martedì 19 settembre 2017

#SENZA_TAGLI / Antifascismo, solo di cartapesta (Domenico Gallo)

Questa settimana la Camera ha approvato il disegno di legge proposto dall’on. Fiano che amplia ed estende la normativa repressiva del fascismo portata dalla legge Scelba (1952) e dalla legge Mancino (1993). Il disegno di legge introduce nel codice penale l’art. 293 bis che punisce la propaganda del regime fascista e nazifascista. La nuova normativa promette reclusione da sei mesi a due anni per «chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie ».
Anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità».
Dopo l’orgia di rigurgiti di gruppi e gruppuscoli che non hanno più ritegno a ostentare simboli e messaggi che pubblicamente richiamano, esaltandolo, il regime fascista, la legge Fiano potrebbe sembrare un rimedio giusto e necessario. L’onorevole Fiano, ha spiegato che non si tratta di legge “liberticida”, bensì di un argine ai rigurgiti neofascisti. Ci permettiamo di nutrire qualche dubbio perché secondo una consolidata interpretazione della Corte costituzionale, anche le idee criminali non sono punibili ove non siano idonee a far sorgere una situazione di pericolo concreto. Ma il problema vero è la natura velleitaria dell’argine che si vuole realizzare.

Siamo sicuri che l’imbarbarimento crescente che sta avvelenando la vita pubblica nel nostro paese (oltre che nel resto d’Europa) si possa combattere criminalizzando ogni forma di espressione individuale, di pensiero o di gestualità, riconducibili al fascismo? Si può combattere con le manette l’incultura che ottenebra la mente di tanti giovani risucchiati dal nichilismo che scuote le nostre vite e le nostre società che, affogate in un individualismo privo di senso, hanno smarrito la dimensione della speranza?
Non si dà la stura, in questo modo ad una sorta di populismo penale, che pretende di risolvere fenomeni sociali attraverso l’ipertrofia del sistema penale, così come fanno, sul versante opposto, quelli che invocano la castrazione per gli stupratori, se extracomunitari, oppure il diritto di sparare al di fuori dei limiti della legittima difesa? 

Anche questa volta siamo in presenza di una “legge manifesto”, si legifera al solo scopo di agitare dei vessilli da sfruttare per ottenere un consenso a buon mercato, o per definire un’identità politica (in questo caso l’anti–fascismo) che col tempo si è sbiadita. 

Interpretando la sua legge, l’on. Fiano ha spiegato di essere contrario all’abbattimento di monumenti, però di considerare cosa buona e giusta l’abrasione della scritta Mussolini Dux dall’obelisco del Foro italico. Ora si dà il caso che i monumenti sono dei documenti della Storia e la storia non si può cambiare né cancellare. Cancellare i simboli del regime fascista incorporati nei monumenti, sui tombini e persino sulla facciata del Consiglio Superiore della magistratura, significa rimuovere la memoria di quello che è stato. Così il popolo italiano che già soffre di grave carenza di memoria dimenticherà del tutto che abbiamo vissuto la tragedia del fascismo e sarà pronto a riviverne un’altra.

*** Domenico GALLO, 1952, magistrato, politico, Antifascismo ma solo di cartapesta, 'Coordinamento per la democrazia costituzionale', 18 settembre 2017, qui (da 'Quotidiano del Sud',  15 settembre 2017).
https://it.wikipedia.org/wiki/Domenico_Gallo_(politico)


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#LINK / Pagare per non gestire (Federico Ott)

Quante volte capita nelle aziende di offrire denaro o, fatto in modo apparentemente più politically and technically correct, incentivi all’esodo ad alcune persone considerate non desiderabili, a torto o a ragione, pur di levarcele dai piedi, con tanti saluti alla nobile arte della perifrasi?

Magari nella stessa giornata ci si trova a salutare con una pacca sulla spalla lavoratori e dipendenti storici, legatissimi all’azienda, che nel corso della trentennale vita lavorativa si erano sempre dimostrati disponibili, accettando spesso situazioni di crisi o di picchi produttivi senza mai un lamento e sempre dando il massimo, giorno dopo giorno.

Insomma, il classico dipendente poco sindacalizzato, disponibile allo straordinario, ai turni, o alla mobilità tra reparti o uffici se necessario, sempre in nome del supremo “bene dell’azienda”.

Ne ricordo alcuni che entravano nel mio ufficio l’ultimo giorno di lavoro dopo una vita passata in azienda, pronti a raggiungere l’agognata pensione. Molti mi dicevano con orgoglio che in quell’ufficio (del personale ndr) era la prima volta che ci entravano, sintomo di una percezione della funzione non proprio positiva. Poi due chiacchiere, qualche ricordo, ringraziamenti reciproci, una solenne stretta di mano e tanti saluti.

Pagare piuttosto che gestire - E' un vero paradosso della gestione e non solo un luogo comune. (...)

