martedì 9 maggio 2023
#SPILLI / Siamo il 10% (Massimo Ferrario)
mercoledì 26 aprile 2023
#SPILLI / Antifascisti dentro (Massimo Ferrario)
Sì, ormai il giochino è stucchevole.
Non c'è la parola 'antifascista', dovete dirla, cosa vi costa dirla, perché non la dite, non l'avete ancora detta.
E se finalmente venisse detta? La vorremmo in grassetto. E poi a tutte maiuscole. E poi...
Basta. Prendiamo atto di quello che sappiamo e non vogliamo sapere: come volessimo consolarci/rassicurarci per averli mandati al governo. 'Loro' sono quello che sono perché vengono da dove vengono. Nella migliore delle ipotesi sono 'a-fascisti'. Nella peggiore, se non sono fascisti (solo qualche squinternato potrebbe credere di avere un 'progetto di regime fascista' da realizzare), sono beatamente e beotamente preda, e spesso orgogliosi di esserlo, di 'pulsioni fascistoidi'. Ambiscono a ispirare, con queste pulsioni, i 'camerati', loro colleghi a-fascisti, e le cose che fanno e vogliono fare: le politiche già in atto e quelle che attueranno.
Si collocano nella Costituzione? Giuridicamente, per ragioni di ovvia convenienza politica, fanno e faranno il possibile per esserci: lo deciderà, come sempre, su questioni singole, se e quando verrà interpellata, la Corte Costituzionale. Politicamente, sono e saranno sempre 'borderline': più centrifughi che centripeti.
La ragione è scontata: non hanno dentro di sé la Costituzione. Alla cui scrittura, peraltro, i loro padri non hanno partecipato (non a caso erano fuori dal cosiddetto 'arco costituzionale') e alla quale si sentono in qualche modo soltanto costretti a obbedire sul piano formale se vogliono continuare a sopravvivere.
Facciamocene una ragione. Perché, 'loro', è vero che rappresentano una minoranza minima di italiani, essendo stati votati da poco più del 25% degli aventi diritto, ma è un fatto che sono stati mandati al governo non dallo spirito santo, ma da italiani 'a-fascisti' come e più di loro.
Quindi?
Mantenere alta la guardia; incalzare il loro 'a-fascismo' sui fatti e sui valori o disvalori in questi incarnati; pretendere una costante e ferrea congruenza dei loro atti alla Carta Costituzionale; abbandonare l'antifascismo di maniera, celebrativo e ripetitivo, e immettere, finalmente, i principi antifascisti della Costituzione nelle politiche sempre declamate e poco attuate (diritti civili, ma soprattutto diritti sociali). Insomma: più che invocare la Costituzione ad ogni piè sospinto o dai palchi delle giornate che commemorano la Resistenza, far vivere Costituzione e Resistenza ogni giorno, ridando all'una e all'altra corpo e spirito, nell'attualità dei tempi che stiamo vivendo.
E poi, se non si è d'accordo con il loro rozzo e volgare 'a-fascismo', smettere di votarli. Chiedendo a noi stessi di essere, una buona volta e sul serio, 'anti-fascisti'.
Non dobbiamo firmare nulla, in grassetto o in maiuscolo. Ma, semplicemente e finalmente, senza gridare a tutti l'atto che compiamo, dovremmo scriverci 'antifascisti' dentro: anche in piccolo, ma a caratteri indelebili. Nell'anima. Perché poi si veda, nitido e brillante, in ogni nostro comportamento.
Banale. Eppure. Un salto di cultura che non abbiamo ancora fatto.
