mercoledì 10 gennaio 2018

#LINK / Università gratuita, perché è giusto (Claudia Pratelli)

Nell'assemblea di Liberi e Uguali Pietro Grasso ha proposto l'università gratuita innescando un gran dibattito. E meno male. Da anni l'Università è stata usata dalla politica come un bancomat per reperire risorse da spendere altrove, oppure oggetto di strampalati anatemi, spessissimo colpevole di non preparare al mondo del lavoro, altre volte ancora considerata come un'accolita di lagnosi, colpevoli di chiedere (ma che pretese!) reclutamento dei precari e adeguamento delle retribuzioni dei docenti.

Stavolta si parla del diritto di tutti di poterci andare all'Università, una rivendicazione storica dei movimenti studenteschi: significa ribaltare l'ordine del discorso e non mi pare poco.

Fatta la premessa però serve entrare dentro alla questione. Cominciamo con il descriverla. (...)

*** Cludia PRATELLI, responsabile Scuola Sinistra Italiana, Università gratuita: che vuole dire, perché è giusto, perché fa scandalo?, 'HuffPost', 8 gennaio 2018

LINK articolo integrale qui

martedì 9 gennaio 2018

#PIN / Margini, baffi, colori (MasFerrario)

 

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#SPOT / Spirito del tempo

(autore non identificato, via facebook, qui)

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#HUMOR / Incubo (Simone Gungui)

(via facebook, 7 gennaio 2018, qui)

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#SPOT / Selfie (Maice)

(via facebook, Maice, 8 gennaio 2018, qui)

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#TAVOLE / Birra, consumi UE 2016

(via facebook, Pinta Medicea - Birra artigianale, 3 gennaio 2018, qui)

#SPILLI / Fascismo, il test del brivido (M. Ferrario)

(via facebook, Nicola Croce, 8 gennaio 2018, qui)

Guardatevi la foto sopra riportata.

Se non vi basta, guardatevi anche il video di RepTv, qui: vi porta via giusto 1 minuto e 8 secondi.

Siamo a Roma. E' il 7 gennaio 2018. 
Sì: 7 gennaio 2018. Non un secolo fa. 

E' la commemorazione di Casapound per l'uccisione, avvenuta 40 anni fa in via Acca Larentia, di 3 militanti del Fronte della Gioventù, l'organizzazione giovanile neofascista di quegli anni. 
Dopo aver sfilato per le vie del quartiere tuscolano, il corteo dei neofascisti (5mila persone?) si è concluso con il saluto a braccio teso "per tutti i camerati caduti". I militanti, schierati, hanno risposto in coro "presente", come un sol uomo, per tre volte, facendo il saluto romano.

Se non vi viene un brivido di orrore nella schiena, nell'osservare la geometria compatta della sfilata nella foto qui sopra e nel sentire l'urlo della folla radunata che dice 'presente' nel video, come in una perfetta cerimonia nazifascista del 900, forse non siete fascisti, ma siete comunque in linea con i tempi.
Se invece avvertite un attimo di gelo nel sangue, vuol dire che siete ancora 'sani'. 
E' già qualcosa.
E c'è speranza. Almeno per voi.
E per quelli come noi.

*** Massimo Ferrario, Il test del brivido nella schiena, per Mixtura

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#SENZA_TAGLI / Tipini social, l''eroironico' (Vera Gheno)

Il tipino social #eroironico è quello che, colto in castagna (o perché ha detto una cavolata, o perché ha fatto ricorso a un battuta logora) si difende dicendo "ero ironico", "guarda che era una battuta", "sei tu che non hai capito".

La battuta da eroironico per eccellenza, in questo momento, per me è "se tu vuoi che si dica ministra, allora io esigo che si dica pediatro, autisto, atleto per par condicio".

Perché questa non è una battuta e, soprattutto, non fa ridere?

Perché non serve ad altro se non a far vedere che l'autore della battuta non ha alcuna nozione di etimologia e di storia della lingua; non comprende che nessuno ha intenzione di far sì che tutte le parole in -a siano femminili e tutte le parole in -o siano maschili; non fa un esempio calzante perché queste parole, pur finendo in -a, sono già sia maschili che femminili.

Infine, quand'anche l'autore ricorresse alla difesa "ho fatto una battuta", tale battuta non fa ridere perché... oltre a essere proprio sbagliata nel merito, è già stata fatta tra le 50.000 e le 100.000 volte. Come dire, è logora. Giusto un po'.

Ma io, ove possibile, continuerò a rispondere con pazienza, sperando che almeno una persona tra le molte che assistono, in silenzio, a questi scambi sui social, capisca l'antifona.

