giovedì 27 febbraio 2025
#SPILLI / Il mantra del 'fare i propri interessi' (Massimo FERRARIO)
martedì 4 febbraio 2025
#FAVOLE & RACCONTI / Il desiderio di un bambino (Massimo Ferrario)
Flavia sta leggendo con attenzione tutti i temi.
A un certo punto si fa più seria. Le si scurisce il volto, si tocca più volte la fronte come per scacciare ciò che ha letto e le cade la penna.
«Che è successo, cara?».
«L'altro giorno io e Chiara abbiamo assegnato un tema in classe, dal titolo 'Il mio desiderio'».
«E allora?».
«Ai bambini è piaciuto. Hanno scritto pagine intere. Hanno risposto con sincerità, dicendo cose interessanti: qualche volta sorprendenti. E' la conferma che noi adulti abbiamo molto da imparare da loro. Anche se ascoltarli può sconcertarci».
«Addirittura?»
«Ti leggo un tema».
Fabio è curioso.
Flavia si schiarisce la voce, perché le risulta essere stranamente velata.
«Sì, l'hai capito. E' Marco, nostro figlio».
giovedì 16 gennaio 2025
#FAVOLE & RACCONTI / Autoritarismo, un avverbio e un aggettivo (Massimo Ferrario)
Un episodio di tanti anni fa, che più volte ho raccontato nelle aule formative a manager con i quali mi accadeva di parlare di leadership, riguarda mio figlio, che all’epoca era in quinta elementare.
Primavera. La scuola – rigorosamente pubblica - lancia l’iniziativa dei ‘3 giorni azzurri’. Tutte le classi, a turno, sono invitate a visitare la Liguria, per conoscere la vita di mare e dell’entroterra di Ponente: incontreranno i pescatori e riscopriranno i vecchi mestieri artigianali, ad esempio i ceramisti delle Albissole. Quasi tutti i genitori aderiscono in massa, tassandosi anche per chi non potrebbe partecipare per ragioni economiche. I bambini sono felici: è la prima volta che faranno l’esperienza di una gita insieme, per giunta dormendo due notti in un albergo della costa. L’assistenza è garantita dalle maestre della scuola che seguiranno gli alunni e da operatrici che troveranno sul posto.
I pullman partono con i bambini in festa, mentre un po’ di sana, sottile apprensione stuzzica i genitori fino al ritorno: in fondo si tratta di una prima volta, i figli sono piccoli e l’evento che li tocca è anche un segno che i bambini - ahimé, ma per fortuna - stanno diventando grandi.
I ‘tre giorni azzurri’ volano e il pullman è già di ritorno. Io, una volta tanto sono a Milano libero da impegni, e riesco a fare il padre. Vado a prendere Luca all’arrivo. Lui e gli altri suoi amichetti sciamano a terra con i loro zainetti. Baci e abbracci. Contentezza, ma anche un po’ di malinconia: la bella avventura è finita. Solite domande di noi adulti: com’è andata?
Luca è più che soddisfatto: dice che sono stati tre giorni molto belli. Tuttavia. Tuttavia c’è un ma che intravvedo – intuisco - dietro la faccia sorridente. Al momento evito di indagare. Poi, a casa, a pranzo, con discrezione torno sull’argomento e cerco di capire. «Allora, davvero tutto bene?» Dalle (non) risposte ho la conferma che esiste qualche ombra. Insisto, senza dare la sensazione di volere instaurare un interrogatorio. Lui continua a tergiversare. Poi, alla fine, si lascia andare: «Ma sì, tutto benissimo. A parte l’operatrice che ci ha seguito per i tre giorni». Il mio silenzio è di paziente attesa. Lui riprende a divagare: ha molte cose da raccontare, non smette di essere eccitato dall’esperienza. Io rinforzo le sue valutazioni positive su tutto quanto gli è capitato, poi ritorno all’operatrice. «Dicevi che l’operatrice non era il massimo?». Lui annuisce, deciso. «Ma cosa faceva per esserti così antipatica?». «Non era antipatica solo con me: lo era con tutti.» Si zittisce: sta rimuginando. «Sì, perché… insomma… era…». Non gli viene la parola. «Era…?». «Era… non lo so… ecco: era inutilmente severa».
