Che gran bei figli ha la Speranza!
Hanno una salda e bella alleanza:
uno è lo Sdegno per le cose più brutte,
l’altro il Coraggio per cambiarle tutte.
Non li si vede da soli mai in giro
e se lo Sdegno fa smorfia o sospiro,
lesto il Coraggio si lancia e interviene
per dare fine ai dolori e alle pene.
Non c’è Speranza senza quei figli,
unici, veri e sicuri appigli
per questa madre assai fiduciosa
che è sempre l’ultima ad aver posa.
*** Germana BRUNO, insegnante e scrittrice, Madre Speranza, facebook, 19 agosto 2018, qui
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lunedì 20 agosto 2018
#SPOT / Pronti per la settimana del criceto? (Erick Escalante)
#SPILLI / 4 giorni, 177 esseri umani (Massimo Ferrario)
Da 4 giorni (4 giorni) 177 migranti (177 migranti) sono fermi al largo di Lampedusa e attendono che finisca il braccio di ferro Italia-Malta-Europa.
Porti chiusi perfino per una nave della Guardia costiera: la Diciotti.
Nulla di nuovo.
Prosegue con pieno successo la politica disumana di un ministro (che si definisce 'padre di famiglia' ad ogni 'selfie'), cui la Guardia costiera si è permessa di non chiedere, prima di procedere al salvataggio, l'autorizzazione a salvare i naufraghi.
C'è chi dice che se ti indigni fai il gioco di Salvini.
Mi pare che il messaggio sia andato a segno: ormai non si indigna più nessuno.
E infatti lui trionfa.
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#SGUARDI POIETICI / N.N. (Vivian Lamarque)
Mio fratello lo sapevo che dormiva nel mare
ma dissi a mia madre partendo - tranquilla, io no.
Sono invece anch'io sul fondo con loro, d'acqua il viso
la bocca? d'acqua le lettere del mio bel nome cognome?
alfabeto muto di pesci? Voi che potete, pescate le nostre A,
le nostre B, restituite i nomi a chi ce li diede.
*** Vivian LAMARQUE, 1946, scrittrice, poetessa, traduttrice, N.N., 'La Lettura', 19 agosto 2018
https://it.wikipedia.org/wiki/Vivian_Lamarque
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ma dissi a mia madre partendo - tranquilla, io no.
Sono invece anch'io sul fondo con loro, d'acqua il viso
la bocca? d'acqua le lettere del mio bel nome cognome?
alfabeto muto di pesci? Voi che potete, pescate le nostre A,
le nostre B, restituite i nomi a chi ce li diede.
*** Vivian LAMARQUE, 1946, scrittrice, poetessa, traduttrice, N.N., 'La Lettura', 19 agosto 2018
https://it.wikipedia.org/wiki/Vivian_Lamarque
Jason deCaires Taylor, 1974
scultore britannico
scultura sottomarina, qui
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#SENZA_TAGLI / Non lasciare che passi l'incendio dell'ignoranza (Andrea Colamedici)
Mai come oggi si è responsabili della propria ignoranza: tutti hanno finalmente la possibilità di scendere in profondità, di non farsi bastare il premasticato, la chiacchiera, l'offesa, e di godere di questa fatica. Fino a pochissimi anni fa, e per millenni, è stato un privilegio di un manipolo di individui.
Oggi si è ignoranti a causa propria. Non c'è periferia violenta che tenga, non c'è famiglia disastrata, non c'è scuola incapace che possa giustificare la propria pigrizia esistenziale.
Intendiamoci, non è ignorante chi non ha cultura generale: è ignorante chi vive una vita culturalmente ed emozionalmente mediocre, chi è analfabeta funzionale ed emotivo, chi non è curioso e non ha voglia di allungare il braccio per raccogliere ogni giorno la mela della conoscenza. E così facendo sceglie di rendere questo mondo incredibile un posto peggiore.
Non lasciate urlare gli ignoranti, non si stancheranno mai.
Non mettetevi da parte, in attesa che capiscano: non capiranno mai. Chi ama la conoscenza ha oggi il dovere di far sentire la propria voce, di non lasciare che passi l'incendio dell'ignoranza. Di essere forte, di sgolarsi, di sfiancarsi a difendere all'infinito la meraviglia che custodiamo.
*** Andrea COLAMEDICI, filosofo, editore Tlon, facebook, 18 agosto 2018, qui
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#CIT / La violenza dell'ignoranza (Emma Goldman)
#SENZA_TAGLI / Il ponte (Tiziana Campodoni)
Tuonava quel giorno a Genova e pioveva forte… Tra un tuono e l’altro s’era annidato ben altro frastuono. Ma noi credevamo di doverci riparare dalla pioggia e aprivamo l’ombrello e guardavamo distrattamente i domani turgidi d’incanto scorrere senza saper bene dove andavano.
Grigia Genova coperta di nuvole e carica di piogge. E noi abbiamo paura delle piogge. L’acqua inonda, porta vie case e strade, porta via vite l’acqua a Genova e noi, superstiti quotidiani, spalatori perenni, lo sappiamo. E tra un grigio, una pioggia e un fulmine teniamo segreta questa paura come un argomento secondario -per non dargli troppa superbia- rispetto ad altro e guardiamo il cielo illuminarsi a giorno tenendo duro senza dargli troppa importanza come con un bambino che fa troppi capricci.
Tuonava forte a Genova. E poi uno di quei tuoni ha assunto un nuovo nome. “E’ crollato il ponte”. E Genova s’è zittita. Tratteneva il respiro, come in apnea, come quando un’altra voce s’era alzata “hanno ucciso un ragazzo” un orrore che andava a sovrapporsi proprio sull’altro timore silenzioso che da giorni serpeggiava a Genova blindata “vogliono il morto”. Ma chi aveva ascoltato? “Hanno ucciso un ragazzo”. E il sangue si gelava nelle vene. Hanno sparato a Carlo Giuliani. E anche il mugugno s’era fermato.
Tuonava forte a Genova il 14 agosto “E’ crollato il ponte” E le auto con il loro prezioso carico cadevano – come perle da una collana improvvisamente strappata e senza valore – in uno strapiombo di settanta metri. E’ crollato il ponte, cento metri almeno, su case e persone. Ed è ancora dolore. Dolore su dolore. E poche risposte. E poca comprensione.
Il ponte è per sua natura il collegamento. E a Genova, stretta e lunga, quel ponte teneva unita e integrata e percorribile tutta la città. Che fa un ponte se non unire due parti distanti e inavvicinabili? Si costruisce sull’acqua, su una gola, su tutto ciò che divide, separa o funge da barriera. Il ponte è ciò che collega. Ed è una metafora affascinante che descrive le funzioni psichiche di una persona o anche le relazioni tra due o più persone. Il ponte collega, favorisce la diversità senza implicare l’esclusione e dove ci sono ponti non ci sono neppure la fusione e l’identificazione totale, così come non ci sono scissione e isolamento. I ponti sono i primi bombardati nelle guerre. I nemici sanno dove picchiar duro.
E’ crollato il ponte e la città piange quarantatrè corpi e centinaia e centinaia di sfollati con altrettante case piene di ricordi perdute. Ma è crollato anche il ponte interno, quello che collega le pulsioni istintuali, quelle basse, quelle senza parole, alla mente, alla capacità di pensiero, alle parole, qui, ancora una volta, imbevute di lacrime. Ma chi di noi ha ascoltato? E Genova applaude su bare silenziose.
Come nei lapsus tristi quando compare la parola funerale in-vece di matrimonio (si sa che non bisognerebbe sposarsi o almeno pazientare un attimo)… oppure si presenta in ghingheri la parola matrimonio al posto di funerale… si sa, o si dovrebbe sapere, che si sta attuando una vigorosa negazione che si rimuove il dolore e si fa finta che sia una festa. Si fanno selfie, si sorride amabilmente, si coglie l’occasione per esibirsi. Come chi balla ridendo sulla morte.
Come scrive Francesco Orru Conseglie rapede: ì funarale sona ì momente maglioro pè faro propegande, ì protagoneste sone molte descrete.
Non sono un ingegnere e non so parlar di ponti, non sono un giudice e non so parlar di colpe, non sono un avvocato e non so parlare di procedure e regolamenti, so solo parlare un poco di persone e del loro mondo interno e so che tutti i ponti vanno messi in sicurezza, vanno salvati e ne vanno costruiti di nuovi. Anche i ponti interiori. So che il ponte è creazione tra due elementi che si cercano o due unicità differenziate cui un arco teso viene in soccorso, so che il ponte non è dell’uno e non è dell’altro è un altro sè, come lo sarebbe un figlio.
Amo i ponti quanto amo le soglie e la penombra. So che la notte su Ponte Vecchio a guardare il tramonto e ad aspettare l’alba mi ha cresciuta (e nobilitata forse) e so che gli sono grata, so che varcare i ponti simboleggia l’aver collegato le opposizioni interne, traversare i ponti insegna la congiunzione, la dialettica, il bene e la bellezza dell’unire. E quanti ponti ho camminato a Venezia imparando a piangere in una notte irreale piena di nebbia tra i pizzi di S.Marco. So che servono ponti per raggiungere desideri, per valicare difficoltà, macerie, assenze e serve quell’area intermedia dell’esperienza che è il ponte anche per saper da che parte andare, contro chi lottare (Majakovskij).
Una profonda, nobile, istintivamente colta risonanza abita i ponti e si chiama consapevolezza.