*** Federico OTT, 1968, consulente, managing partner di Risorsa Uomo, Pagare per non gestire, 'SenzaFiltro', 15 settembre 2017

LINK articolo integrale qui

lunedì 18 settembre 2017

#SPOT / 10 consigli per ispirare gli altri (Valore D)

(Valore D, via facebook, qui)

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#HUMOR / Smartphone in classe (Cinzia Poli)

(via faceboook, 17 settembre 2017, qui)

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#FOTO / Oktoberfest 2017 (Michaela Rehle)

Oktoberfest 2017
Foto di Michaela Rehle-Reuters

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#SGUARDI POIETICI / Il viaggio (Mary Oliver)

Un giorno, finalmente, hai capito
quel che dovevi fare, e hai cominciato,
anche se le voci intorno a te
continuavano a gridare
i loro cattivi consigli -
anche se la casa intera
si era messa a tremare
e tu sentivi le vecchie catene
tirarti le caviglie.
“Sistema la mia vita!”,
gridava ogni voce.
Ma non ti fermasti.
Sapevi quel che andava fatto,
anche se il vento frugava
con le sue dita rigide
giù fino alle fondamenta, anche se la loro malinconia
era terribile.

Era già piuttosto tardi,
una notte tempestosa,
la strada era piena di sassi e rami spezzati.
Ma poco a poco,
mentre ti lasciavi alle spalle le loro voci,
le stelle si sono messe a brillare
attraverso gli strati di nubi
e poi c'era una nuova voce
che pian piano
hai riconosciuto come la tua,
che ti teneva compagnia
mentre procedevi a grandi passi,
sempre più nel mondo,
determinata a fare
l'unica cosa che potevi fare -
determinata a salvare
l'unica vita che potevi salvare.


*** Mary OLIVER, 1935, poetessa statunitense, Il viaggio, traduzione di autore ignoto, da Dream Work,  & New and Selected Poems, Beacon Press, 1992, in 'nervid'arpa', 5 gennaio 2016, qui


Testo originale (The Journey)
One day you finally knew
what you had to do, and began,
though the voices around you
kept shouting
their bad advice-
though the whole house
began to tremble
and you felt the old tug
at your ankles.
"Mend my life!"
each voice cried.
But you didn't stop.
You knew what you had to do,
though the wind pried
with its stiff fingers
at the very foundations, though their melancholy
was terrible.
It was already late
enough, and a wild night,
and the road full of fallen branches and stones.
but little by little,
as you left their voices behind,
the stars began to burn
through the sheets of clouds,
and there was a new voice
which you slowly
recognized as your own,
that kept you company
as you strode deeper and deeper
into the world,
determined to do
the only thing you could do-
determined to save
the only life you could save.

#VIDEO / 5 motivi per non bloccare migranti e rifugiati in Libia (Medici Senza Frontiere)


Medici Senza Frontiere
5 motivi per NON bloccare 
migranti e rifugiati in Libia
youtube, 12 settembre 2017
video 2min49


Una realtà da incubo che migranti e rifugiati sono costretti a vivere ogni giorno in Libia. 
Uomini, donne e bambini subiscono estorsioni, abusi fisici e privazione dei servizi di base. 
Nulla da dire da Italia? Tutto ok per l'Europa?

#MOSQUITO / Fascismo, come normalità (Pier Paolo Pasolini)

Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società.

*** Pier Paolo PASOLINI, 1922-1975, poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, drammaturgo, giornalista, scrittore, regista, da 'Vie Nuove', n. 36, 6 settembre 1962, citato da Alessio Di Florio, blog, 24 dicembre 2015, qui

TOMAS
disegnatore italiano

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#LINK / Perché dovremmo dormire un po' di più (Annamaria Testa)

(...) Oggi in Italia si dorme mediamente un’ora in meno rispetto a dieci anni fa. Ma anche negli Stati Uniti le cose non vanno meglio: un americano su tre dorme meno di sette ore per notte. E gli scienziati stanno cominciando a parlare di crisi globale del sonno.

L’impressione diffusa è che dormire sia, tutto sommato, una perdita di tempo, che il sonno coincida con il non fare niente, e che rosicchiare porzioni di sonno a favore di altre attività più gratificanti sia privo di conseguenze. Ovviamente so bene che non è così, ma provo a far finta di niente. E questo (pura coda di paglia) è il motivo per cui ho aspettato qualche mese, e l’arrivo dell’estate, per leggermi Il potere del sonno di Richard Wiseman.

Wiseman è uno psicologo sperimentale. È considerato interessante e innovativo. È un bravo divulgatore, ed è anche un bel tipetto spiritoso: prima di diventare ricercatore presso l’università di Edimburgo ha iniziato la sua carriera professionale come mago.
Collabora con la Bbc, ha diversi canali YouTube e si è interessato di questioni bizzarre: la confutazione (debunking) dei fenomeni paranormali. La percezione della fortuna individuale. La capacità delle azioni positive (e non del pensiero positivo) di generare cambiamento.

