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venerdì 10 febbraio 2017

#SENZA_TAGLI / Involuzione senile, si combatte sin da piccoli (Bino AG Nanni)

È opinione diffusa che un’attività intellettuale e un’abitudine a studiare, proseguite anche in età avanzata, rappresentino fattori che riducono il rischio di contrarre la malattia di Alzheimer o di altre forme d’involuzione intellettiva senile. Poiché queste abitudini a pensare e concentrarsi divengono costanti e consolidate solo se iniziate in età precoce, si può dire che la prevenzione dell’Alzheimer e del decadimento senile inizi già in età scolare. 
Anche a questo proposito, qualcuno propone la necessità di reintrodurre lo studio a memoria (delle tabelline, delle regole grammaticali, di date e nomi di personaggi storici, di poesie). 
Ciò è, in parte, condivisibile (senza bisogno di scomodare la neurobiologia, basterebbe ricordare Cicerone: “Memoria minuitur nisi exerceas”). Tuttavia, il puro e semplice esercizio mnemonico non basta: tutti abbiamo avuto esperienza di nozioni apprese a memoria per pure esigenze scolastiche e senza che, per esse, nutrissimo alcun interesse; o senza che insegnanti e famigliari ci avessero aiutato a nutrirne. Queste nozioni, appena preso il “bel voto”, vengono prontamente dimenticate. In più, esse non ci stimolano a proseguire studi e letture dopo preso il diploma. L’esigenza prioritaria, perciò, è quella di risvegliare interesse per il sapere; lo studio a memoria ne viene enormemente facilitato e può avere un senso. Un insegnante che si limitasse ad imporre lo studio a memoria, senza legare l’apprendimento alle emozioni spontanee degli allievi (così vive in età infantile e adolescenziale), sarebbe un pessimo insegnante.

*** Bino AG NANNI, psichiatra, 'facebook', 9 febbraio 2017


In Mixtura altri 6 contributi di Bino AG Nanni qui

domenica 4 settembre 2016

#SENZA_TAGLI / Alzheimer, sperimentazione positiva di un farmaco (Claudia Grisanti)

È stato sperimentato con successo un nuovo farmaco contro la malattia di Alzheimer. Tuttavia, i ricercatori sono estremamente cauti. Infatti, la sperimentazione è ancora in una fase molto preliminare. Inoltre, molti altri farmaci, tra cui alcuni basati sullo stesso approccio, hanno dato inizialmente risultati positivi, che non sono stati confermati nella fase di sviluppo.

Nello studio, pubblicato su Nature, è stato sperimentato l’aducanumab, un anticorpo che riduce le placche amiloidi presenti nel cervello dei malati. La malattia di Alzheimer è infatti caratterizzata dalla crescita di queste placche nel cervello, che con il passare degli anni ne causano la degenerazione e ne compromettono le funzioni. Alfred Sandrock e colleghi hanno creato un anticorpo che colpisce in modo selettivo la proteina che forma queste placche. Hanno poi condotto per un anno un test, coinvolgendo 165 malati con una forma lieve di Alzheimer. L’aducanumab sembra dare qualche vantaggio, sia come riduzione delle placche sia come rallentamento del declino cognitivo. Questi risultati positivi devono però essere confermati con una sperimentazione più ampia, che i ricercatori stanno già organizzando.

*** Claudia GRISANTI, giornalista, Buone notizie dalla sperimentazione di un farmaco contro l’Alzheimer, 'internazionale.it', 3 settembre 2016, qui



In Mixtura altri 2 contributi di Claudia Grisanti qui

lunedì 25 maggio 2015

#VIDEO #SOCIETA' / Modern Love: troppo bello per essere vero


Modern Love: Troppo bello per essere vero
animazione di Jimmy Simpson, 'New York Times'
 internazionale.it, 18 maggio 2015
video, 3min06


Una nonna malata di Alzheimer si inventa un uomo immaginario, e tutta la famiglia impara ad amarlo. (dalla presentazione)