giovedì 7 marzo 2019

#SENZA_TAGLI / Diventare umani (Andrea Colamedici)

Non sono tre bestie, come dice il sindaco di San Giorgio a Cremano, i tre ragazzi (italiani) che hanno violentato una ragazza nell’ascensore della stazione locale. E non è chiudendoli in cella e buttando la chiave che si risolverà il problema generale. Non basta la repressione per frenare quella forza che spinge gli uomini a considerare le donne come semplici oggetti del proprio desiderio, a perenne e obbligata disposizione dei propri istinti. A vedere i corpi femminili come carne attorno a un buco. Bisogna avere il coraggio di dirlo: in molti uomini, anche se miti e tranquilli, alberga la stessa violenza manifestata da quei ragazzi. Violenza che si manifesta in molti altri modi, meno visibili ma altrettanto terribili, in atti quotidiani di umiliazione e sopraffazione.

Non si tratta di restare umani; si tratta per molti uomini di diventare umani. È un processo lungo, che non inizierà mai se facciamo finta che non esista il problema. Non è rinchiudendo il mostro in carcere che cambierà qualcosa. Il mostro resterà comunque fuori.

Non c’è da sentirsi in colpa o attaccati in quanto uomini. C’è da lavorare sull’essere, finalmente, umani.

*** Andrea COLAMEDICI, filosofo, editore di Tlon, facebook, 6 marzo 2019, qui


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#VIGNETTE / Non lasciarti strumentalizzare, Alice (CharlieComics)

CharlieComics
favebook, 6 marzo 2019, qui

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mercoledì 6 marzo 2019

#SPOT / Le pecore nere (Eduardo Simch)

Eduardo SIMCH
grafico, fumettista, artista brasiliano
via facebook, 4 marzo 2019, qui

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#VIDEO / Alfabeto in italico (Seb Lester)


Seb LESTER
artista e designer inglese
A-Z in italic
video 2min44

Qualche minuto di vero godimento estetico... (mf)


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#HUMOR / Il cracker che mente

via pinterest

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#VIGNETTE / Cake News (Massimo Bucchi)

Massimo BUCCHI, 1941
'la Repubblica', 2 marzo 2019, via facebook, qui

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#SGUARDI POIETICI / La tradizione (Kathleen Jamie)

Per anni ho vagato per alture e brughiere
Alla ricerca della strada
Che porta tortuosa al paese delle fate
Dove teneva una fucina il fabbro

Che avrebbe arroventato i ceppi
Ostinati che al passato mi tenevano legata
Poi, con un possente colpo di martello
Mi avrebbe finalmente liberata.

Più vecchia ora, so che né denaro
Né incudine quelle catene possono rompere
E le strade ribelli che crediamo di percorrere
Non fanno che portarci qui di nuovo.

*** Kathleen JAMIE, 1962, poeta e saggista scozzese, La tradizione, da Falco e ombra, cura e traduzione di Giorgia Sensi, Interno Poesia Editore, 2019, pubblicata in 'internopoesia', 4 marzo 2019, qui
https://en.wikipedia.org/wiki/Kathleen_Jamie


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Testo originale (The Tradition)

For years I wandered hill and moor
Half looking for the road
Winding into fairyland
Where that blacksmith kept a forge

Who’d heat red hot the dragging links
That bound me to the past,
Then, with one almighty hammer-blow
Unfetter me at last.

Older now, I know nor fee
Nor anvil breaks those chains
And the wild ways we think we walk
Just bring us here again.

