giovedì 8 agosto 2019

#SENZA_TAGLI / Il furto del nome di una donna (Michela Murgia)

L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore
perché ha guardato l'umiltà della sua serva
d'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
e santo è il suo nome
Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono
Ha spiegato la potenza del suo braccio
Ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore
Ha rovesciato i potenti dai troni
Ha innalzato gli umili
Ha ricolmato di beni gli affamati
Ha rimandato i ricchi a mani vuote
Ha soccorso Israele suo servo
ricordandosi della sua misericordia
come aveva promesso ai nostri padri
ad Abramo e alla sua discendenza per sempre
(La Vergine Maria, Vangelo di Luca, 1,46-55)

Questi giorni di vergogna saranno studiati sui libri di storia.
Per la disumanità, per l'odio organizzato contro l'umile, l'affamato, il debole, il perseguitato, l'emarginato che cerca giustizia. Per la gara a chi aveva la pensata più crudele. Per la pavididità dei complici di quell'odio, quelli che "ho votato, ma mi dissocio", quelli che uno stipendio da parlamentare vale più delle vite umane che avete condannato a morire in acqua, più della libertà di dissentire che avete condannato a morire in terra, più di tutta la storia che state sporcando.
Finché avremo fiato combatteremo questa legge e la vostra disumana visione del mondo e alla fine renderete conto di ogni cosa:
dei morti in mare, della persecuzione della solidarietà, delle cariche della polizia contro chi protesta, del razzismo tornato senza più vergogna, del paese diviso e pieno di rabbia, dei soldi rubati e della paura delle persone alle quali invece che dare serenità avete venduto armi da puntare contro ogni diverso.

Quel giorno, ne sono convinta, renderete conto anche del furto del nome di una donna, Maria, che l'unica volta che ha parlato del suo Dio nel Vangelo lo ha fatto per dire da che parte stava: quella degli ultimi, mai quella di chi li perseguita.

*** Michela MURGIA, 1972, scrittrice, facebook, 7 agosto 2019, qui

immagine di Mauro Biani, 6 agosto 2019, facebook, qui

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#VIGNETTE / Tutto bene, signore illustrissimo? (Antonio Cabras)

Antonio CABRAS
facebook, 6 agosto 2019, qui

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mercoledì 7 agosto 2019

#FILASTROCCHE / Paura e coraggio (Germana Bruno)

Se a tutti dici “mica son scemo,
non ho paura, nulla io temo”
ascolta me, abbi pazienza,
non è coraggio, bensì incoscienza.
Non è da sciocchi aver paura,
nel superarla sta la bravura
ed è coraggio viverci insieme
se, pur presente, non ti trattiene,
non condiziona scelte ed azioni,
non ti sovrasta e tu la domi.
Hai gran coraggio se tu ogni giorno,
con la paura ed il vuoto attorno,
vivi e combatti per quello in cui credi
e in fondo al buio la luce tu vedi.
È di ogni uomo la paura essenza
ed il coraggio non sta nella sua assenza,
fa’ che il coraggio vinca la paura,
abbraccia il nuovo e affronta ogni avventura.


*** Germana BRUNO, insegnante e scrittrice, Paura e coraggio, facebook, 20 luglio 2019, qui


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#HUMOR / E' un po' come quando

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#SCRITTE / La bibbia e il kamasutra

via facebook, 15 luglio 2019, qui

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#SGUARDI POIETICI / Un fresco castagneto (Maria Luisa Spaziani)

Sarebbe, il mondo, un fresco castagneto
se tutto mi guardasse coi tuoi occhi.
Marroni, intensi, laghetti dorati
ai raggi dolcemente declinanti.

Così gli occhi degli angeli, castagne
che hanno perso il riccio. Il Paradiso
è quella svestizione, ogni segreto
è arrivare al cuore.

