sabato 15 maggio 2021

#SPILLI / L'illusione dello 'sviluppo sostenibile' (Massimo Ferrario)

Crediamo di cavarcela con un aggettivo, per non affrontare il vero problema: che è un sostantivo. Parliamo di ‘sviluppo sostenibile’ per non parlare di ‘sostenibilità’.  

Se le nostre azioni economiche avessero per obiettivo primario e assoluto la ‘sostenibilità’  forse saremmo ancora in tempo per garantire a noi e al pianeta la sopravvivenza ecologica che oggi è drammaticamente compromessa. 
Ma per far questo dovremmo trasformare il nostro modello di vita: smontare la cultura che lo alimenta, ripulirci la mente consumistica, aprirci ad una visione più equilibrata, collaborativa e interdipendente, di noi e del mondo. Disinvestire e investire, riorientare professionalità e occupazione, accompagnare e formare verso nuovi settori e attività. Assumere stili di vita ben diversi dagli attuali.

Uno sforzo non immediato, ma globale e di lunga lena: che esige un impegno culturalmente ed economicamente rivoluzionario di tutti e di ciascuno. Accettabile solo se si prende consapevolezza, vera e profonda, che uno 'sviluppo infinito' non può essere 'sostenibile'. Perché non basta un aggettivo a 'contenere' un sostantivo se il sostantivo è sinonimo di suicidio

Uno 'sviluppo senza fine 'si chiama 'cancro'. E non esiste un 'cancro sostenibile'. 
O si elimina la causa del cancro (cellule che impazziscono moltiplicandosi all'infinito), o la sorte è segnata: è solo questione di tempo.

Non sarà, questo, un 'pensiero positivo': ottimistico, rassicurante e quindi alla moda. Ma proprio perciò potrebbe essere l'inizio di un 'pensare vero', dunque disturbante, e di un agire finalmente in opposizione all'attuale prassi. 
Un atteggiamento e un comportamento salutari. E, soprattutto, salvifici.

*** Massimo Ferrario, L'illusione dello 'sviluppo sostenibile', per Mixtura


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#VIGNETTE / Servizi segreti nei parcheggi degli autogrill (Natangelo)

NATANGELO, 1985
'il Fatto Quotidiano', 14 maggio 2021, via facebook, qui

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venerdì 14 maggio 2021

#SGUARDI POIETICI / Alzarsi (Primo Levi)

Sognavamo nelle notti feroci
Sogni densi e violenti
Sognati con anima e corpo:
Tornare; mangiare; raccontare.
Finché suonava breve sommesso
Il comando dell’alba:
    “Wstawàc”:
E si spezzava in petto il cuore.
Ora abbiamo ritrovato la casa,
il nostro ventre è sazio,
abbiamo finito di raccontare.
E’ tempo. Presto udremo ancora
Il comando straniero:
    “Wstawàc”.

*** Primo LEVI, 1919-1987, scrittore, poeta, testimone dei lager, scrittore, poeta, Alzarsi, 11 gennaio 1946, in 'il canto delle sirene', 16 luglio 2009, qui


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#QUADRI / Pini sul mare (Raffaello Gambogi)

Raffaello GAMBOGI, 1874-1943
facebook, 6 maggio 2021, qui

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#VIGNETTE / Ponte sullo Stretto (Stefano Rolli)

Stefano ROLLI
'il Secolo XIX', 12 maggio 2021, via facebook, qui

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giovedì 13 maggio 2021

#SGUARDI POIETICI / Al di là del finestrino (Massimo Salvadori)

Al di là del finestrino
c'è la luna
un lupo azzurro
un albero
la nebbia
la radice delle cose
qualcuno che mi osserva
che mi chiede che ore sono
sulla terra
dentro il treno
sotto il cielo che si specchia contro il vetro
stella dell'inverno che luccica lontana
dai luoghi da cui vengono i ricordi
notti e cose di cui sentiamo la mancanza
scintilla intermittente
silenziosa.

