venerdì 26 maggio 2023
martedì 23 maggio 2023
#MOSQUITO / "Dio-Patria-Famiglia": il fascismo e Mazzini (Roberto Balzani)
sabato 20 maggio 2023
sabato 13 maggio 2023
martedì 9 maggio 2023
#SPILLI / Siamo il 10% (Massimo Ferrario)
mercoledì 26 aprile 2023
#SPILLI / Antifascisti dentro (Massimo Ferrario)
Sì, ormai il giochino è stucchevole.
Non c'è la parola 'antifascista', dovete dirla, cosa vi costa dirla, perché non la dite, non l'avete ancora detta.
E se finalmente venisse detta? La vorremmo in grassetto. E poi a tutte maiuscole. E poi...
Basta. Prendiamo atto di quello che sappiamo e non vogliamo sapere: come volessimo consolarci/rassicurarci per averli mandati al governo. 'Loro' sono quello che sono perché vengono da dove vengono. Nella migliore delle ipotesi sono 'a-fascisti'. Nella peggiore, se non sono fascisti (solo qualche squinternato potrebbe credere di avere un 'progetto di regime fascista' da realizzare), sono beatamente e beotamente preda, e spesso orgogliosi di esserlo, di 'pulsioni fascistoidi'. Ambiscono a ispirare, con queste pulsioni, i 'camerati', loro colleghi a-fascisti, e le cose che fanno e vogliono fare: le politiche già in atto e quelle che attueranno.
Si collocano nella Costituzione? Giuridicamente, per ragioni di ovvia convenienza politica, fanno e faranno il possibile per esserci: lo deciderà, come sempre, su questioni singole, se e quando verrà interpellata, la Corte Costituzionale. Politicamente, sono e saranno sempre 'borderline': più centrifughi che centripeti.
La ragione è scontata: non hanno dentro di sé la Costituzione. Alla cui scrittura, peraltro, i loro padri non hanno partecipato (non a caso erano fuori dal cosiddetto 'arco costituzionale') e alla quale si sentono in qualche modo soltanto costretti a obbedire sul piano formale se vogliono continuare a sopravvivere.
Facciamocene una ragione. Perché, 'loro', è vero che rappresentano una minoranza minima di italiani, essendo stati votati da poco più del 25% degli aventi diritto, ma è un fatto che sono stati mandati al governo non dallo spirito santo, ma da italiani 'a-fascisti' come e più di loro.
Quindi?
Mantenere alta la guardia; incalzare il loro 'a-fascismo' sui fatti e sui valori o disvalori in questi incarnati; pretendere una costante e ferrea congruenza dei loro atti alla Carta Costituzionale; abbandonare l'antifascismo di maniera, celebrativo e ripetitivo, e immettere, finalmente, i principi antifascisti della Costituzione nelle politiche sempre declamate e poco attuate (diritti civili, ma soprattutto diritti sociali). Insomma: più che invocare la Costituzione ad ogni piè sospinto o dai palchi delle giornate che commemorano la Resistenza, far vivere Costituzione e Resistenza ogni giorno, ridando all'una e all'altra corpo e spirito, nell'attualità dei tempi che stiamo vivendo.
E poi, se non si è d'accordo con il loro rozzo e volgare 'a-fascismo', smettere di votarli. Chiedendo a noi stessi di essere, una buona volta e sul serio, 'anti-fascisti'.
Non dobbiamo firmare nulla, in grassetto o in maiuscolo. Ma, semplicemente e finalmente, senza gridare a tutti l'atto che compiamo, dovremmo scriverci 'antifascisti' dentro: anche in piccolo, ma a caratteri indelebili. Nell'anima. Perché poi si veda, nitido e brillante, in ogni nostro comportamento.
Banale. Eppure. Un salto di cultura che non abbiamo ancora fatto.
