venerdì 6 febbraio 2015

#VIDEO #CINEMA / 'Senzeni na?', canto antiapartheid



Senzeni na? 
da In my Country, 2004, diretto da John Boorman, 1933, regista inglese
video, 3min37


Le immagini del video sono tratte dal film In my Country di John Boorman, con Samuel L. Jackson, Juliette Binoche, ambientato in Sud Africa durante la fase della costituita “Commissione per la verità e la riconciliazione”.
La frase finale è affidata a Nelson Mandela, (1918-2014), premio nobel per la pace nel 1993 nonché primo Presidente del Sudafrica post apartheid. 
Madiba, come viene chiamato da tutto il “suo” popolo pronuncia a Pretoria durante il suo discorso inaugurale, parole che resteranno scolpite per sempre nella memoria di tutti coloro i quali si sono battuti per porre fine all’indegna e vergognosa politica dell’apartheid:
«Never, never and never again shall it be that this beautiful land will again experience the oppression of one by another and suffer the indignity of being the skunk of the world».
E cioè: 
«Mai, mai e mai più succederà che questa bellissima terrà debba assistere all’oppressione di un uomo da parte di un altro e subire l’umiliazione d’esser la carogna del mondo».
(dal blog 'antoniovesp', 8 ottobre 2010,  http://bit.ly/1D8Sd7a)

Senzeni Na? (il titolo è scritto anche Senzenina, in italiano: Che cosa abbiamo fatto?) è una canzone popolare anti-apartheid sudafricana. 
Scritta nelle lingue xhosa e zulu, è cantata comunemente in occasione di funerali e dimostrazioni, e nelle chiese. 
L'attivista Duma Ndlovu ha paragonato l'influenza di Senzeni Na? a quella della canzone di protesta americana We Shall Overcome.
La canzone è nota almeno a partire dagli anni '50 del XX secolo, e ha raggiunto la massima popolarità durante gli anni '80. Le origini della canzone non sono chiare. 
Il poeta zimbabwese Albert Nyathi se ne attribuisce la paternità e dice di averla scritta il giorno della morte dell'attivista Chris Hani. Tuttavia, la Senzeni na? di Nyathi ha una melodia ed un testo differente. In ogni caso, Hani fu assassinato il 10 aprile 1993, quando già la canzone era cantata da decenni. (da Riccardo Venturi, 'canzoni contro la guerra', 11 luglio 2010,  http://bit.ly/1F1Cmq9)


Questo è il testo in xhosa/zulu, in inglese e in italiano:

Senzeni na?

Senzeni na?
Sono sethu, ubumyama?
Sono sethu yinyaniso?
Sibulawayo
Mayibuye i Africa
Senzeni na senzeni na
Senzeni na senzeni na
Senzeni na senzeni na
Senzeni na kulomhlaba?
Amabhulu azizinja
Amabhulu azizinja
Amabhulu azizinja
Amabhulu azizinja
Kuyisono ‘kubamnyama
Kuyisono ‘kubamnyama
Kuyisono ‘kubamnyama
Kuyisono kulelizwe


What have we done?

What have we done?
Our sin is that we are black?
Our sin is the truth
They are killing us
Let Africa return

What have we done, what have we done?
What have we done, what have we done?
What have we done, what have we done?
What have we done in this country (world)?
Boers are dogs
Boers are dogs
Boers are dogs
Boers are dogs
It’s a sin to be black
It’s a sin to be black
It’s a sin to be black
It’s a sin in this country (world)


Che cosa abbiamo fatto?

Che cosa abbiamo fatto?
Il nostro peccato è che siamo neri?
Il nostro peccato è la verità
Loro ci stanno uccidendo
Che l’Africa torni ad essere

Che cosa abbiamo fatto, che cosa abbiamo fatto?
Che cosa abbiamo fatto, che cosa abbiamo fatto?
Che cosa abbiamo fatto, che cosa abbiamo fatto?
Che cosa abbiamo fatto in questo paese (mondo)?
I Boeri sono cani
I Boeri sono cani
I Boeri sono cani
I Boeri sono cani
È un peccato essere neri
È un peccato essere neri
È un peccato essere neri
È un peccato essere neri in questo paese (mondo)

#VIDEO #CINEMA / Restare umani, Orwell 1984



dal film Orwell 1984, realizzato nel 1984
diretto da  Michael Radford, con John Hurt e Suzanne Hamilton
Non è tanto restare vivi, quanto restare umani che è importante
video, 1min05


Lui: «Quello che conta è non tradirci a vicenda.»
Lei: «Se vuoi dire confessare non abbiamo alternative, tutti lo fanno, non abbiamo alternative.»
Lui: «Non voglio dire confessare, confessare non è tradire. Parlo dei sentimenti. Se riescono a cambiare i miei sentimenti, possono impedirmi di amarti. Quello, sarebbe un tradimento.» (...)
Lei: «Non possono arrivare dentro di te. Non possono arrivare al tuo cuore».

SGUARDI POIETICI / Figli persi (Lucia M. Ingranata)

Ho avuto figli senza nome
piccoli destini dispersi, uova interrotte
senza alcun commiato

sono stanca di nidi all’aria aperta
della mancanza di imposte per frangere la luce
(hanno vita dura anche le mosche)

occorrono pareti, devo appoggiarmi
con la schiena, piantare chiodi.
Attaccare tutte quelle foto sparpagliate.

*** Lucia Marilena INGRANATA, 1955, poetessa e impiegata amministrativa, Figli persi, in ‘Lapoesiacheserve’, 16 febbraio 2013, http://bit.ly/1cdQDzW
Anche in 'losguardopoIetico', 154, 8 settembre 2013,  http://twl.sh/13uB0n2


giovedì 5 febbraio 2015

#VIDEO #CINEMA / Perché corre?, da Forrest Gump



Forrest Gump, 1994, diretto da Robert Zemeckis, interpretato da Tom Hanks 
Perché corre?
video, 3min26


«Avevo corso per 3 anni 2 mesi 14 giorni e 16 ore.»
«Zitti zitti sta per dire qualcosa...».
«Sono un po' stanchino. Credo che tornerò a casa ora.» (dal video)

#RITAGLI #PEDAGOGIA / I rischi che corriamo

«Quando si usano le tecnologie non sappiamo quale sia l’effetto sull’educazione perché nel giro di due o tre anni cambiano, mentre l’effetto di un libro lo sappiamo. Se ci concentriamo solo su quello che attrae l’attenzione rischiamo di creare nei ragazzi il vuoto reale».

[D: Cosa intende?]
«Vent’anni fa bisognava imparare a programmare, poi si doveva studiare la nuova cultura alfabetica degli sms che adesso però sono diventati vocali. Voglio dire che la tecnologia è importante, ma si supera velocemente e non può diventare la priorità».

[D: Gli adolescenti però sono dei nativi digitali]
«Sì, ma la società dei consumi sta erodendo la loro capacità di fare e di scrivere, sta minando la loro memoria. La scuola invece deve opporsi a tutto questo. La perdita della scrittura, ad esempio, è un fenomeno gravissimo. Possiamo davvero dire che la poesia non serve, l’arte non serve ma solo l’inglese è utile per i rapporti commerciali o il computer per fare grafici sull’andamento degli incassi? È questo il nuovo profilo di cittadino che vogliamo?». 
*** Benedetto VERTECCHI, 1944, pedagogo e saggista, intervistato da Laura Serloni, la.ser.,  "Basta modelli stranieri, i contenuti sono più importanti", 'la Repubblica', 4 febbraio 2015

#SGUARDI POIETICI / Matrimonio (Adélia Prado)

Ci sono mogli che dicono:
Mio marito, se vuole pescare, che peschi
ma i pesci poi se li pulisca. 
Io no. A qualsiasi ora della notte mi alzo,
lo aiuto a squamare, aprire, tagliare e salare. 
E’ così bello, noi due da soli in cucina,
ogni tanto i gomiti si toccano;
lui dice cose come: «Questo è stato difficile»
«Brillava nell’aria con colpi di coda»
e fa il gesto con la mano.

