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martedì 5 dicembre 2017

#SENZA_TAGLI / Fake news, un problema culturale (Riccardo Lestini)

Mettere le fake news tra le emergenze nazionali, è senza dubbio assurdo. Assurdo quasi quanto alcune di quelle fake che si cerca di contrastare. 

Che il loro proliferare sia problematico e preoccupante è indubbio, ma da qui a inserirle tra le priorità dell'agenda politica ce ne corre. 
Prima di tutto perché non è un problema politico o legislativo, ma culturale. Tradotto: non c'è nessun complotto di sistema, nessuna forza oscura che si sta servendo delle fake per destabilizzare e distruggere l'apparato democratico. Che si cerchi in qualche modo di influenzare l'opinione pubblica, con metodi che spaziano dalla slealtà all'inquietante, non è certo una novità. Succede da sempre (e temo sempre succederà) quali che siano i mezzi che il particolare momento storico mette a disposizione. Per di più molte fake non nascono nemmeno con questo intento: alcune sono autentici scherzi confezionati da professionisti della burla al solo scopo di divertirsi. Che poi quasi sempre siano di cattivo gusto, è indubbio. Ma anche il cattivo gusto c'è da sempre. Così come è indubbio che in molti (troppi) casi le fake trascendano nell'infamia, nella calunnia e nella diffamazione. Ma calunnia e diffamazione sono già reati: per punirli basterebbe applicare la legge senza ricorrere a chissà quali misure eccezionali. 

Si può certo reprimere la fake punendo gli autori e i contenitori che le ospitano con sanzioni esemplari, ma il vero problema resta irrisolto. Perché ciò che deve allarmare non è la fake in quanto tale e nemmeno chi la progetta, ma l'estrema facilità con cui viene creduta e data per vera. 
Un problema culturale, si diceva. Ovvero il problema di una società senza più strumenti critici, una società di fatto svuotata della più elementare coscienza individuale, senza più filtri per distinguere tra realtà e finzione. 
Una società che, non credendo più in niente, ha finito per credere a tutto. 
Una emergenza culturale ben più ampia e complessa, di cui il problema delle fake non è che una parte, una conseguenza. 
E non è certo curando gli effetti, anziché le cause, che si debellano le malattie.

*** Riccardo LESTINI, scrittore, regista, insegnante, facebook, 29 novembre 2017, qui



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domenica 3 dicembre 2017

giovedì 9 novembre 2017

#LINK / Fake news, giusto preoccuparsene (Annamaria Testa)

Nel 2017 la diffusione delle notizie false in rete preoccupa “abbastanza o molto” il 78 per cento degli utenti, secondo un sondaggio condotto dalla Bbc in 18 paesi. Nel medesimo sondaggio, il 58 per cento degli utenti dichiara che internet non dovrebbe essere oggetto di regolamentazione da parte dei governi. Bene: che si fa?

Per cominciare, eccovi un velocissimo riassunto delle puntate precedenti: tutto sembra succedere a fine 2016. Donald Trump è eletto presidente degli Stati Uniti. La campagna, secondo un paper assai citato e pubblicato dagli economisti Hunt Allcott e Matthew Gentzkow, è contraddistinta da quattro fatti inediti.

Il 62 per cento degli adulti americani oggi si informa attraverso i social media.
Le notizie false più popolari sono condivise molto più delle notizie prodotte da media accreditati (mainstream news).
Tante persone esposte a notizie false dichiarano di crederci.
Le notizie false più gettonate sembrano favorire Donald Trump.
Conclusione di molti commentatori: le notizie false hanno facilitato l’elezione di Trump. Per inciso: poco prima c’era stata la Brexit, e anche in quel caso le notizie false sembrano aver giocato un ruolo importante. (...)

*** Annamaria TESTA, esperta di comunicazione, E' giusto preoccuparsi delle fake news, e continuare a farlo,  'internazionale.it', 6 novembre 2017

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domenica 30 aprile 2017

#LINK / 'Fake News', disinformazione all'italiana in 4 punti (Tiziana Ciavardini)

Sarà pur vero, come riportato dall’annuale rapporto di Reporters sans Frontieres, che il nostro Paese ha migliorato e di molto la propria condizione relativa alla libertà di informazione, balzando dal 77° al 52° posto nella classifica mondiale. Nonostante questo, l’Italia si colloca agli ultimi posti nell’Unione Europea. Il primato, invece, continua ad appartenere alla Finlandia, paese in cui le condizioni di lavoro per i giornalisti sono le migliori al mondo. Sarebbe davvero interessante, poi, stilare una classifica di quali siano i paesi al mondo che continuano, forti della convinzione che la libertà di espressione sia un diritto di tutti, a fare dell’informazione una pratica ‘disinformata’. Proprio così, perché il rischio che all’Italia venga assegnato il primato della disinformazione non è poi così lontano. (...)

*** Tiziana CIAVARDINI, giornalista e antropologa, Fake news e libertà di stampa, la disinformazione all’italiana in quattro punti, 'ilfattoquotidiano.it', 28 aprile 2017

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mercoledì 22 febbraio 2017

#LINK / Fake news, un disegno di legge pericoloso, inattuabile, inutile (Guido Scorza)

Obbligo di registrazione e di rettifica entro 48 ore per tutti i blog e siti di informazione, obbligo di sorveglianza generale – o poco ci manca – per i gestori dei social network e delle piattaforme di condivisione di contenuti prodotti dagli utenti, pene pecuniarie e detentive per chi pone in essere una serie di condotte descritte in modo tanto vago ed evanescente da abbracciare al tempo stesso qualsiasi forma di reato di opinione così come ogni forma di esercizio della libertà di manifestazione del pensiero.

Può essere riassunto così – parola più parola meno – il contenuto del disegno di legge (Disposizioni per prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica) attraverso il quale i senatori Gambaro (Ala), Mazzoni (Ala), Divina (Ln-Aut) e Giro (FI-Pdl) sembrano intendere dichiarare guerra al fenomeno planetario delle cosiddette “fake news”, le notizie false che rimbalzano sul web [e per la verità non solo sul web], influenzando le vicende della politica, dell’economia e della società e distorcendo la percezione della realtà da parte dell’opinione pubblica. (...)

Le ricette proposte dai quattro senatori firmatari del disegno di legge sono però anacronistiche, inattuabili, inefficaci e, soprattutto ad alto rischio di deriva liberticida. (...)

*** Guido SCORZA, avvocato, giornalista, Fake news: il disegno di legge è pericoloso, inattuabile e inutile, 'ilfattoquotidiano.it', 21 febbraio 2017

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In Mixtura 1 altro contributo di Guido Scorza qui