mercoledì 14 luglio 2021

#SPILLI / Risorse umane e capitalismo (Massimo Ferrario)

Le risorse sono mezzi. Strumenti. Possibilità. 
Sono al servizio di chi ha il potere di servirsene. 
Sono usabili o non usabili a seconda del bisogno. 
Dunque sono oggetti
E gli oggetti non hanno diritti. Solo doveri. 
In quanto appunto risorse, principalmente il dovere di essere ben impiegate. Non sprecate. Ottimizzate. 

Per questo parlare di ‘risorse umane’ è un insulto. Agli esseri umani. 
Inviargli una email o un whatsapp per comunicargli il licenziamento è un atto di gentilezza. 
Incongrua, peraltro. 
Perché l'usa-e-getta è compreso nel prezzo. 

Se non servi più, logico che ti getto via.
Se non lo facessi, poiché conta solo il risultato economico, sempre da massimizzare in forma di profitto, peccherei di inefficacia e di inefficienza. 
Non ‘un’ peccato, ma ‘il’ peccato mortale di qualunque management che tale voglia essere: funzionale a chi l'ha comprato. 

Agli oggetti non si mandano email. 
Se lo faccio è solo perché ho ancora, nonostante tutto, un residuo di (ipocrita) 'bon ton': imparato negli infiniti seminari (di una volta) sulla gestione delle 'risorse umane'. 

Pare che quello di questi tempi si chiami (anche, talvolta) 'capitalismo compassionevole'. 
E' la conferma che mai l'aggettivo è in grado di mutare il sostantivo: può attenuare, ammorbidire, manipolare, facendo credere che una parola possa trasformare un dato di realtà. Ma la realtà, se non la cambi con comportamenti, azioni, valori che la combattono, resta quella che è.

Vergogniamoci: per come abbiamo consentito di venire ridotti. 
Rinunciando ad essere 'persone'. 
Fornite di dignità. Erette. Verticali.

Neppure più 'pedine'. Solo rifiuti.

*** Massimo Ferrario, Risorse umane e capitalismo, per 'Mixtura' 

Disegno di Marco Melgrati

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#SGUARDI POIETICI / Felicità (Trilussa)

C'è un'ape che se posa
su un bottone de rosa:
lo succhia e se ne va...
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa.

*** TRILUSSA (Carlo Alberto Salustri), 1871-1950, poeta, scrittore, giornalista, Felicità, da Poesie scelte, Mondadori, 1985, segnalato in 'libriantichionline.com', qui


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#MOSQUITO / La fatica dello studio (Antonio Gramsci)

Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza.
 
La partecipazione di più larghe masse alla scuola media tende a rallentare la disciplina dello studio, a domandare «facilitazioni». Molti pensano addirittura che la difficoltà sia artificiale, perché sono abituati a considerare lavoro e fatica solo il lavoro manuale. È una questione complessa.

Certo il ragazzo di una famiglia tradizionalmente di intellettuali supera più facilmente il processo di adattamento psicofisico: egli già entrando la prima volta in classe ha parecchi punti di vantaggio sugli altri scolari, ha un'ambientazione già acquisita per le abitudini famigliari. Così il figlio di un operaio di città soffre meno entrando in fabbrica di un ragazzo di contadini.

*** Antonio GRAMSCI, 1891-1937 , filosofo e leader politico, Quaderni del carcere, Einaudi 1948, segnalato in 'libriantichionline.com', qui


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#VIGNETTE / L'obolo di san Pietro (Mauro Biani)

Mauro BIANI, 1967

'L'Espresso', 11 luglio 2021, qui

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martedì 13 luglio 2021

#SGUARDI POIETICI / Tutti i libri del mondo (Hermann Hesse)

Tutti i libri del mondo
non ti danno la felicità,
però in segreto
ti rinviano a te stesso.

Lì c'è tutto ciò di cui hai bisogno,
sole stelle luna.
Perché la luce che cercavi
vive dentro di te.

La saggezza che hai cercato
a lungo in biblioteca
ora brilla in ogni foglio,
perché adesso è tua.

