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lunedì 5 settembre 2016

#SPILLI / Satira, sempre (anche se non ci piace) (M. Ferrario)

Non seguo costantemente la produzione di Charlie Hebdo, ma non ho difficoltà ad ammettere che in genere le sue vignette non mi fanno impazzire. Anzi, alcune proprio non mi piacciono. 
Ma di vignette che non mi piacciono trovo a bizzeffe, da sempre, anche sulla stampa italiana. E lo stesso vignettista che di solito apprezzo può (sempre per i miei gusti) avere una caduta di stile. E’ accaduto e continuerà ad accadere. 
Dunque, nessuna riverenza a priori verso chi fa satira: rozzezza, volgarità, insulsaggine vanno messe in conto. Ci sono vignette che ne possono grondare. Ma anche articoli, magari pure di firme sedicenti autorevoli. O pubblici discorsi. Per non parlare poi di ciò che circola in rete, ad opera dei tanti 'webeti' (copyright Enrico Mentana) che ormai imperversano.
Nessuno, ovviamente, è esente da giudizio. E qualche volta il giudizio può non essere soltanto personale-soggettivo: ci sono casi in cui stupidità e imbecillità sono talmente evidenti che raggiungono la dimensione dell'oggettività.

E con questo? 
Se qualche vignetta non ci piace, abbiamo il diritto di dirlo. Punto. 
Ma nel caso di Charlie Hebdo, di cui riportiamo qui sotto le vignette dello scandalo, siamo Charlie Hebdo solo quando ci fa comodo? Sono questi i valori occidentali di cui ci riempiamo la bocca? 
Un conto è dire che certe vignette non ci piacciono e un conto è invocare, più o meno esplicitamente, la censura o chiedere le pubbliche scuse ufficiali addirittura del governo francese, riempiendoci la bocca di un'indignazione facile, retorica, patriottarda.

Dovrebbe essere banale ricordare che la satira, per sua natura, occupa (deve occupare) una ‘zona franca’. E vorrà dire qualcosa che, da sempre, ogni regime autoritario la reprime, mettendo in galera chi la fa. 
La libertà è cosa seria: se  non c’è sempre, non c’è. 
Chi fa satira, e tutti quelli che sanno usare ironia, dileggio, scherno, derisione, irrisione, sberleffo, sarcasmo, aggressività provocatoria, ce lo ricordano. Sono un ‘bene comune’, e per questo vanno ringraziati. Soprattutto quando dicono, o disegnano, cose con cui non siamo assolutamente d’accordo. 

Direi che, anche da questo punto di vista, viviamo tempi preoccupanti: il tasso di democraticità/libertà presente in Italia sta superando la soglia critica. 
Lo dicono i fatti, non i feeling: ad esempio (uno per tutti) troppi media asserviti e giornalisti minacciati, con la relativa classifica dell’Italia al 77^ posto di Reporter Senza Frontiere, dopo Burkina Faso e Bostwana. 
E tra i fatti ci metto pure la questione, non secondaria, dell'atteggiamento crescentemente ostile verso la satira. 

Ci offendiamo per una vignetta sulla mafia. O perché sono stati insultati i nostri morti. 
Non ci sentiamo insultati dalla mafia che in Italia continua a dilagare. 
O dalla ignavia di istituzioni che, non mettendo in sicurezza un territorio che da sempre sappiamo sismico, così contribuiscono a produrre morti da terremoto con cadenze quasi regolari. 
O da una politica sempre più corrotta, che utilizza anche i terremoti per i propri affari sporchi. 
O da politici che da almeno vent’anni, quanto più ripetono che ci mettono la faccia, tanto più ci prendono per i fondelli. 

Non consola sapere che anche altrove politica e politici hanno raggiunto certi livelli di bassezza. 
Così come non è consolante accettare la definizione di 'postdemocrazia', lanciata qualche anno fa da un famoso politologo britannico (Colin Couch) per qualificare lo stato di regime sociopolitico nel quale ormai molti paesi occidentali si trovano a convivere.  
Perché 'dentro' quel 'post' rischia di esserci qualcosa che è sempre più in contrasto con la democrazia. 
O che addirittura la nega.

