Anima mia chiudi gli occhi piano piano e come s'affonda nell'acqua immergiti nel sonno nuda e vestita di bianco il più bello dei sogni ti accoglierà. Anima mia chiudi gli occhi piano piano abbandonati come nell'arco delle mie braccia nel tuo sonno non dimenticarmi chiudi gli occhi pian piano i tuoi occhi marroni dove brucia una fiamma verde anima mia.
*** Nâzım HIKMET, 1901-1963, poeta, drammaturgo e scrittore turco naturalizzato polacco, Anima mia, da Poesie d'amore, a cura di Marta Ottaviani, traduzione di Joyce Lussu, in Collana Un secolo di poesia, a cura di Nicola Crocetti, Corriere della Sera, 2012.
Una Disputa felice attorno alla Social-linguistica
Bruno MASTROIANNI, filosofo, esperto di comunicazione
Vera GHENO, sociolinguista
video 5min56
Solo pochi spunti utili per farci venir voglia di leggere due libri preziosi (Bruno Mastroianni,La disputa felice;Vera Gheno, Social-linguistica), entrambi editi da Franco Cesati e usciti quasi in contemporanea in questi mesi.
Sono due libri, brevi ma preziosi, che possono aiutarci a 'stare' meglio in rete e a meglio comunicare, non solo online, rispettando l'altro, noi stessi e i contenuti che vogliamo trasmetterci. (mf)
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Sono di sinistra e per sinistra intendo un’ideologia che privilegi l’eguaglianza economica sulla meritocrazia, il pubblico sul privato e i diritti collettivi su quelli individuali. Tuttavia non penso che tutti debbano essere di sinistra e neppure che in ogni epoca e paese la soluzione migliore sia necessariamente il governo della sinistra. Credo nella democrazia, non solo come possibilità di scegliere fra programmi alternativi ma anche come interazione o conflitto fra di essi: in quanto qualsiasi sistema, anche il più virtuoso, in regime di monopolio e di isolamento si sclerotizza o corrompe.
Il problema principale del mondo attuale non è dunque che la sinistra non sia al potere: è che non ci sia un’opzione di sinistra che possa temperare con la sua presenza gli eccessi di un capitalismo che per la prima volta nella Storia, grazie alle nuove tecnologie e ai nuovi media, è egemonico e omogeneizzante a livello planetario. Per questo è necessario che lo spettro del comunismo torni ad aggirarsi per l’Europa e per il mondo, a prescindere dalla possibilità di realizzare concretamente, nel breve termine o anche nel lungo, una comunità in cui, come preconizzarono Marx e Engels, il libero sviluppo di ognuno sia la condizione per il libero sviluppo di tutti. Utopia? È irrilevante: lo scopo dei sogni e degli ideali non è diventare realtà ma semplicemente mostrare i limiti della realtà contingente, rimetterla in gioco.
Da soli i ricchi e i potenti di oggi non possono redimersi: non sono e neppure aspirano a essere un’aristocrazia, un governo dei migliori, quali che siano i parametri scelti per attribuire il merito o riconoscere la virtù; il liberismo è pensiero unico, rifiuta di essere valutato e vincolato, la sua deregulation impedisce i giudizi di merito e la definizione della virtù; l’unica cosa che conta è il successo, non importa come ottenuto. Privi di avversari, i ricchi e i potenti di oggi si stanno persuadendo di essere dèi, onnipotenti ed eterni.
Invece non lo sono. E neanche sono eroi: la loro arroganza e la loro avidità si fondano sulla certezza dell’impunità. Hanno tanto da perdere e ciò li rende spietati, ma solo finché il rischio resti insignificante; se diventasse concreto, se le loro vittime e i loro schiavi smettessero di piegare la testa, sarebbero loro ad abbassarla. Non c’è neppure bisogno che la rivoluzione appaia imminente e probabile; basta che torni a essere percepita come possibile. Che torni a essere proposta, annunciata, promessa. È la conclusione del Manifesto del partito comunista; non una profezia, solo un invito alla lotta: “I comunisti si rifiutano di celare le loro idee e i loro propositi. Che le classi dominanti si intimoriscano pure. I proletari non hanno alcunché da rimetterci se non le loro catene. E da guadagnare hanno un mondo intero”.
