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martedì 17 marzo 2020

#VIGNETTE / Sogno (Mauro Biani)

Mauro BIANI
L'Espresso, 17 marzo 2020, via facebook qui

In Mixtura i contributi di Mauro Biani qui
In Mixtura ark #Vignette qui

martedì 20 ottobre 2015

venerdì 16 ottobre 2015

#MOSQUITO / Il sogno di una cosa (Karl Marx)

Il nostro motto sarà: riforma della coscienza, non mediante dogmi, bensì mediante l'analisi della coscienza mistica oscura a se stessa, sia che si presenti in modo religioso, sia in modo politico. Si vedrà allora come da tempo il mondo possieda il sogno di una cosa, di cui non ha che da possedere la coscienza, per possederla realmente.

*** Karl MARX, lettera del settembre 1843 a Arnold Ruge, filosofo e saggista, coeditore con Karl Marx della rivista 'Gli Annali franco-tedeschi',  citato da Salvatore Veca, Karl Marx, in Umberto Eco e Riccardo Fedriga, a cura di, Storia della Filosofia, VI, Da Marx alla nascita delle scienze umane, La Biblioteca di Repubblica, 2015



In Mixtura 1 altro contributo di Karl Marx qui

giovedì 21 maggio 2015

#SGUARDI POIETICI / Interrompere un sogno (M. Ferrario)

E’ vero, non si può interrompere un 
sogno. 
E non importa se il sogno che stai sognando è un 
incubo 
travestito da sogno: 
perché tu lo non sai
e comunque vuoi credere al 
sogno
e guai a chi si permette di interrompere un 
sogno.

E’ dolce e ammaliante 
la malia del bello e del buono
che sicuramente verrà:
ti regala un futuro
e nulla come il futuro può dare un presente
che non sia solo un presente
ed evochi una realtà
che finalmente non muoia 
soffocata dalla realtà.

E’ vero, non si può interrompere un sogno.

Sognare non costa
e il futuro che sogni
non chiede progetti:
energia gambe fatica
calcoli impegni responsabilità

Il sogno avviene
e tu guardi il futuro nel sogno
e aspetti 
e già godi del futuro che verrà.

Basta non interrompere il sogno.

La pellicola gira da sola:
è accaduto tante volte,
non è una novità.

Aspetta.

E’ così che ci si trova in un 
incubo.

*** Massimo Ferrario, Interrompere uno sogno, novembre 2014.
Anche in 'losguardopoIetico', 493, 8 novembre 2014, http://twl.sh/10HjEFp


Edvard MUNCH, 1863-1944,
pittore norvegese
L'urlo, 1893

lunedì 20 aprile 2015

#POETI RECITATI / Cesare Pavese, Sogno (lettura di G. Caputo)



Cesare PAVESE, 1908-1950
poeta, scrittore, saggista, traduttore
Sogno
video e lettura di Gianni Caputo
video, 2min12


Ride ancora il tuo corpo all'acuta carezza
della mano o dell'aria, e ritrova nell'aria
qualche volta altri corpi? Ne ritornano tanti
da un tremore dei sangue, da un nulla. Anche il corpo
che si stese al tuo fianco, ti ricerca in quel nulla.

Era un gioco leggero pensare che un giorno
la carezza dell'aria sarebbe riemersa
improvviso ricordo nel nulla. Il tuo corpo
si sarebbe svegliato un mattino, amoroso
del suo stesso tepore, sotto l'alba deserta.
Un acuto ricordo ti avrebbe percorsa
e un acuto sorriso. Quell'alba non torna?

Si sarebbe premuta al tuo corpo nell'aria
quella fresca carezza, nell'intimo sangue,
e tu avresti saputo che il tiepido istante
rispondeva nell'alba a un tremore diverso,
un tremore dal nulla. L'avresti saputo
come un giorno lontano sapevi che un corpo
era steso al tuo fianco.

Dormivi leggera
sotto un'aria ridente di labili corpi,
amorosa di un nulla. E l'acuto sorriso
ti percorse sbarrandoti gli occhi stupiti.
Non è più ritornata, dal nulla, quell'alba?

giovedì 26 marzo 2015

#SPOT / Il sogno del cliente: bambino a Bengodi



(dal web, fonte ignota)

Il sogno del cliente.
Anche del bambino.
Tutto, subito, perfetto, a basso costo.
Il sogno di Bengodi... (mf)

« 
Maso rispose che le più si trovavano in Berlinzone, terra de' Baschi, in una contrada che si chiamava Bengodi, nella quale si legano le vigne con le salsicce e avevasi un'oca a denaio e un papero giunta; ed eravi una montagna tutta di formaggio parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti che niuna altra cosa facevan che far maccheroni e raviuoli e cuocergli in brodo di capponi, e poi gli gittavan quindi giù, e chi più ne pigliava più se n'aveva; e ivi presso correva un fiumicel di vernaccia, della migliore che mai si bevve, senza avervi entro gocciola d'acqua.
*** Giovanni BOCCACCIO, 1313-1375, da Calandrino e l'elitropia, in Decameron, 1348-1353.
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