*** Tiziana CAMPODONI, insegnate, blogger, saggista, Il ponte, 'bluemoonandart', 19 agosto 2018, qui
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domenica 19 agosto 2018
#SPOT / Obbligo di sorriso (Gerhard Haderer)
#VIGNETTE / Non ci sono più gli ingegneri di una volta (Giuseppe La Micela)
#CIT / Ineguaglianza e istruzione (Nicolas de Condorcet)
Nicolas de CONDORCET, 1743-1794
matematico, economista, filosofo, politico rivoluzionario francese
facebook, 17 agosto, qui
citazione da Sull’istruzione pubblica,1792, Libreria Editrice Nova, Treviso 1966
segnalata da Francesca Coin, La valutazione dell'utilità e l'utilità della valutazione,
prima in 'aut-aut', n. 360, 2013 e poi in 'minimamoralia.it', 22 febbraio 2014, qui
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#SGUARDI POIETICI / Felicità (Benny Andersen)
C’è qualcosa di speciale nella felicità
puoi essere davvero contento
quando lo senti
ma anche ansioso
ti blocchi per un secondo
poi lentamente avanzi con cautela
come in un campo minato
e ogni volta che metti giù un piede
senza saltare in aria
o dimentichi di goderti la felicità
o ti arrabbi perché non sai
quanto durerà
così quando infine appare l’avversità
è un sollievo
come se fossi tornato al sicuro
è un peccato
perché c’è qualcosa di speciale nella felicità
che altrimenti non incontrerai
forse questo è il problema
non lo sappiamo abbastanza bene
dovremmo saperne di più
penso sia questione di allenamento.
puoi essere davvero contento
quando lo senti
ma anche ansioso
ti blocchi per un secondo
poi lentamente avanzi con cautela
come in un campo minato
e ogni volta che metti giù un piede
senza saltare in aria
o dimentichi di goderti la felicità
o ti arrabbi perché non sai
quanto durerà
così quando infine appare l’avversità
è un sollievo
come se fossi tornato al sicuro
è un peccato
perché c’è qualcosa di speciale nella felicità
che altrimenti non incontrerai
forse questo è il problema
non lo sappiamo abbastanza bene
dovremmo saperne di più
penso sia questione di allenamento.
*** Benny ANDERSEN, 1929-2018, poeta, cantautore e pianista danese, Felicità, da L’interno della bombetta, 1964, segnalato in 'cantodellesirene', 18 agosto 2018, qui
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#CIT / Essere di sinistra oggi (Vittorio Foa)
#SENZA_TAGLI / Crollano il Ponte e l'entusiasmo neoliberista (Stefano Stefani)
La tragedia del ponte maledetto di Genova chiude il venticinquennio del trionfo neoliberista italiano, aperto dalle liberalizzazioni dissennate e più radicali di tutta l' Europa, quando la "narrazione" dello Stato indebitato convinse gli italiani che il privato sarebbe stato più onesto ed efficiente...
La classe dirigente che in quegli anni cavalcò l'entusiasmo neoliberista, e i suoi epigoni di oggi, hanno chiuso il loro ciclo: non potranno mai più guidare una opposizione all'attuale governo!
*** Stefano STEFANI, facebook, 18 agosto 2018, qui
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sabato 18 agosto 2018
#CIT / Si dovrebbe (Johann Wolfgang Goethe)
#SGUARDI POIETICI / Fermiamoci (Franco Arminio)
Fermiamoci su Genova.
Fermiamo la ruota che porta
via gli eventi.
Conosciamo i nomi dei morti,
chiediamo ai colpevoli di farsi avanti,
vadano in televisione a scusarsi.
a riconoscere
che hanno avuto in regalo
contratti segreti e rapinosi,
dicano di rinunciare ai soldi,
si convincano a pagare quel che devono
e andare via.
Fermiamoci qui,
non lasciamo questa storia
in mano alla magistratura,
al Parlamento,
chiediamo che diano conto
direttamente a noi,
formiamo improvvisamente
un popolo attento,
un popolo che non si fa distrarre,
che non si divide
in fazioni,
un popolo che si fa famiglia
e non si sposterà dalle sue lacrime
e dalla sua rabbia
fino a quando i colpevoli
non daranno un cenno di umanità:
chiediamo a chi ha concesso
un contratto capestro
di chiedere scusa agli italiani
e di non candidarsi mai più
a nessun governo,
chiediamo ai governati di adesso
di non replicare le pagliacciate
che conosciamo da anni.
Fermiamoci su Genova,
quella è una scena da vecchio testamento,
non può finire in un balletto di carte
e fatui giochi di politicanti.
Fermiamoci, non c'è nessun motivo
per passare ad altro, la peste del guadagno
ora è chiarissima,
dobbiamo estirparla tutti assieme,
tutti quanti.
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Fermiamo la ruota che porta
via gli eventi.
Conosciamo i nomi dei morti,
chiediamo ai colpevoli di farsi avanti,
vadano in televisione a scusarsi.
a riconoscere
che hanno avuto in regalo
contratti segreti e rapinosi,
dicano di rinunciare ai soldi,
si convincano a pagare quel che devono
e andare via.
Fermiamoci qui,
non lasciamo questa storia
in mano alla magistratura,
al Parlamento,
chiediamo che diano conto
direttamente a noi,
formiamo improvvisamente
un popolo attento,
un popolo che non si fa distrarre,
che non si divide
in fazioni,
un popolo che si fa famiglia
e non si sposterà dalle sue lacrime
e dalla sua rabbia
fino a quando i colpevoli
non daranno un cenno di umanità:
chiediamo a chi ha concesso
un contratto capestro
di chiedere scusa agli italiani
e di non candidarsi mai più
a nessun governo,
chiediamo ai governati di adesso
di non replicare le pagliacciate
che conosciamo da anni.
Fermiamoci su Genova,
quella è una scena da vecchio testamento,
non può finire in un balletto di carte
e fatui giochi di politicanti.