*** Massimo Ferrario, Antifascisti dentro, per 'Mixtura'
In Mixtura ark #Spilli di Massimo Ferrario qui
domenica 23 aprile 2023
#SPILLI / Elly Schlein, un film che promette male (Massimo Ferrario)
#MOSQUITO / L'estrema destra ha fame (Alessandro Gilioli)
venerdì 21 aprile 2023
#SPILLI / Satira, ma democrazia non è democratura (Massimo Ferrario)
giovedì 20 aprile 2023
#RACCONTId'AUTORE / Eros è Rivoluzione (Enrico Finzi)
mercoledì 19 aprile 2023
#MOSQUITO / Congiura ebraica e sostituzione etnica (Enrico Finzi)
venerdì 14 aprile 2023
#RACCONTId'AUTORE / Billi Peri (Enrico Finzi)
Girava sempre a capo coperto. Non con uno dei tanti cappelli, ma con una variante civile del basco detta - non so perché - Billi Peri. Non era rossa o verde o blu come quella di certi corpi militari e della polizia penitenziaria: era una variante grigia, non portata inclinata, ma sempre col classico pirolino al centro della testa.
Aveva a che fare col movimento operaio, poiché molti proletari lo calzavano, anche perché si poteva tenere piegato in tasca e serviva girando in bicicletta, unico mezzo di trasporto degli operai. Era legato alle manifestazioni del Front Populaire nella Francia della seconda metà degli anni '30, alla lotta di classe in Europa, alle brigate internazionali antifranchiste, così come a certi personaggi di Simenon.
Lui, socialista, lo portava come Pietro Nenni: quale un segno silenzioso di appartenenza anti-fascista, diverso dal ridicolo fez dei gerarchi del regime. Non era proibito, solo tollerato: gli mancavano le tese dei Borsalino borghesi, così come il ridicolo pon pon delle camicie nere.
Giacomo, chiamato così perché nato dopo l'omicidio Matteotti (pure questo veniva sopportato per via di San Giacomo), era uscito di casa molto presto, per distribuire manifestini per lo sciopero che si sarebbe tenuto alla Breda dopo due giorni, nel marzo del 1943. Faceva in modo di essere ai cancelli di Sesto San Giovanni prima delle sei del mattino, ancora in pieno nebbione.
Fu a causa della nebbia che crepò, investito da un camion tedesco dell'anti-aerea in servizio a Bresso.
Morì sul colpo. Alla famiglia restituirono solo i documenti, la tessera annonaria, il Billi Peri: "era uno di noi, un compagno" diceva la gente al funerale, dove in chiesa l'organo suonò poche note dell'Internazionale, capite solo da chi la conosceva.
Ogni anno, per anni, la sezione socialista di San Giovanni Rondò issò il basco di Giacomo De Giorgi sulla sua bandiera rossa.
*** ENRICO FINZI, 1946, scrittore, saggista, giornalista, Billi Peri, testo inedito
Enrico Finzi, dopo una intera vita professionale trascorsa a realizzare ricerche sociali e di mercato (Intermatrix e Astraricerche), ha fondato e dirige Sòno, oggi associazione aps che aiuta ad accrescere l’autorealizzazione personale attraverso il metodo del Narrative Mirror (Racconti di sé, ecomunicare edizioni, 2019). Ha pubblicato saggi sulla felicità ed è coautore, con Virginio Colmegna e Chiara Francesca Lacchini, di Una vocazione controcorrente. Dialogo sulla spiritualità e sulla dignità degli ultimi, Il Saggiatore, 2019. Nel dicembre 2022 è stata diffusa la ricerca demoscopica, promossa da Sòno e realizzata da Astraricerche, Gli italiani, la felicità, il disagio esistenziale.
giovedì 13 aprile 2023
#RACCONTId'AUTORE / Le pesche della speranza (Enrico Finzi)
Negli anni ‘30 e ‘40 del Novecento molte ragazze ferraresi della piccola e media borghesia si mantenevano agli studi partecipando alla raccolta delle barbabietole e delle pesche: due mesi di duro lavoro nei campi, a fianco delle contadine, pagavano l’iscrizione alle università emiliane o venete (Padova anzitutto).
Ciò valeva anche per le giovani antifasciste della ‘congiura della maestra Costa’, che mobilitò un centinaio di operai, contadini, artigiani, impiegati, insegnanti, intellettuali (incluso il futuro scrittore Giorgio Bassani).
