Visualizzazione post con etichetta mobbing. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mobbing. Mostra tutti i post

lunedì 14 novembre 2016

#LINK / Mobbing, toglie rispetto e dignità (Chiara Di Zazzo)

(...) Nel mondo del lavoro il mobbing rappresenta la causa primaria della privazione della dignità umana. Nella scala dei valori la dignità non è certo esperessa come fondamentale alla sopravvivenza ma è una condizione imprescindibile per il benessere di ogni individuo.

Con mobbing si intende una forma di terrore psicologico, attuata dal capo o dai colleghi attraverso atteggiamenti aggressivi ripetuti: l’assegnazione di attività dequalificanti, il sottodimensionamento, lo spostamento in luoghi lavorativi non salubri. Lo scopo è quello di spingere la persona a dimettersi, in modo da eliminare il problema, eliminare una persona scomoda la cui voce non vuole più essere ascoltata, inducendola a dimissioni volontarie o a volte spostandola altrove, presso altre sedi, in modo che non possa più prendere parte direttamente all’attività professionale dell’azienda.

Come si può capire se si tratta di mobbing o di una semplice situazione di stress momentaneo? (...)

Secondo alcuni sondaggi condotti nei Paesi Europei riferiti al 2015, il 17 % delle donne e il 15 % degli uomini testimonia di essere stato oggetto di comportamenti sociali negativi, e il 7 % di tutti i lavoratori riporta di aver vissuto qualche tipo di discriminazione. (...)


*** Chiara DI ZAZZO, consulente, esperta di comunicazione e risorse umane, Mobbing tuo, vita mea, 'senzafiltro', 9 novembre 2016

LINK articolo integrale qui

venerdì 29 aprile 2016

#LINK / Mobbing, ucciso dal jobs act? (Chiara del Piore)

Nel nostro Paese se ne inizia a parlare negli anni Novanta, con circa un ventennio di ritardo rispetto a Canada ed Europa. Il mobbing, termine usato nell’opinione comune per designare comportamenti discriminatori o vessatori sul luogo di lavoro, è un fenomeno molto dibattuto, soprattutto in passato, quanto scarsamente o per nulla disciplinato: in Italia non esiste tuttora una legge ad hoc, la prima disposizione che riconosce il mobbing come reato è una sentenza della Cassazione del 2015.

Solo nel 1996 – in Canada il dibattito inizia nel 1977 circa – in Italia nasce Prima, la prima associazione italiana contro mobbing e stress psico-sociale, grazie all’impegno di Harald Ege, psicologo e attualmente principale esperto di mobbing in Italia. «Un ritardo, quello dell’Italia, motivato perlopiù da ragioni di tipo culturale: all’estero il lavoratore è da tempo riconosciuto come un vero e proprio capitale dell’azienda, in Italia il processo di ‘umanizzazione’ del lavoratore non è mai avvenuto», spiega Ege. (...)

Volendo scattare una recente fotografia, secondo gli ultimi dati a firma Ispesl sono circa un milione e mezzo i lavoratori italiani vittime di mobbing, su circa 22 milioni di occupati: la maggior parte di essi, il 65 per cento, risiede al nord, oltre la metà (52 per cento) è di sesso femminile e il 70 per cento lavora nella Pubblica Amministrazione. A queste evidenze statistiche Ege aggiunge che «seppure ognuno di noi può trovarsi a essere vittima di mobbing, i giovani lo sono meno rispetto ai più anziani, sia perché costano di meno e quindi l’azienda tende a mantenerli all’interno del proprio organico, sia perché non hanno ancora raggiunto l’apice della carriera e quindi probabilmente sono ritenuti meno ‘pericolosi’».

Ma, azzardiamo, la minore attenzione rispetto al mobbing non potrebbe essere in qualche modo ricollegabile al Jobs Act e alle novità introdotte? L’ipotesi potrebbe essere: alcuni strumenti in possesso delle aziende grazie alle nuove disposizioni renderebbero in qualche modo più semplice «liberarsi» del lavoratore sgradito senza ricorrere ad azioni come il mobbing.
Su tutte: novità legate al licenziamento senza giusta causa e demansionamento. (...)

