giovedì 7 settembre 2017

#LIBRI PIACIUTI / "Patria", di Fernando Aramburu (recensione di M. Ferrario)

Fernando ARAMBURU
"Patria"
2016, Guanda, 2017
traduzione di Bruno Arpaia
pagine 623, € 19,00, ebok € 10,99

Una storia potente, un libro attuale e necessario
La maggior parte della critica ha gridato al capolavoro. Da semplice lettore, per quanto abituato a muovermi tra le pagine di romanzi e saggi e poco incline alle facili suggestioni, concordo pienamente.

Il lungo racconto dello spagnolo Fernando Aramburu ('Patria'), uscito l'anno scorso in Spagna e subito diventato un caso letterario, anche per la particolare tematica storica in cui è collocata la vicenda (l'Eta e la lotta terroristica per l'indipendenza del popolo basco), si impone per potenza di trama e fascino di scrittura, profondità psicologica dei personaggi e attenzione partecipe alla vita minuta di una comunità spaccata dal conflitto etnico.

Due famiglie, in un piccolo paese alle porte di San Sebastàn, sono al centro della vicenda e intrecciano per tutto il libro le loro vite, segnate dall'azione terroristica del figlio di una di loro. E due donne, in particolare, all'inizio affratellate da una amicizia che pareva totale e indissolubile, fanno da filo conduttore ad una storia che si snoda dentro uno scenario corale, fitto di figure seguite con affetto, scolpite con precisione e illuminate da lampi di prosa poetica semplice, genuina, mai d'effetto.

Il tema è la tragedia di una guerra identitaria, che con l'azione terroristica non solo fa morti, ma distrugge relazioni e sentimenti, contrapponendo appartenenze, inoculando odio e rancore, favorendo conformismo e vigliaccheria. Le oltre seicento pagine del romanzo sono tutte indispensabili per costruire la complessità dell'affresco e scorrono facili, percorse da una grazia di stile che le rende leggere: è garantito il coinvolgimento, teso a scoprire lo sviluppo dei fatti e a partecipare alla vita intrecciata dei personaggi, ma è assicurata anche la riflessione su come sia facile distruggere vite umane e legami consolidati, seguendo ideologie vuote e slogan semplicistici, e su quanto sia impegnativo tentare una ricostruzione quando la lacerazione sia avvenuta.

Un libro non solo letterariamente seducente, ma attuale e 'necessario' per l'interrogazione di fondo che pone, prendendo spunto dalla questione basca: e ne è conferma il fatto che in Spagna l'autore ha raccolto applausi, ma ha anche sollevato polemiche. Benvenute e salutari: perché è impossibile sfuggire alla richiesta, implicita nel romanzo e valida per qualunque contesto (o 'patria'), di guardare in faccia la sofferenza che alcuni uomini, facendosi prima portatori e poi finendo prigionieri di visioni astratte, possono infliggere ad altri, sia uccidendo i corpi, sia (forse, soprattutto) ferendo e sconvolgendo irrimediabilmente le anime dei sopravvissuti.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura
https://es.wikipedia.org/wiki/Fernando_Aramburu

«
Erano comparse delle scritte sui muri. Una fra le tante: TXATO TXIBATO, Txato spia. Per la rima, suppongo, ma serviva a diffamare e a fare paura. Tizio fa un poco, Caio un altro poco e, quando succede la disgrazia che hanno causato tutti insieme, nessuno si sente responsabile perché, alla fin fine, io ho soltanto fatto una scritta, io ho soltanto rivelato dove abitava, io gli ho solo detto qualche parola, magari offensiva, però, senti, sono soltanto parole, rumori effimeri nell’aria. Dalla sera alla mattina molta gente del paese aveva iniziato a negargli il saluto. Il saluto? Sarebbe stato chiedere troppo. Perfino gli sguardi gli negavano. Amici di una vita, vicini, anche qualche bambino. Cosa ne sapranno quegli innocenti? Ma è chiaro, a casa ascoltano le conversazioni dei genitori. Aveva incrociato Arantxa per strada. E niente voce bassa. 
A voce bella alta l’aveva detto. Chiunque fosse stato lì vicino avrebbe potuto sentire. «Quello che vi stanno facendo è una carognata e io non sono d’accordo.» (Fernando Aramburu, "Patria", 2016, Guanda, 2017)


Per le altre azioni doveva fare mente locale. Di quelle dell’inizio ha dimenticato molti particolari. Erano stati semplici lavoretti: un paio di danneggiamenti, una rapina. Quella del bar, invece, ce l’ha molto presente. Non per il tipo. Del tipo non gliene fregava niente. A me danno l’ordine di giustiziare tizio e io lo giustizio chiunque sia. La sua missione non era pensare né sentire, ma eseguire ordini. Questo non lo capiscono quelli che poi criticano. Soprattutto i giornalisti, mosche appiccicose in agguato ad aspettare l’occasione di chiedere se uno si è pentito. Un altro paio di maniche è quando se lo chiede lui stesso, da solo nella cella. Lo assalgono, certi giorni, raffiche di sconforto. Sempre di più. Cazzo, è che sono dentro già da un casino di anni. (Fernando Aramburu, "Patria", 2016, Guanda, 2017)

