mercoledì 13 settembre 2017

#SENZA_TAGLI / Italia, un Paese di disastri che non cambia mai (Gerhard Mumelter)

Ci risiamo. Questa volta è toccato a Livorno. Ma quella dei nubifragi devastanti è una storia che si ripete da anni. In Calabria, in Sicilia e in Sardegna, nelle Cinque Terre, a Genova. E ogni volta i giornali riempiono pagine sulle “tempeste killer” e le loro vittime, sui presunti colpevoli per i danni.

La vera “killer” però non è la tempesta, ma l’invasione del cemento e il frenetico uso del suolo che non si ferma neanche nelle zone a rischio. Inutile il consueto gioco dello scaricabarile. Il sindaco di Livorno passa la patata bollente alla protezione civile. Si indaga sui lavori di interramento del rio Maggiore. I mezzi d’informazione ritornano per l’ennesima volta sulla minaccia dei torrenti cementificati negli anni precedenti, sui pericoli corsi dagli edifici costruiti nei loro alvei, che in poche ore si trasformano in fiumi devastanti.

È un gioco ormai ritualizzato: si distribuiscono le colpe alle giunte precedenti, ai governi passati, ai sindaci deceduti o all’assessore ai lavori pubblici di turno. Senza che mai cambi nulla, da decenni. E senza che nessuno paghi mai per le sue colpe.

E puntualmente dopo la catastrofe si scopre che il fondo di 9,8 miliardi per la lotta al dissesto idrogeologico è praticamente inutilizzato per mancanza di progetti esecutivi. Ce ne sarebbero due in fase preliminare anche per Livorno. Storie che si ripetono da anni: a Ischia un terremoto di magnitudo 4 provoca vittime e gravi danni – una scossa che in altri paesi a rischio sismico come il Giappone non farebbe cadere una tegola. Ma che a Casamicciola ha gravemente danneggiato la scuola, nonostante i lavori di adeguamento antisismico appena terminati.

Puntualmente parte la discussione sulle case abusive, ma mai abbattute. Di più: nel comune siciliano di Licata il sindaco Angelo Cambiano – già costretto a vivere sotto scorta – viene sfiduciato anche dai componenti della sua coalizione perché aveva osato abbattere case abusive sul litorale. Il sindaco: “Per noi italiani l’onestà è un lusso”.

In queste occasioni i giornali tornano a riempire intere pagine sull’abusivismo dilagante, su 1,2 milioni di case abusive sparse per la penisola, sui politici che non osano intervenire perché non sarebbero rieletti. E anche i grillini, paladini della legalità, scoprono “l’abusivismo per necessità”. Perché in Italia non si tollerano regole senza eccezione. È la ricostruzione dopo il terremoto nell’Italia centrale a raccontarci quotidianamente storie di inefficienza, di burocrazia soffocante, di allergia alle regole, di conflitti di competenza che paralizzano la penisola. Un paese di grande bellezza, dove di friabile oltre al terreno c’è anche la politica. Un paese dove nessun cittadino potrebbe mai indovinare quante sono le forze politiche in parlamento, che hanno nomi largamente sconosciuti.

Un parlamento in cui dall’inizio della legislatura sono avvenuti 524 cambi di casacca che hanno pesantemente alterato il risultato elettorale e le dinamiche parlamentari. Un parlamento, in cui nessun partito oserebbe firmare per l’abbattimento delle case abusive. Un paese – unico tra le democrazie mondiali – che si accinge di andare a nuove elezioni senza legge elettorale. E che, se straordinariamente dovesse averla, non avrà garantita la governabilità. È questa la vera catastrofe italiana. Non casuale, ma perenne. E contro la quale ruspe e protezione civile sembrano impotenti.

*** Gerhard MUMELTER, giornalista austriaco, Un Paese di disastri che non cambia mai, 'internazionale.it', 12 settembre 2017, qui

Livorno, 10 settembre 2017
foto di Clauio Giovannini-Ansa

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#SENZA_TAGLI / Mi succedono cose (Michela Murgia)

- Tu vai dall'analista, giusto?
- Da tre mesi. Perché?
- Pensavo che forse pure io dovrei andarci. Mi succedono cose.
- Tipo?
- Hai presente quella cosa che ti svegli d'improvviso con gli occhi sbarrati e l'assoluta certezza di essere in pericolo ma non sapresti dire il perché? Non so manco che nome darle. Come la chiameresti tu?
- Mh... vita, credo.

