lunedì 4 dicembre 2017

#FUMETTI / Sento venirmi su (Charles M. Schulz)

Charles SCHULZ, 1922-2000
fumettista statunitense
(via pinterest)

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#CIT / Le persone 'normali' (Miguel Benasayag)

Miguel BENASAYAG, 1953
filosofo e psicoanalista
(via facebook, 17 novembre 2017, qui)

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#SENZA_TAGLI / Orientamento al cliente (Luca Bottura)

Milano, sportello Atm. Voglio fare l'abbonamento. 
"Buongiorno". (silenzio). 
"Di che tipo sono gli abbonamenti?". 
"Settimanale, mensile e annuale". 
"Quanto costa quello annuale?". 
"330 euro". 
"Prendo quello, grazie". (silenzio). 

Mi dà la tessera. 
"Grazie". (silenzio). 
“Arrivederci” (silenzio). 

Esco e provo a entrare con l'abbonamento. Non va. 
Torno allo sportello: 
"Non va". 
"Parte da domani". 
"Non me l'ha detto". 
"Non me l'ha chiesto". 
"Credevo di parlare con un mimo. Comunque se è sociopatico dovrebbe stare in ufficio. E dovrebbe essere più gentile". 
"Sono gentile". 
"E io sono Cabrini. Arrivederci". 
(bofonchiare indistinto in lontananza). Sipario.

*** Luca BOTTURA, giornalista, facebook, 30 novembre 2017, qui


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#BREVITER / Diminuite le nascite (Stefania Colombo)

(via facebook, 29 novembre 2017, qui)

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#SCRITTE / Cercasi clienti

(via pinterest)

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#SGUARDI POIETICI / Il lampo della bocca (Giuseppe Ungaretti)

Migliaia d’uomini prima di me, 
Ed anche più di me carichi d’anni, 
Mortalmente ferì 
Il lampo d’una bocca. 
  
Questo non è motivo 
Che attenuerà il soffrire. 
  
Ma se mi guardi con pietà, 
E mi parli, si diffonde una musica, 
Dimentico che brucia la ferita.


*** Giuseppe UNGARETTI, 1888-1970, poeta e scrittore, Il lampo della bocca, in Ungà, da Dialogo 1966-1968, in Nicola Crocetti, a cura, da Giuseppe Ungaretti, L'Allegria, La Terra Promessa, Il Taccuino del Vecchio, Ungà, Collana Un secolo di poesia, a cura di Daniele Piccini, Corriere della Sera, 2012


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#SENZA_TAGLI / Nessun anatema su Twitter ferma la rabbia sociale (Antonio Padellaro)

“Io vado parlando da anni di ‘democrazia recitativa’, ossia di una finta rappresentazione dove il popolo non decide mai”.

In un testo dal titolo: “I giovani infelici”, scritto nei primi giorni del 1975 (l’anno del suo assassinio), Pier Paolo Pasolini osservava tra l’altro: “Non c’è gruppo di ragazzi, incontrato per strada, che non potrebbe essere un gruppo di criminali. Essi non hanno nessuna luce negli occhi: i lineamenti sono lineamenti contraffatti di automi, senza che niente di personale li caratterizzi da dentro (…) Sono regrediti – sotto l’aspetto esteriore di una maggiore educazione scolastica e di una migliorata condizione di vita – a una rozzezza primitiva. Se da una parte parlano meglio, ossia hanno assimilato il degradante italiano medio – dall’altra sono quasi afasici: parlano vecchi dialetti incomprensibili, o addirittura tacciono, lanciando ogni tanto urli gutturali e interiezioni tutte di carattere osceno”.

Forse se fosse ancora vivo, Pasolini avrebbe potuto aggiornare il ritratto antropologico dei “giovani infelici” osservando in quel video i ragazzotti naziskin del Veneto Fronte Skinheads mentre occupano a Como la sede del gruppo di volontari pro migranti e leggono il triste proclama sulla “patria rovinata” dall’“invasione” degli extracomunitari. Forse lo scrittore avrebbe colto in quei volti gli stessi “lineamenti contraffatti di automi”, dei giovani di quarant’anni fa, “senza che niente di personale li caratterizzi da dentro”.

Ma, sicuramente, Pasolini avrebbe affrontato le domande che, nella ovvia esecrazione generale per il gesto violento, in troppi evitano di porsi. Chi sono davvero costoro? Da quale regressione culturale e sociale provengono?

Ecco: la “democrazia declamatoria” di cui parla lo storico Gentile consiste anche nel coro stentoreo dell’indignazione politica via tweet (e guai a chi non strilla abbastanza). Si processano cioè gli effetti mentre sulle cause che li hanno prodotti, i medesimi esponenti di partito preferiscono nascondere le loro chilometriche code di paglia. Basterebbe, per esempio, che leggessero con attenzione (e capissero) l’ultimo rapporto Censis, là dove si segnala la crescita costante del rancore sociale, della rabbia di chi si sente escluso, di chi è rimasto indietro. E di chi percorrendo la scala sociale in una sola direzione, quella in discesa, scarica le paure contro immigrati, “negri”, zingari, i nuovi appestati a cui dare la caccia. Loro e i volontari che li aiutano, la colonna infame del Terzo millennio.