A trentasette anni si sentiva un fiore appassito. Cosa poteva offrire? Ovviamente, amore. Quello, sicuro. Ma se per Xabier erano più importanti altri desideri (avere dei figli, per esempio), vedeva difficile che lui potesse essere felice accanto a lei. Quel timore le rovinava le giornate, l’accompagnò a Roma, saltò di nuovo fuori là sotto. Dove? Sul vialetto che costeggia il Tevere. Si sedettero su una sporgenza del muro che sembrava una lunga panchina. Al sole. Avevano appena pranzato. E la corrente scorreva tranquilla e torbida. Di colpo, un sasso trovato a terra ispirò a lui una sfortunata/puerile idea. 
«Se riesco a lanciarlo sull’altra sponda vuol dire che niente e nessuno potrà separarci.» 
«Lascia stare, per favore. È meglio non sfidare il destino.» «Dubiti della mia forza?» 
«No, ma il fiume è piuttosto largo.» 
«Dai, su.» Si tolse la giacca. Quel petto, quella schiena, sono larghi, ma la giovinezza è passata. Non se ne rende conto? Prese, lui, uomo così giudizioso, così medico e così ragionatore, la rincorsa e scagliò il sasso con grande potenza e desiderio maschile di impressionare la femmina. Il sasso partì sparato a enorme velocità nell’aria chiara del primo pomeriggio. I due seguirono l’arco della sua traiettoria con lo sguardo. Il sasso, appena un punto nero che si allontanava, iniziò a cadere e cadde, glup, in acqua. 
«Be’, era solo un gioco.» (Fernando Aramburu, "Patria", 2016, Guanda, 2017)
»

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#SGUARDI POIETICI / Utopia (Wislawa Szymborska)

Isola dove tutto si chiarisce.

Qui ci si può fondare su prove.

L'unica strada è quella d'accesso.

Gli arbusti si piegano sotto le risposte.

Qui cresce l'albero della Giusta Ipotesi
Con rami da sempre districati.

Di abbagliante linearità è l'albero del Senno
presso la fonte detta Ah Dunque E' Così.

Più ti addentri nel bosco, più si allarga
la Valle dell'Evidenza.

Se sorge un dubbio, il vento lo disperde.

L'Eco prende la parola senza farsi chiamare
e chiarisce volenterosa i misteri dei mondi.

A destra una grotta in cui giace il Senso.

A sinistra il lago della Profonda Convinzione.
Dal fondo si stacca la Verità e viene lieve a galla.

Domina sulla valle la Certezza Incrollabile.
Dalla sua cima si spazia sull'Essenza delle Cose.

Malgrado le sue attrattive l'isola è deserta,
e le tenui orme visibili sulle rive
sono tutte dirette verso il mare.
Come se da qui si andasse solo via,
immergendosi irrevocabilmente nell'abisso.

Nella vita inconcepibile.

*** Wislawa SZYMBORSKA, 1923-2012, poetessa polacca, premio Nobel per la letteratura nel 1996, Utopia, traduzione di Pietro Marchesani, da Elogio dei sogni, collana Un secolo di poesia, Corriere della Sera, 2011.
https://it.wikipedia.org/wiki/Wis%C5%82awa_Szymborska


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#MOSQUITO / Usa, la 'gaiezza compulsiva' (Terry Eagleton)

Assieme alla Corea del Nord, gli Stati Uniti sono una delle poche nazioni sulla terra in cui l’ottimismo è quasi ideologia di Stato. In vasti settori del Paese, la fiducia è patriottica, mentre la negatività è una sorta di crimine del pensiero. Si ritiene il pessimismo vagamente sovversivo. Anche nel più depresso dei periodi, una fantasia collettiva di onnipotenza e infinità continua a infestare l’inconscio nazionale. In pratica, l’elezione di un presidente che raccontasse al popolo che i suoi giorni migliori sono oramai alle spalle sarebbe difficile quanto quella di uno scimpanzé, anche se una o due volte ci si è andati piuttosto vicini. Ma un presidente del genere diverrebbe l’obiettivo primario di qualche assassino. Uno storico statunitense ha recentemente notato che «i discorsi inaugurali del presidente sono sempre ottimistici, qualunque sia il frangente»: ma non era una critica. Alcuni aspetti della cultura statunitense mostrano una forma di gaiezza compulsiva, una retorica del tipo «sono in grado di fare quel che voglio»

*** Terry EAGLETON, 1943, critico letterario inglese, Speranza (senza ottimismo), Ponte alle Grazie, 2017

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#VIGNETTE / Razzismo (ellekappa)

