sono possedute dagli uomini ma sono da tutti desiderate: noi vorremmo essere ardentemente eterni, onnipotenti, onniscienti e onnipresenti. Non lo siamo e perciò attribuiamo a Dio ciò che vorremmo per noi.
Gli attribuiamo sentimenti tipicamente nostri: amori, giustizia, ira, perdono, misericordia. Il male no, Dio è soltanto bene. Il male tuttavia esiste. Chi l'ha creato? La risposta a questa domanda è assai incerta da parte dei tre monoteismi, ma se Dio ha creato tutto l'esistente e se il male esiste, la logica vorrebbe che Dio abbia creato anche il male. Oppure chi? 

Da questo brevissimo riassunto per me risulta evidente che il Dio monoteista è profondamente antropomorfo, cioè creato dalla fantasia degli uomini. Ma questa è appunto una delle cause della non credenza. (...)

*** Eugenio SCALFARI, 1924, giornalista, saggista, scrittore, fondatore de 'la Repubblica', Ma per laici e atei il problema resta: chi ha creato il male?, lettera al rabbino Riccardo Di Segni, 'la Repubblica', 7 marzo 2014.

LINK, articolo integrale qui


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#RITAGLI / Personalità, si va a mode (Oliver Burkeman)

Contrariamente a quanto credono in tanti, e a vari post di Facebook che dovrebbero servire a motivarci, Winston Churchill non ha detto “Non arrendetevi mai, mai, mai!”. Quel paffuto eroe di guerra e pittore di acquerelli dilettante aveva i suoi difetti, ma non era un idiota. Infatti, spiegava, a volte bisogna “cedere all’onore e al buon senso”.

Probabilmente, quindi, sarebbe stato d’accordo con uno studio pubblicato di recente dal 'Journal of Research in Personality', sui lati negativi della tanto apprezzata grinta. Secondo i suoi fan, la tenacia e l’adattabilità, soprattutto a scuola, offrono una maggiore garanzia di successo rispetto al talento o al quoziente di intelligenza.

Ma i ricercatori della University of Southern California guidati da Gale Lucas hanno scoperto che è più probabile che le persone tenaci provino a risolvere problemi difficili, se non addirittura insolubili, anche quando questo comporta un punteggio finale più basso o meno possibilità di ricevere una ricompensa in denaro. Sembra che perdano la capacità di distinguere tra quello per cui vale la pena di lottare e quello che è più saggio evitare. (...)

Niente di tutto questo dovrebbe sorprenderci, se non altro perché di questi tempi “il tratto della personalità che dovremmo possedere” – e dovremmo far sviluppare ai nostri figli – sembra cambiare di stagione in stagione come le mode nell’abbigliamento. Un anno l’empatia è la risposta a tutto, l’anno dopo è la consapevolezza, adesso è la grinta.

Ma l’empatia, come sostiene il cognitivista Paul Bloom, non è un criterio affidabile: ci spinge a concentrarci sugli individui, e sulle persone vicine a noi, piuttosto che a cercare di cambiare il sistema, o a nutrire gli affamati che ci stanno lontani. La consapevolezza, da parte sua, è utile solo per sviluppare certe capacità: di sicuro non vogliamo essere troppo consapevoli su come guidiamo la macchina. La curiosità, portata agli estremi, fa di noi dei dilettanti scervellati. E così via. (...)

Il rovescio di queste considerazioni è che i tratti del carattere “negativi” non sono poi del tutto negativi. Un buon esempio è quello della depressione. Non la augureremmo a nessuno, ed era tempo che si cominciasse a vederla come una questione di chimica del cervello e non di debolezza morale. Ma, come scrive lo junghiano James Hollis nel suo libro Swamplands of the soul, questo non significa che alcune forme di depressione non possano essere interpretate come segnali del fatto che qualcosa non va, e che forse bisognerebbe rivedere il modo in cui è impostata la nostra vita. I sintomi psicologici possono essere gli agenti catalizzatori del cambiamento. Mentre ci chiediamo come liberarcene, consiglia Hollis, non dimentichiamo di chiederci anche: “Perché sono scattati?”. (...)