Dall’inizio della guerra di Mussolini una delle attività consisteva nell’inserimento nelle cassette di frutta destinate all’esportazione di bigliettini (manoscritti in italiano, francese, inglese) volti a informare circa l’esistenza di gruppi ostili al regime, il clima politico interno, gli spostamenti di truppe, talune richieste d’aiuto.
Si trattava dell’equivalente di migliaia di messaggi in bottiglia gettati nel vasto oceano dell’Europa in battaglia. La speranza di un ascolto utile era quasi nulla: ma la speranza era la cifra stilistica della resistenza già nel 1941 e nel 1942, prima della caduta del Duce.
Poi il gruppo fu arrestato dall’Ovra e liberato il 28 luglio del ‘43.
Un salto nel tempo: nel giugno del 1944 Roma fu liberata dagli anglo-americani, che avviarono una sistematica ricerca dei nuclei della Resistenza armata in montagna e nelle città del nord, per favorire il coordinamento tra i partigiani in armi e le truppe alleate dirette alla pianura padana.
Uno dei ‘target’ fu l’irreperibile gruppo denominato dagli inglesi "Ferrara peaches", ritenuto composto da migliaia di antifascisti: almeno una delle cassette di pesche era finito in buone mani e aveva suscitato attenzione e speranze.
Speranze color di pesca, le ultime a morire, la base di ogni opposizione gravida di futuro malgrado tutto.
[ P.S. - Mia madre, Matilde Bassani, era una delle ragazze delle pesche. È stata un anno in carcere coi congiurati della maestra Costa. Ha fatto a Roma la partigiana in armi, ferita dalle SS. Ha visto il suo primo amore, come lei resistente, preso dalla brigate nere e poi massacrato alle Fosse Ardeatine. È stata decorata di medaglia d’oro dal governo inglese per il suo impegno nella liberazione , prima con le pesche e poi col mitra. ]
*** ENRICO FINZI, 1946, scrittore, saggista, giornalista, Le pesche della speranza, ‘Narratur-in1pagina', n. 152, 3 aprile 2023 (si tratta di comunicazione quinque-settimanale a cura di Massimo Ferrario, riservata a un gruppo di amici e inviata via-email).
Enrico Finzi, dopo una intera vita professionale trascorsa a realizzare ricerche sociali e di mercato (Intermatrix e Astraricerche), ha fondato e dirige Sòno, oggi associazione aps che aiuta ad accrescere l’autorealizzazione personale attraverso il metodo del Narrative Mirror (Racconti di sé, ecomunicare edizioni, 2019). Ha pubblicato saggi sulla felicità ed è coautore, con Virginio Colmegna e Chiara Francesca Lacchini, di Una vocazione controcorrente. Dialogo sulla spiritualità e sulla dignità degli ultimi, Il Saggiatore, 2019. Nel dicembre 2022 è stata diffusa la ricerca demoscopica, promossa da Sòno e realizzata da Astraricerche, Gli italiani, la felicità, il disagio esistenziale.
venerdì 7 aprile 2023
#SPILLI / Zeitgeist, sarà anche una parolaccia, ma non cade dal cielo (Massimo Ferrario)
Immagino che sarò presto severamente multato se insisterò nell’uso di 'Zeitgeist' al posto di 'Spirito del Tempo'. Colpa, appunto, di ‘questo' attuale Spirito del Tempo.
Lui si crede nuovo e fulgido e finge di non sapere, invece, che è vecchio e cialtrone: se non altro perché, non avendo neppure il coraggio di essere originale, si ispira a pappagallo alle veline dell’altro secolo che, tra un gagliardetto e l’altro, imponevano 'diporto' per 'sport', ‘fine di pasto’ per ‘dessert’, ‘torpedone’ per ‘pullman’, ‘tassellato’ per ‘parquet’, ‘alt’ per ‘stop’. E via seguitando con altre amenità linguistiche di stampo patriottardo.
