sabato 9 dicembre 2017

#SGUARDI POIETICI / Ogni giorno in questa enorme Porta Portese (Andrea Camilleri)

Ogni giorno in questa enorme Porta Portese
che viene ancora per poco chiamata Italia,
lui imperversa col suo: “Venghino, signori!”
e spaccia toccasana truffaldini, elisir buoni

per tutti i mali. S’affollano i creduloni, si
contendono il rimedio miracoloso, l’aria
fritta, il niente in boccetta. Intanto, c’è chi
provvede ad alleggerire le tasche dei presenti.

*** Andrea CAMILLERI, 1925, scrittore, regista, docente, Senza titolo, da Poesie incivili, ‘MicroMega’, n. 6, novembre, 2008. 


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#SENZA_TAGLI / Il dono del trauma (Roberto Ruga)

Anche un evento traumatico come l’infarto, con tutto ciò che ne consegue, può “donare” qualcosa.

La Psicotraumatologia studia proprio le modalità con cui gli esseri umani reagiscono a questi eventi dolorosi. Esistono persone che dopo essere sopravvissute al cancro lo definiscono la miglior cosa che sia loro successa.

Come è possibile? La mente funziona sulla base del principio di compensazione, in virtù del quale la persona che scopre in sé un difetto, può sentire una spinta molto forte a compensare la propria mancanza attraverso lo sviluppo eccezionale di altre abilità. Già negli anni 80 si indagavano gli aspetti positivi conseguenti ad eventi negativi, come diagnosi di gravi malattie, lutti, incidenti, abusi sessuali, disastri, calamità naturali.

Oggi possiamo definire la crescita postraumatica un processo cognitivo conseguente a un trauma in cui la devastazione psichica e il senso di confusione che ne deriva forniscono un’opportunità per costruire nuove opportunità, ovvero nuove modalità di pensiero in almeno tre aree principali: cambiamento della percezione di sé, nelle relazioni interpersonali e nella filosofia di vita. Ne risulta un senso di potenziamento delle proprie capacità e un cambiamento nelle relazioni sociali, che si traduce in una maggiore vicinanza ed apertura agli altri (partner e famiglia).

Il senso di vulnerabilità, inoltre, può aumentare l’espressione di emozioni, l’accettazione di un aiuto, l’empatia, la compassione e l’altruismo per altri che vivono simili situazioni. Il dono del trauma (il termine tecnico è “resilienza”) è una conoscenza così profonda a livello affettivo dell’evento che nessun altro può avere; non di meno, fornire aiuto ad altri è salutare e può rinforzare il senso di competenza. Ecco che il trauma può rendere le persone più sagge, nel senso di un maggiore apprezzamento per la vita, di una migliore considerazione delle sue priorità, di una più efficace gestione delle difficoltà.

Quando un’avversità colpisce l’individuo a livello fisico e psicologico la persona può soccombere, oppure può riportare ferite ma sopravvive, ritornando ad un livello di funzionamento simile a quello precedente il trauma stesso. In quest’ultimo caso l’evento traumatico viene percepito come una sfida piuttosto che una minaccia: il concetto di sfida indica che c’è qualcosa da guadagnare. Non a caso, alcune ricerche hanno evidenziato che cuccioli o bambini che hanno avuto delle complicazioni fisiche durante la nascita o la prima infanzia, presentano un migliore adattamento allo stress ed una migliore salute fisica. Non sarebbe l’evento di per sé a condurre alla crescita ma il grande sforzo teso a contrastarlo costruttivamente, attraverso la riflessione. L’aspetto costruttivo include la ricerca di un significato e l’attenzione ai cambiamenti del sé, nel momento del disimpegno, cioè nel momento i cui avviene una battaglia interna fra vecchi e nuovi schemi mentali. L’ultima fase è quella in cui la persona cerca attivamente di trasformare una tragedia in un trionfo.

*** Roberto RUGA, psicologo e psicoterapeuta, facebook, 4 dicembre 2017, qui


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#MOSQUITO / La nuova donna (Anaïs Nin)

Nelle lettere che ho ricevuto da molte donne ho riscontrato ciò che Rank (*) chiamava la colpa di creare. È una malattia molto strana, e non colpisce gli uomini - perché la cultura ha chiesto all'uomo di esprimere al massimo il proprio talento. L'uomo è incoraggiato dalla cultura a diventare un grande medico, un grande filosofo, un grande studioso, un grande scrittore. Ogni cosa è pianificata per spingerlo in quella direzione. Tutto questo non è mai stato chiesto alle donne. E nella mia famiglia, come nella vostra probabilmente, tutti si aspettavano semplicemente che mi sposassi, che fossi una moglie, e che crescessi dei bambini. Ma non tutte le donne sono portate a questo.