Fermiamoci, non c'è nessun motivo
per passare ad altro, la peste del guadagno
ora è chiarissima,
dobbiamo estirparla tutti assieme,
tutti quanti.
*** Franco ARMINIO, poeta, scrittore, paesologo, Fermiamoci, facebook, 17 agosto 2018, qui
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#CIT / Pessimismo e ottimismo (Giovanni Sartori)
#FILASTROCCHE / Impara la bellezza (Germana Bruno)
C’è una materia, la più importante,
che serve ai piccini e a chi è già più grande,
possiamo impararla, siam tutti all’altezza,
lei salverà il mondo, è la “Bellezza”.
Ce n’è in ogni cosa che ognuno circonda,
ma spesso la copre la coltre più immonda
e il vero problema dell’umanità,
è, nello spostarla, l’incapacità.
Eppure uno sguardo più attento e profondo
ed una gran voglia di amare il tuo mondo,
un calcio deciso alla rassegnazione,
potrebbero essere la soluzione.
Non abituarti al brutto, al cattivo,
sii più coraggioso, coerente, più vivo,
l’artefice tu di Grande Bellezza
che saprai scovare tra tanta immondizia.
*** Germana BRUNO, insegnante e scrittrice, Impara la bellezza, facebook, 16 agosto 2018, qui
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che serve ai piccini e a chi è già più grande,
possiamo impararla, siam tutti all’altezza,
lei salverà il mondo, è la “Bellezza”.
Ce n’è in ogni cosa che ognuno circonda,
ma spesso la copre la coltre più immonda
e il vero problema dell’umanità,
è, nello spostarla, l’incapacità.
Eppure uno sguardo più attento e profondo
ed una gran voglia di amare il tuo mondo,
un calcio deciso alla rassegnazione,
potrebbero essere la soluzione.
Non abituarti al brutto, al cattivo,
sii più coraggioso, coerente, più vivo,
l’artefice tu di Grande Bellezza
che saprai scovare tra tanta immondizia.
*** Germana BRUNO, insegnante e scrittrice, Impara la bellezza, facebook, 16 agosto 2018, qui
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venerdì 17 agosto 2018
#SPOT / Abitanti dell'oceano (Gatis Sluka)
#SGUARDI POIETICI / Il genio della massa (Charles Bukowski)
C’è abbastanza perfidia, odio, violenza, assurdità nell’essere umano medio
per rifornire qualsiasi esercito in qualsiasi giorno
E i migliori assassini sono quelli che predicano la vita
E i migliori a odiare sono quelli che predicano l’amore
E i migliori in guerra – in definitiva – sono quelli che predicano la pace
Quelli che predicano Dio hanno bisogno di Dio
Quelli che predicano la pace non hanno pace
Quelli che predicano amore non hanno amore
Attenti ai predicatori
Attenti ai sapienti
Attenti a quelli che leggono sempre libri
Attenti a quelli che o detestano la povertà
o ne sono orgogliosi
Attenti a quelli che sono sempre pronti ad elogiare
poiché hanno loro bisogno di elogi in cambio
Attenti a quelli pronti a censurare
hanno paura di quello che non sanno
Attenti a quelli che cercano continuamente
la folla; da soli non sono nessuno
Attenti agli uomini comuni alle donne comuni
attenti al loro amore,
Il loro è un amore comune
che mira alla mediocrità
Ma c’è il genio nel loro odio
c’è abbastanza genio nel loro odio per ucciderti
per uccidere chiunque.
Non volendo la solitudine
non concependo la solitudine
cercheranno di distruggere tutto ciò
che si differenzia da loro stessi.
Non essendo capaci di creare arte
non capiranno l’arte.
Considereranno il loro fallimento, come creatori,
solo come un fallimento del mondo intero.
Non essendo in grado di amare pienamente
considereranno il tuo amore incompleto
e poi odieranno te
e il loro odio sarà perfetto.
Come un diamante splendente
Come un coltello
Come una montagna
Come una tigre
Come cicuta
La loro arte più raffinata.
https://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Bukowski
In Mixtura i contributi di Charles Bukowski qui
In Mixtura ark #SguardiPoietici qui
Testo originale (The Genius Of The Crowd)
There is enough treachery, hatred violence absurdity in the average
human being to supply any given army on any given day
and the best at murder are those who preach against it
and the best at hate are those who preach love
and the best at war finally are those who preach peace
those who preach god, need god
those who preach peace do not have peace
those who preach peace do not have love
beware the preachers
beware the knowers
beware those who are always reading books
beware those who either detest poverty
or are proud of it
beware those quick to praise
for they need praise in return
beware those who are quick to censor
they are afraid of what they do not know
beware those who seek constant crowds for
they are nothing alone
beware the average man the average woman
beware their love, their love is average
seeks average
but there is genius in their hatred
there is enough genius in their hatred to kill you
to kill anybody
not wanting solitude
not understanding solitude
they will attempt to destroy anything
that differs from their own
not being able to create art
they will not understand art
they will consider their failure as creators
only as a failure of the world
not being able to love fully
they will believe your love incomplete
and then they will hate you
and their hatred will be perfect
like a shining diamond
like a knife
like a mountain
like a tiger
like hemlock
their finest art.