#SENZA_TAGLI / Contro il clima squadrista (Roberto Saviano)


I Servizi segreti hanno lanciato l’allarme sul razzismo: la Relazione annuale sulla Politica dell'Informazione per la Sicurezza presentata oggi in Parlamento evidenzia l'aumento di comportamenti xenofobi e razzisti alimentati da formazioni di estrema destra, le quali prendono piede sul territorio con iniziative propagandistiche anti-immigrati. In pratica, la narrazione xenofoba diventa la chiave del consenso. 
Il clima creato nel Paese da questo governo si percepisce quotidianamente da espressioni come “non siamo razzisti, ma...”, oppure “beh, nulla contro gli ebrei, però...”. C'è sempre una qualche facile giustificazione al proprio odio: l’immigrato invasore, l’ebreo che gestisce le banche, l’intellettuale che si batte solo per soldi. Per distrarre l'attenzione da quelle che sono le vere emergenze di casa nostra, certa politica sfrutta qualsiasi cosa capace di far leva sui sentimenti peggiori. La realtà è molto più complessa di questi slogan cazzari, che però arrivano diretti alla nostra insoddisfazione, alla nostra frustrazione, alla necessità di incolpare qualcuno del nostro fallimento.
La ragazza afro con l’orecchino di perla postata dal Vermeer Centrum Delft oggi mi appare - nella scelta giocosa di voler mostrare l’universalità della bellezza - come immagine di resistenza contro questo clima squadrista.

*** Roberto SAVIANO, scrittore, facebook, 28 febbraio 2019, qui

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#BREVITER / Le case chiuse (Massimo Schiavo)

via facebook, 3 marzo 2019, qui

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#VIGNETTE / Renzi, l'altra strada (Emilio Giannelli)

Emilio GIANNELLI,   1936
'corriere della Sera', 5 marzo 2019, qui

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martedì 5 marzo 2019

#CIT / Come buttare in cielo un passerotto senza ali (Lorenzo Milani)

Quando avete buttato nel mondo di oggi 
un ragazzo senza istruzione 
avete buttato in cielo 
un passerotto senz'ali.

*** Lorenzo MILANI, 1923-1967, prete, educatore, da La parola fa eguali, Libreria Editrice Fiorentina, 2005, segnalato in 'centroculturaledonmilani', qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Lorenzo_Milani


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#PROVERBI / Per quanto un albero (proverbio cinese)


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#SPOT / Meglio buonista e puttana (Giulia)

foto di Pierpaolo Farina
via facebook, 2 marzo 2019, qui

Sabato scorso quel cartello, tra i tanti, era passato quasi inosservato durante il corteo milanese «People-Prima le persone» che ha radunato decine di migliaia di persone. Al massimo aveva strappato qualche sorriso. «Meglio buonista e puttana che fascista e salviniana», c’era scritto in quattro fogli bianchi A4 tenuti insieme con il nastro adesivo ed esposti da una ragazza, Giulia, che faceva riferimento agli insulti ricevuti sulla bacheca di Salvini in una precedente occasione. 
Due giorni dopo quel cartello è diventato virale sui social, dopo che a postarlo sul suo profilo Facebook è stato ancora una volta il ministro dell’Interno Matteo Salvini. «Che gentil signora», ha scritto come commento il leader della Lega. Aprendo così le danze per migliaia di interventi, tutti social.

I commenti
Oltre 34 mila in circa otto ore, buona parte contro la ragazza — associata alla proposta di riaprire le case chiuse —, con tanto di battutacce a sfondo sessuale, offese sessiste ed epiteti vari. Una gogna social, come racconta la stessa giovane su Facebook, con tanto di screenshot dei messaggi ricevuti. Nella raffica di commenti ci sono anche quelli che difendono la ragazza, spiegando che quel cartello si riferisce a un’offesa che proprio i sostenitori leghisti hanno spesso usato nei confronti di chi manifesta opinioni contrarie al ministro dell’Interno e in particolare contro Giulia, già finita sulla bacheca di Salvini in un’altra occasione — quando aveva partecipato a una manifestazione a Milano per i fatti di Macerata — con un cartello e lo slogan «Migranti non lasciateci soli con i fascisti».

