giovedì 25 febbraio 2016

#PIN / Presente e futuro (MasFerrario)

#CIT / Psiche e coscienza (Carl Gustav Jung)

Carl Gustav JUNG, 1875-1961
medico e psicoanalista svizzero, fondatore della psicologia analitica 
da Lo sviluppo della personalità, 1954

In Mixtura altri 29 contributi di Carl Gustav Jung qui

#SPOT / Poi ci sono quelli

(autore e fonti sconosciuti, via facebook)

#MOSQUITO / Decidere, cosa si perde se non c’è tempo da perdere (Philip G. Clampitt e Robert J. DeKoch)

Pensiamo a queste frasi: «Non abbiamo tempo da perdere in discussioni; dobbiamo prendere una decisione». «Se perdiamo altro tempo, ci lasceremo sfuggire anche l’opportunità che abbiamo già individuato». 
Usare frasi del genere vuol dire far schioccare la frusta per mantenere la discussione entro un binario ben preciso. Sono come dei promemoria che invitano a tenere i paraocchi per non farsi distrarre. 
Ma se non ci trovassimo a una corsa di cavalli? Imbrigliare una discussione che va a ruota libera è davvero una cosa dannosa? Certo che sì! Discutere col freno tirato rallenta la creatività dei partecipanti. Le opzioni non vengono prese in considerazione e i dubbi non vengono espressi. Il risultato è la creazione di una certezza artificiale.
In alcuni casi, le persone utilizzano le scadenze come un modo per impadronirsi del potere e del controllo. 

*** Philip G. CLAMPITT, statunitense, specializzato in comunicazione organizzativa e docente all’università del Wisconsin, e Robert J. DEKOCH, statunitense, Chief Operating Officer presso un’importante azienda del settore edilizio e della consulenza, Accogliere l’incertezza, 2001, Guerini, Milano, 2003

#SENZA_TAGLI / Prof, valutiamolo (Margherita Fronte)

Nata per scherzo in più di un ateneo, l’abitudine di dare voti ai professori si è rivelata utile per perfezionare l’insegnamento, specie se i risultati sono resi pubblici.
Lo ha verificato l’Università Bicocca di Milano, che da tre anni mette on line i giudizi sui docenti inviati dagli studenti, invitando questi ultimi a esprimersi su efficacia della didattica, aspetti organizzativi del corso, soddisfazione complessiva.
«Nel tempo, abbiamo osservato un miglioramento significativo della qualità dell’insegnamento, forse dovuto alla responsabilizzazione, tipica delle organizzazioni fondati sulla trasparenza» dice Paolo Cherubini, prorettore vicario. È cresciuto anche il numero delle schede valutative (da circa 69 mila della prima rilevazione a oltre 138 mila) e il coinvolgimento di chi è sottoposto al voto. «Se all’inizio c’era qualche perplessità da parte dei colleghi, intimoriti dalla possibilità che le valutazioni fossero interpretate come una “gogna”, oggi sono loro stessi a far pressioni perché i dati siano pubblicati il più velocemente possibile».

*** Margherita FRONTE, giornalista, Essere votato (dagli studenti) rende il prof migliore, 'Io Donna', 20 febbraio 2016, qui

#VIDEO / Genitorialità gay, una testimonianza (Gianfranco Goretti)


Gianfranco GORETTI 
Io e Tommaso - Testimonianza di un papà gay
TedxReggioEmilia, caricato il 21 ottobre 2011

Il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha consegnato alle colonne dell'Avvenire la sua pacata e misericordiosa definizione della pratica dell'"utero in affitto". È "il mercimonio più ributtante che l'uomo abbia saputo inventare", ha detto, dimostrando perlomeno una catastrofica mancanza di immaginazione. Sarebbe bello che si ascoltasse la testimonianza di questo padre di due bambini nati grazie alla maternità surrogata e trovasse il coraggio di ripetere a lui, in faccia, la sua ficcante formula. (Riccardo Staglianò, giornalista e saggista, blog 'repubblica', 7 gennaio 2016, qui)