per rifornire qualsiasi esercito in qualsiasi giorno
E i migliori assassini sono quelli che predicano la vita
E i migliori a odiare sono quelli che predicano l’amore
E i migliori in guerra – in definitiva – sono quelli che predicano la pace
Quelli che predicano Dio hanno bisogno di Dio
Quelli che predicano la pace non hanno pace
Quelli che predicano amore non hanno amore
Attenti ai predicatori
Attenti ai sapienti
Attenti a quelli che leggono sempre libri
Attenti a quelli che o detestano la povertà
o ne sono orgogliosi
Attenti a quelli che sono sempre pronti ad elogiare
poiché hanno loro bisogno di elogi in cambio
Attenti a quelli pronti a censurare
hanno paura di quello che non sanno
Attenti a quelli che cercano continuamente
la folla; da soli non sono nessuno
Attenti agli uomini comuni alle donne comuni
attenti al loro amore,
Il loro è un amore comune
che mira alla mediocrità
Ma c’è il genio nel loro odio
c’è abbastanza genio nel loro odio per ucciderti
per uccidere chiunque.
Non volendo la solitudine
non concependo la solitudine
cercheranno di distruggere tutto ciò
che si differenzia da loro stessi.
Non essendo capaci di creare arte
non capiranno l’arte.
Considereranno il loro fallimento, come creatori,
solo come un fallimento del mondo intero.
Non essendo in grado di amare pienamente
considereranno il tuo amore incompleto
e poi odieranno te
e il loro odio sarà perfetto.
Come un diamante splendente
Come un coltello
Come una montagna
Come una tigre
Come cicuta
La loro arte più raffinata.
*** Charles BUKOWSKI, 1920-1994, poeta e scrittore statunitense di origine tedesca, Il genio della massa, da Notte imbecille, Sugarco, 1999 (riferimento alla fonte, nota 46 del documento, qui)
Segnalato in 'nonsolobiancoenero', 11 gennaio 2017, con testo originale, quihttps://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Bukowski
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Testo originale (The Genius Of The Crowd)
There is enough treachery, hatred violence absurdity in the average
human being to supply any given army on any given day
and the best at murder are those who preach against it
and the best at hate are those who preach love
and the best at war finally are those who preach peace
those who preach god, need god
those who preach peace do not have peace
those who preach peace do not have love
beware the preachers
beware the knowers
beware those who are always reading books
beware those who either detest poverty
or are proud of it
beware those quick to praise
for they need praise in return
beware those who are quick to censor
they are afraid of what they do not know
beware those who seek constant crowds for
they are nothing alone
beware the average man the average woman
beware their love, their love is average
seeks average
but there is genius in their hatred
there is enough genius in their hatred to kill you
to kill anybody
not wanting solitude
not understanding solitude
they will attempt to destroy anything
that differs from their own
not being able to create art
they will not understand art
they will consider their failure as creators
only as a failure of the world
not being able to love fully
they will believe your love incomplete
and then they will hate you
and their hatred will be perfect
like a shining diamond
like a knife
like a mountain
like a tiger
like hemlock
their finest art.
giovedì 16 agosto 2018
#SPOT / Non troverai un altro me
#FILASTROCCHE / La miglior parola (Germana Bruno)
Miglior parola è quella che vien detta,
non credere ad altro tu e dammi retta,
parla sempre con forza e convinzione
se in fondo al cuore sai di aver ragione.
Sai, le parole che non vengon dette,
vanno in un buco e stanno strette strette,
muoiono lì, sole e disperate
per la paura di esser pronunciate.
Quella che dici è la parola migliore
se tu lo fai per giustizia e per amore,
allora parla, fa' quel che ti spetta,
miglior parola funziona se vien detta.
*** Germana BRUNO, insegnante e scrittrice, La miglior parola, facebook, 9 agosto 2018, qui
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non credere ad altro tu e dammi retta,
parla sempre con forza e convinzione
se in fondo al cuore sai di aver ragione.
Sai, le parole che non vengon dette,
vanno in un buco e stanno strette strette,
muoiono lì, sole e disperate
per la paura di esser pronunciate.
Quella che dici è la parola migliore
se tu lo fai per giustizia e per amore,
allora parla, fa' quel che ti spetta,
miglior parola funziona se vien detta.
*** Germana BRUNO, insegnante e scrittrice, La miglior parola, facebook, 9 agosto 2018, qui
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#VIGNETTE / Verità percepita (Fabio Magnasciutti)
#SGUARDI POIETICI / Rose perenni (Titos Patrikios)
La bellezza delle donne che ci hanno cambiato la vita
più profondamente di cento rivoluzioni
non si perde, non dilegua con gli anni
per quanto svaniscano i tratti
per quanto si deformino i corpi.
Resta nei desideri suscitati un tempo
nelle parole giunte anche in ritardo
nell’esplorazione incerta della carne
nei drammi mai venuti alla luce
nel riflettersi delle separazioni,
nelle identificazioni totali.