La testimonianza
«Giulia era sul nostro carro sabato — raccontano i Sentinelli sul loro profilo social —. 
Giulia per un cartello che recitava “Migranti non lasciateci soli con i fascisti” era già stata additata da Matteo Salvini sulla sua bacheca Facebook. A Giulia arrivò addosso di tutto, dagli insulti sessisti a vere e proprie minacce di violenza fisica. Questa mattina quello che di mestiere fa il ministro degli Interni, che conosce bene cosa ha fatto passare a Giulia, decide di rimandare i suoi sicari in missione. E ovviamente sono ripartiti insulti e minacce. È una cosa inaudita» concludono i Sentinelli, lanciando l’hashtag #NoisiamoconGiulia.

*** Corriere.it, 4 marzo 2019, qui

#VIGNETTE / Carnevale, carro razzista a Formello (Mauro Biani)

Mauro BIANI, 1967
'il manifesto', 4 marzo 1019, qui

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#SGUARDI POIETICI / Da quando (Giorgio Bassani)

Da quando
ho deciso di non rispondere
mai più
a una tua lettera
nessun’altra lettera mai
ho più potuto
nemmeno aprirla

Lascio
che vengano
che mi cadano attorno
che giacciano laggiù ai miei piedi
capovolte e inevase
zitte
come me come ormai la mia
vita

*** Giorgio BASSANI, 1916-2000, scrittore, poeta, politico, Da quando, da Epitaffio, Mondadori, 1974, segnalato in 'salvatoreloleggio', 22 febbraio 2019, qui


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#RITAGLI / Vecchiaia, rottamazione (Vittorino Andreoli)

La vecchiaia è bella, perché non più legata alla prestazione. Non devi dimostrare niente. Non si può pensare che un uomo sia da buttare nemmeno se è rotto, o una donna se non ha più un seno secondo la moda. (...)

[D: Altro che rottamazione, dunque...]
È proprio una parola che non mi piace. In Africa, dove sono stato a lungo, il capo villaggio era un vecchio che ti ascoltava e ti inseriva nel gruppo. Aveva il bastone, che è così importante nella storia dell’antropologia, simbolo prima di tutto di salvezza, perché il vecchio nella foresta con il bastone allontanava il serpente. Ecco, credo che se ci sarà un ritorno all’umanesimo verrà dei vecchi, non dai giovani e neppure da questi professionisti in carriera che corrono sempre. Altrimenti vuol dire che abbiamo sdoganato l’attesa di vita soltanto per suicidarci. Come può l’Umanesimo esserci senza i vecchi? È come se dicessimo come può l’universo maschile esserci senza la donna, la donna è sacra non perché produce figli, ma perché li può produrre.

*** Vittorino ANDREOLI, psichiatra, saggista, scrittore, intervista al 'Corriere della Sera', 23 febbraio 2019, qui


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#SENZA_TAGLI / Pd, una apertura di credito non a fondo perduto (Alessandro Gilioli)

Io trovo molto positivo che nel Pd ci sia stata una trasformazione comportamentale e un cambiamento di persone ai vertici. Credo che sia definitivamente alle spalle il folle periodo dell'arroganza, del facciotuttoio, del darwinismo sociale brandito come valore, del nuovismo di facciata, del giglio magico e dei ciaone.
Ora aspetto che questo cambiamento si traduca anche in politica, scelte, proposte, contenuti sociali e civili. In una sintesi, certo, ma definita.
C'è in giro una diffusa apertura di credito per questo nuovo segretario. Ma è un'apertura timida, diffidente, alimentata più dal fondato disprezzo verso questa maggioranza scemorazzista che non dalla fiducia in sé. 
E non è apertura di credito a fondo perduto.