*** Vera GHENO, sociolinguista, facebook, 8 gennaio 2018, qui


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#MOSQUITO / Il coraggio di essere sé stessi (Erich Fromm)

Credo che la cosa più importante sia il coraggio di essere se stessi, il coraggio di dire che per l'uomo non c'è più nulla di importante che l'uomo stesso e che lo scopo più grande della sua azione è la sua stessa sopravvivenza non solo biologica ma spirituale perché ciò non può essere diviso. Se l'uomo non ha più speranza, allora non ha più possibilità di vivere. 

*** Erich FROMM, 1900-1980, psicoanalista e sociologo tedesco, Personalità, libertà, amore, Newton Compton, 2007, citato da Stefano Andreoli,  La rivoluzione psicoanalitica di nome Erich Fromm, 'facebook', 4 gennaio 2017, qui


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#BREVITER / Berlusconi presidente e le pentole di tutti (mf)

MasFerrario, facebook, 8 gennaio 2018

° ° °

MasFerrario, facebook, 8 gennaio 2018

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lunedì 8 gennaio 2018

#HUMOR / Durante il sesso

(via pinterest)

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#FOODandBEVERAGE / Boccali

(via pinterest)

° ° °

(via pinterest)

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#SPOT / Come zombie

(via pinterest)

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#QUADRI / Alfred Sisley, Claude Monet, Tom Thomson

Alfred SISLEY, 1839-1899
pittore inglese
(via pinterest)

° ° °

Claude MONET, 1840-1929
pittore francese
https://it.wikipedia.org/wiki/Claude_Monet
Argenteuil sotto la neve, 1875
(via pinterest)

° ° °

Tom THOMSON, 1877-1917
pittore canadese

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#SGUARDI POIETICI / Svegliarsi (Pier Luigi Amietta)

Silenzio orizzontale 
nel buio del mattino. 
Mi risveglia il pensiero, 
l'incessante risacca 
delle antiche emozioni 
e ripropone ancora 
le ombre dei progetti 
vagheggiati e dissolti. 
Completamente desto 
nella gioia del giorno 
che mi offre le ore 
sul suo bianco vassoio 
mi sento quasi sciocco 
se mi scopro ad amare 
quelle bizzarre idee, 
tutti i sogni turriti 
che assiepano la mente. 
Ma compiango coloro 
che per essere svegli 
intendono soltanto 
mettersi in verticale.

*** Pier Luigi AMIETTA, manager, esperto di formazione, saggista, poeta, Svegliarsi, da Per Luigi Amietta, Ombre. Poesismi settenari, Odissea Edizioni, 2017.


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#RITAGLI / Italiani, la scienza, la morale (Piero Angela)

Una volta, nei bar di provincia, certi personaggi che avevano teorie bizzarre sul cosmo venivano subito zittiti. Oggi su internet si confrontano a tu per tu con i Premi Nobel. Quando mi processarono per non aver dato spazio al punto di vista dei medici omeopati in una trasmissione in cui mettevo in discussione l'efficacia della medicina alternativa, mi difesi dicendo che la velocità della luce non si determina per alzata di mano, che non si possono mettere sullo stesso piano verità certificate e verità supposte, che in questo campo non vale la regola della par condicio: non è come per la politica, la scienza non è democratica. (...)

(...) Il problema dell'Italia è un problema morale, che non si può risolvere in cinque minuti. Ogni giorno leggiamo di casi di corruzione. Non sono solo politici, palazzinari, delinquenti: sono anche avvocati, giudici, uomini della guardia di finanza, dipendenti pubblici che truffano lo stato per cui lavorano. Non ci sono punizioni per chi sbaglia. E non ci sono premi per chi merita. Un paese così non può funzionare. È un paese morto.

[D: Anche lei è stato accusato di aver raccomandato suo figlio Alberto]
Alberto si è laureato con 110 e lode. Ha studiato ad Harvard, alla Columbia, a Berkley, in Francia. Ha fatto ricerca sul campo. Ha condotto un programma sulla televisione svizzera. Quando mi chiesero di prenderlo, mi opposi: sapevo che avrebbero parlato di favoritismo. Ma insistettero, e mi convinsi che non potevo fare una discriminazione al contrario. Alberto è veramente bravo. Lo dimostra il successo dei programmi che conduce e dei libri che scrive. E, comunque, né io né lui siamo assunti dalla Rai. Abbiamo dei contratti stagionali. E siamo giudicati in base ai risultati che otteniamo.

