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domenica 1 novembre 2015

#MOSQUITO / Il formaggio, se c'è o non c'è (Ben Zimet)

Aza’a Shlemil chiese un giorno a sua moglie un poco di formaggio. 
«Il formaggio fa bene allo stomaco, risveglia l’appetito, stuzzica il gusto» aggiunse Shlemil. 
«Non c’è più formaggio» rispose la moglie. 
«Meglio così» esclamò Shlemil «il formaggio fa molto male alla circolazione del sangue, in più scalza i denti». 

«A che cosa devo credere?» domandò la signora Shlemil. «Alla tua prima frase o alla seconda?». 
«Alla prima se c’è del formaggio, se no alla seconda» ribatté Shlemil. 

*** Ben ZIMET, 1935, cantante e scrittore yiddish, di nazionalità canadese e di origine polacca, I Racconti dello Yiddishland. Con una testimonianza di Moni Ovadia, Garzanti, Milano, 2001, pubblicato in rubrica ‘Altrove’, di Guido Ceronetti, ‘La Stampa’, 4 febbraio 2007



° ° °

Forse Aza'a Shlemil era un consulente? 
O un intellettuale?
O un politico di oggi? (mf)

sabato 29 agosto 2015

#FAVOLE & RACCONTI / L'uomo fiero del suo mestiere (M. Ferrario)

Due viaggiatori, a bordo di un pallone, da oltre un’ora sono immersi nelle nuvole. 
Ovunque un bianco accecante: hanno perso l’orientamento e cominciano a preoccuparsi. 
Non sanno dove dirigersi e sono costretti a lasciarsi trasportare dai venti. 
Ad un certo punto, come d’incanto, dappertutto è cielo azzurro e sole: ogni nuvola è sparita e finalmente riescono a vedere la terra. 
Ma il paesaggio è completamente diverso da quello che si attendevano. 

martedì 19 maggio 2015

#ARK #SPILLI / Dialogo tra un Manager e un Consulente (Massimo Ferrario)

Ci sono almeno due espressioni che 'assicurano', a un consulente che le sappia usare bene, lunga vita al mestiere.
Una è quella che il manager rinfaccia al consulente nel finale del dialogo qui sotto: leggete e scoprirete.
L'altra è una domanda, posta all'interlocutore nel modo più serio e 'auto-riflessivo' possibile: «Sì, ma in che senso, scusi?». 
Quanto più questa domanda è a valle di un'affermazione ovvia, chiara e indiscutibile dell'interlocutore, tanto più 'funziona'. Perché l'interlocutore, invitato a trovare un senso in ciò che non può avere un altro senso rispetto a quello che lui ha immaginato dicendo ciò che ha detto, può avere un piccolo sbandamento psicologico: chiedendosi quali altri maledetti sensi ci possono essere in ciò che di così banalmente lapalissiano ha appena finito di dire, e giustamente non trovandoli, si sente un po' in colpa, credendosi in difetto di 'intelligenza'. E va in dipendenza dal consulente.
Naturalmente il risultato non è garantito: dipende anche dal tipo di interlocutore; e poi, come sempre,ogni regola ha le sue eccezioni.
E naturalmente c'è dell'ironia in quello che sto dicendo. 
Ma l'ironia, come sappiamo, non inventa la realtà: suggerendo un sorriso, la sottolinea.

Il dialogo che qui trascrivo sta in un articolo semiserio del 1993. Nel quale, come mi capita da una vita, mi divertivo a pungere con lo spillo l'ambiente in cui da sempre ho lavorato: quello della consulenza e della formazione.
Ogni riferimento anche all'oggi non è puramente casuale. (mf)


° ° °
Dialogo tra un Manager (M) e un Consulente (C).