*** Massimo Ferrario, Antifascisti dentro, per 'Mixtura'
In Mixtura ark #Spilli di Massimo Ferrario qui
domenica 23 aprile 2023
#SPILLI / Elly Schlein, un film che promette male (Massimo Ferrario)
#MOSQUITO / L'estrema destra ha fame (Alessandro Gilioli)
venerdì 21 aprile 2023
#SPILLI / Satira, ma democrazia non è democratura (Massimo Ferrario)
giovedì 20 aprile 2023
#RACCONTId'AUTORE / Eros è Rivoluzione (Enrico Finzi)
mercoledì 19 aprile 2023
#MOSQUITO / Congiura ebraica e sostituzione etnica (Enrico Finzi)
venerdì 14 aprile 2023
#RACCONTId'AUTORE / Billi Peri (Enrico Finzi)
Girava sempre a capo coperto. Non con uno dei tanti cappelli, ma con una variante civile del basco detta - non so perché - Billi Peri. Non era rossa o verde o blu come quella di certi corpi militari e della polizia penitenziaria: era una variante grigia, non portata inclinata, ma sempre col classico pirolino al centro della testa.
Aveva a che fare col movimento operaio, poiché molti proletari lo calzavano, anche perché si poteva tenere piegato in tasca e serviva girando in bicicletta, unico mezzo di trasporto degli operai. Era legato alle manifestazioni del Front Populaire nella Francia della seconda metà degli anni '30, alla lotta di classe in Europa, alle brigate internazionali antifranchiste, così come a certi personaggi di Simenon.
Lui, socialista, lo portava come Pietro Nenni: quale un segno silenzioso di appartenenza anti-fascista, diverso dal ridicolo fez dei gerarchi del regime. Non era proibito, solo tollerato: gli mancavano le tese dei Borsalino borghesi, così come il ridicolo pon pon delle camicie nere.
Giacomo, chiamato così perché nato dopo l'omicidio Matteotti (pure questo veniva sopportato per via di San Giacomo), era uscito di casa molto presto, per distribuire manifestini per lo sciopero che si sarebbe tenuto alla Breda dopo due giorni, nel marzo del 1943. Faceva in modo di essere ai cancelli di Sesto San Giovanni prima delle sei del mattino, ancora in pieno nebbione.
Fu a causa della nebbia che crepò, investito da un camion tedesco dell'anti-aerea in servizio a Bresso.
Morì sul colpo. Alla famiglia restituirono solo i documenti, la tessera annonaria, il Billi Peri: "era uno di noi, un compagno" diceva la gente al funerale, dove in chiesa l'organo suonò poche note dell'Internazionale, capite solo da chi la conosceva.
Ogni anno, per anni, la sezione socialista di San Giovanni Rondò issò il basco di Giacomo De Giorgi sulla sua bandiera rossa.
*** ENRICO FINZI, 1946, scrittore, saggista, giornalista, Billi Peri, testo inedito
Enrico Finzi, dopo una intera vita professionale trascorsa a realizzare ricerche sociali e di mercato (Intermatrix e Astraricerche), ha fondato e dirige Sòno, oggi associazione aps che aiuta ad accrescere l’autorealizzazione personale attraverso il metodo del Narrative Mirror (Racconti di sé, ecomunicare edizioni, 2019). Ha pubblicato saggi sulla felicità ed è coautore, con Virginio Colmegna e Chiara Francesca Lacchini, di Una vocazione controcorrente. Dialogo sulla spiritualità e sulla dignità degli ultimi, Il Saggiatore, 2019. Nel dicembre 2022 è stata diffusa la ricerca demoscopica, promossa da Sòno e realizzata da Astraricerche, Gli italiani, la felicità, il disagio esistenziale.
giovedì 13 aprile 2023
#RACCONTId'AUTORE / Le pesche della speranza (Enrico Finzi)
Negli anni ‘30 e ‘40 del Novecento molte ragazze ferraresi della piccola e media borghesia si mantenevano agli studi partecipando alla raccolta delle barbabietole e delle pesche: due mesi di duro lavoro nei campi, a fianco delle contadine, pagavano l’iscrizione alle università emiliane o venete (Padova anzitutto).
Ciò valeva anche per le giovani antifasciste della ‘congiura della maestra Costa’, che mobilitò un centinaio di operai, contadini, artigiani, impiegati, insegnanti, intellettuali (incluso il futuro scrittore Giorgio Bassani).