'la Repubblica', 6 settembre 2017

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mercoledì 6 settembre 2017

#BREVITER / Non ci batte nessuno e stress da rientro (mf)

MasFerrario, facebook, 6 settembre 2017, qui

° ° °

MasFerrario, facebook, 5 agosto 2017, qui

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#FAVOLINE / L'uomo d'affari e il tempo (MasFerrario)


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#HUMOR / Non dicevo a te

(via pinterest)
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#COSE_PASSATE / Trasferelli, Yo-Yo

Trasferelli
(via pinterest)

° ° °

Yo-Yo
(via pinterest)

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#SGUARDI POIETICI / Delirio (Alexandros Panagulis)

Quando ravvivi nel pensiero i morti
non scordare che vissero anche loro
pieni di sogni e di speranze
proprio come i vivi ora

Dalla stessa strada che percorri essi passarono
e andando non pensavano alla tomba
Erano pochi come oggi a meditarla 
I più credevano loro scopo la vita 
nè mai riuscirono a pensare 
che solo il passato è esistenza 

Dissiparono il tempo in cui comparvero 
vili e incapaci di trovare Dio 
e credettero in idoli già eretti 
da quanti erano vissuti prima

Quanti avevano creduto di trovare Dio 
vestito in forme umane 
perchè abbagliati dalla luce 
dei pochi che volevano 
trovare il balsamo della conoscenza 

Quei pochi essi li credettero dei 
ma non seppero avvertire
il dono che lasciavano alla vita 

E quei pochi passarono e gli altri
sotto mentite spoglie li ricordano 

Esistono quei pochi 
e gli altri non lo sanno

I Pochi vengono ma
Non li aspetta nessuno

Come diventa sempre
più difficile l'avanzare

E se tu vuoi trovarti tra quei Pochi
sappi
che diventerai compagno della solitudine
Che da solo parlerai piangerai e ti arrabbierai
Più tardi
piangerai e ti arrabbierai soltanto
Più tardi ancora
penserai solamente e piangerai

Quando sarai laggiù
sappi che dopo
troverai la verità o la pazzia

Forse sono due cose uguali
ma tu spera

*** Alexandros PANAGULIS,  1939-1976, politico, rivoluzionario, poeta greco, Delirio, 1971, in 'alekospanagulis.altervista.org', qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Alexandros_Panagulis


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#LINK / La borsa e lo stage (Osvaldo Danzi)

C’è da chiedersi come si stia trasformando nel nostro Paese un tema così delicato come il lavoro e l’occupazione giovanile poiché sembra che, quanto più il livello di emergenza salga, tanto più si abbassi l’attenzione all’etica e alla responsabilità sociale delle aziende, tutte in prima linea quando si tratta di scegliere le cornici per le “vision” e le “mission” da appendere negli uffici, ma che risultano ben distanti negli atteggiamenti quotidiani verso i dipendenti, i fornitori e verso i possibili candidati che saranno i collaboratori di domani.

In poco meno di ventiquattro ore ha fatto il giro del web il concorso per un posto da stagista all’interno dell’Ufficio Marketing di Carpisa.

Operazione di marketing o meno che sarà difficile far passare per provocazione o comunicazione 3.0, perché chi ha ideato il concorso finalizzato ad uno stage di un mese presso l’ufficio comunicazione di Carpisa, previo acquisto di borsetta Carpisa Nuova Collezione e Redazione di un piano di marketing completo al fine di aderire alla selezione, o è lo stagista uscente del precedente concorso, o vive in una valigia se non ha immaginato cosa potesse significare proporre una soluzione del genere in un momento in cui la disoccupazione giovanile è al 36,5% di cui il segmento più alto è proprio quello delle acquirenti di borsette (ovvero la disoccupazione femminile). (...) 

*** Osvaldo DANZI, selezionatore, fondatore di FiorDiRisorse, editore di SenzaFiltro, O la borsa o la vita. Carpisa e gli Altri, 'wired', 5 settembre 2017

LINK articolo integrale qui


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#MOSQUITO / No all'obbedienza anticipata (Timothy Snyder)

Non obbedite in anticipo - L’autoritarismo gode di un potere che per la maggior parte gli è stato concesso liberamente. In tempi come questi, gli individui pensano in anticipo a quello che un potere più repressivo vorrà e quindi lo offrono spontaneamente, senza che venga loro richiesto. Un cittadino che si adatta in questo modo insegna al potere che cosa può fare.

(... ) Nel 1938 Adolf Hitler, ormai saldamente al potere in Germania, minacciava di annettere l’Austria. Dopo che il cancelliere austriaco cedette, fu l’obbedienza preventiva degli austriaci a decidere la sorte dei loro connazionali ebrei. I nazisti austriaci catturarono gli ebrei e li costrinsero a ripulire le strade dai simboli dell’Austria indipendente mentre (ed è questo il fatto decisivo) i non nazisti guardavano interessati e divertiti. I nazisti che avevano tenuto elenchi delle proprietà ebraiche rubarono quanto più poterono. I non nazisti (e fu determinante) si unirono al furto. Come ricordò Hannah Arendt, filosofa politica, «quando le truppe tedesche invasero il Paese e i gentili cominciarono a manifestare davanti alle case dei loro vicini ebrei, gli ebrei austriaci cominciarono a suicidarsi».

