venerdì 26 agosto 2016

#QUARTAdiCOPERTINA / Achille piè veloce, di Stefano Benni

Stefano BENNI, "Achille piè veloce"
Feltrinelli, 2003
pagine 193, € 8,50, ebook € 5,99

Testo di presentazione dell'Editore - Citazioni scelte da Mixtura

Ulisse, giovane scrittore con un libro alle spalle, scarso futuro e incerto presente, lavora in una piccola casa editrice a fatturato zero. È ossessionato dagli ‟scrittodattili” (pare che nessuno, proprio nessuno, si esima dal cimento della scrittura) e si riconosce ‟poligamo politropo” (vale a dire che, malgrado la bella Pilar, signora del suo cuore, cede volentieri a effimere avventure). 
Un giorno riceve una lettera misteriosa. ‟Egregio signor Ulisse. Le scrivo per tre motivi. Il primo è che lei ha un nome omerico come me…” 
Chi scrive è Achille. Un ragazzo malato, deforme, inchiodato davanti a un computer, che paga con la volontaria reclusione domestica la minaccia sempre in-combente di un internamento clinico. Chiede un incontro. Ulisse ci sta. Achille è colto, vitale, curioso, impudico. Di Ulisse vuole sapere tutto, e in particolare vuole sapere tutto dell'intrepida Pilar, sudamericana in attesa di permesso di soggiorno. 
Ulisse parla. Senza reticenze. E Achille risponde digitando sulla tastiera. Nella semioscurità di una stanza in cui il mondo entra con il clangore di armi lontane. 
La loro è una sbilenca, strana, amicizia. Un'amicizia fra eroi, in cui l'emerso e il sommerso sembrano coincidere in un'unica figura. Combattono insieme una grande battaglia, una di quelle battaglie che ha il suono mitico delle antiche gesta. 
Stefano Benni desta dall'ombra di un mondo tetramente allo sfascio la luminosa fierezza della sfida, il riso liberatorio sull'orlo dell'abisso. Commuove e inquieta. Non ci lascia in pace. E ci regala un personaggio che non si fa dimenticare.


«
Poi c’è il parcheggio. Ai tempi d’oro ospitava seimila macchine, si facevano ore di fila per accedervi, era il limbo da cui entrare all’Eden. Ora ce n’è appena un terzo, la crisi economica morde i portafogli, metà dei negozi sono chiusi e pile di carrelli vuoti arrugginiscono tristemente nei magazzini. Entrando nelle vaste sale, specialmente nel cuore di Shop Eden, l’Eden Market, potreste non accorgervi che qualcosa è cambiato. Il paradiso del consumatore sembra intatto. Tra gli scaffali c’è ancora cibo per sfamare mezzo Malawi, per far venire il diabete al Botswana, per ubriacare il Benin, per vestire mezza Groenlandia, per far giocare tutti i bimbi dello Yemen, per profumare le isole di guano delle Galápagos, per far ballare tutti i masai, per illuminare la notte lappone, per riempire del superfluo, dell’inutile, del troppo, dell’inutilizzato, dello sprecato una vasta zona del globo. Ma guardando con maggior attenzione, potrete cogliere i segni del morbo, la malattia sottile che rode l’economia del mondo e da lì contagia il nostro paese, le sue case e i salvadanai. Qualche cartello in più di offerte speciali e saldi, un velo di polvere su qualche scatoletta, qualche capo di vestiario fuori moda. Ascoltate bene e udrete il triste lamento degli Invenduti: la mela che marcisce nascosta in fondo al cesto, lo yogurt scaduto che cerca di coprire la data della sua fine ignominiosa, il formaggio che emana un lieve afrore, il detersivo a cui fa la pubblicità un divo morto da tempo, i gadget del cartone animato già dimenticato dalla gioventù irriconoscente, gli zainetti con idoli rock svaniti nel nulla, il ferro da stiro parlante bocciato dalle massaie. 
E soprattutto, anche se mascherate con festoni e cartelli, noterete che sono chiuse ben dodici casse su trenta. Poiché il morbo, oltre che gli onesti finanzieri e l’incolpevole mercato, ha colpito anche le avide maestranze dello Shop Eden, che vistesi minacciate nel privilegio del loro lavoro, invece di accettare con serenità un licenziamento foriero di tempo libero e svolte esistenziali, hanno iniziato a strepitare, scioperare e picchettare. Eccole, fuori dall’entrata Uno, quella più nobile, intente a distribuire un ignobile volantino contenente accuse alla proprietà e al governo, nonché ovvietà bolsceviche culminanti nello stantio slogan: 
Vogliamo soltanto lavorare. (Stefano BENNI, "Achille piè veloce", Feltrinelli, 2003)

