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giovedì 9 aprile 2020

#VIDEO / Jung, Covid-19 e il tempo sospeso (Stefano Candellieri, Davide Favero e Stefano Carpani)


Jung, Covid-19 e il tempo sospeso
Conversazione tra psicoanalisti sull'attualità
Stefano Candellieri, medico, psichiatra, psicoterapeuta
Stefano Carpani, psicoanalista di matrice junghiana
Davide Favero, psicoanalista, psicoterapeuta
youtube, 4 aprile 2020
video, 37min18

Una quarantina di minuti intelligenti, utili soprattutto per meglio convivere con l'epoca difficile in cui siamo precipitati: una riflessione corale di tre psicoanalisti su cui meditare... (mf)

Dalla presentazione:
"" Stefano Candellieri, Davide Favero e Stefano Carpani riflettono su come vivere questo tempo sospeso che si è aperto con la crisi del Covid-19: un tempo sospeso tra un immediato passato che sembra ormai lontanissimo e un futuro che inizia a profilarsi come molto differente dal mondo che conoscevamo. 
Discutono di come fare esperienza degli stati emotivi che stiamo tutti attraversando in questi giorni: ansia, grandiosità ipomane, rabbia, angoscia si susseguono e vanno attraversate per approdare alla tristezza e all’elaborazione necessaria di un lutto collettivo. Solo se questo processo viene consumato si potrà pervenire a quella autentica creatività che ci potrà difendere dai rischi consistenti di involuzione sociale e culturale che si stanno profilando. ""

In Mixtura ark Video qui

lunedì 6 febbraio 2017

#MOSQUITO / Jung, "non voglio diventare un fanatico del potere" (Marie-Louise von Franz)

Merlino disse un giorno: “Preferisco salvare la mia anima anziché (possedere) la terra”, e rinunciò ad ogni potenza terrena; parimenti Jung respinse la tentazione di rivendicare un potere spirituale. Ad alcuni suoi alunni che lo pregavano un giorno di risolvere per loro certi problemi, rispose: “Non voglio diventare un vecchio fanatico del potere come Freud; decidete da soli: quando non ci sarò più, dovrete pur sapere che fare.” Cercava sempre di rendere gli altri liberi e autosufficienti.

*** Marie-Luise von FRANZ, 1915-1998, psicologa analitica svizzera, allieva di Carl Gustav Jung, Il mito di Jung, Bollati Boringhieri, 1972-2014.
Citato anche in 'jungitalia', 'facebook', 25 gennaio 2017, qui


In Mixtura 1 altro contributo di Marie-Louise von Franz qui
In Mixtura oltre 50 contributi di Carl Gustav Jung qui

martedì 13 settembre 2016

#VIDEO / Freud, Jung, la psicoanalisi (Umberto Galimberti)

Freud, Jung, la psicoanalisi
Umberto GALIMBERTI, 1942
filosofo e psicoanalista di matrice junghiana
video, 1h26min16

Lo so, si tratta di un video che sfiora l'ora e mezza di visione. 
Ma se riusciamo a sottrarre del tempo, per una volta tanto per noi stessi, alla corsa più o meno frenetica delle giornate in cui siamo immersi, saremo abbondantemente ripagati.
Perché Umberto Galimberti, con chiarezza, pacatezza e (straordinaria) sapienza di sintesi, fornisce stimoli di conoscenza fondamentali per riflettere su chi, e come, siamo, a livello di 'funzionamento' psicologico, mettendo a confronto due giganti del pensiero del secolo scorso: Freud (sempre citato, anche a sproposito) e Jung (che avrebbe bisogno, per la potenza della sua 'visione', di essere conosciuto e riattualizzato). (mf)
https://it.wikipedia.org/wiki/Sigmund_Freud

https://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Gustav_Jung


In Mixtura altri 17 contributi di Umberto Galimberti qui

martedì 19 gennaio 2016

#MOSQUITO / Aggressività, come un cane (Dieter Baumann)

Jung ha detto una volta a von Franz che, nel rapporto con la propria aggressività, è necessario nel corso della vita attraversare tre fasi. La prima fase consiste nel rendersi conto della sua presenza. L'aggressività è lì e vuole manifestarsi. La seconda fase è quella in cui noi impariamo a controllarla. La terza fase è quella in cui la lasciamo uscire, ma soltanto nella giusta dose. E' come con un cane, che lo si lascia correre ma al fischio deve tornare indietro. 

