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domenica 21 febbraio 2016

#LINK / Umberto Eco, 40 anni di interviste (Giuseppe Rizzo)

Chi scrive queste righe, e chi le legge, appartiene per forza di cose alla vasta categoria di persone che Umberto Eco descriveva così venti anni fa: “Recentemente un discepolo pensoso (tale Critone) mi ha chiesto: ‘Maestro, come si può bene appressarsi alla morte?’. Ho risposto che l’unico modo di prepararsi alla morte è convincersi che tutti gli altri siano dei coglioni”.

È una delle ironie che Eco si è lasciato dietro dopo la sua morte. Circola molto sul web (...)

*** Giuseppe RIZZO, giornalista, Umberto Eco in quarant'anni di interviste, 'internazionale.it', 21 febbraio 2016

LINK (ricco di rimandi e di un video) qui


In Mixtura 8 contributi di Umberto Eco qui

domenica 14 giugno 2015

#SPILLI / Uber, Eco, gli imbecilli e i paurosi del cambiamento (M. Ferrario)

Volete un bell'esempio di come chi osa criticare alcuni aspetti del nuovo che avanza passi subito per un imbecille che non capisce le magnifiche e progressive sorti del cambiamento?

Un articolo che mette insieme Uber contro i tassisti o Eco contro gli imbecilli della rete merita di essere letto e meditato. 
Lo trovate qui.

In sostanza si dice che chi non si inchina a Uber e alla sua avanzata innovatrice e immarcescibile, oppure osa dire che certi imbecilli sono imbecilli, non ha capito nulla del mondo e ha paura del nuovo. Se gli va bene, è un vecchio intellettuale decaduto; altrimenti (lo si fa capire anche a un imbecille) è (appunto) un imbecille. Lui. E non certi imbecilli della rete.
Naturalmente anche un imbecille come me sa che gli imbecilli esistono da sempre e non li ha inventati la rete. Ma a me, che sono appunto un imbecille resistente ai cambiamenti, magnifici e magnificati, che gli intelligenti stanno apparecchiando per tutti noi (e che noi dobbiamo solo accettare sbattendo i tacchi, senza neppure provare a fermare o correggere o orientare perché «Vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole, e più non dimandare»), parrebbe indubbio che la rete li favorisca e moltiplichi, offrendo uno spazio immediato e generalizzato a qualunque avventore di bar più o meno sbronzo che una volta avrebbe detto la sua tra le pareti di una taverna e oggi può digitare, anonimo e al mondo, i suoi pensieri sgangherati e le sue 'trollate', meglio se sgrammaticate.

Sbaglierò senz'altro. 
Anzi, lo ammetto: poiché non mi inginocchio a tutto ciò che avanza e non mi bevo ogni cosa che il (sedicente) progresso mi fa arrivare come cosa di per sé bella-e-buona, sono 'fuori'. 
Ma leggete l'articolo e vedete se le parole (sempre quelle, sempre ripetute ogni giorno) vi danno la stessa sensazione che ho provato io: tra la fuffa, la panna montata e l'aria fritta.
Anche se, stavolta, le parole sono di un esperto di tecnologia ed economia, docente universitario e consulente di direzione. 

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

lunedì 12 gennaio 2015

#LIBRI PIACIUTI / Numero zero, di Umberto Eco (recensione di M. Ferrario)

Apprezzo Eco saggista, non sono un fan di Eco scrittore. 

Ma quest'ultimo romanzo mi è piaciuto. 
Anche perché diverso, almeno nella forma, dai precedenti: breve, 'leggero', di impatto. Riprende solo, dalle opere precedenti, il motivo, caro all’autore, del complotto: che costituisce il filo conduttore del romanzo, ma è qui trattato, forse, con maggiore verosimiglianza, anche perché avvolge la storia contemporanea italiana. 

E’ un libro che si legge in un soffio, presi da una trama costruita dalla realtà: una realtà infatti che non supera la fantasia, ma che semplicemente si è fatta fantasia. Realistica. 

Gli ingredienti, affidati ai personaggi (ben tratteggiati e quanto mai credibili), sono cinismo, ironia e una perfida capacità di manipolare. 
La vicenda tocca il mondo dei giornali e dei giornalisti: un degrado che non riguarda solo chi fa i giornali, ovviamente, ma tutti noi che leggiamo. Anche se leggiamo sempre meno. Incapaci di interpretare. O indifferenti e disinteressati rispetto al capire ciò che (ci) accade attorno. E comunque, sempre più, quasi desiderosi di essere irretiti e abbindolati.

Una scrittura veloce, colloquiale, invitante ci fa seguire la storia con una simpateticità che si mescola al disgusto: verrebbe da ripetere che 'è la stampa, bellezza', invece è la realtà. E non è solo la stampa. E non è una bellezza. 

Anche il finale è 'serenamente inquietante'. Nel senso  in cui abbiamo ormai imparato a vedere usato questo aggettivo nel nostro maleamato e umiliato Paese: essere allarmati, quando sentiamo invocare la serenità, pare essere diventato il minimo di una reazione ragionevole. 

*** Massimo Ferrario, per Mixtura



*** Segnalo che un bel dialogo, a partire dal libro sopra recensito, tra Umberto Eco e Eugenio Scalfari, stimolato da Antonio Gnoli, è documentato in video qui: http://bit.ly/1ICxRCA (Dialogo sull'Italia e i suoi giornali, video 38min22). 
Il testo è riportato anche in 'Venerdì di Repubblica', 9 gennaio 2015.