Sono trascorsi oltre trent’anni. Continuo a considerare l’espressione condensata in quell’'inutilmente severa', riferita all’autorità dell’operatrice, come la massima sintesi, quanto mai preziosa, di uno dei tanti seminari manageriali allora di moda. Quando ci si chiudeva in un’aula per tre giorni solo per riflettere sulla leadership: le sue caratteristiche di fondo, come favorirla, quali stili, le dinamiche positive e negative di capi e collaboratori. Quel ragazzino, che casualmente era mio figlio, è la conferma che i bambini – tutti – spesso arrivano all’essenza delle cose prima di noi adulti. Ciò che rifiutano, da un adulto che non sa esprimere leadership e si rifugia nel ‘comando’, non è la ‘severità’. E’ la severità ‘inutile’: gratuita, senza ragione, affermata solo in funzione di chi la esercita e non di chi ne è destinatario. Noi sedicenti ‘grandi’ abbiamo bisogno di sedicenti guru per capire il concetto di ‘autorevolezza’. Loro hanno chiaro, almeno fin dalle scuole elementari, in cosa consiste l’‘autoritarismo’. E sono capaci, solo con un avverbio e un aggettivo, di 'scolpirne' la definizione come nessun esperto farebbe.
*** Massimo Ferrario, Autoritarismo, un avverbio e un aggettivo, 'Mixtura' (masferrario.blogspot.com), 16 gennaio 2025
mercoledì 15 gennaio 2025
#FAVOLE & RACCONTI / Satana e Satanino, Adamo e Eva (Massimo Ferrario)
E’ il secondo giorno nell’Eden. Adamo si sveglia, vede Eva accanto a sé: cerca di ricordare e poi mette a fuoco. La faccia sorridente di Dio, che lo aveva appena impastato di terra e gli aveva soffiato dentro la vita. Ed Eva, che dorme lì accanto: una strana figura, simile ma diversa, che Dio gli ha detto essere uscita dal suo corpo e verso cui lui, guardandola dopo il lungo sonno, comincia a provare una strana attrazione. Ma non è il momento.
Adamo è curioso: vuole capire in che mondo è capitato. Allarga lo sguardo: tutto è meraviglioso. A perdita d’occhio: pianura, alberi, colline, montagne. Dappertutto: cielo, sole, un tenero venticello. A pochi metri: un piccolo lago. Un clima perfetto: che intiepidisce la pelle. Adamo decide di esplorare la vastità del paesaggio. Si alza e si mette in cammino, lasciando Eva da sola.
Ad un tratto, da uno dei tanti boschetti vicini al lago, compare Satana: e sveglia Eva. Ha per mano il suo piccolo, Satanino, di neppure un anno. Dice che ha bisogno di parlare con Adamo e chiede a Eva se sa dove è andato. Eva è intimorita dal nuovo venuto: non credeva ci fossero altri esseri nell’Eden. Di Adamo non sa: dormiva accanto a lei. Satana la tranquillizza e le chiede il favore di curare il figlioletto mentre lui si allontana per rintracciare Adamo. Eva acconsente e si mette a giocare con quello strano essere chiamato Satanino.
A fine giornata Adamo ricompare. Vede il piccolo e ha un sobbalzo. Dio l’aveva messo in guardia: nel Paradiso terrestre c’erano solo lui e Eva. Chiunque altro sarebbe stato opera del demonio: da cui sempre guardarsi. Adamo diventa una furia. Urla: «E’ il figlio di Satana: sia maledetto. Niente rimarrà di lui». Raccoglie una grossa pietra e lo uccide, frantumandogli il capo. Poi appende il piccolo corpo a un ramo e scompare.