M:   «Va bene: e adesso, cosa faccio?».
C:   «Non lo chieda a me».  
M:   «Bell'aiuto mi dà...».
C:   «Il manager è lei. Io faccio il consulente: le ho dato gli strumenti, le ho insegnato il processo decisionale. Ora spetta a lei. Decida». 
M:   «Già. Ma...».
C:   «... ma?». 
M:   «Non so, sono confuso...».
C:    «Provi a ripensare alle cose che ci siamo detti. Oppure devo concludere che non sono riuscito ad insegnarle nulla?». 
M:   «Al contrario».
C:    «E allora?». 
M:   «Temo proprio di aver imparato troppo».
C:    «Non capisco». 
M:   «Vuole  una  prova?
C:    «Provi a darmela...»
M:   «Se  lei  fosse  al  mio  posto...».
C:   «Spiacente, dottore, ma non ci posso essere. Le ripeto, il manager è lei». 
M:   «Certo certo, lei fa il consulente. Ma facciamo finta, per un attimo, che sia lei il manager e sia lei  a  dover  decidere».
C:    «Una  pura  finzione...».  
M:   «Naturalmente. Ma soltanto per confermarle che non ho perso una parola del suo insegnamento. Allora: cosa farebbe?».
C:   «Dipende». 
M:  «Appunto. Vede che ho imparato...? Lei non dice altro. Ed è quello che mi sto ripetendo da mezz'ora».

*** Massimo Ferrario, Dialogo tra un manager e un consulente, M. Ferrario, da Punture di spillo di un formatore, in 'SL', Rivista AISL, Associazione italiana studio del lavoro, n. 1, marzo 1993


In Mixtura ark #Spilli di Massimo Ferrario qui

giovedì 23 aprile 2015

#SGUARDI POIETICI / Il consulente di cambiamento (M. Ferrario)

Aveva appena partecipato a un corso
sui 10 fattori di resistenza al
cambiamento
e sulle 10 mosse giuste per fare
cambiamento
in tutto 50 slide in 2 ore
il programma lo definiva master e ora lui era certificato
orgoglioso di sapere finalmente tutto sul
cambiamento
allora io gli ho chiesto sì ma quale
cambiamento
e lui mi ha risposto con un sorriso di compatimento
che non è importante quale
cambiamento
e che il problema è fare il
cambiamento
perché chi non cambia muore e vale anche per le aziende 
e la modernità e la flessibilità e lo sviluppo e l’innovazione e il futuro
tutto si sarebbe risolto con una 
mossa
la mossa giusta
la mossa che serve per fare
cambiamento
perché dieci sono troppe e solo una è fondamentale 
e lui l’aveva individuata
io allora ho espresso qualche dubbio
alludendo alla retorica corrente
forse avrebbe dovuto approfondire e riflettere un po’
evitare il blabla 
chiarirsi le idee 
ma lui mi ha risposto che è appunto non avendo idee
che si è aperti al
nuovo
se no si hanno solo pregiudizi
mentre è verso il nuovo e contro il vecchio che appunto si fa
cambiamento
e non importa verso quale verso cambiare purché sia
cambiamento
altrimenti vince la conservazione che è poi il vecchiume
e insomma mi ha svelato che aveva deciso
avrebbe fatto il consulente ovviamente di
cambiamento
e non mi offendessi ma lui lo aveva capito subito 
anche senza leggere il manuale sul
cambiamento 
che io ero un tipo critico e poco pragmatico
e mai avrebbe voluto lavorare con persone simili
casi classici di resistenza al
cambiamento
con destini già scritti di perdenti
invece lui se lo sentiva dentro 
era nato vincente
sapeva vendere sogni e compiacere
e trasmettere energia e passione e speranza e semplicità
e appena inneggiava al
cambiamento
tutti annuivano sedotti e abbindolati 
per questo ormai si era convinto
che esperienza e competenza sono zavorra
fanno pensare e non inducono a rischiare
si finisce avvolti dal pantano
e il pantano è il peggior nemico del
cambiamento
gliel’aveva confidato l’amico top manager 
il suo primo possibile committente 
una frase rubata da un giornale
certo non l’aveva letta in un libro
i top manager sono uomini d’azione
come lui del resto
il pensiero spegne l’immaginazione
per questo tutti e due si erano piaciuti subito 
e presto insieme avrebbero fatto il
cambiamento
e per favore la smettessi di voler sapere quale
cambiamento

*** Massimo Ferrario, Il consulente di cambiamento, 2014, in 'lo sguardo poietico', 379, 5 luglio 2014, qui

mercoledì 4 marzo 2015

#SPILLI #IMMAGINI / Consulenti



Certo, i consulenti 'possono' essere professionisti.
E molti lo sono.
Ma troppi non lo sono.
E perché i troppi diventino pochi forse occorre che più consulenti se lo ricordino: farsi pagare non è farsi comprare. 

