domenica 24 febbraio 2019

#MOSQUITO / Filosofo e scienziato (Donatella Di Cesare)

Filosofo e scienziato sembrerebbero avanzare di pari passo, accomunati dallo stupore e dalla teoria. Entrambi inciampano in qualcosa che li colpisce e che cercano quindi di osservare. Ma l’affinità si ferma qui. Ciò che è sorprendente rappresenta per lo scienziato un problema che può essere risolto con metodo, sulla base dei risultati già acquisiti, in vista di una più estesa conoscenza dell’oggetto, delle sue qualità, della sua sostanza. 
Anche per il filosofo lo stupore è connesso alla theoría. Chi si sorprende aguzza la vista. È dunque lo stupore che rende le cose visibili. Il filosofo, che non fa certo a meno dei sensi, spalanca gli occhi. Ma la filosofia esige che gli occhi, una volta aperti, poi si chiudano, per consentire quel singolare vedere che è il pensare. Chi filosofa chiude gli occhi arretrando, per raccogliersi, per non farsi distrarre. 
Non è quel meravigliato volgersi verso l’ente a caratterizzare la filosofia, bensì la conversione dello sguardo indirizzato al motivo che è al fondo dello sconcerto. Così il filosofo resta fedele al suo stupore, che è radicale come la sua domanda.

*** Donatella DI CESARE, 1956, docente di filosofia, Università La Sapienza di Roma, saggista, Sulla vocazione politica della filosofia,  Bollati Boringhieri, 2018 


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