lunedì 19 aprile 2021

domenica 18 aprile 2021

#SPILLI / Rischio o azzardo? (Massimo Ferrario)

Continua l'ovvio giubilo della destra (almeno quella interna alla maggioranza: l’altra insiste nel denunciare il governo Draghi come fotocopia del precedente Conte) per l'annuncio del 16 aprile, nella conferenza stampa del Presidente del Consiglio, del programma di riaperture a partire dal 26 aprile.
Anzi. Sembra non basti ancora: oltre all'abolizione del 'coprifuoco' delle 22, adesso si vorrebbe una anticipazione delle date praticamente per ogni attività. 
Non è un 'liberi tutti', ma il messaggio gli assomiglia. E poiché la comunicazione è contenuto, ma anche e soprattutto percezione, già tutto si sta predisponendo per la liberazione.

A livello ufficiale, comunque, per ora si è fermi al ‘rischio ragionato’, pronunciato a chiare lettere da Mario Draghi. E ripetuto a media unificati fino al parossismo, come fosse un concetto innovatore che resterà scolpito nei secoli. 
Per la verità il participio passato in forma aggettivale è pleonastico: se è rischio, è sempre ‘ragionato’. Anzi: a voler essere precisini, io che non amo i numeri come quelli che li amano, sostituirei 'ragionato' con ‘calcolato’. E calcolato bene, per giunta. Nel senso che si dovrebbe trattare di un calcolo atto a ‘minimizzarlo’, il rischio. Altrimenti, se non è ragionato, calcolato, minimizzato, il rischio non è più rischio e si chiama azzardo. E meno si minimizza il rischio, più la componente da roulette al casinò, tipica dell’azzardo, è presente. Il che naturalmente poco si concilia con le buone decisioni di buoni leader di impresa o di governo. 
Sempre. E figuriamoci quando si dovrebbe combattere una pandemia.

Per questo, qualche scienziato, dice che il calcolo ‘è fatto male’. 
E  ha profetizzato un possibile probabile disastro, citando le esperienze sia dell’estate scorsa (le vacanze senza freni e le discoteche a gogo) che di questo mese in Sardegna (passata dal bianco al rosso in quindici giorni). Aggiungendovi, come pesante fattore ulteriormente preoccupante, il processo di vaccinazione, specie per anziani e fragili, che ancora, nonostante i proclami quotidiani di generaloni iper-medagliati, non riesce a ‘dare fiato alle trombe’, vuoi per mancanza di trombe e vuoi per incapacità organizzativa nel soffiare nei suddetti strumenti. 

Ma è l'infettivologo Massimo Galli ad essere fuori dal coro. E quindi tutti a ripetere, infastiditi, che è la solita Cassandra: nonostante sia lui che, appunto in quanto Cassandra, finora abbia sempre dimostrato che le sue apprensioni non sono paranoie. 

Il futuro dirà se si tratta di pervicace pessimismo o, ancora una volta, di realismo fondato sul mix di numeri inesorabili e di logica consequenziale
E, naturalmente, data la posta in gioco, c’è solo da tifare perché, in questo caso almeno, sia davvero pessimismo e sia Galli (e chi si trova d’accordo con lui), e non Draghi, a calcolare male: ci sono momenti, infatti, in cui è sano sperare di avere torto marcio. Per il bene del Paese e di noi stessi. 

*** Massimo Ferrario, Rischio o azzardo?, per Mixtura


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#SGUARDI POIETICI / Prato (Giuseppe Ungaretti)

La terra
s'è velata
di tenera
leggerezza
Come una sposa
novella
offre
allibita
alla sua creatura
il pudore
sorridente
di madre

Villa di Garda, aprile 1918

*** Giuseppe UNGARETTI, 1888-1970, poeta, scrittore, traduttore, Prato, da L’Allegria, Preda, 1931, in 'il canto delle sirene', 14 aprile 2021, qui


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#SENZA_TAGLI / Auschwitz, il passatempo (Guido Saraceni)

Un soldato tedesco urla al prigioniero: lancialo in aria!
Il prigioniero fa finta di non aver sentito e si affretta a sistemare il bambino sul carro, assieme a tutti gli altri. Allora il soldato si avvicina, gli punta la pistola sotto al mento e ripete: "ti ho detto di lanciarlo in aria, non hai capito? Se non lo fai tu, lo farà il prossimo".
Così il prigioniero è costretto a lanciare per aria il bambino.
In questo modo i soldati tedeschi passavano il tempo ad Auschwitz: facendo il tiro a segno sui bambini ebrei,  mentre i prigionieri pregavano che li uccidessero al primo colpo, per evitare inutili sofferenze.