Ci si potrebbe consolare credendo che l’idea becera di imporre per legge il lessico ‘nuovo-vecchio’ e tutto il resto che ad esso si accompagna (dove ‘tutto il resto’ è ben più serio e inquietante dell’idiotismo di una legge sulla lingua italiana) lo voglia questo stupido Spirito del Tempo e quindi a noi siano consentite solo due scelte: o un inchino ossequioso, accompagnato da uno squillante signorsì, o un virile alalà, gridato a braccio alzato. Ma non è vero: sarebbe, tanto per stare nella dimensione psicologica, una ‘proiezione’. Sarebbe cioè ripetere ciò che facciamo continuamente: gettare altrove una colpa che è nostra.
Perché quanto ci sta accadendo non ci sta accadendo per un ‘destino cinico e baro’: non ci piove addosso dal cielo. Ce lo siamo approntati noi: negli anni. Vuoi con intenzione precisa e consapevole, e quindi, come si direbbe in presenza di un reato, con dolo. Vuoi per indifferenza, disinteresse, ignoranza: e quindi adottando un comportamento pienamente colposo. E non solo. Tuttora noi stiamo nutrendo questo orrido Zeitgeist: per esempio non proponendoci, con forza condivisa e chiarezza sufficiente, un destino alternativo.
L’oggi è stato incubato in tanti modi: tutti culturali. E attenzione: è proprio il nesso connaturato con la pratica che evita alla cultura il viraggio nell’accademia, chiamata (questa sì giustamente) a speculare e non ad agire. Per esempio, ciò che oggi accade è stato incubato con un antifascismo, più di parole e che di fatti, dimentico del messaggio potentemente trasformativo-rivoluzionario insito nella Costituzione (basterebbe che tutti i cittadini, e soprattutto chi vuol fare Politica e non politica, avessero scolpito nel cervello l’art. 3: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale…”). Oppure è stato incubato con un antifascismo stucchevolmente di maniera, confinato nelle cerimonie pubbliche grondanti retorica patriottarda (prima ancora dell’avvento dei sedicenti patrioti attuali). Oppure ancora, questo becero Spirito del Tempo, ce lo siamo costruiti noi con un atteggiamento/sentimento di ‘afascismo orgoglioso’ (anticostituzionale, certo: ma chissenefrega), che voleva impudentemente indicare a tutti che ormai, finalmente, ci affrancavamo da quei tempi oscuri e volevamo essere il nuovo futuro pacificato, dimentico della distinzione tra chi fu vittima e chi fu carnefice.
E poi, non più tardi di qualche mese fa, a determinare ciò che oggi ci accade è stato il voto alle politiche 2022. Certo, si tratta di un voto di solo il 28% degli aventi diritto a favore della ‘destra-destra-centro’, ma sappiamo che chi non vota, non conta: anche se dovrebbe contare, soprattutto quando segnala, con una percentuale record nella nostra storia (36% di astensionismo), dissenso, protesta, rancore, distanza, indifferenza, inviando un grido di possibile vicino pre-collasso di una democrazia.
Quindi: sull’incubazione, e sull’incubo, di questo Zeitgeist, mettiamo uno stop (o, più italianamente, un alt) alla sorpresa o alla lamentazione. Se la parolaccia tedesca disturba (una volta tanto non è americana), traduciamola pure in italiano. In qualunque lingua si dica, comunque, basta sapere che lo Spirito del Tempo, di ‘questo’ asfissiante e, per certi versi, anche ridicolo Tempo che stiamo abitando, siamo noi. Ripetiamocelo: NOI. E la maiuscola non è scritta in nostro onore, ma per scalpellarci bene in mente la responsabilità cui non possiamo sfuggire.
*** Massimo Ferrario, Zeitgeist, sarà anche una parolaccia, ma non cade dal cielo, per Mixtura
sabato 1 aprile 2023
venerdì 17 marzo 2023
#MOSQUITO / Come neutralizzare la politica critica (William Davies)
giovedì 16 marzo 2023
#SPILLI / Coscienza della coscienza (Massimo Ferrario)
venerdì 10 marzo 2023
sabato 4 marzo 2023
giovedì 2 marzo 2023
#SPILLI / Un po' di 'sana disunità', il test per Elly Schlein (Massimo Ferrario)
In Mixtura ark #Spilli di M. Ferrario qui
martedì 14 febbraio 2023
#SPILLI / Democrazia in coma (Massimo Ferrario)
I giornali parlano di trionfo della destra. Citano, più o meno di sfuggita, l'astensionismo al 60% e poi, dimenticandosene, ci propinano paginate con dettagli statistici su 'vincitori' e 'sconfitti'.
