martedì 7 agosto 2018

#RITAGLI / Quando l'uomo diventa 'stupidus stupidus' (Vittorino Andreoli)

[D: Dove vede una regressione della specie?]
«Per esempio nella distruttività: io ho fatto appena in tempo a vivere la Seconda guerra mondiale e per decenni sono stato convinto che avessimo imparato che cosa vogliono dire i conflitti. Ma ci sono altri segnali: io e lei in questo momento stiamo utilizzando un vocabolario di un centinaio di parole. Bene, tenga conto che nelle conversazioni correnti se ne usa la metà. Poco alla volta perdiamo la memoria semantica, così come stiamo perdendo quella numerica, che abbiamo affidato agli smartphone: dai conteggi al calcolo per ritrovare la strada di casa. Ne parlo nel mio nuovo libro che uscirà a breve, e che ho voluto intitolare per questo Homo Stupidus Stupidus, poiché in sincerità non penso che possiamo più fregiarci della definizione Sapiens Sapiens».

[D: Quindi l’uomo potrebbe continuare, ma questa civiltà potrebbe estinguersi? E come?]
«Se viene a mancare un sistema di trasmissione di valori, insegnamenti, memoria. Badi: non parlo solo della scuola: oggi gli esperti di una materia non solo non vengono ascoltati, ma derisi, ignorati a volte. Si ricordi: basta una generazione a far evaporare quello che l’umanità ha imparato nel corso dei millenni».

*** Vittorino ANDREOLI, 1940, psichiatra, saggista, scrittore, intervistato da Roberta Scorranese, Vittorino Andreoli: «Non scorderò mai lo sguardo di Pietro Maso», 'Corriere.it', 5 agosto 2018, qui


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#VIGNETTE / Musei chiusi e neri da menare (Natangelo)

NATANGELO, 1985
facebook, 31 luglio 2018, qui

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lunedì 6 agosto 2018

#SPOT / Natura ostinata

via facebook, 5 agosto 2018 qui

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#VIGNETTE / Morale, e il contratto (Mauro Biani)

Mauro BIANI, 1967
'il manifesto', 4 agosto 2018 (anche facebook, qui)

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#SCRITTE / Piscina, vietato

via facebook, 5 agosto 2018, qui

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#SGUARDI POIETICI / A domande mal poste uguali risposte (Valentino Zeichen)

Pur vantando verosimile
ed onorevole servizio
la verità non sopporta che per troppe volte
le si rivolgano le stesse domande.

E replica da guanto che sfilandosi
lascia che il suo rovescio
venga scambiato per il dritto.

Dovendo soddisfare
in maniera diversificata
gli interrogativi di molte generazioni.

*** Valentino ZEICHEN, 1938, poeta e scrittore, A domande mal poste uguali risposte, da Valentino Zeichen, Ricreazione, Guanda, 1979, citato da Marco Corsi, Valentino Zeichen, Poesie 1963-2014, 'Nuovi Argomenti', 11 marzo 2014, qui

#FILASTROCCHE / Girotondo di tutto il mondo (Gianni Rodari)

Filastrocca per tutti i bambini,
per gli italiani e per gli abissini,
per i russi e per gli inglesi,
gli americani ed i francesi;
per quelli neri come il carbone,
per quelli rossi come il mattone;
per quelli gialli che stanno in Cina
dove è sera se qui è mattina.
Per quelli che stanno in mezzo ai ghiacci
e dormono dentro un sacco di stracci;
per quelli che stanno nella foresta
dove le scimmie fan sempre festa.
Per quelli che stanno di qua o di là,
in campagna od in città,
per i bambini di tutto il mondo
che fanno un grande girotondo,
con le mani nelle mani,
sui paralleli e sui meridiani.

*** Gianni RODARI,  1920-1980, insegnante e scrittore, Girotondo di tutto il mondo, da Filastrocche in cielo e in terra, Einaudi,  1960
https://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_Rodari


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#VIGNETTE / Nessun allarme razzismo (Walter Leoni)

Walter LEONI, 1975
vignettista
facebook, 31 luglio 2018, qui

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#MOSQUITO / Siamo giocatori o la palla? (Zygmunt Bauman)

Nel dare forma alla nostra vita, siamo la stecca da biliardo, il giocatore o la palla? Siamo noi a giocare, o è con noi che si gioca?

*** Zygmunt BAUMAN, 1925-2017, sociologo polacco, L'arte della vita, Laterza, 2008, 


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domenica 5 agosto 2018

#HUMOR / Caldo consiglio agli anziani

via facebook, 4 agosto 2018, qui

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#SENZA_TAGLI / Vulgata corrente (Alexandro Sabetti)

Secondo la vulgata corrente: 
- i veri fascisti sono gli antifascisti
- i veri razzisti sono gli antirazzisti contro gli italiani
- la causa di molte malattie sono i vaccini

I tempi sono maturi per rivelare che la Terra è piatta e il Sole gira intorno ad essa.