Questa testimonianza di Alberto Sed - sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz - è un pugno nello stomaco. 
Il filmato si trova facilmente on line.
Fatelo vedere agli studenti che si proclamano fieramente fascisti. Fate in modo che quei ragazzi vedano gli occhi  di Alberto mentre racconta questo episodio. Non è possibile che restino indifferenti. Non è possibile che non comprendano.
L'unica speranza che abbiamo, per il nostro futuro, è mantenere intatta la memoria del passato.
Restiamo Umani

*** Guido SARACENI, docente di filosofia del diritto e informatica giuridica presso l'università di Teramo, facebook, 17 aprile 2021, qui  (video qui)


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#VIGNETTE / Il generale e l'obiettivo 500mila vaccinazioni (Gianfranco Uber)

Gianfranco UBER
facebook, 16 aprile 2021, qui

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sabato 17 aprile 2021

#SGUARDI POIETICI / Eros, la freccia e il tizzone (Massimo Ferrario)

Non è più la freccia incandescente 
che terremota e incendia i giovani anni: 
quella che ci obbligava a modulare, 
tra un languido sussurro e un grido di piacere, 
quel gigantesco e onnipotente ‘ti-amo’ 
che giuravamo avrebbe sfidato l’eternità,
pur sapendo che era soltanto l'attimo 
sfuggito ad un climax appassionato. 

Adesso è il tizzone tra le braci: 
quello che quieto, ma ancora non vinto,
protegge con pazienza il tiepido esaurirsi del focolare
e insistentemente ci sospira alla bocca, 
dal profondo di un legame 
che ne ha difeso con ostinazione le radici,
questo calmo ma fermo e fiducioso 'ti-voglio-bene’, 
a nutrire e rinnovare l'affetto
all’amore abitudinario compagno dei nostri lustri.

Ieri come oggi,
la freccia e il tizzone sono Eros, 
il dio che sa trasmutare, 
senza snaturare il daimon che lo abita 
o impoverire l’energia che lo brucia,
dallo stato più emozionalmente arroventato
allo stato più consapevolmente misurato:
oscillando tra l'incontinente esplosione del ‘ti-amo
e la composta confidenza del ‘ti voglio-bene’. 

In ognuna delle sue forme,
a chi ha la fortuna di esserne prescelto e per magia toccato,
mai smette, 
questo dio che sempre ci deborda, 
di donare scintille che fanno viva 
la vita: 
ora, impetuoso, l’accende;
ora, confortante, la coltiva;
sempre, premuroso, la feconda. 

***Massimo Ferrario, Eros, la freccia e il tizzone, per Mixtura


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#SPILLI / Viva BoJo (Massimo Ferrario)

Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria: "Il paese è allo stremo. Bisogna togliere i vincoli. Il virus ora fa meno paura".
Che è come dire chissenefrega dei 400 morti: ancora caparbiamente svettanti, per chi non vuole essere cieco, in cima alle statistiche quotidiane.

Certo, il miglior ristoro è riaprire e ridare lavoro: è un'ovvietà che anche chi non è Migliore è in grado di proclamare. 
Però bisognerebbe prima aver fatto come Boris Johnson. Che ha imparato dalle sue idiozie negazioniste iniziali e ha avuto il coraggio, anche ideologico, di chiudere tutto per mesi. Non con un lockdown colorato: con un lockdwon. Rigido, senza sconti. E poi con una vaccinazione senza tregua e generalizzata. Portando i morti, ora, a zero. 

Perché la salute è la precondizione per l'economia. 
E lo capirebbe pure un bambino: se l'economia viene prima della salute, la salute, poi, se non si mantiene in salute, non si porta via solo il Pil, ma pure la vita di chi fa il Pil.

Non lo capisce invece questa destra italiana: sempre più miope e sconcia. La quale, per demagogia congenita e calcolo elettorale, volutamente confonde il rischio con l'azzardo. E sa passare in poche settimane dal bianco al rosso: come la Sardegna (non) insegna. Con una coazione a ripetere degna della più perversa ossessione: visto che bellamente rimuove sia il presente che il passato (è stata in gran parte la scorsa estate, guarda caso ancora in Sardegna, la responsabile della terza ondata, prima ancora che si diffondessero le varianti a complicare ulteriormente la pandemia).