*** Massimo SALVADORI, poeta e insegnante, facebook, 15 dicembre 2020, qui


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#EX LIBRIS / Politici camaleonti (Javier Cercas)

«A me tutti i politici sembrano attori» afferma Vivales. 
«E lo sono» dice Campà, lasciando sul tavolo il suo bicchiere di whisky ancora a metà. «Ma non tutti sono bravi quanto lei. Quella donna è un camaleonte. Se parla a una radio di destra, sembra di destra; se parla a una radio di sinistra, sembra di sinistra; e se parla a una radio di semiconvittori, sembra una semiconvittrice. Ecco la nostra sindaca: una serie di maschere. La domanda è cosa c’è dietro tutte quelle maschere. E la risposta è niente: le maschere che nascondono la sua faccia sono la faccia autentica. Quella donna ha meno convinzioni di una zanzara; l’unica cosa in cui crede è accumulare potere. A Machiavelli sarebbe piaciuta da morire.» 
«Forse è per questo che ama tanto dire che destra e sinistra non esistono» azzarda Puig. 
«Esatto» annuisce Campà. «Dire che la destra e la sinistra non esistono è come dire che non esistono il nord e il sud: o si è disorientati o si cerca di disorientare. E nel caso della sindaca, non c’è dubbio: cerca di disorientare. Non ho mai visto un politico con una simile abilità di dire sempre quello che il suo pubblico si aspetta di sentire. Quella donna sa quello che la gente vuole prima che la gente sappia quello che vuole. Basta vedere come ha fatto a diventare sindaca.»

*** Javier CERCAS, scrittore spagnolo, Indipendenza, Guanda, 2021, traduzione di Bruno Arpaia


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#VIGNETTE / Conte, anno 2060 (Natangelo)

 

NATANGELO, 1985
'il Fatto Quotidiano', 12 maggio 2021, via facebook, qui

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mercoledì 12 maggio 2021

#VIGNETTE / Gerusalemme, di chi è la terra? (Mauro Biani)

Mauro BIANI
'la Repubblica', 11 maggio 2021, via facebook, qui

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#SGUARDI POIETICI / Mi fermo un momento a guardare (Roberto Roversi)

Non correre. Fermati. E guarda. Guarda con un solo colpo dell’occhio
la formica vicino alla ruota dell’auto veloce
che trascina adagio adagio un chicco di pane
e così cura paziente il suo inverno.

Guarda. Fermati. Non correre.
Tira il freno alza il pedale
abbassa la serranda dell’inferno.

Guarda nel campo fra il grano
lento e bianco il fumo di un camino
con la vecchia casa vicina al grande noce.
Non correre veloce. Guarda ancora.
Almeno per un momento.

Guarda il bambino che passa tenendo la madre per mano
il colore dei muri delle case
le nuvole in un cielo solitario e saggio
le ragazze che transitano in un raggio di sole
il volto con le vene di mille anni
di una donna o di un uomo venuti come Ulisse dal mare.

Fermati. Per un momento. Prima di andare.
Ascoltiamo le grida d’amore
o le grida d’aiuto
il tempo trascinato nella polvere del mondo
se ti fermi e ascolti non sarai mai perduto.

*** Roberto ROVERSI, 1923-2012, poeta, giornalista, libraio, Mi fermo un momento a guardare, poesia inedita gentilmente regalata al Centro Antartide e distribuita in via Rizzoli a Bologna, in occasione della Giornata Mondiale della Lentezza, lunedì 15 gennaio 2012, in 'robertoroversi.it, qui


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#SCRITTE / In questi laboratori

Punto vaccinale Covid, Ospedale San Giovanni di Dio, Frattamaggiore (NA)
facebook, 11 aprile 2021, qui

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martedì 11 maggio 2021

#SGUARDI POIETICI / Cucivi (Vivian Lamarque)

Cucivi così bene,
e saldamente, come
col fil di ferro.
I miei punti invece
tu andata, non tengono
niente, sbaglio spolette,
imbastiture, gli aghi
cadono i nodi si snodano
i bottoni appena attaccati
si staccano gli orli
ondeggiano,
come scuoteresti la testa.
Tu andata mi si è scucito
il guardaroba, il mondo.

*** Vivian LAMARQUE, 1946, poetessa, scrittrice e giornalista, Cucivi, da Madre d’inverno, Mondadori, 2016, in 'il canto delle sirene', 9 maggio 2021, qui

Vincent Van Gogh, Donna che cuce, 1881

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#SCRITTE / Educa donne libere

dalla rete

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#VIGNETTE / Mi racconti una favola? (Fabio Magnasciutti)

Fabio MAGNASCIUTTI
facebook, 6 maggio 2021, qui

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lunedì 10 maggio 2021

#SGUARDI POIETICI / Solo nella bellezza altrui (Adam Zagajewski)

Solo nella bellezza altrui
vi è consolazione, nella musica
altrui e in versi stranieri.
Solo negli altri vi è salvezza,
anche se la solitudine avesse sapore
d’oppio. Non sono un inferno gli altri,
a guardarli il mattino, quando
la fronte è pulita, lavata dai sogni.
Per questo a lungo penso quale
parola usare: se lui o tu.
Ogni lui tradisce un tu, ma
in cambio nella poesia di un altro
è in fedele attesa un dialogo pacato.