Il dramma, sostiene Gentile, “è che è venuta meno la passione della democrazia come forma di convivenza”, e per questo “si finisce per accettare ogni sorta di malattia infettiva, anche quelle che scatenano aggressività e violenza”.

E mentre le sigle della galassia nera si moltiplicano (e raccolgono sempre più voti come CasaPound a Ostia) chi avrebbe dovuto asciugare l’acqua dove l’eversione razzista alligna, cominciando a dare qualche risposta concreta alla generazione “infelice” dei senza futuro, si accontenta di lanciare anatemi dal divano di casa.

*** Antonio PADELLARO, giornalista e saggista, fondatore di 'Il Fatto Quotidiano', Nessun anatema su Twitter ferma la rabbia sociale, 'ilfattoquotidiano.it', 3 dicembre 2017, qui


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#RITAGLI / Ma Dio non è contro corrente (Vito Mancuso)

A ventitré anni e mezzo, in anticipo di quasi due anni sui tempi canonici, il cardinal Martini mi ordinò sacerdote. Avevo fatto cinque anni di studi teologici meravigliosi, con professori eccezionali, tra i quali il cardinal Tettamanzi, e poi il cardinal Ravasi, e il cardinal Coccopalmerio, e tanti altri ancora.

[D: Perché non continuò a fare il prete?]
Perché dopo un anno mi resi conto che la mia vocazione era sì teologica, ma non sacerdotale. Due cose non mi appartenevano: una era l'obbedienza alla dottrina, l'altra era la rinuncia a esercitare la mia affettività anche a livello sessuale. Alla prima avrei potuto ovviare diventando uno di quei preti ribelli come Don Gallo. Per la seconda, invece, non c'era soluzione.

[D: Preferì se stesso a Dio?]
C'è un grande filone del pensiero teologico che crede ci sia un'infinita differenza qualitativa tra Dio e l'uomo, per cui seguire Dio significa fare un salto nel grande mistero, vivere la fede come cecità, fino a negare se stessi e opporsi alla ragione, scandalizzando il mondo. Ma questa non è la mia visione della fede. Dio, per me, è contro il consumismo, il potere, il desiderio di possesso: le manifestazioni superficiali della cultura contemporanea. Ma non è contro la corrente vitale del mondo, l'energia che si dispiega nella storia e chiede senso, giustizia, bellezza. Dio non è contro corrente. Dio è la forza che guida la corrente e la meta verso cui la corrente si dirige. È sorgente e porto, alfa e omega. E non c'è opposizione tra dimensione umana e teologica, tra corpo e spirito: è nell'armonia tra di esse che Dio si manifesta.

[D: Papa Francesco in che direzione si muove?]
La forza profetica di Francesco è così evidente che anche il mondo laico lo ascolta e lo considera un punto di riferimento. Nella Chiesa, però, una parte lo segue, un'altra lo avversa. Le tensioni sono diventate fortissime. C'è il rischio che il treno della Chiesa si spezzi.

*** Vito MANCUSO, teologo, saggista, intervistato da Nicola Mirenzi, Intervista a Vito Mancuso: "Con Francesco tensioni fortissime, c'è il rischio che la Chiesa si spezzi", 'huffpost', 3 dicembre 2017.

LINK intervista integrale qui


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#LINK / Donne, da Ceni a Ceneo e la violenza sull'anima (Tiziana Campodoni)

(...) Ecco perché la bella Ceni, nata femmina, cambiò natura e identità, cambiò nome e divenne Ceneo. Così si raccontava. Ceneo, lieto del dono, se ne andò a  trascorrere l’esistenza in attività virili e divenne un invincibile guerriero che non temeva arma, invulnerabile a qualsiasi colpo. Anche questo si raccontava.

Dopo quel che aveva subìto, la bella Ceni, s’era convinta d’aver ricevuto un dono di cui esser lieta, mentre aveva dovuto scegliere il massimo della pena: non essere più femmina. Se il dolore e il nome di Nestore contengono la consapevolezza, dal nome di Ceni spunta una radicale trasformazione: del femminile in maschile, di una vittima nel suo carnefice.

E questo si racconta anche oggi quando uomini e donne si schierano, spaccando il capello in quattro, come un esercito contro chi ha subìto, quando uomini e donne col sarcasmo, l’ironia, la banalizzazione soffocano quell’anima tenace sotto cumuli di colpa: il peso penserà ad ucciderla. Quando occhi di donna guardano con occhi di uomo le altre donne, le donne ferite,  il giudizio, non la compassione,  il maschile violento s’annida in quegli occhi e il femminile, sepolto da quel cumulo immane smania e il suo respiro non trova più aria per nutrirsi.  Anche questo si racconta.