*** Timothy SNYDER, 1969, storico e saggista statunitense, Venti lezioni. Per salvare la democrazia dalle malattie della politica (On Tiranny, 2017), Rizzoli, 2017, traduzione di Chicca Galli
https://en.wikipedia.org/wiki/Timothy_D._Snyder
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#PAROLE_DESUETE / Sicumera (M. Ferrario)

Sicumera

Atteggiamento scostante di presuntuosa susseguosa superiorità: tipico di chi mostra un'estrema sicurezza di sé, per lo più immotivata e ostentatamente arrogante.

Voce di etimologia incerta, secondo alcuni di origine meridionale, forse di derivazione ironica dal 'sicut erat' della preghiera cristiana "Gloria Patri", il cui testo dice: "Sicut erat in principio, / et nunc, et semper, / et in saecula saeculorum." (Così era in principio, / e ora e sempre, / e nei secoli dei secoli").

*** Massimo Ferrario, per Mixtura


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martedì 5 settembre 2017

#SORRISI_CONTAGIOSI / Mongolia, Namibia, Tibet

Mongolia
(via pinterest)

° ° °

Namibia
(via pinterest)

° ° °

Tibet
(via pinterest)
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#FOTO / Speranza, nonostante tutto (Amer Almohibany)

foto di Amer Almohibany-Afp
Douma, periferia Damasco
'La Stampa' facebook, 5 settembre 2017
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#SGUARDI POIETICI / Sono venuta da te ma non profumo (Maram al Masri)

Sono venuta da te ma non profumo
e non indosso gioielli
sono venuta da te
come sono veramente
senza cornice
senza falsità
sono venuta da te...
come una abitante della Terra.

*** Maram al MASRI, 1962, poetessa siriana, Sono venuta da te ma non profumo, traduzione di Bianca Carlino, da Maram al Masri, Ti minaccio con una colomba bianca, a cura di Bianca Carlino, Liberodiscrivere, Genova, 2005

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#MOSQUITO / Democrazia, è implosa (Giampaolo Simi)

La democrazia è stata un bel sogno, okay, era giusto provarci, ma siamo seri: ormai è implosa. 
Mi spiego. Se sei capace di correre un’ora sopra un nastro senza spostarti di un solo millimetro, guardando un monitor e inquadrandoti con il telefonino, io non posso certo impedirtelo. Ma il mio voto non può valere quanto il tuo. Cosa ti differenzia da un criceto lanciato al galoppo nella sua ruota? L’intelligenza. Il criceto infatti non viene sfiorato dal dubbio che la sua corsa nella ruota sia così interessante da finire su internet e soprattutto non paga per farlo, anzi, gli garantiscono vitto e alloggio. Sarei inoltre disposto a bruciare personalmente il certificato elettorale di tutti quelli che individuano nella cura ossessiva delle sopracciglia l’unica caratteristica che ci colloca un gradino evolutivo sopra gli scimpanzé. Sono quindi arrivato alla conclusione che la miglior forma di governo sarebbe una mia illuminatissima dittatura. Non essendo un’opzione possibile, combatto fieramente qualsiasi altra svolta autoritaria. L’ho giurato a me stesso una sera al supermercato, davanti al reparto degli yogurt. Avete mai contato i metri lineari di scaffali dedicati ai fermenti lattici? Li avete mai paragonati a quelli riservati al pane, al caffè o a un altro singolo bene di prima necessità? Solo il vino e la pasta reggono il confronto, ormai, ma ogni mese questi dello yogurt si inventano un nuovo batterio con un nome da console romano. In quel momento ho capito. Siamo una società ossessionata dalla propria flora intestinale, votiamo con la pancia e saremo quindi in grado di avviarci verso un baratro di merda da soli, senza bisogno di pifferai magici o uomini della provvidenza.

*** Giampaolo SIMI, scrittore, sceneggiatore, La ragazza sbagliata, Sellerio, 2017

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#SENZA_TAGLI / Stupri (Matteo Saudino)

Nella stupida e razzista ricerca dell'etnia e della religiosità degli stupratori (4 su 10 sarebbero stranieri e dunque 6 su 10 sarebbero italiani), tanto amata dai media e dai politici sciacalli, finiamo per trascurare due certezze: 8 stupratori su 10 sono parenti, familiari, amanti, amici, conoscenti e 10 su 10 sono MASCHI.
Lo stupro è figlio di una subcultura maschile, atavica e violenta, che considera le donne corpi e oggetti da prendere anche con la forza.
Per contrastare tale barbarie bisogna abbandonare le faziose storture ideologiche e partire dalla realtà del fenomeno.