*** Francesco ERSPAMER, docente di studi italiani e romanzi ad Harvard, saggista, 'facebook', 25 novembre 2017, qui
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Ari WEINKLE
artista statunitense http://ariweinkle.com/ Moodles
6 novembre 2017 video 0min54
Ari Weinkle, artista e designer digitale con sede a Boston, riflette sugli effetti fisici delle emozioni negative in un nuovo video sperimentale che mostra le forme umane che implodono, si sciolgono, si trasformano e scompaiono.
Intitolato "Moodles" e ambientato in un sottofondo di musica elettronica, il breve video presenta una serie di figure solitarie anonime costruite con filamenti di ombre. Le ciocche seguono inizialmente le linee di contorno del corpo, ma rapidamente si contorcono in pile, buche o pareti.
Weinkle scrive sul progetto:
«Moodles è una breve animazione basata sugli effetti delle emozioni negative su se stessi. Trasforma la tensione, lo stress e l'ansia in una catarsi creativa. Figure congelate - una volta paralizzate dagli stati d'animo - sono ridotte a cumuli di nulla flessibile.» (dalla presentezione, qui)
Io non sono una donna. Sono una cosa neutra. Sono un bimbo, un paggio e una decisione ardita, sono un raggio ridente di sole scarlatto… Io sono una rete per tutti i pesci voraci, sono un calice a onore di tutte le donne, sono un passo verso il caso e la rovina, sono un salto nella libertà e nel sé… Io sono il sussurro del sangue nell’orecchio dell’uomo, sono una febbre dell’anima, della carne voglia e rifiuto, sono una targa d’ingresso a nuovi paradisi. Io sono una fiamma, che cerca vivace, sono un’acqua, fonda, ma audace fino al ginocchio, sono fuoco e acqua in rapporto leale, e senza condizioni…
*** Edith Irene SÖDERGRAN, 1892-1923, poetessa finlandese di lingua svedese, Vergine moderna, da Edith Södergran, Diker, Holger Schildts, 1916, traduzione di Daniela Marcheschi, da La luna e altre poesie, Via del Vento Edizioni, 1995, segnalata in 'poesia in rete', 17 settembre 2017, qui
Alcuni sostengono che il "femminicidio" non esista: esiste l'omicidio, tanto di una donna, quanto di un uomo, tanto è vero che il codice punisce entrambi allo stesso modo, dunque perché questa discriminazione? Dicono.
In verità, il termine femminicidio, che magari suona pure brutto, non è un termine giuridico, ma un termine significante.
Si intende cioè, con questa espressione, un omicidio mosso contro una donna sempre e solo da parte di un uomo, per lo più il suo uomo, il cui movente è, unicamente, il fatto stesso che si tratta di una donna - e questo suona ancora più brutto del termine che lo designa.
In altre parole, "femminicidio" significa che una donna viene uccisa dal suo uomo per il sol fatto di essere una donna, di essere una donna che non ha altro torto se non quello di "fare la donna". Esistono di conseguenza omicidi di soggetti di sesso femminile che non possono essere considerati dei "femminicidi", anche se sono comunque delle donne ad essere state uccise, e questi sì che possono e devono essere considerati omicidi qualsiasi.
Il "femminicidio" invece è una donna che paga con la vita il fatto di essersi comportata con il suo uomo, semplicemente, come donna.
E' molto raro, mi sembra, che, al contrario, un uomo paghi con la sua vita il fatto di comportarsi con la sua donna come uomo, perché, in questo caso, l'unico "rischio" che un uomo corre è piuttosto quello di ricevere l'amore, e non la morte, da parte della sua donna.
Per questo il "femminicidio" non è un omicidio come un altro.
*** Egidio T. ERRICO, psicoanalista, Femminicidio, non è un omicidio come un altro, 'facebook', 25 novembre 2017, qui
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«Perché parliamo del mito del Don Giovanni? Cosa può dirci ancora oggi l'opera di Mozart? Che verità ci mostra?
Nel cercare di capirlo, parleremo di narcisismo, di manie di grandezza, deliri di onnipotenza, parleremo di mascheramento dell'identità.
Ciò che può dirci questo mito è che noi ci illudiamo di essere liberi, quando invece siamo schiavi del piacere, del potere, o siamo schiavi della ragione e soprattutto siamo schiavi dei nostri complessi, finché non li contattiamo per capirne l'origine.
Gli elementi chiave della personalità del Don Giovanni sono: l'avventurosità, il gusto per ciò che è esagerato, l'amore per il rocambolesco, la passione per il sensazionalismo dei travestimenti, il brivido dell'imprevisto.