La bellezza delle donne che cambiano la vita
resta nelle poesie scritte per loro
rose perenni che effondono sempre lo stesso profumo,
rose perenni, come da sempre dicono i poeti.
*** Titos PATRIKIOS, 1928, poeta e scrittore greco, Rose perenni, traduzione di Nicola Crocetti, da Titos Patrikios, La resistenza dei fatti, Crocetti, 2007
Anche in 'losguardopoIetico', 325, 6 maggio 2014 (pubblicazione a circolazione riservata)
più profondamente di cento rivoluzioni
non si perde, non dilegua con gli anni
per quanto svaniscano i tratti
per quanto si deformino i corpi.
Resta nei desideri suscitati un tempo
nelle parole giunte anche in ritardo
nell’esplorazione incerta della carne
nei drammi mai venuti alla luce
nel riflettersi delle separazioni,
nelle identificazioni totali.
La bellezza delle donne che cambiano la vita
resta nelle poesie scritte per loro
rose perenni che effondono sempre lo stesso profumo,
rose perenni, come da sempre dicono i poeti.
*** Titos PATRIKIOS, 1928, poeta e scrittore greco, Rose perenni, traduzione di Nicola Crocetti, da Titos Patrikios, La resistenza dei fatti, Crocetti, 2007
Anche in 'losguardopoIetico', 325, 6 maggio 2014 (pubblicazione a circolazione riservata)
In Mixtura i contributi di Titos Patrikios qui
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#MOSQUITO / Papà Aldo Moro in spiaggia (Agnese Moro)
Quando andavamo in spiaggia papà indossava sempre la giacca e quando gli chiedevo una spiegazione lui mi rispondeva che essendo un rappresentante del popolo italiano doveva essere sempre dignitoso e presentabile.
*** Agnese MORO, 1952, figlia di Aldo Moro, citata da Michele Mancino, 'varesenews.it', 16 marzo 2018, qui
via facebook, 13 agosto 2018, qui
In Mixtura ark #Mosquito qui
#VIGNETTE / Fin qui (Mauro Biani)
mercoledì 15 agosto 2018
#VIDEO / La maestra accoglie i bambini
La maestra accoglie i bambini
video, 1min00
Per ogni bambino un saluto diverso...In Mixtura ark #Video qui
#SGUARDI POIETICI / Qualche parola sull'anima (Wislawa Szymborska)
L'anima la si ha ogni tanto.
Nessuno la ha di continuo
e per sempre.
Giorno dopo giorno,
anno dopo anno,
possono passare senza di lei.
A volte nidifica un po’ più a lungo
sole in estasi e paura dell’infanzia.
A volte solo nello stupore
dell’essere vecchi.
Di rado ci dà una mano
in occupazioni faticose,
come spostare mobili,
portare valigie
o percorrere le strade con scarpe strette.
Quando si compilano moduli
e si trita la carne
di regola ha il suo giorno libero.
Su mille nostre conversazioni
partecipa a una,
ed anche a questo non necessariamente,
poiché preferisce il silenzio.
Quando il corpo comincia a dolerci e dolerci,
smonta di turno, alla chetichella.
È schifiltosa,
non le piace vederci nella folla,
il nostro lottare per un vantaggio qualunque
e lo strepito degli affari la disgustano.
Gioia e tristezza
non sono per lei due sentimenti diversi.
È presente accanto a noi
solo quando essi sono uniti.
Possiamo contare su di lei
quando non siamo sicuri di niente
e curiosi di tutto.
Tra gli oggetti materiali
le piacciono gli orologi a pendolo
e gli specchi, che lavorano con zelo
anche quando nessuno guarda.
Non dice da dove viene
e quando sparirà di nuovo,
ma aspetta chiaramente simili domande.
Si direbbe che
così come lei a noi,
anche noi
siamo necessari a lei per qualcosa.
*** Wislawa SZYMBORSKA, 1923-2012, poetessa e saggista polacca, premio Nobel per la Letteratura nel 1996, Qualche parola sull'anima, da Pietro Marchesani, a cura, Wislawa Szymborska. Opere, Adelphi, 2008.
Anche in 'losguardopoIetico', n. 334, 15 maggio 2014 (pubblicazione a circolazione riservata)
https://it.wikipedia.org/wiki/Wis%C5%82awa_Szymborska
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Nessuno la ha di continuo
e per sempre.
Giorno dopo giorno,
anno dopo anno,
possono passare senza di lei.
A volte nidifica un po’ più a lungo
sole in estasi e paura dell’infanzia.
A volte solo nello stupore
dell’essere vecchi.
Di rado ci dà una mano
in occupazioni faticose,
come spostare mobili,
portare valigie
o percorrere le strade con scarpe strette.
Quando si compilano moduli
e si trita la carne
di regola ha il suo giorno libero.
Su mille nostre conversazioni
partecipa a una,
ed anche a questo non necessariamente,
poiché preferisce il silenzio.
Quando il corpo comincia a dolerci e dolerci,
smonta di turno, alla chetichella.
È schifiltosa,
non le piace vederci nella folla,
il nostro lottare per un vantaggio qualunque
e lo strepito degli affari la disgustano.
Gioia e tristezza
non sono per lei due sentimenti diversi.
