mercoledì 27 maggio 2015

#MOSQUITO / La razza umana ha due ali (Daniela Riccardi)

Quando ho partecipato come relatrice alla Women’s International Network Conference nel 2004, un video mi è rimasto impresso, per un’efficace allegoria. Diceva che la razza umana è come un uccello: ha bisogno di entrambe le ali per volare. Le ali sono gli uomini e le donne; con un’ala sola, non si vo-la. Le aziende che non riconoscono le capacità differenti e complementari delle donne perdono ricchezza e l’opportunità di avere un’organizzazione più forte. 

*** Daniela RICCARDI, 1960, già global Ceo Diesel e già presidente Procter & Gamble, amministratore delegato di Baccarat, Prefazione a Sheryl Sandberg, Facciamoci avanti. Le donne, il lavoro e la voglia di riuscire, Mondadori, 2013.

#TAVOLE #LINK / Università, quelle che 'rendono' di più (Raffaele Ricciardi)


(da 'Affari & Finanza', 25 maggio 2015)


(da 'Affari & Finanza', 25 maggio 2015)

*** Raffaele RICCIARDI, Gara tra le Univerisità: ecco quelle che danno 'ritorni' maggiori, 'Affari & Finanza', 25 maggio 2015

LINK, articolo integrale qui

#TAVOLE #LINK #SOCIETA' / Il 'discensore' sociale (Ilvo Diamanti)


(...) Come si è detto in altre occasioni, l'ascensore sociale, in Italia, si è bloccato. E gran parte degli italiani ha smesso di attendere che riparta. E oggi è, invece, impegnata a frenare, se non a bloccare, la marcia del "discensore sociale".  (...)

Di certo, è finita l'epoca della "cetomedizzazione". Termine ostico, ma sicuramente efficace, con il quale Giuseppe De Rita, negli anni Novanta, ha definito la tendenza della società italiana a ridimensionare il peso delle èlite, ma soprattutto degli strati più bassi. E, dunque, ad allargare i confini della "società di mezzo". Oggi, invece, la società italiana si è "operaizzata". Oltre la metà degli italiani, per la precisione: il 52%, si colloca nei "ceti popolari" o nella "classe operaia". Mentre il 42% si sente "ceto medio". Nel 2006, dunque: poco meno di dieci anni fa, il rapporto fra queste posizioni  -  e visioni  -  risultava rovesciato. Il 53% degli italiani si definiva "ceto medio" e il 40% classe operaia (o "popolare"). Nel 2008, mentre la crisi incombeva, peraltro, le posizioni apparivano più vicine. Ma il ceto medio, in Italia, prevaleva ancora, seppur di poco, sulla classe operaia: 48 a 45%. (...)

*** Ilvo DIAMANTI, sociologo, ricercatore sociale, saggista, L'ascensore sociale funziona al contrario: ora il ceto medio si sente classe operaia, 'la Repubblica', 25 maggio 2015

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#TAVOLE #LINK #IMPRESA / Donne nei board (Filippo Santelli)


da 'Affari & Finanza', 25 maggio 2015

*** Filippo SANTELLI, La rivincita delle donne nei board: sono arrivate a un quarto del totale, 'Affari & Finanza', 25 maggio 2015

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martedì 26 maggio 2015

#SPILLI / Correggere il pensiero e tanta allegria (beota) (Massimo Ferrario)



In rete compaiono quotidianamente carrellate di citazioni-fuffa, nello stile psicologistico-new-age che piace tanto a chi vuole vivere contento e senza problemi.

Due esempi qui sopra tra i tanti che pullulano.

Naturalmente simili frasi vengono cliccate a go-go. Il vuoto di pensiero piace e fa star bene.
Peccato che chi posta simili ciarlatanate (meglio se sono amerikane: hanno una creduta autorevolezza che produce l'inchino incorporato), o clicca entusiasta per farle girare, sia anche spesso (o doverebbe essere), almeno in alcuni network chiamati professionali, un professionista. Cioè uno che dovrebbe sapere usare un filtro nel respirare l'aria che ormai tutti siamo costretti a respirare. Ma anche lui, come la maggioranza di noi, o la crede pulita o ha smarrito i sensi di base per capirne la tossicità. 

