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mercoledì 14 settembre 2016
#SGUARDI POIETICI / Naufragi (Erri De Luca)
Nei canali di Otranto e Sicilia
migratori senz'ali, contadini di Africa e di oriente
affogano nel cavo delle onde.
Un viaggio su dieci s'impiglia sul fondo,
il pacco dei semi si sparge nel solco
scavato dall'ancora e non dall'aratro.
La terraferma Italia è terrachiusa.
Li lasciamo annegare per negare.
migratori senz'ali, contadini di Africa e di oriente
affogano nel cavo delle onde.
Un viaggio su dieci s'impiglia sul fondo,
il pacco dei semi si sparge nel solco
scavato dall'ancora e non dall'aratro.
La terraferma Italia è terrachiusa.
Li lasciamo annegare per negare.
*** Erri DE LUCA, 1950, scrittore e poeta, Naufragi, da Opera sull'acqua e altre poesie, Einaudi, 2002.
https://it.wikipedia.org/wiki/Erri_De_Luca
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https://it.wikipedia.org/wiki/Erri_De_Luca
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#MOSQUITO / Immagini, averle dentro ti salva la vita (David Whyte)
Le persone indaffarate, ma prive delle immagini interiori basate sui desideri dell’anima, hanno le dispense vuote e nessun fuoco nel focolare; moriranno di fame se non verranno sfamate con qualcosa di più nutriente. Soprattutto se la stagione abbondante dell’autunno si trasforma in inverno.
Ricordo la storia di una pianista da concerto ebrea, rinchiusa dai tedeschi in uno spazio ristretto con un mucchio di altre persone. Mentre tutti gli altri morirono in piedi intorno a lei, ella sopravvisse suonando mentalmente tutto il repertorio di Chopin.
*** David WHYTE, 1955, poeta e consulente aziendale inglese, Il risveglio del cuore in azienda, 1994, Guerini & Associati, Milano, 1998
#VIDEO / Perché ci innamoriamo della persona sbagliata (Alain De Botton)
Alain DE BOTTON
Perché ci innamoriamo della persona sbagliata
'internazionale.it', 9 settembre 2016
video 4min35
“Una delle cose più strane dei rapporti amorosi è che non siamo liberi di essere attratti da chiunque”, spiega Alain de Botton. “Perché non riusciamo a scegliere persone che vanno bene per noi? La verità è che spesso in amore non cerchiamo qualcuno che sia giusto, ma una persona che ci sia familiare”.
Alain de Botton è uno scrittore, filosofo e conduttore televisivo. Ha fondato The school of life. Si occupa di cultura e storia del pensiero sottolineando il loro valore per la vita quotidiana.
I suoi ultimi libri pubblicati in Italia sono Il corso dell’amore, 2016, News. Le notizie: istruzioni per l’uso, 2014, e L’arte come terapia. The school of life (2013).
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#LINK / Decidere, la fatica (Annamaria Testa)
Prendere decisioni è qualcosa che chiunque sia nel possesso delle proprie facoltà mentali fa per tutta la vita, fin da quando, piccolissimo, conquista un primo, microscopico ambito di libertà (vicino a quale compagno mi siedo al tavolino dell’asilo? Dividerò la merenda con lui?).
Decidere è un processo incerto, faticoso e logorante. Ma quando impariamo a gestirlo? E quando ci rendiamo conto del fatto che, nella vita, ci tocca comunque decidere? E quando capiamo (questo è un passo successivo) che anche non decidere è una forma di decisione? In che momento impariamo come si fa a decidere bene, ammesso che lo impariamo? (...)
*** Annamaria TESTA, esperta di comunicazione, saggista, La fatica di decidere, 'internazionale.it', 12 settembre 2016
LINK articolo integrale qui
Matthias Clamer, Getty Images
'internazionale.it', 12set16
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martedì 13 settembre 2016
#MOSQUITO / Adattarsi, non sempre è bene (Neil Postman)
«Nel prossimo millennio», racconta Nicholas Negroponte nel libro Being Digital, «ci ritroveremo a parlare quasi più con le macchine che con gli uomini. Ciò che sembra preoccupare di più è l’autocoscienza di parlare con oggetti inanimati». Negroponte riconosce l’autocoscienza, ma ne è infastidito. Prevede un tempo in cui potremo parlare alla maniglia di una porta o ad un tostapane e predice che, nel farlo, proveremo una sensazione certo non più sgradevole di quella che si prova parlando ad una segreteria telefonica. Non dice nulla su come potremmo cambiare se ci mettessimo a parlare alle maniglie delle porte (e non ha idea di come sia tutt’altro che gradevole parlare in una segreteria). A lui interessa solo che ci si ‘adatti’ al futuro tecnologico. Non pone mai la questione di che cosa significhi, in termini psichici e sociali, adattarsi. Tutti sono più o meno in grado di adattarsi a qualsiasi cambiamento: i soldati si adattano ad uccidere, i bambini si adattano a rimanere senza padre, le donne riescono ad adattarsi ad un abuso. Sono sicuro che finiremo per abituarci a parlare più con le macchine che con gli uomini. Ma questa non è una risposta. E’ l’origine di una domanda; di molte domande, anzi.
*** Neil POSTMAN, 1931-2003, sociologo statunitense, Come sopravvivere al futuro, 1999, Orme editori, Milano, 2003.
In Mixtura 1 altro contributo di Neil Postman qui
#CIT / Animula vagula, blandula (Adriano)
Publio Elio Traiano ADRIANO, 76-138
imperatore romano
https://it.wikipedia.org/wiki/Adriano
Honos et Virtus, facebook, 9 settembre 2016
#SENZA_TAGLI / Castelli in aria (Lloyd)
Vita con Lloyd, facebook, 8 settembre 2016
Castelli in aria
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#FILASTROCCHE / Il Paese dei bugiardi (Gianni Rodari)
C'era una volta, là
dalle parti di Chissà,
il paese dei bugiardi.
In quel paese nessuno
diceva la verità,
non chiamavano col suo nome
nemmeno la cicoria:
la bugia era obbligatoria.
Quando spuntava il sole
c'era subito una pronto
a dire: "Che bel tramonto!"
Di sera, se la luna
faceva più chiaro
di un faro,
si lagnava la gente:
"Ohibò, che notte bruna,
non ci si vede niente".
Se ridevi ti compativano:
"Poveraccio, peccato,
che gli sarà mai capitato
di male?"
Se piangevi: "Che tipo originale,
sempre allegro, sempre in festa.
Deve avere i milioni nella testa".
Chiamavano acqua il vino,
seggiola il tavolino
e tutte le parole
le rovesciavano per benino.
Fare diverso non era permesso,
ma c'erano tanto abituati
che si capivano lo stesso.
Un giorno in quel paese
capitò un povero ometto
che il codice dei bugiardi
non l'aveva mai letto,
e senza tanti riguardi
se ne andava intorno
chiamando giorno il giorno
e pera la pera,
e non diceva una parola
che non fosse vera.
Dall'oggi al domani
lo fecero pigliare
dall'acchiappacani
e chiudere al manicomio.
"E' matto da legare:
dice sempre la verità".
"Ma no, ma via, ma và ..."
"Parola d'onore:
è un caso interessante,
verranno da distante
cinquecento e un professore
per studiargli il cervello ..."