Dall’inizio della guerra di Mussolini una delle attività consisteva nell’inserimento nelle cassette di frutta destinate all’esportazione di bigliettini (manoscritti in italiano, francese, inglese) volti a informare circa l’esistenza di gruppi ostili al regime, il clima politico interno, gli spostamenti di truppe, talune richieste d’aiuto.
Si trattava dell’equivalente di migliaia di messaggi in bottiglia gettati nel vasto oceano dell’Europa in battaglia. La speranza di un ascolto utile era quasi nulla: ma la speranza era la cifra stilistica della resistenza già nel 1941 e nel 1942, prima della caduta del Duce.
Poi il gruppo fu arrestato dall’Ovra e liberato il 28 luglio del ‘43.
Un salto nel tempo: nel giugno del 1944 Roma fu liberata dagli anglo-americani, che avviarono una sistematica ricerca dei nuclei della Resistenza armata in montagna e nelle città del nord, per favorire il coordinamento tra i partigiani in armi e le truppe alleate dirette alla pianura padana.
Uno dei ‘target’ fu l’irreperibile gruppo denominato dagli inglesi "Ferrara peaches", ritenuto composto da migliaia di antifascisti: almeno una delle cassette di pesche era finito in buone mani e aveva suscitato attenzione e speranze.
Speranze color di pesca, le ultime a morire, la base di ogni opposizione gravida di futuro malgrado tutto.
[ P.S. - Mia madre, Matilde Bassani, era una delle ragazze delle pesche. È stata un anno in carcere coi congiurati della maestra Costa. Ha fatto a Roma la partigiana in armi, ferita dalle SS. Ha visto il suo primo amore, come lei resistente, preso dalla brigate nere e poi massacrato alle Fosse Ardeatine. È stata decorata di medaglia d’oro dal governo inglese per il suo impegno nella liberazione , prima con le pesche e poi col mitra. ]
*** ENRICO FINZI, 1946, scrittore, saggista, giornalista, Le pesche della speranza, ‘Narratur-in1pagina', n. 152, 3 aprile 2023 (si tratta di comunicazione quinque-settimanale a cura di Massimo Ferrario, riservata a un gruppo di amici e inviata via-email).
Enrico Finzi, dopo una intera vita professionale trascorsa a realizzare ricerche sociali e di mercato (Intermatrix e Astraricerche), ha fondato e dirige Sòno, oggi associazione aps che aiuta ad accrescere l’autorealizzazione personale attraverso il metodo del Narrative Mirror (Racconti di sé, ecomunicare edizioni, 2019). Ha pubblicato saggi sulla felicità ed è coautore, con Virginio Colmegna e Chiara Francesca Lacchini, di Una vocazione controcorrente. Dialogo sulla spiritualità e sulla dignità degli ultimi, Il Saggiatore, 2019. Nel dicembre 2022 è stata diffusa la ricerca demoscopica, promossa da Sòno e realizzata da Astraricerche, Gli italiani, la felicità, il disagio esistenziale.
venerdì 7 aprile 2023
#SPILLI / Zeitgeist, sarà anche una parolaccia, ma non cade dal cielo (Massimo Ferrario)
Immagino che sarò presto severamente multato se insisterò nell’uso di 'Zeitgeist' al posto di 'Spirito del Tempo'. Colpa, appunto, di ‘questo' attuale Spirito del Tempo.
Lui si crede nuovo e fulgido e finge di non sapere, invece, che è vecchio e cialtrone: se non altro perché, non avendo neppure il coraggio di essere originale, si ispira a pappagallo alle veline dell’altro secolo che, tra un gagliardetto e l’altro, imponevano 'diporto' per 'sport', ‘fine di pasto’ per ‘dessert’, ‘torpedone’ per ‘pullman’, ‘tassellato’ per ‘parquet’, ‘alt’ per ‘stop’. E via seguitando con altre amenità linguistiche di stampo patriottardo.