Questo tipo diseduzione si caratterizza come gusto della beffa, è intrisa di esibizionistica teatralità eappare come un gioco scaltro.
La vena popolare ha sempre ritratto il Don Giovanni come un eroe trasgressivo e impenitente, un personaggio privo di scrupoli, astuto, che sfida la morte invitandola a cena e che si ribella alle leggi della morale.
Gli artisti hanno molto amato la vitalità del suo desiderio e l'esuberanza dei suoi comportamenti, hanno amato il suo eroismo solare, la tracotanza ed il coraggio, la smania di protagonismo, il gusto della beffa, che però non portano a nessun senso di colpa. Il senso di colpa del nostro Don Giovanni appare del tutto scisso, cioè assente.
La psicologia analitica junghiana considera il dongiovannismo come uno dei possibili effetti del complesso materno, vale a dire, il figlio cerca inconsciamente la madre in ogni donna e non riesce a trovarla, poiché nessuna risulta alla sua altezza.
Una rappresentazione simbolica estremamente calzante alla psicologia del nostro personaggio è la figura del camaleonte, che riesce a difendersi nascondendo la sua reale identità. Don Giovanni possiede questa facoltà camaleontica che si manifesta soprattutto nell'arte inconscia di incarnare le proiezioni maschili della donna che deve sedurre, in sostanza è la facoltà di vestire i panni del gentiluomo ideale e dell'innamorato fedele, che la donna ingenua attende e sospira.
Come ci si risveglia da tutto cio? Mettendosi in contatto con l'inconscio. L'inconscio è il fattore creativo e trasformativo per eccellenza.»
Il film è basato sulla fiaba popolare russa La gallinella rossa (in particolare sulla versione americana del 1911 illustrata da Jessie Willcox Smith) e rappresenta la prima apparizione del personaggio di Paperino.
Una gallina è alla ricerca di qualcuno che la aiuti a piantare il suo mais. I suoi vicini Meo Porcello e Paperino sono però molto pigri e pur di non aiutarla fingono entrambi di avere il mal di pancia. Così la gallina è costretta a fare da sola con l'aiuto dei suoi pulcini. Arrivato il momento del raccolto, la gallina cerca nuovamente l'aiuto dei suoi amici al Club dell'Ozio (di cui sono gli unici membri), ma essi fingono di nuovo di star male; lei però li scopre quando le assi del loro club si spostano mostrandoli mentre si stringono la mano.
La gallina prepara allora una varietà di piatti a base di mais e si dirige verso Meo e Paperino per chiedere loro di aiutarla a mangiarli, ma i due stavolta fingono di avere mal di pancia non appena la vedono. Dopo che lei ha fatto la sua richiesta, però, "guariscono" miracolosamente, ma tutto ciò che ricevono è una bottiglia di olio di ricino.
Mentre la gallina e i suoi pulcini mangiano il mais da soli, Meo e Paperino si pentono di ciò che hanno fatto tirandosi calci a vicenda.
E hai ottenuto quello che volevi da questa vita, nonostante tutto? Sì. E cos’è che volevi? Potermi dire amato, sentirmi amato sulla terra.
*** Raymond CARVER, 1938-1988, scrittore e poeta statunitense, Il nuovo sentiero per la cascata. Poesie, traduzione di Riccardo Duranti, 1988, Minimum Fax, 2001.
Segnalato anche in 'digilander', qui https://it.wikipedia.org/wiki/Raymond_Carver
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C’era una volta un tempo in cui l’arte era ribellione.
I pittori spezzarono tutte le cornici.
L’arte rimase senza cornici.
E cadde a pezzi.
Scomparvero così anche i pittori.
È questo genere di favole che raccontano i fabbricanti di cornici.
*** Ivan KULEKOV, 1951, giornalista, scrittore, umorista bulgaro, traduzione di Danilo Manera, in www.iclab.it,qui
(...) Si chiama “Manifesto di Venezia”, e viene presentato nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice nella Giornata internazionale contro la violenza alle donne: è un decalogo di scrittura, di attenzione alla cronaca, di rispetto e cura della dignità della persona. Quello che ogni buon giornalista dovrebbe far di suo, sempre: ma così è detto e dichiarato, perché al contrario la cattiva stampa – anche e soprattutto involontariamente – può far molto male. Può rendere vittima due volte chi è stata sopraffatta dalla violenza maschile. (...)
*** Silvia GARAMBOIS, giornalista, Le parole e la violenza: la Carta dei giornalisti, 'strisciarossa', 23 novembre 2017