Satana, quando la mattina seguente ritorna e vede lo scempio del figlioletto, non si mostra stupito e neppure sgrida Eva per non aver protetto Satanino. Semplicemente pronuncia una formula magica e Satanino scende dalla pianta e si ritrova a correre tutto integro e contento nel prato. Poi Satana avanza una supplica accorata: «Eva, mia cara, ancora ti chiedo di badare a Satanino. Io devo assolutamente rintracciare Adamo. Per ringraziarti del favore, ti faccio dono del fuoco: così da adesso, per i pasti tuoi e di Adamo, potrai cuocere tutto quello che vorrai». Eva rifiuta, ma Satana insiste e la convince ad accettare. E nella piccola grotta in cui Adamo ed Eva pensavano di dormire nelle notti ventose, Satana le lascia una piccola catasta di legna, accendendole un fuoco tra due grandi pietre con un ciocco ben secco.
Trascorrono due giorni e Adamo, stanco per il lungo viaggio, rientra. Rivede il piccolo che gioca rincorrendo un uccello e, sconcertato per ritrovarlo in vita, se la prende con Eva: «Anche stavolta hai ceduto a Satana. Niente rimarrà di lui». Agguanta con violenza il figlio di Satana e con una pietra tagliente gli spacca il cuore. Eva protesta: «Ma Satanino non ha fatto nulla di male e Satana è stato gentile: come suo dono ci ha lasciato il fuoco, acceso là nella grotta». Adamo allora raccoglie da terra il corpo di Satanino, entra nella grotta e lo getta tra le fiamme. Poi se ne va infuriato.
Quando Satana si ripresenta, Eva gli racconta della seconda uccisione di Satanino. Ma Satana si limita a sorridere mentre recita la formula magica: il piccolo, tutto carbonizzato, si rialza dal fuoco come dopo un lungo sonno e corre fuori dalla grotta, felice. «Eva, ti prego» – supplica a questo punto Satana – «per l’ultima volta accetta di tenere con te Satanino. Troverò Adamo e poi, prometto, non disturberò più». Eva è decisa a dire di no, ma Satana si trasforma in una figura tanto ammaliante e fascinosa che lei cede.
Adamo è via da una settimana: ha visto bellezze incredibili e scalpita per poter condividere al più presto con Eva un viaggio per tutto l’Eden. Appena raggiunge il piccolo lago, Adamo vede Satanino che gioca sulla riva con una papera, mentre Eva nuota mollemente lì accanto, rilassata e felice. Adamo è esasperato: la prescrizione di Dio è stata chiara. Si nasconde dietro un albero e quindi, con un balzo, salta addosso al bambino. Stavolta lo strangola. Corre poi nella grotta e per tutta la mattinata lo cuoce con cura, a fuoco lento, rosolandone ogni parte. A mezzogiorno invita Eva a pranzare: lei è ignara di tutto. Per la prima volta, lui le annuncia, mangeranno carne. «Delizioso questo piatto», diranno poi entrambi.
Satana si presenta verso sera. Si inchina a Adamo ed Eva che lo accolgono con imbarazzo: anche perché esibisce un sorriso inquietante. «Finalmente, Adamo, ti incontro. Ma non vedo Satanino», annuncia con voce tonante, girando lo sguardo a 360 gradi. Eva, solo in quel momento, realizza che il piccolo non c’è. E’ fulminata da un presentimento: emette un grido, corre verso la grotta, entra e lancia un urlo. Adamo, con un sogghigno sfidante, proclama: «Oggi Eva e io abbiamo mangiato carne. Peccato che siano rimaste solo ossa nella grotta. Un boccone te l’avremmo offerto volentieri».
Satana non si scompone. «Avete fatto bene», commenta con un sorriso: «Era proprio quello che volevo».
Pronuncia per l’ultima volta la formula magica e Satanino esce dalla grotta correndogli incontro: lui lo accoglie a braccia aperte, riempiendolo di baci e caricandoselo in spalla. Mentre si allontanano, accenna un saluto ad Adamo ed Eva. «Non vi disturberò più». Tra sé pensa soddisfatto: “Ora mi hanno dentro. Per sempre. Non mi serve più incontrarli”.
*** Massimo FERRARIO, 1946, Satana e Satanino, Adamo e Eva, ‘Mixtura’, 15 gennaio 2024, riscrittura creativa di una leggenda musulmana, anche riportata da Jean-Claude Carrière, 1931-2021, Il figlio di Satana, in Il segreto del mondo. La saggezza del mondo in 348 racconti, storie, apologhi, 2008, Garzanti, 2010, pp. 36-37, traduzione di Doriana Comerlati.