[...] Così siamo qui a celebrare l'origine della fiducia e della sicurezza. Voglio confidarvi i segreti di quell'alchimia che ci serve per trasformare l'ottone in oro, l'odio in amore, la distruzione in creazione - per cambiare i semplici fatti quotidiani in ispirazione, e il dolore in gioia. Nessuno deve interpretare questo come un'indifferenza per le cose del mondo o per le azioni con cui possiamo contenere la negatività del sistema corrotto. 
In quanto esseri umani abbiamo bisogno di nutrimento per sostenere la vita dello spirito, così da poter agire nel mondo, ma con ciò non intendo che dobbiamo voltargli le spalle. Intendo che attraverso la crescita e la scoperta di noi stessi dobbiamo guadagnare forza e valori. Contro tutte le difficoltà, contro tutti gli ostacoli, contro quella stanza degli orrori che chiamiamo storia, l'uomo ha continuato a sognare e descrivere i suoi opposti. Questo è ciò che dobbiamo fare. 
Noi non fuggiamo nella filosofia, nella psicologia e nell'arte. Ma ci rifugiamo lì per ristorare le nostre anime in frantumi. 

La donna del futuro, che oggi sta nascendo, sarà una donna completamente libera da ogni senso di colpa verso il creare e verso la propria crescita personale. Sarà una donna in armonia con la propria forza, ma non per questo poco femminile, o eccentrica, o in qualche modo innaturale. Io immagino che viva con tranquillità la propria forza e la propria serenità, una donna che sa parlare ai bambini e agli uomini che a volte la temono. L'uomo si sente a disagio nei confronti di questa evoluzione della donna, ma non deve esserlo - perché in lei troverà una compagna, non una persona al suo servizio. Avrà qualcuno che non lo farà sentire solo nella sua quotidiana battaglia contro il mondo per mantenere una moglie e un figlio, o una moglie che è come una bambina. 
La donna del futuro non cercherà mai di vivere indirettamente attraverso l'uomo, e incitarlo e spingerlo alla disperazione, per realizzare un qualcosa che dovrebbe fare lei stessa. 
Questa è la prima immagine che ho di lei - non è aggressiva, è serena, sicura, fiduciosa, sa sviluppare le proprie capacità, sa chiedere uno spazio per sé. 
Voglio che sia la donna a conservare il senso della persona, del contatto con gli altri, non come un qualcosa di negativo, ma qualcosa che possa cambiare completamente il mondo, rendendolo un luogo dove le capacità intellettuali si fondano con l'intuizione e la soggettività. 
Attraverso il mio diario e i miei romanzi ho cercato sempre di comunicare che noi abbiamo bisogno sia di intimità che di una profonda conoscenza di pochi esseri umani. 
E abbiamo bisogno della mitologia e della finzione che è un po' oltre, e l'arte è sempre un po' oltre il mondo interamente soggettivo della donna. 

[...] È la perdita di questa intimità e del senso del rapporto tra le persone che la donna ha sviluppato, poiché è stata sempre più limitata e meno attiva nel mondo. E così, la famiglia diventava molto importante, le persone vicine diventavano importanti,gli amici diventavano importanti.
Sarebbe bello se anche l'uomo potesse condividere tutto questo. 
E lo farà, il giorno in cui riconoscerà il proprio lato femminile, come Jung cerca di dirci. Una volta mi hanno chiesto cosa pensassi di un uomo che piange, e io ho risposto che amo gli uomini che piangono, perché dimostrano di essere sensibili. Il giorno che le donne ammetteranno di avere qualità maschili, e gli uomini qualità per così dire femminili, significherà che noi tutti riconosceremo di essere maschili, che abbiamo molte personalità, molti aspetti da realizzare. 
Una donna può essere coraggiosa, avventurosa, può essere tutte queste cose. 
Questa donna nuova che sta nascendo adesso mi ispira profondamente, è meravigliosa.
E io la amo.