Il silenzio della prima volta che ci siamo visti
attraversa la cucina come un fiume profondo. 
Alla fine, i pesci nella teglia,
andiamo a dormire. 
Cose argentee guizzano:
siamo sposo e sposa.  

*** Adélia PRADO, nata nel 1935, poetessa brasiliana, Matrimonio,  ‘sagarana’, n. 9, ottobre 2002, http://bit.ly/13KiJEV
Anche in 'losguardopoIetico', 221, 24 novembre 2013, http://twl.sh/1cfQtJM

#FAVOLINE / Cercava un feedback

(11) - In un paese lontano c’era una volta un governo onesto. Però non pioveva mai. Non fu difficile cercare un altro governo. Di ladri. (tw12set13)

(12) - Cercava un feed-back. Gli hanno dato un feeling. E’ finito in tilt. Da allora è out. (tw12set13)

(13) - Un pezzo eseguito perfettamente. Ma non era soddisfatto. Lo rieseguì. Avvertì una piccolissima imperfezione. Adesso era perfetto. (tw14set13)

(14) - Si amavano tanto. Tanto da stufarsi. Allora cominciarono a odiarsi un po’. E tutti dicevano: «Ma che coppia perfetta». (tw15set13)

(15) - C’era una volta un bambino che faceva i capricci perché non voleva stare da solo. Per castigo lo chiudevano in una stanza. Da solo (tw15set13)

(16) - Grande Vecchio diceva sempre che non ci serve un passato. Se non sappiamo trasformarlo in una storia. (tw15set13)

(17) - C’erano una volta. In un paese lontano lontano. Troppe persone che parlavano parlavano parlavano. Perché non sapevano cosa dire. (tw15set13)

(18) - Si svegliò una mattina molto risoluto. Decise di non fare più nulla. Ma gli parve troppo faticoso. Da anni era sbronzo. Di lavoro. (tw17set13)

(19) - Piccolo Uomo chiese a Grande Vecchio cosa volesse dire fare bene. E lui rispose: fare meglio. (tw17set13)

(20) - C’era una volta un Grande Manager. Gli avevano detto di decidere. E lui decideva. In continuazione. Così non pensava. (tw18set13)

*** Massimo Ferrario, per 'Mixtura'
Si tratta di 'favoline' nate per gioco su stimolo del sito 'tiraccontounafiaba.it': che, in Twitter, proponeva di inviare testi in formato tweet a @fiaba140.
Chi conosce Twitter sa che ogni tweet non può superare le 140 battute (spazi bianchi compresi). Queste ‘favoline’ hanno un ulteriore limite. Poiché nel tweet doveva essere compresa l’indicazione di @fiaba140 (9 battute), il vincolo per ogni favolina è stato di non più di 131 battute.
Qui, tra parentesi, in corsivo, è riportata la data della diffusione in twitter.

#VIDEO #SOCIETÀ / Giovani e futuro


Umberto GALIMBERTI, 1942, filosofo, psicoanalista, saggista
Diego FUSARO, 1983, filosofo, saggista
Giovani e Futuro, 12 settembre 2014
video, 15min22

Una breve ma significativa conversazione a due sul tema dei giovani, la società in cui viviamo e il futuro.
Sia Galimberti che Fusaro sono voci dissonanti e critiche rispetto ai valori dominanti.
Molto interessanti le considerazioni, convergenti, sulla figura di 'maestro', oggi praticamente assente. (mf)

«Dal futuro come promessa siamo al futuro come minaccia. Invece il futuro va preso: non va aspettato.  (...)
Una citazione di Charles Bukowsky. "Il capitalismo ha soppresso il comunismo. Bene. Adesso il capitalismo divora se stesso. Ma noi non ce ne accorgiamo". (...)
Il denaro è diventato l'unico generatore simbolico di tutti i valori. (...) 
Non ci sono più maestri, ci sono solo professori. I maestri danno forma, i professori danno contenuti. (Umberto Galimberti, dal video)

«Il futuro è nostro se sapremo appropriarcene, agendo con l'ottimismo della volontà. Siamo ad un'epoca di eterno presente. Oggi i giovani sono costretti a vivere in una dimensione di assenza totale di futuro. (...)
Mai nella storia si era creato un conflitto così insanabile tra giovani e vecchi come oggi. (...)
I veri maestri sono quelli che ti danno un modus di pensare, la capacità di ragionare criticamente sulle cose. » (Diego Fusaro, dal video)

#ILLUSIONI OTTICHE / Mano o gatto?

Mano o gatto?
(ark mf)

#VIDEO #CINEMA / L'altro punto di vista



Robin WILLIAMS, 1951-2014
L'altro punto di vista
da L'attimo fuggente, 1989regista Peter Weir
video, 1min11



«Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse.E il mondo appare diverso da quassù. E' proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva».  (dal video)

mercoledì 4 febbraio 2015

#SGUARDI POIETICI / Lascia entrare (A. Melucci)

Lascia che grazia
si diffonda sulle cose
non serrare la porta.
Datti all’ora assolata
e al cielo cupo 
senza riserva.
Fai del mare 
il tuo acquario
e della notte
una coperta 
per il tempo del riposo. 
Sciogli nella bellezza
anche l’ultima fibra
e alla pura meraviglia
arrendi della mente 
i labirinti. 
Semplice è l’atto
che dura e non consuma 
nella buia domanda del mondo 
stare con misura.

*** Alberto MELUCCI, 1943-2001, sociologo, Lascia entrare, in Mongolfiere, Archinto, Milano, 2002, citato da Duccio Demetrio, La vita schiva. Il sentimento e le virtù della timidezza, Raffaello Cortina, Milano, 2007.


#BRICIOLE / Managerialmente

Gestire
Aveva smesso di vivere da quando aveva cominciato a ‘gestire’.
La vita.

Limite
Il limite ti contiene.
Quando lo accetti sei 'conten(u)to'.
Poco manageriale?
Umano.

Affettività manageriale
Manager, in soggiorno: sta lavorando al computer.
Lei, dal balcone: «Vieni a vedere, c'è il tramonto sul mare!»
Lui: «E qual è l'obiettivo?»

Vincente
Se sbaglia strada il manager vincente non arretra.
Dice che basta pensare positivo e la strada diventa giusta.

*** Massimo Ferrario, rielaborazione per 'Mixtura' di Bruscolini, 9, 'Rivista di Direzione del Personale', 2012

#EXLIBRIS / Pazzi, pensano con la testa (Carl G. Jung)

«Vedi» diceva Ochwìa Biano «quanto appaiono crudeli i bianchi. Le loro labbra sono sottili, i loro nasi sono affilati, le loro facce solcate e alterate da rughe. I loro occhi hanno uno sguardo fisso, come se stessero sempre cercando qualcosa. Che cosa cercano? I bianchi vogliono sempre qualcosa, sono sempre scontenti e irrequieti. Noi non sappiamo che cosa vogliono. Non li capiamo. Pensiamo che siano pazzi». 
Gli chiesi perché pensasse che i bianchi fossero tutti pazzi. 
«Dicono di pensare con la testa» rispose. 
«Ma certamente. Tu con che cosa pensi?» gli chiesi sorpreso. 
«Noi pensiamo qui», disse, indicando il cuore. 

*** Carl Gustav JUNG, 1875-1961, medico e psichiatra svizzero, fondatore della psicologia analitica, Ricordi, sogni, riflessioni, a cura di Anna Jaffé, 1961, Rizzoli, Milano, 1978.
https://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Gustav_Jung


In Mixtura altri contributi di Carl Gustav Jung qui

#VIDEO / Le virtù fragili (Eugenio Borgna)


Eugenio BORGNA, 1930, psichiatra di matrice fenomenologica
Le virtù fragili, Festivaletteratura, 4 settembre 2014
video, 29min10

Eugenio Borgna è uno degli psichiatri italiani più importanti del secolo scorso: per la sua azione sul campo e per la ricerca attenta, rigorosa e illuminante sull'anima umana, anche riversata in libri di particolare lucidità e intensità.
Questo intervento prende spunto dal libro La fragilità che è in noi, Einaudi, 2014. (mf)

«Qual è il senso di un discorso sulla fragilità? Quello di riflettere sugli aspetti luminosi e oscuri di una condizione umana che ha molti volti e, in particolare, il volto della malattia fisica e psichica, della condizione adolescenziale - con le sue vertiginose ascese nei cieli stellati della gioia e della speranza, e con le sue discese negli abissi dell'insicurezza e della disperazione -, ma anche il volto della condizione anziana, lacerata dalla solitudine e dalla noncuranza, dallo straniamento e dall'angoscia della morte. La fragilità, negli slogan mondani dominanti, è l'immagine della debolezza inutile e antiquata, immatura e malata, inconsistente e destituita di senso; e invece nella fragilità si nascondono valori di sensibilità e di delicatezza, di gentilezza estenuata e di dignità, di intuizione dell'indicibile e dell'invisibile che sono nella vita, e che consentono di immedesimarci con più facilità e con più passione negli stati d'animo e nelle emozioni, nei modi di essere esistenziali, degli altri da noi.» (Eugenio Borgna, da  La fragilità che è in noi, Einaudi, 2014).


