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venerdì 29 gennaio 2016

#LINK / Pubblicità, più umana che ipocrita (Massimo Guastini)

Ci sono delle riflessioni preliminari che dovremmo fare sulla convenienza per una marca di comunicare la diversity, oppure di comprendere quali logiche si seguano per farlo, che rischi si corrano.
Tutti noi condividiamo, sin dall’infanzia, il bisogno fondamentale di sentirci accettati e, per esserlo davvero, la società ci educa attraverso esempi e inviti a imitare modelli desiderabili.
Ma non si ritiene giusto, al contempo, che un essere umano si senta discriminato per esempio per le sue modalità di amare.

Secondo una ricerca condotta dall’Unione Europea, l’Italia è il paese che discrimina di più le persone LGBT.
Secondo Eurispes, inoltre, il 61% degli abitanti di Sicilia e Sardegna non considerano le relazioni omosessuali una forma d’amore al pari di quelle eterosessuali.
Proprio in Sicilia, nel 2011, Ikea uscì con un annuncio pubblicitario che mostrava due giovani uomini per mano, di spalle. Il titolo spiegava: “Siamo aperti a tutte le famiglie”.
Una grande marca che decide di “sedersi dalla parte del torto” in una regione in cui l’omosessualità è considerata uno dei peggiori torti immaginabili per un maschio. (...)

*** Massimo GUASTINI, esperto di comunicazione, La pubblicità è più umana che ipocrita. L'Italia è il paese europeo che discrimina maggiormente le persone LGBT, 'senzafiltro', 17 gennaio 2016

LINK articolo integrale qui

martedì 5 maggio 2015

#LINK #SOCIETA' / No al moralismo, ma contro gli stereotipi sulle donne (Lorella Zanardo)

(... ) Ma in Italia c’è un problema enorme che è squisitamente italico.
Ed è che una nicchia riconducibile a qualche migliaio di persone detta il pensiero mainstream su tutto, anche su questi temi.
E come fa ad essere così potente? Perché monopolizza l’informazione in modo trasversale.
Significa che ogni azione tesa a eliminare gli stereotipi dal Paese viene derisa condannata ed eliminata da moltissimi giornalisti e purtroppo giornaliste, in nome di un fantomatico diritto alla libertà di espressione che prevederebbe tutta la monnezza possibile per tutelare alla fine la libertà di chi vende un prodotto a utilizzando campagne pubblicitarie miserabili (vedi “montami a costo zero”per vendere un pannello solare”) a scapito della libertà di crescere libere da stereotipi di milioni di giovani donne.
Di questo non si parla. (...)
Condanna durissima dunque da parte mia per quella parte di informazione e per quegli individui che contribuiscono  a mantenere l’Italia al 69 posto del Gender Gap (...)

*** Lorella ZANARDO, saggista e blogger, Campagna pubblicitaria Protein World: ‘Il tuo corpo è pronto per la spiaggia?’, 'ilfattoquotidiano.it'., 5 maggio 2015

LINK, articolo integrale qui


lunedì 4 maggio 2015

#SPILLI / Pubblicità e dintorni: due apprendimenti (M. Ferrario)

Ho la conferma che, se dici la tua, qualcosa ottieni sempre.
Io ad esempio, avendo gentilmente chiesto se i colleghi di un network professionale trovassero giusto e utile che ormai la bacheca fosse invasa da uno spamming sfacciato e a go-go go, ho acquisito due apprendimenti. 
(a) - Il primo è che non frega nulla a nessuno. Diciamo che non è una sorpresa, ma avere la conferma di una convinzione che ormai ti sei fatto su come gira il mondo fa sempre piacere.
(b) - Il secondo è che ora la pubblicità non si chiama più pubblicità, ma «condividere opportunità sottoponendo idee, temi formativi e metodologie didattiche attive». Naturalmente me l'ha spiegato la società di consulenza che aveva inserito, in bacheca e non in uno spazio pubblicitario appositamente predisposto (e in quel caso, ovviamente, a pagamento), una scheda che decantava esplicitamente i prodotti e i servizi offerti, con tanto di logo e indirizzo email per i contatti. Ma, hanno precisato, non è pubblicità. E' un'opportunità. Verrebbe da commentare che se è un'opportunità, lo è certo per loro: perché non hanno sborsato un euro, occupando uno spazio previsto per pensieri, opinioni, scambi. Ma sarei venale. E il problema va oltre.

Perché torna in ballo il vecchio e tanto vituperato (da quasi tutti) politicamente corretto. Con una differenza. Se si dice non vedente al posto di cieco, si viene presi in giro e tacciati di inutile buonismo. Se invece si usa 'opportunità' al posto di 'pubblicità' (in passato l'espressione di Maurizio Costanzo era 'consigli per gli acquisti'), tutti tacciono e magari ti dicono pure che sei creativo. 

Nulla di nuovo. E' il business, e vince su tutto. Anche sulle persone.
E poi facciamoci un sorriso: la pubblicità fa parte della vita. Non saremo mica retrogradi. Vorremo mica fermare il progresso.

No, vorrei solo non essere invaso da queste 'opportunità'. E decidere io se lo sono o no. Senza dovermele obbligatoriamente sorbire. 
Vorrei solo essere sicuro che se sono in uno spazio in cui è previsto che non ci sia pubblicità, non c'è pubblicità. Neppure mascherata. Perché le regole sono lì anche per indurre attese conseguenti. E io mi attendo (ancora, nonostante tutto, in questo mondo e soprattutto in questa Italia) di non essere preso in giro. Magari pure da colleghi che appartengono al mio ambiente professionale e con cui non vorrei essere confuso.
O comunque, se accade, protesto. E anche se agli altri non gliene frega nulla, io non smetto di credere che non sia vero che è la pubblicità, (che) bellezza.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura