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sabato 7 gennaio 2017

#MOSQUITO / Vecchi, e bambini (Guido Piovene)

La gente come me può ancora forse ricordarsi di tempi in cui il mondo si apriva agli occhi dei bambini con una varietà e una meraviglia che non esistono più nella stessa misura. Questa verità e meraviglia venivano in parte dai vecchi, esseri allora diversi da tutti gli altri, offerti all’infanzia come una favola. Tra il vecchio ed il bambino vi era un’affinità, o meglio una specie di contrappunto; tanto che, in un mondo nel quale scompaiono i veri vecchi, scompariranno anche i veri bambini.

*** Guido PIOVENE, 1907-1974, giornalista e scrittore, Il vecchio, 'La Stampa', 1 giugno 1954

sabato 21 maggio 2016

#LINK / Sempre più vecchi, in tre grafici (Jacopo Ottaviani)

“Bisogna agire ora o sarà troppo tardi: rischiamo un crac demografico. Se andiamo avanti con questo trend, senza riuscire a invertirlo, nel 2026 nel nostro paese nasceranno meno di 350mila bambini all’anno, il 40 per cento in meno del 2010. Un’apocalisse”. Ha reagito così la ministra della salute Beatrice Lorenzin alle anticipazioni degli ultimi dati sulle nascite in Italia.

Parole forti, ma che fotografano solo una parte del problema demografico italiano. L’altra faccia della medaglia sono gli anziani, sempre di più: 

*** Jacopo OTTAVIANI, giornalista, L’Italia che invecchia sempre di più, in tre grafici, 'internazionale.it', 19 maggio 2016

LINK articolo integrale qui


In Mixtura 1 altro contributo di Jacopo Ottaviani qui

venerdì 3 aprile 2015

#EXLIBRIS / Vecchi, dopo il traguardo (L. Marone)

«
Io sono vecchio, e i vecchi sono abitudinari, non amano le novità. È perché si pensa sempre che le cose peggioreranno anziché migliorare, un insegnamento che ci dà il corpo nel corso degli anni. Perciò, quando la giovane coppia è arrivata qua, ho storto il naso, credevo che avrebbero rotto la mia pace, organizzato banchetti, cene, compleanni e quant’altro. Alla loro età ogni scusa è buona per festeggiare e il compleanno è ancora visto come un traguardo da mettersi subito alle spalle per inseguire il successivo. Alla loro età non si è ancora capito che sì, l’obiettivo è importante raggiungerlo, ma non c’è fretta, non si deve battere alcun record. Meglio arrivare fino in fondo a passo lento, gustarsi il paesaggio, mantenere un ritmo cadenzato e un respiro regolare per l’intero tragitto, per poi chiudere la corsa il più tardi possibile. Perché non so se i giovani lo sanno, ma una volta tagliato il traguardo non c’è nessuno che ti viene a decorare il petto con una medaglia.
»

*** Lorenzo MARONE, La tentazione di essere felici, Longanesi, 2015.

° ° °
La mia recensione al libro di questo exlibris è in questo blog (28 gennaio 2015)

domenica 22 marzo 2015

#EX LIBRIS / Generazioni vecchie e giovani (A. Gramsci)

Una generazione può essere giudicata dallo stesso giudizio che essa dà della generazione precedente, un periodo storico dal suo stesso modo di considerare il periodo da cui è stato preceduto.
Una generazione che deprime la generazione precedente, che non riesce a vederne le grandezze e il significato necessario, non può che essere meschina e senza fiducia in se stessa, anche se assume pose gladiatorie e smania per la grandezza. È il solito rapporto tra il grande uomo e il cameriere.
Fare il deserto per emergere e distinguersi.
Una generazione vitale e forte, che si propone di lavorare e di affermarsi, tende invece a sopravalutare la generazione precedente perché la propria energia le dà la sicurezza che andrà anche più oltre; semplicemente vegetare è già superamento di ciò che è dipinto come morto.
Si rimprovera al passato di non aver compiuto il compito del presente: come sarebbe più comodo se i genitori avessero già fatto il lavoro dei figli. Nella svalutazione del passato è implicita una giustificazione della nullità del presente: chissà cosa avremmo fatto noi se i nostri genitori avessero fatto questo e quest’altro… ma essi non l’hanno fatto e, quindi, noi non abbiamo fatto nulla di più.
Una soffitta su un pianterreno è meno soffitta di quella sul decimo o trentesimo piano? Una generazione che sa far solo soffitte si lamenta che i predecessori non abbiano già costruito palazzi di dieci o trenta piani. Dite di esser capaci di costruire cattedrali, ma non siete capaci che di costruire soffitte.”
*** Antonio GRAMSCI, 1891-1937, filosofo, politico, giornalista, Quaderni del carcere, 1948, Costruttori di soffitte, in Passato e presente, Einaudi, 1971

