sabato 7 luglio 2018

#FAVOLE & RACCONTI / Il segreto del vecchio marinaio con l'uncino (Massimo Ferrario)

Vecchia taverna del porto. 
Fumo. Musica assordante. Birra a fiumi e whisky a go-go.

Un vecchio marinaio, con una gamba di legno, un uncino al posto della mano e una benda nera all'occhio, si sta godendo l'aroma di un Cohiba nell'angolo più riparato del locale: sul tavolino, davanti a sé, due stivali di birra vuoti, un altro a metà. E un bicchierino di Laprhoaig di 10 anni ancora non toccato.

Una giovane coppia, lui e lei, si aggira per le sale: turisti, in cerca di folclore.
Notano la figura del vecchio che sembra uscito da un libro illustrato di pirati.
Incuriositi, si avvicinano. Vogliono fare la sua conoscenza. Fanno capire che vorrebbero sedersi.
«Scusi, signore, possiamo...?».

Il marinaio tira una boccata lunga di Cohiba.
Li guarda. Sorride.
Si vede che non gli dispiace scambiare qualche parola. E poi questi due ragazzi, così, di primo acchito, lo ispirano.
«Prego, sedetevi. Però per stare con me si beve. O birra o whisky. Voi decidete e io offro. Tanto i diciott'anni li avete superati tutti e due, mi pare. E poi, si vede che voi venite da fuori. E a me hanno insegnato che gli stranieri sono ospiti. Chi va per mare impara che i forestieri sono sacri.»
Lei e lui si danno un'occhiata di intesa: si aspettavano un tipo brusco e scontroso, invece non poteva che capitargli di meglio.
«Lei è davvero gentile. Allora non possiamo rifiutare: due birre, grazie. Poi però...».
Il vecchio capisce che i giovani si sono prenotati per ricambiare, ma tronca l'intenzione con la mano.
Intanto, mentre ordina tre birre all'amico cameriere, commenta, tutto soddisfatto:
«La birra aiuta a fare amicizia. Io ho girato il mondo e ne ho bevuta di tutte le marche. Me ne intendo. E questa non sfigura con nessuna delle migliori.».
I giovani annuiscono.
«Immaginiamo: è un locale che ci hanno consigliato assolutamente di visitare. Perché è storico. E poi si incontrano tipi da non perdere».
«Da non perdere? Davvero? E chi sarebbero questi tipi...?».
«Lei per esempio».
Il marinaio non trattiene una risata, che gli fa uscire uno spruzzo di birra.
«Scusate ragazzi: non ho studiato le buone maniere e la birra è un po' indisciplinata...».
I giovani lo tranquillizzano.
«Anche noi non veniamo da Oxford, non si preoccupi. Per questo ci piace questo locale».
«Allora dicevate che io sono un tipo? E che tipo sarei?»
«Sembra uscito da un'illustrazione di un vecchio libro di pirati. Anche se lei è gentile e i pirati invece si pensano tutti duri e cattivi»
«Non crederete mica che io sia un pirata... Io mi sono limitato a incontrarli. Quelli veri, non quelli disegnati sui libri. E davvero non ve li consiglierei. Ne porto almeno un segno».
«La gamba di legno?»
«No, quella è un'altra storia. L'uncino, piuttosto».
Il marinaio recupera la mano con l'uncino da sotto il tavolo e la getta con rumore e ben in evidenza sul piano di legno ormai consumato dagli anni, accanto alle birre.
La sua fronte si corruccia: i ricordi si riaffacciano.
Indica l'uncino.
«Ecco il ricordino che mi hanno lasciato i pirati».

I giovani sono sempre più invogliati e ci provano: tutt'al più il vecchio gli dirà di no.
«E se le chiedessimo di parlarci del suo passato?».
Il vecchio si schermisce.
«Vi interessa la mia vita? Tanti marinai della mia età ne hanno avuta una simile. E quello che è successo a me, è successo a tanti vecchi che hanno girato per mare. Non ho mica io l'esclusiva di essermi azzuffato con i pirati... ».

I giovani ormai capiscono di poter insistere.
«Dai, ci racconti qualcosa...».
Il marinaio bussa con il pugno tre volte sulla gamba di legno: il suono è secco e si distingue nonostante il frastuono del locale.
La estrae da sotto il tavolo e la mette bene in evidenza, offrendola senza pudore allo sguardo dei ragazzi.
«Volete sapere che fine ha fatto la mia gamba vera?».