*** Adam ZAGAJEWSKI, 1945, poeta ucraino, Solo nella bellezza altrui, traduzione di Krystyna Jaworska, da Dalla vita degli oggetti, in Poesie 1983-2005, Adelphi, 2012, citato in 'poesia in rete', 8 maggio 2021, qui


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#RACCONTId'AUTORE / In fondo al letto (Dino Buzzati)

Non è così futile come parrebbe la questione del fondo del letto. Vi ricordate da bambini? A quell’epoca si aveva una curiosità straordinaria. Poter conservare la stessa curiosità per una ventina di anni e si diventerebbe la persona più erudita di questo mondo. Certe sere, a quei tempi, entrati che si era nel letto, con la luce ancora accesa, ci si ficcava completamente sotto le coperte e strisciando tentavamo di esplorare le negre cavità più profonde, là dove dormendo si tengono i piedi e anche più avanti. Ivi sono le massime tenebre senza remissione, così fisse e totali che ci spaventavamo. Che cosa c’era laggiù in fondo? Smisurate caverne? Una porticina segreta che immetteva nel giardino del re? Un drago addormentato? E aveva realmente un termine la cavità? (Questo era il pensiero più inquietante.) Oppure non si sarebbe mai riusciti a raggiungere la fine e, avventurandoci troppo, avremmo rischiato di non poter tornare più indietro? Appena sprofondati nel buio, tutto il rimanente, la casa, i genitori, la scuola, la bicicletta diventavano estremamente lontani. Si era all’estero, senza esagerazioni. Qualche volta, per esserci spinti molto addentro nell’abisso, veniva il batticuore. In quel buio cavernoso tutto era possibile. A un certo punto per la mancanza di aria ci prendeva l’affanno. Si aveva quasi l’impressione che dal fondo della spelonca gli spiriti muovessero verso di noi. Con ansia si risaliva, dopo complicati contorcimenti, in direzione della presunta luce.

*** Dino BUZZATI, 1906-1972, giornalista, scrittore, pittore, drammaturgo, librettista, poeta, In fondo al letto, da In quel preciso momento, 1950, Mondadori, 2013


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#VIGNETTE / Mi scusi, saprebbe dirmi dove si trova la mafia? (Umberto Romaniello)

Umberto ROMANIELLO
facebook, 9 maggio 2021, qui

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domenica 9 maggio 2021

#SGUARDI POIETICI / La tua mano, ricordi? (Marcello Comitini)

La tua mano, ricordi? ha afferrato il coltello
ha seguito la traccia delle mie vene
ha lasciato scorrere il sangue.
Sono passati anni. E forse meno di quanti
il mio dolore crede.
Sono ancora viva. Ti ricordi di me?
Il tempo passa ma la vanità resiste,
guarda allo specchio, non si ammira,
annega nel suo stesso sguardo.
Guarda il tempo e il tempo è immobile
come un gabbiano nell’azzurro.
Le nuvole che passano sono di un altro cielo
quello che provo a dimenticare:
lo specchio
che i miei occhi non vogliono vedere.
Le mani corrono al volto,
non sentono le rughe ma un sorriso mesto
tradisce la cecità della speranza.

*** Marcello COMITINI, poeta, da Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020, in 'poesia in rete', 4 maggio 2021, qui


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sabato 8 maggio 2021

#SGUARDI POIETICI / I brevi istanti (Adam Zagajewski)

Quei brevi istanti
Che si verificano così raramente —
Sarebbe questa la vita?

Quei pochi giorni
In cui ritorna la chiarità —
Sarebbe questa la vita?

Quei momenti in cui la musica
Riacquista la propria dignità —
Sarebbe questa la vita?

Quelle rare ore
In cui l’amore trionfa —
Sarebbe questa la vita?