[D: Hai mai assistito a scoppi di aggressività?] 
Sì, quando mi ha insegnato ad andare a vela. C'era anche mio fratello ed io avrò avuto 14 o 15 anni. Siamo andati sul lago con un battello molto particolare, che aveva due alberi, uno davanti ed un altro dietro. Lui stava dietro e ad un certo punto mi ha mandato davanti per mettere la vela. Era al timone e mi diceva: 'Adesso prendi quella lì'; io non capivo niente ed ho preso quella sbagliata, e allora lui ha cominciato a urlare: 'No, non quella', ed era una furia. E così non saprei dire se questo mi ha aiutato a conoscere meglio le vele, ma ne dubito... Ho dimenticato di dire una cosa: che prima di tutto questo, quando siamo partiti, ha detto a mio fratello e a me che quando si va a vela si può bestemmiare. Lui non ha bestemmiato, ha soltanto urlato. Però io sono rimasto impressionato. Non gli ho urlato contro a mia volta perché avevo rispetto per lui, ma non mi sembrava neanche giusto. La cosa caratteristica però è stata che, appena smesso di urlare, un secondo dopo, ha detto tranquillamente 'Che bel venticello'.
Anche il nostro collega Augusto Vitale, che è uomo di mare, mi ha raccontato che l'arruolamento nella marina mercantile genovese prevedeva expressis verbis, oltre alla paga, il diritto di bestemmiare. E allora ho capito perché si bestemmia. Sulla nave ci vuole una disciplina assolutamente ferrea, una disciplina che va talmente contro la natura umana che almeno bisogna poter bestemmiare. 

*** Dieter BAUMANN, psichiatra e psicoanalista svizzero, nipote di Carl Gustav Jung, intervistato da Augusto Romano, 'Anima', n. 11, Moretti & Vitali, Bergamo, 2000.


In Mixtura i contributi di Dieter Baumann qui
In rete si veda la 'bella' intervista di Emanuele Casale a Dieter Baumann ('Jungitalia', 30 agosto 2013) qui
In Mixtura i contributi di Carl Gustav Jung qui
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sabato 26 dicembre 2015

#MOSQUITO / Storie, ci insegnano (Massimo Gramellini)

Perché ci piacciono tanto le storie? Perché rivelano in controluce il segreto dell’esistenza. All’inizio di una storia il protagonista non sa chi è davvero. Custodisce il suo sogno, ma lo rinnega o addirittura non lo conosce. Tocca al narratore sostituirsi alle leggi dell’universo, o se preferite a Dio, e sottoporre l’eroe a una serie di prove che gli consentiranno di rivelarsi agli altri e a se stesso. Se da quando nasci a quando muori nella tua vita non è cambiato tutto o almeno qualcosa, significa che la vita non ti è servita a niente. 
Da ragazzo mi regalarono una maglietta con una frase scritta sopra, attribuita a un personaggio mitico, Re Artù, e rivolta ai cavalieri della Tavola Rotonda: «Siamo stati costretti ad andare in giro per il mondo in cerca di avventure perché non eravamo più capaci di viverle nei nostri cuori». Fu una folgorazione. Dunque le avventure che il mondo celebrava come eroiche non erano che una versione ridotta dell’avventura vera: quella che ognuno può compiere dentro di sé. 
La nostra società non sa più concepire grandi avventure. Si trascina lungo un presente asfittico e avvelenato dalla paura di perdere quello che ha, compreso quello di cui forse potrebbe fare a meno. Glorifica le emozioni più basse, al punto che una parola meravigliosa come «distacco» ha assunto un significato negativo. E disprezza i sentimenti. 
Le emozioni sono violente e brevi, colpiscono e svaniscono. I sentimenti invece sono lenti e profondi, a volte noiosi. Ma parlano il linguaggio universale del cuore, che non si esprime attraverso le parole e i ragionamenti, ma con i simboli. È il linguaggio della musica, dei miti, delle favole. E comunica col muscolo rattrappito della nostra intuizione che Jung chiamava «la voce degli dei». 
La voce ci sussurra ininterrottamente le cose giuste da fare. Ci dice quando una persona o una scelta sono adatte a noi e quando non lo sono. Ci ricorda che la vita ha un senso, sempre, anche quando quel senso non ci piace.

