Piccola? Io? Niente affatto. Ho la dimensione perfetta. Mi adatto perfettamente in lungo e in largo e dall'alto in basso. Tu forse sei più grande di te stesso?
*** Inger HAGERUP, 1905-1985, poetessa e scrittrice norvegese, La formica, da Così strano, 1971. Segnalata in 'il canto delle sirene', 27 ottobre 2018, qui
Uno studio di 'Science' dice che a sei anni le bambine credono già di essere meno brave dei maschi anche se prendono mediamente voti più alti. Com’è possibile? Chi ha messo loro in testa che i maschi sono ontologicamente più bravi? Provate a guardare i libri che avete in casa. Ci saranno classici con bambine intraprendenti come Pippi Calzelunghe e Matilde. Libri meravigliosi più recenti come Ada la Scienziata e L’evoluzione di Calpurnia.Ma provate a contare, quanti sono i libri per bambini con protagoniste femminili? E quando ci sono, cosa fanno? Parlano? Lavorano? O stanno solo lì ad aspettare che qualcuno le salvi, o al massimo ad aiutare l’eroe di turno?
*** Francesca CAVALLO, Elena FAVILLI, scrittrici, autrici di Storie della buonanotte per bambine ribelli. 100 vite di donne straordinarie, Mondadori, (di cui nel 2018 è uscito il secondo volume), Bambine, da Cento parole per cento numeri, Robinson', 4 novembre 2018, in 'Robinson', n. 63, 11 febbraio 2018 https://en.wikipedia.org/wiki/Francesca_Cavallo https://en.wikipedia.org/wiki/Elena_Favilli
Io lo ammiro, il ministro degli interni Matteo Salvini.
Nel giorno in cui l’italia è devastata dai disastri idrogeologici e migliaia di persone hanno perso tutto, lui tra un selfie e l’altro trova eroicamente il tempo di twittare contro gli intellettuali che lo irritano. E come non restare colpiti dal fatto che, al termine di un fine settimana in cui 6 donne sono state sequestrate, torturate o uccise in meno di 48 ore dai loro compagni o ex, lui abbia ancora abbastanza senso dell’umorismo da indicare ai suoi seguaci una donna da manganellare sui social media perché critica i suoi metodi? Purtroppo per lui io non sono un facile bersaglio da manganello, ma una persona che scrive quello che pensa e che con le sue parole può raggiungere altre persone. Stavolta forse davvero molte, se il ministro in persona sente il bisogno di intervenire irritato da quello che penso. Sono lieta di vivere ancora in un tempo in cui un intellettuale può dar fastidio a un manovratore, ma resta il fatto che sono proprio comportamenti come questo a confermarmi che il fascismo è un metodo. Peccato, perché era uno dei pochi casi in cui avrei preferito essermi sbagliata.
Buon lunedì al signor ministro, in qualunque set di selfie si trovi.
*** Michela MURGIA, scrittrice, facebook, 5 novembre 2018, qui
Quando laggiù, laggiù sui mari profondi, da sola tu pensi al mio grande dolore, se esali un sospiro per i miei affanni, questo sospiro mandamelo sulle onde. Quando il sole con i suoi raggi dall'oriente ricama le trine e le garze di nebbie, se mormori una preghiera per l'assente, lascia che me la conducano le rondini. Quando la sera perde le tristi vesti e tornano cenere le nubi rosse mandami un bacio ardente sopra le ali delle foglie che giocano nella brezza. Così io, quando la notte stende il suo manto, io, che porto nell'anima le sue mute orme, con i lamenti ti invierò un dolce canto nella tremolante luce delle stelle.
*** Julio FLÓREZ, 1867-1923, poeta colombiano, Quando laggiù, laggiù sui mari profondi, in 'il canto delle sirene', 13 febbraio 2010, qui
Direttore del Centro sul Cambiamento, la Leadership ed il People Management
della LIUC di Varese, saggista
Le competenze manageriali oggi
youtube, TedxVarese, 11 luglio 2018
video 12min55
Una sintesi chiara e ben centrata su cosa significa oggi 'fare il manager'.
Nulla di particolarmente originale: sono anni che sappiamo come il management dovrebbe operare per orientare meglio i collaboratori e conciliare risultati aziendali con clima positivo aziendale e benessere delle persone.