*** Piero ANGELA, 1928, giornalista, conduttore televisivo, saggista, intervistato da Nicola Mirenzi, Piero Angela: "L'Italia è come il gigante Gulliver, imbrigliata da mille lacci. E gli italiani sono stanchi di un paese fermo", 'HuffPost', 19 febbraio 2017.

LINK intervista integrale qui


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#EX LIBRIS / Comma 22 (Joseph Heller)

Yossarian lo guardò con calma e provò a fare un approccio da un altro angolo. “E’ pazzo Orr?”
“Certo che lo è.” disse il dottor Daneeka.
“Puoi esonerarlo?”
“Certo che posso. Ma prima lui deve chiedermelo. Questo fa parte della regola.”
“E allora perché non te lo chiede?”
“Perché è pazzo,” disse il dottor Daneeka. “Deve esser pazzo, per il fatto stesso che continua a volare dopo aver sfiorato la morte così tante volte. Certo, posso esonerare Orr. Ma prima deve chiedermelo lui.”
“Questo è tutto quello che deve fare per essere esonerato?”
“Questo è tutto. Basta che me lo chieda.”
“Allora, dopo che lui te l’ha chiesto, puoi esonerarlo?” Yossarian domandò.
“No, dopo non posso esonerarlo.”
“Vuoi dire che c’è una fregatura?”
“Certo che c’è una fregatura,” rispose il dottor Daneeka. “Il Comma 22. ‘Tutti quelli che desiderano essere esonerati dal volo attivo non sono veramente pazzi’.”

C’era soltanto una fregatura e quella era il Comma 22, il quale precisava che la preoccupazione per la propria salvezza di fronte a pericoli che fossero reali e immediati era la reazione normale di una mente razionale. Orr era pazzo e avrebbe potuto essere esonerato dal volo. Tutto quello che doveva fare era di farne domanda; e non appena ne avesse fatto domanda, non sarebbe più stato pazzo e avrebbe dovuto continuare a volare. Orr sarebbe stato pazzo se avesse compiuto altre missioni di volo e sano di mente se non lo avesse fatto, ma se fosse stato sano di mente avrebbe dovuto compiere altre missioni di volo. Se volava era pazzo e non doveva più volare; ma se non voleva più volare era sano di mente e doveva volare. Yossarian fu molto impressionato per l’assoluta semplicità di questa clausola del Comma 22 e si lasciò sfuggire un fischio pieno di rispetto.

“È davvero una fregatura, quel Comma 22,” osservò.
“È la più grande che ci sia,” ammise il dottor Daneeka.

*** Joseph HELLER, 1923-1999, scrittore statunitense, Comma 22, 1961, Bompiani, 2016

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domenica 7 gennaio 2018

#FUMETTI / Vai figliolo (Cyanide and Happiness)

CYANIDE AND HAPPINESS
https://www.facebook.com/explosm/
https://it.wikipedia.org/wiki/Cyanide_and_Happiness
via facebook, qui

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#SPOT / La regola delle 12 P

(via pinterest)
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#FOTO / Giochi di un tempo (Henri Cartier-Bresson)

Henri CARTIER-BRESSON
1908-2004
fotografo francese
foto scattata a Palermo, 1971
(via pinterest)

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#HUMOR / Se Gesù fosse qui oggi

(via pinterest)
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#SGUARDI POIETICI / Non capirsi è terribile (Evgenij A. Evtušenko)

Non capirsi è terribile –
non capirsi e abbracciarsi.
Ma per quanto  strano,
è altrettanto terribile, altrettanto,
capirsi in tutto.

Ci feriamo comunque.
E, segnato da una precoce conoscenza,
l’animo tuo soave
io con l’incomprensione non offenderò

e non ucciderò con la comprensione.

*** Evgenij Alexandrovič EVTUŠENKO, 1932-2017, poeta e romanziere russo, Non capirsi è terribile, da Poesie d’amore, Newton Compton, 1986, traduzione di Evelina Pascucci, segnalato in 'poesia in rete', 2o marzo 2017, qui

foto di Vladimir Mishukov

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#RACCONTId'AUTORE / Desideri (Confucio)

Tzu-lu, Tsêng Hsi, Jan Yu e Kung-hsi Hua sedevano attendendo al Maestro. 
Confucio disse: 
— Benché io sia di un giorno più vecchio di voi, non consideratemi tale (e parlate liberamente). Poiché vi lasciano in disparte, voi dite: non mi conoscono. Se qualcuno vi conoscesse, che fareste?

Precipitosamente Tzu-lu rispose:
 — Se a Yu (a me) venisse affidato il governo di un regno da mille carri da guerra, stretto in mezzo a grandi stati, oppresso da eserciti nemici e devastato dalla carestia, in tre mesi potrebbe ridonargli il coraggio e fargli conoscere la diritta via.