***Maria Luisa SPAZIANI, 1923-2014, poetessa, Un fresco castagneto, edizioni Il bulino, 1999 (con due incisioni di Carlo Guarienti), in 'il canto delle sirene', 29 luglio 2019, qui


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#MOSQUITO / Meritocrazia, finché non tornano in Italia (Ferruccio De Bortoli)

Maria Grazia Roncarolo è professoressa di pediatria e medicina. Sposata, due figli. È di Torino (1956), dove si è laureata. Dopo essere stata per otto anni negli Stati Uniti, è rientrata in Italia, nel 2007, per lavorare al San Raffaele di Milano, di cui è diventata direttore scientifico. Anni intensi. Gli studi d’avanguardia su staminali e terapia genica anche grazie a Telethon. Poi è tornata negli Stati Uniti. Il suo Paese non ha fatto nulla per trattenerla, nonostante sia una delle scienziate più apprezzate al mondo. Ora è docente a Stanford, in California, co-director dell’Institute for Stem Cell Biology and Regenerative Medicine. «Il talento italiano», dice, «è straordinario. Gli esempi di impegno e successo sono numerosissimi. Scienziati, bioingegneri, medici, ma anche, qui nella Silicon Valley, tanti imprenditori, manager, innovatori. La loro reputazione è elevata. Siamo trattati con grande rispetto. Gli americani ci riconoscono doti di intelligenza creativa, flessibilità, capacità di adattarci al cambiamento. Ma mi domando perché ci debba essere tanta differenza nella valorizzazione dei talenti tra i due Paesi. L’Italia ha investito su tanti bravi ragazzi e poi li lascia andare via così?» 

Nei suoi anni in Italia, Maria Grazia Roncarolo ha avuto numerosi allievi. «Bravissimi, ma nessuno è rimasto. Se ne sono andati via tutti. Chi qui negli Stati Uniti, chi in Germania o nel Regno Unito. In Italia il significato della espressione brain power è totalmente sconosciuto. Le conseguenze di questo esodo si vedranno, drammaticamente, tra dieci anni. Vuole sapere però che cosa mi stupisce di più e un po’ mi addolora?» Mi dica, professoressa. «Le stesse persone di cui le ho parlato, quando tornano nel loro Paese, sono meno rispettose del merito di quanto non lo siano qui, negli Stati Uniti. E anche meno attente all’educazione civica. È come se regredissero, come se si sentissero meno obbligate. La nostra generazione, purtroppo, non sente il Paese come proprio. Non gli appartiene. Si ritiene ospite e appena può se ne torna all’estero dove ricomincia a comportarsi meglio.»

*** Ferruccio DE BORTOLI, 1953, giornalista e saggista, già direttore di 'Corriere della Sera' e 'Il Sole 24 ore', Ci salveremo. Appunti per una riscossa civica, Garzanti, 2019


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#VIGNETTE / Non riesco a odiare più di così (Mauro Biani)

Mauro BIANI, 1967
'L'Espresso', 5 agosto 2019, via facebook, qui

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martedì 6 agosto 2019

#SPILLI / Sperando che almeno i nipotini si vergognino di noi (Massimo Ferrario)

Se noi oggi, in Italia e non solo, non ci vergogniamo di noi stessi, per ciò che sta accadendo (cioè: che permettiamo che accada, come per il decreto 'sicurezza bis'), non ci resta che sperare che almeno i nostri nipotini, quando saranno in età da ragione, possano vergognarsi dei loro nonni. 

Se questo non avverrà, significherà che la pre-barbarie in cui già siamo avrà perso il prefisso. 

Ma, in questo malaugurato caso, la perdita peggiore, tragica e irrimediabile, sarà la consapevolezza dello stato di collasso civile in cui le future generazioni si troveranno a sopravvivere. 

Sarà barbarie inconscia. 
E mancherà la sola precondizione per provare a sfuggirle: la coscienza (guardare in fretta sul vocabolario per capire cos'è, dato che domani potrebbe essere sparita pure da lì).

Pessimismo apocalittico, frutto di paranoia compulsiva?

Forse.
Anche se in fondo (e stiamo in Italia, lasciando i vari Trump, Orbán, Le Pen&camerati a far danni là dove stanno...), basta unire personaggi come Craxi, Berlusconi, Renzi e Salvini (omettendo i tanti comprimari e complici dal ruolo non trascurabile) e hai la traiettoria storica inevitabile. Un crescendo, parossistico, terribilmente logico e lineare, di sguaiataggine cultural-valoriale sempre più volgare, tracotante, autoritaria: quando la valanga suadente di fatti e parole (e anche le parole fanno i fatti), elargitaci negli ultimi decenni, non è stata decisamente anticostituzionale, comunque si è rovinosamente sviluppata fuori/lontano dai principi costituzionali (e dall'etica conseguente), con cui questo Paese è stato fatto nascere da chi è morto per farlo nascere. E noi, nel tempo, ce ne siamo lasciati sommergere, spesso vogliosamente sedotti.