La strana malattia
fu descritta in trentatre puntate
sulla "Gazzetta della bugia".
Infine per contentare
la curiosità
popolare
l'Uomo-che-diceva-la-verità
fu esposto a pagamento
nel "giardino zoo-illogico"
(anche quel nome avevano rovesciato ...)
in una gabbia di cemento armato.
Figurarsi la ressa.
Ma questo non interessa.
Cosa più sbalorditiva,
la malattia si rivelò infettiva,
e un po' alla volta in tutta la città
si diffuse il bacillo
della verità.
Dottori, poliziotti, autorità
tentarono il possibile
per frenare l'epidemia.
Macché, niente da fare.
Dal più vecchio al più piccolino
la gente ormai diceva
pane al pane, vino al vino,
bianco al bianco, nero al nero:
liberò il prigioniero,
lo elesse presidente,
e chi non mi crede
non ha capito niente.
In Mixtura altri 7 contributi di Gianni Rodari qui
dalle parti di Chissà,
il paese dei bugiardi.
In quel paese nessuno
diceva la verità,
non chiamavano col suo nome
nemmeno la cicoria:
la bugia era obbligatoria.
Quando spuntava il sole
c'era subito una pronto
a dire: "Che bel tramonto!"
Di sera, se la luna
faceva più chiaro
di un faro,
si lagnava la gente:
"Ohibò, che notte bruna,
non ci si vede niente".
Se ridevi ti compativano:
"Poveraccio, peccato,
che gli sarà mai capitato
di male?"
Se piangevi: "Che tipo originale,
sempre allegro, sempre in festa.
Deve avere i milioni nella testa".
Chiamavano acqua il vino,
seggiola il tavolino
e tutte le parole
le rovesciavano per benino.
Fare diverso non era permesso,
ma c'erano tanto abituati
che si capivano lo stesso.
Un giorno in quel paese
capitò un povero ometto
che il codice dei bugiardi
non l'aveva mai letto,
e senza tanti riguardi
se ne andava intorno
chiamando giorno il giorno
e pera la pera,
e non diceva una parola
che non fosse vera.
Dall'oggi al domani
lo fecero pigliare
dall'acchiappacani
e chiudere al manicomio.
"E' matto da legare:
dice sempre la verità".
"Ma no, ma via, ma và ..."
"Parola d'onore:
è un caso interessante,
verranno da distante
cinquecento e un professore
per studiargli il cervello ..."
La strana malattia
fu descritta in trentatre puntate
sulla "Gazzetta della bugia".
Infine per contentare
la curiosità
popolare
l'Uomo-che-diceva-la-verità
fu esposto a pagamento
nel "giardino zoo-illogico"
(anche quel nome avevano rovesciato ...)
in una gabbia di cemento armato.
Figurarsi la ressa.
Ma questo non interessa.
Cosa più sbalorditiva,
la malattia si rivelò infettiva,
e un po' alla volta in tutta la città
si diffuse il bacillo
della verità.
Dottori, poliziotti, autorità
tentarono il possibile
per frenare l'epidemia.
Macché, niente da fare.
Dal più vecchio al più piccolino
la gente ormai diceva
pane al pane, vino al vino,
bianco al bianco, nero al nero:
liberò il prigioniero,
lo elesse presidente,
e chi non mi crede
non ha capito niente.
*** Gianni RODARI, 1920-1980, giornalista, scrittore, pedagogista, Il Paese dei bugiardi, da Filastrocche in cielo e in terra, 1972
https://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_RodariIn Mixtura altri 7 contributi di Gianni Rodari qui
#QUARTAdiCOPERTINA / "Il Turista", di Massimo Carlotto
Massimo CARLOTTO, "Il Turista"
Rizzoli, 2016
pagine 202, € 18,00, ebook € 9,99
Testo di presentazione dell'Editore - Citazioni scelte da Mixtura
«Tutti fingono, la menzogna è l'unica moneta di scambio che abbia valore. Solo che noi dobbiamo essere più bravi.»
Il Turista è un serial killer perfetto, diverso da ogni altro. Tanto per cominciare, non “firma” i suoi omicidi e non lancia sfide ai detective, perché farsi catturare è l’ultimo dei suoi desideri. È un mago del camuffamento, non uccide secondo uno schema fisso e mai due volte nella stessa città o nello stesso Paese: per questo lo chiamano il Turista. In più, non prova empatia né rimorso o paura, esercita un controllo totale sulla propria psicopatia. In altre parole, è imprendibile, l'incubo delle polizie di tutta Europa. Anche il più glaciale degli assassini, però, prima o poi commette un passo falso che lo fa finire in gabbia. Succede a Venezia – il territorio di caccia ideale per qualunque assassino – e la gabbia non è un carcere: è una trappola ben più pericolosa, tesa da qualcuno che in lui ha scorto la più letale delle opportunità.
Anche Pietro Sambo ha fatto un errore, uno solo ma pagato carissimo. Adesso, ex capo della Omicidi, vive ai margini, con il cuore a pezzi. Poi arriva l'occasione giusta, quella per riconquistare onore e dignità. Ma per prendere il Turista dovrà violare di nuovo le regole, tutte, rischiando molto più della propria reputazione.
Maestro riconosciuto del noir europeo, Massimo Carlotto ci ha abituato a spingere i confini dei generi dove nessuno è mai arrivato. Per scrivere il suo primo thriller ha fatto saltare ogni paradigma, costruendo una macchina narrativa che non offre certezze se non quella dell’adrenalina che mette in circolo.
«
Sambo si fermò a guardare il ponte di Rialto. All’apice della carriera andava spesso ad appoggiarsi alla balaustra che dominava il Canal Grande. A quel tempo credeva di essere indispensabile per proteggere la comunità e che Venezia gli dovesse riconoscenza. Non aveva capito che la sua città non aveva considerazione nemmeno per se stessa. (Massimo Carlotto, "Il Turista", Rizzoli, 2016)
«Si sorprenderà delle doti che ancora non ha sviluppato» disse Abernathy. «Lei è insensibile, non prova empatia né rimorso e sensi di colpa. È il re della menzogna e della manipolazione. Se non avesse imboccato la strada dell’omicidio avrebbe potuto ambire alla carriera di dirigente in una grande azienda. Dove crede che le multinazionali vadano a pescare i tagliatori di teste? Noi le offriamo un futuro nel ramo di cui è già un discreto professionista. La proteggeremo e la pagheremo.» (Massimo Carlotto, "Il Turista", Rizzoli, 2016)
«Noi dobbiamo fare attenzione a nascondere la nostra superficialità: nei discorsi, nelle relazioni personali» spiegò lui in tono complice. «Una volta che hai imparato a essere “profondo”, sei automaticamente sano di mente.»
«Il segreto?»
«Capire che tutti fingono, celano il volto dietro a una maschera, perché la menzogna è l’unica moneta di scambio che abbia valore fra gli esseri umani. Solo che noi dobbiamo essere più bravi.»
«Sei anche un mezzo filosofo» commentò ammirata. (Massimo Carlotto, "Il Turista", Rizzoli, 2016)
«Ti stai comportando da “mona”» disse Caprioglio in tono fraterno.
«Perché mi rifiuto di svendere del tutto quel briciolo di moralità e umanità che ci è rimasto?» «Anche tu hai giocato sporco. E più di una volta.»