Nel succedersi delle generazioni (e in quanto ogni generazione esprime la mentalità di un’epoca storica) può avvenire che si abbia una generazione anziana dalle idee antiquate e una generazione giovane dalle idee infantili, che cioè manchi l’anello storico intermedio, la generazione che abbia potuto educare i giovani.
Tutto ciò è relativo, s’intende.
Questo anello intermedio non manca mai del tutto, ma può essere molto debole «quantitativamente» e quindi materialmente nell’impossibilità di sostenere il suo compito.
Ancora: ciò può avvenire per un gruppo sociale e non per un altro.
Nei gruppi subalterni il fenomeno si verifica più spesso e in modo più grave, per la difficoltà, insita nell’essere «subalterno», di una continuità organica dei ceti intellettuali dirigenti e per il fatto che per i pochi elementi che possono esistere all’altezza dell’epoca storica è difficile organizzare ciò che gli americani chiamano trust dei cervelli.
*** Antonio GRAMSCI, 1891-1937, filosofo, politico, giornalista, Quaderni del carcere, 1948, Vecchi e giovani, in Passato e presente, Einaudi, 1971


Il mio stato d'animo è tale che se anche fossi condannato a morte, continuerei a essere tranquillo e anche la sera prima dell'esecuziuone magari studierei una lezione di lingua cinese per non cadere più in quegli stati d'animo volgari e banali che si chiamano pessimismo e ottimismo. Il mio stato d'animo sintetizza questi due sentimenti e li supera: sono pessimista con l'intelligenza e ottimista con la volontà (19.12.29)

martedì 20 gennaio 2015

#VIDEO #SOCIETA' / I vecchi (e i nonni), ridotti a un costo



Vittorino ANDREOLI, 1940, psichiatra, saggista, scrittore
Vittorino Andreoli racconta, i nonni..., a cura di Domenico Perrupato, 2012
video, 17min58

Considerazioni critiche e appassionate sulla società di oggi. 
Una difesa convinta e argomentata della figura del 'vecchio' (e sul ruolo di 'nonno', in particolare) in un'epoca in cui i vecchi sono ridotti a un costo.
Qualche volta, il tono espositivo sembra cedere alla retorica e a uno stile un po' predicatorio. Se si va oltre, però, per cogliere i contenuti veri, credo che qualche riflessione si imponga: su come abbiamo (dis)organizzato la nostra società.  (mf)

° ° °

«Il silenzio dei vecchi... un silenzio che può far pensare... (...)

Una volta il vecchio era il saggio. Le decisioni le prendevano gli adulti. Ma dopo aver sentito i vecchi. E talora dopo aver sentito il loro silenzio, il loro sguardo, guardare negli occhi. E poi, se è vero che i giovani guardano sempre il mondo dintorno, il vecchio guarda in alto, guarda il cielo, e nel cielo c'è un'altra visione, forse c'è un'altra logica, c'è una storia che segue dei paradigmi, dei principi diversi...

Ci sono le società che non hanno mai escluso i vecchi. E poi ci sono le società del mondo industriale, del mondo produttivo, che hanno dichiarato che il vecchio è inutile, perché non produce. 
Una società che produce cose, e non sa vedere il senso.

Il vecchio è un costo... Siamo il 20% della popolazione e tutto ciò preoccupa. 

Si dice che le società che non sanno educare al futuro sono morte. Sono morte anche le società che non si ricordano del ruolo dei vecchi. 

Una società in cui spesso i figli hanno due madri, due padri... Ecco, un punto sicuro di riferimento siamo noi: nonni.
In questo caleidoscopio di legami, in questo labirinto in cui non si capisce più cosa siano le relazioni affettive, per i nostri nipoti i nonni ci sono sempre.
E stiamo attenti noi di non seguire i malumori di lei che non sta più con lui, di lui che cerca di vendicarsi di lei... Noi dobbiamo essere nonni. Non siamo dei partiti di lei o di lui.

Noi non vogliamo nascondere la nostra età. Perché siamo convinti che nella nostra età ci sia anche della sicurezza.

Noi abbiamo diritto di essere e di fare i nonni.» (Vittorino Andreoli, dal video)

Sulla biografia di Vittorino Andreoli e i suoi scritti, vedi wikipedia, http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorino_Andreoli