Questo è l'episodio cui il vecchio tiene di più.
L'ha raccontato spesso, ogni volta aggiungendo colore e forse un po' esagerando con l'altezza delle onde e la storia del coltello. Ma sa che piace.
«Oh, una cosa banale. Notte fonda, una tempesta che sembrava uscita dal buco del culo del demonio, onde alte sette metri, pioggia a fiumi, la nave che andava su e giù e ogni volta sembrava inabissarsi, io ero avvinghiato a una gomena, ma un maledetto colpo di vento che mi sferzava in faccia tutta l'acqua del cielo di quella fottuta notte mi sbatte oltre il parapetto e finisco in acqua. Per fortuna un giovane marinaio che era con me sul ponte si accorge e urla al capitano di bloccare i motori. Io nuoto e tento di riavvicinarmi alla nave. Non è facile, ma sto per riuscirci. Finché mi sento tirare una gamba. E' un dannatissimo squalo, che me la sta strappando. E se non faccio qualcosa, sento che finisco sott'acqua in bocca all'animale».
I ragazzi si erano dimenticati di respirare.
«E allora?», incalzano.
«E allora prendo il mio caro coltello che non lascio mai e porto sempre con me in una tasca dei pantaloni e con un colpo secco mi stacco la gamba. Lo squalo se ne va per la sua strada contento del cibo conquistato. Poi la nave finalmente riesce ad accostarsi e io vengo salvato. A bordo mi hanno tamponato la ferita e al primo porto mi hanno improvvisato una gamba di legno. E' questa qui: da allora non l'ho più cambiata. Io tornerò ai vermi, ma lei ci sarà ancora. Buon legno non mente.».

La coppia è affascinata.
Ingollano la birra. Come per riprendersi.
«Incredibile. Sembra una pagina uscita dai romanzi di avventure che leggevamo da piccoli...».

Il marinaio ha la conferma che anche stavolta la sua storia ha colpito.
Ora pregusta la nuova domanda. Che infatti arriva.
«E l'uncino alla mano?».
«Ve l'ho detto: qui c'entrano i pirati. E' stato durante un abbordaggio. Uno dei molti che ho dovuto sopportare in giro per i mari del Sud. Quella volta mi sono ritrovato a combattere spada contro spada con un fottutissimo pirata che era a capo di una banda di filibustieri e che voleva conquistarsi la nostra nave. Stavo per avere la meglio. Ma non ho visto arrivarmi da dietro un secondo dannato pirata: che mi ha tagliato la mano proprio mentre ero sul punto di infilzare il suo schifoso capobanda. Poi, per fortuna, li abbiamo ributtati tutti in mare. Abbiamo salvato la nave e il suo carico. Ma io ci ho rimesso la mano. E da allora mi ritrovo con questo stramaledetto uncino.»

I due ragazzi, all'unisono, si lasciano scappare un 'fantastico' con tre punti esclamativi.
Però il vecchio reagisce male: la faccia si è fatta cupa, la voce è arrabbiata.
«Fantastico un cavolo. E' proprio questo dannatissimo uncino che mi ha procurato la vergogna della mia vita. Cerco sempre di dimenticare, invece...».

Il marinaio afferra il bicchierino di Laprhoaig. Prima una annusata intensa, per farsi entrare dentro tutto l'aroma di torba, e poi in bocca: un unico sorso, ma assaporato con delicatezza e con occhi rapiti. E uno schiocco di lingua finale per segnalare il godimento.
«Ci voleva. Anche se non cancella il passato».
La coppia non capisce.
«Cancellare il passato? Ma con quello che fin qui ci ha raccontato... Ha tutte le ragioni per esserne orgoglioso. Avevamo visto giusto: un tipo come lei chissà quante altre avventure nasconde...»

Il marinaio, lentamente, riaccende il sigaro che gli si era spento durante la foga del racconto.
Aspira profondamente.
Poi emette una nuvola di fumo, lunga e larga, guardando fisso nel vuoto.
Si zittisce.
Quindi, sbuffando, prosegue.
«Immagino che a questo punto vorrete sapere della benda nera: di quella fottutissima e maledettissima volta in cui ho perso l'occhio. È così?».
I giovani intuiscono, dalla rabbia che il vecchio esprime in questa domanda, che questo terzo episodio ha qualcosa di particolare: solleva emozioni non ancora digerite.

E' evidente che il vecchio preferisce tacere.
La loro curiosità è alle stelle, ma la trattengono.
Il marinaio si è trasformato: il volto si è fatto scuro, la bocca è chiusa a riccio.
Passano secondi che paiono minuti.
Poi il vecchio tronca ogni possibile seguito.
«E' un segreto, ragazzi, non l'ho mai detto a nessuno».

Si è creata di colpo un'atmosfera imbarazzante.
Il vecchio, sempre zitto e con lo sguardo perso, continua a fumare il sigaro.
I giovani sono dispiaciuti: era stata una bella serata, ma il finale improvviso suggerisce di terminare l'incontro.
Si alzano in piedi e tendono la mano al vecchio.
«Signore, la ringraziamo molto per la birra che ci ha offerto e per le due storie che ci ha raccontato. Lei ha rivelato a due sconosciuti episodi importanti della sua vita: è stato generoso. Le auguriamo un buon futuro. Ancora grazie per la bella serata».

Il marinaio si scuote.
Abbandona i ricordi e ritorna fisicamente presente: ora è consapevole di essere seduto al tavolo con i due giovani che gli stanno porgendo la mano in segno di saluto e attendono che lui ricambi.
Sul volto gli compare un sorriso.
«No, la mano non ve la stringo. Per ora. Mi siete simpatici. E io non mi sbaglio: so cogliere la simpatia a pelle. E in voi l'ho colta da subito, anche se non ci siamo parlati molto. Per questo farò quello che finora non ho mai fatto con nessuno. Volete sentire o no la storia di questa strafottutissima e stramaledettissima benda nera?»