#SENZA_TAGLI / Social network, perché rischiano di renderci più stupidi (Giorgia Furlan)

Scie chimiche, catene di Sant’Antonio e teorie del complotto, nell’era della rete navigare fra le bufale sembra ormai essere la norma. E soprattutto i social network, quelli che secondo una delle ultime dichiarazioni di Umberto Eco «hanno dato la parola a legioni di imbecilli», si trasformano spesso in dei megafoni per la stupidità. 
Ma come si diffonde la disinformazione online? E soprattutto perché le false notizie diventano così virali, dilagando in tempi rapidi fra migliaia e migliaia di persone in rete senza venire smentite? 

La risposta ce la può dare un recente studio internazionale, ma dall’animo italiano visto che a condurlo è stata Michela del Vicario del Laboratory of Computational Social Science dell’IMT Alti Studi Lucca, insieme ad altri colleghi provenienti da altre università, fra le quali spicca anche la Boston University. 

I dati analizzati sono stati raccolti in 5 anni di ricerche (dal 2010 al 2014) e monitoraggio continuo di 69 fan page facebook, 32 delle quali impegnate per lo più a diffondere teorie cospirative, 2 animate da quelli che nel gergo della rete vengono definiti “troll” e altre 35 dedicate alla pubblicazione di notizie scientifiche e verificate
Le persone coinvolte, con gradi di interazione e partecipazione diversa (si va dal semplice like fino al commento e alla condivisione dei post bufala), sono oltre 1 milione  in termini di commenti e circa 5 milioni in termini di like. 
Da questa mole impressionate di informazioni Del Vicario e compagni hanno ricavato una costante nel comportamento dei vari utenti e capito che su facebook si preferisce ricercare informazioni che confermino le proprie convinzioni. Gli utenti infatti preferiscono trincerarsi all’interno di frequentazioni online e comunità social che condividono con loro le stesse vedute ristrette e riducano al minimo il rischio di mettersi in discussione. Una bufala quindi si propaga rapidissimamente proprio perché viene diffusa tra persone che hanno un pregiudizio e che sono portati ad assumere la notizia come veritiera senza soffermarsi anche solo per un attimo a valutare le fonti.

«Le persone per lo più tendono a selezionare e condividere i contenuti  sui social network in base ad una narrazione specifica che sentono affine alle proprie idee e ad ignorare il resto» spiega Michela Del Vicario. 
Il risultato su facebook è la formazione di una grande quantità di comunità omogenee all’interno delle quali le nuove informazioni che confermano le idee del gruppo si diffondono rapidamente, generando una sorta di “stupidità virale” nella quale dominano voci infondate, sfiducia e paranoia.

Con l’avvento del web 2.0, sì è parlato di “intelligenze collettive”, ovvero di quella capacità degli utenti di aggregarsi dal basso e collaborare per risolvere problemi e inventare soluzioni. La ricerca di Del Vicario e colleghi però sembra frenare gli entusiasti e mettere in evidenza anche un lato negativo di questa tendenza aggregativa del web, soprattutto su social come Facebook, dove appunto non sempre il “lavoro di gruppo” produce intelligenza. 
«Internet amplifica le nostre tendenze, e di sicuro sui social avviene ancora di più. Da quanto abbiamo osservato, sembra proprio che non si possa parlare di collective intelligence ma proprio del contrario. Nel “mondo piccolo” di Facebook infatti le abitudini e le credenze sbagliate infatti finiscono per rafforzarsi ulteriormente».

Sulla diffusione di stupidaggini influisce anche lo stesso algoritmo su cui si basa la piattaforma di Zuckerberg. «L’algoritmo – spiega Del Vicario – incide nella misura in cui acuisce l’effetto di queste camere d’eco che si creano all’interno di Facebook. Non abbiamo idea con precisione della formula applicata da Zuckerberg, ma in generale possiamo dire che tende a non mettere in discussione gli utenti e a mostrare loro contenuti che apprezza, che può commentare e condividere. Questo però non è l’unico fattore, nell’amplificazione delle bufale incidono in maniera importante anche le scelte personali dell’utente e quelle del suo background culturale. In poche parole facebook e stupidità degli utenti finiscono per essere due fattori che si autoalimentano».