La tendenza degli elettori a non andare a votare, netta da anni, in queste elezioni regionali ha avuto un picco: e la democrazia denuncia il suo essere sempre più in coma.
A questo proposito, almeno in questo caso, basterebbe fare tre calcoli, banalissimi, per evidenziare il degrado. 1) Lazio, Rocca: 53%. Ma l'80% non lo vota. 2) Lombardia, Fontana: 55%. Ma il 77% non lo vota. 3) Lombardia 2018: Fontana vince con il 49,7% e non lo vota il 64%. Lombardia 2023: Fontana, rispetto alle precedenti regionali, perde il 13% dei voti dei lombardi aventi diritto.
Fino a quando, nelle analisi post voto, non useremo le percentuali dei voti espressi non in assoluto, ma strettamente riferite alla specifica affluenza (e non inizieremo a fare confronti storici con queste percentuali per cogliere i 'veri' andamenti), procederemo, beotamente indifferenti, allo svuotamento della democrazia: arriveremo a discutere di chi ha trionfalmente superato il 50% dei voti espressi quando a votare sarà il 10% degli aventi diritto.
*** Massimo Ferrario, Democrazia in coma, per 'Mixtura'
martedì 31 gennaio 2023
#MOSQUITO / L'uomo d'affari e lo statista (Harold J. Laski)
sabato 28 gennaio 2023
mercoledì 25 gennaio 2023
lunedì 23 gennaio 2023
#MOSQUITO / Oh i bei cretini di una volta! (Leonardo Sciascia)
E' ormai difficile incontrare un cretino che non sia intelligente e un intelligente che non sia cretino. Ma di intelligenti c'è stata sempre penuria; e dunque una certa malinconia, un certo rimpianto tutte le volte ci assalgono che ci imbattiamo in aretini adulterati, sofisticati. Oh i bei cretini di una volta! Genuini, integrali. Come il pane di casa. Come l'olio e il vino dei contadini.
*** Leonardo SCIASCIA, 1921-1989, scrittore, giornalista, saggista, Nero su nero, Einaudi 1979, Adelphi, 2014.
domenica 15 gennaio 2023
#FAVOLE & RACCONTI / L'arco e il potere del pensiero (Massimo Ferrario)
Quel giorno il Maestro era con uno dei suoi allievi prediletti, a quattrocento passi dal bersaglio. Credeva nel giovane: leggeva in lui un grande potenziale, ma lo giudicava dispersivo, spesso sconcentrato, troppo disimpegnato.
“Bendami”, disse Kao Pin al ragazzo porgendogli un fazzoletto nero di seta.
Il ragazzo eseguì. Il Maestro sollevò l’arco e incoccò la freccia. Attese qualche secondo. Poi tirò.
Mentre si toglieva la benda dagli occhi, chiese al ragazzo se aveva fatto centro.
Il giovane era imbarazzato. Aveva assistito per la prima volta nella storia a un tiro fallito del Maestro: come dirglielo?
“Allora?, non mi rispondi?”, insistette Kao Pin.
“E’ terribile Maestro, ma avete fallito”.
“Davvero ho fallito, ragazzo?”
L’allievo non capiva: e non aveva parole. La freccia era finita nella boscaglia: il bersaglio era rimasto intatto. Come poteva Kao Pin sostenere di non avere fallito?
“Quante volte mi hai visto colpire il bersaglio da questa distanza?”
“Sempre, Maestro. Tutti sanno che ogni tuo tiro è un bersaglio colpito. Per questo sono costernato. Pensavo mi volessi dimostrare che con la forza del pensiero si centra qualunque bersaglio. Tutti sappiamo che sei un mago: quando ti concentri, puoi tutto”.
