mercoledì 28 ottobre 2015

#CIT / Est modus in rebus (Quinto Orazio Flacco)

Orazio (Quinto Orazio Flacco), 65 a.C.-8 a.C.
da Satire I, 1, vv. 106-107
https://it.wikipedia.org/wiki/Quinto_Orazio_Flacco

In Mixtura i contributi di Orazio qui
In Mixtura ark #Cit qui

#MOSQUITO / Poesia, è emozioni (Muriel Rukeyser)

Una poesia invita, richiede. A cosa vuole invitare? Una poesia invita a sentire. Di più: ti invita a rispondere. E meglio ancora: una poesia ti invita ad una risposta totale.
Questa risposta è totale, ma si raggiunge attraverso le emozioni. 
Una bella poesia coglierà la tua immaginazione intellettualmente - cioè, quando la raggiungi, la raggiungi troppo intellettualmente -, ma la via è attraverso le emozioni, attraverso ciò che chiamiamo sentimento.

*** Muriel RUKEYSER, 1913-1980, poetessa e attivista politica, La vita di poesia, 1949, citato e tradotto da https://en.wikiquote.org/wiki/Muriel_Rukeyser

#SENZA_TAGLI / Test scolastici, Obama ha capito (Alex Corlazzoli)

“Lavoreremo con le scuole, con gli insegnanti e con i genitori per liberarci dall’ossessione dei test e fare in modo che i nostri ragazzi si divertano a imparare. Per essere certi che vadano incontro a un futuro di successo”. A pronunciare queste parole non è il consueto contestatore dell’Invalsi ma il presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che in questi giorni ha preannunciato una rivoluzione nel sistema scolastico: ridurre in maniera netta la quantità dei test in classe durante l’anno scolastico.

Dall’altra parte dell’Oceano l’hanno capita. E il primo a dare una mano al movimento anti prove standardizzate è proprio Obama che ha annunciato sui social network questo cambiamento epocale. L’inquilino della Casa Bianca parte da una domanda rivolta ai genitori: “Se i vostri ragazzi avessero più tempo libero a scuola, come vorreste che lo impiegassero?”. A questo interrogativo il presidente propone in perfetto stile quiz, quattro risposte: A) imparando a suonare uno strumento; B) studiando una nuova lingua; C) facendo coding, cioè programmazione informatica; D) facendo più test standardizzati.

La risposta di Obama segna il cambiamento: “Se voi siete come la maggior parte dei prof e dei genitori americani non scegliereste la D . Nemmeno io”. Una posizione netta e chiara: il numero uno degli Usa ha capito che “i ragazzi passano troppo tempo a fare test che non sono necessari e il cui scopo non è sempre chiaro. Ho ascoltato la voce dei genitori sempre più preoccupati da questo e degli insegnanti che si sentono costretti a preparare gli alunni ai test perdendo sempre più la gioia di insegnare”. Parole preziose: in questi anni in Italia la mania dell’Invalsi, accostata al fanatismo per la misurazione di alcune competenze, ha sottratto a chi sta in classe la passione per il mestiere rischiando di trasformare i docenti in impiegati del sistema d’istruzione, deputati a registrare voti e percentuali. Spesso nel nostro Paese si è arrivati a convincere i ragazzi della necessità di studiare per il voto, per ottenere un buon risultato all’Invalsi e non per il gusto di apprendere per la vita. Spesso ai miei ragazzi, che non etichetto con alcun voto, dico che quando saranno grandi e riconosceranno la porta di Babilonia al museo di Berlino, non vi sarà nessuno che da dietro il monumento spunterà con un cartello con scritto “10”.

In America ben presto l’attività dei test non dovrà superare il 2% del tempo dedicato all’insegnamento. Una lezione per l’Italia che continua ad insistere sull’Invalsi, senza accorgersi come ha fatto Obama che i quiz sono solo uno degli strumenti possibili di valutazione. Nel nostro Paese ancora non abbiamo chiaro che cosa vogliamo valutare. Spesso nemmeno gli insegnanti conoscono la vera finalità dell’Invalsi e per mesi preparano i ragazzi a superare una prova limitata a misurare le competenze in italiano e matematica.