*** Michela MURGIA, scrittrice, facebook, 12 settembre 2017, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Michela_Murgia


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#MOSQUITO / Una generazione narcisista e depressa (Rutger Bregman)

... oggi i bambini sono schiacciati dal peso delle coccole eccessive. Secondo Jean Twenge, una psicologa della San Diego State University che ha condotto una ricerca esaustiva sul comportamento dei giovani adulti oggi e in passato, a partire dagli anni ottanta del secolo scorso c’è stata una brusca impennata nell’autostima. La generazione giovane si ritiene più in gamba, più responsabile e più bella che mai. 
“È una generazione in cui a tutti i bambini hanno detto ‘puoi essere tutto quello che vuoi, sei speciale’,” spiega Jean Twenge. Siamo venuti su con una dieta fissa di narcisismo, ma appena ci sguinzagliano nel grande mondo delle opportunità illimitate ci schiantiamo sempre più numerosi. Scopriamo che il mondo è freddo e duro, pieno di concorrenti e di disoccupazione. Non è una Disneyland in cui esprimi i desideri e vedi realizzarsi i tuoi sogni, bensì una corsa al successo in cui puoi incolpare solo te stesso se non vinci. 
Non è affatto strano che questo narcisismo nasconda un mare di incertezze. Jean Twenge ha anche scoperto che negli ultimi decenni siamo tutti diventati assai più timorosi. Raffrontando 269 ricerche condotte tra il 1952 e il 1993, ha concluso che il bambino medio che viveva all’inizio degli anni novanta in Nord America era più ansioso dei pazienti psichiatrici di quarant’anni prima. Stando all’Organizzazione mondiale della sanità, la depressione è addirittura diventata il maggior problema sanitario degli adolescenti e sarà la prima causa di patologie in tutto il mondo entro il 2030. 
È un circolo vizioso. Mai in passato si sono visti tanti giovani adulti che andavano dallo psichiatra. Mai come adesso ci sono stati tanti esaurimenti nervosi a inizio carriera. Ingurgitiamo antidepressivi come mai prima d’ora. Incolpiamo quasi sempre il singolo per problemi collettivi come la disoccupazione, l’insoddisfazione e la depressione. Se il successo è una scelta, allora lo è anche il fallimento. Hai perso il lavoro? Dovevi sgobbare di più. Malato? Dovevi condurre una vita più sana. Infelice? Prendi la pillolina.

***Rutger BREGMAN, 1988, storico olandese, Utopia per realisti. Come costruire davvero il mondo ideale, Feltrinelli, 2017


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martedì 12 settembre 2017

#CIT / Cultura è... (Noberto Bobbio)


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#SPOT / La parità

'Bossy', facebook, 11 settembre 2017, qui
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#VIDEO / Razzismo, mettiamolo al posto giusto


Metti il razzismo al posto giusto
Now I've Seen Everything, 7 maggio 2017, qui
video 0min57


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#VIGNETTE / Violenze (Lele Corvi)

Lele CORVI
vignettista
'Avvenire', 11 settembre 2017, qui

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#SGUARDI POIETICI / Cambiare il mondo (Vivian Lamarque)

Invece sì, invece forse sì, 
le poesie lo cambieranno un poco
il mondo. 
Però tra tanto tanto
di quel tempo
sì me lo sento 
che dalle poesie verrà un poco 
di cambiamento 
ma come un nevicare lento lento lento.

*** Vivian LAMARQUE, 1946, poetessa, scrittrice e giornalista, Cambiare il mondo, da Vivian Lamarque, Madre d'inverno, Mondadori, 2016
https://it.wikipedia.org/wiki/Vivian_Lamarque


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#SPOT / Sbronza e stupro

(dalla rete)

Non ci dovrebbe essere bisogno di tradurre.

In base a normale buon senso, anche in italiano dovremmo sapere che:
"Chi è ubriaco non può dire 'sì'. Se fai sesso con chi ha bevuto troppo per dare il suo consenso, stai commettendo uno stupro"

#VIDEO / 'Noi non vogliamo i poveri a casa nostra' (Luca Favarin)


Luca FAVARIN (prete)
intervista di Sandro Ruotolo
Fermato l'esodo di migranti condannando a morte migliaia di persone
agorà fanpage, 7 settembre 2017, qui
video 3min41

L'accordo del governo italiano con la Libia serve solamente a respingere i barconi, ma non ad arrestare e fermare gli scafisti. 
Ne è convinto Don Luca Favarin, sacerdote di Padova da anni impegnato nell'accoglienza migranti con la sua associazione. 
"Dopo l'accordo con la Libia non è stato arrestato nemmeno uno scafista - spiega Don Luca, intervistato per Fanpage.it dal giornalista Sandro Ruotolo - La verità è che non vogliamo i profughi perché sono poveri, non perché sono stranieri. Ecco perché ci danno fastidio, perché sono dei poveracci. Ma lo sapete cosa accade nel deserto della Libia, dove migliaia di persone vengono imprigionate, picchiate e torturare?".
(dalla presentazione)

#RITAGLI / Buonismo, pietismo, democrazia (Giacomo Papi)