Il problema continua a essere quello di trasferire il modello (quello che si è affinato nel tempo dalla fondazione dei primi del Novecento sino ai nostri giorni) dalla teoria alla pratica. Non c'è bisogno di re-inventare nulla, solo di applicare ciò che gli addetti ai lavori continuano a ripetere, sulla scorta di riflessioni e ricerche empiriche negli anni mai smesse.
Ma nelle aziende permane la schizofrenia: si proclamano principi, valori, prassi cui non segue l'azione, o, peggio, segue l'azione opposta.
Tra l'altro, dopo che le imprese hanno di fatto distrutto la formazione (riducendola, per ragioni di costi, a semplice e veloce informazione, magari anche supportata dai migliori effetti speciali dell'e-learning), tutto diventa più difficile: e la coerenza tra il dire e il fare si allontana.
Così restano gli slogan e le parole: la retorica delle convention e la saggistica (ripetitiva quando non decisamente fuffarola) di troppi libri... (mf)
L'aria è dolce, il cielo coperto. Nella campagna inanimata da stamani, domenica invernale, sparano ininterrottamente. Che uccideranno? Discendo da una famiglia di cacciatori. Mio padre stava fuori l'intero giorno per riportare, a sera, una ghiandaia. Tirava d'imbracciata maledettamente bene. Ma so che appena avuto l'animale gli avrebbe reso vita volentieri. Il suo non era gusto di uccidere ma di cercare e scovare una preda. Lo so ben io, che preda e ricerca ho trasferito in parole ed immagini. Devo a lui se ho conosciuto la selva quando ancora esisteva e era possibile ascoltarne l'inconscio respiro. Ora non più. I boschi sono orti. E l'istinto di uccidere si esercita su passerotti dall'ali mozze scampati a qualche tiro d'inesperto. Non uccidete il cucùlo che segnala il va e vieni della primavera senza di che non so più orientarmi. Non uccidete la tortora che cola al molle filtro il grigio delle nuvole. Non uccidete il merlo ubriaco del mosto del crepuscolo. Non uccidete la ghiandaia che tra nero e bianco stringe al petto l'azzurro. Non uccidete la lepre occhi e orecchi spuntati sul sentiero. Non uccidete la biscia d'erba viva non sfrangete il piccolo cuore della lucertola non uccidete la futile farfalla né il ragno laborioso né il rospo filosofo indifeso. E se tutti questi sono morti? Non avrete che larve pei vostri fucili automatici.
*** Alessandro PARRONCHI, 1914-2007, poeta e storico dell'arte, Contro la caccia, da Replay, Garzanti, 1980, segnalato in 'ilcantodellesirene', 10 febbraio 2010, qui
Viviamo in un’epoca di superlavoro e di sottocultura; un’epoca in cui le persone sono talmente laboriose da diventare completamente stupide.
E, sebbene possa sembrare duro a dirsi, non posso fare a meno di dire che gente del genere merita la sua sorte.
*** Oscar WILDE, 1854-1900, scrittore, aforista, poeta, drammaturgo, giornalista e saggista irlandese, Il critico come artista. L'anima dell'uomo sotto il socialismo, Feltrinelli, 1995
Esser famoso non è bello non è questo che ci leva in alto. Non bisogna tenere un archivio, trepidare per i manoscritti. Fine dell’opera è dare tutto di sé, e non il successo, lo scalpore. E’ vergognoso, quando non si è nulla, diventare per tutti una leggenda. Ma bisogna vivere senza impostura, vivere così che alla fine ci si attiri l’amore degli spazi, che si oda l’appello del futuro. E le lacune si debbono lasciare nella sorte, e non fra le carte, passi e capitoli dell’intera vita segnando a margine. E immergersi nell’anonimo e i propri passi celarvi, come nella nebbia si cela una contrada, quando più nulla vi si vede. Gli altri sulla viva orma seguiranno palmo a palmo il tuo cammino, ma la sconfitta dalla vittoria non tu devi distinguerla. E neanche d’un minimo devi venir meno all’uomo, ma essere vivo, vivo e null’altro, vivo e null’altro sino in fondo.
