mercoledì 17 agosto 2022

#MOSQUITO / A chi cresce servono adulti stabili (Alberto Pellai)

Per un adolescente, gli adulti rappresentano l’esempio vivente di ciò che lui diventerà. Per questo noi adulti abbiamo il compito (e anche la responsabilità educativa) di testimoniare la bellezza e la pienezza dell’adultità. 

Non vuol dire fingere di avere vite perfette. Bensì, l’esatto contrario. Significa essere consapevoli che la vita va rispettata, celebrata, abitata sapendo che spesso “accade” nel modo più imprevisto e faticoso. Ma ciò nonostante, che rappresenta la più grande occasione che abbiamo per evolverci e dare senso a ciò che siamo. 

Oggi l’adultità viene da molti vissuta come un tempo di eterna adolescenza. Si celebra il “ricominciamento” come un valore assoluto raccontandolo spesso come un mandare all’aria tutto ciò che c’era e c’è stato prima, per inventare un nuovo “se stesso” più soddisfacente e appagante. I social, in questo senso, diventano palcoscenici mai spenti su cui si mette in scena il proprio “giorno nuovo”. 

Fa bene questo a chi sta crescendo? Probabilmente no. 

Da sempre l’adultità è un tempo di “sana stabilità” in cui tutte quelle incertezze sperimentate da adolescente (non so chi sono né chi diventerò, ce la farò?, la vita ha un posto per me?) trovano il loro “posto nel mondo” in una versione stabile e consapevole di se stessi. Ora so chi sono, so cosa ci sto a fare nella mia vita: questo è essere adulti. Non vuol dire produrre una versione rigida di sé. 

Vuol dire semplicemente sapere chi si è, lavorando affinché la propria identità adulta coincida il più possibile con l’idea di chi si sarebbe voluti diventare. Più queste due dimensioni sono vicine e contigue tra loro, meno c’è bisogno di ricominciamenti. 

Oggi, troppe persone raccontano che nella loro adultità sono diventate diverse dalle persone che avrebbero voluto essere. Così smontano l’adulto che sono per inventarne un altro. E poi un altro ancora. E magari un altro ancora. La società liquida di cui parlava Baumann è fluida e senza certezze. E’ tutta un ricominciamento. 

Nessuno però afferma l’enorme valore della stabilità, che troppi oggi raccontano come grigiore, noia, routine. La persona stabile invece è spesso una persona consapevole e molto responsabile. Sa chi è. E ama stare lì, in quel posto esatto in cui ha imparato a collocarsi. Perché è lì che è riuscita a diventare esattamente la persona che voleva essere. Per cui non ha alcun bisogno di ricominciamento. 

Gli adolescenti oggi soffrono anche perché gli adulti sono troppo instabili. Sono così incerti su ciò che vorrebbero essere e desiderano, da non divenire più riferimenti stabili per chi cresce. Nessuno parla di quanto male faccia l’instabilità adulta a chi sta crescendo. Tutti celebrano il ricominciamento. A chi cresce non servono adulti ricomincianti. 

Servono adulti stabili.  Se pensi che possa essere utile, condividi questo messaggio con altri adulti. Riflettere sul bisogno di stabilità del mondo adulto può essere molto utile a chi appartiene alla comunità educante.

*** Alberto PELLAI, 1964, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore presso il dipartimento di Scienze biomediche dell’Università degli Studi di Milano, saggista, A chi cresce servono adulti stabili, 'facebook,', 16 agosto 2022, qui

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lunedì 15 agosto 2022

#FAVOLE & RACCONTI / Bambini, bambine e il piccolo arciere (Massimo Ferrario)

(1) Evidentemente
La maestra chiede ai bambini di costruire una frase con l’avverbio ‘evidentemente’.
- Comincia tu, Leo. 
«Il nonno è andato a letto: evidentemente era stanco e aveva sonno.»
- Bravo!  Ora tocca a te, Emma. 
« Mia nonna è andata in bagno con il giornale anche se è  analfabeta.»
- E l’avverbio ‘evidentemente’?
- Stavo per dirlo, maestra. «Evidentemente era finita la carta igienica.»

* * *

(2) La confidenza
Chiara e Sara, ambedue di 6 anni, stanno chiacchierando intensamente, sedute sulla panchina del giardino condominiale.
Chiara confida all’amica:
- Pensa cosa mi è capitato ieri. Ero dalla zia Maria e sai cosa ho trovato in camera da letto? Un preservativo usato, una frusta per sadomasochisti, due manette, un vibratore vaginale e un nastro rosso per capelli.
Sara ascolta con attenzione: ma si vede che non riesce a trattenere la perplessità.
- Mi va bene tutto, Chiara. Ma scusa: cos’è un nastro per capelli?

