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martedì 10 settembre 2019
mercoledì 2 novembre 2016
#MOSQUITO / Ascoltare, con compassione (Thich Nhat Hahn)
Ascoltare con compassione può aiutare a soffrire di meno. Con le migliori intenzioni, infatti, non riuscirai ad ascoltare l’altro in profondità se non alleni te stesso nell’arte dell’ascolto compassionevole; se invece sei capace di stare seduto tranquillo e di ascoltare quella persona per un’ora con vera compassione, puoi alleviare molta della sua sofferenza.
Ascolta con un solo scopo: permettere all’altro di esprimere se stesso e di trovare sollievo dalla sua sofferenza. Mantieni viva la compassione per tutto il tempo dell’ascolto. Mentre ascolti devi essere molto concentrato, devi focalizzarti sulla pratica dell’ascolto con tutta l’attenzione, con tutto te stesso: occhi, orecchie, corpo e mente.
Se fai finta di ascoltare, se non ascolti con il cento per cento di te stesso, l’altro se ne accorge e non si sente affatto sollevato dalla sua sofferenza. Se invece sai praticare il respiro consapevole e sai rimanere concentrato sul desiderio di aiutare l’altro a trovare sollievo, allora ascoltandolo riesci a mantenere viva la tua compassione.
L’ascolto compassionevole è una pratica molto profonda. Stai ad ascoltare senza giudicare né biasimare; stai ad ascoltare solo perché desideri che l’altra persona soffra di meno. L’altro potrebbe essere nostro padre, nostro figlio, nostra figlia, il nostro partner. Imparare ad ascoltare l’altro può aiutarlo realmente a trasformare la sua rabbia e la sua sofferenza.
*** Thich Nhat HAHN, 1926, monaco buddista, poeta, Spegni il fuoco della rabbia, Mondadori, 2014
In Mixtura altri 2 contributi di Thich Nhat Hahn qui
lunedì 19 settembre 2016
#MOSQUITO / Psicoanalisi, il bisogno di essere ascoltati (Pina Galeazzi)
Ricordo lo stupore di uno dei miei figli, 4-5 anni, quando sul tavolo dello studio ha visto appoggiati dei soldi: «ma come, ti raccontano le storie e ti pagano anche?» Per lui, avido ascoltatore di favole e racconti, era inconcepibile che io venissi pagata per ascoltare storie.
E’ vero, ci raccontano le storie e ci pagano pure... forse perché è solo se c’è un altro a riconoscerci, a riconoscere la nostra storia che noi non ci sentiamo desolatamente esposti alla follia, alla distruzione, alla disumanizzazione. Se c’è qualcuno, anche solo un altro essere umano, che ci ascolta, allora siamo già un po’ salvi. Abbiamo poggiato almeno un piede sulla terraferma.
*** Pina GALEAZZI, psicoanalista di matrice junghiana, Se sapessimo mai cos’è l’umano..., ‘Rivista di psicologia analitica’, numero dedicato a Umano, disumano, n.25, 2008.
sabato 13 giugno 2015
#LINK #PSY / Uomini che non ascoltano le donne (Brunella Gasperini)
Una ricerca rivela che l’uomo medio è in grado di seguire i discorsi della propria compagna per circa 6 minuti, dopodiché smette di ascoltare e la sua mente inizia a vagare lontano. Però sa rimanere attento per oltre 15 minuti in una conversazione di sport, film e sesso con un amico.
A svelarlo sono i risultati di un’indagine condotta dal sito britannico di giochi on line Landbrokes. I dati dicono che mentre lui sta seguendo una partita, cercando un canale tv o giocando con una app, è meglio evitare di spiegargli qualcosa, sono i momenti in cui è più difficile essere ascoltate. Sono gli argomenti però a determinare in particolar modo l’interesse e quindi l’ascolto. I temi più insignificanti all’orecchio maschile si riferiscono al parlare di persone sconosciute, personaggi famosi e moda seguiti da ciò che succede su Facebook, oroscopo e alimentazione.
Le donne risultano comunque preparate a questa “sordità” maschile. Il 55 per cento di loro dichiara di mettere appositamente alla prova il partner per vedere se sta ascoltando.
(...)
Top 10 degli argomenti di conversazione che spengono l'ascolto di un uomo secondo la ricerca di Landbrokes:
1. Persone che non conoscono
2. Colleghi del partner
3. Personaggi famosi, vip, celebrità
4. Moda, acquisti
5. Relazioni, coppia
6. Cosa succede su Facebook
7. Oroscopo
8. Con chi si è pranzato, chi si è incontrato
9. Sentimenti
10. Dieta/nutrizione
*** Brunella GASPERINI, psicologa, Uomini che non ascoltano le donne, 'drepubblica.it', 11 giugno 2105
LINK, articolo integrale qui
venerdì 13 marzo 2015
#SPILLI / Il mantra dell'ascolto: cosa nasconde (M. Ferrario)
Il mantra dell’ascolto. Ce lo ripetiamo ossessivamente.
E’ vero, non ascoltiamo. E dovremmo farlo.
Per capire. Per non continuare ad agire senza aver capito. E poi per vivere (con-vivere) un po' meglio. Con maggiore efficacia relazionale. Nella realtà, con gli altri. Fuori dal lavoro, sul lavoro.
Soffriamo di un deficit di ascolto che non si risolve andando dall’otorino.