*** Alessandro GILIOLI, giornalista e saggista, facebook, 4 marzo 2019, qui

disegno di Man (Enzo Maneglia)

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#VIGNETTE / Nicola Zingaretti, segretario sono (Stefano Rolli)

Stefano ROLLI
Nicola Zingaretti, segretario Pd
facebook, 4 marzo 2019, qui

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lunedì 4 marzo 2019

#VIDEO / Mamma opossum e i suoi piccoli


Mamma Opossum e i suoi piccoli
youtube, 25 giugno 2015
video, 0min53

Sì, il peso delle mamme... 
(ma scaricare i piccoli e abituarli a camminare con le loro zampette, no...?!)

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#SPOT / Here in London (Sadiq Khan)

Sadiq KHAN, 1970
 sindaco di Londra
via facebook, 4 marzo 2019, qui
"Comunicazione di servizio: 
Qui a Londra sei libero di amare chi vuoi amare 
e di essere chi vuoi essere"

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#BREVITER / Lega e M5S hanno fatto anche cose buone (Virginia Avveduto)

via facebook, 4 marzo 2019, qui

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#VIGNETTE / E dai, spiegami (Fabio Magnasciutti)

Fabio MAGNASCIUTTI, 1967
facebook, 21 febbraio 2019, qui

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#SGUARDI POIETICI / Il sorriso di lei, 514 (Emily Dickinson)

Il sorriso di lei non era diverso dagli altri
Stessa forma, fossette ai lati
Eppure ti faceva stare male, come quando
un uccello si alza in volo, vuole cantare,
poi ricorda il Proiettile che l'ha ferito
Allora si aggrappa a un ramo sottile,
convulso e la musica intanto si schianta
come perle  finite nel Pantano.

*** Emily DICKINSON, 1830-1886, poetessa statunitense, Il sorriso di lei, 514, Sillabe di seta, Feltrinelli, traduzione e cura di Barbara Lanati, 2004. Riprodotta in 'nuoviargomenti', qui


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Testo originale  
Her smile was shaped like other smiles
The Dimples ran along
And still it hurt you, as some Bird
Did hoist herself, to sing,
Then recollect a Ball, she got
And hold upon the Twig,
Convulsive, while the Music broke
Like Beads among the Bog.

#MOSQUITO / La ridondanza dell'io (Gianrico Carofiglio)

Bisogna sapersi adattare all’interlocutore per riuscire a convincerlo. In qualsiasi campo, credo, ma di sicuro nelle indagini. E un’altra cosa importante è offrire, o prospettare, una via d’uscita dignitosa, non umiliante. È quello che fece Carosio con il tizio che diceva di volersi dare fuoco: gli permise di tirarsi indietro, dopo che si era spinto davvero molto avanti, senza avere l’impressione di perdere la faccia. Al contrario: avendo la convinzione di essere stato lui a decidere di rinunciare. 
– Il fatto è che quando discutiamo con qualcuno, se l’argomento ci sembra importante e se i toni si accendono, vorremmo sempre stravincere. Vorremmo inchiodare l’altro, vorremmo che riconoscesse che noi abbiamo ragione e lui, o lei, torto. 
– Ed è una pura questione di ego. Mentre l’ego dovrebbe essere escluso dall’orizzonte di qualunque transazione con gli altri, di qualsiasi tipo, sia professionale sia personale. Sai qual è la regola fondamentale per la gestione dell’ordine pubblico? Cioè quando le forze di polizia devono occuparsi di manifestazioni di piazza, anche potenzialmente violente, in cui potrebbero esserci cariche, scontri, disordini?
– Non ne ho idea.
– Bisogna sempre lasciare ai manifestanti una via di fuga. Se li carichi e non sanno da che parte scappare, si difenderanno disperatamente, all’ultimo sangue. Sono questi i casi in cui le manifestazioni finiscono male, con danni alle cose, con feriti, a volte pure con morti. Lasciare una via di uscita è una regola fondamentale. Se vinci contro qualcuno umiliandolo, se stravinci, lo ricorderà per sempre. Attenzione: non ricorderà che avevi ragione, ricorderà che lo hai umiliato. E se avrà l’occasione di fartela pagare, puoi scommettere che la coglierà al volo. 
– Già. Sembra una cosa tanto ovvia. Una regola tanto ovvia. Chissà perché nessuno la rispetta. 
– L’ego. Il problema è quasi sempre l’ego. Potremmo chiamarla: la ridondanza dell’ego. 
– La ridondanza dell’ego. Lei è molto bravo con le parole.