*** Hermann HESSE, 1877-1962, scrittore, poeta, filosofo, pittore tedesco naturalizzato svizzero, premio Nobel per la letteratura nel 1946, Tutti i libri del mondo, da La felicità. Versi e pensieri, Mondadori, 2010, segnalato in 'libriantichionline.com', qui


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#MOSQUITO / L'egoismo peste della società (Giacomo Leopardi)

L'egoismo è sempre stata la peste della società, e quanto è stato maggiore, tanto peggiore è stata la condizione della società; e quindi tanto peggiori essenzialmente quelle istituzioni che maggiormente lo favoriscono o direttamente o indirettamente, come fa soprattutto il dispotismo. (Sotto il quale stato la Francia era divenuta la patria del più pestifero egoismo, mitigato assai dalla rivoluzione, non ostante gl'immensi suoi danni, come è stato osservato da tutti i filosofi.)
 
L'egoismo è inseparabile dall'uomo, cioè l'amor proprio, ma per egoismo, s'intende più propriamente un amor proprio mal diretto, male impiegato, rivolto ai propri vantaggi reali, e non a quelli che derivano dall'eroismo, dai sacrifizi, dalle virtù, dall'onore, dall'amicizia ec. Quando dunque questo egoismo è giunto al colmo, per intensità, e per universalità; e quando a motivo e dell'intensità, e massime dell'universalità si è levata la maschera (la quale non serve più a nasconderlo, perchè troppo vivo, e perché tutti sono animati dallo stesso sentimento), allora la natura del commercio sociale (sia relativo alla conversazione, sia generalmente alla vita) cangia quasi intieramente.

Perché ciascuno pensando per se (tanto per sua propria inclinazione, quanto perché nessun altro vi pensa più, e perché il bene di ciascheduno è confidato a lui solo), si superano tutti i riguardi, l'uno toglie la preda dalla bocca e dalle unghie dell'altro; gl'individui di quella che si chiama società, sono ciascuno in guerra più o meno aperta, con ciascun altro, e con tutti insieme; il più forte sotto qualunque riguardo, la vince; il cedere agli altri qualsivoglia cosa, o per creanza, o per virtù, onore ecc. è inutile, dannoso e pazzo, perché gli altri non ti son grati, non ti rendono nulla, e di quanto tu cedi loro, o di quella minore resistenza che opponi loro, profittano in loro vantaggio solamente, e quindi in danno tuo.

*** Giacomo LEOPARDI, 1798-1837, filosofo e poeta, Zibaldone, 1817-1832 (stampato postumo), segnalato in 'libriantichionline.com', qui


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#VIGNETTE / Italians, I suppose... (Stefano Tartarotti)

Stefano TARTAROTTI
facebook, 12 luglio 2021, qui

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lunedì 12 luglio 2021

#SGUARDI POIETICI / Il cuore delle cose (Massimo Salvadori)

Il cuore delle cose
noi diciamo.
Il cuore della gente, poi si aggiunge
come un argomento
una conoscenza elementare che un giorno
chissà quando
qualcuno ci ha insegnato.
Brutti scherzi d'altronde gioca la memoria
a volte anche l'esperienza della vita
e capita, invecchiando
pensare che sarebbe bello
dentro il cuore delle cose
ci fosse ancora un cuore
nella gente.

*** Massimo SALVADORI, insegnante e poeta, facebook, 4 luglio 2021, qui


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#VIGNETTE / Sempre al tuo fianco (Fabio Magnasciutti)

Fabio MAGNASCIUTTI
facebook, 7 luglio 2021, qui

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domenica 11 luglio 2021

#SGUARDI POIETICI / Stai calmo (Franco Arminio)

Stai calmo.
Ti può accadere qualcosa
di terribile solo se pensi
alla vita come a una cosa sicura.
Pensa, invece, che sei finito
per caso in mezzo ai respiri del mondo.
Pensa che la casa di tutti
è il niente, ma non il niente
che ci aspetta, quello è solo
una nostra ipotesi, pensa
al niente di cui siamo fatti
e in cui spunta per miracolo
il cielo, una montagna,
un braccio.
L'insidia dell'ansia è farti
pensare che forse stai morendo,
ma questo è il male
di chi si crede vivo,
di chi non sa pensarsi
come un filo d'erba, una nevicata,
un soffio di vento.
Non so quando abbiamo
cominciato la sinfonia
della presunzione, la pretesa
di essere e di avere.
Non è questo il nostro mestiere.
Aspetta il giorno assieme ai muri,
ai ragni. Non credere
alle furbizie, ai guadagni.
Se resti vivo per altri due secondi,
lasciane uno per te e un altro
per il mondo.