In Mixtura altri contributi di Eugenio Borgna qui

#VIDEO #CINEMA / 'Invictus', Nelson Mandela e la poesia di W.E. Henley



Invictus (L'invincibile), 2009, diretto da Clint Eastwood, 
con Morgan Freeman e Matt Damon
video, 1min55


La poesia Invictus (ossia 'Invitto/'Imbattuto'), scritta dal poeta inglese William Ernest Henley (1849-1903, giornalista e scrittore britannico) è stata usata da Nelson Mandela (1918-2013, politico sudafricano e 1^ presidente del Sudafrica dopo l'apartheid, premio Nobel per la pace nel 1993) per alleviare gli anni della sua prigionia durante l'apartheid.


Dal profondo della notte che mi avvolge,
Nera come il pozzo senza fondo che va da un polo all'altro,
Ringrazio qualunque dio possa esistere
Per la mia anima indomabile.

Nella stretta morsa delle circostanze
Non mi sono tirato indietro né ho gridato
Sotto i colpi avversi della sorte
Il mio capo sanguina, ma non si china.

Oltre questo luogo di rabbia e lacrime
Incombe solo l'orrore dell'ombra
Eppure, la minaccia degli anni
Mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima


° ° °

«L'istruzione è il grande motore dello sviluppo personale. È attraverso l'istruzione che la figlia di un contadino può diventare medico, che il figlio di un minatore può diventare dirigente della miniera, che il figlio di un bracciante può diventare presidente di una grande nazione. È quello che facciamo di ciò che abbiamo, non ciò che ci viene dato, che distingue una persona da un'altra.» (Nelson Mandela, da Lungo cammino verso la libertà. Autobiografia,traduzione di Ester Dornetti, Adriana Bottini, Marco Papi, Feltrinelli, 2004). 


«Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso.» (Nelson Mandela, citato in Antonio Gaspari, E' morto un grande uomo, zenit.org, 6 dicembre 2013)

** Per un approfondimento biografico di Nelson Mandela,
http://it.wikipedia.org/wiki/Nelson_Mandela

martedì 3 febbraio 2015

#VIDEO #MUSICA #SGUARDI POIETICI / Romeo e Giulietta, C. Ferrarini, E. Battigelli, F. Casuscelli



Claudio FERRARINI, 1954, flautista
Emanuela BATTIGELLI, 1980, arpista
Romeo e Giulietta, di Nino Rota (1911-1979)
7 agosto 2011
video, 3min14



Questa musica ha ispirato il testo che riporto qui sotto.
E' di Francesco CASUSCELLI, La nuova voce del vento, blog 'sospensioni molecolari', 31 gennaio 2015, http://bit.ly/1z8bVth  

L’armonia musicale scuote il sentimento
vibrante, silenzioso tra il battito e l’unisono

dispiega i veli dell’anima che danzano leggeri
su note libere e generose dal tuo appassionato soffio.

La musica fluisce dalla tua anima
onda continua offre una nuova voce al vento.

Tu moduli il metallo al tocco leggero agli ugelli le dita
non c’è spartito negli occhi ma è parte del cuore

dolcezza s’effonde tra le foglie ad un frullo d’ali
ti ascolto assorto nel crepuscolo che tinge di malva l’orizzonte

allontanando il più profondo silenzio
tu che anticipi l’usignolo della sera.

Non trova tempo la malinconia nell’epilogo del giorno
e neanche la notte che la luna invita all’ascolto col sorriso

quieta, l’indulgente fauno, e la nuova voce del vento
s’inchina al fragoroso applauso

#CASI FORMATIVI #IMPRESA / I sei operai

Sandro Accordi, Pino Antini, Mauro Dialetti, Giorgio Fricchi, Gino Pace e Carlo Vecchi lavorano come operai allo Stabilimento di Calusco della EuroToys, un’azienda italiana che produce e commercializza giocattoli in tutta Europa.

Il Capo del Personale, ragionier Fabio Deominis, ha appena avuto con loro e con altri loro colleghi una riunione importante. 
In questa riunione l’Azienda ha anticipato che a breve sarà avviato un grosso progetto di cambiamento organizzativo, che toccherà profondamente gli attuali modi di lavorare di pressoché tutto lo stabilimento. Saranno riviste molte delle attuali mansioni e si richiederà alle persone un più forte coinvolgimento nei processi di lavoro.

Sandro Accordi, Pino Antini, Mauro Dialetti, Giorgio Fricchi, Gino Pace e Carlo Vecchi, prima di rientrare a casa, si sono fermati al bar del paese, per commentare quanto avvenuto in riunione.
Ecco le loro battute.

