lunedì 13 agosto 2018

#FILASTROCCHE / La strada giusta (Germana Bruno)

"Vada pure come vada",
non è meglio far la strada?
Pur se impervia ed in salita,
farla e che sia seguita,
che ci porti ad una meta
non qualunque, ma voluta
e se poi c'è da svoltare,
non bloccarsi e proseguire.
Vada dove tu vuoi andare,
non lasciarti trascinare,
pure stanchi andare avanti,
ancor meglio se si è in tanti
così a volte nel cammino
ci si appoggia a chi è vicino.
Con pazienza fai la strada
e in un posto fai che vada
dove sarà bello stare,
dove pure puoi sognare.
Se la vecchia non ti aggrada,
quella nuova fa' che vada
proprio dove è giusto andare, 
col coraggio di cambiare.

*** Germana BRUNO, insegnante e scrittrice, La strada giusta, facebook, 12 agosto 2018, qui


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#CIT / Il potere degli oppressori (Paulo Freire)

Paulo FREIRE, 1921-1997
pedagogista brasiliano
Pedagogia degli oppressi, 1971-2018

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#SPOT / Disuguaglianze (Agim Sulaj)

Agim SULAJ
diegnatore albanese
facebook, 12 agosto 2018, qui

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#BREVITER / La goliardata dei Cristalli (Anna Mallamo)

Notte dei Cristalli, Germania, 10 novembre 1938
facebook, 10 agosto 2018, qui

«Un’immagine del giorno dopo la Goliardata dei Cristalli, 10 novembre 1938, Germania.»

*** Anna MALLAMO, giornalista e blogger, facebok, 10 agosto 2018, qui

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#SGUARDI POIETICI / Uomo del mio tempo (Salvatore Quasimodo)

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
Quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.


*** Salvatore QUASIMODO,  1901-1968, poeta, premio Nobel per la letteratura nel 1958, Uomo del mio tempo, da Giorno dopo giorno, Mondadori, 1947. Segnalato in 'lapoesiacheserve', 18 gennaio 2013, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Salvatore_Quasimodo


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#HUMOR / Selfie musulmano

dalla rete

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#VIGNETTE / Genitori 1, 2, padre, madre... (Mauro Biani)

Mauro BIANI, 1967
'il manifesto', 11 agosto 2018 (anche facebook, qui)

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domenica 12 agosto 2018

#SPILLI / 'Rossobruno', l'intruglio pericoloso che a qualcuno piace (Massimo Ferrario)

Diego FUSARO, 1983
facebook, 11 agosto 2018, qui

Prendete una cinquantina di parole. Solo una cinquantina, non di più. Le più astruse, strampalate, eccentriche. Meglio se di conio personale. Che comunque ‘suonino’ (e non necessariamente ‘siano’) iperforbite e ‘preziose’, così da schiacciare l’occhiolino a chi vorrebbe tanto appartenere a un pubblico sedicente aristocratico-intellettuale, sedicente 'unico', sedicente intelligente, sedicente pensante e sedicente in lotta contro tutti gli altri umani del mondo, accusati di non saper pensare e di essere venduti al capitalismo, al libersimo, al globalismo, al mondialismo e ad ogni altro ismo perverso in circolazione, ad esclusione del sano e santo sovranismo-che-sempre-sia-lodato. 
Mescolate di continuo le cinquanta parole dentro uno shaker. E ripetetele, scambiandone solo l’ordine, almeno ogni ora. Ovunque. Sui social e nei talk. A mo’ di disco-rotto. All'infinito.

Se c’è un’idea espressa dentro il fumo dei cinquanta termini vuoti ossessivamente ripetuti in una litania che può convincere, stupendoli, soltanto i boccaloni, quell’idea se n’è andata. Ed è rimasto solo Diego Fusaro. Un giovane (filosofo) che ogni tanto, per qualche idea fortuitamente sfuggita dal Grande Calderone confusamente imbastito, potrebbe anche stimolare qualche seme di pensiero: come accadeva agli inizi della sua carriera intellettuale, quando scriveva di Marx e di Gramsci e non civettava con Casa Pound, ma che ormai è tutto divorato da un Io-Monstrum in crescita esponenziale e debordante, che lo obbliga a riempire con ossessione ogni spazio pubblico per affermare, e riaffermare in continuazione, se stesso come Unico Vero Pensatore Auto-Certificato del XXI Secolo: così rischiando di apparire, anche per lo stile comunicativo sempre più autistico e 'fissato', un vero fenomeno da baraccone, tanto da finire, deformato caricaturalmente in diegofuffaro alias @DiegoFuffa, in una pagina facebook da decine di migliaia di seguaci (qui).  