A questo dovremmo pensare. 
Altro che manifestare una permalosità che non costa nulla e cerca l'applauso di bandiera, titillando la pancia dell'italico (vuoto) nazionalismo.

*** Massimo Ferrario, Satira, sempre (anche se non ci piace), per Mixtura

martedì 3 febbraio 2015

#VIDEO #POLITICA / Sinistra, progressista o conservatrice?


Franco CASSANO, 1943, docente all'università di Bari, sociologo, saggista
Vuoto d'aria, Colloquio con Concita De Gregorio
'Pane quotidiano', RaiTre, 12 gennaio 2015
video, 22min39


Progressista o conservatrice? 
Le trasformazioni della società hanno colto in contropiede la sinistra, generando una vera e propria crisi d’identità. Ora che il vento della storia non soffia più alle sue spalle, il sociologo Franco Cassano analizza le ragioni di questa crisi, invitando la sinistra a rientrare nella partita del mondo senza complessi o reticenze. (dalla presentazione di RaiTv)

La discussione prende spunto dall'ultimo saggio di Franco CassanoSenza il vento della storia. La sinistra nell'era del cambiamento, Laterza, Roma-Bari, 2014.
Prima però il video fa riferimento alla giornata di Parigi che ha unito l'Europa contro l'attentato a 'Charlie Hebdo' del 7 gennaio 2015.
Dice Franco Cassano: «La paura può produrre non solo smarrimento. Ma può anche generare unità, solidarietà (...) e quindi può trasformarsi nella cosa opposta, la speranza».

Alcuni temi toccati durante la conversazione:
* la satira deve essere irresponsabile? Può essere censurata?
* come tenere insieme competitività e diritti?
* perché la sinistra non riesce ad accettare il cambiamento?
* che fare, visto che la 'protezione' conquistata negli anni passati non copre più tutti?
* come valutare l'apertura di Obama: «Todos somos americanos»?   (mf)

° ° °
«La sinistra deve scendere dalla cattedra e smettere di sentirsi ospite innocente in un mondo cattivo.» (Franco CassanoSenza il vento della storia. La sinistra nell'era del cambiamento, Laterza, Roma-Bari, 2014).

martedì 20 gennaio 2015

#RITAGLI / Satira, cosa dice la legge

Dopo che la Corte costituzionale nel 2000 ha dichiarato illegittimo il reato di vilipendio della religione dello Stato, c'è un'unica norma che punisce chi offende qualsivoglia confessione religiosa. L'articolo 403 del codice penale. Sanziona l'offesa quando viene realizzata mediante vilipendio del credente o del ministro del culto. La pena consiste in una multa e il reato è procedibile d'ufficio, cioè non serve una querela. Un pm che ritenesse una vignetta un vilipendio, nei termini citati, può procedere. 
Questo reato, però, trova dei limiti nell'art. 21 della Costituzione che tutela la libertà di espressione. 
Quindi la satira che tocca la religione non è punibile se ha una funzione critica, mentre può essere sanzionabile se dileggia la confessione religiosa. Non viene punita la discussione, compresa una vignetta sui temi religiosi, né il dissenso radicale verso una religione, ma viene punita l'offesa fine a se stessa. La norma punisce l'ingiuria al credente e l'oltraggio ai suoi valori etici. 
Quindi, la tutela della satira è la più ampia, ma, come tutti i diritti, trova un limite nei diritti degli altri e può essere sanzionata. 

*** Caterina MALAVENDA, avvocato penalista e giornalista pubblicista, tra i massimi esperti di diritto di informazione, citata da Antonella Mascali, Divieti di satira tra insulto e libertà, 'Il Fatto Quotidiano', 18 gennaio 2015