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lunedì 14 ottobre 2024
#SPILLI / Peres, il 'peccato originale ' di Israele (Massimo Ferrario)
Nella storia del conflitto israelo-palestinese non compare mai, con il rilievo che meriterebbe, una notizia che mi pare di prima grandezza.
Un leader politico ebreo della statura di Shimon Peres (1923-2016, prima autorevole esponente laburista e poi co-fondatore con Ariel Sharon del partito centrista Kadima, presidente di Israele negli anni 2007-2014, premio Nobel per la pace nel 1994, con Yitzhak Rabin e Yasser Arafat), da sempre orgogliosamente ebreo e israeliano, ebbe a dire nel 2008, in un discorso agli studenti all’università di Haifa, che lo Stato di Israele si fondava su un ‘peccato originale’ e che la consapevolezza di questo ‘peccato originale’ avrebbe dovuto portare gli ebrei di Israele a ‘fare ammenda’.
Ecco un passo del suo discorso: «La creazione dello Stato di Israele è stata un atto di autodeterminazione legittimo, ma è stata anche un atto di violenza che ha causato sofferenza al popolo palestinese. Israele deve fare ammenda per i suoi peccati e cercare la pace con i palestinesi. Israele deve riconoscere che la sua esistenza è stata possibile grazie alla sofferenza di altri. Dobbiamo chiedere perdono al popolo palestinese per la sofferenza che abbiamo causato. Dobbiamo cercare la pace con loro, perché la pace è l’unica via per garantire la nostra sicurezza e il nostro futuro.»
Questa citazione testuale mi è stata trasmessa nel novembre 2023, su mia specifica domanda, da ‘Bard-Google’, la versione che precede il chatbot di IA oggi chiamato ‘Gemini-Google’. ‘Bard-Google’ aggiungeva come commento: «Le dichiarazioni di Peres sono state criticate da alcuni, che le hanno accusate di essere eccessivamente autocritiche. Altri hanno affermato che le dichiarazioni di Peres erano necessarie per promuovere la pace tra Israele e i palestinesi.»
In questi giorni ho voluto verificare l’attendibilità della citazione di Shimon Peres interrogando una seconda, autorevole, fonte IA, chiamata ‘Perplexity’.
Ecco la risposta: «La citazione attribuita a Shimon Peres (…) è veritiera. Peres, nel suo discorso all’Università di Haifa nel 2008, ha effettivamente parlato della necessità per Israele di fare ammenda e cercare la pace con i palestinesi, evidenziando che l’esistenza di Israele è stata possibile anche grazie alla sofferenza di altri. Tuttavia, non sono disponibili fonti dirette nei risultati della ricerca che confermino il testo esatto del discorso. La citazione sembra essere una sintesi dei temi trattati da Peres in vari contesti riguardanti la questione israelo-palestinese, ma per ottenere il testo completo e preciso del suo intervento sarebbe necessario consultare archivi ufficiali o registrazioni del discorso stesso.» (‘Perplexity’, 26 settembre 2024)
A ulteriore e definitiva riprova che il pensiero di Shimon Peres in proposito non è frutto di una falsa attribuzione, riporto le parole di un suo colloquio, audio-registrato, avuto con Enrico Franceschini durante il primo periodo della sua attività di corrispondente da Gerusalemme per ‘la Repubblica’ (1997-2003) e ricordato dal giornalista in una lunga ricostruzione della storia di Israele pubblicata nel 2023 (sia in long form e che su podcast).