Confucio sorrise e disse: 
— E tu, Chiu, che dici? 
— In un territorio di sessanta settanta li di lato, o anche di cinquanta sessanta — rispose Jan Yu — se a Chiu (a me) gliene dessero il governo, prima di tre anni renderebbe il popolo ricco, ma per quel che riguarda i riti e la musica aspetterebbe un saggio. 

— E tu, Ch’ih, che dici? 
— Io non dico d’esserne capace — rispose Kung-hsi Hua — ma vorrei imparare. Nei servizi nel tempio degli antenati, nelle udienze (imperiali) e nelle assemblee, indossando l’abito e il berretto di cerimonia, vorrei essere un piccolo assistente.

— E tu, Tien, che cosa dici? Quello smise di toccare la sua arpa e, mentre le corde ancora risuonavano, la pose da un canto e si alzò. 
— I miei desideri — disse — sono differenti da quelli dei miei condiscepoli. 
— Che male c’è? — osservò Confucio. — Ognuno esprime la sua aspirazione. 
— Alla fine della primavera — disse Tsêng Hsi — quando ci si veste completamente di abiti primaverili, in compagnia di cinque o sei giovani e sei o sette ragazzi, vorrei bagnarmi le mani nel fiume I (per scacciare i cattivi influssi), godere la brezza presso l’altare dei sacrifici per la pioggia e poi far ritorno cantando. 
Confucio sospirò profondamente e disse:
— Sono d’accordo con Tien. 

Quando gli altri si ritirarono, Tsêng Hsi rimase indietro e domandò: 
— Che ne pensi delle parole dei miei tre condiscepoli? 
— Ognuno ha espresso la propria aspirazione — rispose Confucio — ecco tutto. 
— Perché, o Maestro, hai sorriso di Yu? 
— Con i riti si governa un regno. Le sue non erano parole di modestia. Per questo ho sorriso. 
— E Chiu non ha parlato di regno? 
— Si è mai visto un territorio di sessanta settanta li di lato, o anche di cinquanta sessanta, che non sia un regno? 
— E Ch’ih — chiese ancora l’altro — non ha parlato di regno? 
— Il tempio degli antenati, le udienze (imperiali) e le assemblee, a chi competono se non ai principi feudatari? Se Ch’ih si è fatto piccolo, chi si fa grande?

*** CONFUCIO, 551-479 a.C., filosofo cinese, I dialoghi di Confucio, 278, traduzione dal cinese di Franco Tomassini, Utet editore, edizione digitale, 2015


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#SENZA_TAGLI / Uso del congiuntivo (Umberto Eco)

Sto sfogliando con qualche mese di ritardo “Comunque anche Leopardi diceva le parolacce” di Giuseppe Antonelli (Mondadori € 12), dove ci si occupa dell’italiano scorretto, di quello corretto, di come strafalcioni che ci fanno inorridire tipo “che io vadi” esistessero in autori classici, di come sia lecito usare talora parole inglesi ma sciocco parlare di “Jobs act”, di come professori troppo puristi correggano i ragazzi che scrivono “passano molte macchine” in “circolano molte macchine” e “non facevo i compiti” in “non eseguivo i compiti” (facendo perdere tempo e senso della lingua parlata ai loro alunni). E di tante altre cose.

Non poteva mancare un capitolo sul declino del congiuntivo, e anche nelle canzoni, se Ligabue canta “può darsi che non sia tutto come lo sognavi tu”, Celentano canta “ma non vorrei che tu... stai già pensando a un altro uomo”. Per un seminario di scrittura tenuto anni fa a Bologna, avevo proposto una regola per sapere quando si deve usare l’indicativo o il congiuntivo.

Per semplificare le cose e non fare ricorso a termini tecnici come mondi possibili o atteggiamenti doxastici, diciamo che ci si deve sempre domandare se stiamo parlando di qualcosa che noi riteniamo (e gli altri ritengono) che esista realmente nel mondo fuori di noi, o parliamo di qualcosa che esiste nei nostri pensieri, opinioni, credenze (che potrebbero anche essere sbagliati o non siamo sicuri che siano giusti). In questi casi dicendo di “sapere” qualcosa intendiamo che conosciamo qualcosa di reale e quel verbo regge l’indicativo. Se invece usiamo verbi come “pensare, credere, sperare, temere” (tutti atteggiamenti mentali) allora si deve usare il congiuntivo. Pertanto si deve dire “io so che Washington è la capitale degli Usa” e “io spero che la mia amata ritorni”, e “io credo Sydney sia la capitale dell’Australia”.