*** Adam ZAGAJEWSKI, 1945, poeta ucraino, I brevi istanti, da La vera vita, 2019, in Guarire dal silenzio, Mondadori, traduzione di Marco Bruno, in 'il canto delle sirene', 4 maggio 2021, qui


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venerdì 7 maggio 2021

#SGUARDI POIETICI / Disassuefazione (Erich Fried)

Non devo uccidere
non devo tradire
Questo lo so
Devo imparare ancora una terza cosa:
Non devo abituarmi

Perché se mi abituo
tradisco
quelli che non si abituano
perché se mi abituo
uccido quelli che non si abituano
al tradire
e all’uccidere
e all’abituarsi

Se mi abituo anche solo all’inizio
inizio ad abituarmi alla fine

*** Erich FRIED, 1921-1988, poeta austriaco, Disassuefazione, da Widerstand, Verlag Klaus Wagenbach, 2018, traduzione di Daria De Pellegrini, in 'internopoesia', 4 maggio 2021, qui


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Testo originale (ENTWÖHNUNG)

Ich soll nicht morden
ich soll nicht verraten
Das weiß ich
Ich muß noch ein Drittes lernen:
Ich soll mich nicht gewöhnen

Denn wenn ich mich gewöhne
verrate ich
die die sich nicht gewöhnen
denn wenn ich mich gewöhne
morde ich
die die sich nicht gewöhnen
an das Verraten
und an das Morden
und an das Sich-gewöhnen

Wenn ich mich auch an den Anfang gewöhne
fange ich an mich an das Ende zu gewöhnen

#SPOT / Un medico dall'India

via whatsapp

"Il distanziamento sociale è un privilegio. Significa che tu vivi in una casa grande abbastanza da poterlo praticare. 
Lavarsi le mani è pure un privilegio. Significa che hai accesso all'acqua corrente. 
Gli igienizzanti per le mani sono un privilegio. Significa che hai soldi per comprarteli. 
I lockdown sono dei privilegi. Significa che ti puoi permettere di stare a casa. 
La maggior parte dei modi per tenere a bada il coronavirus sono accessibili solo per i ricchi. 
In sostanza, una malattia che è stata diffusa dai ricchi nei loro voli attorno al mondo ora ucciderà milioni di poveri. 
Tutti noi che pratichiamo il distanziamento sociale e ci siamo imposti il lockdown dobbiamo apprezzare quanto siamo privilegiati. Molti indiani non possono fare nessuna di queste cose."

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#VIGNETTE / Politico e imprenditore (Mauro Biani)

Mauro BIANI,  1967
'L'Espresso', 2 maggio 2021, via facebook, qui

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giovedì 6 maggio 2021

#SGUARDI POIETICI / Dove siamo, qui (Massimo Salvadori)

Dove siamo, qui
in questa distrazione?
Bello questo cielo
bella questa vita
da qualche parte
sono certo
resta ancora luce.

*** Massimo SALVADORI, insegnante e poeta, facebook, 4 maggio 2021, qui


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#SENZA_TAGLI / Non ero più libero, ero ignorante (Errico Buonanno)

Sono nato nel 1979. Quando ero alle elementari, senza problemi, con assoluta naturalezza, si usavano alcune parole. Precise, quotidiane. Io me le ricordo bene.
Quando qualcuno faceva qualcosa di goffo, o di stupido, noi bambini degli anni ‘80 dicevamo quanto segue: “Oh, ma che sei mongoloide?” Così dicevamo.
Oh, no, non era una cosa da bambini. Ricordo che la mia maestra (persona splendida, vivace, progressista) faceva uno scherzo. Quando un bambino sbagliava gli diceva: “Bravo, hai vinto il mongolino d’oro”. E noi a ridere.
Altre volte si usavano varianti. Per esempio, si diceva: “Oh, ma che sei spastico?”, “Oh, ma che sei handicappato?” Oppure si mimava: si facevano gli occhi storti, si storpiava la faccia, si torcevano le mani. 
Per carità, non c’entravano le intenzioni: nessuno di noi avrebbe pensato di far male o di discriminare. Macché. Era un modo di dire, così, era uno scherzo, era costume.

Ecco. Ho scritto tutto questo con fatica. L’ho scritto forzando la mano, tanto queste parole mi sembrano oggi vigliacche, becere, incivili. Mai oggi le userei, mai sopporterei che le dicessero i miei figli. Ma il fatto strano è che... beh, non mi sento meno libero per questo. Non ho mai pensato che fosse intervenuta la censura. Ho capito, ho ragionato, ha ragionato tutta la società. E la società ha fatto quello che dovrebbe fare sempre: un passo avanti. 
Perché non ero più libero allora: ero ignorante. E se facessi una battaglia per la libertà di usare il termine “spastico” o “mongoloide” (ma così, eh, per scherzo, senza intenzione) non sarei più libero oggi. Sarei, credo, stronzo.