Insomma, alla fin fine grazie a Wiseman sul sonno ho letto, sottolineato e imparato diverse cose non solo curiose o interessanti, ma anche sostenute da una buona e affidabile bibliografia scientifica. Provo a condividere con voi quelle che più mi hanno colpita.

Numeri. (...)
Fasi e cicli. (...) 
Risvegli. (...) 
Sogni. (...) 
Età e cronotipi. (...)
Debito di sonno. (...)
Jet lag. (...)
Addormentarsi bene. (...)
Sonno e apprendimento. (...)
Pisolini rigeneranti. (...)

*** Annamaria TESTA, esperta di comunicazione e saggista, Perché dovremmo dormire un po' di più, 'internazionale.it', 14 settembre 2017

LINK articolo integrale qui

Foto di Darren Robb-Getty Images

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domenica 17 settembre 2017

#PIN / 'Pensiero positivo' (o, piuttosto, cretino) (MasFerrario)

Twitter, 4 febbraio 2012

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#HUMOR / Amore sono giù

(via pinterest)

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#FOTO / Soap Bubble (Gjon Mili)

Gjon MILI, 1904-1984
fotografo statunitense di origine albanese
Soap Bubble, 1941
(via facebook, Tizana Campodoni, qui)

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#VIDEO #CARTONI / In a Hearthbeat (Beth David, Esteban Bravo)


Beth DAVID, Esteban BRAVO
In a Heartbeat - Animated Short Film
video 4min05

Tenero, delicato, splendidamente disegnato... (mf)

«L'amore spiegato in quattro semplici e intensi minuti. Senza dialoghi. Solo con i gesti e la colonna sonora. La prima cotta, di un ragazzino per un compagno di scuola. Gli appostamenti, gli sguardi, le delusioni, il cuore che batte, così forte che sembra saltare fuori dal petto. Il cortometraggio d'animazione «In a Heartbeat - Animated Short Film» racconta con delicatezza emozioni che abbiamo provato tutti, indipendentemente dall'orientamento sessuale. E, non a caso, a pochi giorni dalla sua pubblicazione su YouTube ha già ottenuto più di 15 milioni di visualizzazioni. Firmano il piccolo capolavoro Beth David e Esteban Bravo, produttori di 21 e 24 anni capaci di raccogliere su Kickstarter 14 mila dollari per realizzare il progetto.» (Marta Pennisi, 'Corriere della sera', 4 agosto 2017, qui

#SGUARDI POIETICI / E se divisi (Leonardo Seidita)

E se divisi,
quando un quadro cadrà nella stanza dell’Uno,
sarà prontamente afferrato dalla mano dell’Altro, nella propria stanza.
Ed allora, gemelli sincronici,
potranno guardare ancora e sempre
alla stessa bellezza.

*** Leonardo SEIDITA, gruppoanalista e psicodrammatista junghiano, E se divisi, 'jungitalia', 8 ottobre 2015, qui


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#VIDEO / Il razzismo uccide (Bayyinah Institute)


RACISM KILLS - Islamic Short Film
Bayyinah Institute, youtube, 6 aprile 2016
video 1min29

Un minuto di tensione. E di formazione... (mf)

#MOSQUITO / Cultura, prendersi cura (Alessandro D'Avenia)

I latini per “curare” usavano la parola colere da cui cultum, da cui il termine “cultura” (l’agricoltura non era altro che il prendersi cura del campo). La cultura non ha nulla a che fare con il consumare oggetti culturali: ci si illude che consumando più libri, più musica, più quadri, si acquisirà più cultura. Conosco persone che consumano tantissimi oggetti culturali, però questo non le rende più umane, anzi spesso finiscono con il sentirsi superiori agli altri. Cultura vuol dire stare nel campo, farlo fiorire, a costo di sudore. Significa conoscere la consistenza dei semi, i solchi della terra, i tempi e le stagioni dell’umano e occuparsene perché tutto dia frutto a tempo opportuno. Nella cultura ci sono il realismo del passato e del futuro e la lentezza del presente, cosa che il consumo non conosce: esso vuole rapidità e immediatezza, non contempla la passione e la pazienza.