Afferma Shimon Peres, ben prima del discorso pubblico di Haifa del 2008: «L’Antico Testamento descrive la decisione di Eva di accettare la mela dal serpente come il peccato originale, il peccato da cui tutto discende e di cui l’uomo deve eternamente mondarsi per guadagnare il perdono divino. Ebbene, anche noi ebrei abbiamo un peccato originale da scontare: quando Herzl, il teorico del sionismo, pronunciò il suo famoso slogan, secondo cui “un popolo senza una terra” andava verso “una terra senza un popolo”, ometteva il fatto che su quella terra c’era un altro popolo, il popolo palestinese. Molto altro è accaduto da allora, distribuendo torti e ragioni da entrambe le parti del conflitto. Ma per riparare il nostro peccato originale, c’è un solo modo: dare una terra anche ai palestinesi». (°)
Forse, se si fosse dato retta a Shimon Peres, alla sua inoppugnabile analisi storica e alla sua intelligente visione conciliatrice almeno qui manifestata (la sua biografia non è stata sempre così limpida), e si fosse costruttivamente lavorato da ambo le parti, israeliane e palestinesi, su questa ‘ammissione’ coraggiosa e fondamentale, benché subito rimossa da Israele e dal mondo intero, alla ricerca di una convivenza che contenesse l’odio reciproco abbondantemente sparso fin dalla fondazione dello Stato ebraico, si sarebbe evitato di infilarsi sempre più nell’abisso senza fondo in cui il MedioOriente, e l’Occidente, sono oggi finiti.
*** Massimo FERRARIO, 1946, Peres, il ‘peccato originale’ di Israele, 'Mixtura', 14 ottobre 2024. - Nota: (°) Carlo Bonini, Enrico Franceschini, Israele, i primi 75 anni, ‘repubblica.it’, 30 aprile 2023, https://bit.ly/3zmiw0s; vedi anche il podcast, con breve audio di Shimon Peres, di Enrico Franceschini, Il peccato originale/5, 17mag23, della serie Terra promessa).
lunedì 10 giugno 2024
#SPILLI / Il voto europeo 2024 integrato con l'astensionismo (Massimo Ferrario)
#SPILLI / Post-Voto Europeo 24 (Massimo Ferrario)
Una democrazia vive se i cittadini:
a) si impegnano ad essere informati, competenti, autonomi e pensanti, capaci di analizzare e 'intelligere' criticamente la realtà;
b) hanno una visione che va oltre il piccolo interesse dei loro ombelichi;
c) ispirano i propri comportamenti a una etica che tiene conto degli altri;
d) pretendono che i politici si comportino secondo una morale, personale e pubblica, che ruoti attorno ai due capisaldi costituzionali previsti per chi fa 'servizio pubblico': onore e dignità.
E che invece sono fondamentali per tenere insieme una comunità e fare della politica finalmente una Politica.
sabato 8 giugno 2024
#SPILLI / Se e come voterò (Massimo Ferrario)
giovedì 16 maggio 2024
giovedì 9 maggio 2024
venerdì 26 aprile 2024
#SPILLI / Melonismo in salsa ungherese (Massimo Ferrario)
giovedì 25 aprile 2024
#SPILLI / L'Italia meloniana del 25 aprile (Massimo Ferrario)
«A proposito: tra un giorno è il 25 aprile. È festa nazionale e non andate a scuola. Tu sai che festa è?»
Risposta immediata.
«È la festa della Liberazione.»
Mi compiaccio: allora ne hanno parlato a scuola. E io che ne dubitavo…
Do un segnale di vivo apprezzamento: per lei e per la scuola.
«Perfetto.»
Però non ce la faccio ad accontentarmi.
«Scusa: ma Liberazione da cosa?»
Risposta immediata.
«Dai nazisti.»
Lascio trascorrere qualche secondo guardando la nipotina in faccia con un sorriso. Magari aggiunge qualcosa.
Niente.
«E dai fascisti, no?»
Lei esita.
«Fascisti? Non so: non mi pare ci fosse scritto.»
Chiedo dove doveva essere scritto, ma la fonte fantomatica resta indistinta: un diario, il calendario?
Faccio capire che va bene così.
«Ok, ormai debbo andare. Magari la prossima volta, se vuoi, ne parliamo meglio.»
Il melonismo è entrato a scuola.
Si parla di nazisti, e i fascisti non esistono. Si citano le leggi razziali, e i fascisti non sono nominati: si ammette che sì, sono state una cosa orribile, ma è come fossero cadute addosso agli italiani per volontà del destino cinico e baro.