Per frenare il dilagare delle bufale in rete sono anche nati dei siti, impegnati a smascherare le false informazioni e a diffondere la pratica del fact checking. Ma a quanto pare anche questo non è sufficiente. Spesso infatti questi “disinnescatori di bufale” però falliscono perché, come evidenzia lo studio, l’utente anche messo di fronte all’informazione corretta, continuerà ad attingere alle fonti che trova in linea con la sua identità anche se si tratta di siti cospirativi e poco attendibili.

«In realtà – spiega Del Vicario – sarebbe molto semplice entrare in contatto con informazioni affidabili e corrette, basterebbe cercare la notizia e verificare le fonti, anche se nella pratica nessuno lo fa perché richiede una serie di competenze e un impegno maggiore da parte dell’utente per valutare le informazioni». Umberto Eco insomma non aveva tutti i torti quando si scagliava contro il popolo del web. I social non ci rendendo scemi, ma fanno da megafono, nel bene e nel male, a quello che siamo. E infatti probabilmente è lì che dovremmo trovare una soluzione a tutto questo sviluppando anche percorsi educativi diversi e più consapevoli. Percorsi che non insegnino verità dogmatiche ma forniscano strumenti concreti, come il ragionamento, per orientarsi nella mole enorme di informazioni che abbiamo a disposizione grazie alla rete.

*** Giorgia FURLAN, giornalista, Come Facebook e i social rischiano di renderci più stupidi, 'left', 23 febbraio 2016, qui

#LINK / Neuromanagement, una nuova scienza (Gian Carlo Cocco)

I paradigmi che fino ai nostri giorni hanno sostenuto le discipline che caratterizzano il management sono diventati inutili. Per affrontare le variabili della strategia d'impresa, del disegno organizzativo e del comportamento organizzativo occorrono nuovi riferimenti e nuovi paradigmi Le basi che ancora oggi caratterizzano la disciplina del management sono costruite su riferimenti economici e psicologici superati dalle rivoluzioni scientifiche avvenute nel corso di questi ultimi anni: basti pensare ai contributi innovativi provenienti dall'economia comportamentale e dalle neuroscienze. (...)

E' tempo che il management si aggiorni e intraprenda un percorso per innovare la parte comportamentale e la "mente manageriale" collegandosi agli sviluppi dei recenti rivoluzionari studi e ricerche sul cervello umano e su come avvengono realmente i processi di scelta e decisione. Solo prendendo atto delle effettive risorse cognitive, emozionali e percettive che gli esseri umani possiedono, i manager potranno affrontare le sfide che l'economia globalizzata pone con complessità crescente e minacce sempre più diffuse.  (...)

*** Gian Carlo COCCO, consulente e saggista di management, Neuromanagement. Per una nuova scienza del management, 'HrOnLine', n. 4, febbraio 2016

LINK articolo integrale qui

mercoledì 24 febbraio 2016

#PIN / Pensando di attenuare (MasFerrario)

#MOSQUITO / Apprendimento, comprende il fallimento (Warren Bennis e Burt Nanus)

Ogni apprendimento implica qualche ‘insuccesso’, qualche ‘fallimento’, ossia qualcosa da cui si può continuare ad apprendere. 
Possiamo addirittura proporre una regola generale per tutte le organizzazioni: «Non reagire mai con rabbia all’insuccesso ragionevole». 
Un principio molto simile lo aveva già enunciato Spinoza. Egli asserì che la più alta attività a cui l’essere umano può spingersi è l’apprendimento, ovvero, nel suo linguaggio, la conoscenza. Conoscenza è libertà. Secondo Spinoza, coloro che reagiscono con rabbia agli insuccessi altrui sono schiavi della passione ed incapaci di apprendere alcunché. 

