giovedì 28 febbraio 2019

#LINGUA_ITALIANA / Non maltrattare gli accenti (Vera Gheno)

Vedi quel trattino sopra alcune lettere? Si chiama "accento". In italiano ce ne sono di due tipi: quello GRAVE, che è inclinato verso sinistra, come su "è" voce del verbo "essere", e quello ACUTO, che è inclinato verso destra, come su "perché".

I due accenti non si mettono in maniera casuale: il primo indica una e aperta, come in "cioè", "caffè" o "peppereppè"; il secondo indica una e chiusa, come in "affinché", "trentatré" o "alé".

Non ti far fuorviare dalle pronunce in uso nella tua regione: per quanto nel parlato siano poche le zone d'Italia dove le persone sentono istintivamente la differenza tra aperte e chiuse (pésca 'atto del pescare' e pèsca 'frutto'), nello scritto questa differenza rimane e deve rimanere [EDIT: almeno per il momento. Poi, un giorno, chissà].

Purtroppo, quando scriviamo a mano tendiamo a fare un segno indistinto, il cosiddetto "accento a barchetta", per cui poi ci dimentichiamo di questa fondamentale differenza e quando scriviamo al computer facciamo pastrocchi: il verbo "essere" che diventa "é", "perchè" scritto con l'accento grave invece che acuto... per non parlare delle altre lettere accentate, malmenate anche più violentemente.

Sii gentile, non maltrattare gli accenti.

*** Vera GHENO, sociolinguista, facebook, 26 febbraio 2019, qui


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