«Con quelli che se lo meritavano.»
«Secondo il tuo esclusivo e personalissimo giudizio.»
«Hai ragione. A volte esagero con l’ipocrisia e sono stato il primo a non battere ciglio quando Tiziana ha ribadito che il Turista non finirà mai davanti a un tribunale. Mi chiedo però se riusciremo a sopportare il peso della responsabilità di negare verità e giustizia ai familiari delle sue vittime.»
«Tu continuerai ad annaspare con i sensi di colpa, non riesci a farne a meno» sentenziò. «Io, invece, continuerò a campare rimpiangendo di non essere più bello e più ricco. Ma adesso andiamo a mangiare, al Turista penseremo dopo.» (Massimo Carlotto, "Il Turista", Rizzoli, 2016)
»
In Mixtura una mia recensione a Massimo Carlotto, "La banda degli amanti", edizioni e/o, 2015, qui
#VIDEO / Freud, Jung, la psicoanalisi (Umberto Galimberti)
Freud, Jung, la psicoanalisi
Umberto GALIMBERTI, 1942
filosofo e psicoanalista di matrice junghiana
http://www.filosofia.rai.it/articoli/zettel-presenta-umberto-galimberti-freud-jung-e-la-psicanalisi/32056/default.aspx
RaiScuola, Zettel, Il Caffè filosofico, 2015
RaiScuola, Zettel, Il Caffè filosofico, 2015
video, 1h26min16
Lo so, si tratta di un video che sfiora l'ora e mezza di visione.
Ma se riusciamo a sottrarre del tempo, per una volta tanto per noi stessi, alla corsa più o meno frenetica delle giornate in cui siamo immersi, saremo abbondantemente ripagati.
Perché Umberto Galimberti, con chiarezza, pacatezza e (straordinaria) sapienza di sintesi, fornisce stimoli di conoscenza fondamentali per riflettere su chi, e come, siamo, a livello di 'funzionamento' psicologico, mettendo a confronto due giganti del pensiero del secolo scorso: Freud (sempre citato, anche a sproposito) e Jung (che avrebbe bisogno, per la potenza della sua 'visione', di essere conosciuto e riattualizzato). (mf)
https://it.wikipedia.org/wiki/Sigmund_Freud
https://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Gustav_Jung
https://it.wikipedia.org/wiki/Sigmund_Freud
https://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Gustav_Jung
lunedì 12 settembre 2016
#SGUARDI POIETICI / Forse un mattino andando in un'aria di vetro (Eugenio Montale)
Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.
Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.
Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
*** Eugenio MONTALE, 1896-1981, poeta e scrittore, premio Nobel per la letteratura nel 1975, poesia senza titolo (Forse un mattino, andando in un'aria di vetro), sezione Portovenere, in Ossi di seppia, 1920-1927, Mondadori, 1948
#VIDEO / 11 settembre 1974, ultimo discorso di Salvador Allende
Ultimo discorso di Salvador ALLENDE
trasmesso da Radio Magallanes, 11 settembre 1073
1908-1973
politico cileno
1^ Presidente marxista democraticamente eletto nelle Americhe
e, secondo alcuni, al mondo
(sottotitoli in italiano)
youtube, pubblicato da Buzz Intercultura
11 settembre 2014
video, 6min18
Testo del discorso trasmesso da Radio Magallanes (qui)
"La storia è nostra e la fanno i popoli"; perché è troppo vero, è troppo bello, è troppo giusto ed opportuno.
"Pagherò con la mia vita la difesa dei principi che sono cari a questa patria. Cadrà la vergogna su coloro che hanno disatteso i propri impegni, venendo meno alla propria parola, rotto la disciplina delle Forze Armate. Il popolo deve stare all’erta, vigilare, non deve lasciarsi provocare, né massacrare, ma deve anche difendere le sue conquiste. Deve difendere il diritto a costruire con il proprio lavoro una vita degna e migliore.
Una parola per quelli che, autoproclamandosi democratici, hanno istigato questa rivolta, per quelli che, definendosi rappresentanti del popolo, hanno tramato in modo stolto e losco per rendere possibile questo passo che spinge il Cile nel baratro.
In nome dei più sacri interessi del popolo, in nome della patria vi chiamo per dirvi di avere fede.
La storia non si ferma né con la repressione né con il crimine; questa é una tappa che sarà superata, é un momento duro e difficile. E’ possibile che ci schiaccino, ma il domani sarà del popolo, sarà dei lavoratori. L’umanità avanza per la conquista di una vita migliore.
Compatrioti: é possibile che facciano tacere la radio, e mi accomiato da voi. In questo momento stanno passando gli aerei. E’ possibile che sparino su di noi. Ma sappiate che siamo qui, per lo meno con questo esempio, per mostrare che in questo paese ci sono uomini che compiono la loro funzione fino in fondo. Io lo farò per mandato del popolo e con la volontà cosciente di un presidente consapevole della dignità dell’incarico. Forse questa sarà l’ultima opportunità che avrò per rivolgermi a voi.
Le Forze Aeree hanno bombardato le antenne di radio Portales e di radio Corporacion. Le mie parole non sono amare ma deluse; esse saranno il castigo morale per quelli che hanno tradito il giuramento che fecero.
Soldati del Cile, comandanti in capo ed associati - all’ammiraglio Merino - il generale Mendoza, generale meschino che solo ieri aveva dichiarato la sua solidarietà e lealtà al governo, si é nominato comandante generale dei Carabineros.
Di fronte a questi eventi posso solo dire ai lavoratori: io non rinuncerò. Collocato in un passaggio storico pagherò con la mia vita la lealtà del popolo.
E vi dico che ho la certezza che il seme che consegnammo alla coscienza degna di migliaia e migliaia di cileni non potrà essere distrutto definitivamente.
Hanno la forza, potranno asservirci, ma non si arrestano i processi sociali, né con il crimine, né con la forza.
La storia è nostra e la fanno i popoli.
Lavoratori della mia patria, voglio ringraziarvi per la lealtà che sempre avete avuto, la fiducia che avete riposto in un uomo che é stato soltanto interprete di grande desiderio di giustizia, che giurò che avrebbe rispettato la costituzione e la legge, così come in realtà ha fatto. In questo momento finale, l’ultimo nel quale io possa rivolgermi a voi, spero che sia chiara la lezione. Il capitale straniero, l’imperialismo, insieme alla reazione ha creato il clima perché le Forze Armate rompessero la loro tradizione: quella che mostrò Schneider e che avrebbe riaffermato il comandante Araya, vittima di quel settore che oggi starà nelle proprie case sperando di poter conquistare il potere con mano straniera a difendere le proprietà ed i privilegi.
Mi rivolgo, soprattutto, alla semplice donna della nostra terra: alla contadina che ha creduto in noi; all’operaia che ha lavorato di più, alla madre che ha sempre curato i propri figli.
Mi rivolgo ai professionisti della patria, ai professionisti patrioti, a coloro che da giorni stanno lavorando contro la rivolta auspicata dagli ordini professionali, ordini di classe che solo vogliono difendere i vantaggi di una società capitalista.
Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che hanno cantato la loro allegria ed il loro spirito di lotta.