*** Matteo SAUDINO, insegnante di filosofia e storia, Stupri, 'facebook', 4 settembre 2017, qui


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lunedì 4 settembre 2017

#CIT / Chi non ascolta (Anonimo, 'Dhammapada', V sec. a.C.)

Anonimo, Dhammapada, 152
citato in Franz Metcalf e B.J.Gallagher Hateley,
Buddha in ufficio, 2003, Armenia, 2005

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#SPOT / Nessun social network però

(via pinterest)
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#SCRITTE / La sede del Pd

(via pinterest)

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#SGUARDI POIETICI / Ogni tuo arrivo (Daria Menicanti)

Ogni tuo arrivo inaspettato è un chiuso
guizzo,
una fitta
di felicità.

Così ronza di fusa il magro gatto
figlio di ignoti se si trova accanto
una tazza incredibile di latte
paradisiaco.

*** Daria MENICANTI, 1914-1995, poetessa, insegnante, traduttrice, Ogni tuo arrivo, settembre 1964, da Canzoniere per Giulio, Manni, 2004, citata in 'larecherche.it', 10 dicembre 2010, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Daria_Menicanti


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#SENZA_TAGLI / Razzismo, la donna, il bambino, l'uomo (Marco Furfaro)

"A me non frega un cazzo se muoiono o stanno male. A me fanno schifo. Io sono nata in Italia, loro in Africa. Che ci restino, anche a morire. A me fanno schifo, che muoiano là, non voglio nemmeno vederli questi negri!".

Supermercato, Roma. Mentre sto sistemando le casse di acqua nel carrello, sento una signora parlare in maniera concitata, quasi urlando, alla signora che serve piatti preconfezionati al banco. Capisco quasi subito che sta iniziando una scenata razzista. Quelle di sopra sono le sue parole. Inizio ad urlare pure io, sbagliando. Ma perdo la testa. Cavolo, capisco (o meglio, non lo capisco, ma almeno è una spiegazione) la rabbia per le bufale o le stupidaggini che vengono raccontate in televisione. Posso persino comprendere la rabbia se commenti uno stupro o un disagio. Ma qui siamo oltre, al razzismo puro, al pregiudizio etnico.
Perdo la testa, le rimprovero che ha un bimbo di 7-8 anni con lei e che gli sta insegnando la disumanità, la barbarie. Che se fosse stato per gente come lei questo Paese sarebbe ancora a gasare le persone e a tenere fuori dai negozi la gente per colpa della razza o della religione che professa. Nel mentre, un uomo che aveva visto tutta la scena con aplomb inglese, mi guarda rassegnato e mi dice: "qui abiti, che credi. Questo è il tuo Paese".

Finita la scenata, non sono più riuscito a fare la spesa. Ero così arrabbiato che me ne sono tornato a casa.

Ieri sera, a letto, mi tormentavo. Quella scena non era nuova. Già sentita mille volte questa estate. Nei bar, in spiaggia, in montagna. Ma non riuscivo a calmarmi. Mi innervosivo persino del fatto che quella razzista mi aveva lasciato il nervoso addosso. Mi innervosivo per quel bambino, per come crescerà. Mi innervosivo pure per il fatto che mi toccava tornare a fare la spesa visto che poi non ho comprato più nulla.
Poi ho capito, non era lei che mi aveva scosso. Ma l'uomo. Ho rimesso a fuoco. L'ho ricordato perfettamente. Era con me. Nello spirito, nella testa e nelle idee. La schifava quella signora. Ma era rassegnato, come se fosse normale. Non dovevo prendermela, era inutile. Voleva dirmi "arrenditi, vivi meglio, questa oggi è l'Italia". A quel punto, la tristezza ha sopraffatto il nervoso.
Non so se sia così. Ma so una cosa ancora più importante. Se in questo Paese c'è la democrazia, è perché c'è chi decise di non arrendersi, anche quando era minoranza. Ci sono momenti in cui è facile sedersi dalla parte dell'odio o del mutismo. Io vivo grato a chi non lo fece, prego ogni giorno per coloro che oggi fanno lo stesso. Non arrendetevi, perché la storia insegna che il passo successivo sono le guerre. E, adesso, rimpiango di non aver parlato con quell'uomo e di non aver detto a quel bimbo, magari dandogli una carezza, "ti salveremo noi, non preoccuparti".

*** Marco FURFARO, politico, facebook, 2 settembre 2017, qui


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#MOSQUITO / Credere o sapere? (Alessandro Perissinotto)

La fiducia che noi riponiamo negli altri non ha niente di sincero: è pura necessità. Siamo fiduciosi in ciò che gli altri fanno e dicono solo perché, il più delle volte, non possiamo regolarci diversamente. Senza la fiducia non prenderemmo più gli aerei, non attraverseremmo più la strada, non abiteremmo le nostre case, non mangeremmo al ristorante; e non ci sposeremmo, non faremmo l’amore, non ci mostreremmo neppure nudi e indifesi di fronte all’altro. Ma quando qualcuno ci offre la possibilità di scambiare la fiducia con la certezza, quasi mai rifiutiamo il baratto; quando ci chiedono se preferiamo credere o sapere, difficilmente ci accontentiamo del credere.