*** Alexandro SABETTI, facebook, 4 agosto 2018, qui


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#SCRITTE / Fatti per pochi

via facebook, 2 agosto 2018, qui

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#VIGNETTE / Eiaculazione precoce (Pietro Vanessi)

PV (Pietro VANESSI), 1964
facebook, 31 luglio 2018, qui

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#SGUARDI POIETICI / Accettare e superarsi, affondare e proiettarsi (Bianca Garufi)

Accettare e superarsi, affondare e proiettarsi 
Rischiar l’abisso volta per volta, e a volte
se occorre sentirsi dentro la bocca dei morti
Non c’è liberazione senza la morsa delle catene
Essere sempre Orfeo che torna dall’inferno
dall’inferno alla primavera, dall’inferno alla generazione
Si può dire dialettica, opposti, dimensioni - l’erudizione 
gravita intorno a questi argomenti 
Eppure sono solo concetti, acquisizioni 
Antichissimamente 
prima delle categorie delimitate 
gli uomini pensavano danzando 
e la logica e la ragione potevano essere
leggi del cuore, allora forse
tutta la vita era soltanto vita 
e non si teorizzava
Bianco e nero, bene e male, ombra e luce
ma nessuno con l’indice teso 
condannava, come se dovesse crescere un’erba sola
La battaglia cruenta ebbe inizio poi. 

*** Bianca GARUFI, 1918-2006, poetessa e psicoanalista di matrice junghiana, Accettare e superarsi, affondare e proiettarsi, da La fune, 1940-1948, in Se non la vita. Poesie 1938-1991, All’Insegna del Pesce d’oro, Scheiwiller, Milano, 1992. 
Anche in 'losguardopoIetico', n. 202, 5 novembre 2013 (pubblicazione a circolazione limitata)


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#MOSQUITO / Lasciar andare (Bert Hellinger)

Lasciare significa: lasciare che per un po’ le cose seguano il loro corso, che si muovano liberamente senza il nostro intervento, finché la direzione del loro movimento non si mostri spontaneamente.
Se rinunciamo a tentare di guidare le cose e quelle, muovendosi, si allontanano da noi, lasciamole andare. Molliamo la presa. Se le lasciamo andare per la loro strada, ci rendiamo liberi per qualcos’altro. Se ci stacchiamo da qualcosa che alla lunga rappresenta un peso piuttosto che un aiuto ad andare avanti, poi saremo pronti ad aprirci all’essenziale, a ciò che conta...

*** Bert HELLINGER, 1925, psicoterapeuta e saggista tedesco, Gli ordini del successo, Tecniche Nuove, 2016


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#SPOT / Macello e illusione della scelta

(dalla rete)


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sabato 4 agosto 2018

#VIGNETTE / Domani è il gran giorno (Emiliano Bruzzone)

Emiliano BRUZZONE
disegnatore, caricaturista, vignettista
via facebook, 30 luglio 2018, qui

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#SENZA_TAGLI / Immigrati e democrazia, come la vedo io (Bruno Morchio)

Vi chiedo un po' di pazienza, provo a riassumere il senso dei post concitati di questi giorni. 

Anzitutto comincio col dirvi che i peggiori per me sono quelli che citano Marx per giustificare Salvini. Qualcuno ha tirato in ballo le considerazioni di Marx sulla guerra tra operai inglesi e irlandesi fomentata dai capitalisti, dimenticando che Marx non stava con gli uni contro gli altri ma ha lanciato la parola d'ordine (non propriamente sovranista): proletari di tutto il mondo, unitevi! Per non dire di Gramsci, che parlava di "succhionismo rosso" a proposito della disparità di condizioni tra lavoratori meridionali e settentrionali. 

Poi vengono quelli delle statistiche. Si sa che le statistiche si possono usare come si vuole. I reati non sono aumentati, gli sbarchi sono diminuiti (in forza del lavoro sporco di Minniti, che a me non piace affatto), ma la percentuale di reati commessi dagli stranieri, (in particolare clandestini) è più alta rispetto a quella di tutti gli altri (se così non fosse significherebbe essere in guerra). Infine secondo qualcuno i reati contro gli stranieri non sono aumentati, ma l'effetto emergenza razzismo è una bolla mediatica. 