E' di moda l'accelerazione: se è mancata quella, sempre promessa, dei vaccini, quasi come compenso si dà 'fiato alle trombe' (e ai tromboni) delle riaperture. 
Se ci si schianta, ci si schianterà 'in sicurezza'. E' il mantra: ripetiamolo anche noi. 

*** Massimo Ferrario, Viva BoJo, facebook, 16 aprile 2021, qui


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#MOSQUITO / Il dissenso nell'Italia di oggi (Tomaso Montanari)

Nell’Italia di oggi “gufo” è uno degli insulti a cui “capi” politici intimamente autoritari ricorrono per stigmatizzare e mettere in ridicolo i pochi intellettuali liberi che provano a levare la loro voce contro il sistema. La politica cammina da molti anni sulle strade della marginalizzazione del dissenso: l’elezione diretta dei sindaci e dei presidenti delle Regioni, l’antiparlamentarismo, la retorica e la pratica della costruzione del consenso hanno costruito questa falsa democrazia del plebiscito. Con l’aiuto della maggior parte dei media, si esalta la dittatura della maggioranza, si predica la necessità di mettere a tacere i “disfattisti”. Nessun partito o movimento – davvero nessuno – accetta il dissenso, e in forme diverse tutti lo reprimono e lo colpiscono. 
Le leggi tendono a punire con crescente durezza le manifestazioni di dissenso, e a colpire le vite “diverse”: poveri, migranti, rom. Le amministrazioni pubbliche e addirittura le università stesse, roccaforti ormai espugnate, del pensiero critico puniscono i loro dipendenti che si azzardino a levare pubblicamente una voce critica. 
Insomma, l’apparenza di una società liberissima, in cui ciascuno dice ciò che vuole, copre una nuova ortodossia di pensiero unico, che accende i suoi roghi mediatici contro i pochi, liberi eretici. 
Al posto della Chiesa c’è la religione del Mercato, la fede cieca nel dio Denaro: la pubblicità è la nuova evangelizzazione, il consumo è il culto, i fedeli sono i clienti. Il pianeta stesso soccombe sotto i colpi di una macchina da merci insostenibile, ma chi predica l’unica via d’uscita – la decrescita – viene trattato come un anticristo. 
In questo momento storico, dunque, parlare di eresia e di eretici significa contribuire a costruire anticorpi contro il più pericoloso virus in circolazione: il pensiero unico. Sapere che è sempre stato possibile pensare diversamente, ma sapere anche che è sempre stato necessario pagare un prezzo per questo, significa ricordarci che costruire un mondo diverso è possibile. Difficile: ma necessario.

*** Tomaso MONTANARI, 1971, storico dell'arte, saggista, attivista politico, storico dell'arte, saggista, Eretici, Paper First, 2020


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#VIGNETTE / Vitalizio ai condannati (Vauro)

VAURO
facebook, 15 aprile 2021, qui

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venerdì 16 aprile 2021

#SGUARDI POIETICI / Amore (Piera Oppezzo)

Ti amo, per le infinite
strade del mondo,
per i giorni di pioggia
e l’accendersi lento del sole:
tutte cose che vedo ricordandoti.
Ma, soprattutto, ti amo
per la tua consapevole vita.

*** Piera OPPEZZO, 1932-2009, poetessa, Amoresettembre 1956, da Esercizi d’addio. Poesie inedite 1952-1965, Interno Poesia Editore, 2021, in 'internopoesia', 9 aprile 2021, qui




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#SPOT / Olanda, il paese che piace alla gente che piace

dalla rete

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#QUADRI / Prater (Tina Blau)

Tina BLAU, 1845-1916
pittrice austriaca
facebook, 17 marzo 2021, qui

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#VIGNETTE / E il passato diventa futuro (Fabio Magnasciutti)

Fabio MAGNASCIUTTI
facebook, 16 aprile 2021, qui

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giovedì 15 aprile 2021

#SGUARDI POIETICI / Come il primo giorno (Justo Jorge Padrón)

Stai cucendo a macchina
lentamente l'abito,
i sogni di nostra figlia.
Nelle tue mani si intrecciano
il tessuto e la luce.
Ti guardo e sento un sussulto
nel sangue. Ti parlo
senza muovere
le labbra
come se non ci fossero le parole.
È un silenzio illuminato
quello che sentiamo tra le nostre pareti
bianche. La macchina continua
a imbastire sogni,
la speranza si veste
con un abito da ragazza.
Solo uno sguardo
fugace e ci incontriamo
come il primo giorno:
l’amore continua. Ci basta.

