martedì 11 ottobre 2022

#FAVOLE & RACCONTI / L'augurio agli stupidi (Massimo Ferrario)

Nonno e nipotino camminano sul ciglio della strada, fuori dall'abitato del paese. 
Il nonno zoppica e si aiuta con un bastone; il nipotino, appena uscito da scuola, gli trotterella al fianco, con la cartella sulle spalle.

Tutt'a un tratto, in lontananza, dietro di loro, si sente il rombo di un'auto. 
Il nonno si volta e stringe la mano ancora più forte al nipotino: gli basta uno sguardo veloce per rendersi conto che la macchina sta avanzando a gran velocità, il clacson suonato a intermittenza, due passeggeri che cantano a squarciagola e si sbracciano fuori dai due finestrini, quello a fianco dell'autista e quello posteriore. Il terzo giovane, al volante, procede a zigzag, divertendosi a invadere la corsia opposta.

Il nonno si blocca sul margine della strada, stringendo a sé il bambino: ambedue si schiacciano contro il muro di una casa che in quel punto confina con la strada.  

Il giovane al volante li vede: smette di zigzagare e sembra proprio puntare di proposito su di loro. 
Il fracasso di clacson e schiamazzi dei due giovani passeggeri, che si sporgono dai finestrini fino a rischiare di cadere, è al massimo. C'è da sperare che l'uomo al volante non sia sbronzo, magari abbia solo bevuto qualche bicchiere di troppo, ma loro che si sbracciano dalle portiere hanno decisamente ecceduto con l'alcol.

L'auto è un missile. 
Proprio all'ultimo momento, quando tutto sembrava portare ad un assurdo investimento, l'autista imprime una sterzata e l'auto si butta dall'altra parte della strada, sempre proseguendo a velocità folle.

I due giovani passeggeri si voltano indietro mentre la macchina riprende a zigzagare a clacson spiegato: fanno gesti osceni, contenti di aver spaventato a morte uomo e bambino.

Il nonno riapre gli occhi. E rilascia libero il nipotino che aveva stretto a sé, coprendolo con il suo pastrano e nascondendolo tra le braccia. 

Il bambino guarda il nonno, che in paese conoscono tutti come un vecchio saggio: difficilmente si arrabbia e sa sempre mostrare comprensione per tutto e tutti. Però, stavolta, il piccolo immagina che non si frenerà e avrà uno scatto d'ira: forse un insulto gli uscirà dalla bocca.

In effetti, il viso del vecchio, in genere sorridente, è scuro e corrucciato. Ma la reazione si ferma qui.

Il bambino non si trattiene: i genitori gli hanno insegnato a non dire parolacce e a non insultare, ma stavolta l'eccezione dovrebbe essere ammessa.
- Nonno, ma hai visto quegli stupidi?
- Già. Hai detto bene: stupidi. Meriterebbero una denuncia alla polizia stradale. Avrei dovuto memorizzare il numero di targa.
- Ma è pazzesco. Come si fa a comportarsi in questo modo?
- Si divertono così.
- Però non è giusto: andrebbero fermati e puniti.
- Sono d'accordo, piccolo. Ma senza il numero di targa è inutile telefonare alla polizia stradale.
- E allora che facciamo?
- Niente. 
- Come niente?
- Gli facciamo gli auguri.
- Gli auguri che si vadano a schiantare contro un muro?
- No, caro. Questi non sono auguri: sono maledizioni. E un essere umano che voglia essere, e restare, umano  le maledizioni le ha eliminate dalla mente. Io invece intendo auguri veri. Quello che io auguro loro è di trovare un po' di felicità.
- Felicità? Tu auguri felicità a tipi come questi? Nonno, ma stai scherzando?
- No, davvero: ne hanno bisogno urgente. Se non ne hanno bisogno loro...

Il bambino non sa spiegare la reazione del nonno: va bene essere pazienti e cercare di comprendere sempre i comportamenti degli altri. Ma questo francamente gli sembra troppo.
- Nonno, non ti capisco. Per poco non ci mettono sotto. E tu dici che dobbiamo far loro gli auguri di felicità?

Il nonno aveva recuperato il suo abituale volto, aperto e rilassato: sorrideva.
- Ti sembro strano, vero piccolo? Eppure, fermo restando che quei tre, come anche tu hai giustamente detto, andrebbero sicuramente puniti per il loro comportamento incosciente, poiché noi non siamo poliziotti e loro in questo momento chissà dove sono a continuare a fare gli stupidi, che ci resta se non fare loro gli auguri? La loro anima, anche se quei tre certamente non lo sanno, deve soffrire molto. Cantano, urlano, schiamazzano; violano il codice stradale e godono nel prendere per birilli, con un'auto lanciata a tavoletta, un vecchio e un bambino, rischiando di ucciderli. Sono probabilmente convinti di essere al colmo dell'allegria e di avere in mano il mondo: ma probabilmente sono solo sbronzi. Forse sono costretti a bere per sfuggire alla vita. Non li conosciamo e non abbiamo elementi per dirlo: né sta a noi qualificare il loro stato. Una cosa però è certa: ti pare che se fossero felici andrebbero in giro a comportarsi come si sono comportati?

*** Massimo Ferrario, L'augurio agli stupidi, per 'Mixtura'. Libera riscrittura di un testo riportato in Rafael Santandreu, Essere felici controvento. Trasforma le avversità in occasioni di crescita con la psicologia cognitiva, Vallardi, 2018. 
 

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