Occhi di donne inconsapevoli che hanno subìto anch’esse una trasformazione, hanno aderito al modello maschile rinunciando alla loro natura come fosse un premio. Guerriere maschili, coi maschi guerreggiano, a letto, al lavoro, in amore, armate e lucenti, invulnerabili al dolore e quindi anche all’amore, invulnerabili e compiacenti con gli uomini prive di sorellanza nei confronti delle donne, la bella Ceni non vogliono sopportare e seppelliscono con sguardi maschili loro stesse femmine: è come se l’alto Ida fosse scosso da un terremoto. Un terremoto interno. (...)

*** Tiziana CAMPODONI, insegnante, blogger, saggista, "Potevamo cadere da più in alto e farci meno male", 'bluemoonandart', 5 novembre 2017, qui

Salvador Dalì, 1904-1989
pittore, scultore, scrittore spagnolo
Il viso di Mae West

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domenica 3 dicembre 2017

#BREVITER / Fake news (Fulvio Maranzano)

(facebook, 29 novembre 2017, qui)

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#SPOT / L'educazione (Valentina Veltro)

(via pinterest)

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#NATURA_MORTA / Galileo Chini, Jean Siméon Chardin, Tamara De Lempicka

Galileo CHINI, 1873-1956
pittore, decoratore, grafico e ceramista,
da 'facebook', Dal Rinascimento ai pittori macchiaioli e oltrequi

° ° °

Jean Siméon CHARDIN, 1699-1779
pittore francese
(via pinterest)

° ° °

Tamara de LEMPICKA, 1898-1980
pittrice polacca
(via pinterest)

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#SCRITTE / Augurio

(via pinterest)

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#VIGNETTE / Password? (Mark Parisi)

Mark PARISI, 1961
cartoonist statunitense
(via pinterest)

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#SGUARDI POIETICI / Il lieto fine delle fiabe (Marinella Grosa)

Tu che cavilli intorno a deliziosi
biscotti al cioccolato
e temi che siano bocconi avvelenati.
Non hai forse rielaborato
le amarezze del passato
le paure dell’orco e della strega cattiva?
Ora comprendi la funzione
dell’amaro cordiale
e dei molti caffè con dehors
disseminati lungo il viale.
Abbiamo bisogno di una parola gentile
di un digestivo delicato
e di un futuro buono da corteggiare.
Incapaci di rinunciare – come siamo –
al lieto fine delle fiabe.

*** Marinella GROSA, poetessa, Il lieto fine delle fiabe, in 'poetarum silva', 28 marzo 2011, qui


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#SENZA_TAGLI / Il narcisismo del 'tutto o nulla' (Bino AG Nanni)

Il compito più difficile per un genitore, o per chiunque ricopra un ruolo “in loco parentis” (insegnante, istruttore, terapeuta, ecc.) è quello d’incoraggiare un individuo ad essere se stesso, ossia ad essere interiormente libero, senza cedere alla tentazione di adattarsi al mondo degli altri attraverso la pura imitazione e il conformismo. 
Si può svolgere questo compito fornendo alla persona i mezzi espressivi tramite cui la sua individualità possa manifestarsi (a mio avviso, ogni intervento educativo o terapeutico implica anche un’esperienza linguistica), ed offrendo la propria approvazione e il proprio incoraggiamento a tutto ciò che, di quella persona, si presenti come spontaneo ed autentico. L’ostacolo maggiore, che risiede sia nell’educatore-terapeuta, sia nella persona da aiutare, è il sistema di valori narcisistico del “tutto o nulla”: l’approvazione, secondo questo modo di vedere, deve essere “totale e incondizionata”, altrimenti non viene data o viene rifiutata. Un’approvazione di questo genere non è opportuna, e neppure possibile: la libertà da incoraggiare può essere totale solo se interiore. Se, viceversa, si passa dai pensieri, o dalle fantasie, alle azioni, è bene che la libertà trovi un limite nella fattibilità di ciò che si vuole e nelle esigenze altrui. Non si possono incoraggiare, in un figlio, le prepotenze ai danni di un fratello, né le pretese irrealizzabili. 
Se si cede alla tentazione di dare o ricevere un’illusoria approvazione “totale e incondizionata”, i possibili risultati sono due: o il “falso sé patologico” che si conforma ai desideri del genitore-educatore sopprimendo ogni manifestazione autentica che li contrasti; oppure un ribellismo immaturo, che non aiuta certo l’individuo a realizzarsi. Se si vogliono evitare questi due tipi di fallimento, occorre che le pretese narcisistiche vengano gradualmente ridimensionate attraverso quelle che Kohut chiama “frustrazioni ottimali”, ossia commisurate a quanto l’individuo può tollerare nella sua fase evolutiva, e temperate dalla comprensione empatica di chi le impone.

*** Bino AG NANNI, psichiatra, facebook, 2 dicembre 2017, qui


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#VIDEO / Meglio un figlio pulito o un figlio generoso?