Ora, il mio modesto parere è che tutte queste considerazioni eludono un problema di fondo, che riguarda il comportamento del governo: un governo e un ministro degli interni serio e responsabile da un lato opera per acciuffare gli autori di reato (italiani e stranieri), cioè fa piuttosto che parlare, dall'altro sanziona i comportamenti criminali chiamandoli con il loro nome. Quando ci sono reati a sfondo razziale (dagli al negro!) il ministro si rivolge agli italiani e dice che non vuole nessuna caccia al nero. Non farlo è pericoloso per la convivenza civile. Lo ha fatto? No. Anzi, con la legge sulla legittima difesa e rispondendo a ogni atto di violenza razzista con l'elenco di quanti reati hanno commesso quel giorno gli stranieri, fa esattamente il contrario: fomenta un clima di odio e incita alla violenza. Solo per questo andrebbe combattuto con tutte le forze da chi si professa democratico. Perché democrazia non è solo prendere voti, ma anche promuovere un clima che favorisca la convivenza civile.

Infine: e allora il piddì? Ho già detto che al referendum ho votato NO per difendere la Costituzione. Non sono mai stato iscritto al Pd e in particolare mi sento molto distante dalla politica di Renzi. Mi sento un homeless della politica, perché non vedo all'orizzonte una proposta credibile.
Tuttavia, restando al tema immigrazione, credo che errori siano stati fatti, soprattutto perché l'accoglienza non si è accompagnata a una politica di integrazione. Credo però anche che il problema non sia di facile soluzione. In Europa nessuno ha ricette praticabili per fermare un fenomeno che, al di là dei complottismi alla "Savi di Sion", ha dimensioni epocali e difficilmente potrà essere arrestato. A meno di non attuare misure di guerra (bombardare, fare blocchi navali, lasciar morire e incarcerare). Ma l'importante è dirlo chiaro. Voi ve la sentite? Io no. In questi tempi di pensiero debole, in cui i grandi disegni strategici rivoluzionari sono andati a remengo, più delle idee mi premono le persone, la loro vita, la loro dignità, e la loro legittima aspirazione a un'esistenza migliore. E' buonismo? Forse. Peraltro vivo nel cuore della casbah di Genova, in mezzo agli immigrati, giro per i vicoli di giorno e di notte e non ho alcuna percezione di pericolo. Molti li conosco. Molti li ammiro per la loro forza d'animo. So che fra loro ci sono anche spacciatori e profittatori, ma spesso mi chiedo a chi facciano capo e quanto vengano perseguiti seriamente. E soprattutto, quando sento parole di odio e disprezzo indiscriminato, mi viene da vomitare, Forse sono troppo vecchio per immaginare il futuro, ma se mi guardo intorno non trovo grandi spunti. In troppi mi sembrano preoccupati di incassare consenso e potere giocando sulla paura e sull'odio. Quello che so per certo è che per questa strada non andremo da nessuna parte.

*** Bruno MORCHIO, 1954, scrittore, Come la vedo io, facebook, 3 agosto 2018, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Bruno_Morchio


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#SCRITTE / Se ti prendo per mano

via facebook, 19 luglio 2018, qui

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#HUMOR / Scelte drastiche

 via facebook, 1 agosto 2018, qui

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#SGUARDI POIETICI / Motivo (Cecilia Meireles)

Canto perché l’istante esiste
e la mia vita è completa.
Non sono allegro né triste:
sono un poeta.

Fratello delle cose fuggitive,
non provo piacere né afflizione.
Attraverso notti e giorni
nel vento.

Se demolisco o edifico,
se sono o mi annullo,
non so, non so. Non so se rimango
o passo.

So che canto. E il canto è tutto.
Ha sangue eterno l’ala ritmata.
E un giorno so che rimarrò muto:
– più niente.

*** Cecilia MEIRELES, 1901-1964, poetessa, insegnante e giornalista brasiliana, Motivo, traduzione di Mirella Abriani, 'Il piaceredileggere.it', qui, da Donna allo specchio, Edizioni Via del vento, 2007
Anche in 'losguardopoIetico', n. 378, 4 luglio 2014 (pubblicazione a circolazione riservata).
https://it.wikipedia.org/wiki/Cec%C3%ADlia_Meireles


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#FAVOLE & RACCONTI / Il bar, il wi-fi e la password (Massimo Ferrario)

Un giovane studente entra in un bar a metà pomeriggio.
Ha il computer al seguito.
Con gli occhi si guarda in giro. Alla fine, in un angolo, lo vede.
E' il cartello che aveva notato una settimana fa: si era ripromesso di tornare proprio per questo.
Free Wi-Fi.
Pensa che finalmente anche in Italia sono sempre più numerosi i locali attrezzati per soddisfare i bisogni dei clienti.

Individua un tavolino appartato.
Sistema il suo computer e lo accende.