*** Alex CORLAZZOLI, maestro, Test Invalsi: ora è Obama a volerli rottamare, blog 'ilfattoquotidiano.it', 27 ottobre 2015, qui



In Mixtuta altri 2 contributi di Alex Corlazzoli qui

#SGUARDI POIETICI / Egoista (Laura Costantini)

Non voglio smettere.
Sono egoista.
Una donna ha doveri:
la cura della casa,
la cura della famiglia,
la cura del suo uomo.
Io no,
io rubo tempo alle cose che contano.
Piatti da lavare,
cene da preparare,
lavatrici, aspirapolvere,
il buon vicinato,
il lavoro,
i soldi.
La testa da un’altra parte,
lo sguardo che travalica,
il pensiero che oltrepassa
casa,
ufficio,
sale d’attesa,
palestre,

Ci sono, ma non ci sono.
Ho storie che mi parlano,
non riesco a farle tacere.

Non voglio.

Sussurrano,
svelano,
donano
e non si fermano.
Pretendono attenzione e, confesso:
a loro la concedo volentieri.
Posso fare a meno
di cose e di persone,
ma a loro no, non rinuncio.
Ed ecco le accuse,
avete ragione voi,
sì:  mi dichiaro colpevole.
Di trascurare doveri.
Di rubare tempo.
Di coltivare spazio tutto mio.
Di scrivere.
Se un uomo vive per scrivere,
è un artista.
Se lo fa una donna,
che egoista.

*** Laura COSTANTINI, scrittrice, Egoista, in blog ‘carmillaonline’, 17 ottobre 2014, http://bit.ly/1tYxMHz

Tamara De Lempicka, 1898-1980

martedì 27 ottobre 2015

#IMMAGINI_IMPATTO / Trip da facebook / Intelligenza collettiva

Trip da facebook
(photovide.com, via pinterest)

° ° °

Intelligenza collettiva
(dal web, via pinterest)

#VIDEO / Freud, come navigare tra piacere e dovere (Alain De Botton)

Alain DE BOTTON
Freud, ci insegna a navigare tra piacere e dovere
'internazionale.it', 23 ottobre 2015
video, 7min13


Sigmund Freud ci aiuta a comprendere perché le nostre vite sono così piene di confusione e sofferenza. 
Ci spiega perché la vita è dura e come farci i conti”, dice Alain de Botton, parlando del fondatore della psicoanalisi. 
“Tutti noi potremmo usare un po’ di più le idee di Freud per cercare di capire meglio noi stessi”. (dalla presentazione del video)

Alain de Botton è uno scrittore, filosofo e conduttore televisivo. 
Ha fondato The school of life. 
Si occupa di cultura e storia del pensiero sottolineando il loro valore per la vita quotidiana. 
Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è L’arte come terapia. The school of life, Guanda, 2013

In Mixtura, altri 15 contributi di Alain De Botton qui

#PIN / Aforismi (MasFerrario)


#HUMOR / Da dove vieni? / Problemi di vicolo / Meno male uno stivale

Da dove vieni?
(via pinterest)

° ° °

Problemi di vicolo
(bologna.repubblica.it, via pinterest)

° ° °

Meno male uno stivale
(via pinterest)

#CIT / Aspettare (Sándor Márai)

Sándor Márai, 1900-1989
scrittore e giornalista ungherese, 
da La recita di Bolzano,1940, Adelphi, 2005.

#SPOT / Chief Idea Killer, in inglese ma anche in italiano

(dal web, via linkedin)

#SPILLI / Governo, lo fa per noi (M. Ferrario)

Sapete le ragioni dell'innalzamento a 3mila euro del limite alle operazioni in contanti proposto dal Governo Renzi?

Lo si legge nella relazione illustrativa della manovra.
La misura (che Renzi ha definito 'blindata', pronto a farci barricate sopra, mettendo anche la fiducia al Governo) serve a «garantire maggior fluidità nelle transazioni effettuate quotidianamente per il soddisfacimento di bisogno di stretto consumo».