Lui e lei ritirano le mani pronte per il saluto e si risiedono, più che mai incuriositi: come dei bambini cui è stata promessa la torta e ora la torta sta per arrivare.
Il clima si è rifatto cordiale.
«Certo che non vogliamo perderci questo suo terzo racconto. A maggior ragione se è un segreto. A un patto, però».
«Un patto?».
«Sì. Che stavolta le possiamo offrire noi un nuovo giro di birra. E il suo whisky preferito».

Arrivano sul tavolo tre stivali traboccanti di spuma. E un altro bicchierino di Laprhoaig.
Il vecchio, in un sorso solo, dimezza subito il boccale.
I ragazzi lo imitano.
Ora il marinaio non ha più remore.
Si passa un braccio sulla bocca per pulirsi dei baffi bianchi lasciati dalla bevuta.
«Allora, d'accordo. La storia è presto detta. Ma mi raccomando: rimanga un segreto».

La coppia promette solennemente riservatezza.
E il vecchio, tranquillizzato, si decide a sputar fuori con violenza il suo ricordo.
«Un gabbiano. Un maledetto gabbiano. E' stato uno stronzo di un fottutissimo gabbiano».
I ragazzi hanno gli occhi a palla, interrogativi.
«Un gabbiano?».

Il marinaio, prima di rispondere, si vuota lo stivale di birra.
Stavolta resta con dei bei baffoni bianchi di spuma agli angoli della bocca.
«Sì. Non li conoscete questi dannatissimi animali? Fanno la guardia ai porti e seguono le navi quando partono o arrivano. Stavamo entrando in porto. E uno di loro si era appollaiato sull'albero maestro. Mentre io ero sotto. Mi stavo mangiando un panino, in piedi, appoggiato all'albero, prima di iniziare le manovre per l'attracco. Ero felice: tra poco sarei sceso a terra e avevo una ragazzina che mi aspettava da qualche mese. Sapevo io come avrei passato la nottata...».

I ragazzi non capiscono e fanno una domanda alla quale peraltro neppure loro credono.
«Ma non ci dica che... Impossibile: è stato accecato da un gabbiano che le è caduto negli occhi? Un gabbiano che ce l'aveva con lei...? Forse le voleva strappare di bocca il panino?».
Il vecchio fa un gesto come a scacciare una mosca.
«Macché.»
Poi lascia trascorrere qualche secondo.
La coppia non insiste: sa che svelerà il segreto.

Il marinaio si versa in bocca l'intero bicchierino di Laphroaig: conquista il paradiso per un attimo.
Poi torna alla realtà.
Svela:
«La sua dannata cacca».
Lui e lei reagiscono all'unisono:
«La sua dannata cacca? Ha perso un occhio per la cacca di un gabbiano?».
«Mi è finita nell'occhio».
«Ma scusi, è impossibile: ha perso un occhio per la cacca di un gabbiano che le è finita in un occhio?».

Il vecchio non si contiene.
«Maledetto sia sempre quell'albero della nave. Maledetto quel gabbiano. E maledetta quella sua merda schifosa».
I giovani, anche se ancora non hanno capito come finisce questa strana storia, vorrebbero sorridere, se non altro per alleggerire l'atmosfera.
Ma intuiscono che non è il caso.

Il marinaio tira un lungo sospiro di sofferenza: a distanza di tanti anni non riesce a farsene una ragione.
«Ce l'avevo tutta nell'occhio e non vedevo più nulla. Per pulirmi ho usato la mano. Quella con l'uncino».

*** Massimo Ferrario, Il segreto del vecchio marinaio con l'uncino, per Mixtura - Riscrittura di una storiella diffusa in internet.


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#VIGNETTE / Guarda Mattè (Ru)

RU (Riccardo Marinucci)
via favebook, 5 luglio 2018, qui

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#MOSQUITO / Ci sono molti modi di uccidere (Bertolt Brecht)

Ci sono molti modi di uccidere. Si può infilare a qualcuno un coltello nel ventre, togliergli il pane, non guarirlo da una malattia, ficcarlo in una casa inabitabile, massacrarlo di lavoro, spingerlo al suicidio, farlo andare in guerra, ecc. Soltanto pochi di questi modi sono proibiti dallo Stato.

*** Bertolt BRECHT, 1898-1956, scrittore drammaturgo e poeta tedesco, Gesammelte Werke, 1967 (postumo), segnalato in 'aforismario.net', qui

Casa natale di Bertolt Brecht, Augsburg

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venerdì 6 luglio 2018

#FILASTROCCHE / Maestra balestra (Germana Bruno)

Lancia dritto e mira in fondo,
con l’intento di far centro,
fatta ad arco, la maestra,
è una forte, gran balestra.
Portentosa è la gittata
e la mira è orientata,
verso ogni testolina,
lì al suo banco ogni mattina.
Frecce e dardi a profusione
per lanciare cose buone
che non recano alcun danno,
anzi, cacciano il malanno.
È affidabile e precisa,
molto elastica e decisa
e a ogni scocco, alla maestra,
più energia di prima resta.
Ogni freccia ha la sua punta,
adattata a chi poi è giunta,
ogni bimbo è il suo bersaglio
che colpito può far meglio.