Giuseppe Prezzolini, certo non un comunista, ma un reazionario intelligente, aveva fondato il club di 'chi non se la beve': gli apoti (*). Il contrario dei boccaloni.
Altri tempi. Quando ancora si sapeva distinguere. E si avevano le categorie per farlo.

Oggi beviamo tutto. E siamo capaci di trovare pulita anche l'aria che ci arriva dalle 'bassure' istituzionali di sedicenti leader di governo che quotidianamente ci invitano a 'stare sereni'. E a non frenare l'immarcescibile e luminoso cambiamento progressivo in atto, anche solo richiamando quella 'dura realtà' che in genere non concorda con l'illusionismo e le magie dei prestigiatori in carriera.

Purtroppo è diventata cultura comune credere che basti dire che un problema non è un problema per cancellare il problema.
Addirittura ormai ci sono manager (e consulenti) che demonizzano la parola 'problema': imponendo ai 'collaboratori' (sempre più voluti 'dipendenti' e premiati se 'obbedienti') di sostituirla con 'opportunità'. Per non deprimersi, naturalmente. E restare 'proattivi': un termine che gli piace tanto, perché ancora non hanno capito che basterebbe essere 'vivi' per avere l'intelligenza, prima di parlare o di agire, di comprendere il contesto.

Verrebbe da dire: provate a dire ai disoccupati che la disoccupazione non è un problema, colpevolizzandoli perché non correggono il pensiero e facendogli credere che è per questo che sono disoccupati. O provate a dirlo a chi muore di fame: colpevolizzandolo perché continua a pensare di avere fame e facendogli credere che è per questo che ha la pancia vuota.

Ma chi sperasse, dando questo consiglio, in una sana reazione con i forconi, oggi, sarebbe deluso. Ormai pure disoccupati e affamati concordano. Ti direbbero che ci provano, a cambiare i loro pensieri. Ma sono sinceramente dispiaciuti: disoccupazione e fame restano lì, non se ne vanno. Ci dev'essere qualcosa di sbagliato in loro: e se qualche 'professionista' li aiutasse a pensare meglio, magari anche con un po' di mindfulness, loro sarebbero disponibili a imparare. Purché non gli si chieda (non 'ci' si chieda) di provare a cambiare, anche soltanto un pochino, ciò che sta fuori di noi.

E' lo psicologismo, bellezza. Da non confondere con la psicologia. 

Che resterebbe una cosa seria se non fosse finita in mano a troppi autoproclamati psicologi che hanno un solo occhiale per leggere il mondo: quello psicologico. Per giunta con la lente sfocata e malamente indossato.

Ma chiedo scusa: so che potrei essere accusato di essere caduto nella (sterile) polemica. Oppure di peccare di demagogia verso chi è escluso per colpa sua. Insomma di essere un 'disfattista' che compie il peggior reato oggi immaginabile: quello di 'lesa serenità'.

'No lamenti e tristezza, grazie'. Stare allegri è un dovere. 
Avanti i beoti.

*** Massimo Ferrario, Correggere il pensiero e tanta allegria (beota), per Mixtura
(*) Il termine fu coniato da Giuseppe Prezzolini (1882-1982) in una lettera pubblicata nella rivista La Rivoluzione liberale (n. 28, 28 settembre 1922), nella quale criticava la politica del tempo. Secondo Prezzolini, la Società degli apoti, a cui idealmente si era iscritto, era composta da coloro che si sottraggono al «tumulto delle forze in gioco per chiarire le idee, per far risaltare i valori, per salvare sopra le lotte, un patrimonio ideale, perché possa tornare a dare frutti nei tempi futuri». L'espressione venne ripresa da Indro Montanelli (1909-2001)
http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Prezzolini