*** Oliver BURKEMAN, giornalista, Non basta la grinta per avere successo, traduzione di Bruna Tortorella, 'intenrazionale.it'

LINK, articolo integrale qui

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#LINK / Se anche i sedicenni votassero in Italia (Roberta Benvenuto, Fabio Butera, Giacomo Talignani, Marco Bracconi)

In Austria e in alcuni Laender della Germania è già una realtà, in Gran Bretagna se ne sta ragionando seriamente, in Italia per ora ci ha provato solo il Pd con le primarie: concedere il diritto di voto ai sedicenni potrebbe portare nuove energie ad un sistema politico sempre più difficoltà? 
Lo abbiamo chiesto ai parlamentari, ai sociologi e al politilogo Ilvo Diamanti, che non nasconde il suo scetticismo: "Il loro mondo di riferimento è la famiglia, non lo Stato"
(dalla presentazione)

*** Roberta BENVENUTO, Fabio BUTERA, Giacomo TALIGNANI, Marco BRACCONI, Se anche i sedicenni votassero in Italia, 'inchieste.repubbica.it', 27 ottobre 2015

LINK articoli integrali e video qui

Mojmir Jezek 

#LINK / Pianeta, clima (Claudia Grisanti)

(...) Il costo del cambiamento climatico rischia però di pesare soprattutto sui paesi a basso reddito.

Un recente studio pubblicato su Nature Climate Change, per esempio, ha mostrato che sono proprio i paesi in via di sviluppo a rischiare di perdere per inaridimento una parte della terra disponibile, con un aumento del degrado dei terreni, della desertificazione e della povertà. Considerando uno scenario di forti emissioni, i ricercatori hanno calcolato che può diventare arida entro il 2100 oltre la metà delle terre emerse, passando dall’attuale 40% della superficie fino al 56%. Il 78% di questa espansione potrebbe verificarsi nei paesi in via di sviluppo.

*** Claudia GRISANTI, Per fermare il riscaldamento del pianeta bisogna fare di più, 'internazionale.it', 31 ottobre 2015

LINK articolo integrale qui

In Mixtura 1 altro contributo di Claudia Grisanti qui

Foto di Jo Mount-Getty Images
Lago Salton, California, aprile 2015 
'internazionale.it', 31 ottobre 2015

lunedì 2 novembre 2015

#MOSQUITO / Tempesta, dopo (Haruki Murakami)

Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infine volte, come una danza sinistra col dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. E’ qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia. Attraversarlo, un passo dopo l’altro. Non troverai sole né luna, nessuna direzione, e forse nemmeno il tempo. Soltanto una sabbia bianca, finissima, come fatta di ossa polverizzate, che danza in alto nel cielo. Devi immaginare questa tempesta di sabbia. E naturalmente dovrai attraversarla, quella violenta tempesta di sabbia. E’ una tempesta metafisica e simbolica. Ma per quanto metafisica e simbolica, lacera la carne come mille rasoi. Molte persone verseranno il loro sangue, e anche tu forse verserai il tuo. Sangue caldo e rosso. Che ti macchierà le mani. E’ il tuo sangue, e anche sangue di altri. 
Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato. Sì, questo è il significato di quella tempesta di sabbia. 

*** Haruki MURAKAMI, 1949, scrittore giapponese, Kafka sulla spiaggia, 2002, Einaudi, 2008


#SENZA_TAGLI / Colloquio di selezione e vita privala (Paola Filippini)

Premetto che ho contato fino a diecimila prima di scrivere queste parole. Ma non riesco a non dirle. E le scrivo qui, per una massima diffusione. Perché tutti devono sapere cosa accade al giorno d'oggi. Vi chiedo di prendervi un paio di minuti per leggere e condividere ciò che mi è successo, perché mi sento offesa e arrabbiata, e tutti, uomini e donne, devono sapere.