*** Alessandro D'AVENIA, 1977, insegnante, scrittore, saggista, sceneggiatore, L'arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita, Mondadori, 2016


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sabato 16 settembre 2017

#HUMOR / Attenzione spoiler (Lucilla Masini)

via facebook, 11 settembre 2017, qui

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#SPOT / Ali e catene (Luigina Sgarro)

Luigina SGARRO
psicologa, psicoterapeuta, coach

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#POETI RECITATI / Istruzioni per abbracciarsi, di Chandra Livia Candiani (lettura di Carlo Stanzani)


Chandra Livia CANDIANI
poetessa e traduttrice
Istruzione per abbracciarsi
da Chandra Livia Candiani, La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore
Einaudi, 2014
 testo recitato da Carlo STANZANI
video 1min28
L'universo non ha un centro,
ma per abbracciarsi si fa così:
ci si avvicina lentamente
eppure senza motivo apparente,
poi allargando le braccia,
si mostra il disarmo delle ali,
e infine si svanisce,
insieme,
nello spazio di carità
tra te
e l’altro


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#MOSQUITO / Tirannide (Vittorio Alfieri)

Tirannide indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzione delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto eluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono o tristo, uno, o molti; ad ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammetta, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

*** Vittorio ALFIERI, 1749-1803, poeta, drammaturgo, scrittore, attore teatrale, Della Tirannide, 1777, Rizzoli Bur, 2013

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venerdì 15 settembre 2017

#CIT / Ottimismo, e fatuità (Norberto Bobbio)

citatzione da 
Michelangelo Bovero
Norberto Bobbio è ancora qui, "La Stampa", 15 ottobre 2009

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#QUADRI / Edward Hopper

Edward HOPPER, 1882-1967
(via pinterest)

° ° °

Edward HOPPER, 1882-1967
(via pinterest)

° ° °

Edward HOPPER, 1882-1967
(via pinterest)

° ° °

Edward HOPPER, 1882-1967
(via pinterest)

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#VIGNETTE / Kim Jung-in e Donald Trump, confronto (Mark Lynch)

Mark LYNCH
cartoonist australiano
Kim Jung-in and Donald Trump compare size
'cartoonmovement', 15 aprile 2017,qui

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#SGUARDI POIETICI / Non è amore se ti fa male (Ventre Feminista)

- Non è amore se ti fa male.
- Non è amore se ti controlla.
- Non è amore se ti fa paura di essere ciò che sei.
- Non è amore se ti picchia.
- Non è amore se ti umilia.
- Non è amore se ti proibisce di indossare i vestiti che ti piace.
- Non è amore se dubiti della tua capacità intellettuale.
- Non è amore se non rispetta la tua volontà.
- Non è amore se fai sesso.
- Non è amore se dubiti costantemente della tua parola.
- Non è amore se non si confida con te.
- Non è amore se ti impedisce di studiare o di lavorare.
- Non è amore se ti tradisce.
- Non è amore se ti chiama stupida e pazza.
- Non è amore se piangi più di quanto sorridi.
- Non è amore se colpisce i tuoi figli.
- Non è amore se colpisce i tuoi animali.
- Non è amore se mente costantemente.
- Non è amore se ti diminuisce, se ti confronta, se ti fa sentire piccola.
Il suo nome è abuso.
E tu meriti l'amore. Molto amore.
C'è vita fuori da una relazione abusiva.
Fidati!

*** VENTRE FEMINISTA, autore collettivo di una comunità 'facebook' brasiliana (qui), 'facebook', 17 marzo 2017 (qui), 
Il testo è stato ripreso dalla rete e pubblicato, come uno dei suoi ultimi post, da Noemi Durini (nel suo profilo facebook, 23 agosto 2017, qui), una ragazza di 16 anni assassinata dal fidanzato di 17 anni, che era stato più volte segnalato alla magistratura minorile dalla madre per comportamento violento. (qui)


Testo originale (Não é amor se te machuca.)

- Não é amor se te machuca.
- Não é amor se te controla.
- Não é amor se te faz sentir medo de ser quem você é.
- Não é amor se te bate.
- Não é amor se te humilha. 
- Não é amor se te proíbe de usar as roupas que gosta.
- Não é amor se duvida da sua capacidade intelectual.
- Não é amor se não respeita sua vontade.
- Não é amor se força sexo.
- Não é amor se duvida constantemente da sua palavra.
- Não é amor se não confia em você. 
- Não é amor se te impede de estudar e/ou trabalhar.
- Não é amor se te trai. 
- Não é amor se te chama de burra e de louca.
- Não é amor se você chora mais do que sorri.
- Não é amor se agride teus filhos.
- Não é amor se agride teus animais de estimação.
- Não é amor se mente constantemente para você.
- Não é amor se te diminui, se te compara, se te faz sentir pequena. 
O nome disso é ABUSO. 
E você merece AMOR. Muito amor.
Existe vida fora de um relacionamento abusivo. 
Acredite em mim!

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BREVITER / 'Ius soli', la resa (mf)

MasFerrario, facebook, 14 settembre 2015, qui

[ Aggiungo, da uno scambio seguìto in 'facebook' come reazione al post sopra riportato in immagine, queste righe (commento in 'facebook', 14 settembre 2017, qui) ]

Registro tristezza e incazzatura (soprattutto incazzatura violenta).