Mi rivolgo all’uomo del Cile, all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo é già presente da tempo negli attentati terroristici, facendo saltare ponti, interrompendo le vie ferroviarie, distruggendo oleodotti e gasdotti. Di fronte al silenzio di quelli che avevano l’obbligo di intervenire, la storia li giudicherà. Sicuramente radio Magallanes sarà fatta tacere ed il suono tranquillo della mia voce non vi giungerà.
Non importa, continuerete ad ascoltarmi. Sarò sempre vicino a voi, per lo meno il ricordo che avrete di me sarà quello di un uomo degno che fu leale con la patria.
Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi. Il popolo non deve lasciarsi sterminare e non deve farsi umiliare.
Lavoratori della mia patria: ho fiducia nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno il momento grigio ed amaro in cui il tradimento vuole imporsi.
Andate avanti sapendo che, molto presto, si apriranno grandi viali attraverso cui passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore. Viva il Cile, viva il popolo, viva i lavoratori!
Queste sono le mie ultime parole, ho la certezza che il sacrificio non sarà vano.
Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una punizione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento".
Giovedì, 11 settembre 2003
#SPILLI / Comunicatori, e pubblico (M. Ferrario)
Mauro BIANI
“Pubblico di merda. Tu gli dai la stessa storia tanto lui non c’ha memoria”
(Skiantos, Largo all’avanguardia).
'il manifesto', 19 settembre 2013
(dal web)
Ho rintracciato questa vignetta di Mauro Biani sul web.
E' del 2013: chi sia il 'comunicatore non abile' non è espressamente indicato, anche se si può intuire. Ma non è importante.
E infatti a me pare che la vignetta, anche oggi che i comunicatori sono altri, sia più valida che mai.
Perché gli 'abili comunicatori', che in realtà 'non' sono abili, possono anche cambiare nome e cognome.
Tanto, quel che resta invariabile, purtroppo, siamo noi.
Nel ruolo di pubblico: una caratteristica già di per sé negativa, visto il ruolo passivo di chi, in quanto pubblico appunto, si limita ad assistere.
E per giunta con la connotazione spregiativa 'rubata' dall'autore agli Skiantos: a significare la postura psicologicamente bloccata di chi, spettatore e basta, chiede solo di essere illuso e di poter continuare ad applaudire, sempre sorridente, il leader di turno.
Quando ci sveglieremo, ci sarà uno scambio.
E l'espressione oggi attribuita al pubblico potrà passare a buon diritto ai tanti sedicenti leader.
Che non incanteranno più nessuno.
Certo, prima occorrerà smettere di essere pubblico. E svegliarci.
*** Massimo Ferrario, Comunicatori, e pubblico, per Mixtura
#VIDEO / Essere freelance (Osvaldo Danzi)
Essere freelance
Osvaldo DANZI
esperto di risorse umane, recruiter
fondatore della Business Community FiordiRisorsedi,
pubblicato da Digital Update, 10 settembre 2016
video 20min11
Sono 20 minuti di video ben spesi.
In modo pacato e chiaro, alcuni suggerimenti, che vengono dall'esperienza diretta, su come essere freelance.
Osvaldo Danzi è un (collaudato) attivatore e organizzatore di network professionali di successo.
Ha idee, passione e intelligenza creativa: qualità sempre invocate, ma che troppo spesso restano sul piano delle teoria.
In questo suo intervento, lancia qualche spunto operativo, anche utilmente provocatorio, per 'darsi una mossa' e non subire soltanto la crisi di mercato.
La storia, sua e di molti freelance con cui collabora, dimostra che è possibile, pur in un momento difficile, trovare spazio per un posizionamento, personale e professionale, che possa fare la differenza... (mf)
In Mixtura altri 7 contributi di Osvaldo Danzi qui
#SGUARDI POIETICI / Così s'incontrano, così si separano (Emily Dickinson)
Così s’incontrano, così si separano
gli sguardi in una folla –
per sempre impressi possono restare –
tanto può un’espressione
senza un sol cenno – accogliere e ospitare –
nell’orizzonte che col suo confina –
un altro volto –
scomparso – appena colto.
gli sguardi in una folla –
per sempre impressi possono restare –
tanto può un’espressione
senza un sol cenno – accogliere e ospitare –
nell’orizzonte che col suo confina –
un altro volto –
scomparso – appena colto.
*** Emily DICKINSON, 1830-1886, poetessa statunitense, senza titolo, da Tutte le poesie, a cura di Marisa Bulgheroni, Mondadori, 1998. Citazione da Eugenio Borgna, Le mozioni ferite, Feltrinelli, 2009.
#SENZA_TAGLI / Voce alta, problemi di identità, malessere (Simone Perotti)
Simone PEROTTI, 1965
scrittore, navigatore
'facebook', 9 settembre 2016
In Mixtura altri 8 contributi di Simone Perotti qui
#SENZA_TAGLI / Scorte, e l'ignoranza (Roberto Saviano)
Disgustose le polemiche sulla scorta a Virginia Raggi, che è sindaco di Roma, capitale d'Italia. Di solito preferisco non intervenire sul tema scorte, è un discorso molto delicato che mi riguarda purtroppo da vicino. Ma chi parla di scorte lo fa spesso senza alcuna conoscenza del tema oppure - peggio - in mala fede.
La scorta non è decisa dalla persona scortata. Se Virginia Raggi avesse deciso di muoversi senza scorta, le sarebbe stato impedito. Avrebbe potuto rifiutare la protezione? Quando il rischio è elevato, si viene convocati da polizia o carabinieri, che mostrano quanto rinunciarvi sarebbe cosa grave. Sarebbe potuta andare a fare la spesa da sola? Se si elude la scorta, si crea una difficoltà al sistema di protezione, cosa di cui poi bisogna rispondere. Quindi, non si può.
Questi attacchi sono tremendi e sintomo di grande ignoranza. Nessuno vorrebbe mai vivere scortato. La scorta non è un premio né una medaglia. La scorta viene assegnata per continuare a vivere e non per stare rinchiusi in casa. La scorta viene assegnata per essere protetti mentre si vive, e vivere significa fare la spesa, andare a lavoro, andare a ballare, passeggiare. La scorta è lì a presidiare.
Mi chiedo come si possa non comprendere tutto questo.
*** Roberto SAVIANO, scrittore, 'facebook', 11 settembre 2016, qui
In Mixtura altri 13 contributi di Roberto Saviano qui
#SENZA_TAGLI / Nostalgia, e lo star bene (Stefano Greco)
La nostalgia è un pregiudizio nei confronti del passato visto come unico tempo in cui la felicità è stata possibile viverla.
Invece, si può scegliere di star bene in ogni momento, in ogni luogo e per qualsiasi motivo.