Il dialogo
Pace:
Ti vedo preoccupato, Vecchi...
Vecchi:
Preoccupato?
Pace:
Sì, non so... mi sembra che la riunione con Deominis non ti sia piaciuta molto...
Vecchi:
No, perché... anzi...
Pace:
E allora cosa c’è che non va?
Vecchi:
... 
Dialetti:
Dai, Vecchi, sputa il rospo... ti vedo pensieroso... Non mi dirai che Deominis ti ha messo paura?
Antini:
A me Deominis mi ha fatto proprio un baffo... Se crede di convincermi con le sue fregnacce sull’impresa, il cambiamento e l’importanza del cliente...
Pace:
Ragazzi, vogliamo lasciar parlare Vecchi per favore? Dai, Vecchi, non farti pregare...
Vecchi:
E’ che... sì, insomma, non mi convince la cosa... Deominis dice che dovremo darci tutti un nuovo modo di lavorare... che con il cambiamento che si prospetta faremo tutti un lavoro più interessante... meno routinario... meno noioso... che saremo coinvolti e avremo la possibilità di dire di più la nostra... e che dovremo far funzionare di più il cervello...
Pace:
Non ti va di lavorare in questo modo?
Vecchi:
Non è che non mi va... è che... sì, mi chiedo se ce la farò a cambiare i miei comportamenti... non sono mica più un ragazzino io... non ho l’età di Antini, Fricchi o Accordi... è una vita che mi comporto come mi comporto... e adesso... questa storia di lavorare pensando a quello che si fa... e per giunta porsi anche il problema se è possibile migliorare la qualità del nostro lavoro... tutte queste cose sulla soddisfazione del cliente... il fatto che noi dobbiamo imparare a lavorare per lui...
Pace:
L’avevo detto che eri preoccupato...
Vecchi:
No, preoccupato no, anche perché la cosa in sé, a vederla bene, non mi dispiace... In fondo, poter lavorare in modo più intelligente, mettendoci più cervello...
Antini:
Ma quale più cervello! Questa è la solita trovata del padrone. Scaricano su di noi i problemi loro. A me, di questa cosa della soddisfazione del cliente non me ne frega niente. Cavoli loro. Io è già tanto che faccio le otto ore. Il cervello è mio e me lo gestisco io.
Fricchi:
Concordo. Anche se a me, a differenza di Antini, dei padroni non interessa un tubo: non ho nessuna lotta di classe da fare, io, e a me mi basta solo far passare la giornata... 
Pace:
Già, purché ti lascino aperte le discoteche il sabato sera, vero...?!
Fricchi: Questi, se non ti dispiace, sono cavoli miei. Quello che io ci faccio col mio cervello...
Pace:
... o con altro...!
Fricchi:
D’accordo, quello che ci faccio col mio cervello o con altro, comunque voglio essere io a deciderlo. E scusate se non riesco a mettere l’azienda in cima ai miei pensieri.
Vecchi:
Figuriamoci se voi giovani non eravate d’accordo...
Accordi:
Be’, se permettete, io pur essendo giovane non sono d’accordo...
Antini:
Il solito ruffiano...
Accordi:
Sai benissimo che non lo sono. Lo sapete tutti e lo sa anche Deominis che non mi struscio addosso a nessuno: se ho da dire qualcosa la dico senza tanti complimenti, in faccia a Deominis o a chiunque altro... E’ che proprio non capisco...
Pace:
Cosa non capisci?
Accordi:
Scusate, ci viene detto che presto potremo lavorare in maniera più intelligente e la cosa non ci va?
Vecchi:
Non c’entra questo... per parte mia, l’ho detto prima, sono solo un po’...
Pace:
A me sembra che stiamo dando troppo peso a quello che ci ha detto Deominis...
Dialetti:
Il fatto che gli stiamo dando peso mi sembra perfettamente giusto. Questa di Deominis non mi è parsa una riunione per finta. Deominis non ci ha confidato delle sue idee. Ci ha parlato di un pro¬getto aziendale. Di una cosa che è già stato deciso che partirà. A brevissimo, tra l’altro.
Antini:
E tu, naturalmente, sei già pronto a essere d’accordo...
Dialetti:
Cosa significa che "sono già pronto ad es¬sere d’accordo"?
Pace:
Dai, su, calma ragazzi, adesso non buttiamola in politica come sempre...
Antini:
Nessuna politica... E’ che al solito i tipi come Dialetti, appena l’azienda chiede, subito corrono...
Pace:
Ah, ma allora volete proprio litigare...
Dialetti:
Figurati, me ne guardo bene... Antini lo conosco da quando era un ragazzino: a lui, tanto, non gli va mai bene niente. L’azienda potrebbe fare qualunque cosa, potrebbe anche decidere di fare per assurdo tutto quello che lui in questo momento volesse: comunque non gli andrebbe bene nulla... Per lui ci sono i padroni e basta: e con i padroni, secondo lui, non si discute...
Antini:
Certo, loro fanno i loro interessi e noi dobbiamo fare i nostri... Ai padroni gli si fa la lotta contro. O comunque, se proprio non si vuole o non si riesce a combatterli, almeno da loro ci si difende. Mica gli si dà il cervello...
Dialetti:
Sai bene che non sono mai stato tenero con certe scelte dell’azienda. Anche Deominis sa che sono un osso duro quando si tratta di contrattare. E anche su questa cosa, infatti, al limite si può negoziare: volete che vi diamo più cervello? Benissimo, vediamo cosa ci date in cambio.
Accordi:
Scusate, francamente fatico a capire. Una delle ragioni per cui da sempre gli operai si lamentano non è anche perché sono costretti a fare lavori cretini? E allora? Adesso che un po’ dappertutto si sta rivedendo l’organizzazione a catena, per rendere le persone più coinvolte in quello che fanno, ci lamentiamo o ci preoccupiamo? Tu Antini parli del padrone: ok, a parte il fatto che qui da noi il padrone si è fatto un po’ più sofisticato, visto che è diventato una multi-nazionale, che dovremmo fare: rifiutarci di lavorare in modo più umano (più intelligente, se possibile, e magari anche più divertente), solo per dire di no e combattere il padrone?
Dialetti:
Be’, al solito Accordi tende a enfatizzare e a vedere le cose in maniera forse un po’ troppo ottimistica, però a me sembra che il suo ragionamento non fa una grinza. Altrimenti, attenzione: la conosciamo tutti quella del marito che se li taglia per far dispetto alla moglie, no...?!
Antini:
Non raccolgo lo spirito: qui si tratta di calar le braghe, non di tagliarseli...
Pace:
Date retta a me: e per rimanere in tema, non crediamo alle... palle che l’azienda ci racconta...
Antini:
Non mi dirai, Pace, che, proprio tu, adesso ti schieri contro l’azienda...?!
Pace:
Ma sta zitto, Antini... che come al solito non capisci un tubo...! 
Antini:
Ecco, ha parlato il filosofo... Che sono vent’anni che la prende in quel posto e neppure se ne accorge...!
Pace:
Vedi, caro Antini, lasciati dire, io di anni sulle spalle ne ho un po’ di più di te... E so come girano queste cose... Deominis, per carità, è anche un brav’uomo, ma fa il suo mestiere. Il fatto è che si stanno facendo un po’ di chiacchiere e nella sostanza non cambierà niente. La qualità, il cliente, la concorrenza... sì, certo, lo so anch’io che non è più come una volta... Ma tanti discorsi sono solo aria fritta. Adesso van di moda le parolone, quelle che i capi si passano nei corsi di formazione: per prendersi in giro e prenderci in giro meglio. Gira che ti gira, vedrete, noi continueremo a fare quel che facciamo... 
Fricchi:
Io lo ripeto: che le cose cambino o meno, a me non mi frega niente. Adesso come domani, appena suona la sirena, io sono già fuori che vi saluto...
Accordi:
Già, e se dovessimo ritornare in crisi come due anni fa...? C’è forse qualcuno che ce lo garantisce il nostro posto di lavoro? Per esempio, caro Fricchi, sei proprio sicuro che potrai uscirtene anche domani alle cinque? Perché potrebbe anche succedere che sei già uscito prima...
Antini:
Non ho capito se hai deciso di divertirti a fare l’uccello del malaugurio o sei solo l’amico del padrone...
Accordi:
Niente di tutto ciò. Era semplicemente un’ipotesi. E comunque faccio solo l’amico di me stesso. E’ chiaro che le aziende non siamo noi operai a gestirle. Però mi pare evidente che se il mercato non tira più, le aziende sono costrette a chiudere. Non sto facendo terrorismo: basta guardarsi in giro e vedere quel-lo che succede ogni giorno. E se il mercato oggi chiede un certo modo di produrre e noi non ci adeguiamo, producendo anche, ad esempio, la qualità che vuole questo benedetto e maledetto cliente, noi possiamo dire tutto quello che vogliamo, ma l’azienda chiude. E noi andiamo a casa.
Antini:
Se ti sente Deominis, ti assume al Personale...
Dialetti:
Puoi prenderlo in giro fin che vuoi, Antini, ma ti sfido a dire che Accordi ha torto... 
Antini:
Lo sai bene che non mi ritiro mai dalle sfide, ma tanto non serve a niente... Tu sei convinto che spetta a noi lavoratori dare una mano alle aziende, io invece continuo a pensare che spetti ai padroni gestirsele e a noi combattere per evitare lo sfruttamento... Comunque, se vi va bene così, cari Dialetti e Accordi, accomodatevi. Ecco cosa significa il vostro sistema: guardate la faccia di Vecchi. Sembra che abbia preso una tranvata in faccia: è lì tutto preoccupato, al punto che stanotte ci scommetto che non riuscirà neppure a dormire, perché sta pensando alla nuova organizzazione del lavoro promessaci da Deominis. E si domanda come farà a cambiare il suo modo di lavorare, a fare quello che l’azienda anche stavolta ha già deciso per conto suo di affibbiare a tutti noi con il consenso di tutti voi...

° ° °

Spunti per riflettere
(1) - Cosa pensate di ognuno dei 6 operai protagonisti del dialogo?  
(2) - Quali spunti vi dà questo dialogo per la situazione specifica della vostra Azienda?
(3) - Pensate che, nella realtà della vostra Azienda, sarebbe utile qualche comportamento di collaborazione simile a qualcuno dei personaggi del caso? Se sì, di chi in particolare? Se no, descrivete un collaboratore per voi “giusto”: quali atteggiamenti e comportamenti dovrebbe avere?

***  Massimo Ferrario, Dia-Logos, © 2006 - Materiale usato per discutere temi di comportamento organizzativo in corsi di formazione per manager e professional.
Riproduzione consentita citando autore e fonte.