*** Anaïs NIN, 1903-1977, scrittrice statunitense, La nuova donna, in Mistica del sesso, 1995, Fazi editore, 1997, citata da Laura De Carolis, in 'facebook Jungitalia', 22 novembre 2017, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Ana%C3%AFs_Nin
(*) https://it.wikipedia.org/wiki/Otto_Rank


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venerdì 8 dicembre 2017

#CIT / Cose che si fanno (Carlo Alberto Dalla Chiesa)

(via facebook, qui)

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#SPOT / Malattia del secolo (pellescura)

(Pellescura, via facebook, qui)

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#FOTO / Ford Modello T, 1918

Ford Modello T trasformata in 'sandwich shop'
Washington, 1918
via facebook, qui
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#HUMOR / Tu compra ombrelo

(via pinterest)

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#ANIMALI / Famiglia di elefanti, gufi affettuosi, gufo con scoiattolo

(via pinterest)

° ° °

(via pinterest)

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(via pinterest)

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#SGUARDI POIETICI / Insegnamento (Adélia Prado)

Mia madre trovava lo studio
la cosa più fine del mondo. 
Non lo è. 
La cosa più fine del mondo è il sentimento. 
Quel giorno di notte, papà che faceva la nottata, 
lei mi disse: 
«Poveraccio, fino a quest’ora al lavoro pesante». 
Sistemò pane e caffè, lasciò la pentola sul fuoco con acqua calda.
Non mi parlò d’amore. 
Questa parola di lusso. 

*** Adélia PRADO DE FREITAS, 1935, poetessa brasiliana, Insegnamento, traduzione di Vera Lúcia de Oliveira, da Vera Lúcia de Oliveira, La poesia di Adélia Prado, ‘Fili d’Aquilone’, n. 9, gennaio–marzo 2008, qui
Anche in 'losguardopoIetico', n. 22, 11 febbraio 2013


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Testo originale (Ensinamento)
Minha mãe achava estudo
a coisa mais fina do mundo.
Não é.
A coisa mais fina do mundo é o sentimento.
Aquele dia de noite, o pai fazendo serão,
ela falou comigo:
"Coitado, até essa hora no serviço pesado."
Arrumou pão e café, deixou tacho no fogo com água quente.
Não me falou em amor.
Essa palavra de luxo.

#SENZA_TAGLI / Telefonare, potrebbe funzionare (Selvaggia Lucarelli)

Oggi mi è capitato di parlare con una persona con cui c'era un'ostilità fumosa da anni (una roba di 15 anni). Un persona con cui non avevo neppure mai più parlato, in questi 15 anni, ma con cui ormai quello dello starsi sui coglioni era una specie di fatto assodato pure se non ti ricordi più il perché, il come, la scintilla che ha appiccato l'incendio nel palazzo. 
Ci sono delle ostilità che sono un po' come quelle ballerine di ceramica su un mobile in salotto che in realtà non hanno nessuna ragione al mondo per stare lì - sono patacche di una bomboniera dell'89 - ma tu ormai le vedi tutti i giorni impolverate e non le butti perché fanno parte del tuo orizzonte visivo. 

Ecco, ci sono inimicizie che non sono una scelta. Sono un'abitudine. Un orizzonte visivo.
A queste inimicizie basta solo una cosa per sciogliersi come un sorbetto al sole: un pretesto. Una telefonata, un incrocio fortuito al bar, una comunicazione di servizio, un cenno dalla finestra. Arrivato quello, ti rendi conto che era solo ostinazione. Pigrizia. Sciatteria. Succede spesso tra parenti, ma non solo. Il problema è che il pretesto arriva magari dopo anni (per esempio il mio) e nel frattempo c'è una vita che ci passa in mezzo. Che tu a quel punto pensi: porca vacca, la soluzione era una parola e io nel frattempo c'ho fatto tre figli, tra una chiusura e un chiarimento. 

Tutto questo per dire che quando si ha a che fare con l'irrisolto, la cosa migliore da fare non è aspettare l'occasione, lasciar maturare i tempi, cercare mediatori, aspettare un segnale, vedere che succede, confidare nel tempo e nella buona stella.
E' sempre e solo alzare-quel-cazzo-di-telefono.
Fatelo. Potrebbe funzionare.