La signorina, sorridente, si avvicina.
Il ragazzo risponde al sorriso.
Chiede: 
«Mi scusi, vedo che avete il wi-fi. Mi può dire la password?».

La signorina gli risponde, con voce cortese ma fredda.
«Consumare e navigare.»

Il ragazzo nasconde un moto di irritazione: certo che avrebbe consumato, mica avrebbe occupato gratis il tavolino per l'intero pomeriggio. Però sentirselo dire così, tra il burocratico-fiscale e il canzonatorio...
Comunque, abbozza.
«Prenderei una birra rossa alla spina, se ce l'ha.»

La signorina va al bancone e spilla la birra.
Il ragazzo attende: il computer è pronto per essere collegato a internet.

La cameriera ritorna con la birra e poggia lo scontrino sul tavolo, in bella vista davanti al ragazzo.
Lo studente non può non notarlo.

«Magari poi mangio un panino. Ma se vuole intanto pago la birra».
La cameriera non si scompone:
«Sono cinque euro».
Lo studente fa un leggero sospiro: non sarebbe fuggito, avrebbe pagato tutto insieme al termine del pomeriggio. Ma se questi sono gli usi della casa...
Cerca il portamonete.
«Ecco i cinque euro. Ora, per favore, mi dice la password?»

La ragazza, sempre cortese e con voce neutra, risponde:
«Consumare e navigare.» 
Il ragazzo la guarda con occhi interrogativi: sta per reagire, stavolta in modo seccato, ma lei subito aggiunge: 
«Tutto minuscolo e senza spazi».

*** Massimo Ferrario, Il bar, il wi-fi e la password, per Mixtura - Riscrittura libera di una storiella diffusa in internet.


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#RITAGLI / Fascismo e la bufala delle pensioni (Filippo Villani)

La menzogna più famosa è sicuramente «Il duce creò le pensioni». 
In realtà già la legge n. 1473/1883 fondò una cassa pubblica di assicurazioni per gli infortuni degli operai sul lavoro, che con la legge n. 80/1898 diventò Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai: furono così stabiliti un contributo statale di sostegno all’iscrizione da parte degli operai (che era ancora volontaria) e un contributo libero da parte dei datori di lavoro. 
Solo nel 1919 l’iscrizione alla cassa divenne obbligatoria, durante il Governo Orlando, facendo anche cambiare il nome dell’istituto in Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali. 
L’unico merito di Mussolini fu quello di aver trasformato la denominazione di questo ente in Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale nel 1933 e poi in Istituto Nazionale della Previdenza Sociale nel 1943, nonché di aver creato gli assegni famigliari e le pensioni di reversibilità. 
Ma anche le pensioni sociali non furono merito del Duce: furono introdotte con la legge n. 153/1969 (la cosiddetta legge Brodolini, che trasformò peraltro il sistema da contributivo a retributivo), dunque ben dopo il regime.

*** Filippo VILLANI, Le più grandi bufale sul fascismo: un debunking obbiettivo e attuale, 27 gennaio 2018, qui
Per una sintesi della storia dell'Inps, vedi 'inps.it', qui


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#VIGNETTE / Chiesa e pena di morte (Natangelo)

NATANGELO, 1985
facebook, 2 agosto 2018, qui

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venerdì 3 agosto 2018

#CIT / Auschwitz e l'infezione (Primo Levi)

Primo LEVI, 1919-1987
scrittore, testimone dei lager 
in facebook, 31 luglio 2018, qui
citazione da Primo Levi, L'asimmetria e la vita: articoli e saggi 1955-1987
Einaudi, 2016
prefazione a Léon Poliakov, Auschwitz, Veutro, Roma, 1968
segnalato in 'wikiquote', qui

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#VIGNETTE / L'hai brevettato? (Fabio Magnasciutti)

Fabio MAGNASCIUTTI
facebook, 30 luglio 2018, qui

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#SPOT / Scrivere, sparare (Kürşat Zaman)

Kürşat ZAMAN, 1974
artista turco
via facebook, 29 luglio 2018, qui

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#PUBBLICITA' / NudiCome (Oliviero Toscani)


NudiCome
Oliviero Toscani, 1942
fotografo, pubblicitario
 Pubblicità per Benetton, inverno 2018
video 2min58

«Nudi come San Francesco, che si spogliò degli abiti e delle ricchezze del demonio, e nudi come tutte le creature del suo Cantico delle Creature». 
La comunicazione Benetton per l’autunno inverno 2018 inizia con un’immagine che riassume i valori del marchio, ispirata al messaggio di San Francesco di Assisi, e che ancora una volta è stata affidata a Oliviero Toscani
(dalla presentazione)

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#SGUARDI POIETICI / Decisioni, 11 (Boris A. Novak)

Tra due parole
scegli la più silenziosa.