“Infatti. E’ appunto questo che ti ho voluto mostrare”.
Il giovane non riuscì a trattenersi.
“Ma non hai colpito nulla, Maestro. Non sappiamo neppure dove sia finita la freccia.”
Kao Pin, benevolmente, mise una mano sulla spalla dell’allievo.
“Ti ho sempre parlato del potere del pensiero, ragazzo: se ti concentri, il pensiero si unisce alla freccia e la orienta, con una forza insuperabile e irresistibile, al centro del bersaglio. Oggi ti ho insegnato la lezione più importante. Quando vuoi conquistare un obiettivo, devi concentrarti solo su questo. Ci dev’essere solo l’obiettivo nella tua testa: tutto il mondo diventa quell’obiettivo. Ma per concentrarti su quell’obiettivo, devi vederlo, l’obiettivo: perché nessuno potrà mai colpire un bersaglio che non vede. Troppi dei tuoi tiri sono come il mio di prima: non hai la benda sugli occhi, ma è come se l’avessi. Non vedi, sei distratto, non ti concentri. E non concentrandoti, non piloti la freccia: non le dai né la spinta potente né la direzione esatta. E la freccia va dove è andata la mia. Nel bosco, fuori bersaglio. L’unica magia è la concentrazione, ragazzo: ricorda”.
*** Massimo Ferrario, L’arco e il potere del pensiero, ‘Mixtura’, 15 gennaio 2023 – Libera riscrittura di un breve testo di autore anonimo.
In Mixtura ark #Favole & Racconti di Massimo Ferrario qui
giovedì 12 gennaio 2023
#MOSQUITO / Scuola (George Bernard Shaw)
Ciò che non può l'iniziativa privata dei genitori, può essere fatto ben più efficacemente per mezzo di educatori organizzati in grandi istituzioni create a tale scopo. Poiché, quando se lo possono permettere, i genitori consegnano i figli alla scuola. Ma non c'è, nel complesso, niente al mondo, per dei poveri innocenti, tanto orribile quanto la scuola. Tanto per cominciare è una prigione, ma sotto certi aspetti è anche più crudele. In prigione, per esempio, non siete obbligati a leggere libri scritti da secondini e direttori (che naturalmente non sarebbero secondini e direttori se sapessero scrivere libri leggibili), né siete picchiati o altrimenti tormentati se non sapete ricordarne il contenuto, del tutto impossibile da mandare a memoria. In prigione non siete obbligati a sedere e ad ascoltare carcerieri che trattano, senza fascino o interesse, argomenti che non capiscono e non apprezzano, e sono pertanto incapaci di farveli capire o apprezzare. In prigione possono tormentare il vostro corpo, ma non torturano il vostro cervello e potete difendervi dalla violenza e dall'oltraggio dei compagni di prigione. A scuola non avete questi vantaggi. Con gli scaffali di tutto il mondo, carichi di libri affascinanti e ispirati, vera manna mandata dal cielo per nutrire le vostre anime, voi siete forzati a leggere l'odiosa impostura chiamata «testo scolastico», scritto da un uomo che non sa scrivere; un libro da cui nessun essere umano può imparare alcunché, un libro che, sebbene lo possiate decifrare, non sapete leggere con altro profitto se non questo, che lo sforzo che vi viene imposto vi farà detestare la semplice vista di un libro per tutto il resto dei vostri giorni. Con i milioni di acri di boschi, di valli e colline, con il vento, l'aria, gli uccelli, i ruscelli, i pesci e ogni genere di cose istruttive e sane facilmente accessibili, o con alla porta le strade, le vetrine dei negozi, le folle, i veicoli e ogni tipo di delizie cittadine, voi siete forzati a sedere, non in una stanza abbellita con una certa grazia e confortevolmente arredata, ma in un serraglio con un mucchio di altri bambini, puniti se parlate, puniti se vi muovete, puniti se non vi è possibile dimostrare, rispondendo a una domanda idiota, che anche quando siete scappati dal canile e dallo sguardo del carcere eravate ancora agonizzanti su finti libri detestabili, invece di osare a vivere.