*** Errico BUONANNO, 1979, giornalista e scrittore, facebook, 5 maggio 2021, qui


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#VIGNETTE / Anche da destra un testo sull'omofobia (Stefano Rolli)

Stefano ROLLI
facebook, 5 maggio 2021, qui

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mercoledì 5 maggio 2021

#SGUARDI POIETICI / Per entrare in un abbraccio (Manuela Toto)

Per entrare in un abbraccio
bisogna restringersi,
farsi piccoli.
E sentirsi soli.
Soli e mancanti.
E poi incastrarsi per bene
l'uno con l'altro.
Incastrare il poco che sono io 
con il poco che sei tu.
Ed è proprio un bell'incastro.

*** Manuela TOTO, psicologa, counselor, da Sotto le scale, Tabula Fati, 2020

Anna Parini, 1984
Promessa di un abbraccio
calendario 'Internazionale', dicembre 202o

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#MOSQUITO / Resilienza, il pericolo di un termine alla moda (Andrea Colamedici e Maura Gancitano)

Ci sono espressioni che entrano nel linguaggio comune e che inizi a usare senza domandarti più quale sia il loro reale scopo e quanto, di conseguenza, ti influenzino. Una delle più diffuse e pervasive è la parola ‘resilienza’, considerata dai più come la panacea di ogni male e la via d’uscita perfetta dai nostri tempi oscuri, complessi e faticosi.
Bisogna impadronirsi della propria esistenza, non farsi sovrastare dagli avvenimenti, riuscire ad affrontare qualunque situazione spiacevole. 
Eppure, a guardarlo bene, il concetto di resilienza, così come viene di solito applicato, è la perfetta negazione di questi consigli.
Si tratta, infatti, di un termine mutuato inizialmente dall’ingegneria che ha attraversato la biologia, l’informatica, l’ecologia, la psicologia e che negli ultimi anni ha finito con il descrivere la capacità di resistere agli urti, di tornare a se stessi dopo aver vissuto un trauma o una deformazione. Come i metalli che subiscono manipolazioni ma poi tornano uguali a come erano prima, così devi fare anche tu. 
Come gli Sbullonati, quei pupazzetti degli anni Novanta ai quali si infliggevano sadicamente crash test e torture terribili, perché tanto tornavano sempre come prima (pezzo più, pezzo meno), così anche tu dopo ogni ko devi tornare in piedi.

L’idea malsana in questa interpretazione più diffusa del termine è quella di dover tornare a tutti i costi e il più in fretta possibile a una situazione di benessere. Adottarla senza spirito critico rischia di farci assorbire altre istanze: il rifiuto del dolore, della fatica, la mancata volontà di vivere la notte oscura, lo sforzo e l’incapacità di imparare a stare nelle difficoltà. La spinta a non concedersi mai uno spazio di buio e di oscurità: essere resilienti costringe a calcare perennemente il palcoscenico dell’esistenza senza potersi mai permettere il lusso di restare in disparte, di essere inefficienti, imperfetti, rotti. Perché il dolore non deve necessariamente diventare un dono da trasformare.
Talvolta, deve restare dolore, anche e soprattutto perché fa male. Non bisogna mostrarsi sempre più forti delle circostanze, adattabili a tutto, traslando un concetto del mondo fisico in un ideale morale verso cui slanciarsi.
Essere resilienti spesso rappresenta il desiderio che tutto ritorni a un mondo senza problemi, e non offre concrete azioni da compiere per cambiare le cose nel presente.
Il problema è che questo atteggiamento porta, alla fine, a rendersi funzionali al mondo, che può così masticare e scaricare ciò che sei senza rischi e rimorsi: tanto sei resiliente, sai trarre il meglio da ogni cosa. Nulla ti tocca davvero.
E così, a forza di assecondare i colpi della vita, a forza di fingere un piglio stoico senza esserlo davvero, come resiliente diventi semplicemente impotente. Sempre più bravo a rialzarti dopo la caduta. Fa bene, invece, fissare il suolo.
Come spiegano Evans e Reid in Resilient Life, la resilienza è parte del passaggio politico fondamentale da regime liberista a regime neoliberista; un nuovo fascismo con implicazioni disastrose e antiumaniste.