Tra la parola e il silenzio
scegli l’ascolto.

Tra due libri
scegli quello più polveroso.

Tra la terra e il cielo 
scegli l’uccello.

Tra due animali
scegli quello che ha più bisogno di te.

Tra due bambini 
scegli tutti e due.

Tra un male minore o maggiore
non sceglierne nessuno.

Tra la disperazione e la speranza
scegli la speranza:
la porterai con più fatica.

*** Boris A. NOVAK, 1953, poeta serbo, saggista, drammaturgo, traduttore e scrittore per ragazzi, Decisioni, 11, traduzione di Jolka Milič, da Jolka Milič, La poesia di Noris A. Novak, in ‘Fili d’Aquilone’, luglio/settembre 2006, qui
Anche in 'losguardopoIetico', n. 13, 1 marzo 2013 (pubblicazione a circolazione limitata)
https://en.wikipedia.org/wiki/Boris_A._Novak

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#SENZA_TAGLI / Studiare, per sconfiggere la paura del diverso (Vera Gheno)

Vogliamo sconfiggere la paura nei confronti di chi è diverso? Dobbiamo studiare la diversità per aprire la mente.
Vogliamo vincere sulle notizie false? Dobbiamo studiarle per non farcene ingannare.
Vogliamo che la lingua italiana prosperi? Dobbiamo studiarla per poterla usare meglio.
Vogliamo che stare online sia sempre più piacevole? Dobbiamo studiare per imparare a vivere nell'iperconnessione.
Vogliamo battere l'incitamento all'odio? Dobbiamo studiare per capire da dove venga e poi studiare per farlo diventare superfluo.

Non ho mai visto un divieto vincere l'odio, una legge impedire a una calunnia di girare, una regola imposta dall'alto far sì che nessuno sbagliasse più l'ortografia delle parole.

In una parola? I divieti, le leggi, le regole, le punizioni servono, ma come contorno rispetto all'unica cosa faticosa, lenta, poco soddisfacente nell'immediato che dobbiamo fare: STUDIARE.
E poi?
STUDIARE ancora.

*** Vera GHENO, sociolinguista, facebook, 30 luglio 2018, qui

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#VIGNETTE / Una volta era più facile (Passepartout)

PASSEPARTOUT
testo di Pietro Gorini e disegni di Gianfranco Tartaglia
facebook, 31 luglio 2018, qui

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#MOSQUITO / Rivoluzione, un'idea banalizzata (Zygmunt Bauman)

Se oggi si può ancora parlare di «rivoluzioni» lo si può fare solo a posteriori – quando, guardando indietro, ci rendiamo conto che si sono accumulati tanti cambiamenti piccoli e apparentemente insignificanti, ma sufficienti a produrre una trasformazione qualitativa, e non solo incrementale, della condizione umana. Privata dei suoi originari referenti, l’idea di «rivoluzione» è stata banalizzata: la usano e ne abusano quotidianamente gli autori di spot pubblicitari, per presentare come «rivoluzionario» ogni prodotto «nuovo e migliorato».

*** Zygmunt BAUMAN, 1925-2017, sociologo polacco, L'arte della vita, Laterza, 2008. 


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giovedì 2 agosto 2018

#SCRITTE / Sbalordito osservo

via facebook, 30 luglio 2018, qui

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#FOTO / Indifferenza

via facebook, 30 luglio 2018, qui

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#VIGNETTE / Stop ai musei gratis la domenica (Giuseppe La Micela)

Giuseppe LA MICELA, 1991
vignettista
facebook, 1 agosto 2018, qui

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#SPOT / Dai tempo a te stesso

via facebook, 29 luglio 2018, qui

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#HUMOR / Manco io so come vive

facebook, 31 luglio 2018, qui

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#SGUARDI POIETICI / Fatti a immagine del mare (Cecilia Meireles)

Non cercare là.
Ciò che è, sei tu.
Sta in te.
In tutto.
La goccia è stata nella nuvola.
Nella linfa.
Nel sangue.
Nella terra.
E nel fiume che si è aperto nel mare.
E nel mare che si è coagulato in mondo.
Tu hai avuto un destino così.
Fatti a immagine del mare.
Datti alla sete delle spiagge.
Datti alla bocca azzurra del cielo.
Ma fuggi di nuovo a terra.
Ma non toccare le stelle.
Torna di nuovo a te.
Riprenditi.