*** Boris PASTERNAK, 1890-1960, scrittore e poeta russo, Esser famoso non è bello, traduzione di Angelo Maria Ripellino, blog ‘Un viaggio chiamato Russia’, qui
Anche in 'losguardopoIetico', 447, 23 settembre 2014 (pubblicazione a circolazione limitata) https://it.wikipedia.org/wiki/Boris_Pasternak
In Mixtura i contributi di Boris Pasternak qui In Mixtura ark #SguardiPoietici qui
Sono convinta che il fascismo come ideologia sia riconducibile facilmente al leghismo per molte analogie, ma il fascismo come metodo ci attraversa tutti, anche chi crede di essere molto democratico. Tanto il fascismo "agito" che stiamo vedendo in queste settimane, quanto quello progettato, quando governava il centrosinistra.
[D: Il consenso che sta incontrando la linea dura nasce prima?]
Tra la "ruspa" e il "rottamiamoli", io non vedo tutta questa differenza semantica. L'altro, l'avversario politico, il nemico sociale viene comunque presentato e descritto come un residuo, un rifiuto da cui liberare la strada. La violenza come arma politica è uno dei metodi del fascismo, cosa non molto chiara anche ai democratici. (...)
Io stessa sono sicura di avere delle tentazioni fasciste, ci son momenti in cui io ho pensato "sarebbe meglio se questa gente non votasse. (...)
Noi scrittori dobbiamo continuare a scrivere e a fare massa critica per fare ragionare le persone. Ma il lavoro politico non spetta a noi. Attraverso l'analisi degli errori, anche gli intellettuali possono contribuire. Ma trovo sinceramente difficile credere che soggetti sulla scena politica oggi possano entrare in dinamiche serie di autocritica. C'è esigenza di un patto sociale forte, che ci tenga assieme tutti. E poi bisogna rifiutare tutte le storie che dicono noi e voi, noi e loro. La costruzione del nemico va rigettata. Avendo il coraggio di affrontare anche la perdita di consenso che ne potrà nascere.
[D: Ma questi partiti al governo hanno un enorme consenso.]
È un consenso di gente che magari non la pensa esattamente così, ma che su certe questioni è disposta a dare consenso. E ti accusa di essere radical chic, perché non hai abbastanza paura e quindi vuol dire che hai sicurezze, che hai certezze. E non stiamo parlando di un aspetto economico, ma anche del fatto che tu possiedi 20 parole in più, riesci a pensare la realtà con quelle venti parole in più.
*** Michela MURGIA, scrittrice, autrice di Istruzioni per diventare fascisti, Einaudi, 2018, da Zita Dazzi, Murgia-Janeczek: "Attenti al fascista che è in noi", 'la Repubblica', 31 ottobre 2018, qui
I due passanti: quello distinto con il vestito grigio e quello distinto con il vestito grigio, quello con un certo portamento elegante e l'altro con un certo portamento elegante, uno che rideva con uno che rideva uno però più taciturno e l'altro però più taciturno, quello con le sue idee sulla situazione e quello con le sue idee sulla situazione: i due passanti: uno improvvisamente con gli attrezzi e l'altro improvvisamente nudo uno che tortura e l'altro senza speranza una imprecisabile bestia una imprecisabile preda: i due passanti: quello alto uguale e quello altro uguale, uno affettuoso signorile l'altro affettuoso signorile, quello che si raccomanda e quello che si raccomanda
*** Corrado COSTA, 1929-1991, pittore, scrittore, poeta, avvocato, I due passanti, da Pseudobaudelaire, Vanni Scheiwiller, 1964-1986, segnalato da Luca Mastrantonio, rubrica 'Ufficio poesie smarrite', '7 - Corriere della Sera', 18 ottobre 2018.
Ho per le istituzioni democratiche un gusto della mente, ma sono aristocratico per istinto, cioè disprezzo e temo la folla. Amo con passione la libertà, la legalità, il rispetto dei diritti ma non la democrazia.
*** Alexis de TOCQUEVILLE, 1805-1859, filosofo, storico, giurista, magistrato e politico francese, discorso parlamentare, novembre 1841, citato da Ivano Dionigi,Quando la vita ti viene a trovare. Licrezio, Seneca e noi, Laterza, 2018.