*** Alessandro PERISSINOTTO, 1964, scrittore, Quello che l'acqua nasconde, Piemme, 2013


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domenica 3 settembre 2017

#PIN / Utopia (MasFerrario)

twitter, 4 novembre 2012

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#SPOT / Io non sono

(via facebook)

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#CIT / Elezioni (Nicolás Gómez Dávila)


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#SGUARDI POIETICI / La forza delle cose (Franco Marcoaldi)

Continueremo a perlustrare 
il mondo, anche senza volerlo. 
Avremo fame della vita, 
anche senza saperlo.  

*** Franco MARCOALDI, 1955, giornalista, scrittore, poeta, La forza delle cose, da Il tempo ormai breve, Einaudi, 2008


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#EX LIBRIS / Lo sputo (Claudio Magris)

Scoprire che quelle belle terrazze illuminate erano l’altra facciata della Risiera – il salotto buono, di rappresentanza, di quello come di tutti i mattatoi – non l’aveva fatta vomitare; il suo stomaco non aveva reagito al male con quella debolezza dei moti peristaltici che, come del resto le lacrime facili, è propria delle anime troppo delicate per guardare e toccare il male, per pulire se necessario anche con le unghie lo sterco sanguinolento che monta da ogni parte. È facile vomitare; però è anche facile impedirlo, le pillole contro il mal d’auto sono efficaci pure per la nausea delle coscienze sensibili. Lei aveva sputato, quando aveva saputo che un sadico e ottuso boia, un imbecille burocrate dell’assassinio, è una persona come si deve, bene accetto a persone perbene che non farebbero male a una mosca – diciamo, per prudenza, che non hanno mai fatto male a una mosca, perché bisogna vedere cosa avrebbero fatto se si fossero trovate in una situazione in cui è normale spargere insetticidi e non solo sulle mosche. 
Aveva sputato; uno sputo forte e ricco di saliva, cosa che non è da tutti in certi momenti. Nessuna contrazione coatta che sale dallo stomaco acido e stretto, bensì uno sputo aspro, succoso, voluto e consapevole – per il momento per terra, su alcune mattonelle in cui si specchiavano le facce cui appartenevano i piedi che ballavano su quelle stesse mattonelle. Meno male che c’era la morte e che tutte quelle facce ben curate e sorridenti sarebbero scomparse anche loro, carne che marcisce sotto terra e non è meglio del fumo che si dissolve nell’aria. Certo, era ingiusto che vittime, carnefici e beneducati equidistanti finissero tutti nello stesso concime, in breve tempo amalgamati e non più distinguibili; quest’uguaglianza nell’assoluto era orribile, era falsa, gli uomini non sono uguali, chi strappa i genitali al prigioniero non è uguale al prigioniero cui vengono strappati e se anche chi tortura è fatto a immagine e somiglianza di Dio, mi dispiace per i miei antenati, ma Abramo ha fatto male a fracassare quei simpatici idoli di legno di suo padre che non facevano male a nessuno, per mettersi in combutta con il Signore solo perché era un Padre padrone più potente.

*** Claudio MAGRIS, 1939, scrittore, germanista, già senatore, Non luogo a procedere, Garzanti, 2016


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#VIDEO / Cose facili e cose difficili (Julio Velasco)


Julio VELASCO, 1952
allenatore di pallavolo, dirigente sportivo argentino
Cose facili e cose difficili
video 1min43

Neppure due minuti di intelligente ironia. 
Che valgono più di un corso formativo. 
Per ogni capo. O insegnante. O genitore (mf)


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sabato 2 settembre 2017

#PIN / Senso nella vita, forse (MasFerrario)


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#HUMOR / Essere donna

(via pinterest)
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#PUBBLICITA' VINTAGE / Agfa, Birra Poretti

Agfa, 1922
(via pinterest)

° ° °

Birra Poretti
(via pinterest)

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#SGUARDI POIETICI / Ombre a Tel Aviv (Andra Salvatci)

Se qualcuno mi chiedesse 
la mia ombra 
non gliela darei mai. 
E’ la parte più importante di me 
perché mi accompagna da sempre. 
Mai una volta 
mi avesse chiesto qualcosa 
mi avesse detto una parola. 
La mia ombra 
è fresca e libera 
perché è capace 
di allungarsi e di distendersi 
su tutto 
senza rimorso. 

*** Andrea SALVATICI, 1964, poeta, Ombre a Tel Aviv, blog ‘il posto delle fragole’, 6 luglio 2009, qui


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#RACCONTId'AUTORE / La rana che ce la fece (Manfred F.R. Kets de Vries)

Un gruppo di rane stava saltellando allegramente attraverso una palude, come fanno abitualmente le rane, quando due di loro caddero in un buco profondo. 