#LIBRI PIACIUTI / Quando la legge è superiore

Giorgio FONTANA, Per legge superiore, Sellerio, p. 245, 2011, 13,00 €, ebook 8,99 €

E’ la storia di un magistrato a fine carriera che si trova ad affrontare un caso problematico: in cui la ‘legge superiore’, che dovrebbe sempre agire da riferimento-guida, e a maggior ragione in una professione tanto delicata quale quella del protagonista, sembra mostrarsi con difficoltà.

Qui come nella realtà nasce allora un travaglio duplice: da una parte, capire la ‘cosa giusta da fare’ esige spesso una ricerca faticosa e non sempre facile; e dall’altra (forse ancora di più), decidere di ‘fare la cosa giusta’, una volta che sia stata individuata, richiede un atto così impegnativo, talvolta ‘totalizzante’, che può sconvolgere le abitudini e le sicurezze date per acquisite nel corso di una vita intera.

L’autore procede passo passo nel dipanare la vicenda, cogliendo soprattutto gli aspetti di riflessione, pacata ma sofferta, del protagonista. Forse, qua e là, l’insistenza di dettaglio, sui pochi avvenimenti che costituiscono la storia, prende la mano. Ma la scrittura, sostenuta da uno stile che sa unire scorrevolezza a capacità di indagine psicologica, riesce sempre a coinvolgere e a mantenere in tensione pensiero e attenzione. 

Ben descritta la relazione del vecchio magistrato con la giovane giornalista che ne mina le certezze. L’intraprendenza, insieme ‘aggressiva’ e rispettosa, e la tenacia della ragazza nel seguire con ostinazione le sue convinzioni suscitano simpatia e forniscono un buon esempio di come l’indifferenza si possa vincere: forse, e non sarebbe male, non solo nella fiction.

Ancora più felice e apprezzabile, a mio parere, il successivo romanzo di Fontana (di tre anni dopo), che chiude il dittico in tema di magistratura e giustizia (Morte di un uomo felice, Sellerio, 2014). (mf)

#VIDEO #POLITICA / Sinistra, progressista o conservatrice?


Franco CASSANO, 1943, docente all'università di Bari, sociologo, saggista
Vuoto d'aria, Colloquio con Concita De Gregorio
'Pane quotidiano', RaiTre, 12 gennaio 2015
video, 22min39


Progressista o conservatrice? 
Le trasformazioni della società hanno colto in contropiede la sinistra, generando una vera e propria crisi d’identità. Ora che il vento della storia non soffia più alle sue spalle, il sociologo Franco Cassano analizza le ragioni di questa crisi, invitando la sinistra a rientrare nella partita del mondo senza complessi o reticenze. (dalla presentazione di RaiTv)

La discussione prende spunto dall'ultimo saggio di Franco CassanoSenza il vento della storia. La sinistra nell'era del cambiamento, Laterza, Roma-Bari, 2014.
Prima però il video fa riferimento alla giornata di Parigi che ha unito l'Europa contro l'attentato a 'Charlie Hebdo' del 7 gennaio 2015.
Dice Franco Cassano: «La paura può produrre non solo smarrimento. Ma può anche generare unità, solidarietà (...) e quindi può trasformarsi nella cosa opposta, la speranza».

Alcuni temi toccati durante la conversazione:
* la satira deve essere irresponsabile? Può essere censurata?
* come tenere insieme competitività e diritti?
* perché la sinistra non riesce ad accettare il cambiamento?
* che fare, visto che la 'protezione' conquistata negli anni passati non copre più tutti?
* come valutare l'apertura di Obama: «Todos somos americanos»?   (mf)

° ° °
«La sinistra deve scendere dalla cattedra e smettere di sentirsi ospite innocente in un mondo cattivo.» (Franco CassanoSenza il vento della storia. La sinistra nell'era del cambiamento, Laterza, Roma-Bari, 2014).

#VIDEO #PSY / Dal profondo dell'anima. Omaggio a Jung (Werner Weick)


Werner WEICK
giornalista, regista e documentarista svizzero
http://wernerweick.ch/profilo/
Dal profondo dell'anima. Omaggio a Carl Gustav Jung
(versione integrale) 
dal Progetto del Filo d'oro, Radio Televisione Svizzera Italiana
video, 51min37

«Fin dai tempi più antichi, il filo d’oro è il simbolo di un sapere che nasce dall’esperienza personale e che è libero dai condizionamenti istituzionali. E’ un filo perché rappresenta la continuità di un’esperienza sempre antica e sempre nuova ed è esile perché in ogni generazione questa consapevolezza viene mantenuta da una minoranza di individui. Questo filo è d’oro perché è immortale: resta sempre, anche nei periodi più caotici e oscuri; a volte più apparente, a volte più nascosto.»
(Werner Weick, dalla presentazione della serie di documentari 'Il Filo d'Oro').

Con questo documentario dedicato a Jung, Weick dipinge un ritratto sintetico, e molto evocativo, del pensiero, dello psicanalista svizzero, sottolineandone il lato umano e ricorrendo efficacemente ai ricordi narrati dalla viva voce di coloro i quali gli vissero accanto. (mf)

«Quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non potrebbero concepire nemmeno approssimativamente... Prima o poi, i morti diventeranno un tutt'uno con noi; ma, nella realtà attuale, sappiamo poco o nulla di quel modo d'essere. Cosa sapremo di questa terra, dopo la morte? La dissoluzione della nostra forma temporanea nell'eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci sentiremo tutti membri di un unico corpo » (Carl Gustav Jung, 1875-1961)

Werner Weick, Dal profondo dell'anima. Omaggio a Carl Gustav Jung
Red Edizioni, 1993

#VIDEO #PEDAGOGIA / Lorenzo Milani



Lorenzo MILANI (1923-1967)
prete, educatore
Lorenzo Milani, di Alberto Melloni, 'Progetto Rai Educational-Treccani'
video, 5min14

Don Lorenzo Milani nasce nel 1923. 
E' il rampollo di una famiglia ebrea molto ricca e di straordinaria cultura. La sua mamma studia inglese con James Joyce; per far ripetizioni a lui interverrà niente di meno che Giorgio Pasquali, il padre della filologia italiana. 
Ha uno spirito artistico molto pronunciato: dopo un periodo di vita a Milano, andrà a bottega da un artista tedesco, Hans-Joachim Staude, per diventare un pittore. 
In quel momento della sua esistenza incontra un prete fiorentino, Don Raffaele Bensi, e con lui matura la scelta di una conversione cristiana radicale. Una conversione che serve non solo a strapparlo ad un ambiente borghese, ma anche in qualche modo ad inverare quello che era stato un battesimo fatto per motivi razziali dai genitori durante il periodo della persecuzione fascista. 
Questo giovane giudeo-cristiano rappresenta all'interno del suo seminario e all'interno del clero fiorentino una voce di grande radicalità. Lo si vedrà quando viene mandato a Calenzano, nella periferia di Firenze, dove il suo amore per la classe operaia diventerà la ragione di un modo stesso di vivere il sacerdozio, non solo e prima di tutto come un annuncio pio in quanto tale, ma come un annuncio educativo, la formazione alla cultura, il consegnare la parola in tutti i sensi che può avere. E a Calenzano Don Lorenzo Milani si fa dei nemici, talmente tanti che l'Arcivescovo di Firenze per punirlo gli offre di mandarlo parroco e priore a Barbiana, una parrocchietta sul crinale dell'Appennino dove non arriva né la strada, né la luce. 
Don Milani accetta questa sfida e farà di Barbiana il centro di una irradiazione culturale, spirituale e teologica di grande rilevanza. Ed è lì che pubblicherà Esperienze pastorali, un libro sulla sua riflessione fatta a Calenzano che verrà messo fuori commercio dal Sant'Ufficio. Ed è lì che formerà una piccola scuola per i figli dei contadini che diventerà un modello di grande innovatività e creatività pedagogica. 
Una scuola alla quale prenderanno parte anche grandi figure della cultura italiana, fotografi come Oliviero Toscani, grandi giuristi che si lasciano coinvolgere in questa esperienza di emancipazione delle classi subalterne attraverso la cultura. 
Si ammalerà di un linfoma molto giovane (muore nel 1967 a giugno) ma prima di morire farà in tempo ad essere rinviato in giudizio per aver difeso l'obiezione di coscienza ed essere diventato famoso in tutta Italia per la sua difesa appunto della vita di questi ragazzini delle classi subalterne che nella scuola trovavano grazie a lui un momento di emancipazione e non di esclusione. 
La sua figura è una figura complessa perché ridurla ad un pedagogista vorrebbe dire perdere quella che è stata la sua grande passione bruciante di un figlio di Israele innamorato della parola che diventando cristiano porta nella sua fede quello stesso amore e quello stesso fuoco. (Alberto Melloni, da Treccani Channel, 17 luglio 2013)