Con figuri passati per Grandi Politici (qualcuno addirittura osannato come Statista) come i quattro uomini-soli-al-comando sopra ricordati (e con gente come noi italiani: mai migliorati, se mai peggiorati, incapaci di fare i conti con il nocciolo duro di fascismo psicoculturale 'naturalmente' presente in ogni essere umano), non poteva che finire come siamo finiti. Sul piano civile e culturale. Per non dire di quello economico: bellamente ignorato per incompetenza, pressapochismo e menefreghismo verso le future generazioni.

Ma non è finita.

Perché sarebbe finita se la Storia insegnasse: se insegnasse, ad esempio, che se non si corregge la direzione, si può solo peggiorare verso una 'fine... definitiva'.
Ma insegnare esige allievi disponibili a imparare, e imparare è faticoso, e anche per questo l’ignoranza è tanto popolare.
Così è sull’ignoranza che oggi viene costruita la ‘nuova democrazia’, promessa dall’ennesimo salvifico Grande Cambiamento ammannitoci un giorno sì e l'altro pure.
Ora se ne stanno fissando i tratti culturali di base, con pennellate di orrore e disumanità che dovrebbero sconvolgere e invece passano come acqua sulla pietra, ma presto si metterà mano, in maniera più chiara e decisiva, alla architettura normativa complessiva, stravolgendo, più di quanto già non fatto, la Carta che è a fondamento della nostra convivenza civile.

Un piccolo passo per volta: è solo questione di tempo. 
La ‘democratura’, infatti, non è un ‘colpo di stato’, ma un ‘processo’. 
Di imbarbarimento. E di ottundimento.
Civile, sociale, giuridico.
Lento. Progressivo. Quanto più inconsapevole possibile.

Perciò, quando il mostro ci svetterà davanti in tutta la sua orrida completezza e il buio ci avrà inghiottito, neppure lo riconosceremo, né ci renderemo conto di essere finiti sue prede. 
Anche questo la Storia lo sa: siamo noi che non lo sappiamo. 

Del resto, saremo in compagnia, in giro per il mondo, di molti altri sedicenti regimi sovranisti, orgogliosi del loro modello di convivenza illiberale, che urla 'prima 'sé stessi' a chiunque sia percepito esterno a loro, e quindi nemico.
Odiavamo le 'caste' locali e ci siamo costruiti nuove 'caste' globali: oltre ai tanti establishment di singolo Paese (mica abbattuti, solo sostituiti), stiamo idolatrando la singola Nazione come da sempre fa qualunque bieco, stupido, feroce nazionalismo.
Anche qui, cosa accadrà la Storia lo sa: e pure noi lo sapremmo, se lo volessimo sapere.

Ci hanno promesso un nuovo avvenire paradisiaco, ma non saremo beati.
Però beoti già lo siamo: e questa condizione è sufficiente per farci apprezzare il vecchio-nuovo in cui saremo dolcemente e gradualmente precipitati.
E per farci inchinare, festanti e plaudenti, al mago turlupinatore, nella sua veste di simpatico ducetto ignorante e truffaldino, che dichiara di avere una soluzione facile e senza costi per tutto, distribuendo baci e sorrisi a 'destra e a manca' (più a 'destra', per la verità, anche perché 'manca' manca da tempo...), brandendo rosari e madonnine e facendosi selfie a ripetizione al ragù e alla nutella.

Ci salveranno i nipotini diventati adulti con un moto di rifiuto collettivo dei loro progenitori?

Un dato è sicuro: se i nipotini non troveranno motivo di vergognarsi di noi e ci sarà un irreversibile e definitivo sprofondamento verso l'abisso (economico, sociale e civile), un capro espiatorio si troverà sempre.

Anche questo la Storia lo sa. 
Ma sarà una magra consolazione. 
Per i nipotini.