*** Chiara DEL PRIORE, giornalista, Il Jobs Act ha ucciso il mobbing? Potrebbe esserci un legame con le novità introdotte dal Jobs Act, su tutte licenziamento senza giusta causa e demansionamento?, 'senza filtro', 27 aprile 2016

LINK articolo integrale qui

venerdì 10 luglio 2015

#LINK / Mobbing, dei colleghi non solo del capo (Ettore Pietro Silva)

Esistono diverse tipologie di mobbing, quello messo in atto dal datore, detto “bossing” o “mobbing verticale” e quello praticato da colleghi detto “mobbing orizzontale”, ma sono tutte condotte illecite lesive verso il lavoratore che le subisce.

Si definisce “mobbing” il comportamento consistente in una serie di atti (anche se singolarmente considerati eventualmente leciti) che hanno lo scopo di perseguitare un lavoratore per emarginarlo, colpirlo e spingerlo a, ad esempio, presentare le dimissioni o il trasferimento o altro. 
Il mobbing, in altre parole, non è che un processo sistematico e voluto di cancellazione della figura del lavoratore che viene portato avanti attraverso una continua sottrazione di mezzi essenziali per lavorare ed attraverso un continuo deterioramento dei rapporti interpersonali che sono necessari al lavoratore per svolgere la sua normale attività lavorativa.
Si deve trattare di una condotta – considerata nel suo complesso – lesiva della dignità professionale e umana del lavoratore, dignità da intendersi sotto l’aspetto morale, psicologico, fisico o sessuale.
Quando questo comportamento è realizzato dal datore di lavoro (o comunque da un superiore) nei confronti di un dipendente prende anche il nome di “bossing” (o “mobbing verticale”).
Quando questa pratica è realizzata da alcuni lavoratori nei confronti di un loro collega, il fenomeno viene anche definito “mobbing orizzontale”.

*** Ettore Pietro SILVA, avvocato, Mobbing, il comportamento dei colleghi può portare alla condanna, blog 'studio legale Silva', 8 luglio 2015

LINK articolo integrale qui

venerdì 12 giugno 2015

#LINK #LAVORO / Mobbing, si fa ma non si dice (Alessandro Gilioli)

Di mobbing non si parla, però lo si pratica: lo stress patologico determinato da vessazioni dei superiori o dall’eccesso di pressioni sul lavoro, dicono i giuslavoristi e gli psichiatri che se ne occupano, non solo non è scomparso ma è in aumento, in tempo di crisi e di flessibilità. E se la legge sul mobbing è stata dimenticata, in compenso è arrivata la norma che concede alle aziende la libertà di demansionare un dipendente, insieme alla possibilità di controllarlo a distanza con le nuove tecnologie. Entrambe le novità hanno avuto un’eco ridotta, dato che il confronto sul Jobs Act si è concentrato sull’articolo 18; ma sia il demansionamento sia il telecontrollo riguarderanno tutti i lavoratori dipendenti, non solo i neoassunti, quindi cambieranno le condizioni di lavoro per milioni di persone. (...)

...Rodolfo Buselli, il medico che dal 2002 coordina il Centro per il disadattamento lavorativo di Pisa, tra i più attivi d’Italia.
Buselli ci lavora ogni giorno da anni, con le persone che si sono ammalate di lavoro, e ha visto il fenomeno cambiare sotto i suoi occhi: «I blocchi del turn-over e i tagli di personale, diffusi in questo periodo, provocano un aumento di carico di lavoro e di richieste di performance: questa è diventata la prima causa di patologie legate allo stress lavorativo», dice. «Altri pazienti, specie nel privato, arrivano qui che invece sono già stati licenziati o cassintegrati: e hanno il coraggio di denunciare la malattia solo a quel punto». 

L’altro aspetto del Jobs Act che ha creato qualche perplessità tra chi si occupa di mobbing è quello che liberalizza parzialmente il controllo a distanza, non ancora entrato in vigore perché manca il relativo decreto attuativo (...)

*** Alessandro GILIOLI, giornalista, Il mobbing cresce, ma non si dice, 'L'Espresso', 7 maggio 2015

LINK, articolo integrale qui