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lunedì 29 aprile 2019

giovedì 28 aprile 2016

#LINK / Generazioni, troppe in azienda? (Enzo Riboni)

“Mio figlio diciottenne l’altra sera doveva andare a una festa di amici un po’ più formale del solito. Per la prima volta, quindi, voleva mettersi la cravatta. Non c’è problema gli dico io, vieni qui che ti insegno a fare il nodo. Lui si mette a ridere e sai cosa mi risponde? Ma no dai, papà, vado a vedere su YouTube, lì sono più aggiornati”.

Il padre che fa questo racconto non è un attempato nonnino lontanissimo dal mondo dei giovani, è un brillante 45enne direttore di una società di consulenza sulle risorse umane. “Lo vedo nelle aziende”, spiega, “i giovani spesso non si fidano dell’esperienza degli anziani, per loro la comunicazione è solo visiva, mediata dallo schermo di uno smartphone”.

È questo il problema (e non il solo) della compresenza oggi in azienda di quattro generazioni, che diventeranno cinque nel 2030 quando arriverà anche la Generazione α dei nati dopo il 2010. Si parla cioè troppo di tutoraggio, di reverse mentoring, di collaborazione virtuosa giovani-anziani: tu mi trasferisci la tua esperienza e io ti insegno l’uso delle tecnologie. Sono formule, sono pannicelli che spesso neanche riscaldano il clima aziendale: se c’è sfiducia reciproca, il conflitto è l’esito. (...)

*** Enzo RIBONI, giornalista, saggista, Ci sono davvero troppe generazioni in azienda?, 'senzafiltro', 27 aprile 2016

LINK articolo integrale qui

domenica 22 marzo 2015

#EX LIBRIS / Generazioni vecchie e giovani (A. Gramsci)

Una generazione può essere giudicata dallo stesso giudizio che essa dà della generazione precedente, un periodo storico dal suo stesso modo di considerare il periodo da cui è stato preceduto.
Una generazione che deprime la generazione precedente, che non riesce a vederne le grandezze e il significato necessario, non può che essere meschina e senza fiducia in se stessa, anche se assume pose gladiatorie e smania per la grandezza. È il solito rapporto tra il grande uomo e il cameriere.
Fare il deserto per emergere e distinguersi.
Una generazione vitale e forte, che si propone di lavorare e di affermarsi, tende invece a sopravalutare la generazione precedente perché la propria energia le dà la sicurezza che andrà anche più oltre; semplicemente vegetare è già superamento di ciò che è dipinto come morto.
Si rimprovera al passato di non aver compiuto il compito del presente: come sarebbe più comodo se i genitori avessero già fatto il lavoro dei figli. Nella svalutazione del passato è implicita una giustificazione della nullità del presente: chissà cosa avremmo fatto noi se i nostri genitori avessero fatto questo e quest’altro… ma essi non l’hanno fatto e, quindi, noi non abbiamo fatto nulla di più.
Una soffitta su un pianterreno è meno soffitta di quella sul decimo o trentesimo piano? Una generazione che sa far solo soffitte si lamenta che i predecessori non abbiano già costruito palazzi di dieci o trenta piani. Dite di esser capaci di costruire cattedrali, ma non siete capaci che di costruire soffitte.”
*** Antonio GRAMSCI, 1891-1937, filosofo, politico, giornalista, Quaderni del carcere, 1948, Costruttori di soffitte, in Passato e presente, Einaudi, 1971

Nel succedersi delle generazioni (e in quanto ogni generazione esprime la mentalità di un’epoca storica) può avvenire che si abbia una generazione anziana dalle idee antiquate e una generazione giovane dalle idee infantili, che cioè manchi l’anello storico intermedio, la generazione che abbia potuto educare i giovani.
Tutto ciò è relativo, s’intende.
Questo anello intermedio non manca mai del tutto, ma può essere molto debole «quantitativamente» e quindi materialmente nell’impossibilità di sostenere il suo compito.
Ancora: ciò può avvenire per un gruppo sociale e non per un altro.
Nei gruppi subalterni il fenomeno si verifica più spesso e in modo più grave, per la difficoltà, insita nell’essere «subalterno», di una continuità organica dei ceti intellettuali dirigenti e per il fatto che per i pochi elementi che possono esistere all’altezza dell’epoca storica è difficile organizzare ciò che gli americani chiamano trust dei cervelli.
*** Antonio GRAMSCI, 1891-1937, filosofo, politico, giornalista, Quaderni del carcere, 1948, Vecchi e giovani, in Passato e presente, Einaudi, 1971


Il mio stato d'animo è tale che se anche fossi condannato a morte, continuerei a essere tranquillo e anche la sera prima dell'esecuziuone magari studierei una lezione di lingua cinese per non cadere più in quegli stati d'animo volgari e banali che si chiamano pessimismo e ottimismo. Il mio stato d'animo sintetizza questi due sentimenti e li supera: sono pessimista con l'intelligenza e ottimista con la volontà (19.12.29)

venerdì 23 gennaio 2015

#VIDEO #IMPRESA / Generazioni di 'senior' e 'millennials' in azienda


Cristina BOMBELLI, esperta di sviluppo organizzativo, 
presidente di onlus, presidente di Wise Growth
"Generazioni in azienda": gestire senior e millennials
intervista di Rosanna Santonocito, Il Sole 24 Ore, 23 gennaio 2015
video, 6min14

Anziani e giovani. Stereotipi e valori. Culture diverse che si incontrano e si scontrano. 
A seguito dell'allungamento della vita, anche lavorativa (pensionamento assai posticipato rispetto al passato), almeno tre generazioni differenti oggi sono co-presenti in azienda. 
E ciò costituisce una novità e un problema.
Sono alcuni temi toccati dalla conversazione di Cristina Bombelli, che offre anche alcune indicazioni generali su come il management è chiamato a gestire la nuova situazione.
Naturalmente, la questione, anche con casi ed esempi concreti tratti dalla lunga esperienza di Cristina Bombelli come studiosa e consulente, è approfondita nel libro che qui sotto si segnala. (mf)

° ° °

Libro di riferimento:

* Cristina BOMBELLI, Generazioni in azienda. Se gioventù sapesse, se vecchiaia potesse, Guerini e Associati, 2013

«Tra i differenti elementi che il diversity management dovrà presidiare nel futuro quello delle generazioni sarà sicuramente uno dei prioritari. 
Da un lato, con l'aumento dell'aspettativa di vita si sposta progressivamente l'età del pensionamento, dall'altro i giovani - la generazione y - che entrano nei contesti organizzativi sono portatori di valori, aspettative, linguaggi completamente discordanti da quelli delle generazioni precedenti: una situazione nuova che deve essere affrontata sia a livello di progettazione di nuove modalità di gestione del personale; sia nella rivisitazione profonda degli stereotipi di età che spesso escludono persone competenti solo in virtù degli anni che dimostrano. 
La ricerca che viene proposta, progettata e condotta da Wise Growth, società di consulenza specializzata nei temi della diversità, utilizza lo schema interpretativo delle generazioni, evidenziando, rispetto all'arco temporale di ciascun periodo considerato, i riferimenti culturali, la storia economica, gli eventuali disagi di appartenenza e i comportamenti organizzativi che ne derivano. 
Il tema centrale riguarda il modo di intendere il lavoro nelle diverse generazioni e, di conseguenza, la qualità dello scambio tra persone e organizzazione. Una base sulla quale riflettere per ogni elemento di diversità e per cogliere i cambiamenti, spesso molto veloci, che caratterizzano l'attuale contesto sociale ed organizzativo.» (dalla presentazione del libro)