*** Massimo Ferrario, Sperando che almeno i nipotini si vergognino di noi, per Mixtura


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#HUMOR / Un vero pensionato

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#VIGNETTE / Si scioglie il ghiaccio (Stefano Rolli)

Stefano ROLLI
'Il Secolo XIX', via facebook, 4 agosto 2019, qui

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#SGUARDI POIETICI / Una sola parola in un momento (Charlotte Brontë)

Una sola parola in un momento
può aprire cento corridoi nel cuore,
e le terre, le spiagge, le stagioni
che per salvaguardarsi la Memoria
aveva chiuso a chiave. Una parola
può opprimere quel cuore risvegliato,
vittima di rimpianti del passato

*** Charlotte BRONTË, 1816-1855, scrittrice inglese, in 'Poesia', n. 332, dicembre 2017, traduzione di Silvio Raffo, da 'poesia.it', 15 maggio 2019, qui


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#EX_LIBRIS / La bambola viaggiatrice (Jordi Sierra I Fabra)

Un anno prima della sua morte, Franz Kafka visse un’esperienza insolita. Passeggiando per il parco Steglitz a Berlino incontrò una bambina, Elsi, che piangeva sconsolata: aveva perduto la sua bambola preferita, Brigida. Kafka si offrì di aiutarla a cercare e le diede appuntamento per il giorno seguente nello stesso giardino. Non essendo riuscito a trovare la bambola, Kafka scrisse una lettera, fingendo che fosse per Elsi da parte di Brigida.

“Per favore non piangere, sono partita in viaggio per vedere il mondo, ti riscriverò raccontandoti le mie avventure…”, così cominciava la lettera.

Per molti giorni, Kafka e la bambina si incontrarono; egli le leggeva queste lettere attentamente descrittive di avventure immaginarie della bambola amata. La bimba ne fu consolata e quando i loro incontri arrivarono alla fine Kafka le regalò una bambola. Era ovviamente diversa dalla bambola perduta; in un biglietto accluso spiegò: "I miei viaggi mi hanno cambiata”.

Molti anni più avanti la ragazza cresciuta trovò un biglietto nascosto dentro la bambola ricevuta in dono. Diceva: "Ogni cosa che ami è molto probabile che tu la perderai, però alla fine l’amore si muterà in una forma diversa."

*** Jordi SIERRA I FABRA, 1947, scrittore spagnolo, da Kafka e la bambola viaggiatrice, Salani, 2016


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#SPOT / Costituzione italiana, art. 10

Art. 10 Costituzione Italiana

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#VIGNETTE / La disumanità può diventare legge? (Mauro Biani)

Mauro BIANI, 1967
'il manifesto', 5 agosto 2019, qui

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lunedì 5 agosto 2019

#HUMOR / Un giorno inventeranno

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#SCRITTE / Pinuccio l'elettricista

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#SPOT / Bisogno di affetto

dalla rete

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#SGUARDI POIETICI / Poesia d'amore (Ron Padgett)

Abbiamo un sacco di fiammiferi in casa.
Li teniamo sempre a portata di mano.
Al momento la marca prediletta è la Ohio Blue Tip, anche se prima preferivamo la Diamond.
Prima, cioè, di scoprire gli Ohio Blue Tip.
Sono confezionati magnificamente, in scatolette robuste, blu e azzurre con l’etichetta bianca,
e le lettere svasate come un megafono,
per annunciare al mondo, ancora più forte:
“Ecco il fiammifero più bello del mondo,
quattro centimetri di tenero pino sormontati
da una ruvida testolina viola scuro, sobria e irosa
e caparbiamente pronti a prendere fuoco,
ad accendere, forse, la sigaretta della donna che ami, per la prima volta, e poi non è mai più stato
così. Tutto questo ti daremo”.
Ed è quello che tu mi hai dato, io
divengo sigaretta, tu fiammifero, o io
fiammifero, tu sigaretta, sfavillante
di baci che bruciano piano mentre salgono al cielo.

*** Ron PADGETT, 1942, poeta e saggista statunitensePoesia d'amore, da Ho sognato di essere me, Pequod, 2018, traduzione di Damiano Abeni, in 'ilcantodellesirene', 18 luglio 2019, qui


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#SENZA_TAGLI / L'anima gentile (Matteo Bussola)

Melania esprime spesso le emozioni scrivendo.
Sarebbe facile leggere in questo delle affinità con i genitori, ma la verità è che, delle parole, ama soprattutto il poterle usare per ringraziare gli altri, la possibilità di far presente alle persone quanto sia felice che facciano parte della sua vita. 

Scrive bigliettini pieni di cuoricini per i nonni, per la mamma e il papà, per le amichette dell'asilo, li scrive perfino ai camerieri della pizzeria quando andiamo a cena fuori, per ringraziarli per il cibo, l'altro giorno ha realizzato dei segnaposto disegnati coi brillantini per tutti i membri della famiglia.