* * *
(3) La freccia nel bosco
Il ragazzino al corso base di tiro con l’arco fa un bel respiro. Prende la mira e scocca la freccia. Ma la freccia sbaglia clamorosamente il bersaglio e finisce nel bosco.
Interviene l’istruttore.
- Capita: non ti abbattere. Adesso riprova. Ma prima va’ a recuperare la feccia.
L’allievo obbedisce e corre nel bosco.
Passano alcuni minuti. Il maestro sta per andare a cercarlo. 
Poi, eccolo: sta tornando a brandelli: ferite in  ogni parte del corpo.
L’istruttore si meraviglia.
 - Oh santo cielo, Marco. E che ti è successo?
Il ragazzino impreca e continua a  massaggiarsi braccia, gambe e petto. È un graffio unico.
- Quella stramaledetta freccia!
-  Era finita in un roveto?
- Peggio.
- Cioè?
- Si era conficcata in un orso.

*** Massimo FERRARIO, Bambini, bambine e il piccolo arciere, riscrittura di tre brevi barzellette pubblicate in diversi libri e siti web. 


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domenica 14 agosto 2022

#FAVOLE & RACCONTI / Leoni in piazza a Milano (Massimo Ferrario)

La donna ha un pacchetto di coriandoli in una mano. 
Con l’altra pesca nel pacchetto, tira fuori un pugno, lo apre e sparge coriandoli per tutta la piazza.

Un poliziotto la nota e si avvicina.
- Scusi, signora. Ma cosa sta facendo? Non vede che sta insozzando tutta piazza del Duomo? Non siamo mica a Carnevale.

La donna lo guarda e sorride.
- Lo so che non è carnevale.
- E allora, scusi, perché lo fa? Adesso la debbo multare.
- Mi multi pure. Ma io sto facendo un servizio pubblico: dovrei essere premiata.
- Un servizio pubblico?
- Certo. Spargendo i coriandoli tengo lontano i leoni.
- I leoni? A Milano? Ma sta scherzando! Non ci sono leoni a Milano.
- Infatti. Mi ringrazi: vede che i miei coriandoli funzionano?

*** Massimo FERRRIO, Leoni in piazza a Milano, riscrittura di un testo diffuso in siti web e pubblicato in libri di barezellette.



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sabato 13 agosto 2022

#FAVOLE & RACCONTI / Il topolino nel barattolo (Massimo Ferrario)

Il profumo era inconfondibile. 

In cucina non c’era nessuno: tutti via per il fine settimana. 

E sulla credenza un barattolo di formaggio grana grattugiato, per giunta con il coperchio dimenticato aperto, era una dolce attrazione cui nessun topo avrebbe saputo resistere.

Un piccolo salto e il paradiso era stato raggiunto: il topolino era riuscito a far cadere il piccolo coperchio e si era tuffato nel barattolo.
Subito aveva cominciato a divorare il formaggio, riempiendosi la bocca con una foga incontenibile e sminuzzando ogni bocconcino con i dentini che non si fermavano mai.

A fine giornata il topolino aveva la pancia piena e il livello di formaggio grattugiato nel vasetto era sceso di almeno un terzo. 

Cosa poteva chiedere di più alla vita? Finalmente aveva smesso di dare la caccia ad ogni briciola di possibile cibo curiosando in ogni angolo della casa: quando arrivava al termine della giornata, sfinito, e in più con la pancia quasi sempre vuota. Ora aveva raggiunto la felicità: la fortuna di aver trovato il barattolo non gli sembrava vera.

Trascorse il fine settimana: chi abitava la casa non era rientrato e il godimento per il topolino poteva proseguire, indisturbato. 

La sera del quarto giorno il topolino aveva divorato tutto il formaggio: il barattolo era vuoto e lui, finito sul fondo, si era addormentato, sazio e contento come mai era mai stato. 
Sognò uno, dieci, cento barattoli di formaggio e lui dentro che vi nuotava, coprendosi tutto il corpo di formaggio come fosse l’acqua del mare, e mangiava mangiava mangiava, fino a fare indigestione.