Vi sarete accorti che l’ultima credenza è sbagliata perché la capitale dell’Australia è Canberra. Quando me ne sia reso conto, potrò allora legittimamente dire “credevo che Sydney fosse la capitale dell’Australia”, dando per implicito che quello che avevo in mente fosse falso. Ma, come si vede, la liceità del congiuntivo dipende non solo da regole linguistiche ma anche dalle conoscenze che la comunità ha circa il modo in cui vanno le cose nel mondo reale. Naturalmente già dicendo che credo che la capitale dell’Australia sia Sydney lascio aperta la possibilità di essermi sbagliato, mentre se dico che “io so che la capitale dell’Australia è Sydney” sono un ignorante e un presuntuoso.

In ogni caso, se faccio attenzione al fatto se stia parlando di ciò che si sa o di ciò che mi passa per la testa, vero o falso che sia, ho una buona regola per sapere se usare il congiuntivo o l’indicativo. Detto in modo un poco più tecnico, si usa “sapere” e l’indicativo quando ci si riferisce (a torto o a ragione) al mondo reale, e si usa il congiuntivo quando ci si riferisce a un mondo possibile. E sono appunto mondi possibili quelli delle nostre credenze, speranze, desideri, previsioni.

Eppure c'è un caso in cui, riferendoci a un mondo chiaramente irreale, si deve usare l’indicativo. È il caso dei riferimenti a situazioni narrative. Non si dice “credo che Watson fosse l’amico di Sherlock Holmes” (salvo che uno non ricordi più i racconti di Conan Doyle e voglia dimostrare la sua incertezza). Si dice invece ”so che Watson era l’amico di Sherlock Holmes”. E questo perché nell’immergersi nei mondi narrativi si sospende l’incredulità e li si accetta come se fossero mondi reali. E perché, in fondo, nel dire che si sa che Watson era l’amico di Holmes, ci si riferisce in effetti a un aspetto del mondo reale e cioè a quanto ha realmente scritto Conan Doyle, dove si ritiene indiscutibile che Watson sia davvero l’amico di Holmes.

Ma perché ho scritto “si ritiene indiscutibile… che sia”? Se è indiscutibile e accettato da tutti, perché ho usato il congiuntivo? Perché “indiscutibile” riguarda pur sempre un atteggiamento mentale e si presume che il punto vada (congiuntivo) ancora discusso.

*** Umberto ECO, 1932-2016, semiologo, filosofo, saggista, scrittore, Che io vadi, 'la bustina di Minerva', 'L'Espresso', 6 marzo 2015, qui


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#LINK / 'Novel food', mangiare insetti (Sarah Scaparone)

L’entomofagia è la pratica di mangiare insetti, comunemente indicati con il termine di novel food. Così l’Unione Europea ha catalogato quegli alimenti che, prima del maggio 1997, non sono stati consumati in modo significativo in Europa. Gli insetti, infatti, pur essendo mangiati abitualmente in 113 Paesi del mondo, dove sono parte integrante della cultura alimentare e gastronomica, non sono certo la base della dieta mediterranea. Presto, però, anche loro potranno far capolino sulle nostre tavole: dal 1 gennaio è entrato in vigore il nuovo regolamento comunitario sui novel food - cioè i cibi nuovi - che semplifica le procedure per ottenere le autorizzazioni necessarie all’allevamento, al commercio e al relativo consumo degli insetti anche in Italia.  (...) 

*** Sarah SCAPARONE, giornalista, Il business degli insetti nel piatto, 'La Stampa', 4 gennaio 2018

LINK articolo integrale  qui

#MUSICHE & TESTI / Addio (Francesco Guccini)


Francesco GUCCINI, 1940
cantautore e scrittore
Addio, 2000
Vevo Francesco Guccini, 13 marzo 2009
video 4min00

Nell'anno Novantanove di nostra vita
io, Francesco Guccini, eterno studente
perché la materia di studio sarebbe infinita
e soprattutto perché so di non sapere niente,
io, chierico vagante, bandito di strada,
io, non artista, solo piccolo baccelliere,
perché, per colpa d'altri, vada come vada,
a volte mi vergogno di fare il mio mestiere,

io dico addio a tutte le vostre cazzate infinite,
a riflettori e paillettes delle televisioni,
alle urla scomposte di politicanti professionisti,
a quelle vostre glorie vuote da coglioni...