Qui sopra, invece, nella citazione-immagine firmata dall'autentico Fusaro, un esempio sintetico del suo mini-pensiero in formato certezza assoluta. 
Un pensierino che ben riassume una posizione, storicamente peraltro non nuovissima, che qualcuno rimanda al 'rossobrunismo' (*), magari solo leggermente aggiornato nella forma. E che può ricondursi a tre passaggi: prima dici che non esistono più né destra né sinistra; poi metti insieme un po' di valori di destra e un po' di idee di sinistra; quindi mescoli; e, oplà, ecco il nuovo intruglio ideologico-post-ideologico che dovrebbe salvare il mondo.

Verrebbero da farsi molte domande. A partire magari da quanto ha portato fortuna, qui in Italia, quel trittico (perverso) di 'dio-patria-famiglia' riproposto a distanza di poco meno di un secolo dalla ossessionante e ipocrita retorica fascista: che mentre usava rigorosamente le maiuscole bestemmiava dio, ha distrutto la patria e se ne fregava della famiglia nascondendo le amanti.
Con tanti saluti, tra l'altro, al valore della laicità, che, pure, in un sistema di convivenza civile fondato sui diritti, dovrebbe garantire sia i credenti (di ogni religione) che i non credenti da ogni ingerenza/violenza da parte dello Stato e da chi pensa (o crede) diversamente. 
Ma queste, naturalmente, sono quisquilie per chi ormai è ossessionato dal tenere insieme Casa Pound e Marx, per la verità sempre più evidentemente amoreggiando con il primo polo della coppia e così facendo rivoltare nella tomba il secondo, insieme con il compagno Gramsci.

*** Massimo Ferrario, 'Rossobruno', l'intruglio pericoloso che a qualcuno piace, per Mixtura.
Sul 'rossobrunismo' si può leggere, ad esempio, Andrea Donna, In parole povere, perché si dice rossobrunismo?, 17 gennaio 2018, qui

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#HUMOR / Ossidazione

via facebook, 30 luglio 2018, qui

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#SPOT / Una persona che si sente apprezzata

"Una persona che si sente apprezzata
farà sempre più di quanto ci si aspetta"
via facebook, 31 luglio 2018, qui

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#VIGNETTE / Per noia (Gianni Casalini)

Gianni CASALINI
facebook, 8 agosto 2018, qui

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#SGUARDI POIETICI / Le malattie dell'anima (Franco Arminio)

Le malattie dell'anima 
vengono dagli occhi.
Pensa a come ti hanno guardato
quando ti guardano adesso,
non credere troppo in fretta
all'inimicizia degli altri,
quasi sempre è distrazione o stanchezza,
non credere neppure 
che il dolore ti sia stato assegnato
per sempre.
Non pesare quello che ti danno
pensa al bene
da portare agli altri,
Infine: vattene via dalle tue attese,
da quelle belle e da quelle brutte,
lontano da te e dalla tua vita
ci sono cose bellissime
che ti aspettano.


*** Franco ARMINIO, poeta, scrittore, 'paesologo', Le malattie dell'anima, facebook, 6 luglio 2018, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Arminio


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#SENZA_TAGLI / 'Salame-pendolare', l'insegnamento (Bruno Mastroianni)