... quando uno è triste non servono le classifiche, non c’è un tristometro, è inutile dire sto mediamente peggio di te o decisamente meglio di te, si diventa tutti ottusi ed egoisti e la propria tristezza diventa una grande campana in cui ci si chiude, per non ascoltare la tristezza degli altri. (Stefano BENNI, "Achille piè veloce", Feltrinelli, 2003)

Quale dietrismo. È tutto spudoratamente, illegalmente, arrogantemente davanti agli occhi. Non sono tempi di dietrismo ma di davantismo. (Stefano BENNI, "Achille piè veloce", Feltrinelli, 2003)
»

giovedì 25 agosto 2016

#PIN / Sentimenti, veri (MasFerrario)


In Mixtura oltre 380 miei #PIN qui

#CIT_FLS / Forse

citazione falsa
in rete attribuita a Giacomo Leopardi

« Questa frase si trova su internet attribuita a Giacomo Leopardi, ma non risulta in nessuna delle sue opere da noi esaminate (Zibaldone, Pensieri, Operette morali e, anche se non era necessario, i Canti). 
È molto probabile (anche per lo stile moderno in cui è espressa) che si tratti di una frase anonima di recente coniazione attribuita a Leopardi per darle maggior diffusione. »
(da: 'aforismario', qui)

#IN_LETTURA / Sarah Wilkins, Tatsuro Kiuchi, Hélène Béland

Sarah Wilkins
artista neozelandese
(rileyillustrations.com, via pintererst)

° ° °

Tatsuro Kiuchi, 1966
artista giapponese
(tatsurokiuki.com, via pinterest)

° ° °

Hélène Béland, 1949
artista canadese
(readingandart.blogspot.com. via pinterest)

#SGUARDI POIETICI / Impara che sei quello che hai (Sabrina Foschini)

Impara che sei quello che hai.
Impara a tenerti
con la mano aperta
a scansare i sostegni
a cadere dentro al tuo solo nome
e che le altre acque di battesimo
non ne daranno nuovi.
Impara a perdonarti
perché ciò che è fatto, è nato
in un rotolo più grande
tua è la pergamena, altro l’impasto
e non lo chiami Dio.
Impara che ad amare
non si viene amati sempre
ma che bisogna farlo
perché questa differenza sola
ricresce gli anni
li fa sposare
figliare tra loro, un futuro.
Impara che puoi lavare
la polvere che diventiamo
con parole brillanti, gonfie di succo
e che la sete è di tutti
ma le tue bocche fanno
la sete ed il bicchiere.
Imparati a memoria come una poesia gloriosa
detta in piedi sulla sedia…
Applausi liberati
per il tremare delle tue caviglie.

*** Sabrina FOSCHINI, 1968, poetessa e critica d'arte, Impara che sei quello che hai, in blog 'semplicemente poesia', 14 luglio 2010, qui

#SENZA_TAGLI / Terremoto Centro Italia, oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opere (Antonello Caporale)

L’Italia ha la mappa meglio aggiornata del rischio sismico. Sappiamo cosa fare ma non facciamo. C’è un perché, anzi due.

La prevenzione del rischio sismico e di quello idrogeologico punta a una cucitura lenta e vasta dell’Appennino. Piccoli cantieri, piccole opere, ma molto utili. Lavoro faticoso e invisibile. L’adeguamento antisismico inciderebbe un minimo rispetto al costo dell’edificio ma chi lo riconoscerebbe? La riconoscibilità politica di un’opera è essenziale per la propaganda.

Le due Tav più il Mose avrebbero condotto l’Italia più fragile alla salvezza. Il costo di mezza Metro C di Roma avrebbe potuto far riattivare gli ottomila chilometri di binari morti. Ma queste grandi opere hanno grandi costruttori che muovono grandi interessi. La lobby ha un valore e un potere. Sono imprese spesso multinazionali con fatturati miliardari che pressano, indicano, consigliano ed eleggono deputati e senatori. Avrebbe infatti avuto senso spendere centinaia di milioni di euro per il solo studio di fattibilità (solo lo studio eh?) del Ponte sullo Stretto invece che mettere in sicurezza l’area dello Stretto, la più esposta d’Italia al rischio sismico e idrogeologico?

Seconda spiegazione del perché. Il valore e il costo dell’emergenza è molto più elevato di quella prevenzione. Solo L’Aquila (meno di centomila abitanti) ha prodotto un fatturato per le grandi aziende (compresa quella dell’ex presidente di Confindustria che ha fatto milioni con i suoi ponteggi). Vogliamo parlare dell’Irpinia e dei 56mila miliardi spesi, oppure del piccolo terremoto del piccolo San Giuliano di Puglia esteso artificiosamente a tutto il Molise?

Mi scrivono, gli imbecilli, che oggi è il tempo della solidarietà. Ma che bravi, e come no? Oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opere.

*** Antonello CAPORALE, giornalista, Terremoto Centro Italia: oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opere. 'ilfattoquotidiano.it', 24 agosto 2016

LINK articolo integrale qui


In Mixtura 1 altro contributo di Antonello Caporale qui

#QUARTAdiCOPERTINA / "La vita felice", di Elena Varvello

Elena VARVELLO, "La vita felice"
Einaudi, 2016
pagine 190, € 18,50, ebook € 9,99

Testo di presentazione dell'Editore - Citazioni scelte da Mixtura

La vita felice è un meccanismo a orologeria: il ticchettio inarrestabile che avvertiamo, pagina dopo pagina, è quello di una famiglia che sta per essere travolta. Accade tutto in una notte, e quella che era una minaccia diventa una ferita che non si può più cancellare.
Elia ha sedici anni ed è un ragazzo solitario. Suo padre è stato licenziato e ha cominciato a comportarsi in modo strano, sparendo per ore a bordo di un furgone, chiudendosi in garage, scrivendo lettere che denunciano un complotto di cui si sente vittima. Elia prova a decifrare ciò che accade, mentre sua madre sembra non voler vedere. Fino alla notte d'agosto dopo la quale nulla sarà piú come prima: la piccola comunità di Ponte - già segnata dall'omicidio insoluto di un bambino - si sveglia sconvolta per il rapimento di una ragazza, salita la sera precedente su un furgone e poi svanita in mezzo ai boschi. Ma quell'estate per Elia è anche segnata dall'attrazione per Anna Trabuio, dall'amicizia per suo figlio Stefano, dalla scoperta lacerante dei propri desideri e dell'istinto di sopravvivenza. 
A raccontare tutto questo è Elia trent'anni dopo: un uomo che tenta di ricucire lo strappo del passato e illuminare il buio nella mente di suo padre, immaginando cosa sia accaduto davvero quella notte, e cosa significhi perdere se stessi. Ma soprattutto tenta di rispondere a una domanda: com'è possibile, dopo una ferita cosí profonda, sperare di essere felici? 
Tra La settimana bianca e Io non ho paura, Elena Varvello ha scritto una storia di formazione diversa da tutte le altre, che cattura il lettore con una lingua cesellata, dura e trasparente.