*** Stefano GRECO, consulente, formatore, saggista, 'facebooj', 11 settembre 2016, qui
In Mixtura altri 7 contributi di Stefano Greco qui
#MOSQUITO / Lifting, sì ma alle idee (Umberto Galimberti)
E allora il lifting facciamolo non alla nostra faccia, ma alle nostre idee e scopriremo che tante idee che in noi sono maturate guardando ogni giorno in televisione lo spettacolo della bellezza, della giovinezza, della sessualità e della perfezione corporea, in realtà servono per nascondere a noi stessi e agli altri la qualità della nostra personalità, a cui magari per tutta la vita non abbiamo prestato la minima attenzione, perché sin da quando siamo nati ci hanno insegnato che apparire è più importante che essere. (...) Alla mente le idee piacciono, e nella vecchiaia bisogna coltivare idee, ma non per ritardare il declino delle funzioni cerebrali, come si è soliti dire, perché le idee non sono semplici vitamine o utili integratori. Le idee tengono desta la mente solo se la mente modifica le sue idee. Rigirandole e smontandole la mente le tiene vive, e invece di lasciarle logorare e irrigidire nei luoghi comuni e nelle convenzioni, le sostituisce e le cambia. Nella vecchiaia c’è tutto il tempo per questo lavoro, ma prima bisogna persuadersi che non nel produrre maschere, bensì nel produrre idee è la giustificazione del vivere.
*** Umberto GALIMBERTI, 1942, filosofo e psicoanalista di matrice junghiana, Quel corpo giovane che vogliamo eterno, ‘diario, ‘la Repubblica’, 17 gennaio 2004
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domenica 11 settembre 2016
#RITAGLI / Napalm Girl, Facebook prima censura poi riammette (Monica Ricci Sargentini)
Phan Thị Kim Phúc (Trang Bang, 2 aprile 1963) è il soggetto di una famosa fotografia scattata l'8 giugno 1972 durante la guerra del Vietnam.
La fotografia, divenuta un simbolo del conflitto, mostra Kim Phuc all'età di nove anni mentre, completamente nuda, fugge da un villaggio correndo lungo una strada insieme ad altri bambini, dopo essere stata gravemente ustionata sulle braccia e sulla schiena da un bombardamento al napalm delle forze aeree del Vietnam del sud. La fotografia fu scattata da Nick Út.
https://it.wikipedia.org/wiki/Kim_Ph%C3%BAc
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Dopo le polemiche però il dietrofront del colosso di Palo Alto che ha deciso di riammettere la foto della bambina.
«Un’immagine di un bambino nudo, normalmente, violerebbe - si legge in una nota - i nostri community standard, e in alcuni Paesi potrebbe addirittura essere considerata un’immagine pedopornografica. In questo caso, riconosciamo la storia e l’importanza globale di questa immagine nel documentare un particolare momento storico». «Grazie al suo status di immagine iconica di importanza storica, il valore della sua condivisione supera il valore della protezione della community attraverso la rimozione, quindi abbiamo deciso di ripristinare l’immagine su FB. Inoltre modificheremo i nostri meccanismi di revisione per permettere la condivisione di quest’immagine d’ora in avanti».
E ancora: «Coinvolgeremo gli editori e altri membri della nostra community globale su queste questioni importanti da questo momento in poi» (Monica RICCI SARGENTINI, Facebook, foto della ragazzina bruciata col napalm censurata. Arriva il dietrofront: «Immagine storica», 'corriere.it', 9 settembre 2016, qui)
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#SORRISI_CONTAGIOSI / Nigeria, Russia, Uganda
Nigeria
(via pinterest)
° ° °
Russia
(petitpoullailler.tumblr.com, via pinterest)
° ° °
Uganda
(wearingmydaughtersjeans.tumblr.com, via pinterest)
#RITAGLI / Par linguicio (Marco Travaglio)
Sul finire della guerra fredda, si raccontava la barzelletta del giornalista americano e di quello sovietico che si incontrano a un summit Usa-Urss.
L’americano si vanta col collega: “Vedi, noi siamo una grande democrazia perché io posso scrivere che Reagan è uno stronzo e non mi succede niente”.
E il sovietico: “Ma anche la nostra è una grande democrazia: infatti posso scrivere che Reagan è uno stronzo e non mi succede niente”.
Nella Russia di Putin è ancora così. E anche nell’Italia di Renzi, dove tutti possono dare del bugiardo al leader dell’opposizione Di Maio, ma non al capo del governo. E si può chiedere conto dei loro indagati ai 5Stelle che ne hanno uno (la Muraro), ma non al Pd (che ne ha centinaia), a Ncd, Ala e a FI che hanno più inquisiti che elettori). Motivo: tv e giornaloni non ne parlano o vi accennano fugacemente, e soprattutto non fanno domande. Invece da due mesi il caso Roma domina i titoli dei tg e le prime pagine dei giornaloni come un fatto epocale, storico, mondiale. Davvero è più importante della crescita zero, del flop del Jobs Act, del crollo dei contratti stabili, degli affaristi che occupano la nuova merchant bank di Palazzo Chigi? Immaginate se Di Maio si fosse portato appresso come un trofeo Lucia Aleotti, presidente del colosso farmaceutico Menarini, imputata per riciclaggio e frode fiscale, tant’è che l’altroieri è stata condannata a 10 anni e mezzo per aver sottratto 860 milioni allo Stato. Ieri tutti avrebbero titolato: “Condannati gli amici di Di Maio”. Invece gli Aleotti sono intimi di Renzi, che ha spupazzato l’imputata Lucia in visita alla Merkel e per miracolo non la salvò dal processo col famigerato codicillo salva-frodatori, smascherato da Libero e dal Fatto nel dicembre 2013 e ritirato frettolosamente senza che nessuno spiegasse chi l’aveva infilato, e perché, e per chi. (...)
*** Marco TRAVAGLIO, giornalista e saggista, direttore de 'Il Fatto Quotidiano', Par linguicio, estratto da 'Il Fatto Quotidiano', 11 settembre 2016
In Mixtura altri 10 contributi di Marco Travaglio qui
#VIDEO / Bambini, una contestatrice nata...
Testardaggine di bambina
pubblicato da Huffington Post Canada, 7 giugno 2016
video 2min03
#SGUARDI POIETICI / Noi-Loro e Loro-Noi (M. Ferrario)
New York, Attacco terroristico alle Twin Towers, 11 settembre 2001
no, non potremo più dirlo.
E allora diremo che sapevamo,
che ne stavamo appunto parlando
e che stavamo perfino agendo
ma che ci vuole tempo,
per non farli morire di fame
loro che continuano a morire di fame
non avendo tempo di aspettare di non morire.
Diremo che però nulla giustifica il male
e ripeteremo che
loro, solo loro, sono loro
che ci vogliono male,
anzi denunceremo al mondo
che ‘loro sono il male’
e noi
per legittima difesa
li abbatteremo
ancora e poi ancora e poi ancora
come loro hanno abbattuto le nostre torri,
perché non ci possono ammazzare come bestie
solo perché loro muoiono come mosche
non potendo vivere
come donne e uomini
umani.
Diremo tutto questo
quando crolleranno altre torri con noi dentro
e poi altre torri con noi dentro
e poi altre torri con noi dentro.
Diremo tutto questo, anzi lo urleremo
dall’alto delle nostre torri.
Finché non crolleranno le torri dentro di noi.
Allora (se avverrà)
lo sguardo non cadrà più alto dalle torri
ma guarderà basso da terra
e ci vedremo loro-noi e noi-loro
terra-terra,
finalmente di terra
finalmente umani
finalmente atterriti per quel che siamo
e finalmente sognanti
per quel che potremmo essere di diverso
noi-loro e loro-noi
se solo volessimo.
