sabato 25 maggio 2019

#FAVOLE & RACCONTI / Tre cannibali in azienda (Massimo Ferrario)

Una multinazionale presente in un paese africano decide di partecipare finanziariamente ad un progetto di una onlus che vuole aiutare le popolazioni residenti a modificare alcuni costumi tribali oggi inconcepibili. 
Da qualche anno l'onlus ha lanciato una campagna contro le pratiche di cannibalismo ancora diffuse in una zona remota del paese: ha proposto ai giovani di queste tribù di integrarsi nel contesto urbano, offrendo loro un percorso, concentrato, di studio di base e di formazione professionale. 
Tre giovani hanno aderito con entusiasmo al progetto e hanno rivelato, nel corso del programma di acculturamento particolarmente impegnativo, qualità personali e capacità professionali davvero fuori standard: tanto che, proposti alla multinazionale che aveva sponsorizzato il progetto, sono stati subito assunti come programmatori nell'ufficio informatica dell'azienda.

Mattina del primo giorno di lavoro dei tre giovani.
L'impiegato del reparto Selezione li accoglie e gli dà il benvenuto:
«Conosciamo il percorso da voi compiuto per abbandonare certi costumi tribali e integrarvi nel mondo della civiltà e sappiamo che siete risultati primi al corso professionale per programmatori cui avete partecipato. Per questo ci complimentiamo con voi e siamo felici di avervi a bordo. Ora siete parte di un gruppo importante a livello internazionale, che premia i talenti e il merito: se vi impegnerete, non avrete difficoltà a fare carriera. Nel libretto che vi abbiamo distribuito, troverete ogni informazione sui servizi che l'azienda offre ai suoi dipendenti: dal ristorante aziendale che ci viene invidiato da tutti per la qualità e la varietà della cucina, ai benefit di ogni tipo che mettiamo a disposizione per ogni nostro dipendente e per la sua famiglia. Periodicamente avremo colloqui con ognuno di voi per avere riscontri sul vostro inserimento. Se avete bisogno di supporto, rivolgetevi al vostro capo e, naturalmente, fate sempre conto sul nostro possibile aiuto. Vi auguriamo buon lavoro».

Passa un mese.
E accade un fatto misterioso.

Viene convocata una riunione generale: tutto il personale è seduto nel salone a cinema del piano terra.
Il direttore generale, scuro in volto, ha di fianco un signore sconosciuto. 
Annuncia, grave: 
«Niente convenevoli. Solo una triste e drammatica comunicazione. Per la quale ho voluto essere affiancato dal capo della polizia della città».

Brusio diffuso, stupore, ansia.

«Da una settimana non abbiamo più notizie della signora Abeba, che immagino quasi tutti voi conoscete: fa parte della squadra delle pulizie che opera negli uffici del palazzo. Anche la polizia, naturalmente, è stata interessata ed è impegnata nella ricerca, come vi dirà il signor Azikiwe, che vi mostrerà anche una slide con la foto della signora scomparsa. Inutile dire che siamo tutti angosciati da questo fatto e che speriamo possa esserci quanto prima un lieto fine».

Il signor Azikiwe accende il proiettore.
Sullo schermo compare la signora Abeba: fotografata in viso, a metà corpo e tutta intera.
«Come vedete, si tratta di una donna nera, di 40 anni, di bell'aspetto. La stiamo cercando senza tregua da quando il marito e la vostra azienda ci hanno segnalato la scomparsa improvvisa. Chiunque sappia qualcosa ci telefoni ai numeri che vi segnalo in questa seconda slide. La attendono, con comprensibile angoscia, il marito e un bimbo di 4 anni » 

Le persone sono colpite. 
Mentre lasciano la sala si comunicano tutto lo stupore e il dolore per la notizia.
Impossibile non aver notato la gentilezza della signora Abeba: sempre sorridente, disponibile, pronta a soddisfare qualunque richiesta di incombenza, la prima al mattino presto ad arrivare con straccio e detersivi e l'ultima la sera a lasciare l'azienda.

I tre giovani programmatori, in silenzio, stanno dirigendosi verso il loro ufficio: attraversano il giardino per avvicinarsi alla palazzina decentrata. 
Non parlano: procedono a testa bassa. 
Finché uno dei tre, il più alto e atletico, con una funzione riconosciuta di leader, sbotta.
«Ma si può sapere chi è stato a fare una cosa simile?»
Gli altri due, sempre a testa bassa, restano muti.

Il terzetto cammina isolato: il grosso dei colleghi lavora nel palazzo centrale e nessuno lì vicino li può ascoltare. 
Il primo è esasperato.
«Non ditemi che non ne sapete nulla. Siete degli idioti. Ci eravamo assunti un impegno preciso  e invece uno di voi due, o tutti e due, ha violato il patto.»

I due non osano reagire.
Il giovane leader scuote la testa, sempre più adirato.
«Almeno voglio sapere chi è stato che adesso ha messo tutti e tre in questo casino: perché, è inutile, prima o poi scopriranno tutto...»

Il ragazzo di statura più bassa confessa.
«Non ho resistito. Troppo formosa. Invitava. Era un peccato non farlo...»
L'altro aggiunge che era stato informato e la sua colpa è che non aveva fatto nulla per impedirlo.

Il giovane leader non riesce a capacitarsi di come sia stato violato il patto.
Riprende a fare la predica ai colleghi, sempre più infuriato.
«Avevamo detto solo manager e comunque, anche tra questi, ci eravamo raccomandati di scegliere con cura. Infatti, per una decina di giorni, di comune accordo ci siamo limitati a un Product Manager, un Hr Manager e un Marketing Communications Manager. C'era bisogno della conferma? Dell'assenza dei tre manager, ancora adesso nessuno si è accorto. Della donna delle pulizie, invece, è da una settimana che la società intera è sottosopra... E per fortuna che abbiamo studiato tutto quello che era possibile imparare nei corsi che ci hanno propinato. Ma allora, non avete capito proprio nulla di quali sono le funzioni che contano in azienda e che non vanno mai toccate?».

*** Massimo Ferrario, Tre cannibali in azienda, per Mixtura. - Libera riscrittura di una storiella diffusa in internet.


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