Aeroporto di Brindisi. 5 di mattina dopo un trasferimento di un’ora e mezza dal sud profondo della Puglia. Mi dirigo famelico al bar con un solo pensiero in testa: colazione. Arrivo davanti al bancone illuminato da neon accecanti, è pieno di lieviti di ogni genere, ma non c’è nulla di salato. Da sapere: per me l’unico vero cibo di conforto, soprattutto nelle alzatacce è il salato. Panini, pizze, rustici, tramezzini, toast, qualsiasi cosa purché non sia dolce. So che molti storceranno il naso, ma per me è così. Di fronte a questo bancone zuccheroso penso a quanto siamo provinciali in Italia in cui a colazione è tutto un “cornetto o saccottino” e non si contemplano minimamente le possibilità salate che nel resto del mondo sono la normalità. 
Mentre faccio questo pensiero pieno di sdegno internazionalista, vedo un tizio straniero col cappello di paglia che davanti a me ha appena ordinato tre cornetti vuoti e si è fatto consegnare un coltello. Incuriosito lo osservo: poggia i cornetti sul bancone, si toglie una spalla dello zaino, se lo porta davanti e, dopo aver aperto la zip, tira fuori qualcosa da dentro una busta. È un salame! Lo scarta, prende il coltello e con cura taglia cinque o sei fette. Poi apre ciascun cornetto, lo riempie con il salame e infine ripone nello zaino ciò che rimane dell’insaccato. Prende i tre cornetti imbottiti e li porta al tavolo dove lo aspettano una donna e un bambino. 
Mentre li guardo addentare felici la loro colazione salata autoprodotta ho l’illuminazione: non è il provincialismo italiano a non offrirmi il giusto nutrimento mattutino, sono io che non sono abbastanza internazionale da essermi dotato di salame da viaggio. Lo chiamerò il #salamependolare: da oggi smetterò di lamentarmi per la colazione che non mi offre il sistema, sarò io a metterci ciò che manca. Che poi credo sia anche un qualche insegnamento valido per la vita.
#diariopendolare

*** Bruno MASTROIANNI, filosofo, esperto di comunicazione, facebook, 9 agosto 2018, qui


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#BREVITER / Genitore 1 e genitore 2

facebook, 10 agosto 2018, qui

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sabato 11 agosto 2018

#BREVITER / Renzi ha detto (Fulvio Maranzano)

facebook, 9 agosto 2018, qui

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#CIT / Il punto chiamato presente (Sylvain Tesson)

Sylvain TESSON, 1972
scrittore e viaggiatore francese
via facebook, 10 agosto 2018, qui

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#SCRITTE / Non siamo

facebook, 10 agosto 2018, qui

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#SPOT / Nuovi biberon

(autore e fonte non identificati)
facebook, 30 luglio 2018, qui

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#SGUARDI POIETICI / Voce attiva (Miguel Torga)

Canta, poeta, canta!
Violenta il silenzio conformato.
Acceca con un’altra luce la luce del giorno.
Inquieta il mondo quieto.
Insegna ad ogni anima la sua ribellione.

*** Miguel TORGA, 1907-1995, pseudonimo di Adolfo Correia da Rocha, scrittore e poeta portoghese, Voce attiva, Coimbra, 8 luglio 1977, da Diario XIII, 1983, traduzione di Daniela Di Pasquale, in 'ilcantodellesirene', 4 agosto 2018, qui


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#FAVOLE & RACCONTI / Quando il Robot Super-Umano si arrabbiò (Massimo Ferrario)

Era stata dura, ma ce l'aveva fatta.
Del resto la sua passione per i computer era iniziata sin da quando era piccolo.
Già a dieci anni era capace di smontare e rimontare qualunque dispositivo elettronico gli fosse capitato a tiro. E poi, a vent'anni, era diventato un esperto imbattibile di software. Avrebbe potuto farsi assumere da Apple e Microsoft. Lo avevano corteggiato con insistenza, la fama della sua competenza era arrivata oltre Oceano: aveva pubblicato articoli specialistici sulla stampa più seria e di nicchia. Ma lui mirava al super-computer, al robot umano: voleva mettere in atto tutto il suo sapere sull'intelligenza artificiale. Appena lo avesse realizzato, avrebbe lanciato la sua start-up. E sarebbe stato un trionfo mondiale.