In Mixtura ark #Mosquito qui
mercoledì 11 gennaio 2023
#SGUARDI POIETICI / Vita e sapere (Massimo Ferrario)
amplia le conoscenze,
dilata l’orizzonte,
dà vita all’altro da sé.
squaderna le contraddizioni e le sofferenze
impossibili da ignorare
se non rinchiudendosi
in una bolla
ombelicale
che le neghi.
è il prezzo ineludibile di una vita
non amputata.
Che integri e tenga insieme
da gioia e dolore si faccia
attraversare:
egualmente, ma non equamente,
e non sopravvivenza.
Una vita che sia esistenza consapevole,
e non cieco
domenica 1 gennaio 2023
#FAVOLE & RACCONTI / Tre metafore per la serenità (Massimo Ferrario)
#BIGLIETTI AUGURALI / 30 anni di Pensieri Augurali (Massimo Ferrario)
(dicembre 1993)
Lasciati sedere / sulla soglia di casa / ad assaporare il molle tepore / del sole novello: / forse non sarai primo / al traguardo, / ma vedrai, anche quest’anno, / la primavera verrà da sé / e l’erba crescerà verde, /come sempre.
(dicembre 1994)
Ci sia di orientamento una bussola, / ma sia una ruota / a darci spinta e pace. / A rammentarci che l’andata / può essere ritorno, / pur se il ritorno è sempre altrove. / E che il compito dovuto è esplorazione, / ma anche attesa: / che il giro si compia. / Per ricominciare.
(dicembre 1995)
Propizio ci sarà / il dio che ci abita / se ogni tanto, / anziché cilici e penitenze, / ci offriremo / con un fiore di campo / l’intimo sorriso della riconoscenza: / ricorderemo così, / finalmente, / di volerci bene / e più dolce e sereno / disporremo il nostro cuore / aperto all’altro.
(dicembre 1996)
Venga un re / a stringere la mano al buffone: / un acrobata renderà possibile / l’impossibile; / e un nano svelerà l’ultimo / mistero; / e un folle, baciandolo, guarirà / il sano / dalla sua normalità.
(dicembre 1997)
Proveremo / a dare tempo al tempo. / Scopriremo / che è come dare vita alla vita. / E capiremo /- così, finalmente - / che appunto questa è la / vi(t)a.
(dicembre 1998)
Ci aiuti / il nuovo vecchio tempo che verrà / a prendere e lasciare / le tante strade / che ci portano a stare /sulla nostra unica / vera giusta strada.
(dicembre 1999)
Chini / ad ascoltare il respiro delle cose / metteremo amore nel farle. / E le cose / ci riusciranno bene / anche perché / ci vorranno bene.
(dicembre 2000)
Calerà la sera / e siederemo davanti al fuoco:/ brucerà il ceppo nel camino / e cento faville cercheranno le stelle, / mentre fuori, come in cartolina, / saranno fiocchi di neve nell’aria. / Risentiremo, dentro, / il bambino che siamo (stati): / faremo pace e staremo bene. / Saranno i nostri auguri.
(dicembre 2001)
... riflettere analizzare capire / decidere pianificare agire / monitorare ascoltare problematizzare / sentire intuire /immaginare fantasticare sognare... // Vivere // Voci del verbo ‘Prendersi Tempo’.
(dicembre 2002)
Mettiamo comodi i cuori: / ci sorprenderemo nel risentirli / battere.
(dicembre 2003)
Se metteremo anima / nei nostri pensieri / potremo ragionare meno / e vedere di più.
(dicembre 2004)
Sogniamo. / Ancora. / Finalmente. /Ma che siano sogni / nostri.
(dicembre 2005)
Due parole / che non siano parole, / non da dire, ma da attuare. / ‘ti ascolto’. / Promettiamoci di / provare.