*** Germana BRUNO, insegnante e scrittrice per bambini, Maestra balestra, facebook, 2 luglio 2018, qui


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#SPOT / Maschere (Al Margen)

Al MARGEN
disegnatore argentino
via facebook, 5 luglio 2018, qui

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#VIGNETTE / Parlano a titolo personale (Walter Leoni)

Walter LEONI
facebook, 5 luglio 2018, qui

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#BREVITER / Democratura? (mf)

MasFerrario, facebook, 5 luglio 2018
'democratura', vedi 'treccani.it', qui

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#SGUARDI POIETICI / Pietà per la nazione (Lawrence Ferlinghetti)

Pietà per la nazione i cui uomini sono pecore
e i cui pastori sono guide cattive
Pietà per la nazione i cui leader sono bugiardi
i cui saggi sono messi a tacere
Pietà per la nazione che non alza la propria voce
tranne che per lodare i conquistatori
e acclamare i prepotenti come eroi
e che aspira a comandare il mondo
con la forza e la tortura
Pietà per la nazione che non conosce
nessun’altra lingua se non la propria
nessun’altra cultura se non la propria
Pietà per la nazione il cui fiato è danaro
e che dorme il sonno di quelli
con la pancia troppo piena
Pietà per la nazione – oh, pietà per gli uomini
che permettono che i propri diritti vengano erosi
e le proprie libertà spazzate via 
Patria mia, lacrime di te
dolce terra di libertà!

*** Lawrence FERLINGHETTI, 1919, poeta statunitense, Pietà per la nazione, in Giana Diano, a cura, 50 poesie di Lawrence Ferlighetti, 50 immagini di Armando Milani, qui - Questo testo è stato scritto nel 2007 da Lawrence Ferlinghetti in occasione del cinquantenario del libro di Jack Kerouac,  On the road, 1957 ed è ispirato ai versi del poeta libanese Kahlil Gibran.
Anche in 'losguardopoIetico', n. 274, 11 marzo 2014 (documento a circolazione riservata)


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#SENZA_TAGLI / Cosa pensate che tuonerebbe Salvini? (Michele Cortelazzo)

Immaginiamo questa vicenda. La cooperativa "Aiutiamo i migranti a casa nostra" ha ottenuto un cospicuo rimborso per le spese sostenute per l'aiuto dato ai rifugiati alloggiati nei suoi centri. Peccato che gran parte dei suoi rendiconti fossero fasulli. Quei fondi erano stati utilizzati prevalentemente per le vacanze dei suoi amministratori in resort di lusso. Ma lo Stato non è scemo. Ha portato presidente e contabile in tribunale. Esito scontato: condanna. E ingiunzione a restituire i fondi indebitamente riscossi: 49 milioni. Che naturalmente la cooperativa non ha, perché sono stati spesi (per le vacanze degli amministratori). Il processo è durato anni e nel frattempo gli amministratori sono cambiati. Ed è pure cambiato il nome con cui la cooperativa si presenta in pubblico. Non più "Aiutiamo i migranti a casa nostra" ma "Aiutiamo i migranti". E i nuovi amministratori, che non hanno fatto nulla per rivalersi sui vecchi, non vogliono pagare, perché non sono stati loro a truccare le carte e perché i soldi non sono in cassa. 
Cosa pensate che tuonerebbe Salvini? Direbbe "va bene, pazienza" o urlerebbe, con il suo tono aggressivo e cattivo, "restituiteci i soldi, fino all'ultimo centesimo"? E cosa direbbe quando gli amministratori della cooperativa chiedono di essere ricevuti dal Presidente della Repubblica, perché la sentenza è una sentenza politica, con l'unico fine di affossare le associazioni umanitarie che aiutano i migranti?

*** Michele CORTELAZZO, 1952, linguista, facebook, 5 luglio 2018, qui


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#VIGNETTE / Dicono che sei stato tu (Massimo Bucchi)

Massimo BUCCHI, 1941
vignettista
(dalla rete)

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#MOSQUITO / L'autonomia interiore (Etty Hillesum)

La nascita di un’autentica autonomia interiore è un lungo e doloroso processo: è la presa di coscienza che per te non esiste alcun aiuto o appoggio o rifugio presso gli altri, mai. Che gli altri sono altrettanto insicuri, deboli e indifesi. Che tu dovrai esser sempre la persona più forte. Non credo che tu sia il tipo da trovare queste cose in un altro. Sei sempre e da capo rimandata a te stessa. Non c’è nient’altro, il resto è finzione. Ma doverlo riconoscere, ogni volta! Soprattutto come donna. Hai pur sempre un gran desiderio di perderti in un altro. Ma anche questa è una favola, seppur bella. Due vite non possono combaciare. Per lo meno non per me. Può succedere in alcuni momenti: ma quei momenti giustificano una vita in comune, possono tenerla insieme? Però è un sentimento forte anche quello, talora felice. Sola, Dio mio. È dura. Perché il mondo è inospitale.