*** Massimo Ferrario, Correggere il pensiero e tanta allegria (beota), per Mixtura


In Mixtura ark #Spilli di Massimo Ferrario qui

#VIDEO #CINEMA / Sai cosa penso quando sono al lavoro? (Elio Petri, Gian Maria Volontè)



Gian Maria VOLONTE', 1933-1994, attore
Sai cosa penso quando sono al lavoro?
dal film La classe operaia va in paradiso, 1971, regia di da Elio Petri, 1929-1982
video, 1min33

Un film che sarebbe da rivedere.
La classe operaia non è finita in paradiso.
E si è diffuso qualcosa che assomiglia all'inferno. Anche se sembra un paradiso.
Che non riguarda solo la classe operaia.
Che peraltro non c'è più.
Essendo sparita la 'classe'.(mf)

#SGRAMMATICATURE / Complimenti per il tuo fisico


(da facebook.com/scartarecorteggiatori)

#SCRITTE / Catene



(dal web, scrittosuimuri.tumblr)

#SPILLI #SPOT / Insegnare (M. Ferrario)

“In-segnare” significa “lasciare un segno dentro”. 
Nell’allievo, ma anche nel maestro. 
E l’unico segno che fa apprendimento è un seme. Che germoglia e fruttifica se ci sono cura e pazienza, ma anche ardore e passione. 
Senza eros restano i ruoli: di chi dovrebbe insegnare e di chi dovrebbe apprendere. 
Maschere.  
Cui è impossibile far scattare la chimica della trasformazione.

*** Massimo Ferrario, 2012-2015, per Mixtura

#MOSQUITO / Tecnologia, è come il cibo (Neil Postman)

... considero una cosa da stupidi essere anti-tecnologico. Sarebbe un po’ come essere anti-cibo. Abbiamo bisogno della tecnologia per vivere, così come del cibo. Ma, ovviamente, se mangiamo troppo, o mangiamo cibo privo di valori nutrizionali, o cibo infetto, trasformiamo un mezzo di sopravvivenza nel suo opposto. 

*** Neil POSTMAN, 1931-2003, sociologo statunitense, Come sopravvivere al futuro, 1999, Orme editori, Milano, 2003.


° ° °
Su Neil Postman,
http://it.wikipedia.org/wiki/Neil_Postman

#PAROLE DESUETE / Scabro

Scabro

Aggettivo, dal latino 'scaber -bra -brum', ruvido al tatto, non liscio, derivato di 'scabĕre', grattare, raschiare.

In senso letterale:
una superficie non piana né uniforme, ma che presenta irregolarità e asperità; oppure un terreno, brullo, rocciosopietroso, anche disagevole da percorrere per la quantità di sassi che lo contiene.
In meccanica, detto di superficie che presenta attrito

In senso figurato: 
(a) - di persona, rozza e selvaggia
(b) - di stile di scrittura, sempliceconciso, asciutto, essenziale, privo di orpelli; ma anche difficoltoso, ostico
(c) - di contenuto, delicato, complesso 

*** Massimo Ferrario, per Mixtura


#VIDEO #PSY / Come affrontare una lite di coppia (Alain De Botton)


Alain DE BOTTON
Come affrontare una lite
'Internazionale', 15 maggio 2015
video, 3min22

Torni a casa infuriata perché lui ne ha fatta una delle sue. 
Come risposta lui passa all’attacco rinfacciandoti un oscuro episodio di anni prima. Ti arrabbi ancora di più e lui non fa l’unica cosa che servirebbe davvero. Qual è? 
Ce lo spiega Alain de Botton, presentatore televisivo, imprenditore culturale, saggista. 
Ha fondato The school of life
Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è L’arte come terapia. The school of life, Guanda, 2013

° ° °
Su questo blog, 5 contributi precedenti di Alain De Botton qui 

#LINK #SOCIETA' / Ma la corruzione non è donna (Cesare Zapperi)

Più donne in posti di responsabilità uguale meno corruzione. 
L’equazione va dimostrata, ma nella percezione degli italiani è già un dato di fatto. 
«Dovendo scegliere a chi affidare la gestione dei fondi pubblici tra un uomo e una donna, a parità di competenze, chi sceglierebbe?». 
La domanda posta da EuromediaResearch di Alessandra Ghisleri nell’ambito di una ricerca condotta per conto della Fondazione Bellisario (521 interviste tra settembre 2014 e maggio 2015). Netta la risposta: il 48% si affiderebbe a una donna e meno della metà (il 21,3%) sceglierebbe un uomo. 
La quota sale fino al 57,5% se si restringe il campo alle risposte dell’universo femminile. (...)