Certe volte, ma son volte rarissime, quando è proprio arrabbiata con qualcuno - succederà una, forse due volte l'anno - sceglie di esprimere per iscritto anche il proprio risentimento.

Ieri sera ha litigato con Ginevra (anche se sarebbe più corretto dire che Ginevra ha litigato con lei), e questo è il risultato.
Non ce la fa, è più forte di lei, perfino quando vuole offendere si ferma sempre a metà, che l'amore le scappa troppo fuori da tutte le parti.
Quando uno nasce anima gentile, non ci sta niente da fare.
Vi ho già detto che la amo moltissimo?

*** Matteo BUSSOLA, 1971, scrittore, fumettista, conduttore radiofonico, facebook, 27 luglio 2019, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Matteo_Bussola


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#MOSQUITO / Se non ti conformi, c'è la psicologia (Umberto Galimberti)

Si richiede a tutti un rigoroso conformismo, ma l’uomo è anche irrazionale, sogna, prova dolore, si emoziona. Quindi il bancario che vende titoli spazzatura deve regolarsi sui dettami dell’apparato, la sua coscienza non conta. Se non ce la fa ci sono gli psicologi cognitivisti e comportamentisti. O viene ostracizzato, espulso.

*** Umberto GALIMBERTI, 1942, filosofo, psicoanalista, citato da Carlo Grande, Esibizionismo e mode, gli psicanalisti spiegano i vizi della modernità: i nuovi peccati, 'La Stampa, 14 luglio 2019, qui


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#VIGNETTE / StrangeLove (Mauro Biani)

Mauro BIANI, 1967
'il manifesto0, 4 agosto 2019, qui
(stragi in Texas e Ohio)

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domenica 4 agosto 2019

#SPOT / Male limpido (Ru)

RU (Riccardo Marinucci)
via facebook, 30 luglio 2019, qui

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#CIT / I cambiamenti veri (Andrea Camilleri)

L'omo, va a sapiri pirchì, si fa pirsuaso istintivamenti 
che ogni cangiamento comporti un certo movimento, 
'nveci i cangiamenti veri 
succedono ammucciati sutta all'apparenza dell'immobilità.

*** Andrea CAMILLERI, 1925-2019, scrittore, sceneggiatore e regista italiano, da Un giro in giostra, in Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta, Sellerio editore, Palermo, 2011.
https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Camilleri


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#FILASTROCCHE / Perché non parli? (Germana Bruno)

Una faccina che ride o che piange,
un'espressione assai sbalordita,
un cuoricino all'amore funge
con un'emoticon già disegnata.
Perché non parli? Perché non scrivi?
Parole belle, dal suono sincero,
frasi per poi sentirsi ancor vivi,
con sentimento spontaneo e vero.
Non parli più, dimmi qualcosa,
fammi sentire la voce del cuore,
non c'è motivo, non hai una scusa,
tu solamente non hai più che dire.
Parlami, scrivimi, come una volta,
dimmi di quanto sei triste o felice,
dimmi se oggi ti è andata storta,
che un disegnino mai tutto dice.

*** Germana BRUNO, scrittrice e insegnante, Perché non parli?, facebook, 21 luglio 2019, qui


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#SGUARDI POIETICI / Poesia d'amore (Alfonso Gatto)

Le grandi notti d’ estate
che nulla muove oltre il chiaro
filtro dei baci, il tuo volto
un sogno nelle mie mani.

Lontana come i tuoi occhi
tu sei venuta dal mare
dal vento che pare l’anima.

E baci perdutamente
sino a che l’arida bocca
come la notte è dischiusa
portata via dal suo soffio.

Tu vivi allora, tu vivi
il sogno ch’esisti è vero.
Da quanto t’ho cercata.

Ti stringo per dirti che i sogni
son belli come il tuo volto,
lontani come i tuoi occhi.

E il bacio che cerco è l’anima.