Non è uno slogan. Si chiama etica. (mf)

In tema di consulenza, ho scribacchiato una provocazione, sempre su questo blog: #Spilli, Il peggior consulente, 31 gennaio 2015,
http://masferrario.blogspot.it/2015/01/impresa-il-peggior-consulente.html

sabato 31 gennaio 2015

#SPILLI #IMPRESA / Il peggior consulente (Massimo Ferrario)

Qualche tempo fa, chiacchierando tra colleghi consulenti e amici che lavorano in azienda, si è discusso di chi sia il 'peggior consulente' che possiamo incontrare.

Mi sono ricordato di un vecchio dialogo che scrissi quasi trent'anni fa. E che ripropongo oggi.

La crisi economica, e la conseguente disperata caccia alla commessa, unita a una certa postura psicologica da sempre diffusa nella nostra cultura italiana (e non solo di impresa o consulenziale), producono spesso il ‘peggior consulente’

Basta guardarsi in giro. E avere il coraggio di vedere. 
Facendosi un po’ di autocritica. Per chi vi appartiene, se non a livello individuale, almeno di ceto professionale. Senza chiudersi corporativamente in una permalosità irritata e ‘reattiva’: come sempre avviene tra le corporazioni.

Potremmo scoprire che, in fondo, quanto scrivevo nell'altro secolo vale pure per questo secolo. 
E che non c'è nulla di inventato. Anzi.
Purtroppo.

° ° ° 

«Vede dottore, adesso ci siamo. Ormai siamo maturi. Non è più come un anno fa, ricorda?»
«Perfettamente.» 
«Oggi possiamo tentare. Anzi, dobbiamo. Perché esistono le condizioni.»
«Certo.» 
«Però vorrei una cosa dura. Intensa. Che lasci il segno. Lei mi capisce, vero?»
«Sicuro.» 
«Una vera e propria full immersion. Da giovedì a domenica. Serate comprese. Potrebbe essere una soluzione, le pare?»
«Infatti.»
Anche se, a ben pensarci, come prima iniziativa, non vorrei che poi… Forse andrebbe meglio una cosa più diluita.» 
«Be’, in effetti…» 
«Sempre residenziale, ma a moduli. Impegnativa ugualmente, ma meno di impatto. E più compatibile con le esigenze operative.»
«Condivido.» 
«A meno che non decidiamo di partire dall’organizzazione.» 
«Anche.» 
«Facendo chiarezza. Pulendo finalmente le responsabilità. Definendo esattamente le deleghe.»
«Sarebbe determinante.»
«Perché vede, il nostro problema sono gli obiettivi. Non li abbiamo, non li sappiamo gestire. Testa bassa sull’oggi e via andare. Che ne direbbe di un bel sistema di MBO?»
«Fondamentale.» 
«Purché poi non ci si dimentichi dei Quadri. E dei Professional. Lei lo sa, costituiscono una risorsa essenziale. E noi non li conosciamo abbastanza. Prestazioni, potenziale: sono strumenti ancora ignorati qui dentro. Sarebbe ora di introdurli.» 
«Direi proprio.»
«Soprattutto il potenziale. Anche per pianificare un po’ meglio il futuro. Però non il solito assessment: troppo psicologico, drammatico, impegnativo. Una cosa più soft. Tranquilla. Che faccia poco clamore.» 
«Intuisco.»
«Le persone non devono sapere nulla. Un piccolo corso di formazione: che, così, tra un insegnamento e l’altro, surrettiziamente…» 
«Chiarissimo.» 
«Allora mi fa avere una proposta scritta?» 
«Senz’altro.» 
«Perfetto. La ringrazio. Mi piacciono persone come lei: pragmatiche, competenti, flessibili. Che sanno ascoltare il cliente. Consulenti con cui ci si intende subito.» 

*** Massimo Ferrario, Il peggior consulente, per 'Mixtura' - Testo parzialmente rivisto nella forma, ripreso da M. Ferrario, ‘Consulente? Dipende’, “Impresa e Società”, n. 4, luglio-agosto 1988.
Anche in 'altrisguardi', 172, 7 maggio 2014

fonte anonima, dal web