Rileggete il virgolettato a proposito dei 3mila euro in contanti e mettete insieme: "quotidianamente" e "bisogno di stretto consumo".

Cioè, 'loro' dicono: 
avviene normalmente, e quotidianamente, che ognuno di noi giri con 3mila euro in tasca per spenderli in bisogni di stretto consumo e quindi la domanda, generalizzata, proveniente da tutti noi e rivolta con insistente preghiera a chi si occupa del bene pubblico e desidera solo alleviarci le fatiche del vivere e della burocrazia, è di aumentare la soglia del contante, altrimenti le nostre transazioni non sono sufficientemente fluide.

Sopporto tutto, ma non l'insulto all'intelligenza.
Verrebbe da dire: facciano quello che vogliono, tanto ormai avviene tutti i giorni. 
Ma almeno non ci prendano per i fondelli.

E' chiedere troppo?
Sì, è chiedere troppo. Da noi, in Italia, nel 2015, anche questa richiesta è sovversiva.

Credono che la nostra intelligenza sia finita nel fondoschiena. E quindi, della nostra intelligenza ritengono di poter fare ciò che vogliono. 

Ma forse hanno ragione. 
Se continuiamo a stare zitti e a farci intossicare da leader tossici, chissà dove è finita la nostra intelligenza.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

#MOSQUITO / 'I care', il contrario di 'me ne frego' (Lorenzo Milani)

Dovevo ben insegnare come il cittadino reagisce all’ingiustizia. Come ha libertà di parola e di stampa. Come il cristiano reagisce anche al sacerdote e perfino al vescovo che erra. Come ognuno deve sentirsi responsabile di tutto. 
Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande «I care». 
E’ il motto intraducibile dei giovani americani migliori. “Me ne importa, mi sta a cuore”. E' il contrario esatto del motto fascista “Me ne frego”. 

*** Lorenzo MILANI, 1923-1967, prete ed educatore, Lettera ai giudici, 18 ottobre 1965, citato in  'barbiana.it', qui

#SENZA_TAGLI / Ma i dirigenti dove sono? (Sandro Catani)

La risposta all’assenteismo di massa al Comune di Sanremo, ultimo scandalo nell’amministrazione pubblica, fa venire il dubbio che le terapie adottate fin qui per estirpare il male siano un’arma spuntata. Forse è arrivato il momento di guardare il problema da una prospettiva diversa, resuscitare il senso del dirigente nella macchina pubblica e portare il caso Stachanov nelle aule universitarie dove si studia l’organizzazione. Perché se l’assenteismo è un peccato veniale, che le imprese private sono abituate a prevedere nelle loro statistiche, quanto accaduto in Liguria è da Guiness dei primati: stando ai numeri riportati dai giornali il 23 % dei circa 500 dipendenti della città ligure sono ritenuti dalla magistratura coinvolti in qualche modo e per un lungo periodo di tempo. Le reazioni invece sono state rituali: l’indignazione della pubblica opinione, le dichiarazioni dei sindacati per il buon nome del dipendente pubblico, le preoccupazioni del Sindaco della città sulle carenze in prospettiva di personale, infine la proposta dell’Autorità anti-corruzione per il licenziamento dei colpevoli in tempi brevi. Tutte ragionevoli. Ma al di là di quelle che spesso appaiono ”grida manzoniane”, per affrontare le patologie che si ripetono (corruzione, assenteismo o semplicemente errori per negligenza) è opportuno volgere lo sguardo ai convitati di pietra, i dirigenti. Possibile che non si accorgano di quanto accade nei casi eclatanti che la stampa denuncia con ritmo quotidiano?