E' SUCCESSO DI NUOVO, ED E' ORA DI DIRE BASTA.

Questa mattina sono stata convocata per un colloquio di lavoro presso una nota agenzia immobiliare di Mestre che si occupa-anche-di affitti turistici. Sto cercando un lavoretto saltuario per arrotondare perché non sono ancora abbastanza brava e famosa per vivere di sola fotografia, quindi mi sono proposta come hostess per check-in per alloggi turistici, un lavoro che ho già fatto per tanti anni.

Lui, l'egregio Dott. M.M. si presenta all'appuntamento con 30 minuti di ritardo. Non fa niente. Ha una maglia verde lega, ma mi astengo da pregiudizi. Entro nell'agenzia, e dietro di me, sulla porta, un signore che parla poco l'italiano chiede di poter entrare a chiedere un'informazione. Lui, l'egregissimo M.M., lo secca con un “Torna dopo!”. Soppesando il suo grado di educazione e professionalità, lo seguo verso il suo ufficio.
Mi fa accomodare alla sua scrivania, ma non si presenta, non mi da la mano, non si scusa del ritardo, mi da del tu. Questa cosa mi da fastidio, ma anche qui passo oltre.
Prende un foglio prestampato. Questionario Informativo, c'è scritto. Inizia con le domande: 
Lui: “la tua data di nascita?”
io:“1-12-87”
Lui:“e quanti anni hai?”
io: “28” 
Lui:“dove vivi?”
io: “risiedo a Mestre”
Lui:“..mi serve l'indirizzo preciso”
io: “sono certa di averlo già scritto nel mio C.v.” sorrido educata.
Lui:“mi serve questa informazione di nuovo” (seccato)
io: “va bene, via ***”
Lui:“ok. Stato civile?”
io: “in che senso?” (oh no, sento già lo stomaco chiudersi)
Lui:“sei sposata? Convivi? Hai figli?”
Respiro “E' necessario che io risponda a questa domanda?”
Lui:“si, è necessario” (si sta agitando)
io: “posso non rispondere”?
Tenetevi forte.
Lui: “Certo. Allora ti puoi anche accomodare fuori, per me il colloquio finisce qui”.
Prende il Questionario Informativo, lo strappa davanti alla mia faccia con fare da vero uomo duro. Si alza, mi apre la porta.
“Non capisco,” dico io “perchè mi sta congedando in questo modo”
Lui: “Perchè tu mi devi rispondere alle domande, e se non mi rispondi il colloquio non può proseguire”
Io: “Non può proseguire il mio colloquio se io non le descrivo la mia situazione famigliare?”
Lui: “esattamente.”
Io: “mi può fornire almeno una spiegazione?” (cerco di insistere)
Lui: “Devo sapere se sei sposata e se hai figli, perché questo determina la tua disponibilità lavorativa”
Io: “mi scusi Dottore, ritengo che la mia disponibilità lavorativa esuli dalla mia condizione privata. Se vuole sapere quanto e quando posso lavorare, mi può semplicemente chiedere qual'è la mia disponibilità oraria”
Lui, ormai furibondo:“Io chiedo quello che mi pare, e se non vuoi rispondere non posso darti il lavoro. Ora te ne puoi anche andare”.