*** Selvaggia LUCARELLI, 1974, giornalista e scrittrice, facebook, 21 novembre 2017, qui


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#VIDEO / Psichiatria e fenomenologia (Umberto Galimberti)


Psichiatria e fenomenologia
Umberto GALIMBERTI, 1942
filosofo e psicologo
https://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Galimberti
intervista di Giuseppe Salerno
you tube, Psicologia Fenomenologica, 29 novembre 2017
video 18min09

Quali sono le peculiarità dell'approccio fenomenologico in psicoterapia? Che cos'è il corpo? Cos'è la malattia mentale? 
Un'intervista al prof. Galimberti sul suo libro "Psichiatria e fenomenologia", divenuto ormai un punto di riferimento per la psicologia fenomenologica in Italia.
(dalla presentazione in youtube)

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giovedì 7 dicembre 2017

#BREVITER / Berlusconi, Boschi, Pisapia (Matteo Iuliani, mf)

(Matteo Iuliani, facebook, 27 novembre 2017, qui)

° ° °

MasFerrario, facebook, 6 dicembre 2017

° ° °

MasFerrario, facebook, 7 dicembre 2017)

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#FOTO / Fin da piccoli

(via facebook, qui)

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#HUMOR / Dalla parte del torto (Valerio Coscetti)

Valerio COSCETTI
facebook, 28 novembre 2017, qui

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#QUADRI / Carlo Fornara, Dino Pelagatti, Matteo Olivero

Carlo FORNARA, 1871-1968
pittore
via facebook, qui

° ° °

Dino PELAGATTI, 1932-2016
via facebook, qui

° ° °

 
Matteo OLIVERO, 1879-1932
pittore e scultore
via facebook, qui

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#FILASTROCCHE / Sette colori (Elio Giacone)

C’era una volta un paese lontano 
dove i colori si davan la mano.
Tra tutti il rosso era il più piccolino 
e l’arancione gli stava vicino.
Rideva forte il giallo brillante 
e il verde lì accanto parlava alle piante.
Alti nel cielo l’azzurro ed il blu 
guardavan la terra e stavan lassù.
Più grande e più scuro degli altri era il viola,
ma i sette sembravano una cosa sola 
e chi li vedeva nel cielo sereno 
diceva: “Guardate, c’è l’arcobaleno !”

*** Elio GIACONE, scrittore per l'infanzia, esperto di giochi didattici, Sette colori, dal web. Anche in facebook, qui


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#ANIMALI / Mamma papera, farfalla, mamma gufo

(via pinterest)

° ° °

(via pinterest)

° ° °

(via pinterest)

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#SGUARDI POIETICI / Come si teme il vento (Marinella Grosa)

Tu che hai compiuto rituali
per propiziare il cambiamento
adesso lo temi
come si teme il vento
che dall’oggi al domani
spazza via le foglie secche
e spezza i rami.

*** Marinella GROSA, poetessa, Come si teme il vento, in 'poetarum silva', 28 marzo 2011, qui


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#SENZA_TAGLI / Intellettuali, citazione di Norberto Bobbio (Luciano Floridi)

Dedicato a 25 persone...
A cena a Torino, gente con il cervello fino e la cultura profonda [zero ironia] mi dice: [asino] devi leggere il testo "Intellettuali" di Bobbio, sulla Treccani. Prendo un appunto [l'asino che sa di essere asino ma che cerca di diminuire l'asinità]. E qualche settimana dopo finalmente leggo (non "rileggo", ma leggo per la prima volta). Lo consiglio a tutte e a tutti. Non ve lo perdete. Bellissimo. Ecco una perla tra le tante: 
"Le comunicazioni di massa nella loro intrinseca volubilità danno in estensione quello che tolgono in durata: al posto dei ‟venticinque lettori", di cui parlava Manzoni, che si rinnovano per un secolo, i lettori del libro di oggi sono magari centomila ma non durano più di un anno." (*)

*** Luciano FLORIDI,  1964, direttore di ricerca e professore di filosofia ed etica dell'informazione all'Università di Oxford, Oxford Internet Institute, facebook, 3 dicembre 2017, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Norberto_Bobbio

LINK voce 'intellettuali', di Norberto Bobbio, Enciclopedia Treccani, qui


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#MOSQUITO / Pregiudizi, grandi amici dell'uomo (Bruno Mastroianni)