*** Cecilia MEIRELES, 1901-1964, poetessa, insegnante e giornalista brasiliana, Fatti a immagine del mare, traduzione di Mirella Abriani, 'Il piaceredileggere.it', quida Donna allo specchio, Edizioni Via del vento, 2007
https://it.wikipedia.org/wiki/Cec%C3%ADlia_Meireles


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#SENZA_TAGLI / L'odore cattivo di un'aria strana (Selvaggia Lucarelli)

Ieri ero ferma con altre persone ad un semaforo pedonale e parlavo al telefono con il mio fidanzato di vacanze e di quello che dovevamo fare prima di partire. Scatta il verde. Comincio a camminare. 
Davanti a me c’è una signora di colore che tiene per mano, a sinistra, una bambina di tre anni circa e a destra una di più o meno sei. Nel senso opposto c’è gente che attraversa come noi. “Guarda che c’è da anticipare l’hotel perché arriviamo un giorno prima non ti dimentic...”.

Poi un micro-flash di quelli che arrivano pure se stai facendo e pensando altro. Un signore anziano nel senso opposto con la moglie accanto - stempiato, leggermente curvo, camicia azzurra bella linda e inamidata - nel passare accanto alla ragazzina che tiene la mano alla signora di colore, urla una frase secca: “Fate spazio alla gente, dobbiamo attraversare anche noi!”.

Io interrompo la conversazione col mio fidanzato. Per un attimo mi domando se per caso abbia sentito male. Vedo la signora che si gira a guardare il tizio ormai dietro di lei che ancora agita le mani. Scuote la testa. Le bambine procedono dritte, non hanno capito nulla. Lei sì. Le dico “Ma che vuole?”, lei non risponde. La guardo di profilo mentre si allontana. 
Non è successo nulla. Non è nulla che sia degno di nota o che abbia una qualche rilevanza mediatica. Nessun lancio di uova, nessuna pistola. 
C’era però un umore. Qualcosa di più di una lite. Di una frase di troppo. Era un fastidio epidermico, quello che ho percepito. Era “fatti più il là”, era “lascia la strada libera all’uomo bianco”.

Poi ognuno è andato per la sua strada. 
Il signore al suo centro commerciale, io dalla tizia che mi avrebbe tagliato i capelli, la signora e le bambine forse a casa, era ora di pranzo. 
Abbiamo condiviso per tre/quattro secondi lo spazio di poche strisce pedonali. 
Per qualcuno si stava stretti.

Pochi minuti dopo, mentre la ragazza mi lavava i capelli, ripensavo a quello che era successo pochi minuti prima. Mentre ci pensavo ho sentito l’odore cattivo di questa strana aria che tira da un po’. 
E no, non era tinta per i capelli.

*** Selvaggia LUCARELLI, giornalista, scrittrice, facebook, 31 luglio 2018, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Selvaggia_Lucarelli


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#VIGNETTE / Classe dirigente (Gianni Casalini)

Gianni CASALINI
facebook, 'Le ombre di Gianni Casalini', 30 luglio 2018, qui

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mercoledì 1 agosto 2018

#SPOT / Parlare a vanvera

facebook, 'CommentiMemorabili'2.0', 30 luglio 2018, qui

Vedi anche Paolo Rondinelli, a cura, Parlare a vanvera, 'accademiadellacrusca.it', 20 maggio 2016, qui
In particolare, Paolo Rondinelli scrive: 
«Alle spalle vi sarebbe il suono fan-fan, tipico delle trombe militari (Vatielli 1941, p. 300): un «dare fiato alle trombe», insomma, o un «parlare in aria», per riprendere la definizione di Serdonati, che ha dato luogo a interpretazioni colorite e sconce, come quella della piritera (o vanvera, appunto), oggetto simile all’antico prallo e molto in voga presso gli aristocratici veneziani e napoletani del Seicento e oltre. A seconda dell’impiego in ambienti pubblici o privati la vanvera poteva essere da passeggio o da alcova e risolveva i disturbi gastrointestinali di re e principi. Parlare a vanvera si potrebbe anche dire nel senso di Lasciare ire le parole come l’asin le peta.»

#HUMOR / Coltivo idee ma

via facebook, 31 luglio 2018, qui

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#FUMETTI / Bellezza (Charles M. Schulz)

Charles M. SCHULZ,  1922-2000
via facebook, 31 luglio 2018, qui

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#SGUARDI POIETICI / Per salvarmi (Franco Arminio)

Per salvarmi
ogni tanto perdo qualcosa.
Non lo faccio apposta.
Dentro di noi c'è un nemico
che ci vuole bene
e ci allena a perdere tutto,
perché è solamente tuo
ciò che resta
di quello che hai perduto.