*** Gianrico CAROFIGLIO, 1961, scrittore, politico, ex magistrato, La versione di Fenoglio, Einaudi, 2019


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#VIGNETTE / Ma anche il presente (Enzo Lunari)

Enzo LUNARI, 1937
disegnatore, fumettista, 
facebook, 2 marzo 2019, qui

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domenica 3 marzo 2019

#PIN / Popolo, plebe, democrazia (MasFerrario)


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#SPOT / Il pugno nella rosa

dalla rete

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#VIDEO / No consent = no fairy tale (Amnesty International)


No consent = No fairy tale
Amnesty International
youtube, 6 aprile 2018
video 1min10

La Bella Addormentata riposa sopra un letto di fiori, il volto trasfigurato dai raggi di sole che filtrano attraverso una fitta boscaglia. Il Principe Azzurro dolcemente si inginocchia ai suoi piedi e la bacia trasognato. Ma ecco che lui si volta verso lo spettatore e il suo sguardo si fa più malizioso. La mano sinistra, fino a un attimo prima poggiata delicatamente sulla veste color fucsia della principessa, esita un po’ più a lungo del dovuto. Da leggera si fa sempre più pesante. Sprofonda in mezzo alle crinoline e - parafrasando il Cyrano - «al fin della licenza tocca». 
No, non è una versione porno soft della favola di Perrault, ma un cartone animato lanciato su twitter da Amnesty International per sensibilizzare i più giovani sul fatto che non si può fare sesso se non c’è consenso. No consent = No fairy tale. Come dire che senza consenso il sesso non è mai una favola. Tutt’altro.
Morale della favola
Il video di Amnesty - che in poche ore è stato visto da 50 mila persone - ha il pregio di fare la morale senza rinunciare al sorriso. A fermare la mano del principe non arriva il Settimo cavalleggeri (che sarebbe un po’ come passare dalla padella alla brace...). No, ci pensa un simpatico gufo, che nelle fattezze - e nella pedanteria - ricorda molto da vicino l’Anacleto della Spada nella roccia. E’ lui che prima neutralizza il principe lanciandogli una pigna. E poi, semplicemente, lo ridicolizza. «The P», come il principe stesso si autodefinisce, si arrampica sugli specchi pretendendo che sì, adesso la principessa dorme, ma prima, quando si erano incontrati a una festa, lei gli aveva fatto chiaramente capire di essere interessata a «The D» (abbreviazione per dick, che non c’è bisogno di tradurre). 
«Ma le avevi chiesto se voleva farlo?», lo incalza il gufo. «Mmh, mi sa di no - ammette alla fine il Principe Buzzurro -. Cioè, non proprio». E allora non si può fare. Fine della storia. Capito?

*** Orsola RIVA, La Bella Addormentata e il Principe Buzzurro. La favola riscritta da Amnesty, 'corriere.it', 27 novembre 2018, qui

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#QUADRI / Alessandro Tofanelli

Alessandro TOFANELLI, 1959
Disgelo sul lago
dalla rete

° ° °

Alessandro TOFANELLI, 1959
L'isola che non c'è
dalla rete

° ° °
Alessandro TOFANELLI, 1959
L'ospite inatteso 2
dalla rete

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#SGUARDI POIETICI / La cura di noi stessi (Franco Arminio)

La cura di noi stessi
forse è questa:
desistere, arrendersi. 
E questo non vuol dire
la fine della lotta, 
ma sapere che la malattia
è una forma di lotta alla noia, 
un espediente della tua vita
per essere più viva. 
Dunque, non ti può salvare 
la cura, ma l'idea
che sei pronto
a tutte le forme che prende 
la tua vita e anche
alla sua fine. 
Ecco, questo ti guarisce, 
rallenta l'ansia, il moto
del sangue, ti porta a sentire
uguale il giro dell'anima
e la vita di una foglia,
ti porta non alla fine del male
ma del malessere.