*** Justo Jorge PADRÓN, 1943-2021, poeta, saggista spagnolo, Come il primo giorno, da I fuochi oscuri,  1971, in 'ilcantodellesirene', 13 aprile 2021, qui


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#PIN / Non si sarebbe mai venduto (MasFerrario)


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#MOSQUITO / L'esito inevitabile di qualunque guerra di occupazione (Viet Thanh Nguyen)

Sostenuto (o sarebbe stato piú corretto dire invaso?) da Superman, il nostro piccolo ma fecondo paese non produceva piú una quantità significativa di riso, gomma e stagno, ma un abbondante raccolto annuo di prostitute, ragazze che non avevano mai ballato un pezzo rock prima che i papponi che chiamavamo cowboy sistemassero un adesivo sui loro tremanti capezzoli di campagnole e le spingessero sulla passerella di un bar di Tu Do. Sto per caso accusando gli strateghi americani di aver deliberatamente sradicato interi villaggi di contadini per portarsi via le ragazze, lasciandole con l’unica scelta di offrire servigi sessuali agli stessi ragazzi che avevano bombardato, mitragliato, bruciato, depredato o comunque evacuato a forza i suddetti villaggi? Niente affatto. Mi limito a notare che la creazione di un esercito di prostitute locali al servizio di soldati stranieri è l’esito inevitabile di qualunque guerra di occupazione, uno dei piccoli e sgradevoli effetti collaterali della difesa della libertà che tutte le mogli, le sorelle, le fidanzate, le madri e tutti i pastori e gli uomini politici di Smallville, USA, fingono di ignorare e nascondono dietro un muro di denti bianchi e lucidi, quando salutano il ritorno a casa dei loro soldati, pronti a curare qualunque innominabile afflizione con la penicillina della bontà americana.

*** Viet Thanh NGUYEN, 1971, scrittore e accademico vietnamita naturalizzato statunitense, Il Simpatizzante, Neri Pozza, 2016


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#VIGNETTE / L'estate sta arrivando (Vauro)

VAURO, 1955
vignettista, scrittore, giornalista
facebook, 14 aprile 2021, qui

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mercoledì 14 aprile 2021

#SGUARDI POIETICI / Poesia illegittima (Vivian Lamarque)

Quella sera che ho fatto l’amore
mentale con te
non sono stata prudente
dopo un po’ mi si è gonfiata la mente
sappi che due notti fa
con dolorose doglie
mi è nata una poesia illegittimamente
porterà solo il mio nome
ma ha la tua aria straniera ti somiglia
mentre non sospetti niente di niente
sappi che ti è nata una figlia.

*** Vivian LAMARQUE, 1946, poetessa, scrittrice, giornalista, Poesia illegittima, in Maurizio Cucchi, a cura, La grande poesia: Lamarque, edizioni la Repubblica, 2021


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#PIN / Progetti e desideri (MasFerrario)


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#MOSQUITO / Il tempo e il dolore (Luigi Pintor)

Ogni tanto il dolore si deposita sul fondo, poi riaffiora per uno stimolo occasionale ma prepotente, poi torna sul fondo. Va su e giù ma non si altera né quando viene in superficie né quando scende in profondità. È il caso di ripetere che il tempo non è un medico sapiente ma un puntiglioso aguzzino che non risana ma infetta. [...]

Si usa dire che per elaborare un lutto ci vogliono due anni. È un luogo comune antipatico, una formula da manuale di psicoanalisi e un modo lezioso per dire che il tempo è un grande medico, altro luogo comune. Il tempo può essere un nemico implacabile, un aguzzino che manda le piaghe in cancrena invece di guarirle.

*** Luigi PINTOR, 1925-2003, giornalista, saggista, Il nespolo, Bollati Boringhieri, 2001, Il nespolo, Bollati Boringhieri, 2021 e 'libriantichionline.com', qui


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