Ambedue sono dovute al fatto che ci si è arresi: alla pancia della 'ggente', che vira sempre più a destra, e alla paura di 'finire sotto' in Parlamento. 
Nel Paese non si è condotta nessuna campagna di contrasto all'equazione (assurda, illogica, volgare) 'ius soli-invasione migranti-terrorismo'. 

Una Politica (non una politica) è tale se 'guida', non se 'va dietro'. 
Se 'fa cultura', pilotando il 'senso comune' (che in genere non coincide con il buonsenso) e non facendosene serva. 
Se cioè fa anche (oibò, sì, lo dico) 'pedagogia', e non va, pedissequamente e beotamente, dove la portano i sondaggi. 
Se insomma ha il coraggio, per affermare principi e valori in cui crede, di fare battaglia e, anche, di rischiare di perdere, ma alla luce del sole: in piedi. 

Il Pd, al solito, sulle questioni che contano, dice e non dice, fa e non fa, privilegiando la linea di destra che soffia ormai da mesi lungo lo Stivale. 
E che soffierà sempre di più, se lasci il campo al fascioleghismo che ormai colora qualunque posizione di centro destra. O, peggio, se ne diventi una fotocopia vergognosa (come è avvenuto per il famoso mantra 'aiutiamoli a casa loro').

P.S. - Alessandro Robecchi, giornalista e scrittore, in un suo dialogo su twitter avvenuto in contemporanea con quanto stavo scrivendo su facebook, ha scritto: «Non si mette la fiducia su Ius soli perché "ci costa 2 punti nei sondaggi". Tra "norma di civiltà" e sondaggi si sceglie sondaggi. Tutto qui». 

Ecco: il 'tutto qui' si chiama schifo.  (mf)

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#VIGNETTE / Legge di civiltà (ellekappa)

ELLEKAPPA
'la Repubblica', 14 settembre 2017

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#SENZA_TAGLI / Dislessia sociale e macchina del tempo (Piero Graglia)

Una macchina del tempo. 
L'unica cura per tutti i fascisti, vecchi e giovani, che pensano con nostalgia ai bei tempi in cui il mascellone scorazzava in Italia.

Una macchina del tempo che li riporti ai successi della guerra d'Etiopia, quando gli italiani erano prodighi di iprite e fosgene nei confronti degli etiopi;

una macchina del tempo che li faccia partecipare alla guerra civile spagnola, dove gli italiani furono l'ultima nazione dell'era contemporanea a praticare la guerra di corsa sul mare delle Baleari;

una macchina del tempo che li restituisca, magari come tiepidi fascisti, al clima del post 1926, quando per una battuta critica in osteria meritavi cinque anni di confino in Lucania;

una macchina del tempo che gli offra un parente ebreo, per cui eri escluso da ogni scuola e università del regno, per sempre;

una macchina del tempo che gli insegni che la libertà, il più gran dono che una persona possa avere dalla vita, era negata;

una macchina del tempo che li renda alpino della Cuneese, o della Julia, o della Cosseria, tra il dicembre 1942 e il febbraio 1943, e gli faccia vedere, uno per uno, gli 85mila caduti italiani e i 30mila feriti o congelati.

Ma questa macchina del tempo esiste, e loro non lo sanno. 
Si chiama lettura e studio.
Il fascista, ergo, non sa leggere anche se legge, non sa studiare anche se studia.
Il fascismo, vecchio e nuovo, è dislessia sociale.

*** Piero GRAGLIA, docente del Dipartimento di studi internazionali, giuridici e storico-politici dell'università di Milano, 'facebook', 14 settembre 2017, qui


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#RITAGLI / 'Pensiero positivo', il lato negativo (Paola Emilia Cicerone)

(...) Pensare che “per essere felici basta volerlo” - il messaggio rimandato da decine di manuali di auto aiuto - può mettere in crisi i più fragili, colpevolizzando chi non riesce a risollevarsi. Sembrano confermarlo due studi recenti apparsi sulla rivista Motivation and Emotion: nel primo Karin Coifman della Kent State University mostra come le emozioni negative possano aiutarci a gestire meglio le situazioni difficili. Mentre per il secondo, uno studio sperimentale firmato da Elisabeth Kneeland dell’Università di Yale, chi ritiene che gli stati emotivi non siano immodificabili, e possano quindi essere condizionati, tende a sentirsi in colpa per le proprie emozioni negative.

A essere sotto accusa, secondo la rivista americana, è la psicologia positiva, un filone di ricerca che si basa sulla psicologia umanista di Abraham Maslow e Carl Rogers. Sono stati loro i primi a notare, negli anni ’50 del secolo scorso, come la ricerca psicologica si fosse focalizzata sugli aspetti più oscuri della personalità umana, trascurandone la potenzialità e le risorse nell’ottica di un funzionamento ottimale. Anche se il merito di averne ripreso le idee di fondo, aprendo lo studio del “positivo” a una seria indagine scientifica, va soprattutto a Martin Seligman - già presidente dell’American Psychological Association e oggi responsabile del Centro di psicologia positiva dell’Università della Pennsylvania - insieme con altri, tra cui vale la pena di citare il nome di Mihaly Csikszentmihalyi.