*** Etty HILLESUM1914-1943,scrittrice olandese di origine ebraica, uccisa ad Auschwitz, citazione da Diario 1941-1943, Adelphi
https://it.wikipedia.org/wiki/Etty_Hillesum


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giovedì 5 luglio 2018

#PIN / Le citazioni, che farne (MasFerrario)

MasFerrario, twitter, 7 aprile 2012

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#SENZA_TAGLI / Decreto 'dignità' (Alessandro Gilioli)

Il "decreto dignità" non è molto (e non è il superamento del Jobs Act) ma va nella direzione giusta, cioè contraria alla formula "più precarietà per tutti" iniziata da Treu e portata poi avanti da csx e cdx fino a Renzi compreso.

Se ora la linea del Pd è l'irrisione di questa inversione di tendenza e la difesa del JA, beh, il suo senso stesso è finito.

Si rifletta piuttosto sul paradosso storico di un centrosinistra che quando era al governo ha allargato i diritti civili restringendo però quelli sociali, consegnando così ĺ'Italia a un governo Frankenstein che mescola xenofobia e disumanità verso i migranti con difesa dei diritti sociali e inversione della tendenza verso la precarietà.

Diritti civili e sociali vanno insieme, perché sono figli gemelli della solidarietà.

*** Alessandro GILIOLI, giornalista e saggista, facebook, 3 luglio 2018, qui


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#SPOT / Integralismo violento e sorridente

Pontida 2018
(dalla rete)

E chi è cittadino di questo Paese, ma intende essere laico? (mf)

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#HUMOR / Poi a una certa età

via pinterest

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#SGUARDI POIETICI / Il semplice e il complesso (Franco Marcoaldi)

Com’è difficile trovare
il punto di equilibrio
tra il semplice e il complesso.
L’eccesso dello sguardo
elementare conduce
a trascurare il due che sta
nell’uno, le ragioni dell’opposto,
il tragico che fa da sfondo
al mondo. Quanto al complesso,
è come un labirinto che risucchia
in un disvelamento senza fine.
Il torto e la ragione cambiano
continuamente posizione
via via che si affaccia un nuovo nesso.

Così l’indecidibile (presente) trionfa
davanti agli occhi sgranati del perplesso.

*** Franco MARCOALDI, 1955, giornalista, scrittore, poeta, Il semplice e il complesso,  da Il tempo ormai breve, Einaudi, 2008.


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#VIDEO / Bambini genitori, educazione ai sentimenti (Umberto Galimberti)


Umberto GALIMBERTI,  1942
filosofo e psicoanalista
Bambini, genitori, educazione ai sentimenti
Aperitivo con l'autore di Luca Mazzucchelli
estratto dall'evento del 20 gennaio 2018
video 5min26

«Le neuroscienze dicono che nei primi tre anni di vita si creano le mappe mentali emotive. Poi basta. Quello che è fatto è fatto»
«Perché tu ami i giochi che inventi, non quelli che ricevi; perché quelli che ricevi non li hai neanche desiderati» 

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#SENZA_TAGLI / Illusioni (Raffaele Mangano)

Tutte le speranze che ho nutrito nel corso dei decenni per il mondo dove mi è toccato vivere, sono andate deluse. Una dopo l'altra. Non ne faccio una tragedia. Poteva persino andare peggio. Ora ho desideri più banali. Per esempio che la gente la smetta di buttare immondizia per la strada. Ma so già che anche questa aspettativa non si realizzerà.

*** Raffaele MANGANO, giornalista, scrittore, Illusioni, facebook, 4 luglio 2018, qui


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#VIGNETTE / Scontro di civiltà (Mauro Biani)

Mauro BIANI,  1967
'il manifesto', 4 luglio 2018 (anche facebook, qui)

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mercoledì 4 luglio 2018

#HUMOR / Quando pensi che finalmente puoi riposarti

via facebook, 2 luglio 2018, qui

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#CIT / Quel che conta in definitiva (Etty Hillesum)

Etty HILLESUM, 1914-1943
scrittrice olandese di origine ebraica, uccisa ad Auschwitz
citazione da Diario 1941-1943, Adelphi
via facebook, 2 luglio 2018, qui

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#VIGNETTE / Hanno fatto il 'decreto dignità' (Mauro Biani)

Mauro BIANI
'il manifesto', 3 luglio 2018 (anche facebook qui)

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#ANIMALI / Occhio agli struzzi

dalla rete

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#SGUARDI POIETICI / Ogni tanto è sano (Massimo Ferrario)

Ogni tanto è sano lasciarsi 
in un angolo. 
Sfiniti. Sfibrati. 
Accogliere la debolezza.
La crisi. 
Tutta.

Poi domani ci si raccatterà 
da terra. 

*** Massimo Ferrario, Ogni tanto è sano, twitter, 5 aprile 2012


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#FILASTROCCHE / Piccola macchia vermiglia (Germana Bruno)

La maglietta minuscola e rossa
perché sempre vedere lei possa
il suo bimbo tra le onde e la gente,
con quel rosso che spicca evidente.
E di rosso ti veste la mamma
per fuggire da questa condanna,
per cacciare via la mala sorte,
scongiurar la miseria e la morte.
Quella piccola macchia vermiglia,
che ha viaggiato tantissime miglia,
ora spicca tra le onde del mare,
in quel blu resta lì a galleggiare.
E galleggiano i sogni e le attese,
le promesse che non vengono rese,
poi va a fondo ogni bella speranza
perché il mondo non ha più coscienza.