*** Massimo Ferrario, Noi-Loro e Loro-Noi (New York, Attacco terroristico alle Twin Towers, 11 settembre 2001). - Testo scritto nel dicembre 2001-febbraio 2002 e pubblicato per la prima volta in 'Mixtura' 2003, Dia-Logos, dicembre 2002. Poi ripubblicato in ‘D la Repubblica delle Donne’, rubrica ‘lettere a Umberto Galimberti’, 15 febbraio 2003 e in 'losguardopoIetico', n. 156, 11 settembre 2013. Riproposto oggi in 'Mixtura' a 15 anni dall'attentato.
#SENZA_TAGLI / M5S e politica (Roberto Saviano)
Ho osservato con attenzione quanto è accaduto a Roma nelle ultime settimane, e le vicende legate alla giunta Raggi mi hanno portato a fare alcune riflessioni che condivido qui con voi.
Mi domando spesso se in questo Paese sia realmente possibile entrare nel dibattito politico senza ricevere in risposta l'urlo da stadio. Responsabilità dei politici aver utilizzato il calcio (ha iniziato Berlusconi, ma poi lo hanno seguito tutti, nessuno escluso) come metafora per parlare di politica. E allora si scende in campo e si tifa per una parte politica: se critichi Renzi sei dei 5Stelle, se critichi De Magistris sei renziano e così via.
Mi domando spesso se sia realmente possibile in questo Paese avere con la politica un dialogo che non sia solo fittizio. Virginia Raggi ha fatto un video chiarificatore e lo ha pubblicato su Facebook, dove esiste la possibilità di rispondere alle domande. Quindi, in fondo, la comunicazione a senso unico poteva diventare un dialogo. Occasione persa.
Mi domando spesso perché in questo Paese non posso dire, liberamente, senza essere additato come sostenitore dei poteri forti, che la responsabilità che ha il M5S è quella di aver spinto nel precipizio più profondo anche l'ultima briciola di fiducia che gli italiani ancora, gelosamente, conservavano nella politica. In quella politica che aveva tradito e rubato, insozzato e corrotto, ma che pure era ed è popolata da una folta schiera di onesti che non fanno notizia, che amministrano realtà difficili senza che nessuno si occupi di loro. Perché la politica è prima di tutto patto di fiducia, non solo con il movimento o il partito, ma con il progetto e poi con la persona. Pensare che tutti siano intercambiabili e sostituibili mi restituisce il senso di una società che dovrebbe rattristarci. "Uno vale uno" significa che nessuno di noi deve avere un ego potenziato, ma "uno vale uno" spesso viene frainteso come "se non mi vai bene tu, avanti un altro".
È questo il tenore dei commenti che leggo: "Se Raggi non ci piace, poco importa, avanti il prossimo cittadino". E poi ancora un altro. Questa non è democrazia, è confusione.
Ok: Saviano attacca il Movimento! Saviano è renziano! Saviano è con i poteri forti!
Mettetela come vi pare, il punto è che per governare bisogna scendere a compromessi e il modo peggiore di condividere con i cittadini delle scelte che sanno di compromesso è attraverso mail private o messaggi telefonici fatti trapelare senza che ci fosse alcun accordo. Questa è la negazione della trasparenza e pone un problema enorme tutto interno al Movimento. Oggi i peggiori nemici del M5S sono nel M5S e non è la stampa che ha esagerato o gli avversari politici che sull'affaire capitolino ci hanno marciato.
Sarò fuori tempo, ma continuo a pensare che la politica sia altro e che non basta essere novità per essere realmente diversi.
Sarò fuori contesto, ma continuo a pensare che per fare politica ci vogliano competenze (meglio ladro e corrotto o a digiuno di competenze ma onesto? Ma davvero credete che si debba per forza scegliere tra queste due categorie astratte? Chi ci ha fatto il lavaggio del cervello e convinto che non esistano politici per bene e competenti?).
Continuo a credere che la politica sia una professione che richiede competenze specifiche e che non lascia spazio a improvvisazioni. Questo vale per il M5S, per gli altri partiti e per il Governo (basta vedere le continue boutade di Lorenzin e i continui "non sapevo" di Alfano per capire che nessuno può tirarsi fuori e nessuno può puntare il dito).
Se non la pensassi così, sarei sceso in campo anch'io.
*** Roberto SAVIANO, scrittore, 'facebook', 9 settembre 2016, qui
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#SENZA_TAGLI / Stupidità, è solo umana (Egidio T. Errico)
La stupidità è una condizione possibile soltanto negli esseri umani. Gli animali ne sono assolutamente privi perché essa è una diretta conseguenza della parola. La stupidità infatti si serve della parola per costruire quel sapere insulso che è il sapere privo di conoscenza.
Gli animali invece, come sappiamo, non parlano e al posto della parola si servono dell'istinto che è, come dice Lacan, una conoscenza che ha il grande pregio di non aver bisogno di alcun sapere.
Per questo gli animali, che conoscono senza sapere, non possono essere stupidi, mentre lo sono invece gli uomini quando, non avendo nessuna conoscenza, credono di sapere.
*** Egidio T. ERRICO, psicoanalista, 'facebook', 8 settembre 2016, qui
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#LINK / Migranti, dove li ospitiamo (Gianni Barlassina e Giulia Siviero)
Dopo il terremoto del 24 agosto nelle regioni del Centro Italia alcuni politici italiani – soprattutto esponenti della Lega Nord – sono tornati a parlare di immigrati che verrebbero ospitati in alberghi di qualità mentre “gli italiani vengono messi nelle tende”: descrizione che accusa lo Stato italiano di investire più attenzioni e spese nei confronti degli immigrati rispetto ai cittadini italiani in difficoltà. Di fronte a smentite e obiezioni a queste notizie, 'Il Populista', un sito di propaganda legato alla Lega Nord e di cui Matteo Salvini è condirettore, ha pubblicato il 26 agosto un articolo intitolato “Hotel di lusso, ville e piscine“, che cita puntualmente 13 strutture: alberghi in diverse regioni d’Italia dove secondo il Populista sarebbero ospitati migranti che vivono in condizioni lussuose, in hotel con piscina e immersi nel verde. Posti dove – suggeriscono le belle foto allegate – chiunque desidererebbe stare e dove invece vivono gli immigrati, a spese dei contribuenti, spese che si implicano cospicue. (...)
A prescindere dalle intenzioni di strumentalizzazione politica dell’articolo e di queste narrazioni, il Post ha cercato di capire se nei fatti gli alberghi indicati dal Populista si conciliassero davvero con l’idea degli “hotel di lusso, ville e piscine” presentata dall’articolo e da altri simili: visitandoli, parlando con i loro gestori o con persone informate dei fatti. Per anticipare i risultati di questa indagine, quello che emerge sono una evidente imprecisione e dilettantismo giornalistico dell’articolo del Populista, sia nel presentare le strutture che ospitano i migranti come “hotel di lusso” sia in molti casi persino nel sostenere che ospitino clandestini. (...)
*** Gianni BARLASSINA e Giulia SIVIERO, giornalisti, I posti dove ospitiamo i migranti, 'il post', 8 settembre 2016
LINK articolo integrale qui
#SENZA_TAGLI / 860 milioni, di false fatturazioni (Marco Furfaro)
860 milioni. Di false fatturazioni e prezzi gonfiati, di inganni e truffe ai danni dello Stato italiano. 860 milioni sono gli euro che la più grande azienda farmaceutica italiana, la Menarini, si è intascata ai danni dello Stato italiano e dei suoi cittadini.