«
A volte penso che avrei dovuto dirle di mio padre – in mezzo al prato, quella notte, mentre gesticolava e poi si allontanava, e quello che temevo riguardo a quel bambino, e che tentavo di scacciare – ma cosa avrebbe detto lei, mia madre, la donna che ci amava? Che cosa avrebbe fatto? 
Avevo già provato, ed era stato inutile. 
Non ne sapevo niente, allora, dei modi in cui l’amore può manifestarsi, né della forza con cui può spingerci in un angolo e toglierci il respiro. (Elena Varvello, "La vita felice", Einaudi, 2016)
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#MOSQUITO / Galleggiano, sono trasportati (Lucio Anneo Seneca)

Sono pochi quelli che decidono saggiamente su sé stessi e sulle proprie cose. Tutti gli altri, a somiglianza degli oggetti che galleggiano nei fiumi, non vanno da sé, ma sono trasportati. Alcuni, dove la corrente è più lenta, sono spinti mollemente; altri sono travolti dalla corrente più rapida; altri sono depositati vicino alla riva, dove la corrente si affievolisce; altri infine sono scagliati in mare con moto impetuoso. Dunque, dobbiamo stabilire ciò che vogliamo ed essere perseveranti nella decisione presa.

*** Lucio Anneo SENECA, 4 a.C-65, da Lettere a Lucilio, 62/65, citato in 'aforismario', qui


In Mixtura altri 3 contributi di Lucio Anneo Seneca qui

mercoledì 24 agosto 2016

#SPILLI / Ventotene, quel che conta è il 'markètting' (M. Ferrario)

Una squadra di 31 persone Rai (31!) per curare riprese e foto, con la luce giusta, dell'evento markettaro sulla portaerei Garibaldi al largo di Ventotene. 

Anche in quest'occasione, superato il maestro B. 
In peggio, ovviamente. 

Ma è lo storytelling, bellezza: retorica e fuffa, in questo caso nel nome di Altiero Spinelli. 

Un'abitudine perversa ormai allegramente esibita: strumentalizzare i morti per fare 'selfie' ai vivi. 

Miserevolezza di una politica cialtrona.

*** Massimo Ferrario, Ventotene, 'facebook', 24 agosto 2016, qui

--> Post Scriptum
Tra l'altro, il 'marketting' è riservato all'Italia. Perché con la stampa straniera la figuraccia non poteva essere peggiore. 
Ma si sa, come per B., chissenefrega della stampa estera... 
«
“Sequestrati” per 17 ore, “rinchiusi” nell'hangar della nave trasformata per l'occasione in sala stampa, e soprattutto, senza connessione con la rete. Un incubo per gli inviati che non sono riusciti a spedire video e filmati o a realizzare le dirette programmate.
Quando, alle due di notte e trenta di notte la nave ha finalmente attraccato al molo Pisacane di Napoli, in molti hanno gridato allo “scandalo”. 
“Molti di noi non hanno potuto spedire nulla di ciò che era stato realizzato, la banda a disposizione, circa 4 megabyte, è stata utilizzata e monopolizzata dalla Rai per le sue dirette”, ha tuonato la giornalista tedesca Constanze Reuscher che non ha resistito alla tentazione di spedire in rete un articolo al veleno pubblicato dal suo giornale Die Welt, contro un'organizzazione che avrebbe sottratto ai protagonisti della comunicazione la possibilità di comunicare. 
“Ci siamo sentiti comparse di un evento di cui non abbiamo vissuto quasi nulla”, aggiunge. 
Gli fanno eco alcuni colleghi di altre testate estere: “Non abbiamo potuto avvertire le nostre redazioni di che cosa stava avvenendo e di dove eravamo finiti”. 
(Valentina Renzopaoli, 'affaritaliani.it', 23 agosto 2016 qui)
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#VIGNETTE / Ventotene (Natangelo, Mauro Biani)

NATANGELO
Selfie, 'il Fatto Quotidiano', 23 agosto 2016

° ° °

Mauro BIANI
Ventotene, Lampedusa, 'il manifesto', 23 agosto 2016

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#CIT / Perché è giusta (Martin Luther King)

