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mercoledì 21 marzo 2018

#SENZA_TAGLI / Lavoro, rischi del multitasking (Stefano Greco)

Preparare il sugo a casa e contemporaneamente controllare la lavatrice, stirare, cambiare eventuali pannolini o seguire un figlio nei compiti e magari sbirciare anche notifiche sul telefono è multitasking. 
Nel contesto domestico, l'attenzione è DISTRIBUITA su più attività in un arco di tempo circoscritto. Chi ci riesce di più, chi ci riesce di meno e chi per niente. A casa, questo processo di investimento mentale di energie attentive e di problem solving assume caratteristiche molto diverse da quello giocato sul lavoro. Intanto lo stato mentale o d'animo (Ci si trova a casa propria). Poi non c'è alcuna tensione produttiva o di prestazione richiesta formalmente da un capo o da un cliente. Manca la pressione operativa imposta da fattori organizzativi ed esterni, come ad esempio il mercato, la concorrenza. 

Sul lavoro, invece, fare multitasking significa che l'attenzione è DISSOCIATA O DIVISA tra più attività diverse tra loro, sempre in un arco di tempo circoscritto. Due esempi pratici. 
In uno studio dentistico, l'assistente alla poltrona è anche la segretaria dello studio. Fa avanti e indietro tra la poltrona dove il dentista sta operando e la segreteria. Non fa bene né un'attività né l'altra. Rischio stress e rischio errori, anche nella bocca del paziente che ha bisogno invece dell'assistente alla poltrona (si chiama così apposta) per evitare che il dentista faccia il giocoliere con l'aspiratore e ferisca con uno strumento il paziente perché era compito dell'assistente tenere in sicurezza la bocca. 
Secondo esempio. In ufficio. Elaborare dei dati o dei contenuti su un report e contemporaneamente leggere e rispondere alle email. Oppure, mentre un relatore parla in una riunione, guardare il cellulare per cercare informazioni (non richieste dal relatore) su quanto sta dicendo. 

Negli interventi di formazione che svolgo nelle aziende, il punto di partenza è proprio questo: lavorare per obiettivi e priorità, anche sviluppando la capacità di cambiare le priorità in corso d'opera NON E' FARE MULTITASKING. Oggi siamo particolarmente esposti a questo rischio di dissociazione mentale continua, con conseguente stress e aumento di errori, anche molto gravi.

*** Stefano GRECO, consulente, formatore, saggista, I rischi del multitasking sul lavoro, facebook, 17 marzo 2018, qui


In Mixtura i contributi di Stefano Greco qui
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martedì 5 gennaio 2016

#LINK / Multitasking, inefficace e tossico (Annamaria Testa)

(...)  Sandra Bond Chapman, fondatrice del Center for Brain Health dell’università di Dallas, afferma che il multitasking accresce i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress. E spiega che il nostro cervello sa far bene una cosa alla volta: i neuroni, se devono sorvegliare molte attività contemporaneamente, non riescono a spartirsi i compiti e li tengono tutti sotto controllo millisecondo per millisecondo, commutando il proprio impegno dall’uno all’altro. Risultato: un superlavoro che produce risultati modesti e imprecisi. (...)

... una “recentissima ricerca” svolta da Altmann, Trafron e Hambrick dell’Università del Michigan su un campione di studenti dimostra che basta l’apparizione di un pop up in cui bisogna inserire un codice per moltiplicare le possibilità di errori in un compito di routine svolto al computer.

Bene, evviva, finalmente si dice forte e chiaro che il multitasking non funziona.

*** Annamaria TESTA, pubblicitaria, Multitasking: inefficace, disorganizzato e tossico, blog 'nuovo e utile'


LINK articolo integrale qui

In Mixtura altri 14 contributi di Annamaria Testa qui

giovedì 26 novembre 2015

#SENZA_TAGLI / Adolescenti, perché non ti danno retta mentre giocano con lo smartphone (Simona Marchetti)

La capacità di fare più cose allo stesso tempo (il cosiddetto ''multitasking'') si acquisisce con l’età: ecco spiegato il motivo per il quale gli adolescenti faticano a dar retta ai genitori se stanno giocando col telefonino o guardando la tv. 
Questa la conclusione a cui sono giunti i ricercatori dell’University College London Institute of Cognitive Neuroscience al termine di un esperimento condotto su due gruppi di volontarie (il primo composto da ragazze fra gli 11 e i 17 anni e il secondo da donne fra i 22 e i 30 anni): a tutte era stato chiesto di compiere un esercizio mnemonico (ovvero, ricordare un numero di 2 o 3 cifre) mentre venivano distratte da alcuni oggetti in movimento. E alla fine del test, pur ammettendo di aver faticato a far fronte al compito originariamente assegnato a causa dell’imprevisto carico mentale che si era aggiunto, le partecipanti in età adulta erano comunque riuscite ad ottenere prestazioni migliori rispetto alle under 19.
Un risultato che, a detta della dottoressa Kathryn Mills, autrice della ricerca, rafforzerebbe la teoria secondo la quale gli adolescenti non riuscirebbero ad immagazzinare input diversi contemporaneamente, se impegnati a fare altro, perché le funzioni cerebrali che permettono tale capacità si svilupperebbero completamente solo da adulti.
«Le situazioni multitasking che gli adulti riescono ad affrontare in modo efficace possono in realtà essere troppo difficili da gestire per molti adolescenti – sottolinea infatti la Mills sulla rivista Royal Society Open Science - e questo spiega il motivo per cui questi ultimi sono meno abili a compiere attività differenti quando hanno già un compito cognitivo da svolgere e possono quindi accusare un deficit nella prestazione».

*** Simona MARCHETTI, giornalista, Ecco perché gli adolescenti non danno retta ai genitori mentre giocano con lo smartphone, 'corriere.it', 25 novembre 2015, qui