Negli ultimi anni, però, la psicologia positiva ha avuto un crescente successo soprattutto nella versione popolarizzata e divulgativa, utilizzata spesso anche nella formazione aziendale e nell’esercito. Una semplificazione che ha attirato molte critiche da parte di chi pensa che l’ottimismo a priori - quello che la psicologa Barbara Held definisce la “tirannia dell’atteggiamento positivo”- possa fare più male che bene, colpevolizzando chi non riesce a vedere l’aspetto positivo dei guai con cui deve fare i conti.

Diversi studi sembrano alimentare lo scetticismo: una ricerca australiana realizzata nel 2012 mostra che le persone tendono a sentirsi più tristi quando pensano che gli altri si aspettino da loro un atteggiamento ottimista. Mentre altri studi mostrano che, in determinate situazioni, visualizzare l’esito positivo di un compito che ci spaventa come un esame o un colloquio di lavoro - una tecnica frequentemente proposta da corsi e manuali di auto aiuto - può rendere il successo meno probabile.

Anche perché – e forse questa è l’obiezione più interessante e solida avanzata dal reporter americano - un irragionevole ottimismo può tradursi in un atteggiamento superficiale, o nell’ostinazione a negare una verità non gradita, come il fatto di non essersi preparati a dovere.

Tanto che secondo la giornalista Barbara Ehrenreich - autrice di Bright-Sided: How Positive Thinking Is Undermining America - la crisi economica del 2008 sarebbe stata causata anche dall’irrazionale ottimismo di quanti rifiutavano di credere al possibile fallimento di operazioni finanziarie azzardate.

Una preoccupazione legittima, resta da capire se queste evidenze rappresentino critiche effettive alla psicologia positiva. “In questo modo si rischia di banalizzarla: il giornalista fa lo stesso errore che attribuisce agli psicologi. Semplificando un pensiero complesso, che non lavora solo sulle emozioni, ma sul funzionamento normale - e, potenzialmente, ottimale - dell’essere umano, sia dal punto di vista emotivo che da quello cognitivo”, spiega Marta Bassi, ricercatrice universitaria e past president della Società Italiana di Psicologia Positiva.

L’idea della psicologia positiva, insomma, non è quella di “prescrivere” la felicità proponendo scorciatoie o facili ricette, ma di aiutare le persone a trovare un senso e una ragione di speranza anche nelle circostanze più difficili. Non a caso, molte delle ricerche realizzate in questo settore riguardano persone che si trovano in situazioni difficili, disabili o malati e loro familiari: “Non puoi chiedere a chi assiste un familiare malato terminale se è felice nella situazione in cui si trova, se per felicità intendi solo un’emozione positiva - osserva Bassi - ma se ti riferisci alla consapevolezza di quello che c’è di buono anche in un’esperienza così dolorosa - la vicinanza delle persone care, la possibilità di sentirsi utili e di essere vicini in un momento difficile- allora può arrivare una risposta che stupirebbe chi in una tragedia umana non sa vedere altro che l’inevitabile sofferenza”.

E’ questa la differenza tra l’Edonia - un concetto di benessere molto semplificato, che tende a ridurre la felicità al vissuto di emozioni positive, sviluppato soprattutto in ambito statunitense - e l’ Eudaimonia, un benessere che nasce dalla capacità di dare un senso alla propria esistenza e di funzionare quanto meglio possibile, date le circostanze. “Anche vivendo la sofferenza, quando è necessario, senza dimenticare che il dolore può essere un’occasione di crescita personale - osserva Bassi - tanto che la psicologia positiva parla di crescita post traumatica (Postraumatic growth o PGT)”.

Anche Seligman in realtà non parla mai di ottimismo a tutti i costi ma di resilienza, ossia della capacità di recuperare rispetto a un’esperienza problematica: il termine, mediato dalla fisica, indica originariamente la capacità di un materiale di resistere a un urto senza rompersi. “E la resilienza passa anche attraverso il dolore, l’accettazione del fatto che esiste un problema che deve essere gestito e se possibile risolto “, prosegue Bassi. Tenendo conto che non tutti sono uguali, e per qualcuno affrontare le avversità è più difficile, “ma il merito della psicologia positiva è proprio quello di cercare di capire come aiutare le persone ad attivare al meglio le proprie risorse”. Tenendo conto della personalità di ogni individuo, del suo equilibrio - “è comprensibile che chi soffre di ansia si senta schiacciato da un perentorio invito a essere felice” - e soprattutto del contesto sociale e culturale.