(dicembre 2006)
Non chiediamo al mondo / di volersi bene. / Se ci impegneremo /- noi con noi - / a volerci meno male, / forse il futuro sarà meno cattivo: / perfino abbastanza buono.
(dicembre 2007)
Togliamo la ‘esse’ alle cose / s-contate. / Allora le cose, / di nuovo tenute in conto, / torneranno a contare.
(dicembre 2008)
Smetteranno di correre, / gli anni che passano, / quando smetteremo di corrergli dietro. / Se gli faremo compagnia, / ci faranno compagnia.
(dicembre 2009)
(dicembre 2010)
Avvolti da parole che fanno / rumore: / urgono parole che facciano / silenzio. / E nuovamente siano parole / che non dicano solo parole. / Se ci toccheranno / (qui dentro), / forse riusciremo a trasformarle in fatti / (là fuori).
(dicembre 2011)
Coltiva / la tua anima / di sogni / se un giorno vorrai dare / anima / al tuo sogno.
(dicembre 2012)
Siamo in attesa /che i nostri sogni si sveglino. / E comincino a camminare / con noi: / per terra, / sui marciapiedi, tra i sentieri / Aiutiamoli: / apriamo gli occhi.
(dicembre 2013)
Ti auguro di ‘de-siderare’. / Tanto. / Di godere di una / lunga / ‘attesa attiva’. / Tanto lunga e tanto attiva / da far cadere / dal cielo / la stella che ti è destinata. / E allora la stella resterà con te in tasca / - accesa - / tutto l’anno. / E oltre.
(dicembre 2014)
Auguriamoci / di nutrire sempre in cuore / almeno un sogno sognato da noi: / anche per non rischiare / di incontrare domani qualcuno / che ci spinga a sognare i suoi.
(dicembre 2015)
Auspico giorni che siano ‘tuoi’: / (s)pensierati, se vorrai. / Ma se cancellerai la esse, / ti auguro di poter pensare / solo pensieri ben pensati, / che dentro te si sentano a casa: / facciano anima alla tua anima / e la aiutino a generare cose buone / per il domani che desideri.
(dicembre 2016)
Riempire di vita la vita: / allora la vita ci vorrà bene / e ci regalerà vita. // Più facile dirlo che farlo: / ma provarci è forse aver trovato la / vi(t)a.
(dicembre 2017)
Ce lo ricorda il piccolo segreto / che mantiene vitale la vita: / non è mai troppo tardi / per legare un progetto / al volo del nostro aquilone.
(dicembre 2018)
Scambiamoci l’augurio / di saper coltivare progetti fecondi: / ispirati dal desiderio / e scaldati dal cuore. / Degli altri diffidiamo: / anche se producono risultati, / sono sterili.
(dicembre 2019)
Di nuovo ci verremo incontro: / deporremo circospezione e diffidenza / e abbandoneremo al vecchio anno / distanze e mascherine. / Ci faremo prossimi: / per ritrovare la vicinanza / dei fiati che affiatano gli umani ancora umani. / Subito reimpareremo / ad abbracciare ed essere abbracciati. / E dolce riassaporeremo, / nelle strette di chi ci vuol bene, / l’incanto del mondo /che grati ci accoglie.
(dicembre 2020)
Una testa salda: / che ci aiuti a far tesoro dei sogni / e sappia convertire le buone utopie in progetti. // Un cuore generoso: / che ci spinga oltre la ‘vista piccola’ / e risvegli quel pensare ‘largo-e-lungo’ / che troppo spesso giace assopito in noi. // E un’anima mai pacificata: / che in ogni momento ci rammenti, / ispirandosi al Cielo, / che è nostro compito / fecondare e trasformare e migliorare / la Terra.
(dicembre 2021)
Se per l’anno che verrà / ci prenderemo l’impegno / - semplice e perciò difficilissimo - / di essere diversi / - almeno un po’ e per quel che possiamo - / da come siamo stati nell’anno che se ne va, / daremo più probabilità / all’Anno Nuovo / di essere / un Nuovo Anno.
(dicembre 2022)

