La parola «buonismo» fu inventata dal professor Ernesto Galli Della Loggia in un editoriale intitolato «L’Ulivo di Prodi o Garibaldi» pubblicato il 1° maggio 1995 sulla prima pagina del Corriere della sera. Da allora ha avuto un’immensa fortuna, è stata ripetuta da chiunque, in qualunque circostanza e contesto, da esponenti politici, giornalisti famosi, in rete, nei bar, perché serve a ribaltare in insulto una qualità, la bontà che dovrebbe essere la più importante tra le virtù cristiane. 
L’antecedente storico e linguistico diretto, quasi letterale, è il termine «pietismo», utilizzato dopo il 1938 contro chi spendesse qualche parola in favore degli ebrei vessati dalle leggi razziali. Fu un termine diffuso, di uso comune nel discorso pubblico, con cui si impediva ogni pietà ed esitazione. Ancora nel 1948 nell’Enciclopedia Treccani alla voce «Fascismo» si legge: «È altresì noto come il “pietismo” filosemitico fosse anche nei ranghi del partito, e fin nelle sommità (Balbo, per esempio), largamente diffuso». Anche durante il fascismo, una virtù, la pietà, l’essere pietosi, fu distorta e ribaltata in un vizio e in una debolezza, in modo da assolversi preventivamente da ogni colpa, per esempio quella di rastrellare e mandare a morire gli ebrei italiani. (...)

In un articolo su Repubblica, Roberto Saviano ha proposto di abolire il termine, ormai diventato «una specie di scudo contro qualsiasi pensiero ragionevole, contro qualsiasi riflessione in grado di andare oltre il raglio della rabbia e la superficialità del commento». Ma abolire una parola è impossibile, e forse sbagliato, soprattutto se questa parola svolge una funzione sociale e politica importante, centrale nel discorso pubblico. Come ha scritto Michele Serra, il «buonismo» «è un alibi insostituibile», perché «serve a ridurre ogni moto di umanità o di gentilezza a un’impostura da ipocriti, e di conseguenza ad assolvere ogni moto di grettezza e di disumanità».
L’uso del termine «buonismo» è un classico esempio di marketing negativo, estremo perché basato su una doppia negazione. Come in pubblicità si possono esaltare le caratteristiche negative di un prodotto per aumentarne il desiderio, così in politica si possono svalutare quelle positive dell’avversario per apprezzare le proprie. La realtà è che nessuno, nemmeno Salvini, ha il coraggio di dire apertamente di avere liberamente scelto di essere cattivo e spietato, e può immaginare di avere consenso su questo. Così sceglie di svalutare chi sceglie l’opzione contraria, bollandola come sentimentale e ipocrita, quando è evidente che l’ipocrisia è tutta nella scelta di mascherarsi e nascondersi dietro la caricatura dell’altro. Per questo, il modo più efficace di rispondere all’accusa è ribaltare di nuovo il significato morale del termine.
La parola buonismo non va abolita, va rivendicata. È il tentativo – la scelta – di provare a essere buoni e pietosi, sempre, verso gli innocenti come verso i colpevoli, verso gli ebrei deportati e i clandestini sbarcati (...). Il buonismo e il pietismo definiscono l’atteggiamento di chi, comunque, si sforza di comprendere le ragioni degli altri e le circostanze che li spingono a comportarsi male. La pietà di noi buonisti deve valere per tutti, perfino per Salvini che sicuramente racconta a se stesso e a suo figlio di avere delle buone ragioni, anche se nasconde ipocritamente a se stesso e agli altri la propria interessata ipocrisia. È buonista chi scommette sul fatto che ci si possa capire, anche quando è difficile, quasi sovrumano. È buonista chi vuole distinguere sempre, perché rifiuta di sprofondare nell’ignorante pigrizia autoassolutoria della categorizzazione, è buonista chi respinge la logica amici/nemici e cerca di non cedere mai alla tentazione incivile di fare di tutta l’erba un fascio. (...)

Il buonismo è concedere la buona fede agli altri, anche quando non c’è. È desiderare di fidarsi perché se finisce la volontà di comprendersi – ed è quello che sta succedendo anche in Italia – finisce la civiltà e non ha senso la democrazia. Roberto Saviano e Michele Serra terminano i loro articoli citando il Maestro Yoda: «La paura è la via per il Lato Oscuro. La paura conduce all’ira, l’ira all’odio; l’odio conduce alla sofferenza». Le fasi della paura, dell’ira, dell’odio per molti sono passate. Siamo dentro la sofferenza, quindi bisogna ricominciare dalle parole: e se nessuno vuole concedere più la parola buoni a chi si sforza di esserlo, vada per buonisti, che in fondo è lo stesso.