Le altre rane si fecero attorno per vedere cosa potevano fare per le loro amiche. Quando videro quanto era profondo il buco, rinunciarono. Dissero alle due povere rane che dovevano abbandonare ogni speranza e prepararsi a morire. 

Non volendo accettare il loro destino, le due rane cercarono di saltare fuori dal buco con tutte le loro forze. 
Le altre rane dalla palude continuavano a rimproverarle, insistendo che la loro situazione era senza speranza e che il meglio che potessero fare era risparmiare energia e aspettare pazientemente di morire. Non esitarono ad aggiungere che non si sarebbero trovate in questa brutta situazione se fossero state più attente e se avessero ascoltato i più anziani.

Ma le due rane continuarono a saltare il più in alto possibile. 

Gradualmente, la stanchezza cresceva. Alla fine, una delle due ascoltò le parole degli amici. Esausta e scoraggiata, accettò il suo destino con tranquillità, si sdraiò sul fondo del buco e morì mentre gli altri la guardavano addolorati.

L’altra rana invece fu più ostinata. Continuò a saltare con ogni grammo della sua energia, anche se il suo corpo era distrutto dal dolore. Ancora una volta, la folla delle rane da sopra il buco le gridava di smettere con quelle assurdità, di accettare il suo destino e morire. Imperterrita, la rana saltava sempre più in alto, finché, meraviglia delle meraviglie, balzò così in alto che uscì dal buco. 

Stupefatte, le altre rane festeggiarono il suo miracoloso ritorno alla libertà, e raccogliendosi attorno a lei, le chiesero: «Perché hai continuato a saltare quando ti abbiamo detto di rinunciare?».

La povera rana le guardò attonita. 
«Ma, amiche mie» disse «io sono sorda. A quella distanza non potevo leggere le vostre labbra. Quando vi ho visti fare segni e urlare, ho pensato che mi steste incoraggiando a non arrendermi. Questo è il motivo per cui ho continuato a provare». 

*** Manfred F. R. KETS DE VRIES, 1942, consulente manageriale olandese, docente clinico di sviluppo della leadership, da Effetto porcospino. Il segreto per costruire team eccellenti, 2011, Edizioni Ferrari Sinibaldi, 2012.


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#RITAGLI / Pre-fascismo, può succedere ancora (José Saramago)

Io credo che ci sia la possibilità che il fascismo stia aspettando di tornare in Europa. Non verrà con camicie nere, né brune, né cose simili. Ma la mentalità fascista sta lì, è tornata. Davanti all’impotenza della democrazia, ormai in crisi. C’è una deriva molto chiara della società europea in direzione dell’estrema destra.

[D: Vede altri segnali in questa direzione?]
Non sono certo che accada e in quale forma. Ma il fascismo non si nasconde più. È lì, è uscito in strada, è arrivato anche sui media. E può succedere che ci troviamo in una situazione politica prefascista senza rendercene conto. E che improvvisamente il fascismo arrivi a governare. E noi continuiamo a non rendercene conto. Perché la facciata si mantiene. E la facciata è l’illusione democratica.

*** José SARAMAGO, 1922-2010, scrittore, commediografo e giornalista portoghese, premio Nobel per la letteratura nel 1998, intervistato da Alessandra Coppola, "Nessun progetto, così l'Unione ha fallito", 'Corriere della Sera', 26 marzo 2007, qui

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#VIDEO / Lo stupro (Franca Rame)


Lo stupro
Franca Rame, 1909-2013
attrice, drammaturga, politica
RaiUno, 'Fantastico', 1988
youtube 8 febbraio 2012
video 14min48

Franca Rame recita il suo monologo "Lo Stupro" a Fantastico 1988, condotto da Adriano Celentano. Franca Rame, moglie di Dario Fo, nel marzo del 1973, viene rapita da esponenti dell'estrema destra e subisce violenza fisica e sessuale. Il reato fu denunciato, ma la sentenza arrivò solo 25 anni dopo: il reato cadde in prescrizione. (dalla presentazione)

Franca Rame, 1960

venerdì 1 settembre 2017

#PIN / Pensiero critico (MasFerrario)


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#CIT / Democrazia, se c'è cultura (Tullio De Mauro)

citazione da  'L’ignoranza degli italiani, 'ilfattoquoitidiano.it', 29 settembre 2010

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#SGUARDI POIETICI / Se un giorno alla gente venisse voglia di vivere (Abu'l-Qasim Ash-Shabbi)

Se un giorno alla gente venisse voglia di vivere
allora il fato dovrà rispondere,
e la notte dovrà aprirsi
e le catene spezzarsi
chi vivere desidera il corpo non trattiene
s’evapora e svanisce nel vasto cielo della vita
gli esseri, gli esseri tutti così mi hanno detto
così mi ha parlato il loro spirito celato.
in cima alla montagna, nel più segreto albero
nel mare scatenato, ascolta il mormorio dei venti:
che io mi volga verso un luogo al mondo
indossi la speranza, mi spogli di prudenza.
Non temo sentieri rigorosi
né fuochi alteri.
Rifiutare le alte vette,
non è vivere per sempre nel fossato?