Ad esempio, il Sindaco (dal sito del Comune di Sanremo) ha competenza e poteri di indirizzo, di vigilanza e controllo sulla attività degli Assessori e sovrintende al funzionamento dei servizi e degli uffici e all’esecuzione degli atti. E accanto ci sono i numerosi responsabili dei Settori e Uffici. Costoro non si accorgono di quanto accade intorno a loro? Non possiamo continuare a leggere dell’ufficio tangenti dell’Anas, del malaffare a Roma, della sanità milanese, del Mose di Venezia…. nell’attesa che nuove leggi o regole amministrative correggano i comportamenti devianti. La magistratura potrà intervenire solo in alcuni casi e dopo che” i buoi saranno scappati”. Il miglior controllo, anzi la miglior prevenzione, è la faticosa e continua attività del dirigente, l’animazione, l’esempio, i “premi e punizioni”, la vigilanza giornaliera. Con l’inflazione del termine manager abbiamo dimenticato che la parola dirigente viene dal latino dirigere, la funzione dell’antico re che tracciava i confini appunto diritti della città, per garantire la sua difendibilità e il suo futuro. Così la parola diritto ha finito per assumere un significato etico-morale contrario a disonesto o poco affidabile. Abbiamo bisogno di un numero maggiore di veri dirigenti che interpretino la responsabilità sulle azioni dei collaboratori e non si limitino allo status della sovraintendenza. Bisognerà sceglierli meglio e, perché no, se necessario pagarli meglio. Con un chiaro risvolto della medaglia: i dirigenti che non vedono le prestazioni mediocri o peggio delittuose dei collaboratori ne condividono la responsabilità organizzativa, perdono la qualifica di dirigente, e vengono rimossi.

*** Sandro CATANI, consulente e saggista, Sanremo: assenteisti in Comune. Ma dov'erano i dirigenti?, blog 'ilfattoquotidiano.it', 26 ottobre 2015, qui



In Mixtura, altri 6 contributi di Sandro Catani qui

#SGUARDI POIETICI / Lode della dialettica (Bertolt Brecht)

L’ingiustizia oggi cammina con passo sicuro.
Gli oppressori si fondano su diecimila anni.

La violenza garantisce: Com’è, così resterà.

Nessuna voce risuona tranne la voce di chi comanda
e sui mercati lo sfruttamento dice alto: solo ora io comincio.

Ma fra gli oppressi molti dicono ora:
quel che vogliamo, non verrà mai.

Chi ancora è vivo non dica: mai! 
Quel che è sicuro non è sicuro.

Com’è, così non resterà.

Quando chi comanda avrà parlato,
parleranno i comandati.
Chi osa dire: mai?

A chi si deve, se dura l’oppressione? A noi.
A chi si deve, se sarà spezzata? Sempre a noi.

Chi viene abbattuto, si alzi!

Chi è perduto, combatta!

Chi ha conosciuto la sua condizione, come lo si potrà fermare?

Perché i vinti di oggi sono i vincitori di domani
e il mai diventa: oggi!

*** Bertolt BRECHT, 1898-1956, scrittore, drammaturgo e poeta tedesco, Lode della dialettica, traduzione di Franco Fortini, Poesie, Einaudi. 


In Mixtura altri 2 contributi di Bertolt Brecht qui

lunedì 26 ottobre 2015

#LIBRI PREZIOSI / "Il comportamento organizzativo nelle aziende", di Doriano Marangon (recensione di M. Ferrario)

Doriano MARANGON, "Il comportamento organizzativo nelle aziende. 
Individui, gruppi, leader"
pagine 217, € 19,00 Carocci editore, 2015

Non è un libro per specialisti. Ma anche gli specialisti, e senz'altro tutti quelli che tali si credono, leggendolo, potrebbero scoprire cose che non sanno. 
Comunque, e certamente, questo di Doriano Marangon è un testo importante per tutti coloro che frequentano le organizzazioni, e le imprese in particolare, lavorando con loro da dentro o da fuori: perché offre una mappa fondamentale dei temi cruciali che capi e collaboratori, ai vari livelli, sarebbe utile conoscessero per 'navigare' al meglio dentro le acque organizzative, capendone problemi, vincoli, opportunità. 

Si tratta naturalmente di argomenti abbondantemente trattati, e non da oggi, specie nella cultura anglosassone. E ciò, come ricorda opportunamente l'autore, anche se la disciplina cui si fa riferimento quando si parla di 'comportamento organizzativo' non esiste: o, se esiste, è un insieme di più discipline, quali "psicologia, sociologia, management, organizzazione, strategia, politica, antropologia, linguistica, comunicazione...".