*** Franco ARMINIO, 1960, poeta, scrittore, paesologo, facebook, 28 febbraio 2019, qui

facebook, qui

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#FILASTROCCHE / Arlecchino (Germana Bruno)

Zitto zitto sta Arlecchino,
in disparte all’angolino,
il bambino è poverello
e non ha un vestito bello.
Carnevale è quasi già,
grande festa si farà
e gioiosi i bei bambini
sfoggeranno i vestitini:
cavalieri, dame e fate,
mascherine colorate.
Arlecchino è triste assai,
per lui festa non è mai,
ma ogni bimbo è tanto buono 
e a lui vuole fare dono 
di un pezzetto di vestito
a ciascuno avanzato.
Or la mamma di Arlecchino
confeziona il vestitino,
è speciale e colorato,
il più bello e festeggiato.
È felice ora Arlecchino
e con lui ogni bambino
che con cuore generoso
gli ha donato un dì gioioso.

*** Germana BRUNO, insegnante e scrittrice, Arlecchino, facebook, 27 febbraio 2019, qui


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#RACCONTId'AUTORE / Cioccolato fatto di sterco (Raffaele Mangano)

All’inizio del secolo scorso un faccendiere annunciò di aver inventato una macchina capace di trasformare lo sterco in cioccolato e riuscì a farsi finanziare il progetto. 
Dopo più di un anno il marchingegno fu terminato. Alla dimostrazione pubblica le tavolette apparvero identiche a quelle prodotte con il cacao: stesso colore, profumo e consistenza. Quando le autorità effettuarono il primo assaggio furono colpite da conati di vomito. 
“Ha il sapore di cacca!” strillò il sindaco. 
“È l’unico problema che non ho ancora risolto” confessò l’inventore.

Ecco, così è il razzismo. Lo puoi vestire come vuoi, mascherare, camuffare, ma alla fine in bocca ti lascia sempre il sapore dello sterco.

*** Raffaele MANGANO, giornalista, scrittore, Cioccolato fatto di sterco!, fcebook, 2 marzo 2019, qui


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#VIGNETTE / E io? (Mauro Biani)

Mauro BIANI, 1967
'il manifesto', 2 marzo 2019, qui

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sabato 2 marzo 2019

#HUMOR / Motiva la tua risposta

via facebook, 27 febbraio 2019, qui

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#QUADRI / Naviglio, Milano (Angelo Inganni)

Angelo INGANNI, 1807-1880
pittore
Naviglio San Marco, Milano, 1835

° ° °

Angelo INGANNI, 1807-1880
pittore
Naviglio San Marco, Milano, 1835

° ° °

Angelo INGANNI, 1807-1880
pittore
Naviglio San Marco, Milano, 1835

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#SPOT / Volersi bene

dalla rete

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#VIGNETTE / E il sacchetto di plastica? (Catriona Graciet)

Catriona Graciet Illustration
disegnatrice, insegnante, di origini franco-scozzesi, qui
dal web

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#SGUARDI POIETICI / Quelli che non si chiamano come te (Giuseppe Caliceti)

Io penso che anche
il Ministro dell’Odio
se fosse un migrante,
vorrebbe solo essere accolto.
Io penso che
il Ministro dell’Odio
se fosse ancora un bambino,
vorrebbe entrare a scuola
con gli altri bambini
e non essere cacciato da scuola
o lasciato in balia delle onde
su un motopeschereccio.
Io penso che anche
il Ministro dell’Odio,
se avesse bisogno di aiuto,
vorrebbe essere aiutato.
Semplicemente.
Io penso che anche
il Ministro dell’Odio
se non fosse italiano,
non vorrebbe che qualcuno
gli dicesse in faccia:
“Prima gli italiani”.
E se non fosse neppure
inglese o francese,
non vorrebbe che qualcuno
gli dicesse in faccia:
“Prima gli inglesi o i francesi”.
Io penso che anche
il Ministro dell’Odio,
se ci fossero cento o mille
che non si chiamano
come lui,
non vorrebbe che qualcuno
gli dicesse: “Prima tutti quelli
che non si chiamano come te”.