*** Abu'l-Qasim ASH-SHABBI, 1909-1934, poeta e saggista tunisino, Voler vivere, 1933, in Francesca Maria Corrao (a cura di), Antologia della poesia araba, ed. La Biblioteca di Repubblica, Roma, 2004
https://it.wikipedia.org/wiki/Abu_l-Qasim_al-Shabbi


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#SENZA_TAGLI / Razzisti che... (Fabio Chiusi)

Razzisti che si ergono a difensori del libero pensiero, ignorando di cullarsi in una cultura che lo reprime per natura, e che quando sono quelli a non pensarla come loro a reclamarlo tifano sempre, sempre per il libero zittire.

Razzisti che giocano a fare gli anticonformisti, quelli che si distinguono dalla massa, quando non c'è niente di più conformista di ubbidire ai propri pregiudizi, o al passato - che è buono per definizione, perché incarna la "tradizione".

Razzisti che giocano a fare gli immoralisti, quelli che combattono il moralismo e il "buonismo" di chi li chiama razzisti mentre loro invece dicono soltanto "le cose come stanno", senza il"politically correct" - anche se le "cose" non "stanno" mai come dicono loro, perché non sono mai così semplici o così stupide.

Razzisti che si arrogano il diritto di "parlare per tutto il popolo italiano". E invece in nome mio non parlate, esseri spregevoli - e sono italiano, purtroppo o per fortuna, proprio come voi.

*** Fabio CHIUSI, giornalista e saggista, facebook, 31 agosto 2017, qui

(dalla rete, autore non identificato, qui)

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#MOSQUITO / Esperienza, non facciamo come il gatto (Mark Twain)

Dobbiamo stare attenti a ricavare da un’esperienza solo l’insegnamento che vi è contenuto, e lì fermarci; per non fare come il gatto che si siede su una stufa rovente. Il gatto non si siederà mai più su una stufa rovente, e questo è bene; ma non siederà mai più su una stufa fredda. 

*** Mark TWAIN, 1835-1910, scrittore e aforista statunitense, Seguendo l’equatore, 1897, Baldini e Castoldi, 2014


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#SENZA_TAGLI / Scienza e religione, 0 a 0 (Giorgio Sangiorgi)

Certi dicono che le religioni sono rassicuranti e auto-consolatorie. Opinione rispettabile e con qualche fondamento.
Tuttavia, si potrebbe obiettare che per molti la visione proposta dalla scienza lo sia molto di più. In fondo, un mondo senza scopo alcuno, brillantemente regolato da formule matematiche, cristalline e ordinate, ha una sua tranquillizzante fascinazione svizzera (sempre che non ci si spinga troppo oltre nello studio della fisica quantistica che potrebbe sembrare un po’ inquietante).
Certo, le religioni paiono promettere futuri mondi migliori, mentre la scienza ci minaccia dicendoci che, se continuiamo a farci gli affaracci nostri, i nostri posteri si troveranno nei guai.
Ma decisamente più spaventosa è la visione dei mille inferni che attendono i peccatori (cioè praticamente noi tutti) o, peggio, di infinite reincarnazioni che ci costringano a tornare e tornare in questo mondo che per molti è il vero volto dell’inferno stesso.
E allora, non è dunque meglio, più riposante, dopo la morte, spegnere la luce del tutto, piuttosto che venir chiamati di fronte al dio Anubi per la pesatura del proprio cuore?
Il nulla, a ben pensarci, è magnanimo, e totalmente equanime, infinitamente liberatorio. Nessun senso di colpa, nessuna preoccupazione per come si è condotta la propria vita. Un colpo di spugna e via, e pure gratis per tutti (non come nel buddhismo che ti tocca meritartelo con infinite meditazioni e preghiere).
E allora, quando io muoio, per me si spegne l’universo stesso, e dunque dei posteri chi se ne frega, per quanto ne saprò da morto, essi potrebbero essere stati solo un’illusione. Intanto io me la sono passata bene, finché è durata.
Tirando le somme, ammetto di aver tirato un poco la corda. Chi ha fede solo nella scienza ha spesso un forte senso etico.
E questo è un po’ inspiegabile perché il mondo presentato dalla scienza è regolato da un’evoluzione cieca e violenta che non guarda in faccia a nessuno. Cosa che invece è stata ben compresa da una società che interpreta gli insegnamenti della scienza a suo esclusivo uso e “consumo”.
Risultato del match?
In quanto a rassicurazione e consolazione: scienza e religione, 0 a 0.

*** Giorgio SANGIORGI, sindacalista, facebook, 31 agosto 2017, qui


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