Martin Luther KING, 1929-1968
protestante, politico e attivista statunitense, leader dei diritti civili

In Mixtura altri 3 contributi di Martin Luther King qui

#SPOT / 1990-2015, progresso-regresso

(via facebook)

#SGUARDI POIETICI / Rivoluzione (Gonzalo Arango)

Una mano
più una mano 
non son due mani 
son mani unite 
unisci la tua mano
alle nostre mani 
perché il mondo 
non stia in poche mani 
ma 
in tutte le mani 

*** Gonzalo ARANGO, 1931-1076, scrittore e giornalista colombiano, Rivoluzione, ‘sagarana’, n. 34, gennaio 2009, traduzione di Carlo Bordini, qui

#MOSQUITO / Totalitarismo e democrazia (Luigi Pintor)

Totalitarismo e democrazia sono due parole senza qualità. Avrebbero bisogno di molti aggettivi per l'appunto qualificativi. Un dispotismo può essere illuminato e una democrazia putrefatta e non è semplice districarsi tra queste antinomie. (...)

Un animalista esperto, o anche Esopo, potrebbe dire che la differenza tra queste due forme del potere [totalitarismo e democrazia] sta nel fatto che la prima ti chiude in una gabbia con fitte sbarre come i felini allo zoo mentre la seconda ti confina in un recinto arioso dove puoi passeggiare come i cammelli e le giraffe. È anche questa una privazione della libertà ma è molto più intelligente e chi la subisce neppure se ne accorge.

*** Luigi PINTOR, 1925-2003, giornalista, saggista, Il nespolo, Bollati Boringhieri, 2001, citato in 'aforismario', qui


In Mixtura 1 altro contributo di Luigi Pintor qui

#SENZA_TAGLI / Le nostre critiche mettono in luce le nostre insicurezze (Oliver Burkeman)

Vi assicuro che non ho intenzione di parlare sempre di Donald Trump, ma quell’uomo è un tale manuale di psicologia ambulante che non posso resistere alla tentazione di usarlo come esempio. In particolare, per la sua tendenza a criticare negli altri i suoi stessi difetti.

“Una cosa di cui mi sono accorto quasi subito”, ha twittato l’ex autore dei suoi discorsi Tony Schwartz, “è che quando Trump esprime le opinioni più negative sugli altri in realtà sta descrivendo se stesso”. Non è semplicemente un insicuro che sputa veleno quando viene attaccato, è che il suo modo specifico di sputare veleno mette in evidenza la sue maggiori insicurezze. Sostiene che Hillary Clinton non dovrebbe ricevere messaggi segreti dai servizi di sicurezza perché è “una mina vacante [sic] senza nessuna capacità di giudizio”. La prende in giro per i suoi sonnellini e usa la sua “mancanza di energia” come un insulto, sebbene lui stesso appaia spesso esausto e insista che deve dormire nel suo letto. E accusa i membri della Nato di non pagare i loro debiti, quando nel mondo degli affari lui è famoso proprio per questo.

Strumenti preziosi - Ovviamente si tratta di “proiezioni”, per usare uno di quei termini freudiani che dovremmo evitare perché non sono scientificamente dimostrati, ma che continuano a dimostrarsi uno strumento prezioso per interpretare il mondo.

Secondo questa teoria, quando proviamo un’emozione di cui ci vergogniamo o pensiamo qualcosa che non vogliamo ammettere, attribuiamo questa debolezza agli altri per non riconoscerla in noi stessi (non è solo che fingiamo di vederla negli altri, come pensa qualcuno a proposito degli sproloqui di Trump, ci crediamo veramente). Un marito che la tradisce spesso accusa di infedeltà la moglie; un fanatico intollerante vede pregiudizi dovunque. Funziona anche con le emozioni positive: nel primo periodo di una storia d’amore, sosteneva Carl Jung, regna la proiezione. Vediamo nell’altra persona la parte buona di noi stessi che ancora non abbiamo scoperto.