*** Giacomo PAPI, giornalista e scrittore, La parola 'buonismo', 'il Post', 27 febbraio 2017

LINK articolo integrale qui

(dalla rete, immagine di Lucia Lorenzon, qui)

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lunedì 11 settembre 2017

#MOSQUITO / 44 anni fa, il golpe in Cile (Salvador Allende, Henry Kissinger)

Salvador ALLENDE, 1908-1973
11 settembre 1973
golpe di Augusto Pinochet
con il supporto degli Stati Uniti


«Pagherò con la mia vita la difesa dei princìpi che sono cari a questa Patria.»

*** Salvador ALLENDE, ultimo discorso, 'wikiquote', qui
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«Non vedo alcuna ragione per cui ad un paese dovrebbe essere permesso di diventare marxista soltanto perché il suo popolo è irresponsabile. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli.»

*** Henry KISSINGER, 1923, segretario di stato Usa, citato da Luciano Canfora, Esportare la libertà, Mondadori, 2007, segnalato in 'wikquote', qui

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#SPOT / Umanità

(via facebook)

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#SCRITTE / Benvenuti in Veneto


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#HUMOR / Vaccini e raccolti (Roberto Gerevini)

(via facebook)

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#FILASTROCCHE / Filastrocca dei mutamenti (Bruno Tognolini)

«Aiuto, sto cambiando!» disse il ghiaccio 
«Sto diventando acqua, come faccio? 
Acqua che fugge nel suo gocciolìo! 
Ci sono gocce, non ci sono io!» 
Ma il sole disse: «Calma i tuoi pensieri 
Il mondo cambia, sotto i raggi miei 
Tu tieniti ben stretto a ciò che eri 
E poi lasciati andare a ciò che sei» 
Quel ghiaccio diventò un fiume d’argento 
Non ebbe più paura di cambiare 
E un giorno disse: «Il sale che io sento 
Mi dice che sto diventando mare 
E mare sia. Perché ho capito, adesso 
Non cambio in qualcos’altro, ma in me stesso» 

*** Bruno TOGNOLINI, 1951, scrittore, poeta e autore teatrale, Filastrocca dei mutamenti, da Le Filastrocche della Melevisione, Carlo Gallucci Editore, 2011 


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#MOSQUITO / Ottimista e pessimista (Norberto Bobbio)

Mi pare, del resto, che l'atteggiamento pessimistico si addica di più che non quello ottimistico all'uomo di ragione. L'ottimismo comporta pur sempre una certa dose di infatuazione, e l'uomo di ragione non dovrebbe essere infatuato. [...] Il pessimismo non raffrena l'operosità, anzi la rende più tesa e diritta allo scopo. Tra l'ottimista che ha per massima: «Non muoverti, vedrai che tutto si accomoda», e il pessimista replicante: «Fa' ad ogni modo quel che devi, anche se le cose andranno di male in peggio», preferisco il secondo. 

*** Norberto BOBBIO, 1909-2004, filosofo, giurista, storico, politologo e senatore a vita, Politica e cultura, 1955, Einaudi, 2013.


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domenica 10 settembre 2017

#CIT / Stronzate (Harry Frankfurt)


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#SPOT / Ottimista, pessimista, realista

da 'aforismario', qui

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#HUMOR / Se una donna ha i piedi caldi


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#SGUARDI POIETICI / La maschera (William Butler Yeats)

«Tògli quella maschera d'oro ardente
Con gli occhi di smeraldo».
«Oh no, mio caro, tu vuoi permetterti
Di scoprire se i cuori sian selvaggi o saggi,
Benché non freddi».

«Volevo solo scoprire quel che c'è da scoprire,
Amore o inganno».
«Fu la maschera ad attrarre tua mente
E poi a farti battere il cuore,
Non quel che c'è dietro».

«Ma io debbo indagare per sapere
Se tu mi sia nemica».
«Oh no, mio caro, lascia andar tutto questo;
Che importa, purché ci sia fuoco
In te, in me?»


*** William Butler YEATS, 1865-1939, poeta, drammaturgo, scrittore, mistico irlandese, La maschera (testo scritto nel periodo 1910-1919 e pubblicato nel 1922), in Quaranta poesie, traduzione di Giorgio Melchiori, Einaudi, 1965-1983.


Testo originale
"Put off that mask of burning gold
With emerald eyes."
"O no, my dear, you make so bold
To find if hearts be wild and wise,
And yet not cold."

"I would but find what's there to find,
Love or deceit."
"It was the mask engaged your mind,
And after set your heart to beat,
Not what's behind."

"But lest you are my enemy,
I must enquire."
"O no, my dear, let all that be;
What matter, so there is but fire
In you, in me?"

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#MOSQUITO / Scienza e filosofia (Giovanni Soriano)

«La filosofia comincia là dove la scienza finisce», dice Schopenhauer; ma se per gusto di simmetria volessimo affermare anche il contrario, e cioè che là dove comincia la scienza finisce la filosofia, ci accorgeremmo che ciò non è ammissibile; ed è proprio in questa inammissibilità che si trova quel qualcosa in più della filosofia rispetto alla scienza.

