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venerdì 4 gennaio 2019

SGUARDI POIETICI / Coraggio (Anna Świrszczyńska)

Non sarò schiava di nessun amore.
A nessuno
cederò lo scopo della mia vita,
il mio diritto a un continuo crescere
fino all’ultimo respiro.

Impastoiata nell'oscuro istinto di maternità,
assetata di tenerezza come un asmatico di aria,
con quanta fatica costruisco in me
il mio bell'egoismo umano,
riservato da secoli
all'uomo.

Contro di me
sono tutte le civiltà del mondo,
tutti i libri sacri dell’umanità
scritti da mistici angeli
con l’eloquente penna del fulmine.

Dieci Maometti
in dieci raffinate lingue ammuffite
mi minacciano di dannazione
sulla terra e nel cielo eterno.

Contro di me
c'è il mio stesso cuore.
Per millenni addestrato
alla crudele virtù del sacrificio.

*** Anna ŚWIRSCZYŃSKA,1909-1984, poetessa polacca, Coraggio, traduzione di Giorgio Origlia, in 'Poesia', gennaio 2019
https://en.wikipedia.org/wiki/Anna_%C5%9Awirszczy%C5%84ska


In Mixtura ark #SguardiPoietici qui

giovedì 11 febbraio 2016

#SENZA_TAGLI / Integrità, il coraggio di dire no (Patrizia Lombardi)

​In giro circolano prodotti formativi particolari che, spendendo facilmente certezze improbabili, rischiano di alimentare aspettative... "magiche"!

Sono su un Freccia Rossa e sto tornando da un incontro di lavoro. Sono perplessa e a dire la verità anche un po’ arrabbiata.

Un grande Studio Legale, nel senso dimensionale del termine,  mi ha chiesto di gestire la selezione di tre giovani da inserire nell’organico.

Come spesso accade sono arrivati alla mia società attraverso conoscenze comuni, clienti per cui abbiamo già lavorato hanno parlato di noi e delle nostre Selezioni con Valutazione del Potenziale.

Mi viene spiegato dal mio interlocutore che lo Studio ha già dentro otto giovani avvocati in praticantato e ne vogliono scegliere tre da tenere. Tre giovani avvocati sui quali investire per il futuro.

La richiesta mi calza a pennello, ci sono i numeri e tutte le condizioni per progettare una bella Valutazione del Potenziale. Un assessment per individuare i candidati con maggiori potenzialità e più in linea con le aspettative ed esigenze dello Studio.

Ho compreso l’obiettivo e inizio a fare le domande indispensabili per impostare tutto il processo.

Dopo alcuni scambi di domande e risposte mi rendo conto che il mio interlocutore è poco interessato a ciò che stiamo dicendo.

C’è qualcosa che non mi torna.

Infatti ad un certo punto mi dice... «Guardi dottoressa, che noi lo sappiamo già quali sono i migliori, però vorremmo che li vedesse anche lei, perché in realtà quello che ci interessa verificare è la loro integrità morale, la loro onestà. Sa, il nostro è un lavoro molto delicato ed abbiamo bisogno di garanzie morali sulle persone che faranno parte del nostro studio...».

Io sono talmente stupita dalla richiesta che l’unica cosa che mi viene da dire è una battuta stupida del tipo ...è ancora da inventare la sfera di cristallo che ci possa garantire e fare prevedere l’onestà delle persone!...

Solo dopo un po’ capisco l’origine di una richiesta così particolare, ma soprattutto l’aspettativa che sia possibile poterla esaudire.

Il mio interlocutore inizia a raccontarmi che ha l’hobby della Psicologia e che  partecipa spesso a corsi sulla comunicazione. Mi parla così delle sue partecipazioni a corsi sulla Comunicazione Non Verbale, sulla Grafologia, sul come riconoscere chi mente. Mi racconta le sue esperienze  e mi elenca addirittura i segnali di base che fanno capire quando le persone mentono e quindi potenzialmente disoneste.

Mi sembra di essere in un telefilm su FOX CRIME.

E’ piuttosto convinto della validità di tutto ciò che sta raccontando e soprattutto dà per scontato che lo sia anch’io e che l’intervento che dovrei progettare contemplerebbe tutte queste “tecniche”.

Non riesco ad astenermi dal chiedergli perché, se ha partecipato a tutti questi corsi sulla Comunicazione Non Verbale, sul come scoprire le menzogne e i malcapitati mentitori, non sia già in grado lui stesso di verificare l’integrità dei suoi giovani collaboratori.

Mi risponde che le cose che ha imparato sono molto valide ma che lui, non essendo un vero professionista del settore, in realtà non ci riesce. Inoltre, dovendosi concentrare sui contenuti del suo lavoro, non riesce a cogliere i famosi segnali “menzogneri”, non ne ha il tempo! ... ecco spiegato!... Una professionista come me invece è in grado senza dubbio di “certificare” meglio!

A tutte le sue convinzioni di cui sopra si aggiunge un altro elemento: un nostro cliente gli aveva riferito, a proposito di una selezione fatta da me in passato, di come nel tempo si fosse puntualmente avverato tutto ciò che avevo scritto nel profilo finale del candidato scelto.