*** Franco ARMINIO, poeta, scrittore, paesologo,  facebook, 15 luglio2018, qui


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#RITAGLI / Nessun razzista vuole essere chiamato razzista (Furio Colombo)

[D: Eppure, si fatica ancora a usare la parola “razzismo”.]
Ma certo, nessuno vuole essere chiamato razzista. Avendone l’età, ho vissuto il dramma della Shoah e posso assicurarle che, nel pieno delle leggi razziali, non ho mai incontrato un fascista che mi dicesse che era razzista. Quando i bambini sono stati esclusi dalle scuole e cacciati dalle classi, nessun maestro ha detto: «Scusa caro, lo faccio perché sono razzista». Hanno negato d’esser razzisti anche i firmatari del Manifesto sulla razza: non esiste un razzista che dica di esserlo, perché facendolo si metterebbe in una posizione inferiore rispetto alla vittima. No, lui agisce dalla sua posizione di superiorità e capacità di valutare gli eventi. È come nella famosa barzelletta: un bianco dice al nero, “Razzista io? Ma sei tu che sei nero”. (...)

[D: Ci si poteva aspettare l’escalation di violenza queste settimane e, soprattutto, si arresterà?]
Difficile che si fermi da sola. Se mettiamo insieme tutti i discorsi dei leghisti, gli articoli su la Padania e le cose dette su radio Padania, la cura con cui la ministra Kyenge è stata chiamata scimmia, l’invocazione di fermare a tutti i costi le navi nel Mediterraneo, non penso si possa sperare che il virus razzista si arresti da un giorno all’altro. Forse l’Europa li costringerà ad essere meno barbari, ma anche l’Europa ha la sua parte di barbarie, basti pensare al cancelliere austriaco Kurz e al primo ministro ungherese Orban. Con persone del genere, anche l’Ue è stata infettata dal razzismo e dire che col tempo passi mi sembra velleitario.

[D: Addirittura?]
A Berlino, nel 1930, i dati individuano il tasso di razzismo intorno al 15%. Nel 1933, i berlinesi hanno cacciato tutti gli ebrei dalla città e si parlava di “Berlino città libera”. Lei si meraviglierebbe molto se qualcuno dei sindaci leghisti, di cui a volte si è parlato per le varie crudeltà e offese agli immigrati neri, decidesse di mettere cartelli con scritto: “Città libera dagli immigrati”, oppure “città ripulita dai neri”? Ora non lo faranno perché sarebbe un po’ troppo compromettente, ma chi è al governo ha lavorato bene per suscitare l’odio popolare necessario. (...) 

[D: Salvini sostiene, però, che l’immigrazione sia un problema perché viene percepita come tale dai cittadini.]
I cittadini non creano le percezioni, le percezioni vengono create dalle forze di sistema. In Germania, i nazisti hanno lavorato intensamente e in tre anni hanno raccolto i loro frutti e non va dimenticato il silenzio italiano, quando vennero portati via migliaia di ebrei. Ci sono stati, è vero, un’infinità di soccorsi individuali, ma non ricordo il nome di un solo italiano celebre che nel 1938 abbia parlato pubblicamente per difendere gli ebrei. Il nostro non è un popolo famoso per il suo coraggio morale e la persecuzione ai nostri concittadini non ha portato alcuna ribellione. Lo ha raccontato la senatrice a vita Liliana Segre: gli ebrei milanesi marciarono attraverso Milano, mentre li portano da San Vittore al binario 21 della stazione centrale e non un milanese si volta per chiedere che diavolo stesse succedendo.Qualche nome della cultura, oggi, si è schierato.Ci sono stati l’appello di Roberto Saviano, le parole di Dacia Maraini sul Corriere della Sera e qualche altra personalità della cultura, ma non tante come vorrei. Tutti coloro che scrivono per mestiere dovrebbero schierarsi e nessuno dovrebbe prestarsi alla beffa del dire “lo hanno ammazzato, ma non era mica razzismo” perchè è poco carino insultare gli italiani. Purtroppo, invece, gli italiani sono stati razzisti nel 1938 e ora questa maledizione tocca a noi. (...)

[D: Resta solo la Chiesa cattolica, diceva prima.]
Con una sinistra sdentata, che non è in grado di opporsi e di coalizzare altre forze contro questa deriva, non resta davvero che la Chiesa. Eppure, ho letto ciò che ha scritto Avvenire e ascoltato le parole del Papa, ma non sento le voci dei parroci, dei preti di quartiere. Si direbbe quasi che hanno paura.Che cosa intende?Mi chiedo come mai non abbiamo notizie dei parroci italiani là dove i fatti di razzismo avvengono. Solo perchè chi viene colpito non va all’oratorio? Mi sembra un po’ modesta come ragione. La Chiesa come istituzione è intervenuta, ma la Chiesa dei quartieri e delle strade sembra assente. Ecco, su questo mi piacerebbe che Avvenire mi rispondesse e che mi dimostrasse che non è vero.