*** Massimo GRAMELLINI, giornalista e scrittore, Fai bei sogni, Longanesi, 2012


In Mixtura altri 10 contributi di Massimo Gramellini qui

mercoledì 29 luglio 2015

#FOTO / Freud e Jung al bagno turco, 1907 (@HistoricalPics)

Sigmund FREUD, 1856-1939
Carl Gustav JUNG, 1875-1961
Al bagno turco, in relax, durante un ritiro di psicoanalisti, 1907 circa
via twitter, @HistoricalPics, 25 gennaio 2015

martedì 3 febbraio 2015

#VIDEO #PSY / Dal profondo dell'anima. Omaggio a Jung (Werner Weick)


Werner WEICK
giornalista, regista e documentarista svizzero
http://wernerweick.ch/profilo/
Dal profondo dell'anima. Omaggio a Carl Gustav Jung
(versione integrale) 
dal Progetto del Filo d'oro, Radio Televisione Svizzera Italiana
video, 51min37

«Fin dai tempi più antichi, il filo d’oro è il simbolo di un sapere che nasce dall’esperienza personale e che è libero dai condizionamenti istituzionali. E’ un filo perché rappresenta la continuità di un’esperienza sempre antica e sempre nuova ed è esile perché in ogni generazione questa consapevolezza viene mantenuta da una minoranza di individui. Questo filo è d’oro perché è immortale: resta sempre, anche nei periodi più caotici e oscuri; a volte più apparente, a volte più nascosto.»
(Werner Weick, dalla presentazione della serie di documentari 'Il Filo d'Oro').

Con questo documentario dedicato a Jung, Weick dipinge un ritratto sintetico, e molto evocativo, del pensiero, dello psicanalista svizzero, sottolineandone il lato umano e ricorrendo efficacemente ai ricordi narrati dalla viva voce di coloro i quali gli vissero accanto. (mf)

«Quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non potrebbero concepire nemmeno approssimativamente... Prima o poi, i morti diventeranno un tutt'uno con noi; ma, nella realtà attuale, sappiamo poco o nulla di quel modo d'essere. Cosa sapremo di questa terra, dopo la morte? La dissoluzione della nostra forma temporanea nell'eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci sentiremo tutti membri di un unico corpo » (Carl Gustav Jung, 1875-1961)

Werner Weick, Dal profondo dell'anima. Omaggio a Carl Gustav Jung
Red Edizioni, 1993

sabato 17 gennaio 2015

#VIDEO #PSY / La luce dell'Ombra


Werner WEICK, giornalista, regista, documentarista svizzero
La luce dell'ombra. Psicologia junghiana, 2003
dal Progetto 'Il Filo d'Oro', Televisione Svizzera Italiana
video, 45min48

Le riflessioni di tre psicoanalisti, Giulia Valerio, Marco Gay e Daniele Ribola ci guidano alla scoperta di alcuni nostri lati oscuri, accompagnandoci dentro quell'Ombra carica di tutto il male che pensiamo degli altri e in cui abitano aspetti essenziali della nostra identità.
In questo video l'esplorazione si arricchisce di rappresentazioni dell'Ombra colte nelle molteplici manifestazioni dell'arte contemporanea. (dal web)

Accettare l'Ombra significa fare i conti con l'onnipotenza e l'hybris: nostra individuale e della cultura dominante cui apparteniamo.
Integrare l'Ombra significa imparare a ritirare le proiezioni.
Responsabilizzarsi. Acquisire consapevolezza che siamo 'noi' a fare ciò che facciamo.
E non sempre e solo sono gli 'altri'. (mf)

«Ognuno di noi è seguito da un'Ombra. E meno questa è integrata nella vita conscia dell'individuo, tanto più è nera e densa». (Carl Gustav Jung, 1875-1961)

martedì 16 dicembre 2014

#RITAGLI / Sogni, Jung aveva ragione

C’è una forza che nasce dai sogni. Jung dice che c’è un punto dentro di noi che non è riconducibile alla logica. Lì si realizzano i sogni più importanti. Ma bisogna trovarlo quel punto. Bisogna arrivarci. Bisogna conoscere se stessi. E’ il fondamento di ogni civiltà, il sogno. Ancora oggi continuo a sognare. Non mi sono del tutto arreso.
*** Franco LOI, 1930, poeta e scrittore, intervistato da Antonio Gnoli, Franco Loi: «Jung aveva ragione, la forza nasce dai sogni: così ho imparato a non aver paura della poesia», rubrica ‘Straparlando’, ‘la Repubblica’, 14 dicembre 2014).