*** Germana BRUNO, Piccola macchia vermiglia, facebook, 1 luglio 2018, qui
Foto dalla pagina di Sereno Dolci.


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#VIGNETTE / Governeremo per 30 anni (Walter Leoni)

Walter LEONI, 1975
vignettista
facebook, 2 luglio 2018, qui

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#SENZA_TAGLI / Il romanzo dell'intolleranza (Ciro Pellegrino)

Nel palazzo quelli dell'attico di sopra davano la colpa a quelli dei monolocale al primo piano.
Quelli del quartiere ricco davano la colpa a chi viveva in periferia. Da me a scuola la sezione A era buona. Nella C erano tutti scarsi.
I settentrionali davano la colpa ai meridionali che a loro volta davano la colpa agli zingari. Per qualche anno tutti davano la colpa agli albanesi. I tedeschi accusavano gli italiani, però gli italiani se la prendevano coi neri. 
Il romanzo dell'intolleranza è tutto qui: chi sta peggio che se la prende con chi sta peggio , chi sta meno di peggio se la prende con chi non vuole stare peggio.

Se te la prendi con chi sta peggio, poi tu stai meglio?
E se te la prendi con chi sta meglio, poi stai meglio?
Pensaci. Non c'è stato mai un modo diverso per stare subito meglio che aiutare chi sta peggio. E non c'è stato mai un modo più bello di non stare peggio che consentire agli altri di stare meglio.

*** Ciro PELLEGRINO, giornalista, facebook, 2 luglio 2018, qui


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martedì 3 luglio 2018

#SPOT / Contro natura

via facebook, 2 luglio 2018, qui

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#HUMOR / In un bagno pubblico

via pinterest


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#SCRITTE / 3000 amici su fèsbuk

via facebook, 2 luglio 2018, qui

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#SENZA_TAGLI / Prima di vomitare il vostro odio imbecille (Emiliano Rubbi)

Voi mettereste vostro figlio su un barcone malandato e carico oltre ogni limite di sicurezza, insieme ad altre cento persone, sapendo che ci sono buone probabilità che quella sia l’ultima volta che lo vedete?

Sul serio: lo fareste?
Io non credo.

A meno che non foste assolutamente sicuri che, non facendolo, lo consegnereste ad una vita di stenti, o magari a una morte sicura.

E credo proprio che vorreste partire anche voi, assieme a lui.
Però in Africa si paga, per partire verso un posto migliore. 
E se aveste i soldi per pagare un solo viaggio, allora scegliereste di far partire lui senza pensarci due volte.

Lo fareste “da mamma” o “da papà”, come scrive il nostro ministro dell’Interno quando insiste con la sua miserabile propaganda.

I bambini morti sul barcone a largo delle acque libiche erano lì perché ce li avevano messi un papà o una mamma, sperando con tutto il cuore che arrivassero sani e salvi altrove, che qualcuno li salvasse da un futuro che “a casa loro” non avevano.

Pensate che non lo sappiano che a volte, dopo essere saliti a bordo di quei barconi, si muore?
Lo sanno benissimo.
Ma sanno bene anche cosa li aspetta alle loro spalle.

Voi cosa fareste?

Pensate a questo, prima di vomitare il vostro odio imbecille su quella tastiera, vi scongiuro.

*** Emiliano RUBBI, facebook, 1 luglio 2018, qui


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#SGUARDI POIETICI / Canto dei morti invano (Primo Levi)

Sedete e contrattate 
A vostra voglia, vecchie volpi argentate. 
Vi mureremo in un palazzo splendido 
Con cibo, vino, buoni letti e buon fuoco 
Purché trattiate e contrattiate 
Le vite dei vostri figli e le vostre. 
Che tutta la sapienza del creato 
Converga a benedire le vostre menti 
E vi guidi nel labirinto. 
Ma fuori al freddo vi aspetteremo noi, 
L'esercito dei morti invano, 
Noi della Marna e di Montecassino 
Di Treblinka, di Dresda e di Hiroshima: 
E saranno con noi 
I lebbrosi e i tracomatosi, 
Gli scomparsi di Buenos Aires, 
I morti di Cambogia e i morituri d'Etiopia, 
I patteggiati di Praga, 
Gli esangui di Calcutta, 
Gl'innocenti straziati a Bologna. 
Guai a voi se uscirete discordi: 
Sarete stretti dal nostro abbraccio. 
Siamo invincibili perché siamo i vinti. 
Invulnerabili perché già spenti: 
Noi ridiamo dei vostri missili. 
Sedete e contrattate 
Finchè la lingua vi si secchi: 
Se dureranno il danno e la vergogna 
Vi annegheremo nella nostra putredine.‎

*** Primo LEVI, 1919-1987, scrittore e poeta, chimico, deportato e partigiano, Canto dei morti invano, da Ad ora incerta, in Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, a cura di Marco ‎Belpoliti


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#CIT / Fascisti e razzisti (Liliana Segre)

Liliana SEGRE, 1930
senatrice a vita
intervistata da Gianni Barbacetto
Liliana Segre: “Sono stata richiedente asilo. Respinta, finii a Auschwitz”
'Il Fatto Quotidiano', 2 luglio 2018, qui
via facebook, qui

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#MOSQUITO / Pazzia, dolore, anima (Alda Merini)

Di fatto, non esiste pazzia senza giustificazione e ogni gesto che dalla gente comune e sobria viene considerato pazzo coinvolge il mistero di una inaudita sofferenza che non è stata colta dagli uomini. (...) 