Ho usato tutta la mia diplomazia comunicativa per spiegargli che la nostra metodologia di Valutazione del Potenziale non si avvale di tecniche "predittive" per valutare il bagaglio valoriale e morale delle persone. Che siamo in grado di elaborare un profilo con tantissime informazioni utili ma non quelle che sta cercando, non siamo in grado di "certificare" la sincerità e l’onestà di nessuno.

Nel mio girovagare come partecipante ho esplorato anch'io certe tematiche e approcci formativi, sono stata spesso invitata a giornate dimostrative di “modelli” certificati (abbondano quelli americani...). Ho partecipato a incontri, serate, corsi di PNL, CNV, modelli di interpretazione comportamentale e altri simili. Non mi permetterei mai di parlare male di nessuno di questi, anzi devo dire che, a parte qualche rarissimo caso in cui sono incappata in imbonitori da strapazzo, ho sempre tratto spunti molto interessanti ed imparato tante cose.

Ma niente che possa spingermi a promettere cose che non credo possibili.

Ho declinato gentilmente l’incarico, spiegando che le aspettative dichiarate erano incongruenti con ciò che ero in grado di fare.

Mi sono alzata e cordialmente ho salutato perché non sono in grado di garantire l’integrità morale di nessuno, ma la mia sì.

*** Patrizia LOMBARDI, consulente manageriale, Il coraggio di dire no, 'linkedin.com/pulse', 9 febbraio 2016, qui

venerdì 11 settembre 2015

#SPILLI / Coraggio, e rispetto di sé (M. Ferrario)

A guardare in giro, mi pare che il coraggio di farci rispettare non abbondi. 
Forse perché è carente il valore del rispetto di sé. 
Del resto, girano modelli culturali che non ci aiutano.

Non dispero: prima o poi troveremo qualche specchio e vedremo le nostre facce. Se non lo romperemo - se eviteremo la proiezione -, scopriremo che vivere - convivere - non significa accettare tutto. 

Se 'sono come tu mi vuoi', può darsi riesca a stare sempre tranquillo e al calduccio: ma ho ammazzato la ricchezza di una relazione. Che, per essere tale, è (anche) rischio. Perché è conflitto, dialettica, comunicazione. Vita.

«Chi accetta ogni cosa non è più vivo dell’orifizio del lavandino». (Amélie Nothomb, scrittrice belga di lingua francese, Metafisica dei tubi, Voland, 2002). 

*** Massimo Ferrario, per Mixtura (da LinkedIn, 'Gruppo Fare le differenza', 7 settembre 2009)

venerdì 31 luglio 2015

#SPILLI / Verità, cosa ci vuole (M. Ferrario)

(dal web, via linkedin)


Sembra che le palle c'entrino sempre.
Piacciono.
Non solo ai maschi, visto che abbondiamo ormai di donne in similmaschio.
Danno l'idea della forza: del testosterone viriloide, che afferma, asserisce, ti sbatte in faccia ciò che ha da dire, incurante di tutto e di tutti. Se necessario, con arroganza, strafottenza, sfacciataggine. Come è (deve essere) l'uomo che non deve chiedere mai. E che ogni mattina, sotto le ascelle, si spruzza la giusta dose di arrogance pour homme.
Io preferisco il termine coraggio: che rimanda al cuore
E per il quale mi piace inventare un'etimologia che evochi, in quell'aggio del termine coraggio, un latino (sottinteso e nascosto) agere, in italiano agire. Come fosse 'mettere in moto il cuore'.
E in effetti, non si ha coraggio se non si muove il cuore.

Comunque, al di là delle etimologie, per la verità basta (basterebbe) l'onestà.
Che non ha palle. 
Perché non urla: è sobria, discreta. Tanto discreta che pare non esistere.
E infatti forse non esiste.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

giovedì 16 luglio 2015

#MOSQUITO / Esistere, ci vuole coraggio (Arturo Paoli)

Un amico mi mostra un ultimo prodotto della tecnica, sapendo bene il mio antifeticismo. Si chiama iPad: basta il tocco delicato di un dito per avere sotto gli occhi la prima pagina del tuo giornale. Pare che fra poco i ragazzi potranno realizzare il loro sogno di indugiare sotto le coltri perché il professore di matematica potrà interrogarli a letto. Quando penso ai metodi violenti della pubblicità di oggi, credo che possano portare alla massima alienazione. Le autorità politiche non pensano minimamente a questo potere distruttivo. Pecunia non olet, diceva Vespasiano, l'imperatore che aveva decretato un'imposta sulle latrine.
Oggi si tratta della salute psicofisica della gioventù, del sesso tradotto in immagine, ma la condizione psichica dei giovani non interessa la classe dirigente. Oggi il bisogno più urgente è la capacità di stare insieme. Riuscirò a persuadere i miei amici giovani che questo è il senso vero della loro esistenza? 
Esistere può essere un peso inutile e vuoto o una fonte di gioia, una gioia sconosciuta. Ma occorre coraggio, molto coraggio.

*** Arturo PAOLI, 1912-2015, prete, missionario, Cent'anni di fraternità, Chiarelettere edizioni, 2013