1...2....3......Vabe dai, ormai è fatta. Parto con le mie:
“Posso dirle una cosa? E' proprio per colpa di persone come lei che questo Paese sta andando a puttane. Perché se a una donna viene chiesto di dichiarare la sua situazione famigliare prima di chiederle quali sono le sue capacità, cosa sa fare e quali sono le sue aspettative lavorative, allora siamo proprio in un mondo di merda. Lei non sa che parlo perfettamente 3 lingue straniere, non sa che questo lavoro l'ho fatto per anni, che ho tanta esperienza e capacità. Lei non me lo ha chiesto. Mi tolga una curiosità, anche ai maschi chiede se hanno figli e se sono sposati quando fa loro un colloquio?”
Lui: “no, ai maschi non lo chiedo. Perché questo è un lavoro che ritengo debbano fare solo le donne”
Io (ormai balba): “Sul serio? Ma lei si sente quanto parla?”
A questo punto prendo la porta, ma prima di andarmene gli porgo la mano per salutarlo, professionalmente. Ma lui “no, non ti do la mano”
Io: “e perché?”
Lei: “Perché non voglio darti la mano, buona giornata”.
Sorrido, arrivederci, me ne vado. Torno all'ingresso, e lì, mentre sto per uscire, con gran classe mi urla dalla sua scrivania “spero proprio che troverai un lavoro!!”
Mi fermo un momento davanti alla porta. Non rispondo, semplicemente perché non è mio costume urlare alla gente da un ufficio all'altro. Chi mi conosce sa quanto sono Signora. Esco, e faccio un profondo respiro. Ho detto un decimo delle cose che avrei potuto dirgli. Perché in quei momenti ti senti così male e così offesa che il cervello rallenta per l'incredulità. 

E allora: Caro piccolo uomo col maglione verde e il cazzo sicuramente minuscolo, nel tuo bellissimo ufficio hai incorniciato la foto di tua figlia, una graziosa ragazzina di circa 16 anni, che – per ironia della sorte – assomiglia tantissimo a me quando avevo la sua età. Prova a pensare, piccolo uomo con piccolo cervello e grande presunzione, quando un giorno non molto lontano, la tua piccola vergine figliola andrà a fare un colloquio di lavoro, ed incontrerà un piccolo uomo che le chiederà se è sposata, se ha figli, se convive, e che le sue risposte in merito alla sua situazione famigliare determineranno il suo successo lavorativo. Prova a pensare per un momento come può sentirsi una donna, quando le viene fatta una domanda del genere. E' offensivo, è bruttissimo, è una VIOLENZA. Perché non importa se hai studiato, se hai lavorato tanti anni, se hai fatto gavetta, se hai un bel C.v.. Importa se hai figli. Perché se li hai, è meglio che tu stia a casa ad allattarli.

Ho scritto questo fatto su facebook, e lo racconterò a tutti. Perché le donne devono sapere che non si devono mai abbassare a queste offese, e gli uomini devono sapere che esistono tanti uomini di merda a questo mondo. Proprio ieri ne parlavo con alcuni colleghi, fatalità oggi mi è successo, di nuovo. Ho perso la possibilità di un lavoro, ma non mi importa niente. Ho salvato la mia dignità, ho mantenuto la mia privacy. 
La condizione della donna al giorno d'oggi è ancora molto difficile.
Sappiatelo tutti.

*** Paola FILIPPINI, fotografa, facebook 31 ottobre 2015, anche in 'Huffingron Post', 1 novembre, 2015, con il titolo Respinta al colloquio di lavoro perché non ha risposto alle domande sulla sua vita privata. La denuncia su Fb,  qui

#SENZA_TAGLI / Corruzione, i politici e noi (Peter Gomez)

Alla fine bisogna dirlo chiaro: è soprattutto colpa nostra. È sbagliato pensare, come in molti hanno fatto per anni, che questo Paese sia stato messo in ginocchio solo da una classe politica generalmente incapace e a volte corrotta, da imprenditori trasformati in prenditori o che i cittadini onesti abbiano assistito inermi a una sorta di lotta tra i buoni e i cattivi, in cui i secondi hanno avuto sempre la meglio. Nella prezzoliniana terra dei furbi e dei fessi idee del genere possono servire per farci sentire tutti bene, tutti a posto con le nostre coscienze. Per farci credere di stare dalla parte giusta. Ma se solo si analizza la cronaca si comprende come queste convinzioni siano (in gran parte) false. E la storia degli ultimi 25 anni sta lì a dimostrarlo.

