Un giorno, un uomo che veniva da Occidente giunse in cima alla Montagna più alta del mondo, nel punto più lontano d’Oriente.
Qui sorgeva un monastero e qui vivevano alcune decine di monaci.
Ogni tanto, alcuni del villaggio che abitavano su un altipiano a due giorni di cammino, salivano al monastero, portando offerte rituali e cibo, ma per tutto l’anno i monaci vivevano soli, alternando la meditazione con le pratiche rituali e alcuni piccoli lavori.
L’uomo che veniva da Occidente venne accolto con curiosità: nessuno straniero era mai arrivato sin lassù.
I monaci gli offrirono subito una tazza di tè e gli cinsero il collo con una lunga sciarpa bianca in segno di benvenuto, inchinandosi più volte con le mani giunte, come per un gesto di preghiera.
Poi lo invitarono a visitare il monastero.
L’uomo che veniva da Occidente era ancora più incuriosito dei loro ospiti e annotava tutto quello che vedeva in un piccolo aggeggio che aveva sempre in mano.
Ad un certo punto, un monaco che lo accompagnava nella visita al monastero, gli chiese cosa fosse lo strumento che lui custodiva così gelosamente e usava in continuazione.