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lunedì 2 novembre 2015

#MOSQUITO / Tempesta, dopo (Haruki Murakami)

Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infine volte, come una danza sinistra col dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. E’ qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia. Attraversarlo, un passo dopo l’altro. Non troverai sole né luna, nessuna direzione, e forse nemmeno il tempo. Soltanto una sabbia bianca, finissima, come fatta di ossa polverizzate, che danza in alto nel cielo. Devi immaginare questa tempesta di sabbia. E naturalmente dovrai attraversarla, quella violenta tempesta di sabbia. E’ una tempesta metafisica e simbolica. Ma per quanto metafisica e simbolica, lacera la carne come mille rasoi. Molte persone verseranno il loro sangue, e anche tu forse verserai il tuo. Sangue caldo e rosso. Che ti macchierà le mani. E’ il tuo sangue, e anche sangue di altri. 
Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato. Sì, questo è il significato di quella tempesta di sabbia. 

*** Haruki MURAKAMI, 1949, scrittore giapponese, Kafka sulla spiaggia, 2002, Einaudi, 2008


sabato 10 gennaio 2015

#LIBRI PIACIUTI / Tempesta nel SudTirolo: tra romanzo, storia e indagine attuale

Lilli GRUBER, Tempesta, p. 284, Rizzoli, 2014, 19,00 ebook 11,99 €

Un libro che mescola con sapienza più registri: la narrazione romanzata, il resoconto storico, l’indagine attuale sul passato. 
Il tutto realizzato con uno stile piano, semplice, invitante. Che ti prende. 
Anche perché le vicende del Sudtirolo durante l’affermarsi del nazismo, con la spaccatura travagliata e dolorosa della popolazione nei due campi degli ‘Optanten’ (chi decise di aderire alla Germania) e dei ‘Dableiber’ (chi decise di restare in Italia) restano poco conosciute. E Lilli Gruber riempie con efficacia questa mancanza. 

I personaggi chiave del romanzo, Hella e Karl, sono ben caratterizzati: a parte qualche nota che insiste (a mio parere) con qualche sdolcinatura di troppo sulla pena amorosa della prima, ambedue le vicende restano ben impresse.

La Storia, quella con la ‘S’ maiuscola, ‘in-segna’ solo se vogliamo che ci ‘segni’. E perciò, in genere, insegna poco. Magari le storie, minuscole, come quelle qui ricordate, possono ‘segnare’ di più.

E ogni libro che cerchi di ridare memoria a chi l’ha persa, o di portare nuova conoscenza a chi non ha vissuto quei tempi, fa opera meritoria. (mf)