Meglio un figlio pulito o un figlio generoso?
Esperimento sociale
facebook, La Buona Educazione-BreezePhilippines, 30 giugno 2017
video 5min19

La domanda è scontata come il finale. Ma se serve a smuovere qualche pensiero... (mf)


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#EX_LIBRIS / Come quando perdi qualcuno (Giampaolo Simi)

Stai bene con lui? Voglio dire... è uno a posto? 
– È un uomo che non si risparmia. Mi fa sentire importante. 
– Sono contento, era solo per sapere. 
– E tu? 
– Mi manca Luca, mi manca la famiglia che eravamo. Ma alla fine penso che succederà una cosa un po’ come con gli ormoni dopo il parto. 
Mi volto e la fisso un attimo, ferma sulla soglia come un soldato di guardia. 
– Una donna non dimentica mai i dolori del parto, ma il suo corpo produce degli ormoni che ne attenuano il ricordo, altrimenti sarebbe terrorizzata solo all’idea di riaffrontare un martirio del genere. Deve succedere un po’ così anche quando perdi qualcuno. Una volta che hai smesso di soffrire, devi anche dimenticare quanto sei stato male, altrimenti non ti avvicineresti più a una persona in vita tua. 
Mi sorride appena, mormora che deve essere così, poi chiude la porta lentamente.

*** Giampaolo SIMI, 1965, giornalista, scrittore, sceneggiatore, La ragazza sbagliata, Sellerio, 2017


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sabato 2 dicembre 2017

#FAVOLINE / C'era una volta un intellettuale (MasFerrario)

Twitter, 13 ottobre 2013

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#SPOT / Be (with)

(via pinterest)

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#SORRISI CONTAGIOSI / Masai, Namibia, Sudan

Popolo Masai
(via pinterest)

° ° °

Namibia
(via pinterest)

° ° °

Sudan
(via pinterest)

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#FOTO / Desiderio di un piccolo pugile

(via pinterest, autore e fonte non identificati)

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#RACCONTId'AUTORE / Il Grande Triceratopo e il Topo (Bruno Mastroianni)

In pochi si ricordano di quel giorno di qualche milione di anni fa in cui il gigantesco triceratopo disse paternalisticamente al piccolo e umile topo: “lascia perdere, è inutile che ti agiti tanto, così piccolo, fragile, insulso, dove credi di andare? Non stare qui fuori, non è un posto per te, non capisci? Qui ce la vediamo noi grandi, torna nei tuoi antri secondari, nelle tue tane, nei tuoi cunicoli poco degni”. 

Il topo in effetti si stava sbracciando (tra l’altro non aveva nessuna voglia di rimanere là fuori): stava solo cercando di avvisare il bestione che quel grosso disco luminoso che si ingrandiva sempre più in cielo era un meteorite che avrebbe spazzato via per sempre la sua realtà, lasciando in vita solo chi sarebbe stato capace di muoversi nel sottosuolo. Il triceratopo non lo ascoltò e il topo, dopo averle tentate tutte, si arrese tornando nel suo mondo “insulso e secondario”.

Ecco, quel giorno dovremmo ricordarcelo oggi, qui, piccoli e insulsi, tra i cunicoli secondari dei social, mentre fuori i grandi con i loro metodi “da grandi” si occupano delle cose davvero importanti...

[Ovviamente, sia il fatto che i dinosauri si siano estinti per un meteorite che quello che parlassero con i topi sono #fakenews, speriamo che Fb non cancelli questo post né che qualche legge mi costringa a pagare una multa salata per questo racconto...]

*** Bruno MASTROIANNI, esperto di comunicazione, saggista, 'facebook', 29 novembre 2017, qui
Sul triceratopo, vedi qui

Steven Spielberg, Jurassic Park

"Spielberg ha ucciso un triceratopo!" E la Rete si indigna (foto) 
Tutto inizia quando Jay Branscomb, famoso creatore di meme, pubblica sulla sua pagina Facebook una foto tratta dal set di Jurassic Park. 
L'immagine mostra il regista Steven Spielberg seduto accanto a un triceratopo usato per il film ed è accompagnata dall'invito a condividerla per svergognare davanti al mondo intero lo spregevole macellaio. 
Nonostante la specie sia estinta da oltre 65 milioni di anni, c'è chi c'è cascato! "Bracconiere", "Assassino", "Killer", sono alcuni degli epiteti rivolti a Spielberg. In breve tempo la foto ha fatto il giro del web, con oltre 30mila condivisioni su Facebook. 
(da 'RaiNews', 14 luglio 2011, qui)

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#EX_LIBRIS / La possibile nuora (Fernando Aramburu)

Dopo il commiato della coppia ormai ufficialmente riconosciuta, il Txato, che aveva mangiato e bevuto per tre, fece la sua siesta? Ci provò. Bittori, indaffarata in cucina, non riusciva a calmarsi. Si confidava, madre monologante, madre addolorata, con la schiuma dell’acquaio. Suo figlio con quella donna, una semplice infermiera ausiliaria. Manifestò la propria contrarietà al pubblico composto da stoviglie sporche. Allo strofinaccio disse questo; al rubinetto quell’altro. Non riceveva risposte, non trovava la comprensione desiderata. Aveva bisogno a ogni costo di aver vicino orecchie umane. In casa, in quel momento, c’erano soltanto quelle del Txato. Allora, spiacente per la sua digestione e il suo riposo, entrò, quello era entrare?, be’, fece irruzione nella stanza. Parlava da sola già dalla cucina, asciugandosi le mani sul grembiule. Senza smettere di parlare si sedette sul bordo del letto. Diede uno scossone al marito. 
«Come fai a dormire così tranquillo?» 
Addio, siesta. Con la lingua assopita, farfugliò: cos’hai, che succede. Bittori non rispose. Non sembrava nemmeno interessata a conversare. Non cercava un interlocutore, soltanto delle orecchie.
«Non credo che Xabier possa essere felice con quella signora. Lei avrà tutte le virtù che vuoi. Io, per la verità, non gliene vedo da nessuna parte. Mi è sembrata una maniaca dalla testa ai piedi. I frutti di mare non li ha assaggiati. Il prosciutto, nemmeno. Ho passato tutta la mattina ad arrostire un maialino, sono andata a Pamplona a comprarlo, e alla fine viene fuori che è vegetariana. Dimmi tu.»