Tom Watson senior, fondatore dell’Ibm, suo ispiratore e guida per oltre un quarantennio, parecchi anni fa mise in pratica, probabilmente senza conoscerne la fonte, questo principio spinoziano. 
Un promettente giovane dirigente dell’Ibm fu coinvolto in un’operazione molto arrischiata facendo per.-dere alla società 10 milioni di dollari.
Era un disastro. Chiamato da Watson nel suo ufficio, il giovane sbottò: «Suppongo che vuole le mie dimissioni». 
«Non lo dica neppure per scherzo. Abbiamo appena speso 10 milioni di dollari per la sua formazione!». 

*** Warren BENNIS, 1925-2014, statunitense, famoso esperto di leadership, e Burt NANUS,  1936, statunitense, direttore del Center of Futures Research dell’University of Southern California, Leader. Anatomia della leadership, 1985, FrancoAngeli, Milano, 1987. 


In Mixtura altri 2  contributi di Warren Bennis qui

#VIDEO / A Snoopy Dance


A Snoopy Dance
Pubblicato da Snoopy su Martedì 16 febbraio 2016

video 0min50

Dura neppure un minuto questo cartone di Snoopy.
Una breve pausa, imperdibile... (mf)

#CIT / Cultura (André Malraux)

André MALRAUX, 1901-1976
scrittore e politico francese

#SPILLI / Barare, sì ma quanto? (M. Ferrario)

(via LinkedIn)

Per la verità non ne avevo bisogno: è stata soltanto una conferma.
Ma ciò non toglie che sia stata spiacevole.

Ho visto l'immagine qui sopra, inserita in LinkedIn da un 'cacciatore di teste', accompagnata da queste righe: «La crisi occupazionale e la conseguente iper-competizione fra i jobseeker ha alzato l'asticella delle "bugie bianche" contenute nei CV per renderli più attraenti. Se siete Candidati quale limite non vi sentite di superare? Se invece siete Recruiter quale siete disponibili ad accettare?».

Sono davvero 'vetero': oltre che per il grigiore tendente al bianco dei capelli, soprattutto per le convinzioni, anche valoriali, da cui mi ritrovo condizionato. 

Dunque: il problema del barare è stato superato. Perché non è (più) un problema.
Cioè: raccontare frottole è comportamento acquisito e accettato. 
Del resto, dobbiamo essere realisti: se vogliamo essere 'vincenti'.

Si mettano (pudicamente?) delle virgolette al verbo barare; si chiamino 'bugie bianche' le panzane; si spruzzino di inglese i jobseeker;  si prenda come giustificazione la crisi economica, e voilà, il gioco è fatto. 
Tutto a posto. Tutto up-to-date.

Il 'politicamente corretto' si è mangiato l'etica. 
E si è eticamente corretti anche essendo scorretti.
Bastano le virgolette. 
E del resto, etica cos'è? Ancora lì siamo? Con queste fissazioni da vecchi moralisti fuori dal mondo?

Superata la soglia dell'ammissibilità del barare, e quindi scontato che barare si può (forse perfino si deve: in attesa della prossima tappa, quando si dirà che è bello), la domanda diventa: ma quanto si può? 
Perché oltre un certo limite, si intuisce, il barare può essere controproducente: l'effetto ti ritorna addosso e non conviene più.
Solo questo è il lato (potenzialmente) negativo del barare: non altro.

Prendo atto del punto cui siamo. 
Non mi strappo i capelli: anche perché sono costretto a tenermi cari i pochi che mi sono rimasti.

Non posso però non pensare, con tenerezza, a chi ama e pratica il vizio del gioco. 
Un vizio, appunto, dicevano una volta.
Ora mi pare una virtù
I bari, al tavolo da gioco, anche oggi restano bari: barano una volta e finiscono fuori dai tavoli da gioco. 
Lì, ieri come oggi, il problema non è quanto hai barato, ma se hai barato.
C'è un'etica, lì. 
Mica sono professional o manager.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

#SGUARDI POIETICI / Occorrerebbe (Luciano Chenet)

Occorrerebbe avere il coraggio di guardarsi dentro
Per chiedersi cosa abbiamo fatto
Nella nostra mezza vita