È presente accanto a noi
solo quando essi sono uniti.
Possiamo contare su di lei
quando non siamo sicuri di niente
e curiosi di tutto.
Tra gli oggetti materiali
le piacciono gli orologi a pendolo
e gli specchi, che lavorano con zelo
anche quando nessuno guarda.
Non dice da dove viene
e quando sparirà di nuovo,
ma aspetta chiaramente simili domande.
Si direbbe che
così come lei a noi,
anche noi
siamo necessari a lei per qualcosa.
*** Wislawa SZYMBORSKA, 1923-2012, poetessa e saggista polacca, premio Nobel per la Letteratura nel 1996, Qualche parola sull'anima, da Pietro Marchesani, a cura, Wislawa Szymborska. Opere, Adelphi, 2008.
Anche in 'losguardopoIetico', n. 334, 15 maggio 2014 (pubblicazione a circolazione riservata)
https://it.wikipedia.org/wiki/Wis%C5%82awa_Szymborska
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#MOSQUITO / Il fascismo conviene agli italiani (Ennio Flaiano)
Il Fascismo conviene agli italiani perché è nella loro natura e racchiude le loro aspirazioni, esalta i loro odi, rassicura la loro inferiorità. Il Fascismo è demagogico ma padronale, retorico, xenofobo, odiatore di culture, spregiatore della libertà e della giustizia, oppressore dei deboli, servo dei forti, sempre pronto a indicare negli “altri” le cause della sua impotenza o sconfitta. Il fascismo è lirico, gerontofobo, teppista se occorre, stupido sempre, ma alacre, plagiatore, manierista. Non ama la natura, perché identifica la natura nella vita di campagna, cioè nella vita dei servi; ma è cafone, cioè ha le spocchie del servo arricchito. Odia gli animali, non ha senso dell’arte, non ama la solitudine, né rispetta il vicino, il quale d’altronde non rispetta lui. Non ama l’amore, ma il possesso. Non ha senso religioso, ma vede nella religione il baluardo per impedire agli altri l’ascesa al potere. Intimamente crede in Dio, ma come ente col quale ha stabilito un concordato, do ut des. È superstizioso, vuole essere libero di fare quel che gli pare, specialmente se a danno o a fastidio degli altri. Il fascista è disposto a tutto purché gli si conceda che lui è il padrone, il padre.
*** Ennio FLAIANO, 1910-1972, sceneggiatore, scrittore, giornalista, umorista, critico cinematografico e drammaturgo, Don't forget (1967-1972), 1976, anche in Diario degli errori, Adelphi, 1976 (postumo)
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martedì 14 agosto 2018
#VIGNETTE / Goliardata (Charlie Comics)
#SPOT / Dai figli ai gatti (Nico)
#SGUARDI POIETICI / Non le parole (Taja Kramberger)
Non le parole
sempre sulla bocca di tutti
ma quelle che furono bruciate, calpestate,
quelle che mancano come i chicchi d’uva
mangiati anzitempo,
ma a questo nessuno fa caso.
Non i gesti
che i credenti scimmiottano
per i sacerdoti
ma quelli che il corpo fa fatica ad apprendere
per poter sopravvivere
e non può trasmetterli ad un altro corpo.
Non l’odore
d’incenso o di nostalgia sbocciata,
che ci assopisce o culla in un torpore setoso,
ma quello che ci scuote, che inaspettatamente
invade le cavità corporali
e resuscita tutti i sensi.
Non la poesia
che scivola per le banchine gelate della storia letteraria,
ma quella il cui audace odore
è capace di smuovere
il cardine di gesti e parole.
sempre sulla bocca di tutti
ma quelle che furono bruciate, calpestate,
quelle che mancano come i chicchi d’uva
mangiati anzitempo,
ma a questo nessuno fa caso.
Non i gesti
che i credenti scimmiottano
per i sacerdoti
ma quelli che il corpo fa fatica ad apprendere
per poter sopravvivere
e non può trasmetterli ad un altro corpo.
Non l’odore
d’incenso o di nostalgia sbocciata,
che ci assopisce o culla in un torpore setoso,
ma quello che ci scuote, che inaspettatamente
invade le cavità corporali
e resuscita tutti i sensi.
Non la poesia
che scivola per le banchine gelate della storia letteraria,
ma quella il cui audace odore
è capace di smuovere
il cardine di gesti e parole.
*** Taja KRAMBERGER, 1970, poetessa slovena, traduttrice, saggista, Non le parole, da Taja Kramberger, Vsakdanji pogovori (Conversazioni quotidiane), traduzione di Michele Obit, CSK, Ljubljana, 2006, in ‘i poeti sono vivi.com’, 20 settembre 2012, http://bit.ly/18jnoML
Anche in 'losguardopoIetico', 194, 27 ottobre 2013
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#SPILLI / Verso il 'default' sociale? (Massimo Ferrario)
Tutto è élite, tutto è casta.
Basta titoli di studio. Basta competenze di mestiere.
L’autorità è imposizione. L’autorità siamo noi: ognuno di noi.
Nessun'altra autorità al di fuori di noi stessi: come singoli che bastano a se stessi.
Io come io, io solo io.