*** Fernando ARAMBURU, 1959, scrittore, poeta, saggista spagnolo, Patria, 2016, Guanda, 2017 


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#SGUARDI POIETICI / Alle lacrime delle donne. Cosa scrivevi sulla sabbia? (Tiziana Campodoni)

Fermasti l’azione tacendo
non ti piegasti alla domanda
era un inganno.
Togliesti lo sguardo da quegli occhi vogliosi
di regressione e di carpire l’intimità profonda
di un sentire integro, generoso, diverso
vogliosi di rubare quel che non si può prendere
attraverso un rigido responso: o sì o no.
O tu, o lei. Non c’era risposta possibile.
Ti chinasti sul silenzio che dilata gli assoluti,
che distende le domande stringenti
quel silenzio che aumenta lo spazio e allontana i predatori.
Lei ti guardava. Nei suoi occhi l’orrore muto.
Non poteva ribellarsi, urlare, piangere.
I saccenti avevano interpretata la rocciosa legge.
Era colpevole. Dicevano. D’amore. Lei sola.
Segni facevi per terra con il dito che non puntasti.
Larghi e lenti segni, attenti accurati ma dai fatti distolti,
scrivevi sulla terra, ripiegato nel silenzio
come un folle segue il suono di parole non dette
come un visionario segue
il linguaggio alato di un’umanità divina che piange.
Il suo cuore sussultava. Cosa scrivevi sulla sabbia?
Gli scribi rapiti dai tuoi ampi gesti non capivano,
e come avrebbero potuto?
Gli eccellenti ipocriti farisei, ansiosi, attendevano
che il fatto si compisse e il sangue si versasse:
in una mano la domanda, nell’altra la pietra.
Cosa scrivevi sulla terra?
Un altro significato cominciò a vibrare nel silenzio
il nuovo spazio si creava e lapidava un orizzonte morto.
I tuoi larghi segni catturavano gli sguardi,
angosciavano gli animi astuti e violenti,
disegnavano un enigma, fermavano il tempo.
Tu fosti l’imprevisto, l’inatteso, lo sconcerto,
l’ignoto che apre al pensiero e del pensare ampia il sentiero.
Rifiutasti la domanda. Tacesti le parole degli uomini stolti.
Scrutavi il silenzio e esso divenne domanda
si levò come un’accusa,
ferì come un’arma,
schiaffeggiò l’arroganza.
Eri strano. Tacevi. Scrivevi sulla sabbia.
L’incanto del tuo gesto imponeva un linguaggio alato.
Lo sguardo umido di lei carezzava quella mano.
Non gli scribi, non i farisei… No
lei che sapeva amare capiva
nello scrivere si rifugiava il linguaggio braccato,
lei sapeva leggere l’amore
e le parole scritte erano ricami d’un animo ferito
lei che aveva amato sentiva il respiro della natura
e la potenza di quel gesto danzante, lieve e deciso.
Ti guardava e brividi nuovi correvano sulla sua pelle.
Come un dito sul pelo dell’acqua genera cerchi che si rincorrono,
rallentano, si allargano
così quell’inconsueto silenzio, quell’improvviso squarcio nella mente,
quel nuovo divino linguaggio,
aveva sospeso il tempo, allargato l’intelletto, inondato i cuori.
Nessuno era senza peccato.
Era salva, ma nuove lacrime scivolavano malinconiche sulle sue guance.
Cosa aveva letto sulla sabbia?
La codardia di chi amava e non l’aveva protetta, non l’aveva difesa,
la stupidità e la ferocia di quegli uomini smaniosi di scagliarsi contro di lei
lavando così i propri peccati?
O aveva visto la sorte di altre giovani donne dopo di lei,
altri corpi dilaniati, altre emozioni devastate, altri silenzi terrorizzati?
Aveva visto altre pietre che nessuno avrebbe fermato
e intuito le urla di altre donne, ragazze, bambine
e calunnie, solitudine, disprezzo, condanne,
altri astiosi maligni bestiali pensieri e soprusi
E mani brutali sporche rabbiose sul loro corpo inerme
e occhi spaventosi, visi deformati, respiri affannati sul loro volto
a strappare a forza ciò che non può essere rubato
solo, amando, reciprocamente donato…
Capisco le sue lacrime e i ruscelli, i fiumi, i torrenti e tutte le lacrime della Terra.
E il tuo non era silenzio,
avevi visto negli occhi della folla
di cosa potevano essere capaci gli uomini.
Non scrivevi sulla sabbia,
cercavi di consolare il tuo dolore e il dolore della Terra
per ogni atto d’amore ucciso,
per ogni ventre violato,
per ogni desiderio estirpato,
per ogni vita spezzata.
Non era silenzio il tuo,
ma un pianto soffocato di fronte a tanto odio.
E’ lo stesso singhiozzo disperato di ogni uomo che sappia amare.
Capisco le sue lacrime.
Sono le lacrime di ogni donna capace d’amore.