Occorrerebbe guardare in avanti
Per pensare al prossimo errore
E a cosa ci insegnerà

Bisognerebbe lasciarsi perdere
Nelle notti ormai insonni
Ormai perse pensando alla vita

Occorrerebbe sapere amare
Per non restare e non lasciare solo il sole

*** Luciano CHENET, project manager, Occorrerebbe, 'imperfettodentro', 23 febbraio 2016, qui



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#MOSQUITO / Manager, rischio professionale (Henry Mintzberg)

Il primo rischio professionale di un manager è la superficialità.
A causa del carattere aperto del loro lavoro e delle responsabilità che hanno rispetto all'elaborazione delle informazioni e alla definizione della strategia, i manager sono infatti portati ad assumersi un grande carico di lavoro e a svolgerlo spesso superficialmente. Di conseguenza il lavoro manageriale non crea dei pianificatori riflessivi; produce invece dei manipolatori di informazioni con forti capacità di adattamento.
"Non lo voglio perfetto, lo voglio per martedì!", è la battuta che ho sentito fare a un manager. Certamente alle organizzazioni serve che il lavoro sia portato a termine, ma davvero è così importante averlo "entro martedì"?

*** Henry MINTZBERG, 1939, accademico canadese, studioso di management, Il lavoro manageriale in pratica. Quello che i manager fanno e quello che possono fare meglio, FrancoAngeli, 2013
https://it.wikipedia.org/wiki/Henry_Mintzberg

#SENZA_TAGLI / Diritti, non importava davvero a nessuno (Alessandro Gilioli)

«Prima non esistevamo, adesso invece esistiamo e valiamo molto meno di tutti gli altri».

Lo ha scritto ieri su Facebook Claudio Rossi Marcelli, che non conosco di persona: la sua epigrafe sulla Cirinnà mi è arrivata attraverso le condivisioni. L'ho trovata perfetta, nella sua amarezza. Nel riassumere la lontananza di questa legge da quelli che dovevano essere obiettivi di fondo: uguali diritti civili per tutte e tutti, indipendentemente dal proprio genere e orientamento.

A questo proposito, vorrei citare un'altra frase che ho letto ieri sui social, quella del senatore (del Pd, peraltro) Luigi Manconi: «Per superare la disparità tra coppie etero e omo, una legge che discrimina tra figli adottivi di una coppia etero e di una coppia omo. Però».

Ecco, qui siamo. Già nella sua formulazione iniziale, la Cirinnà ci avrebbe comunque tenuti ultimi in Europa occidentale per parità di diritti. Figuriamoci adesso. Senza dire che la vittoria campale ha galvanizzato alfaniani e cattodem, che ora chiedono nuovi annacquamenti, ulteriori discriminazioni.

Tra i partiti che a parole avevano sostenuto la versione iniziale di questa legge, adesso è tutto un imbarazzante e reciproco scaricabarile. Il Pd accusa il Movimento 5 Stelle perché non ha votato la tagliola agli emendamenti; il Movimento 5 Stelle accusa il Pd di usare questo come alibi per non contarsi al suo interno, per arroccarsi con alfaniani e cattodem.

Forse, semplicemente, uguali diritti non li voleva davvero nessuno. Nessuno li considerava una priorità, nessuno li considerava un obiettivo di civiltà da mettere davanti ai propri interessi di partito: di consenso fuori dal Palazzo e di giochetti dentro il Palazzo.

Non interessava davvero a Renzi: in fondo, uno che fino a pochi anni fa stava con i Family day e diceva: «Non ritengo quella della coppie di fatto la questione prioritaria su cui stare mesi a discutere per poi trovare una faticosa mediazione. Mi sembra un controsenso rispetto alle vere urgenze del paese. Questi provvedimenti toccano la minoranza delle persone». Certo, poi negli anni ha rivisto in parte le sue posizioni, ma la sua cultura di provenienza, quella di fondo, è rimasta la stessa. Del resto, né nel suo programma di governo né nel suo discorso di investitura c'è alcun riferimento agli altri diritti civili: biotestamento, fecondazione assistita, aggiornamento della legge sull'aborto resa impraticabile dalle obiezioni. Zero.

