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lunedì 9 gennaio 2017

#MOSQUITO / Adolescenti, la responsabilità della famiglia 'non prescrittiva' (Eugenia Pelanda)

La responsabilità è della cosiddetta famiglia ‘non prescrittiva’ che ha eliminato ogni tipo di conflitto, con gli adulti pronti all’empatia e non alla contrapposizione. Sembra una conquista ma c’è un risvolto negativo. I ragazzi sono molto più fragili perché non si misurano con nessun divieto e sono ‘sregolati’ in quanto nessuno ha più un ruolo per imporre le regole. Un tempo attaccavano gli altri: oggi se stessi. 

*** Eugenia PELANDA, psicoanalista dell’adolescenza, presidente Associazione Area G, saggista, dichiarazione a Mirella Serri, "Cari genitori, sgridateci di più", ‘La Stampa’, 3 ottobre 2010.

venerdì 19 agosto 2016

#MOSQUITO / Adolescenti, educare i genitori e far pensare i figli (Chiara Camerani)

Gli adolescenti fanno quello che devono fare: alla loro età sono nel pieno dell’impulsività e non hanno ancora la capacità di rendersi conto di doverla controllare. E i genitori non si occupano come dovrebbero della responsabilizzazione dei figli. Parole come responsabilità, sacrificio, dovere, sembrano parolacce. E invece aiutano a crescere. 

[D: E’ solo colpa dei genitori?] 
No, la colpa è di una società intera che non sa più che cosa voglia dire controllarsi, dai politici in giù. Non siamo nemmeno più in grado di evitare un uso indiscriminato del cellulare, come possiamo pretendere di dare regole ai ragazzi?.

[D: I giovani dicono di essere annoiati e di essere alla ricerca di emozioni] 
E’ sempre stato così. A quell’età la voglia di trasgredire è un elemento presente in ogni cultura e in ogni epoca. Ma non siamo in grado di incanalarla in qualcosa di utile, né di controllarla, e quindi si trasforma in violenza. 

[D: La violenza minorile è in aumento negli ultimi anni] 
E’ vero. Abbiamo di fronte una generazione priva di obiettivi, priva di futuro. Sempre più libera e più carica di stimoli ma non di stimoli utili. Quello che la società propone sono modelli effimeri, da consumare al momento. I genitori non hanno il coraggio né la voglia di educarli, di sopportare le discussioni, le liti con i figli e quindi abbiamo una generazione di adolescenti che rischia di non diventare mai adulta. (...) 

[D: Occorre educare innanzitutto i genitori, insomma] 
Già, e introdurre lezioni diverse a scuola, lezioni in cui si discuta, si affini il senso critico di questi ragazzi, la capacità di pensare con la propria testa. Preferirei un’ora di informatica in meno e un’ora di discussione in più. Potrebbe essere un modo moderno di fare educazione civica. 

*** Chiara CAMERANI, psicologa, direttrice del Cepic, Centro europeo di  psicologia investigazione e criminologia, intervistata da Flavia Amabile, ‘La Stampa’, 19 gennaio 2009

domenica 7 febbraio 2016

#SENZA_TAGLI / Adolescenti, il rischio della disinformazione (Maura Manca)

Gli adolescenti leggono e si informano e lo cercano attraverso YouTube e i social network che ormai veicolano tutte le informazioni soprattutto attraverso le condivisioni degli utenti.

Tutti i giornali hanno la pagina Facebook, tutti i quotidiani e i settimanali linkano le loro notizie sui social network. Troppi siti di disinformazione, di notizie palesemente false e tendenziose che calamitano l’attenzione del lettore semplicemente dando voce alla rabbia e alla frustrazione del popolo del web soprattutto davanti alle ingiustizie.

I giovani sono curiosi e cercano qualsiasi cosa sul web: sesso, immagini della violenza, cose divertenti, senza censura, comportamenti bizzarri e pericolosi dei più giovani a completo rischio di emulazione, senza nessun filtro. Ridono e si divertono nel vedere qualcuno farsi male, cercano video estremi e seguono i loro idoli attraverso le immagini strumentali che pubblicano la maggior parte dei vip nei social, sognando vite meravigliose e corpi statuari.