*** Tiziana CAMPODONI, insegnante, blogger, saggista, Alle lacrime delle donne. Cosa scrivevi sulla sabbia?, 'bluemoonandart', 9 sttembre 2017, qui

Masurca Furgo (Pina Bausch)
foto di Jean Louis Fernandez

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venerdì 1 dicembre 2017

#FAVOLINE / Il mondo dei grandi (MasFerrario)

Twitter, 29 ottobre 2013

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#SPOT / Cosa sono gli esseri umani?

(facebook, 27 novembre, qui)

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#HUMOR / In teoria

(via pinterest)

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#FOTO / Quando si leggevano i giornali


° ° °


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facebook, 28 novembre 2017, qui

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#VIGNETTE / Eutanasia (Altan)

ALTAN, 1942
'la Repubblica', 31 agosto 2012

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#SGUARDI POIETICI / La rosa che non vuoi ricevere (Fabio Pusterla)

La rosa che non vuoi ricevere
quella che non puoi offrire
cresce nella sua gloria senza nome,
sopra scarpate o ghiacci
nel silenzio, ma cresce solitaria
fuori dal tempo, fuori dallo spazio
visibili; sta lì a ricordare la cosa
che hai visto una volta, sta lì
a ricordare la rosa.


*** Fabio PUSTERLA, 1957, poeta svizzero, La rosa che non vuoi ricevere, da Argéman, Marcos y Marcos, 2014, segnalato da 'ipoetisonovivi', 31 gennaio 2015, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Fabio_Pusterla


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#EX LIBRIS / La tragedia di Antigone: Creonte-Emone e lo scontro padre-figlio (Sofocle)