Quando l’anima si nasconde comincia il dolore e noi non abbiamo più né la percezione né la dignità del corpo. Tristemente nascosta l’anima geme in cerca delle sue scaturigini. Ciò che l’uomo chiama delirio non è altro che l’assenza dell’anima.

Alda MERINI, 1931-2009, poetessa, aforista, scrittrice, L'altra verità. Diario di una diversa, Rizzoli, 2006


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#VIGNETTE / Dicono tutti così (Fogliazza)

FOGLIAZZA (Gianluca Foglia)
facebook, 2 luglio 2018, qui

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lunedì 2 luglio 2018

#PIN / E' vero, dipendiamo (MasFerrario)

twitter, 4 aprile 2012

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#SCRITTE / Lei è il mare (Mep)

Mep (Movimento Emancipazione Poesia)
facebook, 1 luglio 2018, qui

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#SPOT / Carrelli (Anne Derenne)

Anne DERENNE (Adène), 1983
artista francese
facebook, 28 giugn o2018, qui

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#SGUARDI POIETICI / Cosa farei (Massimo Ferrario)

Cosa farei. 
Per una poesia di pochi versi. 
Lampi. Squarci. 
Che marchino le radici 
dell’anima. 
E l’anima sussulti. 
Abbia un fremito, 
stupita.

*** Massimo Ferrario, Cosa farei, twitter, 5 aprile 2012


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#RACCONTId'AUTORE / Fuoco, gli ho sparato (Federico Bonadonna)

Fuoco. 
Mi ha rubato il parcheggio, non ci ho visto più e gli ho sparato. Il parabrezza è esploso, mi sono sentito invincibile. Purtroppo è morto e io uscirò dalla galera da vecchio.

Stavo attraversando le strisce, ha inchiodato a un millimetro dai miei piedi. Ho estratto la pistola dalla fondina e ho sparato. Il proiettile è rimbalzato non so dove e ha colpito una donna incinta di 8 mesi. Con un colpo ho ucciso due esseri umani. Se non avessi avuto la pistola l'avrei insultato.

Patrizio aveva un brufolo sul naso così brutto ma così brutto che gli ho detto di farsi una plastica. Quando ha risposto che non aveva i soldi gli ho detto: “allora lo faccio io”, ho appoggiato la canna sul viso e schiacciato il grilletto. Adesso mio padre è in galera perché non ha chiuso la pistola in cassaforte e io sto con mia madre. Ho 12 anni.

Gli ho sparato perché era brutto.

Puzzava, gli ho scaricato addosso tutto il caricatore, il quartiere ha un rifiuto in meno di cui occuparsi. Non mi troveranno mai.

Mi seguiva. O almeno era quello che pensavo. Era buio. Ho preso la pistola dalla borsa, mi sono girata e ho sparato. Era un venditore di rose. Non farò nemmeno un giorno di galera: legittima difesa. Però mi sento un po' in colpa.

Il locale sotto casa non mi faceva dormire. Era la quarta notte consecutiva senza sonno. Ho chiamato la polizia, come sempre è passata dopo un'ora ed è andata via perché non ha rilevato gli estremi di reato. Alle tre di notte ho preso il fucile e aperto il fuoco. Una strage, ma almeno ora qui in prigione c'è silenzio.

Gli ho sparato perché pensavo mi tradisse.

Come abbiamo fatto a portare il fucile dentro lo stadio? A pezzi. Poi lo abbiamo assemblato, mirato e sparato. Il capitano è caduto al primo colpo: bam! Centrato in quella faccia di cazzo.

Avevo la precedenza, il segnale era chiaro. Non ho nessun rimorso per quello che ho fatto. Max Aub dice? Non lo so come si chiamava. Però io avevo la precedenza.

*** Federico BONADONNA, antropologo, scrittore, facebook, 1 luglio 2018, qui


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#SENZA_TAGLI / Mamma, al posto dell'analisi (Marianna Aprile)

Io: “mamma hai visto che bello è il tatuaggio di Eugenio?”
Mamma: “vedrai che domani Alessio quando lo vede va in fissa che si deve fare il tatuaggio anche lui. Poi non lo farà perché tanto le cose definitive lo spaventano”. 