Che è, in fondo, quello contro cui si mobilita Newsweek: “Può succedere che chi vive emozioni negative si senta in colpa, ma il problema sono le pressioni sociali, non la psicologia positiva, che piuttosto di tali pressioni cerca di comprendere gli effetti - osserva Bassi - Siamo parlando di un messaggio che arriva da una società che ci vuole performanti a ogni costo, e impone modelli sociali cui stare dietro è difficile”.

E quindi, può avere senso ricordare che i corsi che spuntano un po’ dappertutto, all’insegna di “se lo vuoi davvero, ci riuscirai”, possono ferire i più deboli e aumentare l’ansia di chi sente di non farcela. E che - lo ricordano alcune delle ricerche citate da Newsweek - un momento di cattivo umore può renderci più persuasivi e perfino migliorare la nostra memoria. “Ma soprattutto - conclude Bassi - è importante ricordare che la personalità umana è troppo complessa per racchiuderla in uno slogan“.

*** Paola Emilia CICERONE, giornalista, Anche il 'pensiero positivo' ha il suo lato oscuro, 'L'Espresso', 21 settembre 2016

LINK articolo integrale qui


In Mixtura, in tema di 'pensiero positivo', si può leggere:
°°° M. Ferrario, #Spilli, Ottimismo, il pericolo di minimizzare il pericolo, 23 febbraio 2017
https://masferrario.blogspot.it/2017/02/spilli-ottimismo-il-pericolo-di.html

°°° #LibriPreziosi, La legge del contrario, di Oliver Burkeman, recensione di M. Ferrario, 8 febbraio 2016
https://masferrario.blogspot.it/2016/02/libri-preziosi-la-legge-del-contrario.html

°°° Carla Fiorentini, #Link, Ancora sul pensiero positivo, 24 febbraio 2015
https://masferrario.blogspot.it/2015/04/link-impresa-e-societa-ancora-sul.html

°°° M. Ferrario, #Spilli, Pensiero 'positivo' e 'pensiero cretino', 14 febbraio 2016
https://masferrario.blogspot.it/2015/02/spilli-pensiero-positivo-e-pensiero.html

In Mixtura ark #Ritagli qui

giovedì 14 settembre 2017

#FAVOLINE / Sole e luna, in attesa (MasFerrario)

twitter, 21 settembre 2013

In Mixtura ark #Favoline qui

#VIGNETTE / Diario dello stupore (Natangelo)

NATANGELO
facebook, 12 settembre 2017, qui

In Mixtura altri contributi di Natangelo qui
In Mixtura ark #Vignette qui

#HUMOR / E venne il leccaculo

(via pinterest)

In Mixtura ark #Humor qui

#STREET_ART / New York, uscita metro

New York, uscita metro
(via pinterest)
In Mixtura ark #StreetArt qui

#SGUARDI POIETICI / Variante di canzone (Io ti vorrei mancare) (Erri De Luca)

"Io te vurria vasa’ “, sospira la canzone
ma prima e più di questo io ti vorrei bastare,
io te vurria abbasta’,
come la gola al canto come il coltello al pane
come la fede al santo io ti vorrei bastare.
E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare,
io ti vorrei bastare,
io te vurria abbasta’.

” Io te vurria vasa’ “, insiste la canzone
ma un po' meno di questo io ti vorrei mancare
io te vurria manca’,
più del fiato in salita
più di neve a Natale
di benda su ferita
più di farina e sale.

E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare,
io ti vorrei mancare,
io te vurria manca’.

*** Erri DE LUCA, 1950, poeta e scrittore, Variante di canzone: io ti vorrei mancare, da Erri De Luca, Solo andata, righe che vanno troppo spesso a capo, Feltrinelli, 2014

LINK VIDEO (3min57) - Testo trasformato in canzone e cantato da Nicky Nicolai, (1960, cantante jazz), Rai2, 27 ottobre 2015, qui


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#MOSQUITO / Lo scienziato e lo scrittore (Jean Rostand)

Se questo scienziato non avesse fatto questa scoperta, un altro l'avrebbe fatta un po' più tardi. Johann Mendel muore sconosciuto, avendo scoperto le leggi dell'ereditarietà: trentacinque anni dopo, sono in tre che le riscoprono. Ma il libro che non fu scritto non lo sarà mai. La morte prematura di un grande scienziato rallenta l'umanità, quella di un grande scrittore la frustra.