*** Alfonso GATTO, 1909-1976, poeta e scrittore, Poesia d'amore, da da Nuove poesie, Mondadori, 1949, in 'quotidiano.net', 17 luglio 2015, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Alfonso_Gatto


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#EX_LIBRIS / "Mi è scappato tra le dita e non c'è più" (Charles Dickens)

«Se tutto va bene, sarete perfettamente libero e in salvo tra poche ore». «Be’» disse, tirando un grosso sospiro, «lo spero». «E ci credete anche?» Immerse la mano nell’acqua oltre il bordo della barca e disse, sorridendo con quell’aria ammansita che non mi era nuova: «Sì, mi pare che ci credo. Sarebbe ben difficile star meglio e più in pace di adesso – e magari ci credo perché è così bello e dolce scivolare sull’acqua. Ma ci stavo pensando proprio adesso che fumavo, che non possiamo vedere in fondo a queste poche ore più che in fondo a questo fiume che prendo in mano. E non possiamo tenerle più strette mentre scappano che questo fiume qua. Guarda!» alzando la mano gocciolante. «Mi è scappato tra le dita e non c’è più». «Se non fosse per la vostra faccia, penserei che siete un po’ abbattuto». «Per niente, ragazzo mio! È che si scivola così in pace sull’acqua, e che gorgoglia a prua che pare un canto della domenica. Magari sto anche diventando un po’ vecchio».

*** Charles DICKENS, 1812-1870, giornalista e scrittore britannico, Grandi speranze, 1860-1861, Salani, 2017


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#VIGNETTE / Ridiamo (Gianni Allegra)

Gianni ALLEGRA
facebook, 27 luglio 2019, qui

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sabato 3 agosto 2019

#SPOT / Separazione delle acque oggi

autore non identificato
via facebook, 27 luglio 2019, qui

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#HUMOR / Attenta, quello ti vuole solo portare a letto

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#VIGNETTE / Mi vuoi bene? (Mauro Biani)

Mauro BIANI, 1967
'il manifesto', 30 luglio 2019, via facebook, qui

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#SGUARDI POIETICI / Io sono una pagina per la tua penna (Marina Cvetaeva)

Io sono una pagina per la tua penna.
Tutto ricevo. Sono una pagina bianca.
Io sono la custode del tuo bene:
lo crescerò e lo ridarò centuplicato.

Io sono la campagna, la terra nera.
Tu per me sei il raggio e l’umida pioggia.
Tu sei il mio Dio e Signore,
e io sono terra nera e carta bianca.

*** Marina CVETAEVA, 1892-1941, poetessa russa, Io sono una pagina per la tua penna, 10 luglio 1918, da Poesie, Feltrinelli, 1979, traduzione di Pietro A. Zveteremich, citata in 'ilcantodellesirene', 19 luglio 2019,qui


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#MOSQUITO / Il fascismo cambia nome e stile e metodi ma non è mai morto (Primo Levi)

Quanto all'Italia, forse qualcosa già sapete. La parte migliore della nostra generazione (nel Nord: a Sud le cose si sono svolte diversamente) ha partecipato alla resistenza contro i tedeschi e i neofascisti, poi alla guerra partigiana e all'insurrezione dell'aprile '45.

Com'è d'uso, i migliori sono scomparsi, e a cose finite la scena è stata invasa dall'ambizione e dalla dubbia fede. Le superstiti coscienze integre sono deluse: il fascismo ha dimostrato di avere radici profonde, cambia nome e stile e metodi ma non è morto, e soprattutto sussiste acuta la rovina materiale e morale in cui esso ha indotto il popolo. Fa freddo, c'è poco da mangiare, non si lavora; fiorisce il banditismo, e mentre si parla di democrazia sociale, crescono mostruosi nuovi capitalismi nati dal traffico nero: è l'aristocrazia più antisociale.

*** Primo LEVI, 1919-1987, scrittore, testimone dei lager, lettera del 26 novembre 1945 ai cugini rifugiatisi in Brasile nel 1938 dopo le leggi razziali, citato da Marco Belpolito, Caro Primo Levi c'è bisogno di te, 'la Repubblica', 31 luglio 2019. La lettera integrale è pubblicata qui


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#FILASTROCCHE / Il tuo peso (Germana Bruno)

Il tuo peso non è dato
dai tuoi muscoli o l'altezza,
non è quello lì segnato
su bilancia con certezza.
Il tuo peso, il tuo valore
che sentir fa tua presenza,
sta in testa, sta nel cuore,
nel riempirne la capienza.
Il tuo peso, quello vero,
che schiacciare può ogni male,
di averlo puoi andar fiero
e puoi anche esagerare.
Fai una dieta duratura
che ti faccia metter peso,
leggi, studia, è la cultura
che fa bello essere obeso.