Ora il super-computer, il robot umano, anzi super-umano, era pronto. Era un oggetto e tuttavia non era proprio un oggetto. Era piuttosto un soggetto a pieno titolo. O comunque un ibrido oggetto-soggetto: non solo reattivo, ma anche attivo. Non solo esecutore, ma anche pensante. Un robot con le sembianze umane: non tanto per la forma esteriore, che pure non aveva nulla da invidiare a una figura umana, ma per quello di prezioso, unico e fantastico che custodiva dentro. Nel suo cuore. Per quello che sapeva elaborare in nanisecondi e sapeva trasmettere all'interlocutore con emozioni e sentimenti. Come un umano. Meglio di un umano. 

Sarebbero presto cominciati i test: Marco ne aveva programmati molti, rigorosissimi. 
Ma per iniziare ad avere qualche primo dato, bastava l'amico.

Il giovane lo pregò di venire nel suo laboratorio: come nelle migliori leggende americane, aveva occupato il box  di casa con tutti i suoi arnesi. Da lì sarebbe partita la sua avventura per il mondo. Un giorno anche il suo garage sarebbe stato famoso.

Giorgio sapeva del sogno dell'amico di creare il robot super-umano. 
Era un po' scettico, ma non si intendeva di elettronica e software e men che meno di intelligenza artificiale e dunque non sapeva fino a che punto quella di Marco fosse un'idea pazza o realistica. Comunque conosceva Marco da quando andavano all'asilo, lo stimava, apprezzava la sua passione e tifava per lui.

Quando Giorgio arrivò al box, l'amico stava ancora trafficando alla sua creatura.
Era raggiante.

«Lo vedi? Il bambino finalmente è nato. E' tutto pronto, non ti preoccupare. Stavo solo finendo di avvitare un ultimo pezzo di corpo che avvolge la macchina. Ormai il super-computer, il robot super-umano, è una realtà. E ti ho scelto per il primo test. Vedrai. Ti sembrerà incredibile».

Impossibile non essere contaminati dalla gioia di Marco.
Giorgio si sentiva onorato di essere il primo a testare il suo gioiello portentoso.
«Cosa devo fare?».
«Semplice. Devi parlargli. Fargli una domanda, una qualsiasi, e lui ti risponderà».
«Ma una domanda su cosa?».
«Su qualsiasi argomento. Dalle formule matematico-fisiche che so essere per te le più lontane dal tuo mondo ai temi di studio che più ti piacciono o alle cose di tutti i giorni. Filosofia, politica, scienza, geografia, storia, costume, gossip. Oppure cose tue: private, personali. Lui è stato preparato a rispondere a tutto. Scegli tu: io non ti voglio influenzare.»

Giorgio ci pensò un attimo, poi si decise.
Strizzò l'occhio a Marco, sapendo che ovviamente lui sapeva.
«Dove sta mio padre in questo momento?».
Marco non si scompose: si fidava della sua creatura.

Il robot sentenziò.
«Tuo padre è al bar di via dei Ciliegi, a 3 chilometri da qui. Sta bevendo una birra. E gioca a scopone in coppia contro due che abitano al paese che si trova a cinque chilometri da qui. Come sempre anche oggi non è molto bravo. E sta perdendo».

Giorgio sorrise. 
Guardò Marco.
«Mi spiace, Marco. Il primo test ovviamente non è riuscito. C'eri anche tu al funerale di mio papà un mese fa. Purtroppo». 
Poi, con la voce alta e diretta in faccia al robot, sillabò, imitando le voci fredde dei nastri artificiali: 
«Mio padre è morto di infarto esattamente 28 giorni fa. Imparalo».

Marco annuì. 
«Hai ragione. Ma non capisco: è impossibile che il mio robot super-umano si sia sbagliato».
L'amico diede una pacca sulla spalla a Marco, accingendosi ad andarsene. 
«Gli mancava l'informazione. Succede. Anche un robot super-umano mica può sapere tutto.»

Il robot super-umano, sentendosi tirato in ballo, intervenne: risentito.
«Informo che è impossibile che io abbia sbagliato. Il mio padrone Marco mi ha fornito di ogni informazione. E mi ha soprattutto rifornito della capacità fondamentale di cercare da solo le informazioni che mi servono. Io non solo 'so'. Ma 'so apprendere' dalle cose che so. E 'cercarmi nuove informazioni'».