*** Furio COLOMBO, 1931, giornalista, saggista, già parlamentare, intervistato da Giulia Merlo, «Certo che è razzismo: lo stesso razzismo delle leggi del ‘ 38», 'il dubbio', 31 luglio 2018, qui

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#SENZA_TAGLI / Decreto Dignità, vuole ridurre il precariato, non l'occupazione (Domenico De Masi)

Secondo l’intento esplicito di chi lo ha proposto, il ”Decreto dignità” non vuole ridurre la disoccupazione ma il precariato. Come si ricorderà, nel 2001, quando era premier Berlusconi e ministro del lavoro Maroni, il nostro tasso di occupazione era molto basso: 57,1%. Quel governo, e i successivi, ritennero di elevare il tasso ricorrendo a dosi sempre più massicce di flessibilità. In base a questa taumaturgica parola d’ordine – flessibilità – è stata varata la legge Biagi, è stato ridotto il cuneo fiscale, è stata azzerata l’Irap, sono stati introdotti i voucher. Poi il governo Renzi si è spinto oltre: con il Jobs act ha elargito alle aziende 16,7 miliardi per incoraggiarle ad assumere e per ridurre il precariato attraverso tutele crescenti. Così, in diciassette anni, l’Italia è diventato il Paese europeo con maggiore flessibilità nel settore privato, con crescente flessibilità nel settore pubblico, con un costo del lavoro che, tasse comprese, è inferiore a quello di Germania  e Francia, e che è intorno alla media di tutti i paesi euro. Dopo tre lustri di questo complesso armeggiare con leggi e decreti, conflitti e scioperi, il tasso di occupazione è salito di un solo punto, attestandosi all’attuale 58,4% mentre in Germania è al 79%. Intanto la disoccupazione è scesa appena dall’11,5 al 10,8% ma, in barba alle tutele crescenti, dal 2016 a oggi i contratti a tempo indeterminato sono diminuiti del 5.2% mentre quelli a tempo determinato sono aumentati del 26%.

Il Decreto dignità intende scoraggiare l’uso di contratti a termine, con relativi sussidi e sgravi fiscali, riducendo il numero dei rinnovi ed esigendone la motivazione. Dopo quattro tornate di sei mesi l’una, cioè dopo due anni di contratti a termine, è legittimo supporre che un datore di lavoro abbia capito se il lavoratore è bravo o meno, se gli serve o no. A questo punto, messo di fronte all’alternativa se perderlo o assumerlo con contratto a tempo determinato, è probabile che lo assuma. Per questo si può sperare che il Decreto non faccia perdere posti di lavoro o che ne faccia perdere meno degli 8.000 previsti da Boeri. Ciò non toglie che Boeri ha tutto il diritto di fare i suoi calcoli e ha tutto il dovere di renderne pubblici i risultati senza incorrere nelle minacce ingiustificate e inopportune del Ministro del lavoro. Anche questa è dignità.

*** Domenico DE MASI, 1938, sociologo, professore emerito dell'università La Sapienza di Roma, Il decreto Di Maio vuole combattere il precariato, non la disoccupazione, blog 'domenicodemasi.it', 25 luglio 2018, qui (tratto dall’Agenzia InPiù)


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#VIDEO / "Come italiano, sento di avere fallito" (Andrea Camilleri)


Andrea CAMILLERI, 1925
scrittore, sceneggiatore, regista
https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Camilleri
"Come italiano sento di aver fallito"
intervistato da Simonetta Fiori
repTv, 7 luglio 2018
video 16min13


"Salvini è un uomo di terra, non conosce il mare. Se lo conoscesse, avrebbe più rispetto di coloro che sono costretti a imbarcarsi su gommoni destinati a naufragio sicuro". 
"Il consenso degli italiani alle posizioni più estremiste rivela il nostro lato peggiore, a cominciare dal razzismo". 
"A novantatre anni, a un passo dalla morte, mi trovo a lasciare in eredità ai nipoti un paese che non mi aspettavo di lasciare. E per questa ragione sento di aver fallito come cittadino italiano". 
(dalla presentazione)

Uno sguardo lucido e accorato sulla situazione politica e sociale attuale, con qualche riferimento al passato (non letto nei libri, ma vissuto in prima persona) e qualche disperata speranza sul futuro.
Un'intervista che potrebbe (dovrebbe) far pensare. 
Ma penseranno solo quelli che già ci pensano. 
E per questo il rischio che domani sia ancora peggio dell'oggi è alto. (mf)

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