*** Germana BRUNO, insegnante e scrittrice, Il tuo peso, facebook, 16 luglio 2019, qui


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#VIGNETTE, Ehi, ma perché sono bendato? (Giuseppe La Micela)

Giuseppe LA MICELA
facebook, 30 luglio 2019, qui

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venerdì 2 agosto 2019

#SPILLI / Giornalisti e dignità (Massimo Ferrario)

Bastava che se ne andassero tutti e lo lasciassero solo: non avrebbe più potuto continuare a fare il bullo, tracotante e insultante, in costume da bagno e sulla spiaggia, nel nuovo format della sedicente conferenza stampa populista. 

Anche così dei giornalisti che vogliano difendere la professione e la libertà di stampa fanno i giornalisti: avrebbero impedito a chi è forte solo con i deboli di continuare ad apparire forte quando si incontra con chi non è (e non fa il) debole perché è consapevole della propria forza.

Certo, occorrevano almeno due condizioni. 1. Sapere cos’è dignità. 2. Essere giornalisti. 

*** Massimo FERRARIO, Giornalisti e dignità, facebook, 2 agosto 2019, qui
Vedi, tra i tanti articoli, qui (anche con VIDEO)


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#SGUARDI POIETICI / Un bambino mi ha detto (Pierre Gamarra)

Un bambino mi ha detto: il Sole
è un uovo nella padella azzurra…

Un bambino mi ha detto: il Sole
è un’arancia nella neve…

Un bambino mi ha detto: il Sole
è una pesca rossa e gialla
su un letto di velluto che si muove…

Un bambino mi ha detto: il Sole
è un diadema su un vestito…

Un bambino mi ha detto: mi piacerebbe
cogliere il Sole.

*** Pierre GAMARRA, 1919-2009, poeta, drammaturgo, scrittore, insegnante, giornalista francese, Un bambino mi ha detto, in 'cantodellesirene', 10 luglio 2019, qui


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#MOSQUITO / Il matrimonio, liberato dalla funzione impossibile di 'suggello' di eterno amore (Egidio T. Errico)

Il matrimonio dovrebbe essere restituito alla sua antica funzione, come nel Medio Evo (epoca tutt'altro che oscura) di "contratto" tra famiglie per interessi per lo più economici o per motivi "dinastici", e liberato dalla funzione, impossibile, di "suggello" di eterno amore tra un uomo e una donna.

Pura follia: come può l'amore - che, appartenendo all'ordine del discorso, è ciò che non si scrive - essere garantito da un contratto, senza essere al contempo piuttosto trasformarto in una condanna?

Attraverso l'atto del matrimonio è infatti un vincolo che si costituisce.

L'esperienza ce lo insegna: un uomo e una donna che si amano, se uniti nel "vincolo del matrimonio", possono salvare il loro amore solo se riescono a continuare ad immaginarsi comunque liberi da quel vincolo: l'amore tutto cerca tranne che vincoli, che sarebbero solo il sembiante di una certezza.

L'amore si tiene vivo invece nell'incertezza: se ne serve per alimentare il desiderio.

Il desiderio infatti, che è il carburante dell'amore ("un amore senza desiderio è un amore morto" dice Lacan), si nutre del dubbio, non della certezza, vuole continuamente essere messo in causa, vuole sempre la sua causa: non è un caso che gli amanti non smettono di chiedersi: "mi ami?" "Dimmelo ancora". Ancora è l'avverbio dell'amore. Come a cercare, nella iterazione della domanda, e dell'ancora, una certezza che gli amanti non vogliono, o meglio, una certezza che vogliono, ma per metterla di nuovo in discussione e così causare nuovamente il desiderio, ancora.

Forse per questo il termine di amanti è riservato alle coppie extra-coniugali: è fuori del vincolo del matrimonio che il dubbio che serve all'amore può riprendere il suo giro e il desiderio rilanciato all'infinito.

Insomma, rispetto anche al più sacro dei suoi vincoli, l'amore lo si trova sempre altrove.

Per questo, se l'amore non può essere garantito dal matrimonio, ne è invece piuttosto la sua complicazione. E' l'amore che mette in crisi il matrimonio, perché, semplicemente, non vuole saperne. Questo non vuol dire che non ci siano matrimoni che vanno, ma che ci vuole una bella energia, un bell'impegno e tanta fantasia.

