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mercoledì 13 maggio 2015

#RITAGLI #LINK / Bene comune, etica, giornalismo (Ferruccio De Bortoli)

(...) Pur con i suoi difetti, il secolo dell’ideologia aveva un’idea complessiva di bene comune, che non è affatto la sommatoria degli interessi privati. Ecco, da noi il bene comune è diventato una sorta di res nullius, che non ci appartiene. Gli spazi pubblici fatichiamo a sentirli nostri, tant’è vero che li trattiamo molto male. In questo senso dico che la classe dirigente ha perso per strada il ‘sentimento’ della propria responsabilità.

[D: Abbiamo dimenticato Mani Pulite?]
È stata rimossa. Tangentopoli è stata, diciamo, una fase in cui si è tentato di moralizzare il Paese, anche se non possiamo negare i limiti dell’azione giudiziaria, che credo abbia fatto luce solo su una parte del malaffare dell’epoca. Però dobbiamo dirlo: a differenza di adesso, era un malaffare indirizzato soprattutto ai partiti, mentre oggi mi sembra tutto indirizzato alle persone o ai gruppi di potere. Quella lezione non l’abbiamo storicizzata. Per esempio riguardo alla sostituzione dell’etica con la norma penale nel discorso pubblico: un tema che meriterebbe una riflessione ampia. Alla fine tutto si richiude: l’Italia è un Paese ad alta digeribilità, che non impara dai propri incidenti. Ci si rifà molto facilmente una verginità, e si cambia di aspetto e di maschera con grandissima velocità. (...)

Sai qual è la malattia senile del giornalismo? Quando accade qualcosa e tu pensi di sapere già come andrà a finire. E allora, credendo di sapere, hai un atteggiamento un po’ scettico e superficiale rispetto a quello che accade. Invece ti devi stupire, incuriosire, indignare. Sempre. Tu devi essere attratto dal sistema. Cioè, la tua carne, il tuo corpo, devono essere attratti dalle notizie. Ma quando tu ti soffermi sul ciglio – con la tua giacca e cravatta come faccio io – e giudichi dall’alto, sei superficiale, superbo. E alla fine fai male il tuo mestiere.

*** Ferruccio DE BORTOLI, giornalista, ex direttore del 'Corriere della Sera', intervistato da Silvia Truzzi, Renzi ha una concezione autoritaria di occupazione delle istituzioni, estratto, 'Il Fatto Quotidiano', 12 maggio 2015

LINK, intervista integrale qui

giovedì 15 gennaio 2015

#RITAGLI / Il bene delle donne è bene comune

Credo che ci sia un equivoco sul quale, più o meno dolosamente, più o meno consapevolmente, si è giocato negli anni: cioè far credere che le questioni femminili riguardino le donne. 
Non è così. 
Le questioni femminili riguardano l’umanità, se non se ne viene a capo di quelle, non si va da nessuna parte. 
Il bene delle donne è bene comune; il pensiero delle donne è pensiero comune. 
È questa la cosa da cui dobbiamo uscire, pensare che ci sia un femminile che si occupa del femminile e lo fa per sé. 
Noi donne (non mi piace dire “le donne” come se io fossi altro…), le donne hanno un talento per la vita, conquistato o innato, guadagnato o subito, perché comunque non si poteva fare diverso, che ribadisco, in questo momento in particolare, è indispensabile per il Pianeta. Quindi non dare spazio, non dare visibilità, non dare potere a questo talento è profondamente autolesionista, oltre che piuttosto sciocco.

*** Lella COSTA, 1952, attrice, saggista, doppiatrice, famosa soprattutto per i suoi monologhi teatrali, da WE (Women for Expo 15), expo2015.org, http://bit.ly/1BuME2f