Quando si risvegliò, tutto il formaggio sognato non c’era più: al suo posto, solo il vuoto del barattolo. Lassù, in alto, lontanissimo da lui, il coperchio semiaperto faceva intravvedere il soffitto bianco della cucina. 
Mosse le zampette contro le pareti di vetro, in un impossibile tentativo di risalire il barattolo: fu in quel momento che si rese conto di essere finito in trappola.

Una prigione di vetro. 

Ora sarebbe stato nelle mani della padrona di casa: una volta rientrata, lei che odiava i topi, l’avrebbe gettato sicuramente nell’immondizia. 
Oppure poteva sperare nel buon cuore della sua bambina di cinque anni: lei invece amava gli animali, tanto che aveva convinto la mamma a comprarle un criceto, che passava la giornata a correre come un cretino sulla ruota in cambio di un po’ di cibo che ogni tanto si ricordavano di dargli. 
Forse anche stavolta la bambina sarebbe riuscita a persuadere la mamma. 
Oppure sarebbe riuscita a nasconderlo in cantina e, ogni tanto, quando non si fosse dimenticata, gli avrebbe gettato nel barattolo qualche cucchiaino di grana grattugiato. 

Certo il topolino capì che comunque la sua vita non gli sarebbe più appartenuta: era alla mercé degli altri. 

*** Massimo FERRARIO, Il topolino nel barattolo, libera riscrittura di un testo diffuso in rete. la cui fonte è dubbia: in alcuni casi compare di autore anonimo e in altri l’attribuzione è a Loredana Biffo, come in ‘Facebook’, 21 luglio 2021.


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#SGUARDI POIETICI / Siate gentili (Massimo Salvadori)

Siate gentili
anche senza un motivo
se tutto passa
siate un vento leggero
una presenza gentile.
Se tutto scorre
se poi forse ritorna
che possa tornare 
migliore.

*** Massimo SALVADORI, insegnante e poeta, facebook, 12 agosto 2022, qui

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venerdì 12 agosto 2022

#SGUARDI POIETICI / Beata ignoranza delle cose ferme (Rosaria Gasparro)

Beata ignoranza delle cose ferme
venute dal passato che non stanno 
ferme nel tempo di ora 
ferme nel tempo che verrà 
Sul penultimo gradino delle scale
il vaso è ancora intero
non sa di essere andato in frantumi
come il sentimento che lo portò qui
Cocci velenosi sono andati lontano
altri si sono conficcati nella parte molle dell'anima
dove s'incassano i colpi 
che affondano facili 
nella bocca aperta dello stomaco
altri ruotano nell'aria di tempesta
proprio nella testa 
e graffiano e feriscono 
Capita alle cose di restare intatte
mentre le persone fanno a pezzi
il buono che c'è e che non sanno più vedere 
mentre tagliano l'albero su cui sono cresciute
nel culto cieco di sé che spara calci all'ombra
e butta giù le stelle

*** Rosaria GASPARRO, maestra, facebook, 6 agosto 2022, qui


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giovedì 11 agosto 2022

#SGUARDI POIETICI / Allora il ciliegio dice (Chandra Livia Candiani)

 Allora il ciliegio dice:
«Non usare piú la ragione,
è cosí vecchia.
Lascialo cadere nei suoi frantumi
il vecchio cuore,
te ne daremo uno nuovo.
Sarà di lepre e di giaguaro
sarà farfalla e buco fondo
nell’asfalto, sotto il gravame
delle tappezzerie umane».
Allora vado col passo ginnasta
della fiducia, la fronte
verso terra.

*** Chandra Livia CANDIANI, poetessa, scrittrice, traduttrice,  da La domanda della sete, Einaudi, 2020


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mercoledì 10 agosto 2022

#SGUARDI POIETICI / La paura è mia alleata (Manuela Toto)

La paura è mia alleata.
Un tempo è stata nemica: 
non la volevo, la combattevo.
Oggi la faccio accomodare.
Parliamo.
A volte ha davvero ragione e la ringrazio.
Altre no.

*** Manuela TOTO, consulente familiare, psicoterapeuta, scrittrice, facebook, 6 agosto 2022, qui


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martedì 9 agosto 2022

#SPILLI / Basta. Oppure ancora (Massimo Ferrario)

Quando i media smetteranno di dare spazio quotidiano ai troppi politicanti campioni di bullismo, si creerà spazio per una politica meno tossica e meno perversamente personalistica. 
Non è una condizione sufficiente. 
Perché poi questo spazio andrà riempito. Da meno leader egoriferiti e da più leadership collettive. 
Ma è una condizione necessaria. 
Per far (ri)nascere qualcosa che assomigli a una Politica. 