*** Giovanni SORIANO, 1969, scrittore, aforista, psicologo, fondatore di 'aforismario.net', Malomondo. In lode della stupidità, Fazi, 2013. 
Anche in 'aforismario.net', qui


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#LINK / Scuola, rivoluzione a Milano (Marta Valota)

Una scuola dove si stimola l’intelligenza concreta, senza materie né mura, partecipata da un quartiere educante. È il progetto presentato a Milano.

Allo spazio Base a Milano sabato 9 settembre il progetto della scuola “gaia e diffusa” è stato presentato da Francesca Martino e Paolo Mottana. Hanno partecipato oltre 320 persone tra genitori, insegnanti, dirigenti scolastici, arte terapeuti ed educatori. Una città, un quartiere che vuole ritornare a vivere promuovendo un’idea di scuola senza zaino, senza voti e senza mura. Il progetto verrà proposto a una scuola pubblica secondaria di primo grado del municipio 6 di Milano per dare la possibilità ai bambini di sperimentare un insegnamento gaio e diffuso dove potersi esprimere e soprattutto far esperienze di vita non separate dalla realtà degli adulti.

“I nostri corpi avvizziscono, la nostra creatività si impoverisce e in questo mondo diventiamo a poco a poco delle controfigure. Se voi siete qui oggi avete ancora una forma di sensibilità, ma la maggior parte delle persone là fuori e’ anestetizzata, non si chiede che ne è della nostra vita sociale, della vita dei nostri bambini, dei nostri ragazzi che abbiamo parcheggiato a scuola da mattina a sera” dice Paolo Mottana, professore di filosofia dell’educazione all’Universita’ di Milano Bicocca e tra i fondatori anche del progetto “Tutta un’altra scuola”, presentando un progetto che riguarda il sistema scolastico, ma in realtà punta a cambiare l’intera società. 
Un’utopia? “Assolutamente no! È un’eutopia” spiega Mottana. “Vogliamo creare un luogo buono e giusto. Non parliamo più di scuola ma piuttosto di base, di tana. Vogliamo invadere il territorio di esperienze partendo da questo posto dove ci si trova la mattina per decidere dove andare, quali esperienze fare, quali progetti mettere in cantiere. Magari ci sarà bisogno di un laboratorio per fare qualcosa. Non per fare cose astratte. Fare qualcosa di coinvolgente e partecipativo. Questa è un’educazione che rompe la cassa di legno dove abbiamo confinato le nostre vite progettando un’infanzia che non merita di essere soffocata e tarpata come succede oggi. Bisogna stimolare l’intelligenza concreta.” (...)

*** Marta VALOTA, Scuola, rivoluzione a Milano, 'tuttaun'altrascuola', 9 settembre 2017

LINK articolo integrale qui


In Mixtura due contributi di Paolo Mottana in merito al Progetto Scuola (per una 'educazione diffusa') qui e qui

#VIGNETTE / Stupri, a Firenze ristabilita la normalità (ellekappa)

ellekappa
'la Repubblica', 9 settembre 2017

In Mixtura altri contributi di ellekappa qui
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sabato 9 settembre 2017

#BREVITER / Mal-aria (mf)

MasFerrario, facebook, 8 settembre 2017, qui

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#SORRISI CONTAGIOSI / Guinea_Bissau, Madagascar, Bali

Guinea-Bissau
(via pinterest)

° ° °

Madagascar Sud
(via pinterest)

° ° °

Bali
(via pinterest)

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#VIDEO / Pensieri catartici (Flavio Oreglio)


Pensieri catartici (2016, dal vivo)
Flavio OREGLIO, 1958
cabarettista, musicista, scrittore
video 9min05

"Pensieri Catartici" scritti e recitati da Flavio Oreglio alla festa per il compleanno di Nanni Svampa al Teatro Derby di Milano. (dal dvd "Cabaret Concerto" di Nanni Svampa.)

#CIT / Cultura (Hans-Georg Gadamer)

Hans-Heorg GADAMER, 1900-2002
filosofo tedesco
citazione molto diffusa in rete
attribuita unanimemente a Gadamer ma di fonte sconosciuta

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#VERSETTI SATIRICI / Lamento del mercante d'armi (Stefano Benni)

Ho venduto un pezzo di cannone 
poi le ruote e un altro pezzo di cannone 
la culatta e l’otturatore 
il mirino e un altro pezzo di cannone 
e altri tre pezzi di cannone 
e adesso c’è uno in televisione 
che dice che mi spara col mio cannone 
chi lo sapeva che coi pezzi di cannone 
avrebbe fatto un cannone? 
Se lo avessi saputo 
mica avrei accettato l’ordinazione 

Ho venduto cento elicotteri 
con relativo armamento 
e un sistema puntamento missili 
e un sistema anti-sistema di puntamento 
adesso l’elicottero è lì che spia 
come un falco sopra casa mia 
Se lo avessi saputo cosa voleva fare 
non gli avrei venduto la testata nucleare 
era così distinto, un vero signore 
chi poteva sapere che era un dittatore? 