Dovremmo 'imparare' ad ascoltare. Con la testa e soprattutto con la pancia: il cuore, l'anima.
Ascoltare senza dare per scontato che abbiamo già capito.
Meno autocentratura. Più empatia. E molta (molta) 'egopuntura': che dia una sgonfiata al nostro narcisismo senza freni.
E' giusto che ci ripetiamo questo impegno e sarebbe ancora più giusto che cominciassimo a metterlo in pratica.
Però.
Mi domando: non sarà, anche, che così sognando (ascoltare e ascoltare e ascoltare), nascondiamo pure a noi stessi il sogno (che peraltro è già per buona parte realtà) di non doverci esporre mai, o comunque di esporci il meno possibile?
Forse, per fare una società che sia un po' più 'comunità', o quanto meno che voglia tentare di avere questo 'senso' (significato e direzione), occorrono persone che 'osino'. Di più. Che 'ci siano'. Di più.
Va bene obbedire, ma anche, e soprattutto, dire.
Va bene ascoltare, ma anche prendere posizione: valutare, controbattere, proporre, criticare, argomentare.
Sul lavoro: col capo, coi capi, con i colleghi. Nella vita: con l'amico, col conoscente, con l'altro in generale.
E' questo che valida i processi decisionali e aumenta le probabilità di fare scelte appropriate. Che è poi, oggi, il problema dei problemi: in un mondo sempre più difficile e complesso, le decisioni si 'imbroccano' più facilmente se in molti, prima, discutono e condividono. Cioè mettono insieme competenze, idee, esperienze. Al limite, non c'entra la democrazia (anche se c'entra eccome), ma c'entra sicuramente il 'buon' funzionamento: ossia quel funzionamento che ha maggiori possibilità di portare risultati voluti.
Si chiama confronto.
E, al di là della retorica, è in ballo (dovrebbe essere in ballo) la vecchia e risaputa dialettica. La quale prova, prima, a valorizzare (non a reprimere) e, poi, a comporre (senza soffocare) le differenze: per giungere a sintesi più fondate, solide, ricche. Che rendano più ficcanti e sostenibili le decisioni e le realizzazioni conseguenti.
Certo, perché questo avvenga, occorre che anche l'altro 'ci sia'. Si esponga. Prenda posizione. Affermi se stesso. Esprima (ohibò) opinioni, idee, valutazioni. Non si limiti ad annuire, confermare, tacere. Ma spieghi, argomenti, discuta.
Il problema è che, troppo spesso, l'altro 'non c'è'.
Se gode di potere formale (e gliene basta poco), comanda. Mostra il grado, la divisa, il ruolo. Trasmette, non comunica. Fa retorica. Passa slogan. Si impone: lui non parla, fa parlare il titolo, lo status, le spalline.
E se no, è indifferente. Magari spacciando l'indifferenza per tolleranza. E, in questo caso, anche un certo diffuso 'psicologismo' focalizzato sull'ombelico, unito a un buddismo (spesso mal tradotto e comodo) oggi di moda, aiuta. E il vecchio e volgare 'chissenefrega' si nobilita: 'fai come vuoi, io non mi espongo, ti rispetto'. Ma non è rispetto: è assenza.
Insomma, forse dovremmo smettere di scambiare il 'film' con il 'cinema': guardando la pellicola, anziché girarla.
Certo, ci perderemmo il guadagno del brontolamento e della lamentazione perché le cose non vanno come diciamo noi.
Ma, magari, potremmo contribuire a farle andare in modo diverso.
Con un po' di fatica: se non altro avendo e esprimendo le nostre posizioni.
Ma è il mestiere del vivere. E, soprattutto, del convivere.
Con un po' di fatica: se non altro avendo e esprimendo le nostre posizioni.
Ma è il mestiere del vivere. E, soprattutto, del convivere.
Meno spettatori, più attori.
*** Massimo Ferrario, per Mixtura
*** Massimo Ferrario, per Mixtura
Antonio GRAMSCI, 1891-1937, filosofo e leader politico,
da ‘La Città Futura’, numero unico, 11 febbraio 1917,
riprodotto da http://www.antoniogramsci.com.
domenica 25 gennaio 2015
#RITAGLI / Dialogo come ascolto
Dare la parola all'altro è il primo e fondamentale comandamento nelle relazioni ecumeniche.
Perché?
Perché solo dandogli la parola, lo possiamo ascoltare, e solo dopo averlo ascoltato possiamo davvero dialogare con lui.
Il dialogo è fatto, almeno per metà, di ascolto. Proprio per questo è difficile. Non perché è difficile parlare, ma perché è difficile ascoltare.
E' l'ascolto che ci fa crescere. Parlando diciamo ciò che già sappiamo; ascoltando impariamo cose nuove. Parlando, proponiamo noi stessi; ascoltando, facciamo posto all'altro, gli facciamo spazio anche interiore. Parlando, l'altro resta davanti a noi; ascoltandolo, entra in qualche modo entro di noi.
E' nel momento dell'ascolto reciproco che il rapporto si fa più intenso e può nascere qualche cosa di nuovo.
*** Paolo RICCA, 1936, pastore, teologo valdese, docente di Storia della Chiesa alla Facoltà valdese di teologia dal 1976 al 2002, combonifem, http://bit.ly/1B7ZQM1
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