*** Cesare ZAPPERI, giornalista, Perché la corruzione non è donna, 'la 27^ora', 'Corriere della Sera', 21 maggio 2015

LINK, articolo integrale qui

lunedì 25 maggio 2015

#LINK #SOCIETA' / La mamma: ecco cosa ancora si insegna (Olivia Manola)


Mentre in Finlandia insegnano a scuola a maschi e femmine a condividere i lavori domestici (come racconta Federica Seneghini in questo post della '27esima Ora'), una mamma della provincia di Roma ha postato con ironia su Facebook la scheda Azioni che compie la mamma.

È una paginetta di esercizi di italiano che la maestra ha dato da svolgere al figlio di prima elementare nei giorni della festa della mamma appena trascorsa.

Su 11 azioni, 6 riguardano i lavori domestici. Insomma: la mamma stira, cuce, lava, pulisce, cucina, lucida e poi anche bacia, prega, accarezza, sculaccia e legge.

Non lavora, non va in ufficio, non guida la macchina. Tanto per iniziare. E il padre? Non pervenuto.
(...)

*** Olivia MANOLA, giornalista, La mamma stira, cuce, lava, lucida. I «classici» della maternità, 'la 27^ora', 'Corriere della Sera', 22 maggio 2015

LINK, articolo integrale qui

#SGRAMMATICATURE / Io ciò provato


#VIDEO #SOCIETA' / Modern Love: troppo bello per essere vero


Modern Love: Troppo bello per essere vero
animazione di Jimmy Simpson, 'New York Times'
 internazionale.it, 18 maggio 2015
video, 3min06


Una nonna malata di Alzheimer si inventa un uomo immaginario, e tutta la famiglia impara ad amarlo. (dalla presentazione)

#PIN / Formazione e formatori (MasFerrario)

 

Formazione non è

° ° °


Cattivo formatore e vero formatore


° ° °


L'esempio

° ° °


Formazione e ossimori

° ° °


Formazione come genuflessione

#VIDEO #SOCIETA' / Un matrimonio sottosopra (M. Polo, M. Serpenti, M. Zanin)



Marry Up, Un matrimonio sottosopra
scritto e diretto da Matteo Polo, Marco Serpenti, Matteo Zanin
segnalato da 'internazionale.it', 21 maggio 2015
video, 0min58

Realizzato da tre giovani registi italiani e intitolato Marry Up, il corto nasce per aiutare ad “abbattere i pregiudizi dell’intolleranza e costruire al loro posto una cultura che assuma l’inclusione come obiettivo sociale e contrasti l’omofobia e la transfobia”.

#FOTO / Trasporti impensabili


(da 'repubblica.it', 22 maggio 2015)

Tutti insieme appassionatamente: trasportare cose o persone in maniera impensabile, a cura di Federico Pallone, 'repubblica'it', 22 maggio 2015

LINK, altre 16 foto qui

#LIBRI PREZIOSI / "Liberi servi", di Gustavo Zagrebelsky (recensione di M. Ferrario)

Gustavo ZAGREBELSKY, "Liberi servi", Einaudi, 2015
pagine 305, € 30.00, ebook € 9,99

Saggio ponderoso, e poderoso, questo di Gustavo Zagrebelsky. E imprescindibile: se si vuole riflettere sulle questioni profonde del vivere e, soprattutto, del 'con-vivere'. 
Del resto, nessuna sorpresa: chi ha confidenza con la tante pagine scritte dall'autore in libri e articoli in questi anni sa che è giurista e intellettuale fine e acuto, che sa spaziare con competenza su temi di politica, sociologia, filosofia e sa trasformare l'erudizione in vera 'cultura', attraverso atti di conoscenza capaci di problematizzare e restituire un sapere né finto né appiccicato, ma assimilato, intimamente digerito. Ed è così che il sapere ritrova la sua etimologia e il suo sapore. 