Il robot non aveva la voce metallica e neutra che di solito hanno le voci artificiali. Il tono non era per nulla neutro. La macchina pareva davvero più che umana: comunicava emozione. Insomma si poteva dire che era decisamente seccata e umiliata per l'osservazione che Giorgio le aveva rivolto.

Giorgio stava per rispondere per le rime al robot, poi pensò che non ne valeva la pena: in fondo si trattava solo di un aggeggio di ferro.
Marco trattenne l'amico che era già sulla soglia del box.
«Abbi pazienza, Giorgio: facciamo una seconda prova. Forse, se formuliamo la domanda in un altro modo, siamo in grado di capire se davvero al robot manca l'informazione sulla morte di tuo padre».

Giorgio guardò stranito Marco.
«Riformulare la domanda? E come? Mi pare fosse semplice quello che gli avevo chiesto: dove sta mio padre? Mio padre è morto e lui non ha saputo dirlo. Punto. Capisco che la cosa ti infastidisca, Marco, ma è evidente che c'è qualcosa che devi correggere nel tuo benedetto robot. Tutto qui».

Marco non voleva far alterare l'amico.
«Hai ragione, Giorgio. Però...».
L'amico gli fece l'eco.
«Però?».
Marco ragionò a voce alta.
«Come potremmo ridefinire un padre di un figlio, se il padre è sposato con la madre del figlio? Forse proprio così: che ne dici?».
Giorgio non capiva.
«Marco, sei impazzito? Va bene la tua passione per i computer, ma adesso mi pare tu stia esagerando».
L'amico insistette.
«Ti prego, Giorgio. Prova a fargli la domanda nella forma che ti ho suggerito. Non ti costa nulla e mi dai una mano a capire. Ti assicuro che c'è qualcosa che non torna».
Giorgio sbuffò. Erano cresciuti insieme e si volevano bene: poteva mandarlo a quel paese per un maledetto robot che credeva di sapere tutto?
«E' solo il tuo robot che non torna: non c'è proprio nulla da capire».

Ma si lasciò convincere. 
Si rivolse alla macchina e riformulò la domanda, con un tono infastidito e allo stesso tempo canzonatorio.
«Mi scusi, mio caro signor robot super-umano e super-computer signore di tutti i computer, mi vuole dire in questo momento, senza commettere lo stesso sbaglio di prima, dove sta il marito di mia madre?».

Il robot  prima espresse un lungo fruscio che poteva essere uno sbuffo.
Poi fece uscire, dalla bocca che non aveva, un gorgoglìo che voleva essere una delle peggiori imprecazioni che aveva immagazzinato. 
Quindi, ritrovato un tono composto, in modo chiaro e assertivo e rispondendo con il lei al lei con cui Giorgio gli si era rivolto come per deriderlo, pronunciò parole che non ammettevano repliche: 
«Caro signor Giorgio, il marito di sua madre è morto esattamente 27 giorni e 21 ore fa e il funerale è stato celebrato 29 giorni e 3 ore fa. Ma suo padre, come le ho già detto nella mia prima risposta, è sempre al bar di via dei Ciliegi. Solo che ora non gioca più a scopone, ha perso per la quinta volta la partita e sta per andarsene a casa, giurando come sempre che smetterà di scegliersi soci che sanno solo perdere e far perdere. E questo per non dover ammettere che è lui il vero perdente. Mi rattrista che abbia dovuto essere io a darle l'informazione che le mancava e, anche per questo, le auguro buona vita e buon futuro. E soprattutto le auguro di non assomigliare a suo padre».

*** Massimo Ferrario, Quando il Robot Super-Umano si arrabbiò, per Mixtura. - Riscrittura di una storiella diffusa in rete.