E dico addio al mondo inventato del villaggio globale,
alle diete per mantenersi in forma smagliante
a chi parla sempre di un futuro trionfale
e ad ogni impresa di questo secolo trionfante,
alle magie di moda delle religioni orientali
che da noi nascondono soltanto vuoti di pensiero,
ai personaggi cicaleggianti dei talk-show
che squittiscono ad ogni ora un nuovo "vero"
alle futilità pettegole sui calciatori miliardari,
alle loro modelle senza umanità
alle sempiterne belle in gara sui calendari,
a chi dimentica o ignora l'umiltà...

Io, figlio d'una casalinga e di un impiegato,
cresciuto fra i saggi ignoranti di montagna
che sapevano Dante a memoria e improvvisavano di poesia,
io, tirato su a castagne ed ad erba spagna,
io, sempre un momento fa campagnolo inurbato,
due soldi d'elementari ed uno d'università,
ma sempre il pensiero a quel paese mai scordato
dove ritrovo anche oggi quattro soldi di civiltà...

Io dico addio a chi si nasconde con protervia dietro a un dito,
a chi non sceglie, non prende parte, non si sbilancia
o sceglie a caso per i tiramenti del momento
curando però sempre di riempirsi la pancia
e dico addio alle commedie tragiche dei sepolcri imbiancati,
ai ceroni ed ai parrucchini per signore,
alle lampade e tinture degli eterni non invecchiati,
al mondo fatto di ruffiani e di puttane a ore,
a chi si dichiara di sinistra e democratico
però è amico di tutti perché non si sa mai,
e poi anche chi è di destra ha i suoi pregi e gli è simpatico
ed è anche fondamentalista per evitare guai
a questo orizzonte di affaristi e d'imbroglioni
fatto di nebbia, pieno di sembrare,
ricolmo di nani, ballerine e canzoni,
di lotterie, l'unica fede il cui sperare...

Nell'anno Novantanove di nostra vita
io, giullare da niente, ma indignato,
anch'io qui canto con parola sfinita,
con un ruggito che diventa belato,
ma a te dedico queste parole da poco
che sottendono solo un vizio antico
sperando però che tu non le prenda come un gioco,
tu, ipocrita uditore, mio simile...
mio amico...



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sabato 6 gennaio 2018

#PIN / Parlava talmente chiaro (MasFerrario)

Twitter, 26 marzo 2012

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#FUMETTI / Sicuramente non noi (Cyanide and Happiness)

Cyanide and Happiness
facebook, 20 ottobre 2016, qui

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#VIGNETTE / Fiducia nell'Italia (Lele Corvi)

Lele CORVI
facebook, 2 gennaio 2018, qui

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#SPOT / Vorrei un posto (Stefano Benni)

Stefano BENNI, 1947
scrittore 
(via facebook, 4 gennaio 2018, qui)

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#SGUARDI POIETICI / Adam Cast Forth (Jorge Luis Borges)

Ci fu un Giardino o il Giardino fu un sogno?
Lento nella luce vaga, mi sono chiesto,
quasi come un conforto, se il passato
di cui questo Adamo, oggi misero, era padrone,

non sarà stato una magica impostura
di quel Dio che ho sognato. È già impreciso
nella memoria il chiaro Paradiso,
ma io so che esiste e che perdura,

anche se non per me. La caparbia terra
è il mio castigo e la incestuosa guerra
di Caini e Abeli e la loro nidiata.

Eppure, è molto avere amato,
essere stato felice, aver toccato
il vivente Giardino, fosse pure un giorno.

*** Jorge Luis BORGES, 1899-1986, scrittore, saggista, poeta, traduttore, accademico argentino, Adam Cast Forth, traduzione di Livio Bacchi Wilcock, da Poesie 1923-1976, Biblioteca Universale Rizzoli, 1980, segnalato in 'poesia in rete', 14 ottobre 2017, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Jorge_Luis_Borges


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Testo originale (Adam Cast Forth)
¿Hubo un Jardín o fue el Jardín un sueño?
Lento en la vaga luz, me he preguntado,
casi como un consuelo, si el pasado
de que este Adán, hoy mísero, era dueño,

no fue sino una mágica impostura
de aquel Dios que soñé. Ya es impreciso
en la memoria el claro Paraíso,
pero yo sé que existe y que perdura,

aunque no para mí. La terca tierra
es mi castigo y la incestuosa guerra
de Caínes y Abeles y su cría.

Y, sin embargo, es mucho haber amado,
haber sido feliz, haber tocado
el viviente Jardín, siquiera un día.

Jorge Luis Borges, da “Nueva antología personal”, Siglo XXI, 2000

#FILASTROCCHE / La Befana è una vecchietta (Jolanda Restano)

La Befana è una vecchietta
che svolazza senza fretta;
ha una scopa spelacchiata
e una sacca rattoppata.