44 milioni. Sono i soldi previsti per quest'anno dal Piano nazionale per la messa in sicurezza del territorio dal punto di vista sismico. Ne servirebbero miliardi, visto che abbiamo, solo per dare un esempio, il 50% delle scuole a rischio. Una sproporzione imbarazzante.
Non sono i migranti, i 35 euro o le bufale sugli hotel, il problema. Il problema sono quei pochi banditi che in questi anni si sono arricchiti, anche in maniera illegale, a danno di tutti e di cui parliamo troppo poco. I soldi vanno tolti ai farabutti, non agli ultimi.
*** Marco FURFARO, politico, 'facebook', 10 settembre 2016, qui
In Mixtura 1 altro contributo di Marco Furfaro qui
sabato 10 settembre 2016
#FILASTROCCHE / L'errore di un pulcino (Gianni Rodari)
C'era una volta un pulcino
che non sapeva di essere un pulcino.
"Forse", - pensava, -
"sono un elefante,
forse un pellicano.
Che ci sarebbe di strano?
Un asino non sono
perché non raglio.
Se fossi un cane
avrei il guinzaglio. Non vado per mare,
dunque
non sono un ammiraglio .
Ma che sarà mai?
Pozza, bella pozza,
dimmelo tu, se lo sai".
E si specchiò.
Ma quel che vide molto lo indignò.
- Un pulcino? Non è una cosa seria!
E zampettando l'acqua intorbidò
per castigarla della sua cattiveria.
che non sapeva di essere un pulcino.
"Forse", - pensava, -
"sono un elefante,
forse un pellicano.
Che ci sarebbe di strano?
Un asino non sono
perché non raglio.
Se fossi un cane
avrei il guinzaglio. Non vado per mare,
dunque
non sono un ammiraglio .
Ma che sarà mai?
Pozza, bella pozza,
dimmelo tu, se lo sai".
E si specchiò.
Ma quel che vide molto lo indignò.
- Un pulcino? Non è una cosa seria!
E zampettando l'acqua intorbidò
per castigarla della sua cattiveria.
*** Gianni RODARI, 1920-1980, giornalista, scrittore, pedagogista, L'errore di un pulcino, da Il libro degli errori, Einaudi, 1964, in 'filastrocche.it', qui
#CIT / Parentela (Khalil Gibran)
da Khalil Gibran, Le parole dette, Edizioni Paoline, 1994
In Mixtura 1 altro contributo di Khalil Gibran qui
#FAVOLE & RACCONTI / Fedele Buonini, uno come tanti (troppi) (M. Ferrario)
Dicono che non sono più quei tempi.
Che oggi, nelle imprese, la cultura è cambiata. Che ci vogliono persone competenti e capaci di far valere i loro talenti. Che i conformisti possono piacere, ma non fanno carriera. Che c'è bisogno di gente che abbia il coraggio delle proprie idee, sappia contrastare con argomenti anche i propri capi e voglia combattere per affermare le proprie opinioni.
Insomma, basta ai signorsì, pronti a sbattere i tacchi e ad adulare chi sta in alto.
Dicono così, consulenti e manager.
Nelle convention. Nei seminari. Negli articoli. Nei saggi.
Dicono così, consulenti e manager.
Nelle convention. Nei seminari. Negli articoli. Nei saggi.
Lui, però, era stato selezionato proprio per il suo carattere mite, dipendente, ossequiente.
Una volta, uno come lui, rubando l’espressione al mondo militare, si sarebbe definito di ‘buon comando’. Perché dava ragione a tutti: non prendeva mai posizione. E la sua disponibilità aumentava nella misura in cui l’interlocutore apparteneva alla gerarchia superiore.
La retorica manageriale parla di proattività, iniziativa, autonomia?
Lui attendeva. Se gli veniva chiesto, eseguiva. Guai a prendersi la responsabilità di una decisione. E se fosse risultata sbagliata? I capi ci sono per questo: dicano loro che fare.
E poi con qualche amico si era confidato. Con questo suo comportamento sarebbe salito in alto: in fondo quanti sono quelli promossi dirigenti solo perché si sono dimostrati diligenti?
La retorica manageriale parla di proattività, iniziativa, autonomia?
Lui attendeva. Se gli veniva chiesto, eseguiva. Guai a prendersi la responsabilità di una decisione. E se fosse risultata sbagliata? I capi ci sono per questo: dicano loro che fare.
E poi con qualche amico si era confidato. Con questo suo comportamento sarebbe salito in alto: in fondo quanti sono quelli promossi dirigenti solo perché si sono dimostrati diligenti?
‘Ha ragione, dottore’, ‘Senz’altro, dottore’, ‘Come crede, dottore’.
Erano le espressioni che più aveva in bocca.
E le rare volte in cui il suo capo si azzardava a chiedergli un parere, lui era un campione nel tergiversare. Prima cercava di intuire il suo pensiero e poi, sempre con cautela, si lasciava andare: «Ma lei mi insegna, dottore, che in effetti il suo punto di vista consente di affrontare il problema in modo più completo…».
Qualche volta il suo intento adulatorio era stucchevole.
E anche il suo capo avrebbe voluto un po’ di contraddittorio.
Però poi subito ricordava il collaboratore precedente. Che, appunto, cercava di fare il ‘collaboratore’, e non era assolutamente tagliato per subire il semplice ruolo di ‘dipendente’.
Già, che fatica ogni volta gestire le discussioni con lui: far passare i suoi ordini era impossibile, c’era sempre qualcosa che non andava. E alla fine per forza era finita come doveva finire: il giovane, definito immaturo e troppo desideroso di autonomia, era stato allontanato dall’azienda.
Sì, questo Fedele Buonini, con il destino scritto nel nome e cognome, era la persona giusta.
E poi, appena aveva scoperto che il suo capo amava la pesca, si era anche lui innamorato di esche e lenze. Si era letto tutto quello che aveva trovato sull’argomento e si era esercitato, tutti i fine settimana, nel laghetto a una decina di chilometri da casa: dove sapeva che spesso anche il capo amava rilassarsi pescando lungo le sponde.
Il capo ringraziava la buona sorte per avergli fatto incontrare un dipendente come lui.
Poteva finalmente lavorare tranquillo: ora aveva una persona affidabile, che non poneva domande, seguiva le procedure, non metteva in discussione le disposizioni.
Un giorno, ebbe l'idea di sfidarlo ad una gara: voleva proprio vedere come si sarebbe comportato fuori dalla formalità dell'ufficio.
Poteva finalmente lavorare tranquillo: ora aveva una persona affidabile, che non poneva domande, seguiva le procedure, non metteva in discussione le disposizioni.
Un giorno, ebbe l'idea di sfidarlo ad una gara: voleva proprio vedere come si sarebbe comportato fuori dalla formalità dell'ufficio.
Sarebbero usciti in barca una domenica mattina e si sarebbero ritrovati la sera: avrebbero contato i pesci e chi avesse perso avrebbe offerto la cena all’altro.
Così avvenne.
Le loro barchette galleggiavano placide sull’acqua dall'alba.
Ognuno si era scelto una zona diversa, in base a strane ipotesi sulla maggiore pescosità dei fondali.