*** Andrea COLAMEDICI e Maura GANCITANO, filosofi, editori di Tlon, Prendila con filosofia. Manuale di fioritura personale, HarperCollins, 2021. Anche in facebook, 1 maggio 2021, qui


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#HUMOR / Livello di letteratura

via whatsapp

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#VIGNETTE / Maxi-assembramento per festeggiare lo scudetto (Natangelo)

NATANGELO,  1985
'il Fatto Quotidiano', 4 maggio 2021, via facebook, qui

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martedì 4 maggio 2021

#SGUARDI POIETICI / Proposta di modifica (Erri De Luca)

C’è il verbo snaturare, ci dev’essere pure innaturare,
con cui sostituiscono il verbo innamorare
perché succede questo: che risento il corpo,
mi commuove una musica, passa corrente sotto i polpastrelli,
un odore mi pizzica una lacrima, sudo, arrossisco,
in fondo all’osso sacro scodinzola una cosa che s’è persa.
Mi sono innamorato: è più leale.
M’innaturo di te quando t’abbraccio.

*** Erri DE LUCA, 1950, scrittore e poeta, Proposta di modifica, rivista “Poesia”, n. 241, settembre 2009, segnalato in 'internopoesia', 3 maggio 2021, qui

Rodolfo Ledel, 1939
pittore brasiliano

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#HUMOR / Papà, cos'è un uomo?

facebook, 3 maggio 2021, qui

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#SENZA_TAGLI / Vaccini, bandiera bianca (Marco Cattaneo)

Ore 8.15, bar fuori dalla scuola, tavolini all’aperto.

A tre passi da me un signore non altrimenti identificato tiene comizietto in vernacolo spinto.
- No, io me so’ fatto ‘a strazeneca, ma mejo così. Perché so’ quelli più classici, diciamo. Pfizzer (testuale) cià l’ere ene a, che ce modifica er nostro, de ere ene a. M’aa ddetto ‘n’amica mia che ce lavora, dentro le commissioni.

Signora molto preoccupata, sospirando, chiede: “E che fa?” 
- Aaah, nun se sa. ‘O sapremo tra trenta o quarant’anni.

Sospiri degli astanti.

Ora, al di là della preoccupazione di un manipolo di ultra settantenni per gli effetti a quarant’anni del vaccino sul loro ere ene a, io - ve lo dico - ho alzato bandiera bianca.

Se rinasco, apro un banco del pesce al mercato. Senza ere ene a.

*** Marco CATTANEO, direttore di Le Scienze,  Mind, National Geographic Italia, facebook, 3 maggio 2021, qui


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#VIGNETTE / Vaccinazione (Silver)

SILVER (Guido Sivestri)
facebook, 2 maggio 2021, qui

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lunedì 3 maggio 2021

#SGUARDI POIETICI / Una raffica (Leonid Martynov)

E chissà perché
di nuovo il mondo
cadde in disgrazia:
guizzò un turbine saturo di polvere,
come se, stringendo ali d’acciaio,
guizzasse una squadriglia, e con un sordo
urlo scomparve dietro l’orizzonte,
si inginocchiò la segale nei campi,
ma si raddrizzò, non senza sforzo,
gemettero le spighe traboccanti,
e l’equilibrio
fu ristabilito.

*** Leonid MARTYNOV, 1905-1980, poeta russo, Una raffica, da Nuovi poeti sovietici, Einaudi, 1961, traduzione di Angelo Maria Ripellino, in 'il canto delle sirene', 3 maggio 2021, qui


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#QUADRI / Tomás Sánchez

Tomás Sánchez, 1948 
artista cubano

* * *

Tomás Sánchez, 1948 
artista cubano

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Tomás Sánchez, 1948 
artista cubano


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#VIGNETTE / 1^ maggio 2021 (Vauro)

VAURO
facebook, 30 aprile 2021, qui

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domenica 2 maggio 2021

#SGUARDI POIETICI / Fuoco tenebroso (Antonio Requeni)

Chi ha bisogno che io scriva?
Tuttavia è bello
vivere per la bellezza, avvicinarsi
al fuoco tenebroso in cui ardono
la festa e il mistero della vita.
Anche se non importa a nessuno.
Brilla nella notte il verso
bello e indifeso
come un corpo nudo.