È per questo che molti rapporti finiscono dopo qualche mese, quando cominciano a notarsi le differenze tra la persona reale e la proiezione. “La proiezione”, scriveva Jung, “trasforma il mondo nella replica del nostro lato ignoto”.

Il problema è che di solito la proiezione si aggancia a un tratto reale della personalità dell’altro, rendendo più difficile vedere come stanno veramente le cose. Per esempio, io mi arrabbio molto quando nel mio quartiere gli automobilisti suonano il clacson senza un buon motivo. In un certo senso, ho ragione: stanno infrangendo la legge. Ma questa non può essere l’unica spiegazione, perché altre cose spiacevoli non mi sconvolgono tanto (a essere sinceri neanche la maggior parte degli attacchi terroristici).

È possibile che l’egoismo di quegli automobilisti mi dia tanto fastidio perché temo di essere a mia volta troppo egoista? Se fosse così, non ci sarebbe niente di strano nel fatto che la mia reazione nei confronti delle atrocità dei terroristi non sia altrettanto viscerale, perché dentro di me non temo di poterle commettere.

È illuminante esaminare attraverso questa lente i nostri sentimenti di ostilità nei confronti degli altri, e i loro nei nostri. Senza contare che ci permette di leggere Trump come un libro aperto, non scritto su commissione da qualcun altro, ma scritto, anche se involontariamente, con il cuore.

*** Oliver BURKEMAN, giornalista e saggista, Le nostre critiche mettono in luce le nostre insicurezze, 'internazionale.it', 23 agosto 2016, traduzione di Bruna Tortorella, qui


In Mixtura altri 11 contributi di Oliver Burkeman qui

#VIDEO / Bluesette (Toots Thielemans)


Toots THIELEMANS, 1922-2016
armonicista e chitarrista belga
Bluesette
Ahoy, Rotterdam, Netherlands, 2009
video 3min54

E' morto il 22 agosto 2016 uno dei più apprezzati armonicisti jazz di tutti i tempi.

martedì 23 agosto 2016

#CIT / Pesci morti (Malcom Muggeridge)

Malcom MUGGERIDGE, 1903-1990
giornalista e scrittore britannico

La citazione integrale di Malcolm Muggeridge in realtà è la seguente: 
"Non dimenticare mai", mi ha detto una volta uno sconosciuto nella hall del Midland Hotel a Manchester, "che solo i pesci morti nuotano con la corrente". 
"Sì, fratello", ho risposto mentre ci stringevamo la mano, "ma i pesci morti nuotano tranquillamente". ['Never forget,' a Stranger said to me once in the lobby of the Midland Hotel in Manchester, 'that only dead fish swim with the stream.' 'Yes, Brother,' I wanted to reply as we shook hands, 'but dead fish swim quietly.' London a la Mode, 1966]. ('aforismario', qui)

#SCRITTE / Lavanderia, Napoli

'la Repubblica-Napoli', 17 agosto 2016

#SPOT / Serve del buio

(via facebook)

#SGUARDI POIETICI / Libro (Vincenzo Ananìa)

Al detenuto hanno donato un libro. 
Letto e riletto continua a leggerlo 
sulla parete che gli spetta trascrive 
le parole che ignora. Non gli importa 
saperle: che la guardia non capisca. 

Di notte le ripete a voce alta 
e il pavimento si dilata 
in una piazza ventilata dove i figli 
ridendo acchiappano le oscure 
parole volteggianti 
riconoscono voce e odore 
ne fanno un motivetto rap - 
la moglie ha un intimo tepore. 

Passa la ronda sbattono le chiavi 
lui sillaba a fior di labbra. 

Libero comprerà un vocabolario. 

*** Vincenzo ANANÌA, 1940-2013, ex magistrato, poeta, editore e direttore della rivista di poesia internazionale ‘Pagine’ e della casa editrice Zone, Libro, citato in ‘sagarana’, n. 12, luglio 2003, qui