Gli uomini del Medioevo ebbero l'intelligenza di rendere le cose più semplici: capirono che se volevano salvare amore e matrimonio dovevano tenere separate le le due cose, riuscendo così ad impedire che l'amore complicasse il matrimonio, e, d'altra parte, il matrimonio soffocasse l'amore.

Dante per esempio si unì in matrimonio con Gemma Donati dalla quale ebbe figli, ma amò invece alla luce del sole Beatrice, facendo andare quest'ultima in Paradiso e non la moglie.

Poi il potere temporale passò alla Chiesa cattolica che propose e impose di fare in altro modo.

Le conseguenze le conosciamo e le paghiamo ancora!

*** Egidio T. ERRICO, Il matrimonio, facebook, 27 luglio 2019, qui



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#VIGNETTE / Faccio sempre il solito incubo, dottore (Stefano Tartarotti)

Stefano TARTAROTTI
facebook, 31 luglio 2019, qui

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giovedì 1 agosto 2019

#ANIMALI / Giraffino

dalla rete

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#HUMOR / Signora, abbiamo chiamato per dirle

via pinterest

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#CIT / Ogni volta che facciamo qualcosa con cura (Simone Weil)

Ogni volta che facciamo qualcosa con cura 
distruggiamo il male che è in noi.


*** Simone WEIL,  1909-1943, scrittrice, filosofa, mistica francese, Quaderni, citata da Mauro Covacich, La bellezza etica di Primo Levi. Frasi come polimeri in cerca del vero, 'corriere.it', 21 giugno 2019, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Simone_Weil


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#VIGNETTE / Tutti gli altri 59.99.99 figli di Salvini (Agj)

AGJ (Alberto Galgano)
facebook, 31 luglio 2019, qui
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#SGUARDI POIETICI / C'è qualcosa nel suono (Marilina Giaquinta)

C’è qualcosa nel suono 
che se lo porta il vuoto
per sempre. 
Un gocciolio di note 
che colpisce 
anche se non ce n’è bisogno 
e tutto sembra lontano 
e può stare lì, dove vuole 
senza di noi.

Ma niente saremmo 
o potremmo essere
in nessun modo
da nessuna parte,
perché è lì che vogliamo tornare
in quel lontano dove non siamo.

*** Marilina GIAQUINTA, facebook, 30 luglio 2019, qui


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#MOSQUITO / Senso di vuoto e amore (Aldo Carotenuto)

Tutta la nostra vita è una lotta per affermare quel qualcosa che ci sfugge, e per poter lottare dobbiamo imparare a sentire sulle nostre spalle il peso dell’assenza dell’altro. Io credo che nessuna terapia, nessuna esperienza consenta di eliminare questo senso di vuoto che l’amore, illudendoci, ci promette di riempire. Quando crediamo che il vuoto sia stato abolito, è probabile che stiamo ingannando noi stessi. Infatti, per quanto l’altro possa corrispondere al nostro desiderio inconscio, il bisogno di totalità è talmente smisurato che nessuna esperienza lo potrà realmente colmare. Il destino strutturale della nostra vita è imparare a sopportare la privazione e anche la delusione della persona che ci è accanto: quale che essa sia, qualunque cosa possa rappresentare o aver rappresentato per me, esprime comunque un’assenza. Possiamo dire che ogni dimensione amorosa mette in scena un mito; ogni volta che ci troviamo in questo vissuto noi “insceniamo” qualcosa: la totalità perduta che rimanda ai momenti precoci della nostra esistenza oppure il cosiddetto desiderio della completezza e - fatto ancor più doloroso – l’essere sempre pronti a rinnovare questo senso di vuoto.

***Aldo CAROTENUTO, 1933-2005, psicoanalista di matrice junghiana, docente universitario e saggista, Eros e pathos. Margini dell'amore e della sofferenza, Bompiani, 1987


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#VIDEO / Ogni nero affogato un bianco starà meglio? (Tomaso Montanari)


Tomaso MONTANARI
storico dell'arte, saggista
'Milioni di italiani pensano 
che per ogni nero affogato 
ci sarà un bianco che starà meglio: una follia'
La7, 'In Onda', 30 luglio 2019
video 3min01

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#VIGNETTE / Ci siamo persi (Antonio Cabras)

Antonio CABRAS
facebook, 31 luglio 2019, qui

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