*** Antonio REQUENI, 1930, giornalista e scrittore argentino, Fuoco tenebroso, da Linea d'ombra, 1986, in 'il canto delle sirene', 10 marzo 2021, qui


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#VIDEO / La vacinada (Checco Zalone e Helen Mirren)

LA VACINADA
Checco ZALONEe Helen MIRREN
video, 3'01''

La Vacinada ed è il nuovo tormentone di Checco Zalone. Lo showman e comico pugliese ha pubblicato a sorpresa sul suo account Facebook il videoclip ufficiale del brano, dove interpreta il ruolo di un uomo d’arte, Oscar Francisco Zalon, che sfreccia a bordo di una spider per le strade del Salento. Proprio dalle sue scorribande, Zalone incontra una compagna di avventure d’eccezione: l’attrice premio Oscar Helen Mirren, da sempre innamorata della Puglia, dove ha acquistato una casa. 

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#MOSQUITO / Quando il soggetto di prestazione è vittima e carnefice (Byung-Chul Han)

Il soggetto di prestazione è libero dall’istanza esterna di dominio, che lo costringerebbe a svolgere un lavoro o semplicemente lo sfrutterebbe. È lui il signore e sovrano di se stesso. Egli, dunque, non è sottomesso ad alcuno se non a se stesso. In ciò si distingue dal soggetto d’obbedienza. Il venir meno dell’istanza di dominio non conduce, però, alla libertà. Fa sí, semmai, che libertà e costrizione coincidano. Cosí il soggetto di prestazione si abbandona alla libertà costrittiva o alla libera costrizione volta a massimizzare la prestazione. L’eccesso di lavoro e di prestazione aumenta fino all’auto-sfruttamento. Esso è piú efficace dello sfruttamento da parte di altri in quanto si accompagna a un sentimento di libertà. Lo sfruttatore è al tempo stesso lo sfruttato. Vittima e carnefice non sono piú distinguibili. Questo carattere autoreferenziale genera una libertà paradossale che, in virtú delle strutture costrittive a essa connaturate, si rovescia in violenza. Le malattie psichiche della società della prestazione sono appunto le manifestazioni patologiche di questa libertà paradossale.

*** BYUNG-CHUL  Han, 1959, filosofo e docente coreano residente in Germania, La società della stanchezza, Nottetempo, 2020


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#VIGNETTE / Calendarizzato il ddl Zan (Mauro Biani)

Mauro BIANI,  1967
'la Repubblica', 29 aprile 2021, via facebook, qui

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sabato 1 maggio 2021

#SGUARDI POIETICI / Non sono di nessuno (Valerio Magrelli)

Non sono di nessuno
le terrazze condominiali.
Vi si lasciano i panni
ad asciugare
i panni del deserto.
Sono alto piani vasti
vasti e disabitati
abbandonati ad un infanzia aerea.

*** Valerio MAGRELLI, 1957, poeta, scrittore, saggista, Non sono di nessuno, in Maurizio Cucchi, a cura di, La grande poesia, Magrelli, La Repubblica, 2021


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#VIGNETTE / Love story tra Conte e Letta (Natangelo)

NATANGELO,  1985
'il Fatto Quotidiano', 30 aprile 2021, via facebook. qui

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venerdì 30 aprile 2021

#SGUARDI POIETICI / A tarda ora è bene illuminare (Massimo Salvadori)

 A tarda ora è bene illuminare 
quello che ci resta di più certo 
anche solo un angolo di casa
perché se ne accorga chi ritorna con fatica 
e anche da lontano veda che c'è vita                    
quanto a lungo sei restato sveglio 
ad aspettare.

*** Massimo SALVADORI, insegnante e poeta, facebook, 29 aprile 2021, qui


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SPILLI / Preghiera della Gestalt, però non siamo biglie (Massimo Ferrario)

Circola da tempo sul web la cosiddetta "Preghiera della Gestalt" di Fritz Perls. (*)
Eccola:


Fritz Perls (1893-1970) è stato un grande psicoterapeuta tedesco naturalizzato statunitense, che ha elaborato la Gelstalt-Therapie. 

Non mi permetto di entrare nel merito dei suoi lavori, che hanno influenzato tanta parte della psicologia e della psicoterapia contemporanea. 