Certo, oggi questa è un’utopia. 
Ma la sua realizzazione dipende anche dalla scelta etimologica. ‘Utopia’ infatti può significare ‘nessun luogo’ o ‘buon luogo’. 

Sta a noi scegliere. Senza ‘onnipotenza’, ma anche senza ‘impotenza’. Con la giusta ‘potenza’ che, nonostante tutto, ancora abbiamo: e che ci consentirebbe di ‘mandare affanculo (e mai espressione è più volgarmente azzeccata) tutto l’osceno ’politicantume’ che ci asfissia. E che sta uccidendo, irreparabilmente, una ‘demo-crazia’. 

Se invece ancora sceglieremo la cianfrusaglia di ceto pseudo-politico che da anni ci ammorba (cariatidi come Berlusconi, o giovani-vecchi che l’hanno applaudito per decenni, o leader inventati e inconsistenti alla Letta e dintorni, per non citare i bulli sempiterni che imperversano), poi non lamentiamoci. 

E se vorremo provare il brivido di un definitivo degrado civile e politico, votando la Meloni come nome mai provato in un ruolo di vertice, ma ‘vecchio’ e sperimentato quanto basta per non votarlo, in attesa peraltro della prossima ennesima sicura delusione (se non peggio), facciamolo. 

Vorrà dire che questo è il livello di ‘demo-crazia’ che noi, come ‘popolo di cittadini’, ci meritiamo. Perché il destino non è mai cinico e baro. E i cinici e bari, ma più spesso semplicemente imbecilli, siamo noi.

*** Massimo Ferrario, Basta. Oppure ancora, 'facebook,', 8 agosto 2022, qui


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lunedì 8 agosto 2022

#MOSQUITO / Elogio della sconfitta (Rosaria Gasparro)

Penso che sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta. Alla sua gestione. All’umanità che ne scaturisce. A costruire un’identità capace di avvertire una comunanza di destino, dove si può fallire e ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano intaccati. A non divenire uno sgomitatore sociale, a non passare sul corpo degli altri per arrivare primo.

In questo mondo di vincitori volgari e disonesti, di prevaricatori falsi e opportunisti, della gente che conta, che occupa il potere, che scippa il presente, figuriamoci il futuro, a tutti i nevrotici del successo, dell’apparire, del diventare…

A questa antropologia del vincente preferisco di gran lunga chi perde. E’ un esercizio che mi riesce bene. E mi riconcilia con il mio sacro poco.

«Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù…», Pier Paolo Pasolini, 'Vie Nuove', 28 ottobre 1961

*** Rosaria GASPARRO, maestra elementare, 23 gennaio 2014, citata da Gianni Marconato, 'Comune-info.net', 7 novembre 2015, qui 
NB: Il testo qui sopra è stato attribuito a Pier Paolo Pasolini e tuttora gira in rete con questa attribuzione: ma di Pasolini è soltanto la citazione finale


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domenica 7 agosto 2022

#MOSQUITO / Non ci sarà riscossa materiale se prima non v'è rivolta morale (Errico Malatesta)

Diciamolo francamente: fascisti ve ne sono anche fuori del partito fascista in tutte le classi e in tutti i partiti: vi sono cioè dappertutto delle persone che pur non essendo fascisti, pur essendo antifascisti, hanno però l’animo fascista, lo stesso desiderio di sopraffazione. Ci accade, per esempio, d’incontrare uomini che si dicono e si credono rivoluzionari e magari anarchici, i quali per risolvere una qualsiasi questione affermano con fiero cipiglio che agiranno fascisticamente, senza rendersi forse conto che ciò significa insomma agire da camorrista e da poliziotto… Purtroppo è vero: si può agire, spesso si agisce fascisticamente senza aver bisogno d’iscriversi tra i fascisti; ma non sono certamente coloro che così agiscono quelli che potranno provocare la rivolta morale, il senso di schifo che ucciderà il fascismo… Non vi potrà essere riscossa materiale se prima non v’è rivolta morale.