Io come io, io solo io.
L’ignoranza come valore. Al pari del sapere.
Chi sa, conta - deve contare - come chi non sa.
E l'opinione - la 'mia' opinione - eguaglia - deve eguagliare - il sapere di chi sa e ha i titoli per affermare il suo sapere.
E l'opinione - la 'mia' opinione - eguaglia - deve eguagliare - il sapere di chi sa e ha i titoli per affermare il suo sapere.
Ognuno per conto suo.
Ognuno che decide solo in base a se stesso: senza curarsi di altro che dei propri sentimenti, dei propri vantaggi, dei propri comodi.
La mia esperienza, il mio vissuto valgono di per sé. Contro qualunque dato generale, empirico, scientifico: l'unico test di validazione sono io.
Faccio quello che mi va di fare e non voglio regole, limiti, condizionamenti: io sono io e gli altri non sono nulla. O comunque non mi interessano e, se proprio devono contare, che vengano dopo.
Insomma: me ne frego. Di tutto e di tutti.
Prima me.
Prima la mia cosiddetta libertà. Prima la mia effettiva licenza di fare ciò che voglio.
Prima la mia cosiddetta libertà. Prima la mia effettiva licenza di fare ciò che voglio.
È la nuova democrazia (un termine per l'ennesima volta bestemmiato) di un disaggregato di individui che non vogliono essere aggregati: connessi su internet, ma sconnessi nella realtà.
Individui che vogliono restare rigorosamente individui-monadi e non vogliono essere individui sociali, che si caricano della responsabilità di essere anche società.
Con il risultato di una società finta, di cui è rimasto soltanto il nome: un inutile flatus vocis. Nei fatti, una società sfasciata: che non sta insieme, perché rifiuta di stare insieme, o che è già andata insieme come una maionese impazzita.
Siamo a un bivio: e dirlo drammatico non credo sia retorica.
O rinsaviamo e ricostruiamo in fretta - da subito, ora - i legami del nostro con-vivere sociale, esercitando un pensiero critico anche duro e senza sconti, ma rifiutando la sfiducia generalizzata e aprioristica verso tutto e tutti e recuperando il gusto, e la fatica, della conoscenza, della competenza e del ragionare argomentato, oppure possiamo soltanto attendere lo squagliamento finale.
O rinsaviamo e ricostruiamo in fretta - da subito, ora - i legami del nostro con-vivere sociale, esercitando un pensiero critico anche duro e senza sconti, ma rifiutando la sfiducia generalizzata e aprioristica verso tutto e tutti e recuperando il gusto, e la fatica, della conoscenza, della competenza e del ragionare argomentato, oppure possiamo soltanto attendere lo squagliamento finale.
Non esiste solo il 'default' economico.
C’è anche quello sociale e culturale.
Ed è il peggiore, questo: perché viene prima dei numeri che fanno economia. Ed è definitivo.
Per questo 'default', quello sociale, non c’entrano il Pil, il deficit, lo spread, i mercati: c’entrano le persone.
Da sole e nel loro volere/sapere stare insieme.
Se le persone falliscono come persone, nelle relazioni che le fanno umane, interdipendenti e fiduciose e che sole costruiscono società, tutto è già fallito.
Banale. Eppure...
Banale. Eppure...
*** Massimo FERRARIO, Verso il 'default' sociale?, per Mixtura
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#VIGNETTE / Fascisti (Gianni Casalini)
#BREVITER / E l'acqua asciutta? (Marco Travaglio)
lunedì 13 agosto 2018
#FILASTROCCHE / La strada giusta (Germana Bruno)
"Vada pure come vada",
non è meglio far la strada?
Pur se impervia ed in salita,
farla e che sia seguita,
che ci porti ad una meta
non qualunque, ma voluta
e se poi c'è da svoltare,
non bloccarsi e proseguire.
Vada dove tu vuoi andare,
non lasciarti trascinare,
pure stanchi andare avanti,
ancor meglio se si è in tanti
così a volte nel cammino
ci si appoggia a chi è vicino.
Con pazienza fai la strada
e in un posto fai che vada
dove sarà bello stare,
dove pure puoi sognare.
Se la vecchia non ti aggrada,
quella nuova fa' che vada
proprio dove è giusto andare,
col coraggio di cambiare.
*** Germana BRUNO, insegnante e scrittrice, La strada giusta, facebook, 12 agosto 2018, qui
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non è meglio far la strada?
Pur se impervia ed in salita,
farla e che sia seguita,
che ci porti ad una meta
non qualunque, ma voluta
e se poi c'è da svoltare,
non bloccarsi e proseguire.
Vada dove tu vuoi andare,
non lasciarti trascinare,
pure stanchi andare avanti,
ancor meglio se si è in tanti
così a volte nel cammino
ci si appoggia a chi è vicino.
Con pazienza fai la strada
e in un posto fai che vada
dove sarà bello stare,
dove pure puoi sognare.
Se la vecchia non ti aggrada,
quella nuova fa' che vada
proprio dove è giusto andare,
col coraggio di cambiare.
*** Germana BRUNO, insegnante e scrittrice, La strada giusta, facebook, 12 agosto 2018, qui
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