Pure per questo, un approccio semplicistico, che proceda per 'slide' e quindi per 'slogan', è facile e frequente. 
Ma il contributo di eccellenza qui offerto a chiunque voglia approfondire le questioni dell'organizzazione, e delle persone che la vivono ogni giorno, dal vertice ai professional ai neoassunti, è dato da un insieme di più aspetti. 
Intanto, e sembrerà una qualità scontata ma a mio parere lo è sempre meno, si tratta di un testo ben scritto: non solo perché l'italiano scorre, con un periodare ben costruito e non superficiale e un vocabolario non approssimativo ma rigoroso, ma perché fa chiarezza e mette ordine in concetti e teorie, talvolta anche non facili, cogliendone il succo, pur senza intaccare la complessità intrinseca e non rinunciando a una giusta dose di problematizzazione. 
E poi perché, conciliando un certo tono leggero e fluido con l'analisi anche sottile, propone casi, grandi e piccoli, e una serie di intelligenti 'box' che fanno sintesi o riproducono estratti, non necessariamente di autori manageriali, che ben si correlano con quanto si viene spiegando.

Sono tanti i modelli proposti, alcuni anche rivisitati dall'autore: e anche da questo punto di vista il libro si rivela prezioso perché recupera i 'fondamentali', che sono appunto tali perché non invecchiano col tempo, e li affianca a contributi più recenti, che mostrano come il mix che costituisce il 'comportamento organizzativo' si evolva e non finisca di proporre prospettive differenti, che utilmente aggiungono o integrano.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

«
È del management la responsabilità del funzionamento o meno delle loro organizzazioni, delle loro realtà. Sono veramente pochi i casi dove le ragioni del non funzionamento siano da ricercare altrove. Se ricordiamo il modello delle tre S, definire una Strategia, costruire una Struttura che dovrà applicarla e creare dei Sistemi che provvederanno al buon funzionamento, ci rendiamo conto che viviamo in un mondo in cui «la Struttura non segue più la Strategia. E i Sistemi non supportano più la Struttura» (Bartlet, Goshal, 1994). La struttura stessa è cambiata in modo incredibile. Non è più una piramide gerarchicamente predisposta e articolata, netta e precisa con confini chiari, inequivocabili, e non è più un elemento asettico, collettivo, legato ad aspetti puramente organizzativi. La struttura è ormai qualcosa di vivo, dinamico, multiforme che esprime volontà cui le imprese non erano abituate: le individualità delle persone che giocano un ruolo sempre più determinante nella realizzazione degli obiettivi organizzativi grazie ai loro comportamenti. E' il tempo dei knowledge workers, le persone che con le loro conoscenze e competenze individuali influiscono sui risultati delle organizzazioni.  (Doriano MARANGON, Il comportamento organizzativo nelle aziende. Individui, gruppi, leader, Carocci editore, 2015

Ho descritto nelle pagine precedenti come si svolge, o come sarebbe opportuno che si svolgesse la vita delle persone all'interno delle organizzazioni, o capovolgendo, come le organizzazioni possono svilupparsi grazie all'attenzione portata agli individui. Ho seguito alcuni fili rossi, delle linee trasversali: la leadership innanzitutto; l'importanza delle istanze personali interne tradotte in emozioni e sentimenti; l'idea che ogni persona può diventare quello che vuole se opportunamente aiutata e supportata nel trovare la propria strada, a patto che si dia il potere di agire, senza diventare vittima o perdente; che alla base di tutto è necessario porre una visione, che ci indichi il percorso; che il massimo risultato lo possiamo ottenere solo se impariamo a collaborare con gli altri invece di cercare di vincere da soli; infine la necessità di essere abili nel costruire e guidare squadre. (Doriano MARANGON, Il comportamento organizzativo nelle aziende. Individui, gruppi, leader, Carocci editore, 2015
» 

In Mixtura le mie recensioni di #LibriPreziosi qui
In Mixtura i contributi di Doriano Marangon qui

#VIDEO / Ultima intervista a Pier Paolo Pasolini


Pier Paolo PASOLINI, 1922-1975
giornalista, poeta, scrittore, regista
Ultima intervista prima della morte
in occasione della presentazione in Francia
del suo ultimo film Salò o le 120 giornate di Sodoma.
video, 6min15

Un contributo storico.