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#SPOT / Italy Today (Enzo Apicella)

Enzo APICELLA, 1922
disegnatore, fumettista, pittore, giornalista
facebook, 30 luglio 2018, qui

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#BREVITER / Col ditino alzato (mf)

MasFerrario, facebook, 10 agosto 2018

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venerdì 10 agosto 2018

VIGNETTE / Solo una goliardata (Mauro Biani)

Mauro BIANI, 1967
'il manifesto' 9 agosto 2018 (anche facebook, qui)
dati di Amnesty International

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#SCRITTE / Chiusura per ferragosto

via facebook, 9 agosto 2018, qui

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#SPOT / Opinioni, la mia e la tua

facebook, 7 agosto 2018, qui

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#IMMAGINId'IMPATTO / Cambio di prospettiva (Juan Garcia)

Juan GARCIA
fotografo statunitense
via facebook, 1 agosto 2018, qui

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#SGUARDI POIETICI / Viviamo in case diverse (Gustavo Borga)

Viviamo in case diverse
ma io ascolto il suono
dei tuoi piedi nudi quando
ti alzi ogni mattina.

*** Gustavo BORGA, 1960, poeta ferroviere argentino, Viviamo in case diverse, da Pozzo di luce, antologia poetica 2002-2017, 2018, in 'ilcantodellesirene', 9 agosto 2018, qui


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#MOSQUITO / Culto dell'ignoranza (Isaac Asimov)

C'è un culto dell'ignoranza negli Stati Uniti, e c'è sempre stato. Una vena di anti-intellettualismo si è insinuata nei gangli vitali della nostra politica e cultura, alimentata dalla falsa nozione che democrazia significhi "la mia ignoranza vale quanto la tua conoscenza".

*** Isaac ASIMOV, 1920-1992, biochimico e scrittore russo naturalizzato statunitense, da A Cult of Ignorance, 'Newsweek', 21 gennaio 1980, segnalato in wikiquote, qui


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#VIGNETTE / Ecco, bravi, muti (Walter Leoni)

Walter LEONI, 1975
facebook, 3 agosto 2018, qui

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giovedì 9 agosto 2018

#VIGNETTE / Per fortuna (Alagon)

ALAGON
vignettista
facebook, 7 agosto 2018, qui

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#SCRITTE / A Bari

repubblica.it', 8 agosto 2018, qui

"A Bari sim tut poveridde: biangh, gnor, giall e verd": poche parole in dialetto su un telo bianco ("A Bari siamo tutti poveretti: bianchi, neri, gialli e verdi"). 
E' lo striscione comparso al quartiere Libertà, la zona della città a più alta densità di migranti. 
Il messaggio, siglato dal movimento 'Non una di meno' è stato fotografato e condiviso migliaia di volte sulle bachece Facebook dei baresi. 
In realtà lo striscione è comparso già alla metà di luglio, in occasione della manifestazione di Ventimiglia. Ma solo nelle ultime ore sta diventando virale sui social.

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#HUMOR / Fatti non foste, ma

via facebook, 4 agosto 2018, qui

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#BREVITER / Comunque gli 'scienziati' (Roberto Anelli)

via facebook, 8 agosto 2018, qui

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#SGUARDI POIETICI / Vogliono rimandarci, chiedono dove stavo prima (Erri De Luca)

Vogliono rimandarci, chiedono dove stavo prima,
quale posto lasciato alle spalle.

Mi giro di schiena, questo è tutto l’indietro che mi resta,
si offendono, per loro non è la seconda faccia.

Noi onoriamo la nuca, da dove si precipita il futuro
che non sta davanti, ma arriva da dietro e scavalca.

Devi tornare a casa. Ne avessi una, restavo.
Nemmeno gli assassini ci rivogliono.

Rimetteteci sopra la barca, scacciateci da uomini,
non siamo bagagli da spedire e tu nord non sei degno di te stesso.

La nostra terra inghiottita non esiste sotto i piedi,
nostra patria è una barca, un guscio aperto.

Potete respingere, non riportare indietro,
è cenere dispersa la partenza, noi siamo solo andata.

*** Erri DE LUCA,  1950, scrittore e poeta, Vogliono rimandarti, chiedono dove stavo prima, da Solo andata, Feltrinelli, 2005. Segnalato in 'lapoesiacheserve', 16 marzo 2012, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Erri_De_Luca


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#SENZA_TAGLI / Se non sai nulla, taci e studia (Guido Saraceni)

Pochi giorni fa il ministro Fontana ha dichiarato: non sono un medico, ma secondo me dieci vaccini sono troppi.