CREONTE:
   (...)  (Ad Emone)
   Udisti la condanna
   della fanciulla a te promessa, o figlio,
   e giungi in furia contro il padre; o sempre,
   checché mi faccia, caro a te sarò?
EMONE:
   Padre, tuo sono. A me coi tuoi consigli
   segni la via diritta, ed io la seguo:
   nozze mai non saranno, ch'io pregevoli
   piú della tua sicura guida reputi.
CREONTE:
   Ecco! Cosí bisogna aver disposto
   l'animo, o figlio: ai mòniti paterni
   ogni cosa posporre; e perciò gli uomini,
   quando figliuoli han generati, s'augurano
   obbedïenti nella casa averli,
   sí, che nei guai rintuzzino il nemico,
   e al par del padre onorino l'amico.
   Ma chi genera invece figli inutili,
   dirai che procacciò travagli a se
   stesso, di scherno appiglio ai suoi nemici.
   Mai la lusinga del piacer di femmina
   di senno uscire non ti faccia, o figlio.
   Freddo, sappi, è di femmina l'amplesso
   che sia trista compagna del tuo talamo:
   piaga peggior non c'è d'un tristo amore.
   Sputa su lei come nemica, lascia
   questa fanciulla che qualcuno sposa
   l'abbia in Averno: ch'io palesemente
   l'ho còlta, mentre, sola ella fra tutti,
   tradiva la città: né innanzi a Tebe
   sarà ch'io manchi alla parola mia;
   bensí l'ucciderò: canti di doglia
   levi ella pure a Giove consanguineo.
   Ché se i parenti miei vivere io lascio
   senza piú freno, che faran gli estranei?
   Se giusto è un uom nella sua casa, giusto
   se governa lo stato anche sarà;
   ma chi le leggi tracotante víola,
   e vuole ordini imporre a chi governa,
   mai non sarà che lode abbia da me.
   Ma chi dai cittadini eletto fu,
   nelle minime cose e nelle giuste
   obbedito esser deve ed in ogni altra.
   Un uomo tale io fede avrò che sia
   a comandare e ad ubbidir disposto,
   a rimaner, nel turbine di guerra,
   saldo compagno nelle file, e giusto.
   Male maggiore invece non esiste
   della mancanza d'ordine: per questa
   vanno in rovina le città, disperse
   vanno le case, le schiere alleate
   fuggono infrante dalla pugna. Invece,
   la disciplina dà vittoria, e salva
   ai piú la vita. È necessario dunque
   difendere le leggi, e a nessun patto
   consentir che una femmina ci vinca.
   Se cadere si dee, meglio cadere
   per man d'un uomo: dir non si potrà
   che noi fummo piú fiacchi d'una femmina.
CORO:
   Giusti, se pur non ci privò del senno
   la grave età, ci sembrano i tuoi detti.
EMONE:
   Padre, fra quanti beni i Numi agli uomini
   concedono, supremo è l'intelletto.
   Io, che non giusto sia ciò che tu affermi,
   dir non potrei, non lo saprei. Ma pure,
   anche un altro parlar bene potrebbe.
   Per tuo vantaggio investigo io ciò ch'altri
   opera o parla, o a biasimo t'appone.
   La tua presenza, sbigottiti rende
   i cittadini, sí che non ti dicono
   mai ciò che udire non ti piace: invece
   io tutto posso udir, quanto nell'ombra
   dicendo van: che la città commisera
   questa fanciulla, immacolata piú
   d'ogni altra donna, e che compiuta ha l'opera
   la piú nobile, e in cambio ne riceve
   la piú misera morte. Essa il fratello
   che nel suo sangue cadde, non lasciò
   che dai cani voraci e dagli uccelli
   fosse distrutto: non è dunque degna
   d'esser coperta d'oro? - Ecco le voci
   che, basse, oscure, vanno attorno. Ora, io,
   bene non c'è che reputi maggiore,
   o padre, della tua prosperità:
   pei figli, infatti, c'è pregio piú nobile
   che la fama e il fiorir del padre loro,
   e pel padre dei figli? Or tu, nell'animo
   non accoglier quest'unico pensiero,
   che ciò che dici tu, quello sia giusto,
   e poi null'altro. Chi d'avere crede
   senno egli solo, ed anima e parola
   come niun altri, se lo cerchi dentro,
   vuoto lo trovi. A un uomo, e sia pur saggio,
   non è disdoro molte cose apprendere,
   e non esser cosí rigido. Vedi
   presso i torrenti impetuosi, gli alberi
   che si flettono, intatti i rami serbano:
   quelli che invece fan contrasto, svelti
   dalle radici piombano. E cosí,
   chi su la nave troppo tese tiene
   sempre le scotte, e mai non le rallenta,
   naufraga infine, e naviga sui banchi
   capovolti. Su via, l'ira tua frena,
   e muta il tuo parer. Ché, se a me giovane
   dare un consiglio è lecito, io ti dico
   che per un uomo, il meglio è certo nascere
   pien di saggezza; ma tal sorte è rara;
   e bello è pur da chi ben dice apprendere.
CORIFEO:
   Se a proposito parla, udirlo, o re,
   devi; e tu lui: bene diceste entrambi.
CREONTE:
   All'età mia, da un giovine cosí,
   apprendere dovrò dunque a far senno?
EMONE:
   A fuggire ingiustizia. Io sono giovine;
   ma non badare agli anni: al senno bada.
CREONTE:
   Fare onore ai ribelli, è una bella opera?
EMONE:
   Non ti vo', no, misericorde ai tristi.
CREONTE:
   Di tristizia non è costei macchiata?
EMONE:
   No, dice tutto il popolo di Tebe.
CREONTE:
   A me dirà ciò ch'io far debbo, il popolo?
EMONE:
   Vedi come or tu da fanciullo parli?
CREONTE:
   Io regnar devo, o deve altri per me?
EMONE:
   Città non è quella ove uno solo può.
CREONTE:
   Ché! Non è del sovrano la città?
EMONE:
   Bel sovrano saresti, in un deserto!
CREONTE:
   Costui, sembra, alleato è della femmina!
EMONE:
   Se femmina sei tu: ché a te provvedo.
CREONTE:
   Movendo lite al padre tuo, ribaldo?
EMONE:
   Perché vedo che sbagli, e non sei giusto.
CREONTE:
   Perché rispetto i miei diritti, sbaglio?
EMONE:
   No, se gli onor sacri agl'Iddii calpesti.
CREONTE:
   O trista indole! O servo d'una femmina!
EMONE:
   Ma non servo d'alcuna turpitudine.
CREONTE:
   Tutto ciò che tu dici è per difenderla.
EMONE:
   E per difender te, me stesso, e gl'Inferi.
CREONTE:
   Tua sposa, in questa vita, oh!, non sarà.
EMONE:
   E sia, morrà; ma non morrà già sola.
CREONTE:
   A tanto arriva l'ardir tuo? Minacci?
EMONE:
   Minaccia è forse opporsi alla stoltezza?
CREONTE:
   Non cianciar piú: sei schiavo d'una femmina!
EMONE:
   Vuoi parlar solo, e che niun ti risponda?
CREONTE:
   Tu, pazzo, vuoi curarmi? Ah, dovrai piangere!
EMONE:
   Te direi pazzo, non mi fossi padre!
CREONTE:
   Davvero? Ah! per l'Olimpo, a te l'ingiurie
   pro' non faranno, sappilo. - Recate
   qui l'odïosa femmina: morire
   deve innanzi al suo sposo, al fianco suo.
EMONE:
   Innanzi a me? Non lo sperare, no!
   Ella a me presso non morrà, né tu
   il viso mio vedrai piú: con gli amici
   che a te son ligi, resta al tuo delirio.
(Esce furibondo)

*** SOFOCLE, 496-406 a.C, drammaturgo greco antico, Antigone, traduzione di Ettore Romagnoli, Zanichelli, 1924
https://it.wikipedia.org/wiki/Sofocle
https://it.wikipedia.org/wiki/Antigone_(Sofocle)


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#SENZA_TAGLI / Lavoro, barbarie (Marta Fana)


Così vengono licenziati, o meglio non rinnovati, 530 lavoratori in somministrazione alla FCA di Cassino. Una parte maggioritaria di quelli assunti alle porte del referendum del 4 dicembre. 