Se avessi saputo che un cliente 
può diventare un nemico 
della mia patria 
dell’Occidente 
vi giuro gente 
lo giuro sui figli 
lo giuro su Gesù 
gli avrei fatto pagare 
il cinquanta per cento in più 
Da qui si vede 
la mia buona fede


*** Stefano BENNI, 1947, scrittore, Lamento del mercante d'armi, da Ballate, Feltrinelli, 1991
https://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Benni



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#RACCONTId'AUTORE / La sfida tra Vento e Sole (Michael P. Nichols)

Un giorno il Vento del Nord discuteva con il Sole su chi dei due fosse la forza più potente in natura. 

«Io posso sollevare i mari e scatenare il lampo» disse il Vento del Nord. 
«Sì, ma io posso sciogliere le nevi ed asciugare un’inondazione», replicò il Sole. 

Proprio in quel momento passò di lì un uomo con un pesante cappotto.

«So io come risolvere la questione - disse il Sole - vediamo chi riesce a far togliere a quell’uomo il suo cappotto». 
Il Vento del Nord soffiò forte. Ma più forte soffiava, più l’ometto si stringeva nel cappotto.
Alla fine il Sole disse: 
«Tocca a me». 
Fece risplendere la sua luce calda e l’uomo aprì il cappotto. Splendette ancora più intensamente e l’uomo si tolse il cappotto. 

*** Michael P. NICHOLS, docente inglese di psicologia, L’arte perduta di ascoltare, 1995, Positive Press, Verona, 1997.


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#SENZA_TAGLI / Stupri, due dialoghi (Matteo Saudino)

Dialoghi su due modelli di stupro in una società democratica.

Dialogo 1
- Hai sentito?
- Cosa?
- Forse, ma forse, probabilmente ma aspettiamo perché​ non può essere, infatti vedrai che non è così, comunque saranno stati provocati, mi sembra strano, anzi impossibile... cioè, ecco... si dice che due carabinieri abbiano stuprato a Firenze due turiste americane (certamente ubriache, gatte morte, zoccole, vestite da porche, probabilmente drogate)...
- Speriamo che i due ragazzi ne escano puliti, guadagnano poco e rischiano la vita per noi.

Dialogo 2
- Hai sentito?
- Cosa?
- Hanno violentato una ragazza nel parcheggio
- Si sa chi è stato?
- Ma chi vuoi chi sia stato? Qualche straniero di m***a, probabilmente un marocchino-tunisino, quelli ce l'hanno nel sangue, oppure quelli più neri tipo Nigeria, o forse gli zingari, o qualche finto rifugiato a cui diamo casa, cellulare, piscina, mentre noi non abbiamo lavoro e ci aumentano le tasse. Ci vorrebbe la castrazione chimica.
- Speriamo che muoiano o che qualcuno li ammazzi, questi bastardi che ci invadono.

Quando capiremo che lo stupro è una drammatica piaga sociale e culturale legata alla violenza del maschile sul femminile, sarà sempre troppo tardi.

*** Matteo SAUDINO, insegnante di filosofia e storia, facebook, 8 settembre 2017, qui


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venerdì 8 settembre 2017

#PIN / Come il criceto (MasFerrario)


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#IN_LETTURA / Dan-ah Kim, Nicole Wong, Teresa Wiles

Dan-ah Kim 
artista statunitense di origine sudcoreana
(via pinterest)

° ° °

Nicole Wong
artista statunitense
(via pinterest)

° ° °

Teresa Wiles
artista statunitense
(via pinterest)

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#SPILLI / Ma 'vincere-per-vincere' è politica, non è Politica (M. Ferrario)

« Un risultato, comunque, in Sicilia la sinistra radicale l’ha ottenuto: Cinque stelle, centrodestra, Pd hanno scelto il loro candidato; gli ultrasinistri sono lì che si dedicano alle consuete dispute cifrate attorno alla presentazione — peraltro ancora non del tutto certa — di Claudio Fava. Il quale Fava, essendo accreditato di percentuali assai modeste, in ogni caso non correrebbe certo per la presidenza della Regione. E — a quanto è dato di sapere — non godrebbe nemmeno del consenso di tutte le forze collocate a sinistra del Pd. Il suo unico apporto alla competizione (forse neanche necessario) sarebbe quello di garantire la sconfitta del candidato del Pd e di Leoluca Orlando, il rettore palermitano Fabrizio Micari. »

Così Paolo Mieli, Farsi male (ancora) a sinistra, 'Corriere della Sera', 7 settembre 2017, qui.