#CIT / Essere in disaccordo (Oscar Wilde)

Oscar WILDE, 1854-1900
scrittore, aforista, poeta, drammaturgo, giornalista saggista irlandese
(citazione presente in molti siti della rete, fonte non individuata)

In Mixtura, i contributi di Oscar Wilde qui
In Mixtura ark #Cit qui

#LIBRI PIACIUTI / Il facilitatore, di Sergio Rizzo (recensione di M. Ferrario)

Sergio RIZZO, Il facilitatore,  Feltrinelli, 2015
pagine 221, € 18,00, ebook 9,99

Se stiamo alla forma dichiarata del testo (romanzo), si tratta dell'esordio in qualità di narratore di un saggista bravo e consumato, ben noto per i numerosi libri, scritti anche con il collega Gian Antonio Stella, in tema di 'caste' e dintorni. Ma il racconto, che procede con la voce narrante del protagonista, è più che altro un espediente (riuscito) per mettere in fila, mescolati e nascosti sotto nomi inventati, fatti, e soprattutto fattacci, della nostra solita Italia sfigurata dal malaffare. 

La trama vera e propria, che si rifà all'invenzione fantastica, infatti, è assai esile. 
Lui, Adolfo, il 'facilitatore' (un'espressione sicuramente destinata al successo per il modo dolce e ipocrita, direi 'politicamente corretto', con cui nasconde il mestiere di chi ruba e corrompe) si trova a fare i conti, a circa sessant'anni, con una vita dissipata e disonesta: e sta attendendo in casa, con la borsa pronta per il carcere, i finanzieri che arriveranno a minuti per arrestarlo. 
Nessuna 'suspense', quindi: il finale è scritto all'inizio. In mezzo, la storia, di un corruttore che passa la vita ad arraffare soldi e potere. Ma soprattutto, attraverso il suo racconto, la storia nostra: dell'Italia di ieri e di oggi, che non cambia. E se cambia, cambia in peggio. Vicende e nomi mascherati, ma ben riconoscibili: la fantasia sta tutta nella realtà. 

Ed è così che si procede nella lettura a passo di carica: poche ore di coinvolgimento teso, anche arrabbiato e anche desolante, per ritrovare ciò che ogni giorno leggiamo nei quotidiani. 
Ma chi nelle pagine cercasse alimento per il diffuso qualunquismo moralistico abituato a sparare sulla classe dirigente, comunque intesa, anche per rassicurare se stessi e sentirsi sempre a posto con la camicia bianca pulita, resterebbe deluso. 
Un capitolo toccante è quello finale, in cui il protagonista incontra la madre anziana: lui le confessa chi è diventato e lei, con poche parole sconsolate ma dure, lo richiama agli insegnamenti del padre: quando, ad esempio, andato in pensione, rifiutò un contratto di guardiano ad un cementificio a pochi passi da casa per lasciare posto a un giovane. 
Due posizioni che non possono incontrarsi: chi parla ancora di morale e di vergogna e chi risponde che morale e vergogna sono cose d'altri tempi. 
E poi, una conclusione amara: «Inutile prendersela con i nostri politici. Non sono altro che lo specchio dell’Italia. Il cattivo esempio non viene da loro: viene dalla società stessa. Loro semplicemente si adeguano. E si adeguano bene.»
Vero, c'è reciprocità: loro siamo noi e noi siamo loro. Anche se ruoli e responsabilità non sono eguali. E, come dice ancora la Costituzione, per quanto dimenticata e nonostante gli stravolgimenti in atto, alle cariche pubbliche devono associarsi, come requisiti essenziali per l'adempimento, due qualità sempre più sconosciute: 'disciplina e onore'. Un binomio su cui dovrebbe infrangersi qualunque tentativo di 'facilitazione'. 
E mai condizionale fu più appropriato.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