*** Jean ROSTAND, 1894-1977, biologo, filosofo, aforista francese, Pensieri di un biologo, 1954, segnalato da 'aforismario', qui


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#VIDEO / Sinistra, campo o carovana? (Gianfranco Pasquino)


Sinistra, un campo o una carovana?
Gianfranco PASQUINO, 1942
politologo, saggista, docente della John Hopkins University, 
youtube, gianfrancopasquino, 13 settembre 2017
video 3min35

Quando la sinistra è un "campo" ci sarà sempre qualcuno che vuole marcare i confini e mettere paletti. Qualcuno chiederà che ci sia un capo del campo. Si troverà anche qualcuno che spinge fuori i "sinistri" che dissentono perché hanno idee diverse. La sinistra deve essere, sempre, una carovana che accoglie nel suo cammino, lascia scendere, ma incoraggia chi vuole a "salire" sui suoi carri.
(dalla presentazione)


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mercoledì 13 settembre 2017

#SPILLI / 'Ius soli', un analizzatore efficace (M. Ferrario)

Come era prevedibile, la legge sul cosiddetto 'ius soli', approvata alla Camera ma da approvare al Senato, è stata accantonata. 'Sospesa', dicono ipocritamente. Di fatto cancellata per questa legislatura ormai al termine e rimandata a tempi migliori. Cioè, dati i tempi di oggi, a tempi ancora peggiori. 
Dunque, per oggi e per domani, niente 'ius soli': neppure nella forma temperata all'italiana che di fatto lo trasforma in uno 'ius culturae'.

Guardavo, attonito, un video (qui) di un confronto in piazza fra un gruppo di italiani 'per sangue' e un gruppo di stranieri che rivendicavano la cittadinanza per i figli nati in Italia e qui cresciuti e scolarizzati. 
Gli argomenti, ineccepibili se non altro per logica, portati dai genitori 'stranieri' erano contrastati con una rozzezza impareggiabile. 
Ad un certo punto, uno dei presenti, credendo di usare una metafora definitiva per troncare ogni discussione, dice: «Ma scusi, se un topo nasce in una stalla, diventa un cavallo?».

Incredibile. 
Eppure il documento è lì da vedere e ascoltare. 
E del resto, il tizio, che purtroppo condivide la sua italianità anche con me e che sicuramente ripete a ogni piè sospinto il mantra ossessivo del 'prima gli italiani', non è un singolo caso limite: il suo 'pensiero' (si fa per dire) è rappresentativo e molti (troppi) sempre più sragionano così, magari senza riuscire ad esprimere, con il pizzico di perversa creatività di cui il suddetto connazionale ha dato prova, l'equivalenza, palesemente razzista, topo-straniero.

Credo che lo "ius soli che-non-è-uno ius soli" e che neppure in questa forma annacquata riesce a 'passare' né in Parlamento né tra gli italiani, sia un analizzatore efficace del nocciolo di xenofobia, se non di razzismo, che è in noi: anche a nostra insaputa. 
Bisogna avere il coraggio di dirlo: chi rifiuta lo 'ius culturae' di fatto rifiuta lo straniero e ammette solo la consanguineità: gli altri sono topi. E i topi non possono diventare cavalli.

È il fascismo 2.0 che ci sta impregnando, ormai da anni, ma sempre più negli ultimi mesi, le teste e le anime: anche senza che ce ne accorgiamo. 
E non c'entra se abbiamo in simpatia o in odio il fascismo storico espressosi nel secolo scorso: se facciamo il saluto romano e postiamo ogni giorno, su facebook, immagini di Mussolini a cavallo (il cavallo ha sempre un fascino maggiore del topo...), oppure se ci diciamo disinteressati alla storia e alla diatriba 'fascismo-antifascismo'. 
Il problema è che il fascismo, prima ancora di un'epoca storica, è uno stile di vita, un metodo, un tratto psico-culturale. Un modo di 'pensare' (le virgolette sono d'obbligo per non insultare il verbo). Un modo di sentire. Un modo di agire. Una oscena, rozza e omicida, visione del mondo.

È su questo che dovremmo cominciare a lavorare. E il primo passo, come sempre avviene per ogni cambiamento, è averne consapevolezza.
Per ora, mi pare, la consapevolezza latita, o riguarda una minoranza. Magari anche tra chi, senza saperne più il significato, continua dichiararsi 'di sinistra' e pensa di fare cose 'di sinistra' comportandosi con logiche di 'destra': ubbidendo soltanto ad una coazione a ripetere che ha svuotato parole, concetti, principi, valori e ci ha collocati dove neppure sappiamo di essere.

Ma altre volte, l'intenzionalità di essere quel che si fa c'è tutta. "Non bisogna lasciare il fascismo ai fascisti", dice Maurizio Crozza: con la paradossalità del comico, ma l'acume, realistico e spietato, dell'analista sociale.

*** Massimo Ferrario, Ius soli, il test, per Mixtura


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#SPOT / Legalità

(via facebook)
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#CIT / Filosofia, scienza, religione (Flavio Oreglio)

anche in 'aforismario', qui

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#HUMOR / Carabinieri (Francesco Giamblanco)

(via facebook, qui)

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#SGUARDI POIETICI / Casa (Emanuele Casale)

Casa è dove hai spazio per essere,
per essere da solo con te
e da qui
poter esserCi con qualcun altro,
essere senso per l’altro.
Qui è casa.

*** Emanuele CASALE, studente di psicologia, fondatore e coordinatore di 'jungitalia', Casa, in 'jungitalia', 19 dicembre 2015, qui


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