Mi limito a esprimere il mio dissenso, netto e convinto, sulle poche righe sopra riportate. 
So che quando ci si concentra su un estratto, specie se di un grande autore, si rischia il travisamento, riducendo la complessità di un pensiero, soprattutto quando ampio e anche utilmente provocatorio, in sintesi forzate e semplicistiche: come si dice volgarmente, pur senza volerlo, può capitare che nella interpretazione venga attivato il meccanismo che 'impicca' l'autore alla radicalità di poche sue frasi. 
Però questo breve brano pare sufficientemente chiaro, netto e compiuto per suscitare un commento critico. 

Lo leggo e mi nasce immediata un'immagine: non di due esseri umani (cui qui ovviamente si allude), ma di due biglie disposte su un piano. 
Ognuna è separata e si muove per sé stessa: ambedue possono incontrarsi, oppure no. Nessuna attesa reciproca, nessun influenzamento reciproco. E comunque, se per avventura avviene l’incontro, com'è logico che possa accadere se qualcuno sospinge le biglie in direzione contraria, quel che ne scaturisce è un contatto: non una relazione. Un incontro meccanico, del tutto in-umano: dove conta la materialità fisica, non la sensibilità emozionale di una psiche che non c’è. 

Se con questa evocazione si vuole sottolineare il rispetto reciproco per le decisioni che gli esseri umani assumono nel corso della vita, evitando intromissioni e manipolazioni (anche e soprattutto intenzionate a fin di bene) nelle rispettive esistenze, ci sto: da sempre penso che troppo spesso ci facciamo male anche quando (soprattutto quando) pensiamo di volerci fare del bene.
È scontato che rispetto è non esercitare un potere che oggettiva l’altro. 
Rispetto è non creare riconoscenza/dipendenza, anche affettiva, che limita la libertà dell'altro, di fatto sottomettendolo. 
Rispetto è non pretendere onnipotentemente di cambiare l'altro, a misura delle nostre aspettative.

Ma che ognuno abbia il diritto/dovere di interagire con l'altro, così necessariamente influenzandolo senza per questo coartarne la libertà, nel momento in cui sente desiderio di farlo anche in base alle pulsioni umane che ci fanno, appunto, umani, mi sembra un assunto assolutamente da preservare. 
Le biglie non provano sentimenti: gli esseri umani, sperabilmente, sì. 
Le biglie possono disinteressarsi del comportamento reciproco: gli esseri umani si incontrano e non si incontrano anche in base alle legittime scelte, che liberamente compiono, di attrazione e repulsione. 
Le biglie non corrono in soccorso: gli esseri umani dovrebbero. Tanto che quando non lo fanno, voltando la testa dall'altra parte, sono oggetto di sana critica, che li richiama, se non al senso umano, almeno al senso di civile convivenza. 

Temo che il testo sopra riportato non sia un 'preghiera', se si intende per preghiera qualcosa che si invoca come augurabile che accada. Ma sia invece, da tempo e oggi più che mai, la fredda registrazione di ciò che avviene e si moltiplica ogni giorno.
Le 'relazioni', non solo per la dominanza ormai crescente della dimensione virtuale (che tra l'altro è realtà concreta tanto quanto quella fisica), sono quotidianamente degradate a 'contatti'. Perdono lo stato, più o meno stabile, di ‘interazione prolungata’, assimilabile alla dinamica di un 'film' (un ‘processo’ in divenire), in cui più persone investono eros, a tassi di affettività/intimità diversi, ingaggiandosi reciprocamente in uno stare insieme che vada oltre il presente. E lasciano il posto, in prevalenza, ai ‘contatti’: che sono 'fotogrammi' (istanti di per sé compiuti), non necessariamente connessi in una storia e legati da un senso e da un fine. 
È così che il rapporto, profondo e significativo, cede all’attimo, breve, superficiale, provvisorio, casuale: all'insegna dell''oggi qui, domani là' e dell''oggi con te, domani chissà'. 

Forse dovremmo riflettere su questo processo di deriva che ci sta accompagnando: i contatti non ci bastano per essere umani. 
Non siamo monadi autosufficienti. 
Ci servono relazioni: anche non definitive, anche revocabili, ma vive, intense e vitali, almeno per il tempo della loro durata, nelle quali i soggetti giochino con deciso coinvolgimento la loro parte mettendo se stessi (corpo e psiche) dentro una dinamica di libero e rispettoso influenzamento reciproco. 
Pregare di diventare biglie mi sembra il massimo della perversione.

*** Massimo Ferrario, Preghiera della Gestalt, non siamo biglie, per Mixtura. Su Fritz Perls, vedi qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Fritz_Perls; sulla Preghiera della Gestalt vedi qui

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