Cioè. 
Il problema non è Renzi che si allea con Alfano, con una mossa di vertice tutta 'politicista' (orribile termine che esprime bene un orribile contenuto), confermando una scelta, in concreto e al di là della retorica grondante sulle 'magnifiche e progressive sorti' del Pd e della coalizione appena varata, che ha ben poco a che vedere con quello slogan 'avanti-insieme' che ammorba l'aria da mesi. Il grande impedimento, l'ostacolo al futuro radioso che uscirebbe dalla possibile vittoria sui populismi di 5 Stelle e centrodestra se la grandiosa operazione renzian-alfaniana non venisse contrastata dai soliti gufi mai contenti e incontentabili, è solo la sinistra: la quale (si accusa), come è sua abitudine storica, cercando di essere coerente con se stessa, garantirà la sconfitta.

Insomma, un terribile reato. Quello per cui, quando il rischio (meglio: la certezza) è 'perdersi', perché non ci sono le condizioni per una politica in linea con i propri valori, ci si limita a 'testimoniare' il proprio essere con il proprio agire. Rinunciando a 'vincere-comunque-e-purchessia'. Tentando, posto che si sia ancora in tempo e non fuori tempo massimo, di non perdersi del tutto. E rifiutando, per chiarezza, onestà intellettuale e rispetto dei cittadini, di 'infilarsi' per l'ennesima volta dentro alleanze e (sedicenti) linee politiche pasticciate e perverse, se non chiaramente destrorse, che sotto banco (ma ormai anche impudentemente sopra banco), sono costruite per promuovere intrallazzi, quando non corruzione da codice penale: quelle linee da anni perseguite con coerenza impressionante in ogni contesto, locale e nazionale, e che per questo hanno gettato nell'astensionismo, ogni volta rigorosamente in crescita, milioni di elettori, sempre più divisi tra rassegnati, disgustati, incazzati, qualunquisti e menefreghisti.

'Testimoniare' non è una parolaccia, ma un verbo forte, che può riempirsi di contenuti concreti e utili, se chi testimonia, appunto, sa e vuole testimoniare: ridando valore ad una opposizione seria (qualcuno la dovrà pur fare, se si vuole restare dentro una democrazia che ne contenga il degrado per lento e continuo svuotamento sostanziale), mentre si lavora con azioni precise, e non solo a parole, per costruire le condizioni di un futuro diverso dall'oggi.

Il 'vincere-per-vincere', il 'governare-per-governare' (insomma, altra parola oscena quanto ciò che indica: il 'governismo', da decenni ammaliante, imperante e ammorbante), ci hanno portato dove siamo. 
Forse è il caso di cominciare a pensare che si vince e si governa per qualcosa. E dunque se, e solo se, ci sono le condizioni, o queste si possono creare, per non 'perdere l'anima' e realizzare quei principi e valori in cui si crede e dei quali non ci si finge semplicemente portatori per meglio prendere in giro gli elettori. 

Certo, i compromessi 'sono nella' politica, e guai se non ci fossero. A patto che servano a fini politici e non di puro potere, personale o di partito, corrente, lobby. E a patto che non diventino 'la' politica: siano, cioè, strumento di obiettivi alti, sovra-individuali e sovra-partito, che guardino il più possibile all'interesse generale.
Altrimenti, intenzionalmente o a nostra insaputa (ed è una bella gara stabilire cosa è peggio), si alimenta e si perpetua il campo, certo per nulla progressista, della politica melmosa e politicante, sostanzialmente fatta di bande di potere, che spacciano il perseguimento di affari privati, individuali o di gruppo, per servizio al bene comune.

Vale oggi per le prossime elezioni in Sicilia. Vale domani per le elezioni in Italia.
Sempre che si voglia provare a scrivere finalmente Politica con la maiuscola.

*** Massimo Ferrario, Ma 'vincere-per-vincere' è politica, non Politica, Mixtura

Cetto La Qualunque
(Antonio Albanese)

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#SGUARDI POIETICI / Facebook: un gigantesco bivacco (Franco Arminio)

Facebook: un gigantesco bivacco 
in cui ognuno si è iscritto a parlare 
a un’assemblea planetaria 
che non ha indetto nessuno. 
È l’agonia ciarliera, 
il diluvio universale del verbo.
Qui finiscono amori 
che non sono mai nati, 
formiamo associazioni 
che non associano niente, 
raccontiamo battaglie 
che non stiamo combattendo,
mostriamo ferite 
che non buttano sangue ma parole.