° ° °

Su una parete della nostra scuola c'è scritto grande: I CARE. È il motto intraducibile dei giovani americani migliori. Me ne importa, mi sta a cuore. È il contrario esatto del motto fascista «Me ne frego». (da Lettera ai giudici, 1965)

In quanto alla loro vita di giovani di domani, non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo di amare la legge è di obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando non sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate. (da Lettera ai giudici, 1965)

Spero che in tutto il mondo i miei colleghi preti e maestri d'ogni religione e d'ogni scuola insegneranno come me. Poi forse qualche generale troverà ugualmente il meschino che obbedisce e così non riusciremo a salvare l'umanità. Non è un motivo per non fare fino in fondo il nostro dovere di maestri. Se non potremo salvare l'umanità ci salveremo almeno l'anima. (da Lettera ai giudici, 1965)

Non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali. (da Lettera a una professoressa, 1967)

Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia. (da Lettera ad una professoressa, 1967)

Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia. (da Lettera ad una professoressa, 1967)

Il giorno che avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco, installato la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordati Pipetta, quel giorno ti tradirò, quel giorno finalmente potrò cantare l'unico grido di vittoria degno di un sacerdote di Cristo, beati i poveri perché il regno dei cieli è loro. Quel giorno io non resterò con te, io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso. (da Lettera a Pipetta, scritta a un giovane comunista, 1950)

Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri miei stranieri. (da L'obbedienza non è più una virtù, 1965)

lunedì 2 febbraio 2015

#HUMOR / Senza internet


dal web (senza fonte)

#IMPRESA #SLIDE / Per un'impresa 'diversa'

Avremmo sempre più urgenza di imprese 'diverse'.
Avremmo sempre più urgenza non di parole, ma di fatti.
Avremmo sempre più urgenza non di convention, ma di azioni.

In queste slide, però, non possono che esserci parole. Per quanto, da parte mia, appassionate e non retoriche.
Che ho speso più volte nei miei incontri con il management, anche top, di molte aziende: soprattutto multinazionali.
E che, per la verità, hanno prodotto qualcosa. 
Prima, discussione, partecipazione, coinvolgimento.
Poi, magari non sempre, qualche piano di azione. 
E infine, anche grazie a qualche congiunzione astrale favorevole che ha benedetto l'impegno consulenziale (*), pure qualche azione.

Del resto, anche seminare è un'azione concreta. 
Se si vuole poi il raccolto. E se si ha la pazienza di coltivare la terra. Attendendone i frutti. (mf)

Le trovate qui



Materiale riproducibile citando autore e fonte. In questo caso:
Massimo FERRARIO, Impresa 'diversa' e sviluppo organizzativo. Spunti per riflettere, Dia-Logos, 2012.



(*) Tengo a precisare che non sto facendo autopromozione: essendo uscito dal mercato della consulenza dal 2013.

#VIDEO #SOCIETA' / Tutti i colori di una vita integrale (Tiziano Terzani)


TizianoTERZANI, 1938-2004, giornalista e scrittore
Tutti i colori di una vita integrale: Tiziano Terzani si racconta
documentario di Paolo Aleotti e Luciano Minerva, RaiTre, luglio 2006
video, 49min01

Per scoprire la biografia di Tiziano Terzani: sempre profondamente 'vissuta'.
E per ricordare (o scoprire) un po' del passato italiano rivisto con i suoi occhi.
Per ascoltare, anche da lui direttamente, la sua visione del mondo.
Le sue illusioni. E le sue grandi delusioni. Per la Cina. La politica.
Un 'incontro', anche solo attraverso una pellicola, importante. Comunque la si pensi.
Perché la sua umanità ti 'arriva': sincera, appassionata. Integrale. 

E gustatevi, proprio negli ultimi fotogrammi,  raccontato da Terzani, il breve aneddoto, tipicamente orientale, sul Maestro e l'uccellino, (mf)

° ° °
«Non cercarti un posto in queste gabbiette di piccione che sono già lì pronte. 
Inventatelo.»
«Non ho mai preteso di essere un giornalista anglosassone, in questo senso 'indipendente', 'obiettivo'. Mai preteso. perché non lo sono. Perché nessuno lo è. Anche quelli che pretendono di esserlo, sono solo falsi e finti.» 
«Noi crediamo di essere liberi. Non siamo mai stati schiavi come ora. Mai. Mai. Mai.» 
«Questa bellezza in qualche modo ti entra dentro. (...) Il tramonto è lì per tutti. E fortunamtamente non è stato ancora consumerizzato: non è che lo metti in una boTtiglia e ne porti un pezzo a casa. Bello. E' lì. Stupendo. Per tutti. Dinnanzi a tutto questo, la tua esistenza è una piccolezza, è lo starnuto di una formica.» (Tiziano Terzani)»


° ° °

(Se siete interessati, potete vedere anche, sempre su questo blog, Tiziano Terzani, L'unica rivoluzione possibile è quella interiore,  video, 8min59
http://masferrario.blogspot.it/2015/01/video-societa-lunica-rivoluzione.html)

#VIDEO #TEATRO / E' cosa 'e niente



Eduardo DE FILIPPO (1930-1984)
drammaturgo, regista, attore, poeta
E' cosa 'e niente 
da E. De Filippo, Peppino Girella, 1963
video, 4min12


La moglie: «Che vuoi fare: è cos’e nient». 
E il marito: «Pure questa è cos’e nient. È sempre cos’e nient. Tutte le situazioni le abbiamo sempre così risolte. È cos’e nient. Non teniamo che mangiare: è cos’e nient. Ci manca il neces­sario: è cos’e nient. Il padrone muore e io perdo il posto: è cos’e nient. Ci negano il diritto della vita: è cos’e nient’. Ci tolgono l’aria: è cos’è nient, che vvuò fa. Sempre cos’e nient. Quanto sei bella. Quanto eri bella. E guarda a me, guarda cosa sono diven­tato. A furia di dire è cos’e nient siamo diven­tati cos’e nient io e te. Chi ruba lavoro è come se rubasse danaro. Ma se onesta­mente non si può vivere, dimmi, dimmi, vab­buò è cos’e nient. Non piangere, è cos’e niente. Se io esco e uccido a qualcuno, è cos’e nient. E se io impazzisco e finisco al man­i­comio e ti chiedono per­ché vostro mar­ito è impazz­ito tu devi dire: è impazz­ito perniente. È cos’e nient. È niente».
(da youtube)

#VIDEO #HUMOR / Tre barzellette di Gigi Proietti



Gigi PROIETTI, 1940
attore, comico, regista, cantante, 
Tre barzellette, da Carramba, Raidue, con Raffaella Carrà
video, 8min59


Dieci minuti di relax con un attore strepitoso.
Tre barzellette: 
(1) - Il giocatore di golf 
(2) - L'omone depresso 
(3) - L'uomo che ripete 18

#ILLUSIONI OTTICHE / Papero o coniglio?


Papero o coniglio?
(ark mf)

domenica 1 febbraio 2015

#POLITICA / L'inganno del 'condividere'

Da anni vado 'combattendo' contro l'uso doppio e manipolatorio del verbo condividere. 
Che piace. Molto. 
Dappertutto, e specie sul lavoro: nelle multinazionali, ad esempio, un minuto sì e l'altro pure si invita il collaboratore o il collega a 'condividere': “se hai un momento, volevo condividere con te...”

Credo urga un chiarimento. Sul complemento oggetto del verbo. 
Che rimane sempre, talvolta inconsapevolmente ma più spesso intenzionalmente, nel vago.