*** Giuseppe CALICETI, 1964, maestro e scrittore, Quelli che non si chiamano come te, 'strisciarossa', 13 febbraio 2019, qui 



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#EX_LIBRIS / Donne, il problema di non essere viste (Javier Marías)

Molte donne lamentano di essere viste con bramosia, come quello che oggi viene chiamato un «oggetto sessuale», quasi nessuna ammette quanto è fastidioso, per non dire vessatorio, e deprimente, e sconfortante, non essere mai viste così, o non esserlo da parte di chi noi decidiamo che debba farlo. Forse il problema sta nella nostra pretesa di scegliere presuntuosamente e di decidere: questo mi deve guardare, questo anche, quell’altro invece no.

*** Javier MARÍAS, 1951, giornalista, scrittore, saggista spagnolo, Berta Isla, 2017, Einaudi, 2018


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#VIGNETTE / L'Italia non viola i diretti umani (Mauro Biani)

Mauro BIANI, 1967
'il manifesto', 1 marzo 2019, qui

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venerdì 1 marzo 2019

#SPOT / Facce (Marco De Angelis)

Marco DE ANGELIS, 1955
vignettista, illustratore, giornalista 
'cartoonmovement.com', 7 giugno 2017, qui

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#ANIMALI / Orsacchiotto con margherita

via pinterest

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#IMMAGId'IMPATTO / Da sotto in su

via facebook, 28 febbraio 2019, qui

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#HUMOR / I giorni della settimana

dalla rete

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#SGUARDI POIETICI / La strada non presa (Robert Frost)

Divergevano due strade in un bosco
ingiallito, e spiacente di non poterle fare
entrambe uno restando, a lungo mi fermai 
una di esse finché potevo scrutando
là dove in mezzo agli arbusti svoltava.

Poi presi l'altra, così com'era,
che aveva forse i titoli migliori,
perché era erbosa e non portava segni;
benché, in fondo, il passar della gente
le avesse invero segnate più o meno lo stesso,

perché nessuna in quella mattina mostrava
sui fili d'erba l'impronta nera d'un passo.
Oh, quell'altra lasciavo a un altro giorno!
Pure, sapendo bene che strada porta a strada,
dubitavo se mai sarei tornato.

Lo dovrò dire questo con un sospiro
in qualche posto fra molto molto tempo:
Divergevano due strade in un bosco, ed io...
io presi la meno battuta,
e di qui tutta la differenza è venuta.


*** Robert FROST, 1874-1963, poeta statunitense, La strada non presa, 1916, da Mountain Interval, traduzione di Giovanni Giudici, in 'efira', qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Frost
https://en.wikipedia.org/wiki/The_Road_Not_Taken


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Testo originale (The Road Non Taken)
Two roads diverged in a yellow wood
And sorry I could not travel both
And be one traveler, long I stood
And looked down one as far as I could
To where it bent in the undergrowth;

Then took the other, as just as fair,
And having perhaps the better claim,
Because it was grassy and wanted wear;
Though as for that the passing there
Had worn them really about the same,

And both that morning equally lay
In leaves no step had trodden black.
Oh, I kept the first for another day!
Yet knowing how way leads on to way,
I doubted if I should ever come back.

I shall be telling this with a sigh
Somewhere ages and ages hence:
Two roads diverged in a wood, and I -
I took the one less traveled by,
And that has made all the difference.