Lo stesso metodo di chi viene licenziato con una lettera intestata "a tutti i lavoratori e le lavoratrici" senza neppure avere la decenza di copiare il nome e il cognome. Oppure come chi viene licenziato senza avviso per mezzo della smagnetizzazione del cartellino d'ingresso.

Poi c'è la barbarie Amazon, o quella IKEA, dove il punto non è esser padre o madre di famiglia ma la brutalità e l'autoritarismo con cui la libertà di licenziamento si esplica.
Abbiamo un problema enorme quanto una casa enorme, di quelle che non possiamo neppure permetterci di guardare sui cartelli di un'agenzia immobiliare. Forse è il caso di ripartire da qui.

*** Marta FANA, ricercatrice in economia presso l'istituto di studi politici di Sciences Po di Parigi, esperta di economia del lavoro e diseguaglianze, saggista, 'facebook', 30 novembre 2017, qui

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giovedì 30 novembre 2017

#NOI TRA DI NOI / Mixtura, 20 post più letti dalla nascita del blog


Mi è stato chiesto di elencare i post più letti dalla nascita di Mixtura (11 dicembre 2014).
Ho estratto i post che hanno raccolto oltre 500 clic (visualizzazioni).
Per rendere più veloce la loro visualizzazione, per ognuno è indicato il link

Ricordo che ad oggi sono stati pubblicati oltre 8.800 post, divisi in oltre un centinaio di sezioni.

I 20 post più cliccati 
dalla fondazione di Mixtura (11 dicembre 2014)


(1) - MasFerrario, #Pin / Non volendo far fatica,  28 maggio 2016 (4.610 clic), qui

(2) - Andrea GALLO, #Cit / Indifferenza, 29 maggio 2016 (3.057 clic)qui

(3) M. Ferrario, #LibriPiaciuti / Recensione di "Torto marcio", di Alessandro Robecchi, 13 gennaio 2017 (1.497 clic), qui

(4) M. Ferrario, #LibriPiaciuti / Recensione di "Equazione di un amore", di Simona Sparaco, 29 agosto 2016 (1.195 clic), qui

(5) Tiziana CAMPODONI, #SguardiPoietici / Piangi Nausicaa,  30 luglio 2016 (1.160 clic), qui

(6) Umberto GALIMBERTI, #Video / Psichiatria, psicologia, fenomenologia, 3 giugno 2017 (1.063 clic), qui

(7) M. Ferrario , #LibriPreziosi / Recensione di "Ateismo ragionevole",  di Scott F. Aikin e Robert B. Talisse3 marzo 2016 (944 clic), qui

(8) Tiziana CAMPODONI, #Link / Indifferenza, è il risultato, 2 giugno 2016 (939 clic), qui

(9) M. Ferrario, #LibriPreziosi / Recensione di "Le ultime 18 ore di Gesù", di Corrado Augias,  15 settembre 2015, (907 clic), qui

(10) M. Ferrario, #LibriPiaciuti / Recensione di "Dove sei stanotte", di Alessandro Robecchi, 3 aprile 2015, (895 clic), qui

(11) Carl Gustav JUNG, #Mosquito / Hitler, la 'pseudologia phantasica' e il popolo tedesco, 3 giugno 2017 (890 clic), qui

(12) Tiziana CAMPODONI, #SguardiPoietici / Addii d'ossidiana e ricordi d'ambra, 4 agosto 2016,  (830 clic), qui

(13) Francesco SOLE, #Video / Poesia dei ricordi, 5 novembre 2016 (757 clic), qui

(14) Umberto GALIMBERTI, #Video / Declino della convivenza, 19 agosto 2017 (751 clic), qui

(15) MasFerrario, #Pin / Farfalle, bruchi e 'psicofili', 18 giugno 2016, (747 clic), qui

(16) Stefania STRAVATO, #SguardiPoietici / Contro il sangue di ferite straniere, 25 luglio 2016, (730 clic), qui

(17) Luigi ZOJA, #Mosquito / Proiezione, un problema morale, 24 ottobre 2015, (517 clic), qui

(17) Luigi ZOJA, #Video / L'attualità dell'individuazione di Jung, 24 gennaio 2015, (517 clic), qui

(19) M. Ferrario, #Favole&Racconti / L'ascia del taglialegna e il vicino, 30 luglio 2016, (508 clic), qui

(20) M. Ferrario, #Favole& Racconti / Capelli d'Angelo e il Gigante verde,  (502 clic), qui

#HUMOR / Dobbiamo rivedere il nostro rapporto

(via pinterest)

In Mixtura ark #Humor qui