Credo che questa affermazione temeraria, nella sua disarmante e colossale semplicità, possa essere considerata l’emblema della decadenza della nostra epoca.

Questa è difatti la società dei MA, dove tutti, abusando sistematicamente del MA, fanno dichiarazioni di cui dovrebbero invece vergognarsi.

Non sono razzista, MA. Non ho niente contro gli omosessuali, MA. Non so nulla di questo argomento, MA.

Ma niente.
Se non sai nulla stai zitto.

E studia.

*** Guido SARACENI, docente di filosofia del diritto e informatica giuridica presso l'università di Teramo, facebook, 8 agosto 2018, qui


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#VIGNETTE / Perché in marcia solo i neri? (Mauro Biani)

Mauro BIANI
'il manifesto', 8 agosto 2018 (anche facebook, qui)

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mercoledì 8 agosto 2018

#SPOT / Prigioniero (Otto Lothar)

Otto LOTHAR, 1932
illustratore tedesco
via web, qui

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#SCRITTE / La bellezza senza intelligenza

via facebook, 4 agosto 2018, qui

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#VIGNETTE / Come è stato possibile? (Gianni Casalini)

Gianni CASALINI
facebook, 3 agosto 2018, qui

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#SGUARDI POIETICI / Souvenir (Chiara Carminati)

Giuro che c'eri
ti tenevo con affetto
nei pensieri
Giuro
non lo dico per dire non
confondo mica
C'eri sempre tu, la mia
migliore amica:
non ricordo più il tuo nome
ma ti aspetto
ti assicuro, come sempre
con affetto

*** Chiara CARMINATI, 1971, scrittrice, Souvenir, da Viaggia verso. Poesie nelle tasche dei jeans, Bompiani, 2018. 


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#VIGNETTE / Scoperta la penicillina (Natangelo)

NATANGELO, 1985
facebook, 5 agosto 2018, qui

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#BREVITER / Governo e spada nella roccia (Fabrizio Bragagnolo)

facebook, 5 agosto 2018, qui

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#EX LIBRIS / Il mistero di una donna (Filippo Timi)

Il mistero di una donna è un dolore che non si rimargina e neppure si riesce a imparare. L'uomo non imparerà mai a essere donna, e neppure una donna imparerà mai ad essere donna. Quando una donna nasce lo fa per sempre. Un uomo nasce solo per ferire, morire e ferire di nuovo; offendere, chiedere perdono, amare, amare di nuovo, di nuovo scappare, ferire, amare di nuovo e di nuovo morire. L'uomo vive per lasciare impronte nella neve, nell'illusione di fare traccia di sé. La donna la neve e il paesaggio che si farà primavera. La donna è una sfida che ti sfida. La donna è un ordigno, e l'uomo è un bambino che non riesce a capirci niente e lo distrugge, per piangere subito dopo e dare la colpa alle istruzioni. Ma la donna e il cielo non hanno istruzioni. (Nina)

*** Filippo TIMI, 1974, scrittore e attore, E lasciamole cadere queste stelle, Fandango, 2007
https://it.wikipedia.org/wiki/Filippo_Timi


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martedì 7 agosto 2018

#VIDEO / Ostacoli (Amin Haghshenas)


Amin Haghshenas
Freelance Filmmaker, Animator, Photographer iraniano
vimeo, OBC _number 1
video 0min36

Mezzo minuto di cartone ben costruito... (mf)

#SCRITTE / Non è vietato

dalla rete

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#FUMETTI / Carro (Charles M. Schulz)

Charles SCHULZ, 1922-2000
via facebook, 5 agosto 2018, qui

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#HUMOR / Libero arbitrio e detersivo (Max Mangione)

facebook, 2 agosto 2018, qui

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#SGUARDI POIETICI / Abbandonare gli amici scadenti (Franco Arminio)

Con gli anni ho imparato
la clemenza,
ma quando ci vuole 
bisogna essere duri,
svelare le ipocrisie degli amici scadenti,
degli amori poco amorevoli.
Noi non siamo un tribunale,
ma possiamo premiare e punire,
possiamo dire addio
e inginocchiarci nella devozione.
Per quanto è possibile
bisogna uscire dagli equivoci,
tenere a cuore chi ci tiene a cuore,
staccarsi per sempre
dagli accidiosi, dagli allevatori
di insofferenze: ogni volta 
che non li puniamo 
saranno loro a punirci,
ma lo faranno di nascosto
e con l'idea che tu sarai colpevole
del loro torto.
A una certa età bisogna capire
che la vita è facile, almeno la vita
senza malattie,
e che gli ostacoli sono sempre più bassi
di quanto sembrano.
Io sono un paralitico
che si è iscritto alla gara di salto in alto.