Nel 1993, l’inchiesta Mani Pulite, proprio come racconta da anni agli studenti l’ex magistrato Gherardo Colombo, comincia a finire quando le indagini passano dall’alto al basso. Prima, quando gli avvisi di garanzia e le manette riguardavano i sindaci, i parlamentari, i segretari di partito, gli italiani si ritrovano indignati e soddisfatti in piazza per inneggiare ai giudici. Chiedevano pulizia e rigore. In decine di migliaia gridavano “Di Pietro, Colombo andate fino in fondo”. Ed era facile e liberatorio farlo: intanto, toccava a loro, alla casta, a quelli che stavano sopra. Poi quando si comincia a capire che gli altri cattivi erano gli imprenditori, non vittime, ma complici dei politici a cui versavano tangenti per poter fornire servizi scarsi alla collettività a prezzi enormemente gonfiati, ecco comparire nei giornali i primi distinguo. I dubbi, le incertezze si moltiplicavano. E veri o falsi che fossero, servivano per far carriera in media controllati da editori ormai noti alle procure.

Infine l’ultimo salto. All’indietro. Le indagini arrivano in basso: colpiscono il vigile che in cambio della spesa gratis chiude un occhio sulla tara della bilancia. Il commercialista che per farti pagare un po’ meno di tasse allunga una mini mazzetta al funzionario di turno. A volte arrivano a chi ha chiesto un favore o una spintarella per ottenere qualcosa che non gli spettava. E allora tutto cambia.
Un giovane cronista, oggi molto conosciuto, Gianluigi Nuzzi scopre per esempio l’elenco di tutti gli affittuari a prezzi scandalosamente bassi nelle case di un ente milanese controllato dal Partito socialista. Telefona alle cronache cittadine di vari giornali, ma nessuno gli risponde. Poi alla fine un caporedattore spiega: “Bravo Gigi, notizia bomba. Ma non la pubblichiamo. Non hai visto che nell’elenco c’è il mio nome e quello del mio vice?”. Anche i giornalisti, si sa, sono italiani.

Ecco perché oggi se si leggono i post su Facebook in cui alcuni degli arrestati per assenteismo al Comune di Sanremo scaricano tutta la loro rabbia sui politici ladri, viene da pensare che il problema siamo noi. I figli del Belpaese. Un posto strano che ha inventato Cosa Nostra, ma pure cresciuto Falcone e Borsellino. Un posto dove ci si può ergere a paladini della legalità, come facevano i costruttori catanesi Costanzo e Bosco, e poi versare, secondo l’accusa, tangenti per vincere appalti Anas. Un posto dove indignarsi non serve. O almeno non basta più. Dove ai molti, ma minoritari eroi della fatica quotidiana, si devono sostituire milioni di cittadini normali. Gente abituata a pensare che, come scriveva Gandhi, “ciascuno di noi deve essere il cambiamento che vuol vedere realizzato nel mondo”. Dandone prova ogni giorno.

*** Peter GOMEZ, giornalista e saggista, direttore de 'ilfoglioquotidiano.it', Corruzione, dàgli al politico: prima guardiamoci allo specchio, 'ilfattoqyotidiano.it', 1 novembre 2015, qui

In Mixtura altri 4 contributi di Peter Gomez qui

domenica 1 novembre 2015

#PIN / Rischi (MasFerrario)


#IN_LETTURA / Don Hatfield, Irving Ramsey Wiles, Nikolay Bogdanov-Belsky

Don Hatfield, 1947, statunitense, 
(readingandart.blogspot.com., via pinterest)

Irving Ramsey Wiles, 1861-1948
(books0977.tumbl.com., via pinterest)

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Nikolay Bogdanov-Belsky, 1868-1945
(wikipaintings.org., via pinterest)

#ANIMALI / Mamma Cigno / Lontra / Mamma Tartaruga

Mamma Cigno con piccolo
(mantzavinou.tumblr.com, via pinterest)

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Lontra
 (buzzfeed.com., via pinterest)

° ° °

Tartaruga mamma con piccoli
(via pinterest)

#HUMOR / Col cuore in mano / Meduse / Già stato qui?