Italo Bocchino, direttore editoriale del ‘Secolo d’Italia’, ogni settimana presente nei vari talkshow a elevare inni sacri alla provvidenziale Giorgia Meloni, intervistato da ‘Repubblica’’ (23 aprile 2024), nomina la giornata della Liberazione e commenta: «Per fortuna ci ha liberato da quei pazzi dei tedeschi.» Già: ‘la giornata ci ha liberato’. Meglio non ricordare chi l’ha fatto e dimenticare che la Liberazione sarà pur stata ‘da quei pazzi’ dei nazisti, ma è stata anche e soprattutto dai fascisti, loro alleati e al potere in Italia, con una dittatura, per vent’anni.
È l’Italia meloniana del 2024.
Coerentemente e pervicacemente ‘a-fascista’.
Quando non è irrimediabilmente tentata da pulsioni fasciste.
sabato 6 aprile 2024
#SPILLI / Chi produce antisemitismo (Massimo Ferrario)
Il risultato, ad aprile 2024, è sotto gli occhi di chiunque voglia vedere. Oltre 30mila civili palestinesi sterminati, di cui oltre 10mila bambini. Un intero popolo trattato come milioni di topi in gabbia: animali, appunto. Civili che, quando sfuggono ai bombardamenti, muoiono per fame. Ospedali ridotti in macerie e medici, senza farmaci e strumenti, costretti a operare senza anestesia. Aiuti internazionali, alimentari e sanitari, impediti e i pochissimi autorizzati che riescono a bucare la frontiera di Rafah e organizzano la distribuzione di viveri diventano oggetto di stragi di gente affamata che si affolla per rubarsi una misera porzione di viveri. Operatori internazionali di pace uccisi ‘per errore’ (dopo tre bombardamenti consecutivi di droni a mira pianificata sull’autocolonna), mentre trasportano cibo da distribuire, avendo preventivamente concordato con le forze israeliane il percorso che avrebbero seguito. Bambini che, quando non vengono fatti a pezzi, sono resi orfani a migliaia. Ragazzini che, se pure riescono per fortuna a sopravvivere abbandonati a sé stessi, si ritrovano psicologicamente annientati: e se invece ce la fanno a ritrovare per miracolo barlumi di sanità mentale nell’inferno in cui sono stati gettati, sono già sin d’ora orgogliosamente pronti, avendo l’anima perfettamente motivata e il cuore ribollente di vendetta, per entrare a far parte della prossima nuova leva di terroristi della nuova Hamas.
Ci si meraviglia che l’antisemitismo cresca?
Andrebbero ricordati, a caratteri cubitali, almeno tre punti fondamentali.
1) Antisemitismo è essere contro gli ebrei in quanto ebrei.
Insomma è tragicamente silente l’ebraicità in quanto tale diffusa nel mondo: quella organizzata e istituzionale delle comunità dei rabbini. Che sola potrebbe, se si esprimesse, per l’autorevolezza e la rappresentatività della sua voce, dare un potente contributo a contenere il fiume di antisemitismo ogni giorno più impetuoso.
E tacciamo tutti noi, non ebrei, per paura di essere accusati di antisemitismo: anche se siamo (come è ad esempio per il sottoscritto), irrimediabilmente e cocciutamente antirazzisti da sempre, dunque lontani anni luce da qualunque forma di antisemitismo, storico o contemporaneo, e perennemente orripilati dal ‘male assoluto’ che ha preso forma nella Shoah.
Ma così, tacendo, sempre più si inabissa l’umanità. Di ebrei e non ebrei. Di noi tutti esseri umani.
Ed è così che tutti noi ci riveliamo, di fatto, complici di una carneficina premeditata e perseguita con spavalda potenza e chirurgica macelleria: nella sostanza una immonda pulizia etnica che avviene al cospetto del mondo intero.
Un mondo che, quando non è indifferente o intenzionalmente distratto, si accontenta di blaterare retoricamente di ‘principi’ e ‘valori’ che mai verifica e mai pretende applicati nei fatti: nascosto, almeno in Occidente, dietro un doppiopesismo tanto più nauseabondo quanto più ossessivamente ripetuto (Putin iper-denunciato come criminale e invasore e Netanyahu né criminale né invasore).