*** Franco ARMINIO, 1960, poeta, scrittore, paesologo, facebook, 2 settembre 2017, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Arminio



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#MOSQUITO / Ineguaglianze (oscene) nel mondo (Matt Ridley)

Anche dopo il miglior mezzo secolo in termini di riduzione della povertà, ci sono ancora centinaia di milioni di individui che perdono la vista a causa della carenza di vitamina A nella loro dieta, o vedono il ventre dei propri figli gonfiarsi per mancanza di proteine, o perché soffrono di una dissenteria prevenibile, provocata da acqua contaminata, o tossiscono per colpa di una polmonite evitabile e causata dal fumo all’interno delle abitazioni, o si spengono a causa dell’AIDS, una patologia che è diventata curabile, o soffrono di malaria, malattia del tutto evitabile. Ci sono individui che vivono in tuguri di fango essiccato, in baraccopoli di lamiera ondulata o in torri di cemento senz’anima (tra cui «le Afriche» dentro l’Occidente), individui che non hanno nemmeno la possibilità di leggere un libro o farsi visitare da un medico. Ci sono ragazzini che imbracciano mitragliatrici e ragazzine che vendono il proprio corpo. Se la mia pronipote leggerà questo libro nel 2100 vorrei che sapesse che sono acutamente consapevole delle ineguaglianze del mondo in cui vivo, un mondo in cui posso preoccuparmi del mio essere sovrappeso e un ristoratore si lamenta di quanto sia ingiusto importare fagiolini per via aerea dal Kenya in inverno, mentre nel Darfur c’è il viso raggrinzito di un bambino coperto di mosche, in Somalia una donna viene lapidata a morte e in Afghanistan un solitario imprenditore americano costruisce scuole mentre il suo governo lancia bombe.

*** Matt RIDLEY, 1958, giornalista e saggista britannico, Un ottimista razionale. Come evolve la prosperità, 2010, Codice, 2013, citato da Terry Eagleton, Speranza senza ottimismo, Ponte alle Grazie, 2017

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#SENZA_TAGLI / Stupri e giornali (Selvaggia Lucarelli)

Ci sono due povere ragazze che hanno subito uno stupro particolarmente efferato per le modalità, le minacce di morte che l'hanno accompagnato, perché c'era il branco. 
Queste due povere ragazze, ancora in stato di shock, hanno collaborato perché i colpevoli fossero trovati. Hanno dovuto testimoniare e ricostruire l'accaduto. 
Immaginate, con ancora i segni e la paura di morire addosso, lo sfregio, il dolore, l'umiliazione, quanto debba essere stato difficile e mortificante raccontare quello che avevano subito a degli sconosciuti. Rivivere il terrore, fornire dettagli della violenza sessuale, parlare di come è avvenuta, di dove e come tu sia stata abusata, di quante volte e in che modo tu sia stata penetrata. 
Immaginate quanto sia devastante e doloroso. Però ti fidi. Ti dicono che ti puoi fidare. Che dire tutto è necessario perché questa gente paghi il giusto prezzo. 
Poi la mattina apri i giornali, e quello che tu hai detto, hai raccontato, hai confessato tra dolore e vergogna, è tutto lì, spiattellato nero su bianco con titoloni ad effetto il cui unico scopo non è far sapere quanto hai sofferto, ma a quale partito credere. 
Ora, io non so chi abbia consegnato i verbali ai giornali (e non lo poteva fare, in questa fase), ma voglio che gli sia chiara una cosa: la violenza ha varie sfumature. Questa - la violazione dell'intimità di una donna stuprata - è una delle tante. 
E pure se non include mutande abbassate e mano sulla bocca, fa un po' schifo lo stesso.

***Selvaggia LUCARELLI, giornalista, facebook, 7 settembre 2017, qui


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giovedì 7 settembre 2017

#VIDEO / Stupri e torture in Libia (Joanne Liu)


Migranti, centri di detenzione in Libia
stupri e torture
 Joanne Liu, Presidente di MSF International
facebook, 7 settembre 2017
video 2min40

E noi non abbiamo nulla da dire?
E Minniti continua ad essere soddisfatto e orgoglioso della sua politica, con la quale ha bloccato i migranti in Libia, così riempiendo le galere nordafricane?
E l'Europa  - quell'ectoplasma che è solo un inno all'egoismo e alla religione del denaro - è orgogliosa dei suoi valori, sempre retoricamente gridati quando la morte la tocca direttamente?

Domande retoriche. Per non esprimere vergogna, schifo. 
E trattenere gli insulti. 
A chi dovrebbe rappresentarci: in Italia e altrove. E infatti così bene ci rappresenta. 

E' accaduto ciò che era ovvio accadesse. E che tutti sapevano sarebbe accaduto. 
Ma chissenefrega: importante è che torture e morti avvengano fuori dalla nostra vista. (mf)

#BREVITER / Prima gli italiani? (mf)

MasFerrario, facebook, 7 settembre 2017, qui

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#PIN / Politicamente corretto (MasFerrario)


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#VIGNETTE / Patrioti, miseria e malattia (Mauro Biani)

Mauro BIANI
'il manifesto', 7 settembre 2017
(A proposito della marcia su Roma per il 28 ottobre
annunciata da Forza Nuova
vedi notizia qui)

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#CIT / L'esempio (Ferruccio De Bortoli)


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