I pregiudizi, cioè i giudizi sulla realtà formulati prima del ragionamento o dell’esperienza, oggi sono quasi una parolaccia. Eppure, sono grandi amici dell’uomo. Lo sono perché ci aiutano ad avere sintesi organizzate del mondo pronte a essere utilizzate per capirlo e per capirsi. Certo, i loro effetti possono essere negativi, ma la loro genesi fa parte di una dinamica ordinaria del nostro modo di conoscere. Di fronte alla complessità, l’uomo tende ad affidarsi alle risorse che ha disposizione: ciò che già conosce. Sono i pregiudizi cognitivi di cui tutti siamo dotati: tendiamo ad avere visioni semplificate di cosa è il mondo per poter rispondere al sovraccarico informativo, farlo velocemente, riuscendo a interagire con persone anche molto distanti e cercando di dare un senso a ciò che pensiamo.
Se non li avessimo, avremmo bisogno di troppo tempo e troppe energie per studiare a fondo ogni minima questione prima di averne un’opinione adeguata. I pregiudizi ci fanno da linee guida orientative, tutto sta alla nostra capacità di servircene con un po’ di distacco, sapendo cioè metterli sempre alla prova per vedere se possono essere rivisti, migliorati e non dati per assodati come fossero definitivi. La “produttività del comprendere” sta proprio in questo costante processo di sostituzione di pre-concetti con concetti più adatti e adeguati a mano a mano che li incontriamo nel nostro ragionare sulla realtà.

*** Bruno MASTROIANNI, filosofo, esperto di comunicazione, La disputa felice, Franco Cesati Editore, 2017. Anche in facebook, qui

Silvana BARONI
psichiatra, scrittrice, disegnatrice

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mercoledì 6 dicembre 2017

#NOI TRA DI NOI / Mixtura, 10 post più letti ultimi 7 giorni (6 dicembre 2017)

Top 10 post più letti - ultimi 7 giorni
6 dicembre 2017

#FAVOLINE / Un bambino che non stava mai fermo (MasFerrario)

Twitter, 19 ottobre 2013

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#HUMOR / Capisci che stai invecchiando quando

(via pinterest)

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#COSE_PASSATE / Quando la maestra entrava in classe

(via pinterest)

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#STREET_ART / Fuori dal muro (Osgemeos)

Osgemeos
due gemelli, artisti di strada brasiliani
(via pinterest)

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#SGUARDI POIETICI / XXVIII, Sognai che lei sedeva vicino al mio capo (Rabindranath Tagore)

Sognai che lei sedeva vicino al mio capo,
arruffando teneramente i capelli
con le dita, suonando la melodia
del suo tocco.
Guardai il suo volto,
e lottai con le lacrime,
finché l'agonia di parole non dette
lacerò il mio sonno come una bolla.

Mi sedetti sul letto e guardai lo splendore
della Via Lattea sopra la finestra,
come un mondo di silenzio in fiamme,
e mi chiesi se in questo momento
lei sognasse un sogno simile al mio.


*** Rabindranath TAGORE, 1861-1941, poeta, scrittore e filosofo indiano, premio Nobel per la letteratura nel 1913, XXVIII, Sognai che lei sedeva vicino al mio capo, da Rabindranath Tagore, Il dono dell’amante, Sovera, 2013


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#SENZA_TAGLI / Liberi e Uguali, e le donne? (Silvia Garambois)