Infatti, si può condividere un processo per arrivare a un risultato. Oppure, più semplicemente, ci si può limitare a condividere un risultato
Nel primo caso, la persona che condivide è attiva: partecipa alla costruzione del risultato. 
Nel secondo caso è passiva: apprende, alla fine, durante il momento appunto della condivisione, il contenuto del risultato, che è  prodotto altrove, senza il suo contributo.

Mi pare una differenza non da poco: tutta sostanziale e per nulla formale.

Nella seconda accezione, il verbo ‘condividere’ è sinonimo del più chiaro e netto ‘ti informo’. 
Magari l’informazione di cui decido di mettere a parte l’altro è importante e riservata: e quindi, la condivisione assume, in questo caso, un rilievo particolare. Ma è evidente che, se l’altro non partecipa al processo di elaborazione del risultato, la pura condivisione di un risultato, per quanto rilevante e privilegiato esso sia, ha meno valore di quanto avrebbe una partecipazione attiva alla sua costruzione.
Insomma: dovrebbe esser evidente che nel caso in cui il processo non viene condiviso il termine appropriato, e non manipolatorio, per indicare un coinvolgimento dell'altro rimanda ad una più semplice e meno impegnativa consultazione: ascolto le tue esigenze, prendo atto delle tue proposte, poi decido e ti faccio sapere.  

Banale. Eppure.

Gli elementi che abbiamo sulla vicenda della elezione del nuovo presidente della Repubblica ci dicono che siamo in presenza di questo equivoco. Voluto, peraltro: perché non risolto, ma tenuto in piedi proprio perché utile.
Al di là della discussione sui contenuti del patto del Nazareno (solo riforme o anche nome del presidente della repubblica), quel che è certo è che il dichiarato ripetuto di Renzi ha sempre fatto riferimento al termine ‘condivisione’. Diceva di voler ‘condividere’ il processo di definizione della candidatura con tutti, addirittura. Ma sicuramente con Berlusconi: l'interlocutore privilegiato di un anno intero di lavoro insieme.
E l’uso di questo termine, come al solito, autorizzava a pensare, tutti e in primis Berlusconi, che si sarebbe condiviso il candidato: scegliendolo insieme. E non semplicemente venendo informati a cose fatte.

Sia chiaro. Sono antiberlusconiano da prima che Berlusconi ‘scendesse in campo’. Perché mi pareva di una evidenza solare che, dato il personaggio, sarebbe accaduto quello che poi è accaduto e che da oltre vent'anni continua ad accaderci (anche per responsabilità nostra: che continuiamo a non essere capaci di liberarci di questo perverso modello culturale-politico tanto simile all'italiano medio). Dunque, non ho alcuna ragione per difendere un maestro di inganni che ora urla all’inganno. 
Semplicemente, non mi piacciono gli inganni. Chiunque li commetta. E l’episodio conferma che spesso è difficile distinguere tra maestri e allievi e che entrambi si superano a vicenda.
Del resto, per Renzi, nulla di nuovo sotto il sole. Dopo la promessa che mai sarebbe diventato premier senza passare dalle urne e la ripetuta assicurazione a Letta di ‘stare sereno’, non poteva mancare l'utilizzo del verbo ‘condividere’ nella sua forma più subdola e manipolatoria: del tipo ‘ti informo a decisione presa dopo averti fatto credere che avremmo costruito insieme la decisione'. 
Il vecchio adagio ripete che non c’è due senza tre. Ma ci sono persone, devoti alla filosofia dei 'vincenti', che sanno vincere anche gli adagi. E sono sicuro che sono capaci di andare oltre il tre.
Io continuo a sognare, sempre più solitariamente, una politica seria: onesta, trasparente, che non prenda in giro nessuno. Dove il fine non giustifichi i mezzi. Anche quando il fine, come in questo caso, almeno per quanto mi riguarda, piace e conviene. 
Perché credo che per fare il bucato ci voglia acqua pulita. E l’acqua sporca, mi pare un dato inconfutabile, non può che fare un bucato sporco. (mf)

#LIBRI PIACIUTI / Quando tutto sarà finito

Audrey MAGEE, Quando tutto sarà finito, Bollati Boringhieri, 2015
pagg. 319, € 18.00, ebook € 5,99

Germania. La guerra. Il nazismo. La sconfitta. Il crollo di tutto un mondo in cui si era creduto di credere.

Lui e lei si sposano, conoscendosi solo attraverso una fotografia. Lui per guadagnarsi una licenza di una decina di giorni; lei per assicurarsi una pensione nel caso il neomarito di comodo muoia in guerra.
Pochi giorni di convivenza, e invece scatta l'amore. Vero. Indistruttibile, sembra. Un amore che è l'unico motore di un tempo, buio, disperato e interminabile, che i due da separati si trovano a vivere.

Lui riparte per la Russia e finisce sconfitto dentro la grande resa tedesca di Stalingrado. Lei resta a Berlino, con i genitori: si scopre incinta e giura che attenderà il rientro del marito. Entrambi, come la famiglia di lei, si lasciano abbindolare dalla propaganda nazista: che assicura felicità per tutti con il dominio della Germania sul mondo e promette la sicura distruzione, insieme con gli ebrei, dei tanto odiati comunisti.

La fede crollerà soltanto alla fine: quando la realtà prenderà il sopravento sulle allucinazioni.
Per lui, quando si renderà evidente la disfatta dell'esercito tedesco, con la rimonta incontrastata dei russi. E per lei, quando dopo la morte del fratello, anche lui soldato in Russia e rimandato a combattere nonostante i sintomi evidenti di una malattia mentale, la creduta amicizia del gerarca amico del padre non salverà il figlioletto: lasciato al suo destino perché i pochi antibiotici razionati devono servire esclusivamente ai dirigenti del partito. Solo allora, i due giovani cominceranno a capire l'assurdità della grande perversione nazista in cui tutti sono finiti. 

Pagine dure, secche, trancianti. Sull'avanzata e ritirata di Russia. E sulla vita quotidiana di un piccolo mondo borghese di Berlino, ipocrita e eticamente depravato, che aspira al successo strusciandosi addosso ai gerarchi nazisti e piatendo da loro briciole di relazioni di convenienza. 
Molti dialoghi. Come percorsi da una luce tagliente, livida, in bianconero. Che sanno scolpire e fissare momenti dolorosi, amari, drammatici.
Chi non teme un tuffo nel degrado umano ha trovato un libro che gli ricorda di che pasta è l'uomo.
Non sempre, ma spesso.

#MUSICHE & TESTI / L'ombra



Angelo BRANDUARDI, 1950, cantautore
L'ombra, dall'album Si può fare, 1993
video, 4min21


Mi protegga l'ombra 
e non mi trovi la tristezza, 
mi protegga l'ombra 
e mi riporti a casa. 
Su questa vecchia strada 
ho camminato e camminato, 
senza mai fermarmi, 
senza mai riposare. 
L'anima mia inquieta 
segua il suo cammino, 
mi protegga l'ombra 
dalle ombre della sera. 

#VIDEO #IMPRESA / Donne, troppo poche leader



Sheryl SANDBERG, 1969, top manager statunitense
Perché le donne leader sono troppo poche, dicembre 2010, Ted
(5 milioni di visualizzazioni)
video, 14min58


Gli interventi pubblici di Sheryl Sandberg, e il suo libro recente tradotto anche in italiano (*), fanno sempre molto discutere, per le sue posizioni provocatorie nettamente a favore delle donne, soprattutto nel mondo del lavoro.
Le critiche arrivano ovviamente dall'ambiente maschile, ma anche dalle donne: che la accusano di parlare da una posizione più che privilegiata

Ha scritto Enrico Deaglio (giornalista, saggista) su 'la Repubblica' (Lady Facebook, 3 ottobre 2013)
«Sheryl Sandberg è l’autrice del “manifesto femminista” del Ventunesimo secolo o l’ultima arrivata donna in carriera che straparla dall’alto di un paio di scarpe Prada? La paladina delle donne che lavorano o la privilegiata imboccata alla nascita con un cucchiaio d’oro? L’iniziatrice di un movimento mezzo secolo dopo la Mistica della femminilità, il libro di Betty Friedan che segnò la fine della supremazia maschile in Occidente?» 