Due canne erano fissate, una a prua e una a poppa. Un’altra se la tenevano in mano, scrutando pensosi l’acqua.
Ad un certo punto, il giovane sentì delle urla e si voltò.
Il capo era finito in acqua, la sua barca si era capovolta, probabilmente per un movimento maldestro.
Fedele Buonini si mise ai remi e raggiunse l’uomo, che annaspava.
Il capo non sapeva nuotare: più si divincolava e più l’acqua gli entrava in bocca.
Vide il giovane che gli era arrivato finalmente vicino e a malapena riuscì a gridare:
«Buonini... sto affogando...».
Il giovane sorrise.
«Sì, dottore».
Il capo aveva la testa quasi sott’acqua.
Non pensò di chiedere esplicitamente aiuto: dava per scontato che il ragazzo gli avrebbe avvicinato il remo per potercisi attaccare.
E intanto, muovendo le mani a mulinello, ripeteva, sempre più a fatica e mangiandosi le parole:
E intanto, muovendo le mani a mulinello, ripeteva, sempre più a fatica e mangiandosi le parole:
«Buonini... Buonini...».
Il giovane, dall'alto della barca, continuava a sorridergli, osservandolo fisso.
«Sì, dottore. Sono qui, dottore».
Il capo, terrorizzato, annaspava.
Tra una bevuta e l'altra farfugliò un'imprecazione e un ordine:
«Bonini, cazzo, il remo... presto...»
Solo allora il giovane, come sempre, obbedì.
E avvicinò il remo.
Ma il capo, ormai esausto, neppure lo vide: stava scomparendo sott'acqua.
Il capo, terrorizzato, annaspava.
Tra una bevuta e l'altra farfugliò un'imprecazione e un ordine:
«Bonini, cazzo, il remo... presto...»
Solo allora il giovane, come sempre, obbedì.
E avvicinò il remo.
Ma il capo, ormai esausto, neppure lo vide: stava scomparendo sott'acqua.
* * *
Forse Fedele Buonini volle vendicarsi per tutto quello che subiva ogni giorno in ufficio.
Ma forse la spiegazione è più semplice.
E più drammatica.
I tipi Buonini sono coerenti. Sempre. Fino in fondo.
E in genere sono anche un po’ stupidi. Come tutti quelli che sanno solo obbedire.
Del resto, per questo loro atteggiamento, nei fatti, continuano a essere apprezzati. Sempre più.
E più fanno i 'cani da riporto', più fanno carriera.
Certo, qualche volta potrebbe accadere quello che qui è accaduto.
Ma tutto ha un prezzo.
E questo è il prezzo che si paga alla tranquillità: per essere circondati da persone che non disturbano, non pensano, attendono ordini, eseguono, ti sorridono e ti danno sempre ragione.
Anche se poi si può finire affogati.
Così come, grazie ai tanti (troppi) Buonini - che diciamo non ci piacciono, perché non sta bene dire che ci piacciono - possono finire affogate le imprese.
E le società.
E tutti noi.
Del resto, per questo loro atteggiamento, nei fatti, continuano a essere apprezzati. Sempre più.
E più fanno i 'cani da riporto', più fanno carriera.
Certo, qualche volta potrebbe accadere quello che qui è accaduto.
Ma tutto ha un prezzo.
E questo è il prezzo che si paga alla tranquillità: per essere circondati da persone che non disturbano, non pensano, attendono ordini, eseguono, ti sorridono e ti danno sempre ragione.
Anche se poi si può finire affogati.
Così come, grazie ai tanti (troppi) Buonini - che diciamo non ci piacciono, perché non sta bene dire che ci piacciono - possono finire affogate le imprese.
E le società.
E tutti noi.
*** Massimo Ferrario, Fedele Buonini, uno come tanti (troppi), 2013-2016, per Mixtura - Libera riscrittura, con aggiunta di commento finale personale, della favola di Vhan Rhopa, Lo yesman, in Vhan Rhopa, Lo zen e l’arte aziendale, Lupetti editore, Milano, 1993.
#SENZA_TAGLI / Roma-M5S, stiamo esagerando (Franco Bechis)
Lo dico a me prima che ai miei colleghi: su Roma stiamo esagerando.
Lo dico davanti allo specchio per primo.
E ci metto anche le giustificazioni: il M5s da tempo sventola bandiere importanti su onestà e trasparenza. Ha fatto battaglie contro chiunque, ed è ovvio che quando li vedi con mezzo piede in fallo chi è stato messo in croce si vuole vendicare. Ma io - noi giornalisti - un po' di storia dovremmo averla presente. Ho ripassato archivio. Dal 2001 ad oggi 148 consiglieri e membri di giunta sono finiti in guai gravi con la giustizia. Per reati gravi: corruzione, concussione, ricettazione, associazione a delinquere anche di stampo mafioso, peculato etc... Da Veltroni ad oggi prima di cadere i sindaci in carica hanno cambiato in corsa 32 assessori e 19 membri di staff, fra cui i capi di gabinetto del comune. Quel che è avvenuto ora è capitato decine di volte con un colonnino in cronaca.
E con tutto quel che è accaduto in 15 anni noi stiamo montando questo can can intorno a una possibile violazione di legge di un assessore ipotizzata in seguito a un esposto di parte con pena una sanzione amministrativa fino a 26 mila euro? Da giorni apriamo giornali e facciamo trasmissioni TV su questa bagattella eventuale? Non stiamo esagerando?
*** Franco BECHIS, giornalista, vicedirettore di 'Libero', 'facebook', 9 settembre 2016
#MOSQUITO / Poesia, la perdita della capacità di gustarla (Charles Darwin)
Fino all’età di 30 anni, forse anche un po’ dopo, la poesia mi diede un grande piacere. Ora, e da molti anni, non riesco a leggerne nemmeno una riga. La mia mente sembra essere diventata una macchina per macinare leggi generali sulla base di una grande mole di fatti. Se dovessi rivivere la mia vita, mi imporrei di leggere poesie e di ascoltare musica varie volte alla settimana. La perdita della capacità di gustarle è una perdita di felicità, che potrebbe essere nociva all’intelletto e più probabilmente al carattere morale, poiché disabilita la parte emotiva della nostra natura.
*** Charles DARWIN, 1809-1882, scienziato inglese, autore di L’evoluzione della specie, 1859, citato da John Naisbitt, futurologo statunitense, Mindset. Il segreto del futuro, 2006, Etas Libri, Milano, 2008.
#SENZA_TAGLI / Nazioni, muri, arroganze (Cecilia Strada)
Di tutti i discorsi razzisti o "non sono razzista però", la cosa che mi colpisce di più è sempre l'ingenua arroganza di chi pensa che la terra in cui è nato gli appartenga. La Terra non può appartenere a nessuno, perché è di chi verrà. Figuriamoci quella porzione di terra inventata che chiamiamo nazione. E non c'è merito nell'essere nati sulla pagina "giusta" dell'atlante economico, solo caso, o fortuna.
Non voler costruire società "giuste" su sfruttamenti ingiusti, rifiutare il concetto di muro, allungare la mano a offrire aiuto, dovrebbero venire da sé.
*** Cecilia STRADA, presidente Emergency, 'facebook', 9 settembre 2016, qui
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