«
Bisogna agire di persona e conoscere le persone giuste e affidabili. Avendo chiaro un concetto: le persone più affidabili sono necessariamente quelle ricattabili. E sono ricattabili perché coinvolte. Certi banchieri svizzeri o lussemburghesi sono ricattabili perché sanno che stanno riciclando denaro illecito. Non gli importa se sono soldi della mafia o il frutto della corruzione, sanno solo che sono sporchi. Per questo guadagnano moltissimo, ma stanno commettendo reati che prevedono pene pesantissime. Hanno perciò tutto l’interesse a tutelare i segreti. Almeno finché non vengono scoperti: a quel punto comincia tutta un’altra partita. Da tanti anni questo è il mio mondo. Il lavoro nel quale mi sono a lungo specializzato è quello di far sparire il denaro. (Sergio RIZZO, Il facilitatore,  Feltrinelli, 2015)

Era un corrotto sistematico, c’erano tutti gli indizi. Ma un corrotto di profilo piuttosto basso. Si vendeva per cinquemila, diecimila euro al mese e questo dal mio punto di vista rendeva la faccenda assai allarmante. Perché quanto più si scende di livello, tanto più si va incontro al rischio di trovarsi invischiati con personaggi di profilo modesto, dunque poco esperti e per nulla professionali. In quegli ambienti fangosi pascolano criminali comuni, figure ricattabili, confidenti della polizia. La possibilità che le notizie arrivino a orecchie alle quali non devono arrivare sono elevatissime. (Sergio RIZZO, Il facilitatore,  Feltrinelli, 2015)

E tu non ti sei vergognato a prendere quei soldi?” 
“La vergogna?” 
“La vergogna, sì. La vergogna.” 
“Quella passa subito.” 
“Ma almeno sai che cos’è la vergogna? Un giorno a scuola, ero alla seconda avviamento, come si chiamavano le medie al tempo del fascismo, copiai un compito in classe dalla mia compagna di banco. Il professore mi scoprì e mi fece mettere in piedi accanto alla cattedra obbligandomi a confessare a tutta la classe che avevo copiato. Poi me lo fece scrivere duecento volte sulla lavagna. Avrei preferito morire. Quella è la vergogna. Quando preferisci morire.” 
“Non ho mai preferito morire. Non mi sembra saggio.” 
“La vergogna è saggezza. Ti costringe a essere onesto, se la provi. Come quel ministro, tedesco o francese non ricordo, che si è dimesso solo perché hanno scoperto che aveva copiato non so che cosa all’università. Se n’è andato per la vergogna, sono convinta. Non avrebbe potuto più guardare in faccia i suoi colleghi.” 
“Tedesco, era tedesco. Il ministro della Difesa. Qui nessuno si dimette per la vergogna. Non bastano le condanne per mafia, figurarsi aver copiato qualche pagina della tesi di dottorato, come quel ministro tedesco. Noi che le lauree non le abbiamo ce le inventiamo. Siamo italiani, mamma, non tedeschi. Guardiamo in faccia la realtà…” 
“Sono italiana anch’io, ma mi vergogno eccome se faccio qualcosa che non va. Tuo padre pure, si vergognava. L’Italia è piena di gente perbene, che si vergogna.” 
“Può darsi, ma è piena anche di quegli altri. Sarà il denaro facile, non so.” (Sergio RIZZO, Il facilitatore,  Feltrinelli, 2015)
»

#BIGLIETTI_AUGURALI / Possa il dio della notte (M. Ferrario)

Possa il dio della notte
generarci pensieri di luce
che il dio del giorno non spenga
nel frastuono dei commerci:
ce li protegga,
riparati all’ombra dei boschi,
perché li possiamo ritrovare
la sera,
quando lasciamo la città.

*** Massimo Ferrario, Possa il dio della notte, inedito, 2013, per Mixtura

#CIT / Rimboccarsi le maniche (Giovanni Falcone)