*** Franco ARMINIO, poeta, scrittore, paesologo, Abbandonare gli amici scadenti, 'facebook', 6 luglio 2018, qui


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#SENZA_TAGLI / Vaccini e comunità scientifica (Cecilia Strada)

Oggi, qui su Facebook, ho letto un papà “no vax” raccontare con grande orgoglio che suo figlio piccolo non vaccinato si era ferito, ma lui era riuscito ad evitare che i medici del pronto soccorso gli facessero un’antitetanica. Ha raccolto gli applausi e le congratulazioni degli amici. A me veniva da piangere. Ragazzi, le case farmaceutiche hanno interessi economici, vero (peraltro guadagnano di più sulle malattie che sui vaccini, peraltro guadagnano di più su mille cose che prendete tutti i giorni senza stare a pensarci su, peraltro ci guadagnano esattamente come ci guadagnano quelli che vendono acqua e zucchero sotto forma di ‘preparato omeopatico’ - anzi, questi ultimi guadagnano forse di più, perché non devono investire in ricerca). Ma la scienza - la comunità scientifica tutta da una parte, pochi medici che non hanno mai pubblicato se non su YouTube dall’altra - ci dice che i vaccini sono più sicuri delle malattie contro le quali ci si vaccina. Quando prendete un aereo vi fidate del pilota e del suo brevetto, e non fareste mai guidare l’aereo a me che di solito siedo nella fila 19, posto finestrino, che sono laureata in sociologia però ho guardato tanti video su YouTube su come si pilota un aereo. Allo stesso modo non dovreste fidarvi di chi “l’ha detto su YouTube”, ma di tutto il resto della comunità scientifica. Un pensiero a quel bambino, e a tutti gli altri.

*** Cecilia SARTI STRADA, 1979, sociologa, già presidente di Emergency, facebook, 5 agosto 2018, qui


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#RITAGLI / Quando l'uomo diventa 'stupidus stupidus' (Vittorino Andreoli)

[D: Dove vede una regressione della specie?]
«Per esempio nella distruttività: io ho fatto appena in tempo a vivere la Seconda guerra mondiale e per decenni sono stato convinto che avessimo imparato che cosa vogliono dire i conflitti. Ma ci sono altri segnali: io e lei in questo momento stiamo utilizzando un vocabolario di un centinaio di parole. Bene, tenga conto che nelle conversazioni correnti se ne usa la metà. Poco alla volta perdiamo la memoria semantica, così come stiamo perdendo quella numerica, che abbiamo affidato agli smartphone: dai conteggi al calcolo per ritrovare la strada di casa. Ne parlo nel mio nuovo libro che uscirà a breve, e che ho voluto intitolare per questo Homo Stupidus Stupidus, poiché in sincerità non penso che possiamo più fregiarci della definizione Sapiens Sapiens».

[D: Quindi l’uomo potrebbe continuare, ma questa civiltà potrebbe estinguersi? E come?]
«Se viene a mancare un sistema di trasmissione di valori, insegnamenti, memoria. Badi: non parlo solo della scuola: oggi gli esperti di una materia non solo non vengono ascoltati, ma derisi, ignorati a volte. Si ricordi: basta una generazione a far evaporare quello che l’umanità ha imparato nel corso dei millenni».

*** Vittorino ANDREOLI, 1940, psichiatra, saggista, scrittore, intervistato da Roberta Scorranese, Vittorino Andreoli: «Non scorderò mai lo sguardo di Pietro Maso», 'Corriere.it', 5 agosto 2018, qui


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