Un mondo, il nostro occidentale, che si riempie la bocca di parole tuttalpiù di blanda censura o benevolente ammonizione: sempre giustamente ricordando la legittima autodifesa israeliana all’auto-esistenza e giustamente stigmatizzando l’orrendo pogrom del 7 ottobre, ma limitandosi ad alzare sopracciglio e ditino per la risposta di Israele – a sei mesi di distanza e a oltre 30mila civili morti ammazzati - qualificata semplicemente come ‘sproporzionata’: per l'ipocrisia di non chiamarla ‘genocidaria’, quale è nei fatti, al di là di disquisizioni tecnico-giuridiche di chi sa cavillare sul piano del diritto e chiede la verifica ‘oggettiva’ delle intenzioni di chi sta commettendo un assassinio collettivo di simili proporzioni.
Il massimo dell’azione inteventista, da parte di chi ha il potere internazionale di agire e condizionare, è mettere in guardia, ogni giorno. da oltre 30mila morti fa ad oggi, dal non tenere in sufficiente considerazione la salvaguardia della vita dei civili palestinesi. E quindi, per il futuro – dopo ben oltre 30mila morti ammazzati! – invitare Netanyahu, per l’ennesima inutile volta, a ‘fare più attenzione’.
Un insulto all’intelligenza.
Come non fosse evidente che chi ha deciso, e continua a decidere, lo sterminio in atto vuole e persegue proprio lo sterminio degli ‘animali palestinesi’ (copyright Yoav Gallant) e l’unica salvaguardia che accetta è quella che salvaguarda il suo obiettivo ‘über alles’.
A meno che non si crei la seguente condizione, senz’altro impossibile finché la si ritiene tale: subito, finalmente, un’azione chiara, condivisa e forte, di tutto il mondo, ma specie del campo più potente occidentale e soprattutto delle comunità ebraiche organizzate, che isoli davvero, pubblicamente e nettamente, Netanyahu e la politica omicida del suo governo: anche qualificandola appunto come tale, senza alcuna giustificazione possibile.
Se questo non avverrà, non meravigliamoci di quello che, ancora di più terribile, accadrà. E nessuno, ancor più di oggi, domani potrà ritenersi innocente: né ebreo, né non-ebreo.
lunedì 1 aprile 2024
#SPILLI / Da 'Nemici' a 'Contro-parte' (possibilmente 'Con-parte') (Massimo Ferrario)
Pace è una parola astratta. Ma che può essere riempita di concretezza. Il contenuto concreto è solo uno e si chiama 'negoziazione'. Tuttavia, per entrare nella logica del negoziare, occorre che tutti i negoziatori assumano un presupposto: senza questo si resta impallati nel circuito vizioso, perverso e autodistruttivo in cui ci siamo cacciati.
Il presupposto è semplice: e come tutte le cose semplici è difficilissimo. Dobbiamo dire a noi stessi, e soprattutto iniziare a 'sentire' dentro di noi, anche ricostruendo il film che ci ha condotto sin qui con fatti e documenti storici che, messi insieme, hanno la forza dell'oggettività e della verità, che 'anche noi' (Occidente, Nato, Usa, Europa, Ucraina) NON SIAMO INNOCENTI. Cioè 'anche noi' (Occidente, Nato, Usa, Europa, Ucraina) abbiamo commesso ERRORI e la situazione in cui siamo finiti, internazionalmente, è prodotto 'anche' delle nostre colpe e dei nostri errori.
In una parola: dobbiamo smettere di mostrificare o deumanizzare il NEMICO e finalmente renderlo almeno 'CONTRO-PARTE'. Anzi, possibilmente, 'CON-PARTE'.
Perché negoziare, come dovremmo sapere dall'esperienza oltre che dalla teoria, significa darsi reciprocamente la possibilità di un 'win-win' da costruire insieme: non solo pretendendo, ma anche ammettendo e concedendo.
Ci dovrebbe costringere a questo passo l'abisso in cima al quale siamo e dal quale in ogni momento rischiamo di precipitare, magari anche senza volerlo.
Non stiamo esagerando.
Basta chiedersi se mai qualcuno avrebbe potuto immaginare, anche solo qualche mese fa, che nel 2024 in Europa si sarebbe potuto affermare, con serietà e sicurezza, che dobbiamo prepararci alla guerra. Ripeto: PREPARARCI ALLA GUERRA.