Ma non interessava davvero nemmeno a Grillo e ai suoi, che mai hanno messo i diritti civili al centro del loro movimento, tanto che non ne trovate traccia nel loro programma. E agli attivisti dell'Associazione Coscioni che li incalzavano su biotestamento o aborto hanno risposto sempre «sì, siamo d'accordo, ma non sono queste le nostre urgenze». Una tiepidezza che ha portato dritti al post con cui Grillo lasciava libertà di coscienza sulla stepchild, chissà se per paura di perdere voti a destra o soltanto per sostanziale indifferenza a questi temi.

E questi sono i capi dei due partiti che ci dovevano portare a uguali diritti.

Non è strano che non ci si sia arrivati.

*** Alessandro GILIOLI, giornalista, saggista, Non importava davvero a nessuno, blog 'piovono rane', 23 febbraio 2016, qui


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#VIDEO / Renzi, un imbroglione eletto da primarie fasulle (Giovanni Sartori)

Giovanni SARTORI, politologo
Due anni di governo Renzi, Sartori: “Imbroglione eletto da primarie fasulle”
Fuori Onda La7, ilfattoquotidiano.it, 23 febbraio 2016
video 2min26

Il politologo Giovanni Sartori, ai microfoni di Fuori Onda su La7, picchia duro contro il premier Matteo Renzi il cui esecutivo ha compiuto recentemente due anni: “Abbiamo un presidente del Consiglio eletto da primarie fasulle trasformate in elezioni politiche altrettanto fasulle”. 
Anche il paragone con l’ex inquilino di palazzo Chigi è impietoso: “Silvio Berlusconi è un imbroglione morbido, Renzi invece è un imbroglione aggressivo”. 
Ma c’è qualcosa che il professore salva dell’attuale capo del governo? 
“La totale mancanza di pudore e la furbizia”
(dalla presentazione del video)

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martedì 23 febbraio 2016

#LINK / Facebook, occhio ai pedofili (L'Huffington Post')

"Una volta che hai condiviso una foto di tuo figlio su Facebook, hai perso il controllo sul suo destino". 
Forse la frase di Toby Dagg, investigatore che lavora per la commissione Australia's new Children's eSafety può apparire un po' esagerata, ma non è così fuori luogo se si pensa che da una recente indagine fatta dalla commissione si scopre che circa la metà del materiale rinvenuto nei siti pedopornografici proviene dai social di genitori che volevano semplicemente condividere le immagini dei figli. 
Anche la polizia postale italiana conferma il dato del 50% di foto rubate e spesso purtroppo finite nel circuito dark della pedofilia in rete. Per questo gli agenti in queste ultime ore sono intervenuti nel tentativo di avvertire decine di madri che stanno partecipando alla "Sfida delle mamme" dei rischi che corrono: libere poi di accettarli o meno.

Da qualche giorno infatti, classica catena si Sant'Antonio, su Facebook fra le madri gira la "Sfida delle mamme" (sfida di cosa poi? ndr): ovvero un invito a partecipare composto da queste parole

"Sono stata nominata dalla mia amica xxxx a mettere 3 foto che mi mostrano felice di essere mamma. Nomino a mio turno 10 mamme che trovo fantastiche per la sfida delle mamme e anche loro devono mettere 3 foto. Copia e incolla il testo e nomina anche tu 10 super mamme!". Una catena definita pericolosa dalla polizia e anche dalla politica. (...)

*** redazione L'Huffington Post, Sfida delle mamme su Facebook, polizia e politica unanimi: "State attenti. Il 50% delle foto finisce in mano ai pedofili", 23 febbraio 2016

LINK articolo integrale qui

#PIN / Vaffa (MasFerrario)


#CIT / I quattro bicchieri (Apuleio)

APULEIO, 125-180
scrittore, sacerdote, filosofo e mago romano di scuola platonica