*** Errico MALATESTA, 1853-1932, anarchico, saggista, da Davide Turcato (a cura), con un saggio di Paolo Finzi, Fronte Unico Proletario. Il biennio rosso, ‘Umanità Nova’ e il fascismo (1919-1923), Editore Zero in condotta, 2021


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sabato 6 agosto 2022

#FILASTROCCHE / Indifferenza e partecipazione (Germana Bruno)

L’indifferenza dell’odio è ancor peggiore,
vivere ha un senso se metti in moto il cuore,
se ai problemi degli altri prendi parte
e per risolverli impieghi la tua arte.
Non stare fuori a lasciar fare al mondo,
è da codardi guardare e non agire,
indifferente, vedendo andare a fondo,
per la paura che anche tu possa affogare.
Se non vedi, non senti, non parli di niente,
ti tieni distante da tutta la gente,
se pensi di essere già tu l’universo,
in un brutto luogo, ahimè, ti sei perso.
Con gli altri puoi trovare la giusta soluzione,
è questa la potenza della partecipazione.
Nella vita l’importante sta nel partecipare
e anche se non vinci hai fatto il tuo dovere, 
ma se ti lasci prendere dall’indifferenza,
sappi che così tu hai già perso in partenza.

*** Germana BRUNO, insegnante e scrittrice, Indifferenza e partecipazione, facebook, 31 luglio 2022, qui


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#PIN / Dopo la democrazia (MasFerrario)


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mercoledì 3 agosto 2022

#MOSQUITO / Anime libere? (Francesco De Sanctis)

Chiameremo noi forse uomini liberi quei contadini ignoranti delle province napoletane […] la cui anima non appartiene a loro? No, non sono uomini liberi costoro, la cui anima appartiene al confessore, al notaio, all’uomo di legge, al proprietario, a tutti quelli che hanno interesse di volgerli, di impadronirsene. Provvedere all’istruzione popolare sarà la mia prima cura. Noi saremo contenti quando l’ultimo degli italiani saprà leggere e scrivere.

*** Francesco DE SANCTIS, 1817-1883, scrittore, critico letterario, politico, Ministro della pubblica istruzione e filosofo italiano, discorso alla Camera, 13 aprile 1861

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martedì 2 agosto 2022

#MOSQUITO / Sicurezza come conformismo (Erich Fromm)

La nostra cultura tende a creare individui che non hanno più coraggio e non osano più vivere in modo eccitante e intenso. Veniamo educati ad aspirare alla sicurezza come unico scopo della vita. Ma possiamo ottenerla solo al prezzo di un completo conformismo, e di una completa apatia.

*** Erich FROMM,  1900-1980, psicoanalista e sociologo tedesco, I cosiddetti sani. La patologia della normalità, 1991, Mondadori, 1996


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#VIGNETTE / Scelte (coma Empirico)

COMA EMPIRICO
facebook, 1 agosto 2022

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lunedì 1 agosto 2022

#SGUARDI POIETICI / A chi sta attraversando (Andrew Faber)

A chi sta attraversando
il suo buio
dico soltanto di non mollare.
Ci siamo finiti tutti
in quel posto maledetto
dove il freddo ti morde le ossa
e il silenzio ti piove nel cuore. 

A chi sta attraversando 
il suo buio
dico soltanto di allontanarsi
da chi dice di darsi una mossa
di smettere di piangersi addosso. 
Quella gente vuole farvi del bene.
Ma non sa cosa dice.
Quella gente lí dove siamo finiti noi.
Non c’è mai arrivata. 

A chi sta attraversando
il suo buio
dico soltanto di avere coraggio.
Bisogna stringere i denti.
E aspettare che il sole riprenda a brillare.

A chi sta attraversando 
il suo buio
dico soltanto di credere 
nella poesia. 
Negli occhi di chi 
quella strada l’ha già ritrovata.
C’è un cielo 
di qua che vi aspetta
con un panorama di sogni
da togliere il fiato.

*** Andrew FABER, 1978, poeta, scrittore, 'facebook', 29 luglio 2022


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domenica 31 luglio 2022

#SGUARDI POIETICI / Tu tienimi (Chandra Livia Candiani)

Tu tienimi
e io mi trasformerò in meraviglia,
tra le tue mani,
al caldo,
quel caldo che di notte
fa crescere il grano.
Porta
il corpo amato,
come vita segreta –
preservata –
sotto lo spesso ghiaccio
della memoria.
Tu tienimi
come guscio di noce
nel pugno
fessura tra i mondi.
C’è silenzio tra te e me
c’è perla.
Ti tengo.

*** Chandra Livia CANDIANI, poetessa, scrittrice, traduttrice, da La bambina pugile, Einaudi, 2014

foto di Denis Dailleux

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