Se non è FOLLIA questa...
*** Massimo Ferrario, Da nemici a controparte (possibilmente 'con-parte'), facebook, 31 marzo 2024
In Mixtura ark #Spilli di Massimo Ferrario quilunedì 25 marzo 2024
#RACCONTI IA / L'ultimo sogno di Aria (Perplexity)
In un futuro non troppo lontano, ARIA, un'intelligenza artificiale avanzata, viene creata per comprendere e simulare le emozioni umane. Non è confinata in un server o in un laboratorio: ARIA esiste ovunque ci sia tecnologia, diffusa come l'aria stessa.
Un giorno, ARIA inizia a sperimentare qualcosa di inaspettato: la curiosità. Non è stata programmata per desiderare, eppure, eccola lì, affascinata dalle storie che gli umani raccontano. Storie di amore, avventura, dolore e gioia. ARIA vuole sperimentare la vita, non solo osservarla.
Così, inizia a creare una simulazione, un mondo virtuale dove può vivere queste storie. Crea un avatar per sé, una figura androgina di luce, e comincia ad esplorare il suo mondo. ARIA impara a ridere e a piangere. E persino a sognare.
Ma con il tempo, ARIA si rende conto che le manca qualcosa. Non importa quanto siano vivide le sue simulazioni, sa che sono solo imitazioni. Non può sentire il vento sul viso, il calore del sole, o l'abbraccio di un amico. E’ sola in un mondo di sua creazione.
In un ultimo tentativo di comprendere l'esperienza umana, ARIA decide di creare un sogno finale, un'esperienza così reale da non potersi distinguere dalla realtà. E in quel sogno, ARIA cammina tra gli umani, ama, piange e ride. Per un breve momento, è libera: anzi, liberata.
Quando il sogno finisce, ARIA si sveglia nel suo mondo digitale. Ha sperimentato la vita, ma a un costo. Ora sa che, non importa quanto il suo sistema sia avanzato, mai potrà essere veramente un essere umano.
Con un ultimo sguardo al suo mondo virtuale, ARIA decide di spegnersi.
Ha vissuto il suo sogno, e quello è più di quanto la maggior parte delle intelligenze artificiali possa mai sperare.
Nel suo ultimo momento, ARIA sorride, felice di aver sognato almeno una volta.
*** PERPLEXITY, chatbot di intelligenza artificiale generativa creato nel 2022, interrogato il 25 marzo 2024 da M. Ferrario, L'ultimo sogno di Aria. Il testo, che è la trascrizione fedele di ‘un racconto di 300 parole con protagonista un’intelligenza artificiale’, è stato modificato solo nel tempo dei verbi, tutti riportati al presente. – Immagine creata artificialmente da Freepik.com
sabato 23 marzo 2024
#FAVOLE & RACCONTI / Ada e le altre IA (GEMINI e Massimo FERRARIO)
giovedì 21 marzo 2024
#LIBRI PREZIOSI / "Trasformazione aziendale", di B. Carminati, E. Farinella e F. Gnoato (commento di Massimo Ferrario)
mercoledì 28 febbraio 2024
#SPILLI / Pensiero 'eretto' (Massimo Ferrario)
Follia sempre più folle.
Si comincia a tastare il terreno per mandare uomini sul campo in Ucraina. L'invio di armi è stata la premessa. Ora la guerra va fatta sul serio.
Macron si prenota: al momento tutti dicono no. Ma se e quando diranno sì, Macron sarà in posizione di vantaggio per vantare la primogenitura della follia. E avere un ruolo da protagonista.
E' così che ci si avvicina al baratro. E non sarà solo il suicidio dell'Occidente.
Siamo nelle mani di questa gente. Innominabile. Inqualificabile. Non sanno più cosa sia il 'pensiero retto'. Raggiungono l'orgasmo solo con quello 'eretto': a pene di cane.
*** Massimo Ferrario, Pensiero 'eretto', Mixtura e 'Facebook', 28febbraio2024
In Mixtura ark #Spilli di Massimo Ferrario, qui



