#SENZA_TAGLI / Il 'fuori tema' che è in tema (Enrico Galiano)

Non scrive mai più di mezza pagina, nei temi. 
È uno di quelli che non protestano mai, ma poi negli occhi la vedi bella chiara la frase “Oh no prof il tema no!”. È uno di quelli spiritosi ma non volgari, tranquilli ma non stupidi. Ogni tanto alza la mano e gli partono queste domande strane, di quelle che non c'entrano ma c'entrano, oppure di quelle che ti viene il dubbio se sono molto intelligenti o molto stupide, e tu rispondi sempre, perché uno studente che fa domande è il meglio che ti possa capitare, meglio anche di uno che sappia tutte le risposte.
Anche se sembrano stupide. Anzi, soprattutto perché sembrano stupide.
Però scrivere no. Quello proprio no.
Poi oggi c'era la simulazione del compito d'esame, e non ci vedeva alla lavagna, così mi chiede se può sedersi vicino alla cattedra, certo vieni, e lui sceglie la traccia numero due, deve parlare del proprio futuro, della scuola in cui andrà, e vedo che stavolta è diverso, le parole gli escono, certo piene di cancellature e segni, ma riempie due pagine, wow sono felicissimo!, così dopo un po' butto l'occhio, con nonchalance, cerco di capire com'è che stavolta sta scrivendo così tanto, oh cacchio no, mi sta andando fuori tema!, ci sono righe e righe in cui parla di amicizia, dice che non vuole deludere gli amici, fa gli esempi di come si possono deludere gli amici, ma no accidenti il tema è sulla scuola in cui andrai!, che faccio, glielo dico? Forse fa ancora in tempo a riscrivere tutto, però accidenti, prima volta che mi scrive così tanto, non posso fermarlo proprio adesso, no dai aspetto ancora cinque minuti magari in tema ci ritorna, poi ributto ancora l'occhio sul foglio, guardo con più attenzione, in effetti era partito parlando della scuola, delle sue più grandi paure, e vedo che sta dicendo che la sua più grande paura è quella di trovare un amico in quella scuola e poi di trattarlo male, di perderlo perché magari gli ha detto qualcosa di sbagliato, e in effetti la traccia chiedeva di raccontare le paure e i desideri collegati alla nuova scuola, non solo è rimasto in tema ma lo ha sviluppato in modo originale, e così ripenso a quella storia delle domande che non c'entrano ma c'entrano, e di tutte le volte che ci sentiamo noi, fuori tema, a tutte le volte in cui ci sembra di essere dei fuori tema in mezzo a tanti altri che si sanno stare, in tema, e per questo cambiamo, ci adeguiamo, cerchiamo di essere come gli altri, e alla fine diventiamo qualcosa che non siamo noi. 
E che se solo avessimo la pazienza, e il coraggio di rileggere bene quello che stiamo scrivendo, molto spesso ci renderemmo conto che in tema ci siamo, eccome.
E che se solo ci credessimo quei cinque minuti in più, rischieremmo di scrivere qualcosa che nessuno potrebbe scrivere mai.

*** Enrico GALIANO, insegnante e scrittore, facebook, 27 febbraio 2019, qui


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#SPOT / Siamo poveri e non abbiamo bisogno di odio (1930)

«Egregio signor Maestro,
Mio figlio non può iscriversi per i Balilla. Siamo poveri e non abbiamo bisogno di odio». 
Cavriago (Reggio nell'Emilia), 1930
via facebook, 28 febbraio 2019, qui

Lucrezia Lo Bianco, autrice di Rai Storia, ha pubblicato questa bellissima e significativa lettera, ritrovata nel polo archivistico del Comune di Reggio Emilia (Ciro Pellegrinoqui)

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#VIGNETTE / Dibba, el (non) Che (Natangelo)

NATANGELO, 1985
 facebook, 28 febbraio 2019, qui

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