Foto di gruppo senza donne. Possibile che nessuno abbia avuto un sussulto “prima”? Possibile davvero che non si siano resi conto “prima” di quanto fosse ad excludendum l’immagine – plastica, immediata, incancellabile – di quattro uomini sorridenti e decisi a battezzare la nuova formazione politica di fronte ad una platea piena di donne, con uomini e donne rimasti (loro si “uguali”) fuori dai cancelli? Rappresentanza e rappresentazione: siamo sempre lì.
Domenica “Liberi e uguali” è nata nel segno di Grasso, Speranza, Fratoianni, Civati. Rappresentano idee di sinistra, punti di vista di sinistra. E ne danno una rappresentazione a senso unico, maschile. Un vulnus vero, percettibile, percepito. La sinistra (di nuovo) al maschile.
La ribellione corre già, sul web. Non c’è bisogno di ricordare che sono le donne – principalmente loro – a essere le più penalizzate nei diritti, a essere più in difficoltà nella ricerca del lavoro, a dover rinunciare ai figli per la mancanza di un serio sistema di welfare. E non c’è bisogno inoltre di ricordare che sono le donne in Parlamento a cercare di far correggere prima della fine di legislatura “l’errore” della Riforma penale che depenalizza lo stalking; a volere, prima che chiudano le Camere. una legge per le vittime di femminicidio (non basta certo lo stanziamento nella manovra di fine anno).
Ma non è “di parte” la presenza femminile, per quanto anche questo sia di gran rilievo. È un modo di leggere il mondo, un altro punto di vista. È la possibilità – per tante e tante donne – di riconoscersi in pieno. È la rappresentazione di quello che dice la Costituzione, l’art.3 richiamato da Grasso nel suo intervento (Grasso che dice “Tocca a noi difendere principi e valori che rischiano di perdersi” e parla di “una vera parità di genere”).
La ribellione corre sul web, e mette sotto accusa anche il nome: perché non “Libertà e uguaglianza” che tutte e tutti avrebbe ricompreso? Non avrebbe richiamato gli stessi valori, con un linguaggio più includente? Liberté, égalité, fraternité… Non si può limitare tutto ad una alzata di spalla (“in italiano al plurale si dice così”) perché c’è una sensibilità nuova e diffusa anche sull’uso delle parole: libera al plurale si dice libere.
Sia chiaro, non bastano belle figurine nella foto di gruppo: ne abbiamo viste anche troppe in questi anni. Sono le donne alla guida di un pensiero della sinistra che sono state lasciate fuori dalla foto di gruppo. E – ahinoi – proprio quando la destra più estrema, al contrario, sceglie di rappresentarsi con le donne.

*** Silvia GARAMBOIS, giornalista, Cari maschi di Liberi e uguali perché avete escluso le donne?, 'strisciarossa', 5 dicembre 2017, qui


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#MOSQUITO / Ciò che educa il bambino (Carl Gustav Jung)

Ciò che educa il bambino è il modo con il quale i genitori vivono, mentre le manifestazioni verbali che essi vi aggiungono serviranno tutt'al più a confonderlo. 

*** Carl Gustav JUNG, 1875-1961, medico e psicoanalista svizzero, fondatore della psicologia analitica, 1921, Tipi Psicologici, Bollati Boringhieri, citato in L'Anima fa arte, facebook, 29 novembre 2017, qui

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#SENZA_TAGLI / Destino di un Paese, dipende da ogni giorno (Tiziana Campodoni)

Il destino di un Paese non dipende solamente dal tipo di voto sulla scheda elettorale, ma dal tipo di uomo e di donna che scegli ogni giorno di essere; dal tipo di persona che ammiri e alimenti attorno a te; dalle scelte che avvalli dagli eventi che consenti accadano socialmente, politicamente e individualmente e questo molto prima e molto più delle semplici (seppur importanti) elezioni. 
Ogni giorno si fa politica, ogni giorno ci si occupa della propria vita interiore, ogni giorno con consapevolezza, impegno e trasparenza si presidia la democrazia. 

*** Tiziana CAMPODONI, insegnante, blogger, saggista, 'facebook', 5 dicembre 2017, qui

Robert DOISNEAU, 1912-1994
fotografo francese

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martedì 5 dicembre 2017

#FUMETTI / La ragazzina coi capelli rossi (Charles M. Schulz)

Charles SCHULZ, 1922-2000
fumettista statunitense
(via pinterest)

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#ANIMALI / Gufi

(via pinterest)

° ° °

(via pinterest)

° ° °

(via pinterest)

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#HUMOR / Mia moglie mi ha lasciato

(via pinterest)

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#PUBBLICITA' VINTAGE / Cachet Fiat, Ceat Pneumatici, Elisir Vino Raboso A. Marchetti

Cachet Fiat, 1963
(via pinterest)

° ° °

Ceat Pneumatici, 1952
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° ° °


Vesnab Elisir Vino Raboso A. Marchetti
(via pinterest)

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#VIGNETTE / Mettere su famiglia oggi (Natangelo)

NATANGELO
facebook, 28 novembre 2017, qui
(da 'Il Fatto Quotidiano', luglio 2017)

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#SPILLI / Marina Berlusconi, imprenditrice preoccupata (M. Ferrario)

Marina Berlusconi intervistata da Luca Ubaldeschi, ‘La Stampa’, 4 dicembre 2017 (qui)

È preoccupata.