Si sa che la maggior parte delle persone legge a malapena il titolo di un articolo, che la connessione media è molto limitata, rapida e porta ad una lettura superficiale. Titoli accattivanti e talvolta fuorvianti per attirare l’attenzione del lettore, con il rischio che si crei disinformazione perché i ragazzi (e non solo) riportano la notizia spesso solo in base solo al titolo. Troppe notizie di cronaca nera, omicidi, egoismo, violenza, cattiveria gratuita troppe volte impunita anzi spesso strumentalizzata dai media per lo share.

Ci siamo mai domandati che peso abbiano la ripetitività e la costanza dei messaggi mediatici che vengono mandati su un psiche ancora in formazione?

Non tutti i ragazzi sono muniti di scudo e armatura per difendersi e non hanno ancora sviluppato una capacità critica e di analisi di quello che leggono. Gli adolescenti NON hanno ancora un pensiero critico tale da fungere da filtro adeguato, sono impulsivi per via di alcune aree cerebrali che terminano lo sviluppo intorno ai 20-25 anni e hanno difficoltà nella gestione delle emozioni. Sono quindi condizionabili, hanno una scarsa capacità di contestualizzare e vanno di fretta, leggono in superficie, condividono quello che condividono gli altri, si fermano al contenitore, ai titoli e raramente vanno oltre.

Significa che basta usare le parole giuste per arrivare a loro e catturare automaticamente la loro attenzione. Purtroppo queste parole giuste sono usate dai groomer, da coloro che gestiscono determinate comunità come siti pro ana (pro anoressia), autolesionismo ecc…. Scommesse online e sfruttamento della prostituzione minorile per adescare altri minori. Per loro è verità e non hanno gli strumenti interni adeguati per gestire questo attacco mediatico e digitale.

Non sono supportati da una scuola in grado di stare dietro ai tempi e da una famiglia in grado di analizzare i danni che può creare una comunicazione sbagliata o strumentalizzata. Gli adulti dovrebbero fare da filtro per evitare di fargli arrivare addosso ciò che potenzialmente può scoraggiarli, abbatterli e deviarli.

*** Maura MANCA, psicoterapeuta, Effetto della disinformazione media-mediata sulla psiche dei ragazzi, blog 'L'espresso', 3 febbraio 2016, qui

giovedì 26 novembre 2015

#SENZA_TAGLI / Adolescenti, perché non ti danno retta mentre giocano con lo smartphone (Simona Marchetti)

La capacità di fare più cose allo stesso tempo (il cosiddetto ''multitasking'') si acquisisce con l’età: ecco spiegato il motivo per il quale gli adolescenti faticano a dar retta ai genitori se stanno giocando col telefonino o guardando la tv. 
Questa la conclusione a cui sono giunti i ricercatori dell’University College London Institute of Cognitive Neuroscience al termine di un esperimento condotto su due gruppi di volontarie (il primo composto da ragazze fra gli 11 e i 17 anni e il secondo da donne fra i 22 e i 30 anni): a tutte era stato chiesto di compiere un esercizio mnemonico (ovvero, ricordare un numero di 2 o 3 cifre) mentre venivano distratte da alcuni oggetti in movimento. E alla fine del test, pur ammettendo di aver faticato a far fronte al compito originariamente assegnato a causa dell’imprevisto carico mentale che si era aggiunto, le partecipanti in età adulta erano comunque riuscite ad ottenere prestazioni migliori rispetto alle under 19.
Un risultato che, a detta della dottoressa Kathryn Mills, autrice della ricerca, rafforzerebbe la teoria secondo la quale gli adolescenti non riuscirebbero ad immagazzinare input diversi contemporaneamente, se impegnati a fare altro, perché le funzioni cerebrali che permettono tale capacità si svilupperebbero completamente solo da adulti.
«Le situazioni multitasking che gli adulti riescono ad affrontare in modo efficace possono in realtà essere troppo difficili da gestire per molti adolescenti – sottolinea infatti la Mills sulla rivista Royal Society Open Science - e questo spiega il motivo per cui questi ultimi sono meno abili a compiere attività differenti quando hanno già un compito cognitivo da svolgere e possono quindi accusare un deficit nella prestazione».

*** Simona MARCHETTI, giornalista, Ecco perché gli adolescenti non danno retta ai genitori mentre giocano con lo smartphone, 'corriere.it', 25 novembre 2015, qui