*** Franco ARMINIO, 1960, poeta, scrittore, 'paesologo', facebook, 10 luglio 2021, qui


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#HUMOR / Calcio e rubinetti

via whatsapp

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#VIGNETTE / Striptease a cinque stelle (Vauro)

VAURO, 1955
vignettista, scrittore, giornalista
'il Fatto Quotidiano', 10 luglio 2021, qui

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sabato 10 luglio 2021

#SGUARDI POIETICI / Che sta facendo adesso? (Nâzim Hikmet)

Che sta facendo adesso
adesso, in questo momento?
È a casa? per la strada?
Al lavoro? In piedi? Sdraiata?
Forse sta alzando il braccio?
Amor mio
come appare in quel movimento
il polso bianco e rotondo!
Che sta facendo adesso
adesso, in questo momento?
Un gattino sulle ginocchia
lei lo accarezza.
O forse sta camminando
ecco il piede che avanza.
Oh i tuoi piedi che mi son cari
che mi camminano sull’anima
che illuminano i miei giorni bui!
A che pensa?
A me? o forse… chi sa
ai fagioli che non si cuociono.
O forse si domanda
perché tanti sono infelici
sulla terra.
Che sta facendo adesso
adesso, in questo momento?

*** Nâzim HIKMET, 1901-1963, poeta turco, Che sta facendo adesso?, 1944, da Lettere dal carcere a Munevver, traduzione di Joyce Lussu, in 'il canto delle sirene', 19 luglio 2014, qui


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#VIGNETTE / Prendere posizione (Fabio Magnasciutti)

Fabio MAGNASCIUTTI
facebook, 8 luglio 2021, qui

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venerdì 9 luglio 2021

#SGUARDI POIETICI / Innaffiare le piante (Massimo Salvadori)

Innaffiare le piante
scolare la pasta
salare le uova
restare in silenzio.
Passare lo straccio
guardare di fuori
leggere un libro
ascoltare il portiere.
Fumare di meno
sorvegliare il bucato
cambiare di posto
a un oggetto
a un pensiero.
Fare due passi
tirare le somme
non sapere contare
sapere da sempre che l'infinito
più grande
non si può dire
se non restando in silenzio.

*** Massimo SALVADORI, insegnante e poeta, facebook, 7 luglio 2021, qui


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#PIN / Cuore piccolo (MasFerrario)


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#VIGNETTE / Che ci fa qui? (Stefano Rolli)

Stefano ROLLI
facebook, 5 luglio 2021, qui

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giovedì 8 luglio 2021

#SGUARDI POIETICI / Al doganiere (Fabio Pusterla)

Al doganiere dichiaro
una scatola di ovomaltina,
frutta secca, piselli sottovuoto;
a mio modo solenne, poi,
due bottiglie di vino.
Taccio invece di te, della tua foto
nascosta tra i documenti.
Annuisce contento:
mi crede sano.

*** Fabio PUSTERLA, 1957, poeta svizzero, Al doganiere, da 'il canto delle sirene', 4 maggio 2018, qui
da Concessione all’inverno, Casagrande, 1985


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#VIGNETTE / Ddl Zan, alleanze (Giancarlo Covino)

Giancarlo COVINO
facebook, 7 luglio 2021, qui

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mercoledì 7 luglio 2021

#SGUARDI POIETICI / Piatto di fichi (Eugenio De Andrade)

Anche la poesia è figlia
della necessità –
questa che giunge ora,
un po’ fuori tempo,
non ha più la gioia sincera
del sole sulla bocca;
persa la fresca
perlacea pelle adolescente,
è più simile a quei fichi secchi
messi a seccare per  molti giorni
che d’inverno si trovano sempre
su un piatto
per mangiarli vicino al fuoco.

*** Eugenio DE ANDRADE, 1923-2005, poeta e scrittore portoghese,  Piatto di fichi, da Rente ao dizer, 1992, citato in 'il canto delle sirene', 10 aprile 2019, qui


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