Bruno MASTROIANNI, filosofo, esperto di comunicazione
La fattoria degli animali social
Il senso del ridicolo, youtube, 24 ottobre 2018
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Dal leone da tastiera all'elefante nella cristalleria, passando per triceratopi e grilli parlanti: benvenuti nello zoo dei social, dove la mancanza di autoironia tira fuori la bestia che è in ognuno di noi. Costantemente connessi e alle prese con il faticoso racconto di noi stessi in mezzo agli altri, talvolta dimentichiamo che il senso del ridicolo potrebbe essere un grande alleato nell'evitare disastri comunicativi. Perché, al contrario degli animali, l'unico momento nel quale ha senso che l'uomo mostri i denti è quando ride.
Gli amici dell’infanzia si ricordano di me perché ero grasso ma giocavo bene a calcio. Avevo dribbling. E allora penso che non c’è niente di più bello se si viene ricordati all’interno di un contrasto.
*** Alessandro BURBANK, 1988, poeta, performer, operatore culturale, Infanzia, da Salutarsi dagli aerei, Interno Poesia, 2018. Segnalato in 'internopoesia', 22 ottobre 2018, qui
Salvini sta sfruttando la frammentazione e l’incoerenza logica dell’establishment per portare, attraverso la sua rabbiosa xenofobia, un nuovo momento fascista in Italia. (...)
Lui è il più grande sostenitore di Bruxelles. Juncker, Merkel, Macron ed altri sono aggrappati al potere con l’argomento: ‘Qualunque errore abbiamo commesso, dopo di noi c’è Salvini. Ma allo stesso tempo Bruxelles è il più grande sostenitore di Salvini. Imponendo all’Italia regole che garantiscono la stagnazione e il calo dei redditi per la maggior parte degli italiani, permettono a Salvini l’uscita tattica nel populismo xenofobo. (...)
Di Maio ha deciso di andare a letto con signor Salvini, ora deve dormirci insieme. Troppo tardi per lui per tornare indietro verso un gruppo progressista nel Parlamento europeo se è a letto con Salvini. (...)
Devono decidere se continuare il percorso nel quale sono la stampella della razzista e xenofoba Lega e di lavorare per loro, oppure tornare in un blocco umano. Se lo faranno, daremo il benvenuto.
*** Yanis VAROUFAKIS, ex ministro delle Finanze della Grecia, politico, saggista, fondatore di DiEM25, da Alberto Sofia,Migranti, Varoufakis: “Salvini xenofobo, riporta l’Italia verso il fascismo. Di Maio a letto con lui, ora deve dormirci”, 'ilfattoquotidiano.it', 26 ottobre 2018, qui
«Non ho mai cercato di piacere alla folla, poiché la folla non gradisce ciò che so, né io so ciò che la folla gradisce.» «Chi ha detto questo?» chiederai; come se ti fosse ignota la persona a cui ordino di pagare: Epicuro. La stessa cosa ti diranno a gran voce tutti i filosofi di ogni scuola, peripatetici, accademici, stoici, cinici. Come, infatti, può piacere alla folla chi ama la virtù? Per acquistare il favore della folla si richiedono mezzi disonesti. Devi farti simile ad essa. Non ti approverà se non ti riconoscerà uno dei suoi. Ma è molto più importante della stima altrui quella che tu hai di te stesso; l’amore dei disonesti può ottenersi solo con mezzi disonesti. Che vantaggio, dunque, ti darà quella filosofia tanto lodata e preferita a tutte le arti e a tutti i beni terreni? Ti insegnerà ad anteporre la tua stima a quella che di te ha la gente; a considerare i giudizi nel loro valore e non nel loro numero; a vivere senza paura degli dèi e degli uomini; a vincere i tuoi mali, o a porre loro un termine. D’altra parte, se ti vedrò celebre per favore popolare, se al tuo ingresso si sentirà lo strepito e il plauso e simili onoranze da pantomimi, se per tutta la città ti loderanno donne e bambini, perché non dovrei provare un senso di compassione per te, sapendo quale via porti a tale popolarità? Addio. *** Lucio Anneo SENECA, 4 a.C-65, filosofo, drammaturgo e politico romano, da Lettere a Lucilio, 29, 10, traduzione di Giuseppe Monti, in Seneca, Opere Morali, Bur, edizione digitale 2013 https://it.wikipedia.org/wiki/Lucio_Anneo_Seneca
In Mixtura i contributi di Lucio Anneo Seneca qui In Mixtura ark #Mosquito qui