Porta sempre ai bimbi buoni
bonbon, chicche, dolci e doni;
ai cattivi per davvero
sol carbone nero, nero.

La simpatica vecchina
torna a letto la mattina,
quando i bimbi vanno in fretta
a scoprire la calzetta.

Loro scartano regali
e lei russa tra i guanciali;
dorme come un angioletto
per un anno dentro al letto.


*** Jolanda RESTANO, 1967, blogger e scrittrice, autrice e producer di contenuti per bambini, fondatrice di 'filastrocche.it', La Befana è una vecchietta, 'filastrocche.it', qui


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#MOSQUITO / L'Occidente e l'Oriente, causalità e tao (Carl Gustav Jung)

Un ex presidente della British Anthropological Society mi chiese: “Riesce a spiegare come mai un popolo intelligente come quello cinese non abbia elaborato alcuna scienza?” Ho risposto: “Ha creato una scienza, solo che Lei non la capisce. Non si basa sul principio di causalità. Il principio di causalità non è l’unico principio possibile; è semplicemente relativo.” 

La gente potrebbe ribattere: “Bisogna essere pazzi per affermare che la causalità è relativa!” Ma guardiamo la fisica moderna! L’Oriente basa il suo pensiero e la sua valutazione dei fatti su un altro principio. Noi non abbiamo neppure una parola per definirlo. L’Oriente, naturalmente, ce l’ha, ma noi non la capiamo. La parola orientale è Tao. 
Il mio amico McDougall aveva uno studente cinese, al quale chiese un giorno: “Che cosa intende esattamente per Tao?” Tipica domanda occidentale! Il cinese spiegò che cosa è il Tao e lui rispose: “Non ho ancora capito.” Il cinese si affacciò al balcone e disse: “Cosa vede?” “Una strada, delle case, delle persone che camminano e i tram che passano.” “Cos’altro?” “Una collina.” “Cos’altro?” “Degli alberi.” “E poi?” “C’è il vento.” Allargando le braccia il cinese disse: “Questo è il Tao.” 

Ecco, dunque. Il Tao può essere qualsiasi cosa. Per designarlo io uso un’altra parola, ma è piuttosto inadeguata: sincronicità. Quando osserva un complesso di fatti, la mente orientale lo accetta così com’è, mentre la mente occidentale lo frammenta in entità, in piccole quantità. Se si osserva, per esempio, il gruppo di persone riunite in questa sala, ci si chiede: “Da dove vengono? Perché si sono radunate?” Ciò non interessa affatto alla mente orientale, che invece si chiede: “Che cosa significa il fatto che queste persone sono insieme?” La mente occidentale non si pone affatto il problema. A voi interessano soltanto il motivo per cui siete qui e quel che state facendo, mentre alla mente orientale interessa il fatto che siete insieme. 

Si potrebbe esprimerlo così. Siete sulla spiaggia e le onde fanno approdare sulla sabbia un vecchio cappello, una vecchia scatola, una scarpa, un pesce morto. Voi pensate: “È semplicemente frutto del caso!” La mente cinese si chiede: “Che cosa significa il fatto che tutte queste cose siano arrivate fin qui?” La mente cinese vive l’esperienza dell’essere insieme, del ritrovarsi insieme al momento giusto, e ha un metodo sperimentale sconosciuto in Occidente, ma che ha molta importanza nella filosofia orientale. È un metodo per prevedere le possibilità, al quale ricorre tuttora il governo giapponese per le situazioni politiche: fu usato, per esempio, durante la Grande Guerra. Questo metodo fu formulato nel 1143 a.C.

*** Carl Gustav JUNG, 1875-1961, medico e psicoanalista svizzero, fondatore della psicologia analitica, Psicoanalisi e psicologia analitica, Opere 15, in Fondamenti della psicologia analitica, 2, Seconda conferenza, Bollati Boringhieri, edizione digitale 2015 


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#SENZA_TAGLI / Riscaldamento globale, confusione meteo-clima (Marco Ferrari)

Giorni e giorni di temperature estremamente basse hanno colpito gli Stati Uniti (e l'Europa nord-occidentale) nei primi giorni di gennaio, e il gelo non accenna ad allentare la sua morsa. Questo ha indotto alcuni, in particolare il presidente degli Stati Uniti, a deridere quelli che ritengono il riscaldamento del pianeta una realtà. Quali sono le spiegazioni di questo curioso fenomeno? Perché su un pianeta che si riscalda alcune zone possono diventare così fredde? Questo non smentisce il global warming?