Ecco, Alessio, volevo dirti che al posto di anni di analisi bastava una telefonata a mia madre, che te la spiegava e nel frattempo ti faceva pure la parmigiana di melanzane. 
#openMamma

*** Marianna APRILE, giornalista, facebook, 1 luglio 2018, qui


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#MOSQUITO / Cina, un capitalismo cinico e spregiudicato (Domenico De Masi)

La spinta forsennata al consumismo e al capitalismo rampante sta creando in Cina quella stessa sfacciata divisione in classi e quello stesso cinico sfruttamento che connotò il proto-capitalismo industriale dell’Ottocento inglese e che tuttora, con l’incapacità di distribuire la ricchezza e il lavoro, rappresenta il massimo problema del capitalismo occidentale. Il contenimento dei salari e la pressione produttivistica hanno trasformato molte fabbriche cinesi in altrettanti lager infernali. I contratti di lavoro sono quasi tutti a tempo determinato; nel settore calzaturiero si arriva a lavorare undici ore al giorno senza un giorno di vacanza e spesso i salari sono pagati con grave ritardo. Le grandi multinazionali – da Timberland a Walt Disney, da Apple a Nike – hanno trovato in Cina la massima disponibilità allo sfruttamento più spregiudicato: lavoro minorile, orari massacranti di diciotto ore al giorno, assenza di ferie, assoluta mancanza di sicurezza sul lavoro e di garanzie sindacali, reparti gestiti con la stessa violenza delle carceri, paghe orarie di pochi centesimi, incidenti anche mortali, inquinamento e intossicazioni, maltrattamenti, divieto di andare in bagno e di bere. Nelle sole miniere di carbone muoiono almeno seimila lavoratori ogni anno.

*** Domenico DE MASI, sociologo, saggista, docente emerito dell'università La Sapienza di Roma, Il lavoro nel XXI secolo, Einaudi, 2018


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domenica 1 luglio 2018

#PIN / Propiziare (MasFerrario)

twitter, 4 aprile 2012 (rielaborazione)

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#FUMETTI / Trasformazione (Grant Snider)

Grant SNIDER
cartoonist statunitense
via facebook, 5 giugno 2018, qui

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#SPOT / Muri e ingiustizia (Carlos Miguel Tovar Samanez detto "Carlín")

Carlos Miguel Tovar Samanez
detto "Carlín"
architetto, disegnatore, caricaturista e scrittore peruviano
via facebook, qui
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#HUMOR / Se volevo essere accomodante

via facebook, 27 giugno 2018, qui

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#SGUARDI POIETICI / La poesia (Raffaele Carrieri)

La poesia non è pazienza
E non è impazienza.
La poesia non è scrivania
E tanto meno carta.
La poesia è speranza.
Amata o disamata
Produce gelo fuoco
E un certo vuoto
Nel quale uno si riconosce
E un altro fugge.
La poesia non è lana
Per la testa fredda
E solo riscalda
La mano aperta.
La poesia è un ponte
Che sta per cadere
E mai non cade.
La poesia è in alto
E anche in basso
Dove crescono semi
Fiumi e vermi.

*** Raffaele CARRIERI, 1905-1984,  scrittore e poeta, La poesia, da Poesie scelte, Mondadori, 1976. Segnalato in 'interno poesia', 22 giugno 2018, qui


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#SENZA_TAGLI / Calenda, il vessillifero (Alessandro Gilioli)

Il Foglio è un rispettabile giornale che da tempo fa una sua battaglia editoriale e politica, proponendosi come voce di congiunzione tra Forza Italia (o il "centrodestra moderato", come direbbero loro) e il Pd renziano (o se preferite blairiano, insomma purgato da ogni traccia di socialismo e sostanzialmente liberal-liberista in economia).

Il Foglio da un paio d'anni interpreta la dialettica politica come scontro a due tra "populisti" e "liberali"; nel primo bigoncio mette ugualmente Bernie Sanders e Salvini, Podemos e Le Pen, Corbyn e Orban; nel secondo insieme mette il suo idolo Macron, più Berlusconi e Renzi, con un po' di Merkel e un occhio a Bonino.

Il Foglio in sostanza è nella scia di quanti non riconoscono più una differenza tra destra e sinistra, individuando la geografia politica solo nello scontro tra "liberali" e "populisti".

Tutto ciò per dire che il medium è stato tutt'altro che neutro, nella scelta di Calenda. È stata un'adesione (non sorprendente, peraltro) a una precisa interpretazione del reale, a una definita lettura del presente: non esistono più destra e sinistra, ci sono populisti contro liberali.

Si tratta, ripeto, di una posizione rispettabile, per quanto a mio avviso molto semplificatoria, schematica e anche un po' superata (i cosiddetti "liberali" ormai hanno perso, l'alternativa a Salvini e Le Pen non sono più loro).

Ma questo solo a mio avviso, naturalmente: chi è convinto che Salvini e Le Pen si combattano con il blairismo e il renzismo (che li hanno causati) ha trovato in Calenda il suo vessillifero.

*** Alessandro GILIOLI, giornalista e saggista, facebook, 28 giugno 2018, qui


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#SPOT / Numeri arabi, e ti dirò quanti angoli

via facebook, 18 aprile 2015, qui

Dimmi il numero e ti dirò quanti angoli...
La forma dei numeri arabi deriva dalla quantità di angoli contenuti nel disegno del numero.

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sabato 30 giugno 2018