Il volume ha un titolo (Liberi servi) che già dice, con la carica potente dell'ossimoro, dell'impegno che si è vuole affrontare: una riflessione (pacata, ma tesa; razionale, ma appassionata) sui modi individuali e sociali di vivere e relazionarsi in società e, in particolare, sul potere, nei suoi aspetti micro e macro e nelle sue dimensioni fluide e istituzionali. 
Lo spunto è una rilettura approfondita e puntuale della visione di Dostoevskij, ma soprattutto del capitolo de I fratelli Karamazov'centrato sul Grande Inquisitore. Il dialogo (monologo) del Grande Inquisitore con il Cristo è analizzato in ogni aspetto, con un acume critico inusuale, e le considerazioni che ne discendono servono a illuminare il passato e il presente, dandoci elementi per capire il gioco del Potere e le modalità di asservimento, anche dolce, suadente e inconsapevole, cui singoli e masse sono costretti. In genere, 'per il loro bene', naturalmente.

Impossibile restare indifferenti, specie per i rimandi all'oggi. Che restano impliciti in buona parte del libro. Ma, nel capitolo finale, si svelano senza equivoci e con una forza impressiva cui non si sfugge. Come qui: 
«La coercizione esteriore s’è resa superflua: non c’è bisogno di costringere, se non esistono opzioni possibili, da contrapporre a ciò che c’è. È una libertà paradossale, a senso unico: la libertà del conformista. Ciò che c’è s’impone da sé, per il solo fatto di esserci. Le società in cui viviamo, tecnologiche, «avanzate», impolitiche, nell’insieme, hanno interiorizzato il messaggio: non ci sono alternative. Tutto e solo ciò che è consentito è adeguarsi, cioè cercare di sistemarsi nel modo piú vantaggioso, o meno svantaggioso, nel grande formicaio umano. (...) Strana atmosfera: non siamo mai stati cosí liberi; al tempo stesso, non siamo mai stati tanto oppressi. Siamo liberi dall’arbitrio, ma siamo schiavi della situazione. Dire a un emarginato che è libero, suona beffardo; dire a un integrato che è oppresso, suona stonato. Entrambi reagirebbero male a quella che sembrerebbe loro un’irrisione.»

Ogni tanto confrontarsi con pensieri disturbanti fa bene al pensiero. E del resto, se un pensiero non disturba, c'è da pensare che non sia un pensiero. Un rischio che si è sicuri di non correre con Zagrebelsky: e con questo saggio meno che mai.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

° ° °
«
La comunicazione non è l’informazione, è la circolazione di notizie orientata a promuovere consenso e adesione. La comunicazione odierna è gravida di conseguenze fidelizzanti e omogeneizzanti. Nel campo commerciale crea mode e clienti; nel campo culturale, tendenze e benpensanti; nel campo politico, partiti e partitanti. Nella sfera politica, addirittura, la comunicazione da strumento è diventata un bene in sé. Si sarà certamente notato quante volte e da quante fonti si dice di questo o di quell’altro personaggio, costruito dalla comunicazione, ch’egli stesso è «un grande comunicatore». Non importa che cosa comunichi, anche il nulla: anzi, preferibilmente il nulla, perché se comunicasse qualcosa di diverso dalla comunicazione stessa, potrebbe incorrere in qualche incidente. Piú sei vuoto ma sai comunicare, più hai buone probabilità di fare strada. (Gustavo Zagrebelsky, "Liberi servi", Einaudi, 2015)
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In Mixtura le mie recensioni a #LibriPreziosi qui
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