Come imprenditrice, dice.
I giganti del web «hanno potuto operare in un contesto privo di regole».

Poverina.
Naturalmente non ha mai visto all’opera suo padre. 
Per esempio ai tempi del far west degli inizi della tv commerciale.
Un imprenditore, ma poi anche un politico, che da sempre non sa cosa siano le regole.
Che ha sempre fatto di tutto perché non gli venissero poste.
O per sfuggirle.
Quando non per trasgredirle.

*** Massimo Ferrario, Marina Berlusconi, imprenditrice preoccupata, per Mixtura


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#SGUARDI POIETICI / La fine del mondo (Marinella Grosa)

La fine del mondo 
vorrei che arrivasse
in tua compagnia. 
Noi due, il gatto 
una bottiglia e via. 

*** Marinella GROSA, poetessa, La fine del mondo, ‘Poesia’, n. 276, novembre 2012.


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#SENZA_TAGLI / Fake news, un problema culturale (Riccardo Lestini)

Mettere le fake news tra le emergenze nazionali, è senza dubbio assurdo. Assurdo quasi quanto alcune di quelle fake che si cerca di contrastare. 

Che il loro proliferare sia problematico e preoccupante è indubbio, ma da qui a inserirle tra le priorità dell'agenda politica ce ne corre. 
Prima di tutto perché non è un problema politico o legislativo, ma culturale. Tradotto: non c'è nessun complotto di sistema, nessuna forza oscura che si sta servendo delle fake per destabilizzare e distruggere l'apparato democratico. Che si cerchi in qualche modo di influenzare l'opinione pubblica, con metodi che spaziano dalla slealtà all'inquietante, non è certo una novità. Succede da sempre (e temo sempre succederà) quali che siano i mezzi che il particolare momento storico mette a disposizione. Per di più molte fake non nascono nemmeno con questo intento: alcune sono autentici scherzi confezionati da professionisti della burla al solo scopo di divertirsi. Che poi quasi sempre siano di cattivo gusto, è indubbio. Ma anche il cattivo gusto c'è da sempre. Così come è indubbio che in molti (troppi) casi le fake trascendano nell'infamia, nella calunnia e nella diffamazione. Ma calunnia e diffamazione sono già reati: per punirli basterebbe applicare la legge senza ricorrere a chissà quali misure eccezionali. 

Si può certo reprimere la fake punendo gli autori e i contenitori che le ospitano con sanzioni esemplari, ma il vero problema resta irrisolto. Perché ciò che deve allarmare non è la fake in quanto tale e nemmeno chi la progetta, ma l'estrema facilità con cui viene creduta e data per vera. 
Un problema culturale, si diceva. Ovvero il problema di una società senza più strumenti critici, una società di fatto svuotata della più elementare coscienza individuale, senza più filtri per distinguere tra realtà e finzione. 
Una società che, non credendo più in niente, ha finito per credere a tutto. 
Una emergenza culturale ben più ampia e complessa, di cui il problema delle fake non è che una parte, una conseguenza. 
E non è certo curando gli effetti, anziché le cause, che si debellano le malattie.

*** Riccardo LESTINI, scrittore, regista, insegnante, facebook, 29 novembre 2017, qui



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#MOSQUITO / Soltanto sani? (Donald Winnicott)

Si suppone, a volte, che nella salute l'individuo sia sempre integrato, come pure che viva nel suo corpo e che sia in grado di sentire che il mondo è reale. Ci sono tuttavia, nella salute mentale, molti aspetti che hanno una qualità sintomatica, perché sono carichi di paura o diniego della follia, di timore o diniego della capacità innata di ciascun essere umano di diventare inintegrato, depersonalizzato e di sentire che il mondo è irreale. [...]

Nota: Attraverso l'espressione artistica possiamo sperare di prendere contatto con il nostro Sé primoridale da cui provengono i sentimenti più intensi e anche sensazioni forti, e dunque saremmo davvero poveri se fossimo soltanto sani.

*** Donald WINNICOTT, 1896-1971, pediatra e psicoanalista briutannico, Psicoanalisi dello sviluppo, Armando Editore, 2004, citato in L'anima fa arte, facebook, 30 novembre 2017, qui

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lunedì 4 dicembre 2017