Ci si potrebbe consolare credendo che l’idea becera di imporre per legge il lessico ‘nuovo-vecchio’ e tutto il resto che ad esso si accompagna (dove ‘tutto il resto’ è ben più serio e inquietante dell’idiotismo di una legge sulla lingua italiana) lo voglia questo stupido Spirito del Tempo e quindi a noi siano consentite solo due scelte: o un inchino ossequioso, accompagnato da uno squillante signorsì, o un virile alalà, gridato a braccio alzato. Ma non è vero: sarebbe, tanto per stare nella dimensione psicologica, una ‘proiezione’. Sarebbe cioè ripetere ciò che facciamo continuamente: gettare altrove una colpa che è nostra.
Perché quanto ci sta accadendo non ci sta accadendo per un ‘destino cinico e baro’: non ci piove addosso dal cielo. Ce lo siamo approntati noi: negli anni. Vuoi con intenzione precisa e consapevole, e quindi, come si direbbe in presenza di un reato, con dolo. Vuoi per indifferenza, disinteresse, ignoranza: e quindi adottando un comportamento pienamente colposo. E non solo. Tuttora noi stiamo nutrendo questo orrido Zeitgeist: per esempio non proponendoci, con forza condivisa e chiarezza sufficiente, un destino alternativo.
L’oggi è stato incubato in tanti modi: tutti culturali. E attenzione: è proprio il nesso connaturato con la pratica che evita alla cultura il viraggio nell’accademia, chiamata (questa sì giustamente) a speculare e non ad agire. Per esempio, ciò che oggi accade è stato incubato con un antifascismo, più di parole e che di fatti, dimentico del messaggio potentemente trasformativo-rivoluzionario insito nella Costituzione (basterebbe che tutti i cittadini, e soprattutto chi vuol fare Politica e non politica, avessero scolpito nel cervello l’art. 3: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale…”). Oppure è stato incubato con un antifascismo stucchevolmente di maniera, confinato nelle cerimonie pubbliche grondanti retorica patriottarda (prima ancora dell’avvento dei sedicenti patrioti attuali). Oppure ancora, questo becero Spirito del Tempo, ce lo siamo costruiti noi con un atteggiamento/sentimento di ‘afascismo orgoglioso’ (anticostituzionale, certo: ma chissenefrega), che voleva impudentemente indicare a tutti che ormai, finalmente, ci affrancavamo da quei tempi oscuri e volevamo essere il nuovo futuro pacificato, dimentico della distinzione tra chi fu vittima e chi fu carnefice.
E poi, non più tardi di qualche mese fa, a determinare ciò che oggi ci accade è stato il voto alle politiche 2022. Certo, si tratta di un voto di solo il 28% degli aventi diritto a favore della ‘destra-destra-centro’, ma sappiamo che chi non vota, non conta: anche se dovrebbe contare, soprattutto quando segnala, con una percentuale record nella nostra storia (36% di astensionismo), dissenso, protesta, rancore, distanza, indifferenza, inviando un grido di possibile vicino pre-collasso di una democrazia.
Quindi: sull’incubazione, e sull’incubo, di questo Zeitgeist, mettiamo uno stop (o, più italianamente, un alt) alla sorpresa o alla lamentazione. Se la parolaccia tedesca disturba (una volta tanto non è americana), traduciamola pure in italiano. In qualunque lingua si dica, comunque, basta sapere che lo Spirito del Tempo, di ‘questo’ asfissiante e, per certi versi, anche ridicolo Tempo che stiamo abitando, siamo noi. Ripetiamocelo: NOI. E la maiuscola non è scritta in nostro onore, ma per scalpellarci bene in mente la responsabilità cui non possiamo sfuggire.
*** Massimo Ferrario, Zeitgeist, sarà anche una parolaccia, ma non cade dal cielo, per Mixtura
sabato 1 aprile 2023
venerdì 17 marzo 2023
#MOSQUITO / Come neutralizzare la politica critica (William Davies)
giovedì 16 marzo 2023
#SPILLI / Coscienza della coscienza (Massimo Ferrario)
venerdì 10 marzo 2023
sabato 4 marzo 2023
giovedì 2 marzo 2023
#SPILLI / Un po' di 'sana disunità', il test per Elly Schlein (Massimo Ferrario)
In Mixtura ark #Spilli di M. Ferrario qui



