FAKE TWEET? I climatologi fanno notare che gli errori nel famigerato commento su Twitter del presidente Trump sono molteplici. 
Primo, un periodo di freddo di alcuni giorni sugli Usa (o altrove) è un fenomeno meteorologico, e la meteorologia spiega quanto accade in un momento limitato nel tempo (e nello spazio).
Secondo: il cambiamento climatico globale è invece una teoria (scientifica) che spiega quanto accade e accadrà all'intero pianeta nell'arco di 150 anni o più. Di questi fatti tratta la climatologia, non la meteorologia. Mentre infatti sulla costa orientale degli Stati Uniti le temperature arrivavano a quasi -40 °C, la costa orientale sta ancora cercando di riprendersi dagli effetti di spaventosi incendi che hanno colpito in particolare la California.

In molte altre parti del mondo, Alaska e Siberia comprese, le temperature sono decisamente più elevate: in particolare, nelle zone artiche si sono registrate temperature di circa 3,4 °C superiori alla media. In generale, come abbiamo spiegato in un precedente articolo, il 2017 è stato l’anno più caldo senza il fenomeno di El Niño da quando le temperature sono misurate.

E ALLORA PERCHÉ? La spiegazione di un fenomeno così particolare sta nel cosiddetto vortice polare: questo fenomeno è una specie di anello continuo di venti in quota che circondano il Polo Nord e “trattengono” alle alte latitudini l’aria più fredda. In seguito al riscaldamento, e forse alla fusione dei ghiacci polari, questo vortice comincia a rallentare e quindi a disegnare onde più profonde e ampie, che possono anche spezzarsi (vedi immagine sotto). Queste onde più profonde causano un’irruzione di aria polare verso latitudini più basse e di aria più temperata verso nord.


Il vortice polare si indebolisce (il circolo azzurro) e lascia scivolare verso sud l’aria artica. Anche le correnti a getto (le onde blu) diventano più deboli e l’aria più calda (frecce rosse) si spinge a nord. L’aria polare, densa e fredda, penetra verso sud e si blocca sugli Stati Uniti. L’aria più calda sale e si ferma sull’Europa. Per approfondire: dove sono finite le stagioni? (pdf dal Dossier Focus 269)

Il vortice polare a sua volta influenza l’andamento delle cosiddette correnti a getto (jet stream), flussi d’aria molto veloci e ad altitudini elevate: le correnti a getto, a contatto con le perturbazioni, governano il clima.

ANCHE IN EUROPA. Lo stesso fenomeno è avvenuto sopra l’Europa e l’Asia settentrionale, come spiegato da un articolo di Marlene Kretschmer e altri del Potsdam institute of climate impact research. L’articolo dimostra come l’indebolimento del vortice polare è un fenomeno persistente, che si è rafforzato ormai da qualche decennio, e che è molto probabilmente collegato a inverni freddi sul nostro continente, anche se non così gelidi come negli Usa (qui un riepilogo dell'articolo, in inglese): “negli ultimi quarant'anni questi eventi meteo, particolarmente rigidi, innescati dai forti venti artici, sono diventati più persistenti, più lunghi”
Una conferma che, anche se i meccanismi non sono del tutto compresi, il riscaldamento anomalo dell’Artico e dell'intero pianeta ha impatti importanti sul clima della Terra - che non si cura nemmeno dei tweet del presidente degli Usa.

*** Marco FERRARI, Come il riscaldamento globale porta il gelo sugli Stati Uniti, 'Focus.it', 5 gennaio 2018, qui


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venerdì 5 gennaio 2018

#VIGNETTE / Il mio pulsante (Nico Pillinini)

Nico PILLININI, 1951
disegnatore, pittore, giornalista
(via facebook qui)
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#BREVITER / Italia-Usa, Bonino-Tabacci e Trump (mf)

MasFerrario, facebook, 5 gennaio 2017

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MasFerrario, facebook, 3 gennaio 2017

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#IN_LETTURA / Emile Delobre, Henry Spernon Tozer, Leslie Herman

Emile Victor Auguste Delobre, 1873-1956
artista francese
(via pinterest)

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Henry Edward Spernon Tozer, 1864-1938
artista inglese
(via pinterest)

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Leslie Herman
illustratore statunitense
(via pinterest)
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#CIT / La mancanza (Rob Marshall, Arthur Golden)

dal film Memorie di una geisha, 2005, regia di Rob Marshall
dal libro di Arthur Golden, Memorie di una geisha, Tea, 2008
citazione di Ciro Pellegrino, 'facebook', 3 gennaio 2017, qui

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#SPOT / I bambini condividono

(via facebook)

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