In questo discorso in sede Ted, il tono e lo stile sono pacati. 
Ma i contenuti sono i 'suoi': netti e duri. 
Mi permetto di consigliare, comunque, visione/ascolto del video e lettura del libro anche a noi uomini. 
Specie se siamo manager in azienda. (mf)


° ° °
« Voglio essere chiara sin dal principio sul fatto che questo discorso non esprime giudizi. Non ho le risposte giuste; non le ho nemmeno per me stessa. Ho lasciato San Francisco, dove vivo, lunedí, e stavo andando a prendere l'aereo per venire a questa conferenza. E mia figlia, che ha tre anni, quando l'ho lasciata all'asilo, ha fatto la classica scena, attaccandosi alla mia gamba, piangendo, " Mamma, non salire sull'aereo ". É duro. Mi sento in colpa a volte. Non conosco nessuna donna, che stia a casa o che lavori, che non si senta così a volte. E non sto dicendo che lavorare sia la cosa giusta per tutti.
Il mio discorso oggi è incentrato sui messaggi da dare se vuoi lavorare. E credo che ce ne siano tre. Uno, siediti al tavolo. Due, scegli un partner che sia un vero compagno, E tre - guarda guarda - non mollare prima di aver lasciato il tuo lavoro. 

... le donne sistematicamente sottostimano le loro capacità. Se mettete alla prova uomini e donne, e chiedete loro domande su criteri totalmente oggettivi come la media dei voti, gli uomini fanno errori, sovrastimando, e le donne sbagliano sottostimandola. Le donne non negoziano per se stesse sul lavoro. Uno studio condotto negli ultimi due anni sulle persone che stavano entrando nella forza lavoro appena uscite dall'università mostra che il 57% dei ragazzi che stanno entrando -- ragazzi o uomini, in generale -- negoziano il loro primo salario, contro solo il 7% delle donne. Ed ancora più importante, gli uomini attribuiscono il loro successo a se stessi, mentre le donne lo attribuiscono a fattori esterni. Se chiedi a un uomo come mai hanno fatto un buon lavoro ti risponderanno: "Perché sono un grande". Ovviamente. Perché chiedere? Se chiedi ad una donna come mai ha fatto un buon lavoro ti risponderanno che sono state aiutate, che hanno avuto fortuna, che hanno lavorato duro.  

La mia generazione, tristemente, non cambierà i numeri ai vertici. Non si smuoveranno. Nella mia generazione, non ci sarà il 50% della popolazione al top di nessun settore. Ma sono speranzosa, e credo che le le nuove generazioni ce la faranno. Credo che un mondo governato da donne, dove metà della nazioni e metà della aziende sono condotte da donne, sarebbe un mondo migliore.  (Sheryl Sanberg, dal video)

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(*) Sheryl Sandberg, Facciamoci avanti, Mondadori, 2013

#ILLUSIONI OTTICHE / Montagna o galleria?


Montagna o galleria?
(ark mf)

#VIDEO #IMPRESA / Adriano Olivetti secondo Furio Colombo

https://focusadrianoolivetti.wordpress.com/2014/12/17/furio-colombo/

Furio COLOMBO, 1931, giornalista, saggista, politico
L'imprenditore Adriano Olivetti, coordinamento di Michele Fasano
Focus Adriano Olivetti, dicembre 2013
video, 26min55

Intervento appassionato, ricco di episodi vissuti, preciso e rigoroso, di Furio Colombo: che fu uno dei collaboratori 'stretti' di Adriano Olivetti.
Si rievoca il passato per confrontarlo con l'oggi.
E, naturalmente, l'avvicinamento è sconfortante.
Una mezz'ora scarsa, ma da non perdere.
Per avere qualche spunto di conoscenza, anche di prima mano, su un vero grande imprenditore: colto, visionario, innovativo, efficiente, aperto al sociale.
E per credere che imprenditori così, magari non ne esistono più, ma sono esistiti. (mf)

° ° °

«Adriano Olivetti non era un 'brav'uomo. E' stato un grande protagonista del XX E' stato l'imprenditore che avrebbe cambiato la struttura imprenditoriale di questo Paese. E' stato l'imprenditore che ha capito la storia. Ed è stato qualcuno che avendo potere e danaro si è messo in connessione con coloro che non ne avevano perché ha capito che la storia si attraversa insieme o non si attraversa. (...)

La follia oggi è quella di non tenere conto della distanza che aumenta aumenta aumenta continuamente tra ricchezza e povertà. Ricchezza che non è più capitalismo... Non c'è nessun mercato... La ricchezza degli immensi bonus.. la ricchezza della valutazione delle aziende secondo il trimestre di borsa non ha più niente a che fare con il mercato... (...)

Per prima cosa mi disse: "Lei va in fabbrica, presse e catena di montaggio. Non potrà mai capire com'è la vita di un operaio se non fa la vita di un operaio." E avveniva in modo trasparente: non c'erano trucchi. Gli operai sapevano che tu eri destinato a essere dirigente... Se no potevano pensare che tu eri lì a fare la spia... » 
Giuravo dagli Stati Uniti al Giappone per cercare i giovani laureati, più qualificati, che potessero venire in un centro creato a Pisa e in un altro vicino a Milano... Lui mi diceva sempre: "Cerchi fra filosofia, storia, letteratura... meno tra ingegneria..." (...)

La cosa che gli piaceva di più: parlare di persone. Di lui potrei dire una frase che sembvrerebbe assurda: non assumeva per produrre, produceva per assumere. Era la componente umana che gli pareva di gran lunga più grande di tutte le altre componenti che consentono di avere l'impresa... (...)

Fondamentale l'intuizione di Adriano Olivetti centrata su ricchezza (non capitalismo: ricchezza) e povertà. In questo ha anticipato l'unica persona che ce ne parla oggi: Papa Francesco. L'abisso tra una ricchezza troppo grande e una povertà troppo intollerabile. (Furio Colombo, dal video)

#VIDEO #SOCIETA' / Bertrand Russell, messaggio ai posteri



Bertrand RUSSELL, 1872-1970
filosofo, logico, matematico, attivista
Messaggio ai posteri, BBC, 1959
video, 3min25


A Bertrand Russell, nel programma della BBC Face-to-Face nel 1959, venne posta questa domanda di chiusura: 
«Cosa direbbe a una generazione che vivrà tra 1.000 anni a proposito della vita che ha vissuto e la le lezioni che ha imparato?».
La risposta è in due messaggi: uno intellettuale e uno morale.
Il primo esalta un'analisi della realtà che sia sempre rigorosamente ancorata ai fatti: comunque essi siano e qualunque vantaggio o svantaggio essi portino.
Il secondo elogia la tolleranza: sempre più indispensabile in un mondo già oggi, e ancor più domani, sempre più interconnesso. (mf)

Per un approfondimento biografico su Bertrand Russell, si veda

#VIDEO #PSY / Aldo Carotenuto e il pensiero di Carl Gustav Jung



Aldo CAROTENUTO, 1933-2005 
psicoanalista di matrice junghiana, docente universitario e saggista
Il pensiero di Jung, 1996, 
Centro studi psicologia e letteratura fondato da Aldo Carotenuto
video, 56min16

Aldo Carotenuto è stato uno dei massimi esponenti dello junghismo internazionale.
In questo intervento vengono esposti con chiarezza alcuni concetti chiave del pensiero di Carl Gustav Jung (1875-1961, medico e psichiatra, fondatore della psicologia analitica).
Lo stile espositivo è molto piano e 'colloquiale': nessun linguaggio gergale e molta apertura verso l'ascoltatore, che si suppone non sia uno specialista e abbia interesse a capire alcuni concetti chiave che riguardano il rapporto terapeuta-paziente, soprattutto dal punto di vista junghiano.
Alcuni temi toccati: 'persona', inconscio, 'ombra', archetipo, tipi psicologici, individuazione, introversione e estroversione, sogno, la relazione terapeutica, nevrosi, 'guarigione'... (mf)

In Mixtura altri contributi di Aldo Carotenuto qui