Col cuore in mano
(via pinterest)

° ° °

Meduse
(via pinterest)

° ° °

Già stato qui?
(via pinterest)

#SGUARDI POIETICI / I morti (M. Ferrario)

Non c’è bisogno di andarli
a trovare:
di cercarli tra le tombe.

Non c’è bisogno di andarli 
a trovare:
di portargli fiori e preghiere.

I parenti, gli amici, gli sconosciuti, i nemici:
chi abbiamo amato, 
chi non abbiamo mai incontrato, 
chi abbiamo odiato.

Che li amiamo o no,
loro sono qui.
Che ne siamo consapevoli o no,
loro sono qui.

Non c’è bisogno di andarli 
a trovare.
I morti
- i ‘nostri’ e quelli ‘degli altri’
(ma i morti sono di tutti e di ognuno) -
sono qui.

Dentro di noi.
Vivi.

*** Massimo Ferrario, I  morti, novembre 2014-2015, per Mixtura.


In Mixtura ark #SguardiPoietici qui

#MOSQUITO / Il formaggio, se c'è o non c'è (Ben Zimet)

Aza’a Shlemil chiese un giorno a sua moglie un poco di formaggio. 
«Il formaggio fa bene allo stomaco, risveglia l’appetito, stuzzica il gusto» aggiunse Shlemil. 
«Non c’è più formaggio» rispose la moglie. 
«Meglio così» esclamò Shlemil «il formaggio fa molto male alla circolazione del sangue, in più scalza i denti». 

«A che cosa devo credere?» domandò la signora Shlemil. «Alla tua prima frase o alla seconda?». 
«Alla prima se c’è del formaggio, se no alla seconda» ribatté Shlemil. 

*** Ben ZIMET, 1935, cantante e scrittore yiddish, di nazionalità canadese e di origine polacca, I Racconti dello Yiddishland. Con una testimonianza di Moni Ovadia, Garzanti, Milano, 2001, pubblicato in rubrica ‘Altrove’, di Guido Ceronetti, ‘La Stampa’, 4 febbraio 2007



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Forse Aza'a Shlemil era un consulente? 
O un intellettuale?
O un politico di oggi? (mf)

#VIGNETTE / Mauro Biani

Mauro BIANI
Legittima difesa, 'Left', 31 ottobre 2015

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Mauro BIANI
Le scuse, 'il manifesto', 28 ottobre 2015

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Mauro BIANI
Niente panico, in fondo al tunne, 'Left', 25 ottobre 2015

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Mauro BIANI
Roma, Marino, con la destra, 'il manifesto', 29 ottobre 2015

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Mauro BIANI
Messiina, manca l'acqua,   'il manifesto', 31 ottobre 2015

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Mauro BIANI
Omaggio a Gianni Rodari, 1920-1980,   'il manifesto', 25 ottobre 2015

#LINK / Turismo in Italia, non siamo capaci (Annamaria Testa)

Questo è il terzo articolo di una serie sul turismo. 
Nel primo ho provato a raccontare perché è importante promuovere il turismo in Italia, e come mai non siamo capaci di farlo bene. 
Nel secondo, attraverso un raffronto diretto tra il sito spagnolo per la promozione del turismo e quello italiano (da un anno in disarmo), ho provato a mostrare quanto non siamo capaci.

Ma la nostra incapacità si esprime in ambiti diversi. 
Eccovi, qui di seguito, alcuni esempi: ve li mostro nella speranza che farlo serva a qualcosa e che dagli errori, peraltro ricorrenti, sia possibile imparare. (...)

Annamaria TESTA, pubblicitaria, L'Italia è migliore della sua narrazione turistica, 'internazionale.it', 26 ottobre 2015

LINK, articolo integrale qui


In Mixtura altri 11 contributi di Annamaria Testa qui